links for 2009-06-03

giugno 3, 2009
  • Anonimo Italiano ha tradotto l'ormai noto articolo del Times intitolato "Cade la maschera del clown", riguardante gli ultimi tristi e penosi avvenimenti berlusconiani.
    In questo nefasto periodo Berlusconi deve rispondere delle accuse di essere un donnaiolo (per minorenni, tra l'altro) e alle domande sui suoi comportamenti inappropriati. Dal pezzo emerge forte e chiaro un aspetto: la qualità del governo non è una questione privata.
    "L’aspetto più ripugnante del comportamento di Silvio Berlusconi non è il il suo essere un buffone sciovinista. Non è nemmeno che egli faccia il cascamorto con donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrir loro posti di lavoro come modelle, assistenti personali o anche, assurdamente, candidature al Parlamento Europeo. La cosa più scioccante è il totale disprezzo con cui tratta il pubblico italiano."
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Ospite di Grazia

maggio 27, 2009

Su gentile invito di Francesco Neri, questa settimana sarò ospite del blog di Grazia.

Qui la mia breve presentazione e qui il mio primo contributo.
Visti i commenti, avrò il mio bel da fare, ma sapete bene che non sono uno che si tira indietro.


links for 2009-05-21

maggio 21, 2009
  • L'Espresso pubblica l'agghiacciante intervista a un prete pedofilo dell'Istituto Provolo di Verona, che a seguito dell'inchiesta che ha sollevato un vero e proprio vespaio ha deciso di esporsi e di raccontare la sua storia.
    "Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti". L'incipit, ne converrete, è terrificante. I "piccoli sordomuti", l'idea che non possano raccontare quello che è successo. Brividi.
    Per il resto dell'intervista e dell'analisi vi rimando al post qui linkato di Metil Paraben: sono peggio della mafia e sono convinti che in nome di Dio possano davvero fare quello che vogliono. Tanto, male che vada, una preghierina e via.

links for 2009-05-20

maggio 20, 2009
  • “Mentì per salvare Berlusconi” Per questo l’avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi. Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì “da falso testimone “per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”.
    Qui non ci sono opinioni o ipotesi. E’ una sentenza. In qualsiasi paese democratico questa sentenza metterebbe il premier sotto accusa e darebbe un taglio alla sua carriera politica. Il fatto che da noi non funzioni cosi la dice lunga sullo stato della nostra societa’ civile , prima ancora che delle istituzioni.

Il terremoto è lo specchio del paese (parte 2): i veri sciacalli sono altri

maggio 3, 2009


Nel video, i giornalisti del tg1 ringraziano – felici – il terremoto

Sostanzialmente, mi piacerebbe che la pacchia finisse per tante persone. Esseri responsabili di azioni e comportamenti nefasti che innescano nella nostra società usi, costumi e cataclismi misurabili in termini di pensieri propri. Inesistenti.

È che scrivendo post di questo genere, il rischio è quello di vedersi affibiato il ruolo del personaggio che finisce col fare la figura del saccente, quello che “lo sapeva”, eccetera. In realtà sono una persona normalissima, una delle tante che appartiene orgogliosamente a quell’oscurità sommersa. Un abitante della Rete insomma. Che ha tanta voglia di pensare, informarsi e sentirsi “individuo”, concetto ormai caduto in disuso da queste parti. Ogni giorno infatti il contesto in cui viviamo cerca di farci sentire dei diversi o dei deviati solo perché non partecipiamo al televoto, non sappiamo niente sugli ultimi reality e guardiamo poca tv.

Ma “ehi”, mi sento di dire a tutta la ciurma di (non) stare tranquilli, che non è così: il mondo che pensiamo, osserviamo e descriviamo picchettando su un’umile tastiera esiste ed è verità anche se non ce lo mostra la televisione; le cose – belle o brutte che siano – esistono e gli avvenimenti accadono anche se nessuno ne parla o, appunto, ce li fa vedere da qualche parte.

