Legalizziamo l’eutanasia per Alitalia e i giornalisti italiani

novembre 14, 2008

La cordata Alitalia

Osservavo attonito in questi giorni alcuni servizi nei tg, che ormai riesco a guardare solo per pochi minuti, visto il penoso livello raggiunto dall’informazione italiana.
Argomento principe ancora una volta è Alitalia, tra scioperi, cordate e sindacati che si piegano al gioco degli interessi forti (quindi non tutelano i lavoratori, ma loro stessi…vero Cisl e Uil?).

Tralasciando per un attimo la questione Alitalia, notavo come il 99% dei servizi – dati come prima o seconda notizia ovviamente – fosse completamente identica in ogni canale televisivo. La qual cosa è l’ennesima testimonianza della pochezza del giornalismo made in Italy.

Sostanzialmente ogni servizio viene aperto da un/una giornalista che col microfono si affretta a drammatizzare sulle gra-vis-si-me conseguenze dovute allo sciopero dei dipendenti Alitalia. Immediatamente il/la giornalista si gira verso un paio di persone accanto a lui/lei facendo questa domanda: “anche lei doveva partire e non è riuscito vero?”. Ovviamente “il disperato” di turno non fa altro che lamentarsi sottolineando l’intento della domanda, cioé che questi cattivoni-fannulloni, scioperano per fare un dispetto agli italiani, pappappero.

Non è così. Innanzitutto giornalisti, lo dico a voi, lo sciopero esiste ed è proprio fatto per creare disagio. Sveglia. Probabilmente è una delle poche armi potenti rimaste ai lavoratori; e diavolo, ti avviso che farò sciopero, ho anche questa decenza. Non dovresti saperlo, altrimenti che senso ha scioperare, scusa? Non è che uno fa sciopero per non cambiare niente, in quel caso è meglio prendere ferie.

Seconda cosa. Provate a fare informazione per una volta, tirate fuori le cifre. Spiegate quante persone ad oggi prendono Alitalia per viaggiare. Su forza, fuori i numeri. Ah, facciamo caso anche al periodo dell’anno, che non siamo in agosto. Dite anche quanto costa volare con Alitalia.

Successivamente, informateci anche su cos’ha detto la UE in merito al famigerato prestito ponte. Come, non lo sapete? Bruxelles ha semplicemente spiegato che i 300 milioni di euro di prestito all’Alitalia sono aiuto di Stato, quindi a carico dello Stato. Cioé a carico nostro. Chi li pagherà i miliardi di euro bruciati per non aver voluto vendere la compagnia ad Air France? I precari o i disoccupati? Scegliete voi.

La verità è che i media, assieme ai numerosi luoghi comuni con cui si governa questo paese, hanno deciso che la colpa dev’essere scaricata sui piloti e sugli assistenti di volo. Dopo extracomunitari=capro espiatorio e lavoratori statali= fannulloni, ora l’equazione si sposta verso altre categorie di lavoratori.

E’ semplice: basta demonizzarli finché a furor di popolo, quando anche nei centri commerciali l’opinione diffusa durante i discorsi dell’italiano medio diventa “questi dell’Alitalia hanno rotto le palle”, arrivi a licenziarli. Problema risolto, sindacati ed esuberi dimenticati.

Diciamo le cose come stanno. A me non è mai interessato salvare una maledetta compagnia in costante perdita, un buco nero da sempre sulle spalle di tutti, per poterla regalare agli amici della fantomatica cordata, quelli senza soldi, quelli rinviati a giudizio, quelli che sono stati anche in carcere.

Ogni paese civile e moderno avrebbe avuto la decenza di far fallire Alitalia. E in un paese normale i giornalisti parlerebbero (per esempio) della vergognosa riforma scolastica-universitaria, delle proteste che vanno avanti da quasi un mese in ogni luogo d’Italia e di tante altre cose.

Avrei preferito finanziare, contribuire ed investire sull’istruzione piuttosto che su Alitalia. Perché tutti hanno diritto di conoscere, sapere e ricevere una corretta informazione, nel 2008.
Questo ovviamente in una democrazia in cui gli abitanti vengono chiamati “cittadini”.

Lo sapete bene anche voi, governare e controllare un popolo di ebeti è molto più facile.

