Scoppia lo scandalo blogosfera: le intercettazioni incriminate

luglio 31, 2008

Dopo indagini durate mesi e indiscrezioni di ogni genere, ho avuto il permesso dalla questura di pubblicare le intercettazioni riguardanti la scalata a BlogBabel che hanno portato irrimediabilmente al colpo di mano e infine alla chiusura di BB.

Visto che tutto è tornato a posto e i toni sono tornati sul moderato, ho deciso, in occasione della riapertura di BB, di mostrarvi davvero com’erano andate le cose e perché tutto era stato chiuso così in fretta.

Premessa doverosa. Ovviamente è una vicenda grottesca, iperbolica, quasi paranormale. Spero che nessuno si offenda, se la prenda, ecc…ma che al massimo ci rida su. Questo post è in cantiere da qualche mese e spero che il risultato sia carino. Anche perché vorrei celebrare il secondo compleblog (termine inventato da Suzukimaruti) del Blog a Progetto, che cadeva il 19 luglio, quindi in ritardo sì, ma coinvolgendo un po’ tutti quanti: un po’ com’era accaduto l’anno scorso.

Lo so, ho anche messo i link ai vari personaggi, perché magari alcuni non conoscono i blogger di cui parlo. Evitate quindi polemiche su link, meme… E’ solo un post ironico, per fare caciara. Se vi ha fatto sorridere sono felice, se pensate al contrario che sia di cattivo gusto, chiudete il browser e andate a leggervi le fantastiche storie di tgcom.

Insomma, non c’è nulla di vero, mi sono inventato tutto…o forse no? ;D

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Perché non voterò mai questo PD

maggio 12, 2008

Dunque, in Italia succede questo. Un presentatore fifone che si guarda sempre bene dall’uscire dalle righe o di dare fastidio sempre a qualcuno appena appena più grande di lui, invita Marco Travaglio come ospite. Scoppia il solito caos sul capro espiatorio di turno. In realtà se chiami Travaglio in trasmissione bene o male sai a che argomenti vai incontro. A meno che sei così stupido da pensare che Travaglio venga li a parlare di gossip o a limitarsi a ridere alle tue sciocche battutine che interrompono ogni ospite che intervisti.

Fabio Fazio, l’a-carismatico. Sabato sera ho guardato in diretta la trasmissione e mi ero già incazzato come una iena quando Fabio Fazio spesso interrompeva, come suo solito (secondo lo schema: domanda (spesso intelligente) > prima parte della risposta dell’ospite, che poi continua magari raccontanto un aneddoto > battuta stupida di Fazio > applausi comandati > altra domanda) e come se fosse il peggiore dei cagasotto, Travaglio che citava date, nomi e fatti, dicendogli di non parlare dei non-presenti ed ovviamente dissociandosi con frasi del tipo “io non sono d’accordo, ovviamente sai come la penso”. Ma scusate, che personaggio è uno che mette le mani avanti con ogni ospite “scomodo”? Sei una persona adulta, avrai le palle di manifestare una tua opinione?!

W l’autoreferenzialità dei blogger. Luttazzi ha spiegato più di una volta il genere a cui si ascrive Fazio. Vedere un presentatore tutto prostrato e inclinato sulla sua infima debolezza che legge una lettera di vergogna, di scuse (per paura di perdere il tranquillo angolino su rai 3) o come volete definirla è un segnale orribile, illiberale e diseducativo. Sii uomo per una volta, leggi quella dannata lettera e dissociati. Tira fuori le palle. Anche perché gli esponenti di pd e pdl che si sono affrettati a condannare l’episodio, l’hanno fatto non tanto perché non è vero, ma perché è stato fatto, appunto. Cioè ciò che li ha preoccupati maggiormente non è il fatto che Schifani possa avere o meno legami con la mafia (il suo curriculum non mente), ma il fatto che qualcuno abbia osato soltanto dire una cosa del genere in tv. Come spiega Mantellini, “in questo paese l’abitudine ad essere osservati e giudicati dalla stampa, così come avviene in tutti i paesi del mondo, è ai minimi storici. I giornalisti in Italia, nell’ottica strabica della politica o sono utili alla causa o non sono”. La stampa servirebbe anche e soprattutto a giudicare e a monitorare i profili dei politici, le loro azioni, ecc… Che cosa ce ne facciamo di un’accozzaglia di striscianti lombrichi?