In questa seconda parte di post sul terremoto vorrei quindi concentrarmi su alcuni aspetti misteriosamente sfuggiti ai più. Mentre i media sono ancora impegnati a raccontarci la drammaticità della vicenda abruzzese, con interviste degne di un bambino dell’asilo, immagini del primo bambino nato dopo la tragedia, il primo matrimonio o la nonnina centenaria che ne ha viste di tutti i colori a cavallo dei secoli, il mondo continua a girare. Sempre dalla parte opposta alla nostra si intende. E purtroppo, le scosse in Abruzzo proseguono, così come il conteggio dei morti, misteriosamente interrottosi qualche settimana fa. La cosa è strana, specialmente perché Bertolaso (uomo messo da Berlusconi, sia chiaro) – in ogni disastro – è in genere utile solo a raccogliere vittime, contarle e al massimo a far recapitare tombe a domicilio, che si fa prima. Eppure egli è capace di mettere in riga ministri e sottosegretari, pretendere, minacciare. Il segreto della sua forza è nei flussi di denaro che è in grado di gestire. Cifre impossibili da calcolare.


Alcune piccole differenze tra l’indegno modo di fare giornalismo italiota e quello di una nota tv tedesca

Prima di arrivare a parlare del numero delle vittime che non torna, è necessaria una premessa, che come sempre spiega tante cose. Aspetti sepolti e che tali rimarranno, volutamente o meno. Per colpa di chi, lo deciderà ognuno di noi. Mentre gran parte degli abitanti dell’Aqulia e dei paesini colpiti dal terremoto continua a rimanere nelle tende infatti, prosegue ininterrottamente la processione, la via crucis dei nostri fantasmagorici giornalisti, lì non tanto per documentare, quanto piuttosto per seguire i politici: vi invito calorosamente a guardare i video prima di proseguire la lettura.

Se dopo averli visti non avete frantumato a martellate lo schermo, proviamo a delineare brevemente cosa sono stati capaci di proporci coloro che dovrebbero informare e rendere più libera la collettività:
a) riportare sulle pagine dei quotidiani on line immagini taroccate di terremoti e catastrofi naturali da altre parti del mondo, enfatizzando vogliosamente la tragedia; b) ringraziare il terremoto per gli ascolti; c) non essere mai stati all’altezza di raccontare sobriamente il terremoto, intervistando con metodi dilettantistici persone che hanno perso tutto – compreso le vite di persone care; d) zero inchieste, servizi o contenuti interessanti (salvo rare eccezioni) che aiutassero a mettere in luce le vere magagne e le gravi responsabilità di alcuni sulle centinaia di morti; e) infine, dove diavolo erano i giornalisti nei mesi precedenti? Sono mesi che in Abruzzo ci sono scosse, e mai nessuno ne ha parlato.

La verità è che gli abruzzesi sono stati mandati a morire scientemente. Perché in questi maledetti mesi nessun piano di emergenza era stato approntato. Quando bastava un’evacuazione. O forse bisognava approfondire certi studi e capire perché solo certe persone sostengono che i terremoti non si possano prevedere a priori, o quantomeno capire perché a questa gente non interessa progettare dei piani di sicurezza. Poi però vai a vedere chi produce i sismografi in Italia e di chi sono quelli dell’INFV e ti dai delle risposte. E qui mi fermo, per rispetto alle vittime.

Fate pena giornalisti, ogni giorno di più: come fate a guardarvi allo specchio? Come fate a leggere senza batter ciglio quei maledetti fogli scritti e concordati durante i tg? Vi rendete conto che voi siete direttamente coinvolti e responsabili della vergogna in cui ci siamo trasformati? Com’è possibile che persone come voi lavorino a questi livelli e vengano considerate professionisti dell’informazione? Mi scuso con le poche eccezioni, ma tant’è.

Il problema è che c’è una qualcosa di gravissimo che non torna, come accennavo in precedenza: il numero delle vittime. Il grido di disperazione e di verità sulle vittime è partito da Anna, che sta vivendo sulla propria pelle il terremoto. Leggete il suo blog: troverete tante verità sepolte.
Basti pensare che ad Onna (che è stata praticamente cancellata) ci sono circa 350 abitanti e più o meno hanno contato 50 morti; l’Aquila invece conta 72.946 abitanti e ci hanno detto che i morti sono poco circa 290, compresi quelli di Onna. E da quel momento, dopo i funeralli fantoccio con i ministri in primo piano, stop ai conteggi: i morti non servivano più a niente. Quello che i due medici hanno riferito ad Anna, e cioé che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime, è un’altra prova dello scempio. Traete voi le conclusioni.

