Una vita da mediani

settembre 26, 2008

Ieri sono stato per l’ennesima volta a Milano, in centro, a dare l’ennesimo esame della mia vita. Ho provato a uscire dal guscio in cui mi trovavo, guardando da fuori la vita di una normale quotidianità produttiva milanese.

Non è la prima volta che lo faccio, intendiamoci: ormai vedere Milano solo per certi motivi e di corsa, mi fa venire la nausea. Ho realizzato una volta di più che la vita “normale” di milioni di persone fa schifo. Essere liberi e vivere davvero la vita per me è tutta un’altra cosa.

Parti al mattino, presto, ti spari l’infinita coda in macchina tra clacsonate, uomini che leggono il giornale e donne che si truccano o prendi il treno di corsa, in piedi e stipato in vagoni sporchi, molto caldi (perché sui mezzi non c’è inverno o estate che tenga), puzzolenti e dove le persone sono compresse ascella contro ascella o alitata contro alitata. Poi c’è la metropolitana, con il plotone di persone che marciano dalla fermata della stazione del treno alla banchina da cui infilarsi nella metro.

Si aprono le porte del vagone e fuoriesce la morte, impersonificata sottoforma di molecole di non-ossigeno. Posto in piedi e spazi vitali belli compressi, per carità: respirare di questi tempi è un lusso, fortuna che sono alto e un filo d’aria al di sopra di quella biosfera di odori e sapori rivoltanti che si va a creare dopo 5 secondi di vagone chiuso riesco ancora a trovarlo. Passata una mezz’ora per poche fermate – visti i tempi biblici di risalita della gente e chiusura delle porte a mo’ di ghigliottina – dove sei già stato fortunato se non hai perso l’uso dell’udito, dato il rumore del mezzo, scendi, finalmente, spintonando e chiedendo permesso a priori, mettendo in conto di schiacciare piedi, rischiare scippaggi vari o occhiatacce – per non dire insulti – da parte di donne bruttine che fingono di aver sentito la tua mano morta poggiarsi sulle loro cellulitiche chiappone, che altro non han visto se non una sedia che non le contiene.

Se ti va bene non piove e non devi prendere altri mezzi, quindi ti aspettano una decina di minuti a piedi prima di arrivare alla meta. Dopo un’ora, un’odiosa ora e mezza per fare pochi km in linea d’aria, ci sei e sei già stressato, pezzato, stronzo e corroso da un contesto che tutto è fuorché user-friendly.

Poi l’ufficio e i suoi problemi, l’università o quello che vi pare. Passa una giornata che non te ne accorgi, come se fossimo collocati in un continuum spazio-tempo di un’altra dimensione. Se va bene esci che sono le 18.30, se va male non vai a casa più, roba che fai prima a dormire sulla fotocopiatrice, stando attento a non farla partire.

Successivamente ricomincia il viaggio della speranza, quello del ritorno; se capita come ieri, per fare una – e dico una, diamine – fermata, ci metti un quarto d’ora, perché il treno è strapieno e ha problemi, roba che non potresti resistere per più di un minuto senza mascherina dell’ossigeno. Ti verrebbe voglia di tirare il freno di emergenza e suicidare tutti quelli intorno a te sotto i binari, ma non lo fai…semplicemente perché non riesci a muoverti.

Riscendi e ti fai schifo da solo: la pezzata ha contagiato maglietta/camicia, maglioncino/giacca e se ti va male che non hai levato il giubbetto sono guai. Arrivi a casa circa alle 20, ma prima vorresti passare dalla sede dei Ghostbusters per farti disinfettare con una leccata da Slimer. Ma no, non c’è tempo.

Doccia, poi cena e sono le 21.30. Hai ancora 3 ore per vivere ma cazzo, accendi la tv e c’è Distretto di Polizia e se ti va un po’ meglio una prima serata con Carlo Conti o Pippo Baudo. Spegni la tv e vuoi uscire con gli amici, ma fai presto e occhio al portafoglio, che ormai una media costa quanto un pieno per il mio scooter di qualche anno fa.

Sei stanco, stanchissimo, e anche i tuoi amici lo sono, quindi alla fine non esci, perché sei già col pigiama dai pantaloni a forma di Aladdin e le ciabatte a testa di animale, che se ti suda il piede li dentro, Dio solo sa cosa succede quando le sfili.

Che fai, a questo punto? Se sei single, dopo aver scanalato su canale 5 e aver visto le veline di striscia, passi al pc, seguendo una parabola simile a questa: Repubblica, Gazzetta dello Sport, blog di Suzukimaruti, blog di Pietro Izzo, metti-il-blog-di-un-nome-che-vuoi e…Pornotube (o Red Tube, ecc…). Pacchetto di fazzoletti alla mano, strizzi il collo al serpente, che da troppo tempo non vede una tana in cui rifugiarsi.

Se invece hai una fidanzata o peggio, una moglie, le lanci uno sguardo tipo Hannibal the Cannibal e la spingi, letteralmente, con spallate e colpi da auto-scontro, verso il letto, sperando che abbia voglia di fare l’Amore; peccato che appena la sdrai sul letto, nel tempo che ci impieghi a cambiare lato e sederti, lei già russa emettendo diversi cambi di tonalità. Sconsolato, ripensi ai tempi in cui ogni sera potevi permetterti il lusso di fare sesso con una ragazza diversa dall’altra; poi però ti svegli e ti accorgi che era un sogno nel sogno.

Assonnato, ti giri dall’altra parte e guardi le ore: sono le 6.50, 10 fottutissimi e fastidiosissimi minuti prima che suoni la sveglia.
Ed è già un altro giorno. Un altro giorno da non vivere.