La seconda carica dello Stato. Se ancora non avete idea di chi sia Schifani, fatevi un paio di idee. Come scrive Travaglio, “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”. Stupisce, a prescindere da tutto, il fatto che sia ritenuto normale in Italia beccarsi un presidente del Senato con quel curriculum. Perché probabilmente in un altro paese la candidatura di un personaggio simile non sarebbe stata minimamente presa in considerazione. Perché i media avrebbero ribaltato come un calzino il personaggio in questione; è una sorta di forma di controllo che viene attuata nell’interesse dei cittadini. Qui invece si limitano a riportare il demagogico e compatto pensiero di tutta la casta. Nessun tg ha osato trattare la biografia della seconda carica dello Stato, per la serie “se è li, per forza se lo merita”.

La delusione PD. Ma veniamo al nocciolo del post: in tutto questo che cosa combina il pd di Uolter? Come reagisce? Nel peggior modo. La disastrosa (fin qui, visto il suo risultato in Sicilia) Finocchiaro ha dichiarato infatti che trova “inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Contraddittorio? Cioé? “Sei un mafioso!”, “no, non è vero!”? Bene o male sarebbe andata così. Perché allora, come ha detto Di Pietro, ogni volta che qualcuno parla o scrive di una rapina, bisognerebbe sentire la versione del rapinatore. Vedete? Ci ritengono stupidi. Evidentemente lo siamo se ci trattano così.

Il PD è stato umiliato alle elezioni, le ha straperse, e ancora mantiene una linea di “rispetto” dell’avversario. Non ne parla, non osa fare nomi, non ha palle. Un partito che si è rivelato completamente senza coraggio; era troppo facile capire di correre da soli: quello non è coraggio, è paraculaggine. Cioé Zoro potrebbe fare altri 1000 video, tornare a Matrix, andare da Vespa…ma non servirebbe a niente; la prova è che Veltroni, nonostante abbia ricevuto una critica notevole da gran parte del suo elettorato, non ha nemmeno dato una piccola risposta – anche simpatica – a Zoro. So che può essere un esempio sciocco, ma è lo stesso problema che tratta Zoro alla fine del video: la distanza tra loro e la gente. Sono più che certo che per un caso analogo Berlusconi avrebbe risposto, anche ironicamente (questa segnatevela, ho detto una cosa non negativa su Berlusconi). Il pd no, sta zitto e va avanti a fare figuracce. E dire che c’eravamo cascati in campagna elettorale…

Quelli non riescono davvero a comprendere i gusti dei propri elettori, infatti il risultato si è visto. Mai un po’ di carica, mai niente di niente. Alle elezioni infatti hanno preso niente meno che gli stessi voti di ds più margherita. Però la Binetti sì, lei va bene. E intanto ci si riempie la bocca con il governo ombra, quando in realtà un vero governo ombra, sapete cosa dovrebbe fare? “Il primo compito dell’opposizione non è quello di dire no o di avanzare controproposte. La funzione principale sarebbe quella del controllo sull’attività della maggioranza. Prima della magistratura e della stampa è la minoranza il vero cane da guardia del potere”. In Inghilterra ad esempio ci sono interrogazioni a sopresa, come a scuola, in cui il ministro ombra fa un massimo di sei domande orali al suo corrispondente della maggioranza, che è obbligato a rispondere a voce. Subito.