La realtà dice infatti che i morti effettivi sarebbero circa un migliaio. Tra le altre cose, oltre alla logica, ci sarebbero vari elementi che spingerebbero verso un numero decisamente più elevato di vittime: “il centro storico dell’Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.
Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c’erano clandestini, immigrati, extracomunitari, come italiani qualsiasi. Spesso ammassati. Ci sono ancora. Decine o centinaia di persone che non risultano all’anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l’hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel’abbiamo data gratis.
All’Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.”

Perché nessuno vuole approfondire queste evidenze? Perché sono ormai pochissimi coloro che ancora sanno fare i giornalisti; la stragrande maggioranza si limita ad eseguire ordini del superiore inquadrato nelle logiche partitiche e politiche italiane.
Quindi perché lamentarsi se non si parla di protezione civile o della reale situazione che subiscono i terremotati nelle tendopoli? Queste sono le uniche e vere voci di cui possiamo fidarci: quelle della presa diretta, del “lo sto testando sulla pelle”. Tutto il resto è finzione, sappiatelo. Penso che chiunque abbia assistito almeno una volta a come venga preparata un’intervista; credete davvero che in tv facciano vedere quello che non gli fa comodo?

Ora che l’opinione pubblica ha spianato anche il terreno per diffondere l’idea benevola della ricostruzione, delle fantomatiche “New Town” berlusconiane, qualcuno dovrà spiegarmi altre cose che non tornano e che ho già trattato in parte nel post precedente.
Come possiamo pensare di ricostruire correttamente e in fretta città intere se oggi in Italia, nel 2009, ancora crollano i ponti dopo una settimana di pioggia? Come si può pensare di costruire centrali nucleari o opere tanto mastodontiche quanto inutili come il ponte sullo Stretto? Come possiamo stare tranquilli negli edifici pubblici o girare per strada se dopo qualche giorno di acquazzoni, le strade si distruggono? Come può, una città come Milano, andare in tilt giorno e notte perché salta la corrente e i tram non funzionano più? E il bello è che ci vendono l’Expo 2015 come una vittoria per tutti, uno splendido colpaccio made in Italy. Poi però ti informi e scopri che Milano ha vinto a mani basse sconfiggendo addirittura la temibilissima Smirne: erano le uniche due città candidate!

L’Expo 2015 di Milano è infatti l’ennesima cattedrale nel deserto, un’opera megagalattica che ha acceso già l’ingordigia di molti; il problema è che Milano non è in grado ed è incapace di sostenere un progetto simile, specialmente con questa giunta. Stiamo parlando di una delle città trainanti dell’economia italiana che viene costantemente ridicolizzata ogni qualvolta piove, nevica o viene il raffreddore a qualche operaio. Tanto che difficilmente si potrà realizzare ciò che è stato promesso e sbandierato.
Però si fa l’Expo, non il depuratore; si fa l’Expo, ma non si sistemano scuole, università, case o ospedali, che se fate un giro al Niguarda o in un qualsiasi ospedale di Milano sembra di uscire dal regno delle Muffe.

Tutto questo avviene nel momento in cui nessuno sta più parlando della crisi: sembra che tutti se ne siano misteriosamente dimenticati. E intanto le aziende continuano a chiudere, a licenziare o a ricorrere alla cassa integrazione.
Ma orsù dunque, pubblico pagante, siate fiduciosi: tra veline, magnacci, “papi” e scugnizzi, lì in mezzo ci sarà pur uno che saprà il fatto suo e ci tirerà fuori dai guai, no?


links for 2009-05-02

maggio 2, 2009
  • Con l’avvicinarsi del 7 giugno comincio a temere come la peste (suina) il momento in cui entrerò in cabina elettorale: se spedire in Europa una «letteronza» o una scienziata nata nel 1922, una concorrente del Grande Fratello la cui piattaforma politica colpevolmente mi sfugge oppure chissà. Se passiamo ai consumatori, cioè a noi che la politica dovremmo «comprarla», il quadro democratico tradizionale assume tonalità ancora più bigie. Ieri mattina ho intercettato in un caffè lo sfogo al telefonino di un giovane elettore: «Ma ci toccano di nuovo le elezioni? Che palle: l’altra settimana ho già votato X Factor, il Grande Fratello e un sondaggio del tg». Per lui il tele-voto ha ampiamente sostituito la cabina elettorale come luogo della cittadinanza. E la scelta di un personaggio che ha imparato a conoscere in tv giorno dopo giorno lo gratifica assai più che mandare gente misteriosa nel cuore dell’Europa a fare cose che ignora e comunque ritiene ininfluenti per la sua vita.

