Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 4] Noi la Rivoluzione non l’abbiamo mica fatta

gennaio 8, 2008

Ce l’ho fatta, sono tornato e sono ancora vivo. Ma posso sicuramente dire che questa seppur breve esperienza mi ha arricchito. E non così poco.
Parlo di un viaggio di lavoro fatto in macchina durato 23 ore e 50 minuti: sono stato a Praga, Repubblica Ceca. “Impossibile” – direte voi – fare un simile viaggio in macchina (2000 km su per giu in totale) e in un giorno; e invece sì, anche se sono davvero stanco e più rimbambito del solito. E dire che in più sono riuscito a visitare velocemente la città in macchina, a girarla un po’ a piedi e infine a mangiare qualche piatto tipico bevendomi la buonissima birra Pilsner.

Il viaggio della speranza. Partenza alle 3.30 di notte; si passa per la Svizzera, per la Germania e infine si arriva a Praga. Una cosa che noto subito dopo essere uscito dall’Italia è che nelle autostrade straniere non esistono buche o tratti che metterebbero a dura prova le sospensioni di un Hummer. Quasi mi sembrava di trovarmi in una pista, non potevo crederci. E in più (ok, in Svizzera bisogna comprare un adesivo da 30 euro da applicare al parabrezza) non ci sono caselli: in Germania, in Austria (per il ritorno) e in Repubblica Ceca l’autostrada non costa niente, il bentornato ce l’hai poi a casa appena dopo la frontiera. Tutto al contrario insomma.
Anche io ed il mio capo quindi ci siamo trasformati in perfetti stranieri, nel senso che abbiamo rispettato tutti i limiti presenti, esclusione fatta per i pezzi “no limits” presenti sulle strade della Germania, che sono una goduria quando guidi una A6 3000 TD full optional (è evidente che non è mia la macchina…). Il viaggio trascorre sereno, se non che dalla fine della Svizzera in poi ha cominciato a piovere a dirotto, come se ci davanti a noi ci fosse stato qualcuno che tirava continuamente secchiate d’acqua.

Dio salvi l’inventore dei navigatori satellitari. Con qualche difficoltà causata da tempo atmosferico e strade chiuse, giungiamo a destinazione, soste comprese, alle 13.30. Subito…ci incontriamo con chi dovevamo incontrare, cioé due trentenni a capo di un ufficio con un po’ di persone che hanno avuto una bella idea e l’hanno messa in pratica. Dopo le presentazioni e i discorsi lavorativi, spiegano che le cose vanno bene, che la loro piccola azienda cresce ogni anno, eccome. Collaborano con una grande azienda tedesca ed ora hanno clienti molto famosi; un nome su tutti, Motorola. “Chissenefrega” penserete. Invece no, questa premessa mi serve per andare avanti nel racconto.

Ore…d’aria diversa. Verso le 14.30 uno dei due ci accompagna per la breve visita a Praga, prima in macchina e, dopo il pranzo, a piedi. In macchina ci mostra orgoglioso Praga, che è davvero bellissima e non vedo l’ora di tornarci…sicuramente con più calma (non fate facili battute, dai). Si parla anche del più e del meno, del lavoro li, del lavoro qua, della Repubblica Ceca e dell’Italia; così io, che ho il cervello bacato da blogger, comincio ad indirizzare il discorso toccando certi tasti, che poi voglio scriverlo e raccontarlo a tutti.
Subito mi accorgo che la storia dei due in Italia difficilmente sarebbe possibile, se non con qualche “spintarella”. Ian (non so se si scrive così) dopo essersi laureato in sociologia, ed aver viaggiato negli Usa e in altre parti del mondo, ha cominciato a lavorare per una grande azienda. Dopo un po’ però si è accorto che non voleva lavorare per progettoni a lunga scadenza, senza mai sapere che cavolo davvero stava facendo, risultando forse un “numero un po’ alienato”, quindi ha deciso di fare da solo, insieme all’altro Ian (dev’essere l’equivalente del nome Mario in Italia a questo punto). Trent’anni, due figli e possibilità di credere in un progetto di lavoro, cose che qui sono praticamente impossibili (trovatemi innazitutto un trentenne con due figli a carico e poi giovani in proprio con dipendenti che non chiudono dopo una settimana, schiacciati da tasse infinite). Mi raccontava che è cambiato tutto da quando hanno fatto la rivoluzione nel 1989, una Rivoluzione pacifica (certo, altri tempi, come ora del resto). Prima infatti c’era il cosiddetto “Comunismo”, anche se tutti i praghesi con cui ho parlato si sono affrettati a spiegarmi che in realtà era una semplice dittatura, riportandomi l’esempio russo.
Neanche 20 anni sono passati, ma già la Repubblica Ceca ci ha praticamente preso: gli stipendi base a Praga sono l’equivalente dei nostri 1000 euro, in alcuni casi sono quindi migliori dei nostri, e le case costano in linea di massima come in tutte le grandi città; a differenza nostra probabilmente, cambierà il potere d’acquisto, qui crollato dopo l’arrivo dell’euro, grazie alla furbizia italiana. Certo, anche la pressione fiscale è totalmente differente: in linea di massima per un assunto a tempo indeterminato, se qui in Italia un’azienda arriva a pagare fino al 100% in più allo Stato sul tuo stipendio, la le tasse si attesteranno tra il 20% e il 30%. Capite come non sia più possibile andare avanti in questo modo se non con contratti a progetto o paghe da fame, questo devo ammetterlo amaramente.