Il pd come ha risposto quindi all’alzata di toni col fine di insabbiare poi il tutto? Con un niente, appunto. Anzi, con un po’ di vergogna della Finocchiaro, che forse voleva vendicarsi di quello che scrive su di lei Travaglio. Complimenti, voi sì che rappresentate e capite i vostri elettori. Sono proprio contento di non aver votato questo pd. Davvero. Perché continua imperterrito a sbagliare e ad andare dalla parte sbagliata (basta vedere chi hanno candidato e chi sono i ministri ombra), sperando di raccattare tra 5 anni i delusi del pdl. Che in realtà è fatto dal cosiddetto “zoccolo duro”.

Il Travaglio della verità. Il concetto che sta passando in tv è che Travaglio sia stato mandato da comunisti russi con la barba lunga per infamare i grandi eroi del parlamento. I tg lo dipingono come un bugiardo e un infame, mostrando solo le opinioni del politico o le confessioni del Fazio di turno. In realtà ha semplicemente citato un libro per il quale nessuno è stato querelato. Mi verrebbe quindi da dire che certe cose in tv non si vuole proprio dirle. Insomma Travaglio non può mandare in galera nessuno con i suoi libri, saranno i giudici eventualmente a fare il loro dovere.
Per questo Travaglio, che non è così stupido da riportare certe falsità visto le persone con cui ha a che fare, ha sempre detto delle enormi verità, poi ognuno ne può trarre le proprie considerazioni. Certo, in un paese in cui si dice che Mangano è un eroe e non succede niente, le persone non si chiederanno chi sia veramente Schifani, ma piuttosto perché Travaglio si è permesso di dire certe cose.

Comincio seriamente a pensare che le ironiche tirate finali della Littizzetto (non confondetele con la satira, quelle fanno ridere perché lei sfotte i personaggi a cui si rivolge, sulla linea di striscia, iene e co.) siano il simbolo dell’unico paese che è privo di un tg o programma satirico coi controcazzi, nazione dove la superficialità regna sovrana: prive di contenuti ma cariche di parolacce. Che alla fin fine, a noi fanno tanto ridere.


Giornalismi all’italiana

aprile 21, 2008

Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, compie 100 anni e per questa occasione il 23 aprile inizieranno le celebrazioni al Quirinale col capo dello Stato.

Sfileranno anche molti esponenti politici, anche se non si sa bene cosa debba festeggiare il sindacato di uno degli ordini più clienterali, più parassiti e più servi che esistano: probabilmente ne è complice. Un sindacato dell’unico ordine dei giornalisti esistente nei paesi occidentali non si è mai infatti sognato di parlare di conflitto di interessi, di percezione della realtà alterata nell’unico paese in cui un losco figuro detiene televisioni, giornali ed opinione pubblica.

In compenso si parlerà di Birmania, Tibet e Cina, dicono. Anche se quasi nessun giornalista di quelli che contano ha osato alzare un dito contro le Olimpiadi o ha pensato, non dico di boicottarle, ma almeno di trattarle in altri modi. O di rifiutarsi di commentarle. In Italia quindi è come se l’informazione non avesse problemi, come se fosse libera e come se i giornalisti avessero accettato, dopo qualche anno, che i tempi sono cambiati, che esistono i blog, che esiste la Rete, che è nato il citizen journalism, che i contenuti ormai sono fatti anche dalle persone che vivono dentro i fatti. Ma non è così. Diamogli tempo, dategli tempo (ma quanto ancora?): nel frattempo il NY è già free da mesi.

Però dai, il Corriere ha aperto i commenti (…!) e Repubblica ha una rubrichina in cui ogni tanto dà il contentino e linka a caso un po’ di blogger. Eccoci qua quindi, i giornalisti hanno compreso le nuove dinamiche e si sono aperti ai cambiamenti.

