Alla ricerca del mio filo di Arianna

agosto 4, 2008

Che lo vogliate o no, è giunta l’ora anche per me: se tutto andrà per il verso giusto (e perché non dovrebbe andare bene, tenendo le mani sulle parti basse?), mercoledì notte partirò per Creta.

Devo dire che non vedevo l’ora di staccare ufficialmente la spina quest’anno, che comincio a provare sulla pelle e sul mio tanto discusso (da me) cervello quantità industriali di stress: in questi ultimi giorni che mi separano dalle vacanze infatti non ho proprio voglia di fare un bel niente. Ok, più del solito, lo ammetto.

Confesso anche che, se per sbaglio troverò un Internet Point, attirandomi ire e improperi della fidanzata, accederò al web: è difficile sopravvivere lontano da Hattrick, Gmail, WordPress, Twitter, Flickr… Certo, se avessi un telefono che mi permetta di navigare in Rete seriamente, tutto sarebbe più facile. Per ora però preferisco usare questa mancanza di mezzi come scusa per disintossicarmi per qualche tempo da uno schermo ed una tastiera. Qwerty, per giunta.

Perché una delle prime cose che faccio, che fate e che facciamo noi addicted to web appena tornati a casa, è riaccendere il pc per vedere se tutto è ok: non è vero, in realtà lo facciamo per comunicare agli amici di twitter che purtroppo siamo tornati, ma perlomeno siamo abbronzati. E che il mare era proprio bello, blu, salato e bagnato.

Questo non vuol dire che non posterò; per vie segrete vi controllerò lo stesso, quindi vedete di fare i bravi. So che non sentirete la mia mancanza, ma un po’ arrogantemente proverò a farvela sentire. E se riuscirò a ritrovare un po’ di pace dei sensi, tenterò anche di dare un po’ di ordine mentale alla mia vita, che vorrei cominciare a capirmi, roba non semplice da qualche anno a questa parte. Il filo ce l’avrò accanto a me e vedrò di seguirlo senza distrarmi troppo.

…Sperando che il labirinto in cui dovrò districarmi non sia poi così complicato.


Plis, visit her

luglio 5, 2008

La Rete per M.V. Brambilla
[il logo di Italia.it invece lo avevo già disegnato nel marzo 2007, qui]

No, Rutelli non ci bastava. Dopo la tragicomica esperienza del Rutellone nazionale (anche se Italia.it l’aveva ereditato da Stanca, e probabilmente i soldi sono in gran parte finiti in tasca ai suoi compari di IBM), torna prepotentemente in auge il portale Italia.it. Se ne occuperà una nota esperta di Rete, calze a Rete, Michela Vittoria Brambilla:

«Ho assunto io la gestione del portale Italia.It. Non ve ne posso parlare ora, la storia è complessa e ho bisogno di un pò di tempo. Ma ho istituito un comitato per le nuove tecnologie anche per dare una risposta a questi problemi»

Secondo voi quanti italiani conoscono la vera storia, i veri sprechi e le varie vicissitudini del portale Italia.it? Pochissimi. Ma il problema è un altro. Chi viene chiamato a gestire e rilanciare certi progetti non ha le competenze adatte, non conosce nessun tipo di dinamica del web.

C’è questa moda, da qualche anno a questa parte, di gestire tutto attraverso parole quali imprenditoria e soldi. Ma non si possono applicare ad ogni campo indiscriminatamente.
Perché la soluzione ce l’avrebbero sotto il naso, a portata di click, e sarebbe la più economica in assoluto: conoscere ed usufruire delle pratiche del web 2.0. Quanti blogger, quanti utenti e quante persone che ogni giorno lavorano in Internet potrebbero fare un progetto 100 volte migliore in pochissimo tempo e senza sprechi biblici? Tantissime. Cioé io non riesco a spiegarmi né ad immaginarmi come si possano spendere 45 milioni di euro per fare un sito. Per me sono tantissimi già 45 mila…!

