Made in Italy but not for Italy

novembre 28, 2007

In Italia ci si lamenta che la ricerca è ferma, non si va praticamente avanti. I cosiddetti cervelli scappano, felici di poter lavorare e venire valorizzati e soprattutto pagati altrove. Sì perché lo Stato italiano spende moltissimo nella formazione universitaria ma quando poi si arriva alla fine del percorso di studi, momento in cui tutto un paese può guadagnare del lavoro di una persona sola, ecco comparire l’incantesimo: lo Stato italiano infatti regala letteralmente tutti coloro che potrebbero contribuire ad un miglioramento complessivo della società a qualcun altro, gratuitamente. Insomma, non basta lo sperpero economico ci deve anche essere quello delle risorse umane vere e proprie.

I ricercatori italiani si dividono principalmente in 2 categorie: chi fa il proprio lavoro non solo per passione ma perché è masochista e non viene pagato o riceve giusto un rimborso spese e chi ha la “fortuna” di avere un contratto a tempo, con la caratteristica comune dello sfruttamento e della paga più bassa di un operaio neo-assunto (con tutto il rispetto dovuto, ovviamente). Loro hanno anche un blog e tra le tante cose, non chiedono poi così tanto. Mille euro al mese sono ancora poche, purtroppo, al giorno d’oggi…figuriamoci per un ricercatore precario.

E il bello è che non solo ci guadagnerebbero loro, i ricercatori, ma anche noi; è ovvio, perché se io posso permettermi di lavorare tranquillamente e sapendo che ho le spalle un po’ più coperte, lavoro meglio, senza troppi pensieri in testa. E se ricerco meglio, lo faccio anche e soprattutto per il mio paese.

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Io non sono un bamboccione

ottobre 5, 2007

//vistidalontano.blogosfere.it

Ho 24 anni.
Sono laureato. E non è che sono deficiente soltanto perché ho scelto di fare un test per 250 posti (su 2000 presenti) valido per una facoltà solo perché volevo buttare 3 anni, come luogo comune insegna su scienze della comunicazione. Perché ci sono università e università, facoltà e facoltà.
Durante il triennio universitario lavoravo la sera e non solo; qualsiasi cosa potessi fare l’ho fatta, a qualsiasi ora.
Ho appena cominciato la laurea magistrale, la cosa si fa ancora più seria. Qui i posti disponibili erano 110. Passato anche questo, forse davvero non sono così pirla. E lavoro anche ora, perché non sono mai stato un mammone e non voglio pesare sulle spalle di nessuno.
La macchina usata, sudata, del ’99 che ne ha sempre una (ora devo pure rifare la frizione porc…!), il biglietto del treno, il biglietto per la metropolitana, il pasto fuori casa, la benzina, uscire, spendere poco e praticamente solo il weekend, gli imprevisti, ecc… Con nemmeno 500 euro al mese. Ma scusate, dove cazzo volete che vada ad abitare? L’idea di una tenda al parco di Monza mi è già venuta, ma devo escogitare un modo per non morire assiderato tra dicembre e gennaio. Per il resto il campeggio mi piace.
Da queste party (la ipsilon è voluta, sì), un affitto a meno di 500 euro (e sono pochi, credetemi) non lo trovi; ah, se lo trovi sei stato truffato. E poi le spese condominiali, le bollette, il cibo, l’assicurazione e…l’imprevisto. Ma il bamboccione mammone giuggiolone sono io, cazzo. Va bene, parliamo dei mammoni come problema sociale, ma prima verifichiamo che cazzo stiamo dicendo, caro il mio povero TPS. Che l’attuale Governo non sapesse comunicare né tantomeno esprimersi l’avevamo capito, ma delle uscite infelici ne abbiamo abbastanza piene le palle; esigo rispetto, soprattutto verso chi non è andato in una scuola privata, non frequenta lo Iulm e l’unico problema che ha è come chiedere i soldi al papà per comprarsi la striscia di coca che si farà la sera con gli amici. Sono stufo di vedere uno spento Sircana qualunque dietro Prodi o chi per lui ripetere con la bocca, in silenzio, quello che dovrebbe dire Prodi ai giornalisti, verificando che uno, non dica troppe minchiate e due, che non si addormenti mentre gesticola.