Ma dell’Italia cosa sentite?. Non avessi mai fatto questa domanda, ma non ho saputo resistere. Volevo proprio vedere una volta di più se davvero siamo considerati una barzelletta: sì, effettivamente lo siamo. Troppo facile dire che la prima parola è stata “Berlusconi” (ridacchiando) seguita dalle sue varie malefatte, spiegandomi che anche li hanno avuto uno simile, seppur con minor influenza politico-mediatica, ma è stato trattato in diverso modo. Tra l’altro ha saputo dirmi anche alcuni motivi per cui è stato ed è indagato e ci sono rimasto. Moltissimi italiani non saprebbero rispondere. Poi mi ha raccontato tante altre cose per cui veniamo citati e siamo conosciuti: Bossi e gli show della Lega al Parlamento europeo e altri avvenimenti più o meno recenti che preferivo dimenticare ma che sono caratteristica unica nostra e che gli stranieri non possono comprendere, proprio perché…non sono italiani e certe cose non le possono concepire neanche minimamente. La tristezza mi ha quindi assalito, ma nello stesso tempo mi sentivo molto stimolato ed arricchito dal confronto con un’altra persona residente in un’altro paese europeo a tutti gli effetti. È stato molto interessante chiacchierare della società moderna in contesto europeo, in inglese. Insomma, mi sono sentito cittadino 2.0, evoluto e appunto europeo, per menarmela un po’. Però tutto, fuorché italiano; l’italianità l’avevo lasciata alla frontiera.

Il ritorno alla dura realtà. Certo, a Praga non ci sono solo persone che hanno studiato, che lavorano e bene o male stanno bene. Ci sono anche moltissimi poveri, ma credo siano poveri diversi dai nostri. Perché? Perchè a differenza di 20 anni fa loro hanno più speranze, più possibilità ed opportunità rispetto agli italiani. In Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, ecc…la società si evolve, anche grazie a nuove leggi, a nuove riforme pensate in senso moderno, in linea con i cambiamenti. E malinconicamente qui avviene tutto il contrario; so bene che lo dico spesso ma diavolo, è proprio così.
Non è possibile nel 2008 discutere ancora inutilmente su aborto, dico, pacs, tasse, comunisti, rifiuti…cose vecchie che puzzano di stantio. Gli altri vanno avanti, noi no. E nelle rare volte che vado all’estero me ne rendo sempre più conto.
Ieri pensavo anche che la Rivoluzione noi non l’abbiamo mai fatta a differenza di moltissimi grandi paesi, europei e non. E secondo me, in certi casi, oltre ad essere necessaria potrebbe essere sinonimo di maturità da parte di un popolo; non dico questo perché amo la violenza, ma perché amo il mio paese e bisognerebbe mostrare un segno a tutti quanti, spiegare che il popolo è sovrano, non gli interessi dei politici. Sarò demagogico ma è vero, qui non funziona un cazzo di niente. Scusate la franchezza ma penso che tanti la vadano come me.
Per questo, l’ipotesi di fare le valigie è più che mai viva in me; abbiamo una sola vita e forse non vale più sprecarla per un paese come questo.