La verità poi è anche un’altra: nessuna azienda privata pagherebbe quello che paga la pubblica amministrazione per lo sviluppo di progetti simili. I meccanismi che regolano la macchina pubblica quindi non aiutano (parlo di gare pubbliche, consulenze varie, ecc…) e i controlli sono probabilmente inesistenti. Spreco e sperpero a gogo.

Diciamo che questo portale potrebbe gioco-forza essere definito l’emblema del nostro paese: costa moltissimo e non produce nessun tipo di risultato.


Beppe Grillo si BlogBabelizza

aprile 10, 2008

Secondo voi perché Beppe Grillo, per la prima volta, veste i panni del “blogger comune” e chiede ai lettori di essere votato nella classifica del Time?

Il risultato è che nella classifica dei top 5, il blog di Beppe Grillo è già straprimo con 108 e passa mila voti.

Ma con quale pro, con quale fine? Forse alcune parti della risposta possiamo ritrovarle qui e qui.

Stiamo sempre attenti a farci svuotare del nostro “Io” delegando a destra e a manca. Abbiamo bisogno di risvegliare il nostro pensiero individuale e la coscienza sociale comune, non di appiattire definitivamente le nostre idee sottoforma di commento ad un blog.


Incapaci

aprile 3, 2008

Non solo abbiamo i peggiori politici, non solo abbiamo capito definitivamente che i sindacati, coloro che dovrebbero tutelarci migliorando il nostro welfare e i nostri diritti sociali, sono totalmente incapaci. Abbiamo da anni anche la peggior specie di manager, geneticamente modificata in una variante puramente italiana. Questi manager guadagnano più di ogni manager europeo (e spesso mondiale) nonostante siano a capo di aziende in rosso anche per centinaia di milioni; e i loro stipendi crescono ogni anno, per la legge meritocratica italiana.

I loro gruppi e le loro aziende crollano in borsa e licenziano, ma non importa: del resto potrei aver fatto il master all’Insead, quindi non c’è “Napoletone” che tenga, devo guadagnare tanto. E se dico “cazzo” sul palco passeggiando, lo faccio perché da questo si capisce che sono un tipo tosto, yeah.
Se poi per sbaglio ci sono degli utili, perché reinvestirli? Si distribuiscono tra gli azionisti di maggioranza e via, perché in Italia sono tutti furbi, anzi furbissimi.

E noi che stiamo qui a parlare di Telecom, telco, bollette, soldi e stato della Rete nel nostro paese. Che fiducia possiamo avere nel futuro se siamo costretti a sottostare alle decisioni di questa gente?


Tutti la guardano, pochi si fidano

novembre 26, 2007

In un sondaggio sul rapporto tra informazione e società emerge un dato su tutti: tutti guardano il piccolo schermo, usandolo magari come sottofondo, e la tv rimane la principale fonte di informazione per la maggior parte della popolazione ma nella classifica della credibilità la tv è battuta da radio, internet e giornali. Una pecca di questo sondaggio però è data dal fatto che non viene considerata a fondo l’età di chi ha risposto: avremmo secondo me scoperto che tra i più anziani la tv è e rimarrà per sempre fonte principale, mentre tra i più giovani e più lentamente tra i trentenni e i quarantenni, Internet e i nuovi media hanno inesorabilmente cominciato a diffondersi capillarmente, sostituendo attivamente il rapporto univoco di spettatore-fruitore in utente attivo che partecipa e si fa creatore e diffusore di contenuti.

L’indagine Demos-Coop fa osservare, inoltre, come la radio (60%), cui va il primato della credibilità, ma anche Internet (36%) e i quotidiani (38%) siano ritenuti più affidabili della televisione (30%). Il classico “l’ha detto la Tv” sembra assumere un diverso significato. Tanto più per i giovani, fra i quali la fiducia verso la radio, Internet e i quotidiani è più elevata rispetto a quanto si osserva fra adulti e anziani.