Tra gli invitati al party ci sarà anche il Ministro del Lavoro Damiano che probabilmente ricorderà ancora una volta come la Legge 30 sia stata applicata in modo sbagliato, ma che non vada abolita; per questo, Natale, il presidente della Fnsi, spiega che si sono immaginati come loro interlocutore un precario: “bisogna coniugare l’importanza della memoria con la capacità di rispondere a chi oggi chiede al sindacato lavoro e tutela dei diritti”, dice. Già: i giornalisti dell’Ordine infatti fanno davvero centinaia di inchieste sui giovani, sui precari, sul loro stipendio e sulle loro aspettative per il futuro.

Forse è per questo che gli editori non spingono mai per parlare di certe cose o trattare alcuni argomenti. Perché ci sono già tantissimi giornalisti pronti a soddisfare le esigenze dei lettori italiani (parlando di soubrette e starlette varie magari) e tanti altri sempre fieri di tenere alta la bandiera dell’etica nell’informazione (i vari Vespa, Mentana, Farina, Fede, ecc…).

Ma il 25 aprile ci sarà anche il secondo V-Day. Da mesi infatti Grillo sta spammando l’evento con post, comunicati e video sul suo blog, nonostante dopo le elezioni abbia scritto qualche post alquanto strano; forse il ritorno del cosiddetto “testa d’asfalto” lo ha fatto sentire un po’ in colpa: in questo post ad esempio si legge “Voi siete Beppe Grillo. Ragionate con la vostra testa.”

È questo di cui parlo, è questo il delegare. È proprio perché ragiono con la mia testa che io sono io e non Beppe Grillo. E questo evidentemente al comico non è ancora chiaro o meglio, fa comodo; è lo stesso motivo per cui abbiamo permesso a certe persone di governarci. C’è uno simpatico che grida più forte e dice cose più o meno ovvie e di conseguenza ci sono tanti altri che annuiscono col testone, belando. E perdono la concezione del tempo e dello spazio, perché non siamo capaci di andarci piano, di avere pazienza e ragionarci su. O bianco o nero, il grigio non viene concepito. Giù il piedone sull’accelleratore, se i politici fanno tutti schifo e uno mi dice quello che voglio sentirmi dire, io lo seguo e non voglio sentire ragioni.

Insomma non si discute la lodevole iniziativa, mi fa un immenso piacere leggere Grillo quando tira fuori certi argomenti ambientali, politici, economici, ecc…, però il resto poi starebbe a Noi. Lo ripeto perché non si sa mai. E vi dico, ci ho messo un bel po’ anche io a capire che forse forse esageravo ed era meglio farsele da soli le idee, ringraziando chi ti forniva l’input.

Probabilmente un giro in piazza me lo farò, leggendo le varie proposte di iniziativa popolare, perché sono d’accordissimo ad abolire l’Ordine dei giornalisti, ma eviterei facili soluzioni quando si parla di finanziamenti ai giornali. Perché eliminando a priori ogni tipo di finanziamento ai giornali, pensateci bene, accadrebbe che sopravviverebbero soltanto i grandi giornali, quelli della confindustria, quelli dell’editore più potente, quelli che vivono di grande pubblicità (quelli della famiglia Mediaset ad esempio). Lo aveva già spiegato efficacemente Piero Ricca in un suo post.

I mali del giornalismo italiano infatti sono altri: non serve a niente azzerare partiti, giornali e giornalisti, «in nome della “democrazia diretta” e dell’informazione autoprodotta in Rete.» Non si può, servono delle mediazioni. Per esempio, dovremmo parlare della concentrazione del potere mediatico (in particolare televisivo – i giornali sono letti da poche persone) in poche mani, lo strapotere della pubblicità sui contenuti, la lottizzazione della Rai, l’assenza di un’ovvia incompatibilità fra cariche pubbliche e proprietà di media vari.

Perché senza incentivi distruggeremmo ogni tipo di realtà parallela che voglia risultare alternativa a quella esistente; spesso gli incentivi aiutano a spezzare certi monopoli. Ragionate con la vostra testa.