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Sottoscrizione per l’acquisto di Alitalia 2.0

settembre 24, 2008

Non so voi, ma io partecipo e sottoscrivo volentieri la cordata per salvare Alitalia lanciata da Interistiorg, uno dei miei siti preferiti (per dire, anche se non siete tifosi interisti, leggetevi i bollettini e le pagelle, che vi pisciate dalle risate).

Quindi forza, fuori uno scudo. Perché una volta acquisita Alitalia, potrò decollare dal mio giardino ed atterrare, un chilometro più in là, nel parco della villa di Berlusconi, derapandogli sul naso col volume dello stereo a manetta e il braccio fuori dal finestrino.

Poi riparto e vado dove mi pare facendo benzina a spese vostre: col cavolo che mi sparo le code dei weekend, barboni. Che secondo me, se ogni blogger sottoscrivesse l’appello e facesse cacciare 5€ a tutti i suoi lettori, Alitalia ce la compreremmo davvero. C’è gente che ha migliaia di lettori e abbonati, se proprio vogliamo fare i pignoli.

Un’Alitalia più democratica, gestita dal basso. Così in basso da volare sulla Salerno-Reggio Calabria.
Poi sai che litigate la mattina per sedersi o appoggiare le cartelle; faremo più fatica con la mano morta, ma ne varrà la pena. Tanto chi cavolo ci fermerà più se non allacceremo le cinture?


Fiumicino, c’avemo n’problema

settembre 19, 2008

Da Corriere.it

Alcuni di voi si saranno stupiti perché da un po’ più di tempo del solito non parlo di Berlusconi o di politica più in generale.
La scusa del tempo che manca è vera, perché in questo periodo sono sotto esame e lavorando, lo spazio per bloggare si riduce ad un lumicino.

Il vero motivo però è un altro. Cioé io di cose su Berlusconi, sulla situazione attuale dell’Italia e via dicendo ne ho tante da scrivere, perché purtroppo ogni giorno ce n’è una nuova da raccontare. Però ora, più del solito, sono sconsolato e afflitto. E dire che mi ero già rassegnato.

Da Corriere.it

Insomma quello che voglio dire è che mentre qui siamo in balia del caos più totale, (Alitalia sta fallendo, enne-mila lavoratori rimarranno a piedi e Berlusconi – nonostante la colpa del fallimento di Alitalia derivi principalmente dal suo canonico menefreghismo per il prossimo – scarica colpe a destra e a manca, quando basterebbe fargli questa domanda: “Ma AirFrance non andava bene? Ci davano soldi, senza doversi svendere, e gli esuberi erano comunque minori!”), quello che dovrebbe essere il principale leader dell’opposizione, dove si trova?

Da Corriere.it

Prima di rispondere al quesito, una breve parentesi. Anche in questo caso, Berlusconi e la sua schiera di “para+aggiungi-il-termine-che-vuoi“, godono dell’immunità derivata dalla tecnica di governo che stanno attuando da quando sono in carica. Cavalcare i luoghi comuni, le paure e le varie rabbie della gente. Per farvi capire, secondo la stragrande maggioranza degli italiani, la colpa della debacle di Alitalia sarebbe dei sindacati, che evidentemente godono nel farla fallire. Nel frattempo, papà Silvio piazza anche Marina nel c.d.a. di MedioBanca. Ci sarà pure qualche conflitto di interessi da qualche parte, o no? Niente, silenzio dell’opposizione anche in questo caso.

Da Corriere.it

Veniamo al dunque. Dov’è Veltroni? E’ a fare il fichetto nei salottoni chic dell’Upper-West-Side di Manhattan. Siete contenti, elettori del PD? Questi il contatto con la realtà non l’hanno perso, semplicemente perché non l’hanno mai avuto. Non si rendono conto, sono dei perdenti nati.

Da Corriere.it

Di Pietro invece ieri era in mezzo alla gente, come fa sempre. In mezzo ai piloti, alle hostess e via dicendo, arringando la folla con un megafono. Stava spiegando ancora una volta che l’operazione del governo su Alitalia non è un salvataggio, ma una colossale porcata. La peggiore nella storia dei rapporti, già di per sé poco edificanti, tra un certo capitalismo di relazione e la politica. Il governo ha fatto coriandoli del codice civile, delle norme europee e di quelle antitrust”.