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Meme for Dudes: cura del corpo for male geek

novembre 7, 2007

Dopo “mestruazioni for dummies” arriva anche un post dedicato ad un argomento molto delicato tra noi maschietti: la cura del corpo. Esaminerò caso per caso, parte del corpo per parte del corpo il rapporto che abbiamo noi uomini con l’estetica e tutte quelle cose cremose che ogni tanto mettiamo o siamo costretti a spalmarci addosso.

Non è giusto che solo loro, le cattivissime arpie dette “vampiresse succhisangue” rosa della blogosfera, possano raccontarsi in quei giorni li. Anche noi uomini duri infatti dobbiamo vivere e condividere con certe difficilissime battaglie quotidiane, ma non stiamo di certo li a menarcela più di tanto o a cercare giustificazioni: se siamo nervosi è perché siamo nervosi, magari per causa vostra; se siamo incazzati e incazzosi è perché quel giorno li siamo incazzati, incazzosi e abbiamo voglia di esserlo. Non abbiamo bisogno di aggrapparci a nessuna cordicella per accampare scuse.

Premessa. Com’è strutturata la giornata tipo di un uomo? E quella di un geek? E quella di un Dario Salvelli o di un Pietro Izzo? Ok, non sto parlando di questa giornata, ma semplicemente delle azioni che compie un masculo, per il suo corpo, dalla sveglia alla sera. Ognuno ha le sue abitudini, quindi non sto qui a ironizzare, me le racconterete voi. Senza peli sulla lingua, vi dico che io per esempio amo dormire fino all’ultimo momento possibile e successivamente faccio le seguenti cose, nell’ordine che preferite: faccio la cacca; faccio colazione; mi lavo; mi vesto e non mi pettino…ogni mattina. Ma ora veniamo alle questioni estetiche.

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Appello alle donne

dicembre 8, 2006

uomini sull’orlo di una crisi di nervi. Donne che ci doppiano, donne che progrediscono e fanno tremare uomini d’onore vecchi di secoli.

In Europa le donne avanzano, si lamentano ma si danno una mossa; fanno sentire la propria voce, si candidano, sputtanano, lanciano appelli… In Germania hanno la Merkel, indipendentemente dal partito o dall’idea, che è cancelliere; negli Usa Hillary Clinton; in Francia Ségolène (sperando che venga eletta), con le sue idee illuminate e moderne..e così via.

In Italia?

Dove sono le donne? Ehy, ci siete? Siete stufe di questa vecchia società paternalistica-maschilista..? Non sembra.

Il vostro stipendio è nettamente inferiore a un vostro pari del sesso opposto; raramente arrivate ad occupare posizioni alte; in tv nessuno parla di voi se non in occasioni particolari; vi fanno fare le vallette o le coco-conduttrici; parlano di voi se fate il calendario o vi denudate in diretta; siete solo viste come “la moglie di”, “la fidanzata di”…e chi più ne ha più ne metta.

Le politiche più conosciute in Italia purtroppo servono solo a scopi pubblicitari del tipo “carina quella, voterò il suo partito”, sulla scia del “come fai a votare quello con quella faccia li”; quelle intelligenti che valgono qualcosa vengono allontanate. A parte rari casi le più “cliccate” non hanno grandi capacità intellettive per essere propositive in senso moderno ed utile alla società italiana. Sempre zitte, tranne quando appaiono su riviste settimanali in foto d’autore con interviste da soubrettes. Questa l’immagine della donna italiana impegnata.

Donne vi lancio un appello: so che siete in tantissime, più di noi maschietti, ad avere un buon cervello per pensare; salvateci, abbiate pietà di noi succubi, fustrati da chi è arrivato più in alto di noi ed ha il macchinone. Sappiamo benissimo che siete più lungimiranti e avete una grande apertura (si parla di mentalità suvvia!), una straordinaria capacità di adattarsi alle situazioni e soprattutto siete più tolleranti di noi maschi (non uomini, per carità!). E voglio credere che andate oltre anche a quello che dice la tv, al fatto che già da piccole con bambole e vestitini vi abituano a quello che vogliono voi siate da grandi, spalla (..o costola se preferite, per ricordarvi che anche il “testo sacro” non è molto femminista..) silenziosa di un uomo.

Gli stupri e le violenze sono in aumento? Cazzo, fatevi sentire, protestate! Pretendete provvedimenti! Ma non tramite, che so io, la Moratti! La soluzione siete voi, voi stesse! Non lamentatevi sempre e solo con il vostro sveglione maschietto stordito (tipo io stesso) che avete accanto.

Siete discriminate nel lavoro? Non lo so, fate saltare in aria la macchina del capo! Ma fate qualcosa!

Lo sapete che noi maschietti non ci svegliamo mai; siamo dei grandi chiacchieroni cuntabal, ma fatti niente. Aspettiamo che qualcuno dall’alto faccia tutto per noi.

Donne precarie, le mie speranze risiedono anche in voi! Vi licenziano perché troppo malate? Vi licenziano perché vi sposate o rimanete incinte? Siete contente?

Finalmente da oggi hanno ricominciato a scendere in piazza i manifestanti veri che hanno qualcosa di serio da chiedere, quelli che non hanno il pullman pagato per il viaggio, il buono pasto, la bandiera gratis e il vestito da sposa o la maschera di mortadella da indossare senza conoscere un preciso “perché”. Quelli che rischiano il lavoro se scioperano, quelli che non è la tv e il tg che gli dice di manifestare, quelli con le palle vere che fanno fatica. Non i 2 milioni di miliardi di persone del 2 dicembre, uniche a quanto pare, a lavorare e che hanno come valori la famiglia, la patria e la croce celtica.

Visto che va di moda quindi, uscite di casa e fatevi sentire.

La soluzione è anche rosa.