Il terremoto è lo specchio del paese (parte 1): il peggio galleggia ancora in superficie

aprile 15, 2009

Ho riflettuto molto prima di scrivere questo post. Un po’ perché non sono un geologo o un geofisico, ma soprattutto perché in certi momenti è difficile trovare le parole giuste. Momenti in cui ci sentiamo tutti coinvolti più o meno direttamente, toccati non solo da un’umana sofferenza per la morte di centinaia di persone, ma anche da un dolore indotto dalla forza delle immagini e, appunto, dalla quantità di retorica usata nelle parole. Un po’ come ho solennemente fatto in queste poche righe. Del resto sapete benissimo anche voi che non amo particolarmente il politically correct: insomma mi piace prendere una posizione, far sapere il mio punto di vista analizzando la situazione. Cercherò quindi di essere il meno “presidente della Repubblica” possibile.

Il terremoto italiano fa più male.
Partiamo con ordine, a terremoto avvenuto: secondo Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica, “un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11 mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15.000 e le 32.000 vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo”. Perché? “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale, e invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”. Perché?
È troppo facile – a disastro accaduto, teniamolo ben presente – affidarsi alle promesse, al ricostruiremo, sistemeremo, indagheremo. Proprio perché siamo il paese del futuro semplice condito dal forse, finiamo per permettere che muoiano persone innocenti. E dopo, solo dopo, forse…si farà qualcosa.

Costruire per gli altri e per il paese, non solo per sé stessi.
Lo sappiamo tutti: noi italiani non abbiamo coscienza sociale e non mostriamo interesse per il nostro paese, salvo poi lamentarci che tutto va male, come effettivamente va. Sì perché per milioni di persone, lavorare vorrebbe anche dire servire il proprio paese, i propri coetanei, la propria comunità, i propri figli e chi verrà domani; l’ho già spiegato molte volte: essere patrioti non vuol dire soltanto tifare Italia ai mondiali o dire di votare a destra.
Provate a pensare alle parole che vengono usate in questi contesti. Da noi si parla quasi sempre di disastri colposi o di “segreti”, che avrebbero le altre nazioni, per costruire in modo corretto. Ma la realtà è che il mondo negli ultimi decenni è andato avanti dappertutto, fuorché qui. I motivi sono mille o più, li conosciamo…ma continuiamo a non evitarli. Perché noi abbiamo la capacità di credere di andare avanti senza cambiare nulla, nel modo di pensare, agire e comportarsi nel sistema esterno che ci circonda.

È così quindi che quando guardiamo al Giappone, ma anche alla California, al Messico, alla Turchia, alla Nuova Zelanda, ecc…scopriamo che governi e amministrazioni locali investono in tecnologie moderne per costruire, non solo le case, ma anche gli edifici pubblici: basti pensare ai cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, “all’uso di acciai molto piu’ elastici del normale, alla fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture”, o addirittura ad altri apparecchi più sofisticati (cioé i dissipatori), simili agli ammortizzatori di un auto e disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.
Secondo Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering, “non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica”; in effetti le prove si avrebbero in paesi ad elevato rischio sismico come Giappone e California, dove terremoti più potenti e di grado ancora più elevato di quello abruzzese provocano danni limitati. Se poi aggiungiamo le opinioni dei sismologi, secondo le quali questo terremoto non sarebbe stato nemmeno così grave (la stessa scala Richter che misura l’energia sprigionata da un terremoto infatti non lo ha classificato per pericoloso), forse bisognerebbe fermarsi un attimino e fare una pesante disamina che vada ben oltre lo sciacallaggio mediatico che continua imperterrito ad andare in onda e che vede come protagonisti tutti i politici, in primis Silvio Berlusconi. Loro infatti sono lì a sfilare sulla passerella formata dalle macerie, sforzandosi di piangere di fronte alle telecamere.