Spiegatelo ad alta voce a tutti quelli che conoscete: l’operazione che voleva propinarci il Governo avrebbe eliminato ogni debito ed ogni rischio da Alitalia, lasciando poi in regalo a sedici famiglie amiche (la cosiddetta cordata) tanto grasso che cola (a picco ormai), era una fregatura. Marchio, un’enorme flotta aerea, monopolio assoluto su tutte le rotte italiane, tutto gratis praticamente. Che grandi imprenditori quelli italiani; zero rischi, solo guadagni. Capitani così eroici che attraverso allo Stato avrebbero banchettato sulle nostre spalle, con accordi, appalti, tariffe gonfiate e debiti.

Sì, perché il prezzo di questo immenso dono, tra debiti di Alitalia ed elevati costi sociale degli esuberi, lo avrebbero pagato gli italiani: già ma quanto? Si parla di almeno un miliardo di euro.

Chissà cosa ne pensano i democratical-chic.


Le uscite di sicurezza sono lì, lì e là

agosto 27, 2008

Prendere un aereo ricevendo qualche ora prima la notizia del disastro Spanair di Madrid non è così simpatico come sembra. A parte il ragionamento comune del “tanto è appena successo, mica può capitare un altro disastro in così poco tempo!”, si sta profilando un triste presente e un funesto futuro per chi sperava di viaggiare per il mondo con pochi euro in tasca.

Mettiamola così: il motivo ufficiale è quello dell’aumento esponenziale del costo dei carburanti, che in primis sta colpendo tutte le compagnie low-cost nate negli ultimi anni. In realtà poi bisognerebbe anche andare a vedere come sono state gestite molte compagnie, lo stato pietoso in cui versano innumerevoli velivoli (piuttosto che dissanguarsi in continue manutenzioni, forse è meglio cambiarli quei tupolev anni ’70… A meno che siete una di quelle persone che pensano che con un po’ di aspirina si cura tutto) e i giochini, gli accordi e chissà quante tangenti che vengono costantemente attuati in ogni aeroporto tra compagnie, operatori del settore, società gestori di questo o quel servizio e così via: Alitalia è solo il caso più eclatante e dissennato di questa tendenza.

Alitalia, non solo musica italiana
Per una volta, tralasciamo il monotono (!) caso italiano, inutile incavolarsi, tanto stiamo continuando a pagarla da decenni, anche se da almeno dieci anni è fallita. Prendiamo la tragedia Spanair di Madrid: un articolo su Repubblica spiega come la compagnia fosse in gravi difficoltà economiche già da qualche tempo; ritardi, imponenti tagli di personale, continui problemi tecnici sugli aerei sono solo alcune delle problematiche sorte. E quindi, se proprio dobbiamo fare dei tagli, che spese eliminiamo? Ma certo, quelle di manutenzione dei velivoli. Al massimo morirà qualche centinaio di persone.

It’s raining plane
Poi arrivano i giornalisti, che di colpo si accorgono che da decenni gli aerei in volo sono gli stessi, che i voli sono in costante ritardo cosmico causato da continue riparazioni, che spesso ci sono atterraggi di emergenza, come se improvvisamente, dal 20 agosto, tutte le compagnie facessero di colpo cagare. Volete una prova? In nemmeno 7 giorni abbiamo avuto questo, questo, questo, questo, questo e quest’altro caso di incidenti o disguidi a qualche aereo segnalati dai media.

Maledetto sia il prezzo al barile
Va bene, siamo in estate, ci sono più voli e più persone prendono un aereo, ma davvero credete che negli altri mesi dell’anno queste cose non capitino? Che non ci siano atterraggi d’emergenza?
Il classico esempio è quello dei pitbull: qualche estate fa sembrava che di colpo tutti i pitbull azzannassero chiunque indiscriminatamente… Ora, pensate seriamente che i cani (o i pitbull in questo caso) abbiano smesso di mordere? No, certo. Però non fa più notizia, come direbbe Fabrizio Ravanelli.

Hostess, c’è un finestrino aperto…
Sarebbe quindi più interessante se i giornalisti spiegassero e indagassero sul vero stato delle compagnie aeree e su come operano molte di esse. Perché la Spanair non è una compagnia low-cost, eppure… Dovrebbero raccontarci più spesso delle pressioni subite da piloti, hostess e steward per volare lo stesso con alcuni velivoli ai limiti della praticabilità e magari potrebbero fare pressione sui legislatori affinché creino nuovi obblighi sulla sicurezza: non sono un esperto del campo, per carità, ma per esempio si potrebbe dare un limite d’età a certi modelli di velivoli, o tranquillizzare i passeggeri a bordo con maggiori informazioni, magari più utili delle uscite di sicurezza.