E poi, bisognerebbe anche parlare di questa benedetta “perdita dell’aura” da parte dei giornalisti in generale (concetto che ho tentato di spiegare nella mia tesi di laurea che forse un giorno pubblicherò per farmi irridere da tutti voi chiaramente), del fatto che i nostri invece non abbano poi molta voglia di leggere e tenersi aggiornati, non sappiano o non vogliano interpretare. E ancora, copiano e incollano alla bellemeglio e in molti casi invece si adattano ai gusti dati dal progressivo azzeramento mentale di milioni di cittadini italiani, trasformati in «sudditi non pensanti».

Quindi stiamo attenti quando ci travestiamo da folla.
Che poi possiamo davvero diventare pericolosi…


Prepariamoci al peggio

aprile 15, 2008

Via Dario Salvelli
l’andamento del titolo Mediaset in funzione degli exit poll, via Dario Salvelli

La situazione è tragica. E io voglio scendere, questa non è l’Italia che voglio.
Perché non c’è nulla per cui sorridere da ieri (una cosina c’è: Ferrara ha preso lo zero virgola), non sussiste nessun elemento per cui pensare di prenderla con filosofia (sono pur sempre interista alla fine, a certe cose mi ero abituato fino a qualche anno fa, poi però si è capito perché), per cercare una minima opzione che permetta di dire “l’unico piccolo vantaggio che avrò è questo”. Ennò cari padani, ennò cari romani ladroni, ennò cari terroni (a seconda di dove abitate, beccatevi un epiteto).

Dati alla mano. Quasi 6 italiani su 10 hanno votato per una destra xenofoba ed estremista, non moderata manco se mi paghi. Spaventoso il seguito della Lega qui al Nord, arrivato a livelli impensabili: è ormai evidente che anche la gente che abita al di sotto del Po preferisca chi piscia sul tricolore o al massimo chi “ci si pulisce il culo”. Non ci credevo ma sì, ora sono certo di vivere in un paese alquanto retrogrado e particolarmente incivile.

Cilicio per tutti. Veltroni è stato ampiamente sconfitto e non è stata disfatta soltanto grazie all’apporto di Tonino, che raddoppia i voti, triplicando i suoi seggi in Senato rispetto al 2006. Veltroni non ha preso altro che qualche punticino in più alla somma DS+Margherita, probabilmente rubato non al centro-centrodestra, ma alla sinistra arcobaleno, che ha ottenuto una disfatta degna di Napoletone a Uaterlu.
Certo, a me viene da dire anche “wow, ma la Binetti e tutti i teodem-bigotti centristi ci hanno aiutato taaantiiisssiimooo a togliere voti ai cattivi”. Ecco (per esempio) un motivo per fare auto-critica e tornare subito a fare un PD laico che, con Di Pietro, faccia un’opposizione con i controcazzi. Sostanzialmente ora si va decisamente per il bipolarismo, salutiamo la sinistra, la destra e tutti gli altri partitini: in parlamento staranno in 5 (pdl-lega-pd-idv-udc). A sinistra c’è stato comunque un segnale deciso di unificazione e spostamento, a destra no, la frammentarietà c’è ancora, eccome. Che lo vogliate o no, il PD oggi è la nuova “sinistra” italiana e l’unica strada percorribile.

No, we can’t. Partirò dalla campagna elettorale: Berlusconi ha attaccato i comunisti, Veltroni no, l’ha fatto diventare Innominato (forse una volta l’ha nominato, poi però ha chiesto scusa..). Ma diavolo, in tutto il mondo le campagne elettorali si fanno ance e soprattutto all’attacco, specialmente nella tanto celebrata America; insomma, speravo che nella seconda parte della campagna Walter facesse la voce grossa attaccando, tirando fuori gli innumerevoli scheletri nell’armadio, parlando di giustizia, televisioni, conflitto di interessi… Invece no. Si è limitato passivamente a subire la demonizzazione del PD da parte del diavolaccio di Arcore, zittendo Di Pietro quando tentava di prendere posizioni nette e fondamentali per molti elettori. Infatti alla fine la vera vittoria l’hanno avuta Lega e Idv, partiti che comunque sia vanno giù pesante: guarda a caso sono state praticamente le uniche 2 forze politiche a votare contro l’indulto.
E ancora, potrei parlare dell’errore di candidare la Finocchiaro al posto di Rita Borsellino, il simbolo dell’anti-mafia, testimoniato dall’ennesimo disastro in Sicilia, dovuto sì a tanti altri fattori storici, però…cavolo: Cuffaro è stato rieletto al Senato e il partito più clientelare e sporco, l’Udc, rimane forte in Sicilia.

