Casini tra i leoni della libertà

febbraio 15, 2008

Berlusconi e Casini - Da La Stampa

Casini vuole correre “da solo”, oggi. Pierferdi però ci pensa, non si sa mai. Domani probabilmente, dopo aver chiamato Silvio suo, Pier tornerà all’ovile, abbracciando i cumpà di sempre. Oggi da solo, domani no, dopo domani chi lo sa. La comodità di scegliere secondo comodo, sempre, raggirando molti elettori del centro destra funziona. Perché a loro va bene tutto, va bene spostarsi ancora più a destra, va bene raccogliere i leghisti, i fascisti, una marea di ex-democristiani epurati; agli elettori del centro-berlusconismo (la destra è ben altra cosa, ahivoi) piace anche chiudere gli occhi di fronte al tradimento di uno dei loro tanto sbandierati ideali: la legalità. Nella coalizione in questione infatti, di legale e di discorsi sulla giustizia non c’è niente.

E poco importa se il pdl è semplicemente l’ennesima alleanza dettata dal marketing politico di una sera in piazza e non un partito nato dallo scioglimento di altri, da lunghe discussioni, confronti e consultazioni. Fa niente se ancora una volta il premier sarebbe quel Berlusconi che in 14 anni di “politica” si è già candidato 4 volte, è stato 7 anni al Governo, è uno dei più vecchi in assoluto sul panorama mondiale e non ha mai fatto nulla per cambiare questo paese, se non in peggio. Nessuno però lo schioderà di li, perché non ha ancora risolto tutte le sue questioni: finché morte non lo separi insomma.

Chissenefrega se dopo ogni legislatura è cambiato il governo, come ha giustamente fatto notare Veltroni, pratica figlia del caos introdotto ed esistente dal ’94 ad oggi. Silvio andrà avanti con la solita tiritera elettorale fatta di slogan e frasi vecchie, figlie di un sistema vecchio e stantio che Veltroni ha avuto l’accortezza di mettere alla berlina.
Ma non c’è problema, ai “moderati” interessano solo la patria e la famiglia: agli altri invece no; loro infatti pensano di difendere il concetto di famiglia nella società moderna dicendo no al riconoscimento civile di un’unione di fatto, non incentivando le coppie a far figli, a farli studiare e a far crescere il paese quindi (e ci metto un “lol” anche per le paghe minime di 1000euro, apriti cielo).

A differenza di Prodi, Veltroni sa comunicare in modo molto più semplice e diretto, ma anche nuovo. L’ha capito per primo, la gente è arci-stufa di una politica ormai nipote della prima repubblica; ha dato un taglio netto ai partitini e ai giochini rischiando molto, ma sicuro che è l’unica via per tentare di cambiarlo davvero questo paese. Poi sì, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, lo so anche io; non vorrei che qualcuno dicesse che ho abboccato dopo 5 minuti. Anche perché ancora non si conoscono i nomi dei candidati e quanto il PD si sposterà in mezzo, ma mentre a destra sappiamo già cosa potrà aspettarci, visto che il panorama è sempre lo stesso, con una forma e un nome diverso, per il PD sono curioso. Starò qui a vedere quindi, conscio che consegnare il paese ancora una volta nelle pericolose grinfie di Berlusconi sia un suicidio di massa.

Sì perché uno che riesce a farmi guardare “Porta a Porta” per più di 10 minuti, senza mandare a quel paese Mario Giordano per l’incredibile ed incresciosa faziosità e servilistica provocazione…qualcosa di speciale deve averla per forza.

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