La rivoluzione culturale non è soltanto roba per intellettualoidi.
Quando si parla di rivoluzionare un paese o di rivoluzione culturale, so bene che viene da storcere il naso: in Italia è normale rabbrividire o impaurirsi di fronte al diverso e a ciò che non si conosce; quale esempio migliore della parola cultura, quindi? Il problema però deriva dal fatto che cambiare e migliorare sono due concetti insiti nella parola rivoluzione e in quel culturale ci starebbe tutta l’imbarazzante italianità da sopprimere. Si perché da queste parti servirebbe proprio una rivoluzione radicale e totalitaria nell’edilizia, ma anche una rivoluzione totale nella morale pubblica.
In Giappone nel terremoto del giugno dello scorso anno, classificato come 7.2 della scala Richter, ci sono stati solo 13 morti. Paragonato al sisma dell’Abruzzo, quello di Iwate-Miyagi dello scorso anno ha liberato 30 volte più energia: com’è possibile che un terremoto molto più debole in Italia provochi molte più vittime e molti più senzatetto? Per di più, nessuna delle vittime giapponesi a causa di crolli, nossignori, ma per una frana. Chissà se qualcuno tra i colpevoli costruttori italiani ha sentito anche una sola piccola scossettina nel di dietro. Così, per contrappasso. Ma ne dubito. Purtroppo in Italia si costruisce con la sabbia di mare o con materiali più scadenti per risparmiare e guadagnare più soldi…tanto, chi controlla? Chi fa rispettare le leggi vigenti in materia di edilizia? E poi, cosa volete che succeda. Le disgrazie succedono sempre agli altri, no?
Tornando al Giappone (ma l’esempio potrebbero essere anche tante altre nazioni), è necessario ricordare che lì è obbligatorio costruire palazzi, strutture pubbliche, ferrovie e via dicendo secondo rigidi criteri sismici che non si possono derogare. Niente deroghe, niente condoni, niente “dai, adesso (cioé dopo il crollo) sistemeremo”. Per di più i rigidi controlli esistono, così come le pene; in Italia invece i controlli sono scomparsi, sgretolati pezzo per pezzo al fine di favorire la corruzione endemica nel dna di questo paese sepolto persino da madre natura.

I controlli servono per controllare, ma chi controlla i controllori?
Se in Giappone e negli altri paesi i governi fanno progressivi e periodici controlli sulla stabilità e sulla sicurezza degli edifici (per inciso, noi non li eseguiamo nemmeno al momento della costruzione: praticamente non esistono ispezioni nei cantieri o severe verifiche, se non in casi straordinari o in pochi casi campione), nel Belpaese abbiamo esempi catastrofici: dallo stato penoso e trentennale della Salerno-Reggio Calabria a quello delle ferrovie, dalle infrastrutture alle scuole che crollano e così via. Gli esempi sono molteplici e spesso vengono raccontati e riportati come scandali vergognosi. Proprio perché se ne parla – e basta – sempre a disastro avvenuto.
Nel paese del Sol Levante, forse il miglior esempio a livello mondiale, non solo si costruisce “antisismico” ma, in periodo di crisi, i controlli sulla stabilità sono stati incrementati per offrire nuovi posti di lavoro. Che idea, eh? Certo, in Giappone i terremoti sono più frequenti, lo so, ma l’Italia è un paese con attività sismica elevata. Di conseguenza dobbiamo guardare ai migliori, non affidarci alla sorte.

Per essere sicuri infatti noi i geologi, e da un po’ di tempo anche gli architetti e gli ingegneri, li mandiamo a spasso. Anzi, nel migliore dei casi gli offriamo un posto in un call center o male che vada li spediamo all’estero, a proteggere e tutelare altri. Diciamo le cose come stanno: comuni, province e regioni diventano frequentemente parcheggi per nullafacenti o “figli di” nell’ottica di un mercato di voti sempre florido: il metodo testato e utilizzato dai nostri politici e dalla nostra società è il clientelismo, che sostituisce meritocrazia e giustizia sociale. A queste pratiche viene poi associata una pesante lottizzazione dei posti di lavoro, così da mantenere le posizioni di comando e far sì che lo sfacelo si protragga nei secoli dei secoli. Relegando ogni usanza civile e logica ad occupare il posto dell’eccezione che conferma la regola.

Le case degli italiani, gli edifici pubblici e la “Casa dello studente”: una situazione disastrosa.
Partiamo da una considerazione. Si parla tanto di leggi necessarie e di leggi antisismiche misteriose.
La verità è che abbiamo già diverse leggi antisismiche, alcune stilate sull’onda della deprecazione causata dalla morte dei 26 bambini nella scuola di San Giuliano. Ma, stranamente, proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandarle e alla fine sono state spostate nel 2010. Perché nessuno ne parla?