La gente vuole il gol. Ok, come dice Enrico nel suo splendido post, basta commiserarli, basta dire che “non ci hanno capito” (gli italiani). Infatti, bisognerebbe dire che non hanno proprio capito un cazzo di niente. E provano una volta di più quanto siano contenti di tifare per i cattivi, per i chierici retrogradi, salvo poi lamentarsi se le cose vanno male, anzi malissimo. Nel senso che io non sono affatto sicuro che gli italiani sappiano e abbiano capito che persona è Berlusconi, da chi sia circondato, ecc… Altrimenti “non lo voterebbero”, mi verrebbe da dire. Io sono disperato ma non voterei mai per uno come lui, per decine di motivi. Non mi dilungo che li sapete. Per me in questo paese non basta mai ricordare certe cose sino alla nausea, al vomito e alla diarrea. Perché cavolo, se come Suzukimaruti dice, gli italiani avessero ben chiaro che Berlusconi si fa i fatti suoi e probabilmente se li farà ancora, finendo il lavoro cominciato tra il 2001 e il 2006, allora sarebbero sì stupidi, disonesti e parassiti. Perché tiferebbero per il più forte, contro la giustizia (altro controsenso per chi è di destra), dimostrando di essere felici di fare i servi e ricavarci comunque qualcosa. A meno che Suz era ironico e ci ha fregato.

Grillini ortodossi. Per inciso devo aprire una breve parentesi. I Grillo boys, scontenti, hanno arricchito di un altro 3% l’esercito astensionista: e bravi stupidi. Sì perché mi viene da ridere pensare al comico genovese che, equiparando Berlusconi e Veltroni per mesi, ha contribuito decisamente al trionfo indiscusso del pdl. Chissà se ci ha pensato ieri sera. Complimenti, imbecilli. Bravi, non votate, questi sono i risultati.

Domani è un altro giorno, purtroppo. Come ho accennato prima, il futuro non ha niente di simpatico con questo stato delle cose. A parte i canonici scoramenti, su twitter ho registrato tantissimi pareri e desideri di scappare via da un paese che vuole continuare a rimanere in coma irreversebile. All’italiano non toccargli le ridicole certezze che ha, che poi mi va in crisi mistica.
Ci aspetta un periodo fatto di tante ripicche, di rivincite da vigliacchi e speriamo che Berlusconi non abbia vinto per i premi promessi, tipo l’Ici e il bollo (che non cambieranno la vita di nessuno) che, vedrete, pagheremo eccome (e con gli interessi) da altre parti. Però lui l’avrà fatto.
Se oggi la sfiducia endemica nella società italiana è a livelli altissimi, il risultato elettorale ne è lo specchio. Il ragionamento sostanzialmente sarebbe “non ho più speranze, figurati se la giustizia esiste; tanto vale votare Berlusconi”. Ebbene questo è un ragionamento tipicamente italiano: invece di lottare e credere nel cambiamento, è più facile adattarsi e allearsi al potente, anche se fa schifo ed è molto antipatico. Quindi via, stringiamo ancora di più la cinghia e prepariamoci al terremoto.