 

//gallery.panorama.it/

Che tutele hanno i precari? Porca vacca, mi piacerebbe moltissimo potermi permettere e fare una mia vita, essere indipendente, scapparmene di casa, per vari motivi…ma fa**ulo, non posso farlo; cosa credete, che mi faccia piacere rimanere ancora alle dipendenze della mamma? E ho ancora 24 anni.
Parliamo, caro TPS, anche del fatto che non si fanno più figli, che quando si fa il primo le donne hanno più di 30 anni e i problemi legati alle malformazioni sono in aumento, così come le primipare attempateusando termine old style e benevolo – per definire quelle che hanno i figli sopra i 40 anni. TPS chiediti perché!!! Brutto vecchio con un piede nella fossa! Sì, ti chiamo come tu chiami me. E qui concordo con Veltroni.

 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i grandi incentivi a cui si riferisce TPS:

Il governo ha introdotto in Finanziaria la possibilità per i giovani, in un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, di usufruire di detrazioni fiscali sugli affitti, sempre che la casa non sia l’abitazione principale dei genitori. La nuova detrazione varia dai 495,8 euro in tre anni se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non i 30.987,41 euro, ai 991,6 euro (sempre in tre anni) se il reddito non supera i 15.493,71 euro.

Ehi, ma è grandioso! In 3 anni avrò la detrazione, nota bene, sull’affitto, di ben 495,8 euro o 991,6 euro se sono ai limiti della povertà (badate che si ragiona sempre in lordo); sei un genio TPS, meno male che ci hai pensato tu! Ho un affitto di 600 euro mensili e tu mi detrai facciamo…l’80% di una mensilità in 3 anni! Ma non ti vergogni? Ti preferivo quando parlavi di tasse.

Poi verficia quest’altra cosa. In tutta Europa, le persone si laureano soltanto una volta, in 4 anni; E BASTA! Se poi vogliono andare avanti a fare dottorati, master, ecc…possono farlo, ma dopo i famigerati 4 anni sono a posto, hanno finito. Insomma, tra i 22 e i 24 anni in media sono già liberi di cercarsi un lavoro e vivere, visto che di vita ne abbiamo soltanto una. Noi italiani no invece, siamo sempre diversi, siamo stati creati per soffrire. Qui si pensava brillantemente che 3+2 facesse sempre 4. Ma ahinoi, non era così: ora se ti va di culo ti laurei in 3 anni giusti, se riesci a trovare un professore che non debba seguire altre 8 mila tesi e se riesci a districarsi nella disorganizzazione universitaria italiana. Altrimenti ti laurei in ritardo. Per fortuna io ho ritardato solo di 3 mesi, avendo finito gli esami ben prima, attendendo l’appello di laurea successivo e non dovendo pagare nessuna tassa in più. Ok, facciamo che in media uno si laurei in 4 anni (è così), dopo di che va a fare la laurea magistrale. Al diavolo, devo laurearmi 2 volte?! Ma per che cosa??? In questo dannato paese fai fatica ad avere un colloquio o ad essere pagato umanamente! Sì, però devi farti un altro percorso di studi, e poi metterci almeno 6-8 mesi (di principio) per la tesi, perché –dicono i professori– «è così e basta». Tutto questo per 10 minuti di spiegazione davanti ad una commissione che manco ti ascolta. Se va bene hai 26 anni e magari non hai mai avuto esperienze concrete di lavoro, se non fare uno stage non pagato di qualche mese dove hai imparato a fare delle bellissime fotocopie e a mandare i fax bene come nessun altro. Fantastico. Come questo pezzo femminista-delirante a tratti, di cui vifornisco solo un breve estratto:

Ora vediamo come andrà. Se le agevolazioni ci saranno poi, funzioneranno, qui da noi, più che per bisogno di autonomia per il richiamo degli ormoni. Per capirlo basta sentire i racconti dei giovani dell’hinterland milanese sul loro San Valentino. Si mettono a migliaia in auto e in coda (spesso coi panini) fuori dai motel intorno alla Tangenziale per fare sesso tranquilli, in una feriale notte degli innamorati, almeno per due ore. Ragazzi, così è tristissimo. Vediamo se ce la farà il ministro, se si potrà finalmente vivere «da grandi», liberi di fare quel che si vuole e pazienza se la casa non è lustra. È molto meglio quello, francamente, di una macchina o di un motel. 