Sfortunatamente infatti, come spiegavo precedentemente, la principale fonte di informazione rimane ancora il telegiornale:

Ma il Tele-giornale resta, ad oggi, la principale sorgente informativa, e alle testate maggiori va comunque un gradimento piuttosto esteso. A suscitare la fiducia dei telespettatori è innanzitutto il Tg3 regionale, che con il 72% dei consensi conferma l’attenzione per l’informazione locale. Seguono, nell’ordine, Tg1 (69%), Tg3 nazionale (63%), Tg2 (63%) e Tg5 (59%). Il grado di fiducia varia, sensibilmente, in relazione all’orientamento politico. Il Tg3 viene apprezzato soprattutto dagli spettatori di sinistra. Mentre i tutti i notiziari di Mediaset (Tg5, Tg4, Studio aperto) si caratterizzano per un profilo di (centro) destra.

Nella vana speranza che la tv italiana sparisca o venga radicalmente modificata da qualche terremoto (sarebbe ora visto lo schifo che si vede e che paghiamo anche col nostro canone e, in molti, con il digitale terrestre) questo è lo screenshot dell’informazione televisiva, scattata dal sondaggio alla vigilia dell’ennesimo terremoto sulla Tv scatenato dal caso Rai-Mediaset. «Una vicenda che riporta l’attenzione sul conflitto d’interessi, ritenuto problema grave e “urgente” dal 66% dei cittadini». Secondo la metà degli intervistati infatti le proprietà del polo televisivo privato da parte del leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, danneggia in modo evidente la libertà di informazione (52%), ma soprattutto condiziona la politica (55%). Un dato che cresce sensibilmente tra gli elettori del centrosinistra, dove è quasi l’80% a condividere questa opinione. E per me, 80% è molto poco.

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Una pioggia di pingback spazzerà via blogbabel 1.0?

ottobre 22, 2007

//www.nerobifamiliare.it/

Roc this party. Da qualche giorno nella blogosfera non si parla d’altro: la proposta di riforma dell’editoria in Rete. Il polverone sollevato su Internet è servito a portare all’occhio della politica il fatto che forse questo provvedimento, prima di passare, andava scritto e letto con maggiore attenzione (da parte di chi l’ha concepito, cioé un incapace che probabilmente usa Internet soltanto per controllare la casella email, insieme a chi non l’ha verificato ovviamennte), ed ora che anche Gentiloni sembra svegliarsi ed informarsi meglio sulla questione (ovviamente sempre dopo, mai una volta che si capisca prima l’errore), la maggior parte dei blogger italiani non vuole più fermare la voglia di premere ripetutamente la combinazione di tasti Ctrl+C e Ctrl+V.

Piove, governo ladro. Forse qualche simpatico lettore del mio blog l’avrà notato: negli ultimi giorni, tra i commenti al mio Post intitolato “La Cina è più vicina” (titolo tra l’altro copiato un giorno dopo dal blog di Beppe Grillo – mi piace pensare che i collaboratori di Beppe Grillo che scrivono per lui e scannerizzano la Rete prendano spunto dai blog italiani, nonostante continuino imperterrito ad ignorare la benché minima partecipazione ad una qualsiasi dinamica interna della blogosfera) è giunta una colossale pioggia, anzi una devastante grandinata di pingback. Incuriosito, vado a vedere qualche link pensando “cavolo sonounprecario, allora qualcuno ti legge e ha piacere a linkarti e condividere alcuni tuoi pensieri”. Stocazzo.

Niente spunti di riflessione ma solo beelate. In ognuno di questi singoli blog che mi hanno linkato è infatti presente una lista della spesa pressoché infinita di altri blog che parlano dell’argomento Roc. Questo elenco è semplicemente una carovana di link che secondo me seguono il ragionamento:

“linkami_tu_che_ti_linko_io,_così_ci_linkiamo_felici_e_saliamo
_in_classifica,_ma_se_me_lo_chiedi_in_realtà_lo_faccio_perché
_almeno_se_ne_parla_e_l’attenzione_al_problema_rimane_elevata,
ho_la_coscienza_pulita_e_ho_contribuito_anche_io_a_rendere_la
_blogosfera_un_pianeta_migliore.html.