Pdl ricco, il Vaticano ci si ficca. Non vi siete dimenticati del Vaticano, vero? Avete notato che non si è fatto sentire in queste ultime settimane? La chiesa caldeggiava l’inciucio concordato tra pd e pdl, ma in questo modo avrà vita molto più facile: potrà infilarsi capillarmente nelle decisioni che ci instraderanno ancora una volta nel passato. C’è però da dire che gli italiani sono dei paraculi, nel senso che si riempiono la bocca con i fantomatici valori cristiani, ma poi scopano prima del matrimonio, tradiscono le mogli con le ragazzine, scambiano i mariti con amanti di colore che vogliono sbatter fuori dall’Italia, ecc… Perché è così. Reputando quindi come persone stranissime i gay che votano pdl, ritengo che qui ci saranno alcuni scontri: molti italiani non tollerano molto che qualcuno che non gioca al gioco, possa dettare regole precise su matrimonio, figli, ecc…
Una cosa mi spaventa più di altre: il fatto che in questo modo l’equazione più ricco sono, più diritti ho, diventi legge. Cercate di diventare più ricchi, e in fretta, che il denaro in Italia pagherà la libertà…di essere liberi (tipo andare all’estero per abortire, avere figli, pagare per farsi curare, ecc…). Insomma, ci trasformeremo in una società molto più cinica, individualista e cattiva.

Ora sono cazzi nostri/vostri. Sicuramente la vita diventerà ancora più dura per noi giovani, ma sarò sempre pronto a rimboccarmi le maniche – parlo per me stesso (detto fra noi a bassavoce, non sanno che se noi di sinistra decidiamo di fare sul serio, sono cazzi per loro). Santificheranno i mafiosi, terranno buoni gli italiani attraverso i media, diffondendo l’opinione pubblica concordata, riscriveranno i libri di storia. Ma il loro revisionismo non cambierà affatto la storia, che è una sola. Non potranno mai dire che i deportati Ebrei erano in villeggiatura ad Auschwitz per esempio. Ma è anche in questi casi, nelle situazioni disperate che noi sappiamo tirare fuori il meglio da noi stessi; fa niente se il merito se lo prenderà qualcun altro. Perché i buoni siamo noi, ricordatevelo.
Quindi sì, ci toccherà diventare più cattivi e stronzi, dovremo pensare soltanto a noi stessi, ragionamento allucinante e contrario alle società moderne che si evolvono, ma a noi si sa, piace distinguerci. Mi verrebbe da dire “arrangiatevi” ai romani ladroni, “ve la siete cercata”, terroni che non siete altro. Ma non lo farò. Perché comunque vada anche io abito nel Nord produttivo, in quella vergognosa Lombardia in cui la Lega stravince. Mi vogliono cinico? Va bene. Anche se questa sconfitta mi sta aiutando a crescere e a meditare ulteriormente.
I cazzi quindi, grattateveli voi.


Beppe Grillo si BlogBabelizza

aprile 10, 2008

Secondo voi perché Beppe Grillo, per la prima volta, veste i panni del “blogger comune” e chiede ai lettori di essere votato nella classifica del Time?

Il risultato è che nella classifica dei top 5, il blog di Beppe Grillo è già straprimo con 108 e passa mila voti.

Ma con quale pro, con quale fine? Forse alcune parti della risposta possiamo ritrovarle qui e qui.

Stiamo sempre attenti a farci svuotare del nostro “Io” delegando a destra e a manca. Abbiamo bisogno di risvegliare il nostro pensiero individuale e la coscienza sociale comune, non di appiattire definitivamente le nostre idee sottoforma di commento ad un blog.


Beppe Grillo è …

gennaio 28, 2008

//new-italy.net/

In questo periodo se parli di Beppe Grillo farai sicuramente centro. Se ne parli bene a prescindere riceverai un’ondata di commenti simpatici e di supporto.
Se osi soltanto tentare un confronto o discutere una qualsiasi cosa che dice, sei uno stronzo, non capisci un cazzo e guardi troppa tv. Basta scrivere un titolo a caso su di lui per scatenare putiferi (di solito la formula da me usata nel titolo funziona sempre; aggiungeteci un aggettivo a caso e via).