E ci sono tantissimi altri aspetti e/o fattori che non ho considerato. Come ad esempio l’incompetenza e l’arroganza dimostrata ogni santo giorno di questa schifosa e vergognosa classe politica.

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L’ultima di Fioroni

luglio 27, 2007

Il tandem d’attacco Fioroni-Mussi spara l’ultima.

Se già prima era davvero ridicolo dare un peso alto al voto di maturità, ora sarà ancora peggio. Ai test universitari infatti si presentano moltissimi candidati che arrivano da scuole private con voti gonfiatissimi, quasi dopati. Del resto è noto il giochino del “non vai bene alla scuola pubblica?” Se paga papà vai alla privata e di colpo diventi un genio con media dell’8: altrimenti che vantaggio avrei ad andare in una scuola privata? Problema risolto. E no, perché in questo modo, seppur indirettamente, vengono parificate le scuole superiori private a quelle pubbliche. E non è giusto.
Se c’è un test di ingresso per una facoltà, basta quello per misurare le capacità dei candidati. Se ora il voto pesava tra il 5 e il 15% del punteggio complessivo del test, ora sarà decisivo. Quindi a parità, tra due candidati passerà quello col voto di maturità più alto, che magari ha fatto una scuola più semplice di un liceo o, appunto, arriva da una scuola privata in cui ha bivaccato. Vi pare logico?
Di questa cosa tra gli studenti si è sempre parlato: ricordo il test di ingresso della mia facoltà in cui i candidati erano circa 1700 e i posti disponibili erano 250. Nonostante il mio voto di maturità non fosse eccelso (sono uno di quei cazzoni che al liceo scientifico si limitavano a sbattersi solo per attestarsi sulla linea della sufficienza e poco più, a parte le materie che più mi piacevano – preferivo fare altro, è evidente) e parlando con chi avevo intorno mi ritrovavo studenti con voti nettamente superiori ai miei, il test l’ho passato. E questi altri no. Sarà un caso, ma ogni anno nelle prove di ingresso accade questo. Perché conta la logica, la cultura generale, ecc… Non quanti soldi hai per pagarti un voto. È ovvio che i più bravi, se davvero sono bravi, il test lo passeranno; il mio 70 (supponiamo) magari non equivale ad un 70 di un altra scuola. E così via.

Insomma, si corre il rischio di vedere all’Università soltanto chi ha più soldi da spendere, una elite di fortunati figli di papà, insieme sì, ai super-bravi. E non è giusto, perché la conoscenza e la possibilità di riscattarsi socialmente andando all’Università deve esserci per tutti, anche per chi è più povero e magari non è uscito con 100 dalle superiori e per chi, invece di sniffare cocaina alla privata (tanto i controlli li fanno praticamente solo in quelle pubbliche) preferisce, più sobriamente ed economicamente, fumarsi una canna.

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Licenza di uccidere

aprile 16, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa da Corriere.it

Non capisco di cosa si stupiscano. E non so se si chiedono perché queste cose succedono praticamente solo li.

Perché si lamentano? In un paese dove chiunque, a qualsiasi età, può comprare un’arma, manco fosse un pezzo di pane, una cosa del genere è normale. In un paese in cui il presidente invita e giustifica una guerra (per me la guerra non può mai essere giustificata) per portare la pace, fatti di questo genere fanno parte del repertorio.

Cercava la fidanzata: 32 morti; alla faccia. Ma state tranquilli, la portavoce della Casa Bianca Dana Perino (che dal nome non può che essere italiana, e quindi mafiosa) ha precisato che “resta intatto il diritto al porto d’armi ma tutte le leggi in materia devono essere rispettate”. Peccato che “nelle nazioni dove il porto d’armi è strettamente controllato, il numero di morti da pallottola è minuscolo (soprattutto rispetto al numero della popolazione), 9 all’anno in Nuova Zelanda, 15 in Giappone, 30 in Gran Bretagna, 109 in Canada, contro i 30.708 negli Stati Uniti, tra omicidi, suicidi e morti accidentali, spesso di bambini in casa.”