Anche il ragionamento è sottoforma di link, metti che qualcuno lo cerca come tag e arriva a visitarmi. In merito a questo pensiero ne parlavo ieri su twitter con catepol che mi ha spiegato il suo punto di vista. Poi è anche arrivato il post di suzukimaruti, che condivido ma non sottoscrivo quando difende Gentiloni: troppo comodo ritirare la proposta dopo, sempre dopo, senza prima ascoltare o affidandosi a chissà chi. Anche perché poi i pagliacci della destra vengono fuori con articoli del genere (notare la foto di Beppe Grillo in primo piano, ormai preso come esempio di tutti i blogger nazionali, dio solo sa che malintesi riusciamo a creare).

Under my umbrella. Qual è il meccanismo? Scrivo due righe in croce sull’argomento, spiegando il teorico punto di vista di tutti adattato al mio e successivamente “riporto l’elenco dei blog che parlano dell’argomento”: una sfilza di roba che mai nessuno cliccherà o leggerà ma che invece blogbabel – eccome – somatizzerà sottoforma di posizioni in classifica. “Ma lasciami stare, lo faccio perché lo fanno tutti in questi giorni e…vuoi che io non mi senta parte della blogosfera o mi comporti diversamente da quelli dei piani alti?”. Sia mai.
In merito a questo argomento cade più che a fagiuolo l’ottimo post di Giuseppe Granieri, segnalato nei miei del.icio.us link, in cui GG parla del cosiddetto “effetto blogbabel” che presto sarà inserito nella famosa Enciclopedia Treccani, anche sotto la voce gregge. L’effetto della diffusione inconscia di un certo modello di comportamento da parte dei primi nella classifica però non sembra colpire così poca gente come spiegava GG; è vero sì che la Rete e «le conversazioni sono orizzontali, paritetiche e reticolari, e non è che se parla il quinto in classifica ha più autorevolezza del trentesimo», che «l’autorevolezza e’ qualcosa che prescinde dalla classifica», ma così non sembra avvenire nella realtà, perlomeno in quella italiana. Questo perché un po’ tutti quanti si sforzano, anche senza volerlo (atteggiamento più comune a quelli dei piani bassi della piramide, per rimanere in tema GG), a prendere come riferimento i primi della classifica, a dare più importanza a certi nodi della Rete più che ad altri, perché se lo pensa qualcuno dei piani alti per forza è giusto ed anche io devo ripeterlo, altrimenti sono tagliato fuori dalla loggia massonica B2.0; è un po’ come accade con la tv, sembra che tentiamo di trasferire le dinamiche reali nella Rete pur sempre virtuale, senza ricordarsi che coi media tradizionali manteniamo una certa distanza, il rapporto è univoco (la tv parla mentre tu vomiti e non puoi replicare), mentre su Internet in teoria siamo tutti sdraiati, in orizzontale, chi più chi meno, chi travestito da nodo smistatore di contenuti più grande, chi da opinion leader, ecc… Quale sarà l’ombrello che ci riparerà da queste inutili e infantili piogge di link aumenta-statistiche? Un nuovo blogbabel?

Variazioni nelle prossime 24 ore. Non so se oggi o domani, meccanismi tristi come questi spazzeranno via le dinamiche odierne della blogosfera italiana, smantellando in varie parti servizi come BlogBabel e rivoluzionando un po’ il nostro modo di bloggare. Sperando che invece non nascano servizi per misurare anche le statistiche dei social-media (del tipo “vediamo chi ha più friends o followers”, ecc…). Insomma, non mi stupirei se anche questo post venisse ri-linkato da tutto il marasma blogosferico solo perché ho ri-citato la questione Roc. Sarebbe la prova che non abbiamo ancora capito un bel niente di blog.

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Di cosa si parla?

ottobre 20, 2007

In entrambe i casi, sempre e comunque di mestruazioni. Nel primo caso si tratta di mestruazioni artistiche, un po’ comuniste; nel secondo caso si parla di mestruazioni filo-governative.

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I sondaggi sono lo specchio del paese

giugno 5, 2007

Il 52% degli italiani non usa il web (e vota per il centro-destra).

Il restante 48%…non è italiano (oppure si incazza quando sente parlare di partito democratico e probabilmente non voterà).


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