Gli Episodi precedenti:


Troppa pubblicità in tv, sanzione Ue

dicembre 12, 2007

Ma cavolo, in tv non l’hanno detto. “Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile” dice Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle Telecomunicazioni. Un’altra portavoce, Viviane Reding, usa un tono più minaccioso: “le vostre leggi devono cambiare”. Occhio a dire ste cos, che poi qualcuno prende la palla al balzo.

Marchettari. La norma europea vuole che la durata della pubblicità sia di 12 minuti l’ora ma ovviamente non viene mai rispettata così come viene completamente ignorato l’intervallo di 20 minuti tra uno spot e l’altro. “Le televendite non sono incluse in questi 12 minuti ed inoltre l’autopromozione non viene considerata come pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli”. Vedete voi.
Ma certo. Fino a quanto tutti quanti i mezzi di comunicazione di un paese saranno in mano ad una sola persona pluri-indagata, al di sopra della legge e con fini più che loschi, tutti continueranno a fare il cavolo che vogliono.

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“Date al papa ciò che è del papa”

giugno 25, 2007

da www.anarca-bolo.ch

Se è la UE a rendere noto all’Italia che l’epoca dei privilegi a tutti i costi dovrebbe finire, per il bene dello Stato e dei cittadini, è evidente ci sono tante cose che non vanno.

C’E’ CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l’accusa di anticlericalismo.

Sto ovviamente parlando di una di quelle cose che difficilmente sentirete al telegiornale.

Varato nel ’92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell’Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell’anno scorso.

In realtà, tutto ciò che è chiesa (addirittura anche tutte quelle Onlus che sono sorte come i funghi e che spesso si rivelano delle truffe da record) continua a non pagare l’Ici, accrescendo a dismisura le ricchezze clericali (e di conseguenza gli immobili). Per lo Stato la perdita annuale sarebbe di circa 400 milioni di euro, senza contare tutti gli anni arretrati.

da claudiocaprara.it

Come un condono perenne, questa è una delle tante offese ai cittadini. Le tasse aumentano perché gran parte dei lavoratori autonomi ne paga pochissime (evasione) e perché lo Stato ha un enorme debito e pochi soldi; chi ci rimette siamo Noi pezzenti, con buona pace di chi la domenica va in chiesa felice.
Sì, perché se tutti quanti pagassero le tasse in modo coretto ed equo, chiesa compresa, la pressione fiscale scenderebbe probabilmente sotto il 40%; ma come sappiamo è evidente che, a parte i noti privilegi, la mentalità comune italiana è quella dell'”aspetta che ti frego io che sono intelligente” (e pago meno tasse). Poi però ci lamentiamo della sanità, dei trasporti, della scuola…e delle mezze stagioni.

Questa volta però, con qualche anno di ritardo, la furbata made in Italy non è piaciuta a Bruxelles: il ministro dell’economia italiano invece ha subito rassicurato che andava tutto bene; per l’Italia infatti cose del genere sono ordinaria routine.

L’Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l’applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell’Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all’interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.

La cosa triste, come si legge in conclusione dell’articolo, è che nel 2007 in l’Italia, senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l’opinione pubblica (per lo meno qui su Internet) non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l’Ici almeno al 90%.
E’ qui che si fa la figuraccia; come un padre stufo di un figlio che nonostante i continui rimproveri va avanti imperterrito per la strada sbagliata (o di comodo), così lo schifoso ceto politico italiano (in questo caso di sinistra soprattutto) non ha ancora avuto il coraggio di difendere le proprie scelte, laiche ma soprattutto di sinistra.

Quindi chi vuole dia al papa e al clero ciò che è e interessa la chiesa: il denaro e il consenso. Però glielo dia volontariamente, senza obblighi, 8×1000 o privilegi politici.
Ora infine ditemi, in Italia, chi sono i veri comunisti.

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