Nei god-blessed Stati Uniti, ogni anno ci sono migliaia di morti accidentali per detenzione di arma da fuoco; del tipo “sento un rumore di notte e per sicurezza sparo”. “Bang”, era mio figlio che stava andando a pisciare. In Florida inoltre vige la cosiddetta “licenza di uccidere”: nel 2005 infatti, il fratello di Bush (quale mente migliore?! E’ proprio di famiglia) ha avuto la brillante idea di estendere il principio universalmente accettato della “legittima difesa”al legittimo sospetto e odi conseguenza i singoli cittadini possono condurre la propria “guerra preventiva”, per rimanere in linea alla politica estera del proprio paese, al crimine, o ad un sospetto di crimine. Il tutto possibilmente finanziato dalla National Rifle Association, la lobby dell’arsenale privato che arma gran parte dell’America; così i grassi cow-boy americani si sentiranno fieri di potersi definire eroi salvatori di un fantomatico qualcosa o qualcuno, vantandosi davanti al tacchino in un thanksgiving day qualunque. Un sogno.

Ma al senso di immunità che questa legge ha suggerito ai cittadini è meglio non pensare.

Provate ad immaginare qui in Italia, dove già il senso di impunità è elevatissimo, in uno stadio, migliaia di Ultras con migliaia di pistole pronte a fare fuoco per un legittimo sospetto o una legittima voglia di mostrare quanto è forte la propria squadra ad un altro tifoso ubriaco o ad un poliziotto.

Stragi pre-destinate insomma.

Di questo passo questi episodi made in USA (c’è stata quella alla Columbine, alla riserva indiana, ecc…) continueranno ad accadere (ci sono 192 milioni di armi da fuoco in mano ai cittadini americani) e i morti continueranno ad essere inutili. Il vero nemico delle vite statunitensi, è probabilmente rappresentato dall’orgoglio americano stesso. Basterebbe fare un passo indietro.


Toghe rosse

marzo 28, 2007

Foto tratta da investireoggi.it; fonte: repubblica.it

Quasi tutti se lo saranno dimenticati, per carità.

Settimana scorsa però qualcuno ha richiesto l’ennesima condanna dell’uomo noto, quello piduista che non si fa mai processare, ma si fa volentieri prescrivere.

Bene, il 26 marzo ho avuto il coraggio (leggi tra le righe “ho avuto le palle”) di guardare il tg5 e i titoli di altri tg. Ricordo come notiziona d’apertura questa, come mi sembra giusto che sia. Molto più importante di una notizia come la richiesta di condanna per 5 anni per corruzione in atti giudiziari.

Dopo altre varie notizie, tra cui un servizio del tg2 su D’Alema (che credo rimarrà sempre nel centro destra…sì, sono ironico) che si è trasformato in un servizio in cui Berlusconi ha parlato per circa un minuto da un convegno del suo partito dicendo quello che voleva, ho ancora in mente la faccia della Parodi (da Verissimo al tg5, Rossella rulez!) mentre con voce rassicurante lancia, verso la fine tg, il servizio sulla richiesta di condanna da parte del procuratore: il significato era qualcosa come “non preoccupatevi, è un attacco politico”. Parte il servizio e come al solito quali illustri testimonianze e commenti riceviamo? Nell’ordine: Berlusconi che afferma di essere vittima politica; Bondi, famoso parassita delle piante grasse che più o meno da la colpa a Prodi (boh!); l’avvocato di Berlusconi che rimanda all’ennesimo attacco da parte delle toghe rosse, così rosse da fare “AUG grande capo” e per ultimo il sigillo finale di Casini che afferma simpaticamente come anche gli italiani si saranno accorti che contro Berlusconi è di continuo in atto una campagna di antipatia.

Si sa, le immagini sono più forti delle parole; ma ancora una volta, come sempre, nessuna tv ha osato mostrare un giudice che spieghi perché Berlusconi è accusato, cosa avrebbe fatto, quando, in che modo. Meglio affidarsi all’infallibile tecnica delle toghe rosse (detta “dell’abbaglio”, per usare un termine di Travaglio – o meglio, alza il polverone e svia il tutto che è meglio).

Il cav. sarà anche innocente (si faccia processare allora per una volta!), ma a me dopotutto per la vicenda SME…non mi hanno ancora accusato.


Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep.1] La Laurea in precariato cocopro

marzo 5, 2007

Oggi vorrei riflettere su questa notizia, citando alcuni pezzi dell’articolo. Perché se andando avanti si peggiora ma non se ne parla non va proprio bene. Se poi si pensa che viviamo in un paese doveil problema principale è dato da un cardinale ha la facoltà di “dettare l’agenda politica” (possibilmente sulle prime pagine dei giornali), mandando a farsi benedire la laicità dello Stato e tutto il resto mi viene da sorridere. Per citare ancora Mantellini, “non so, forse mi sbaglio, ma mi pare che la laicita’ dello stato (e molte altre belle cose collegate) la si potrebbe tutelare anche NON dando troppo risalto a notizie piccole e antipatiche come quella della CEI che spiega allo Stato quali leggi sia utile fare e quali no.”