L’aereo più pazzo del mondo
Perché tanto, se un aereo viene giù da 5 o 8 mila metri che siano, dell’uscita di sicurezza, della mascherina dell’ossigeno e del salvagente non ce ne facciamo un bel niente. E’ ora che qualcuno cominci a farlo presente. Così forse, dopo ogni atterraggio, tutti i tamarri di turno la smetteranno di applaudire, pratica fastidiosissima (e tutta italiana) che non concepisco; voi applaudite quando l’autista del pullman vi porta alla fermata? No di certo, porco cane. Ditelo che fate clap-clap perché avete strizza e vi liberate di un peso: vi ho scoperto.

Raddrizzare lo schienale, la chiave della salvezza.
Mi chiedo anche – da profano visto che non sono ingegnere – se sia possibile che nel 2008 non esista alcun tipo di ricerca per quanto riguarda la sicurezza degli aerei e dei passeggeri, e che le uniche misure in caso di emergenza siano una mascherina, un salvagente e delle belle hostess vestite bene. No, ovviamente ci saranno sì tanti tecnici che ricercano, ma se gli aerei che prendiamo sono di 10-15 anni fa (quando va bene), capiamo bene che è un cane che si morde la coda.

Le consiglio un buon Boeing 747 invecchiato 25 anni.
Ad esempio, io non sapevo che “gli aerei di linea causa la tecnologia applicata sono molto costosi e spesso vengono utilizzati in leasing con una scadenza nel lungo termine (dai 20 ai 40 anni): una volta scaduto il termine quasi nessuno torna in servizio perché nel frattempo, grazie al progresso tecnologico, i nuovi aerei prodotti sono più economici nelle ordinarie operazioni di manutenzione rispetto a quelli più vecchi. Molti degli aerei che non vengono più utilizzati sono depositati nel Deserto del Mojave, negli Stati Uniti d’America”. Una mega discarica di aerei presi in leasing dai 20 ai 40 anni. Se siete fortunati quindi l’aereo con cui siete andati in vacanza aveva 20 anni e i film che proiettavano a bordo erano Yuppies e Yuppies 2.

Take my breath away
Non lo so, età dell’aeroplano a parte, studiate una fusoliera che si sgancia e che espelle, ad una certa altezza, i passeggeri con file munite di paracadute. Uso la fantasia e sparo a caso, ispirandomi un po’ a Top Gun. Ma nel 2008 ci saranno altre strade da seguire, senza dubbio.
Senza contare che molto presto non ci sarà più carburante anche per gli aerei: è possibile farli ad energia solare visto che volano più vicini al Sole? Capite, sono solo supposizioni, domande o giù di li, ma qui si tratta di cambiare il mondo non solo per quanto riguarda l’energia che arriva nelle nostre case e via dicendo. Ci sono altre migliaia di applicazioni.

Certo, se prende fuoco l’aereo non c’è scampo. Ma preferisco giocarmela in altri modi un po’ più creativi piuttosto che aspettare la morte con la cintura di sicurezza allacciata e il sacchetto del vomito in mano.


Brianza Air

marzo 20, 2008

La notizia di Berlusconi che lancia una cordata di famiglia per l’acquisizione di Alitalia mi fa arrabbiare. Anzi, mi fa incazzare.
Non basta accettare il fatto che dopo Telecom, dopo le autostrade vendute a Benetton, ecc…un’altra compagnia di Stato finanziata con soldi pubblici finirà nelle mani di qualche privato. C’è il rischio che finisca nelle mani della solita famiglia, del solito furbetto; quello che incentivava buttando milioni di euro il digitale terrestre di sua proprietà con gli apparecchi prodotti dal fratello quando era al Governo, quello che spediva a casa gli opuscoli pagati sempre coi nostri soldi, quello alleato con Bossi.

Perché, tirando due righe, la flotta potrebbe essere messa a disposizione dal gentile Silvio alla futura Federazione Padana. Del resto Roma rimane sempre ladrona, come ha ricordato qualche giorno fa Calderoli, e a quanto pare ai romani e co. va tanto bene ritornare ad essere governati anche dai leghisti uniti ai nazionalisti di An.