La realtà italiana è infatti costituita da milioni di edifici a rischio. Circa 4 milioni di case sono state edificate prima del 1945; si tratta di abitazioni in cui il calcestruzzo è ormai alterato dal tempo e il cemento armato – ove presente – è spesso sbriciolato. Case che molti vogliono mantenere in eterno anche se soggette a rischio di crollo: sostanzialmente si tratta di mine sopra le teste dei loro proprietari. Se poi vogliamo arricchire la ricetta con l’avidità di costruttori senza scrupoli, il gioco è fatto.
Purtroppo però la situazione va peggiorando. Il governo Berlusconi ha infatti avviato attraverso diversi provvedimenti, varie scappatoie inerenti la Legge Merloni, una su tutte quella riguardante la sicurezza sui cantieri e nella costruzione di opere pubbliche. Senza contare i continui rimandi in materia antisismica, appunto. Sostanzialmente la costante cultura dell’essere fuorilegge, la protervia sulle depenalizzazioni, i condoni, la deroga dell’illecito e così via, hanno raggiunto livelli inquietanti. Certo, non che quelli prima di lui siano stati tanto migliori, ma tant’è.

Con questi presupposti, come possiamo anche solo pensare di voler costruire strutture pericolose per l’umanità intera come le centrali nucleari? Ricordate: il contesto sarebbe un paese come il nostro con costruttori come i nostri, senza controlli o controllori. Va bene, forse vado troppo oltre: torniamo ad un livello precedente, parliamo di edifici che dovrebbero essere bene di tutti e usati da studenti o giovani. Come, per esempio, la casa dello studente.
La casa dello studente nasce nel 1965 come edificio privato, poi adibito ad uffici e infine ceduta all’Università. Diventa così studentato e mensa, dunque edificio pubblico, ma senza mai averne avuto i requisiti. E infatti è venuta giù, sulle teste di decine di giovani; perché i più giovani vanno ad abitare in strutture più vecchie e di conseguenza più economiche. Eccolo qua il paese vecchio per vecchi. Ma la situazione è identica ovunque.
Inviterei per esempio i politici e gli opinionisti pontificatori a visitare e a constatare lo stato di fatiscenza delle maggiori Università italiane, il totale degrado dei già pochissimi palazzi universitari e l’abbandono a cui sono sottoposte le scuole, cioé i luoghi che – assieme agli ospedali – dovrebbero essere i più sicuri per antonomasia. Fare il confronto con la situazione di altri paesi è sinceramente troppo svilente: chiunque abbia visitato una città europea o altri paesi si sarà reso conto dell’abissale distanza siderale.
Pensiamo poi alle scuole, vittime di tagli indiscriminati dei vari Governi, di crolli che di solito avvengono nel terzo mondo, di totale mancanza di sicurezza e via discorrendo. Evidentemente il numero di giovani morti non è stato sufficiente. Gran parte delle scuole italiane è a rischio. Non hanno certificazioni di prevenzione antincendio, scale di sicurezza, danno segni di crollo. Ma il Ministro Gelmini approva senza fiatare l’ordine di tagli che viene da Tremonti. È questa la vera responsabilità e la vera coscienza dei nostri politici?

Come sarà fatta l’inchiesta sulla Casa dello Studente quando i suoi documenti sono probabilmente stati sotterrati dal crollo? Chi controllerà, visto che la regione Abruzzo afferma di non sapere nemmeno se questi documenti esistono? E infine, chi avrà il coraggio di denunciare lo scempio legato all’Ospedale crollato a l’Aquila, sconosciuto persino al catasto? Ma ci pensate? Un ospedale che crolla nel 2009.