From Gettyimages.com

Anticipo anche, ancora una volta, il mio appello alle signorine: loro sono ancora più svantaggiate nella ricerca del lavoro. Sapete, prima o poi partoriranno… Evidentemente anche al gentil sesso sta bene così: “le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini. A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini.”

E poi ancora: “Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi”. Già, considerando anche il pesante clientelismo vecchio come il Medioevo che ancora colpisce l’Italia. Assumo mia cugina, sua sorella, l’amante, lo zio del cugino, che magari non è qualificato, piuttosto che puntare sulla qualità.

Il colmo: “sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto guadagnava cinque anni fa il fratello maggiore”. Così imparano a fare i secchioni!

Il valore della laurea triennale invece è questo: “I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati “triennali” (erano il 52 per cento l’anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999”. E’ stata quindi utilissima l’introduzione del 3+2: più laureati, sì, con più soldi e in molto più tempo. Giusto per mantenere intatto l’ultimo posto nelle classifiche europee.

E poila classe politica ci tutela: “la ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dalle università che continuano a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata. Il loro infatti non è solo un problema occupazionale, ma anche di esclusione dalla rappresentanza e dalla classe dirigente. Chi ha dai 25 ai 39 anni rappresenta il 30% della popolazione, ma è rappresentato da meno del 10% dei parlamentari”. A parte che si parla di una fantomatica ripresa economica, ma fa riflettere il fatto che siamo una società vecchia, dove tra non molto ci saranno più anziani che giovani, dove chi ci governa è li da 60 anni, tipo Andreotti, e ancora ha un ruolo cardine. Ma che diavolo di paese continuiamo a diventare???

La certezza di fare centro, domani: “C’è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l’anno scorso”. Non so di che periodo post-assunzione si parli, ma so che nei primi mesi, se non anno per lo meno, o non guadagni niente, oppure sei sottopagato, mascherato come stagista a tempo indeterminato. Il modo migliore per valorizzare le persone e far crescere la qualità del lavoro italiano insomma.

I soliti noti: “senza dire che l’Italia vanta il minoro numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l’86,4 per cento contro una media europea pari all’89 per cento)”. Eccola qua la flessibilità del lavoro tutta italiana, marchiata pizza-spaghetti-mandolino; per la maggior parte delle aziende, flessibilità = sfruttare al massimo un neo assunto, sottopagarlo e successivamente cacciarlo prendendo un altro stagista. E ricomincio daccapo.

La solita conclusione è: “non c’è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All’estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati”. E non è poco direi; valorizzati, incentivati, stimolati continuamente nella crescita personale e nella propria professione: ovvio che si cerca di andare all’estero. Almeno non mi prendono in giro.

E’ inutile che mi parlano di crescita, ripresa, ecc…quando leggendo questi dati e informandosi un attimino sulla situazione generale si scopre che i prodotti migliori che possono far crescere la produzione e il lavoro, che potrebbero migliorare la qualità del lavoro vengono ripudiati e allontanati volutamente dall’Italia. Ma che razza di posto sarà tra 20 anni l’Italia? Un paese dell’Est? Senza dubbio. Se i cervelli, la gente preparata e specializzata non viene considerata si rimarà nella stagnazione e nel lamento eterno. E si andrà avanti ogni giorno con i bisticci infantili tra un Prodi a 101 anni e un Berlusconi col bastone a 107 anni. Che ancora parleranno di comunisti e fascisti; di dico e nucleare. Quando gli altri avranno le macchine volanti, le astronavi per i trasporti pubblici e l’energia solare ad alimentarci, oltre che la rete gratis per tutti, senza più compagnie telefoniche, ma solo skype, ecc… E’ un po’ una mia utopia forzata, ma rende l’idea.

Comunque ho capito perché c’è il 3+2 nelle Univesità italiane: serve per tenere lontano il più possibile i giovani dal mondo del lavoro. Un bel paradosso.

Potremo sempre venirci in vacanza in Italia: che problema c’è!