La Ricostruzione, tra Berlusconi, la politica ed Impregilo.
Sostanzialmente il messaggio del nostro presidente del consiglio alla nazione è che ci penserà lui alla ricostruzione. Certo, sicuramente ci penserà lui assieme ai suoi amici furbetti ed al suo piano casa a ricostruire tutto quanto. Per Berlusconi infatti il terremoto non è che una manna piovuta dal cielo. Lo so, è brutto dirlo, ma così è. E la verità è che continuiamo ad eleggere persone non adatte a gestire certe situazioni.
Siamo infatti arrivati al punto che i curricula di parlamentari e ministri sono orribili, peggiori rispetto a quelli di tanti detenuti di San Vittore. E chiaramente a nessun partito sfiora minimamente l’idea di ricorrere ad una logica epurazione, per il semplice motivo che chiunque abbia un qualche potere politico è coinvolto per la sua parte in ruberie e corruzione. Questa gentaglia va a braccetto verso il peggio, un peggio che sembra non avere mai fine e in cui ci sono dentro tutti, bene o male. Per questo possiamo gridare con orgoglio di avere una democrazia monca, in cui il concetto di sovranità è inesistente e in cui un’oligarchia di capipartito stabilisce i candidati da votare, infilandoci parenti, amici di, se non amanti, veline, dipendenti, avvocati, generali corrotti, mafiosi condannati. Eppure basterebbe che gli italiani fossero solo un po’ più informati, così che molte situazioni paranormali scomparirebbero.
Il fatto che le preferenze di lista non siano concesse al popolo sovrano da nessun partito è la prova lampante della totale mancanza di democrazia, terremotata anch’essa da una catastrofe che si chiama partitocrazia, gerontocrazia, conflitto generazionale o quello che vi pare. Ed è in questo bel contesto che si situa l’Impregilo.

Impregilo, quell’azienda cha ha causato incrementi di spesa esponenziali per i lavori della TAV, col risultato di danni ambientali enormi; la stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria che ha chiesto ed ottenuto un prolungamento di altri 3 anni per la consegna dei lavori; quelli che hanno vinto l’appalto per la costruzione dell’inutile ponte di Messina, promesso alla mafia e che verrà costruito in una zona sismica; coloro che probabilmente si occuperanno di realizzare le centrali nucleari sul suolo italiano. Impregilo, quell’organizzazione i cui vertici sono indagati per reati di ogni genere. E volete sapere chi ha costruito l’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila sgretolatosi come un castello di sabbia? Bravi, proprio loro.
Per farla breve, Impregilo è il braccio di cemento armato di ogni governo. È praticamente monopolista delle Grandi Opere, degli inceneritori, delle autostrade. I suoi ex amministratori delegati sono stati rinviati a giudizio a Napoli per lo scandalo dei rifiuti; purtroppo sono specializzati in ospedali: oltre a quello dell’Aquila hanno costruito anche gli ospedali di Poggibonsi, Lecco, Menaggio, Destra Secchia, Careggi, Modena, della Versilia e Cerignola. Il consiglio, se per caso vi trovaste nelle vicinanze di uno di questi edifici, è quello di toccarvi le palle.

I pericoli non derivano solo dai terremoti, aka “prevenire è peggio che curare”.
E se il Vesuvio si svegliasse? Quanti morti ci sarebbero? Il bello è che intorno al vulcano si continua a costruire in allegria. Si stima che la popolazione situata nella fascia più pericolosa, cioé quella che garantirebbe una simpatica morte immediata, magari con la certezza di una bella statua per i posteri, sia di poco inferiore al milione di abitanti. Nella zona gialla, quella in cui la morte sarebbe probabilmente rimandata di qualche minuto, gli abitanti sarebbero ben oltre il milione e mezzo. Cosa facciamo, aspettiamo che il vulcano si risvegli?
L’importante insomma è aspettare, muoversi dopo, il faremo e ci penseremo. In Italia non esiste il concetto di prevenzione o non si pensa quasi mai a prevedere i possibili rischi, preparandosi per ogni evenienza.
Il paese è in ginocchio e il terremoto non sta facendo altro che aggravare la situazione. Passatemi questa sarcastica superstizione: mi sembra di leggere un segnale mistico e continuo, come se tutte queste scosse ci volessero suggerire che non si può più andare avanti così. E se arriva persino la natura a dircelo, sono guai.

Vorrei infine concludere questo lungo post con una piccola nota positiva. Che ovviamente porta con sé un po’ di sana retorica televisiva. È proprio in occasione di simili disastri naturali che gli italiani si mostrano uniti, grazie ad un forte spirito di solidarietà; basterebbe poco per indirizzare e rilanciare queste forze nel verso giusto, ci vorrebbe davvero un piccolo sforzo per fare quel passo successivo che conduce alla maturazione di una civiltà.
Peccato però che poi, dopo qualche giorno, ci si scanni e ci si prenda a botte per una partita di calcio.
Con tanti saluti alla grande e terremotata fratellanza italiota.