Questa purtroppo è diventata l’ennesima anomalia del nostro paese: o fai quello che dice una persona (e come vuole lei), altrimenti se ti poni un paio di domande o hai dei dubbi (passatemi i francesismi) sei un coglione, sei in malafede, ecc… (il dilagante culto della personalità che caratterizza questo paese è davvero incredibile). Dall’altro lato però non vedo l’ora che venga aprile, sono proprio curioso di capire cosa potrà succedere durante il secondo V-Day, a cui probabilmente parteciperò (ebbene sì, nonostante la scelta infelice del giorno e i molti dubbi del caso, visto che pur apprezzando quello che fa Grillo ho ancora una testa con cui pensare fortunatamente) incuriosito: ho l’impressione che possa venir fuori qualcosa di grosso, con la scusa di una alta movimentazione delle masse. Non so di cosa parlo, forse viaggio troppo con la mente.

Fate come Corriere, Repubblica e co.: loro hanno capito tutto, se volete avere una valanga di visitatori che clicchino sui vostri banner pubbilcitari pubblicitari (perdonate il refuso, ma c’è qualche lamer che ancora gioca a defacciare che si lamenta altrimenti) sapete cosa fare. Occhio però, perché rischiate di dover passare giornate a moderare commenti di ogni genere.
A vostro rischio e pericolo.


L’uomo dell’anno

gennaio 23, 2008

//lnx.contro-mano.net

Domenica pomeriggio mi sono guardato un film del 2006 con Robin Williams: “L’Uomo dell’anno”. Devo ammettere che non mi aspettavo che fosse così interessante quanto impegnato.

Nel senso che il film passa in fretta, complice la comicità di Williams, che nel film – appunto – è un conduttore satirico di un talk show politico. La storia è più o meno, in breve, questa e più il film andava avanti più mi impressionava una cosa. Sì perché la mia mente malata continuava a suggerirmi il paragone attualissimo con la situazione italiana: gente sfiduciata e pessimista nei confronti della politica e un comico che cavalca l’onda anomala di questo vuoto, un po’ per caso. Il problema è che per un errore, diventa presidente degli Stati Uniti, vincendo le elezioni.

Pensare ad una cosa del genere nella realtà sarebbe alquanto divertente: la scena nel film durante il “faccia a faccia” tra i candidati è eloquente, devo ammettere che ci toglieremmo qualche soddisfazione. Una cosa del genere infatti sarebbe un segnale fortissimo per un paese come il nostro, abituato ad apprendere le notizie attraverso le dichiarazioni dei vari parlamentari dai tg come se il giornalista recitasse l’elenco della spesa.

Il mio consiglio è quello di guardarlo, tanto non è pesante e non richiede troppe riflessioni. Dopo esservi ingozzati di pop-corn poi, tornate qui e ditemi se le vostre impressioni coincidono con le mie.


“Cri-cri” fanno i pecoroni italiani

gennaio 10, 2008
Ieri ho letto il post di Gilioli sul tentativo di intervista a Grillo non riuscita, in quanto il comico genovese non ha voluto rispondere ed abbassarsi ad un confronto una volta di più quindi. Ci ho ragionato su un bel po’ e dopo aver letto centinaia di deliranti commenti di Groupie di Grillo ho deciso di commentare il post di Gilioli, che tutti questi insulti non se li merita. Sarebbe bastato semplicemente leggere il suo blog per capire che alcune persone il giornalista lo sanno ancora fare, e lui è una di queste.
Per farvi capire il mio pensiero mi limiterò autobiograficamente a riportarvi il commento che ho lasciato sul suo blog; fortunatamente vedo che la mia idea è condivisa anche da tante altre persone che, evidentemente, un cervello per pensare ce l’hanno ancora e non delegano più a nessuno l’arte del decidere per conto terzi. Prendetela come una lettera aperta, se volete.

«Leggo il blog di Beppe Grillo tutti i giorni. Ho visto tutti i suoi ultimi spettacoli. Lo seguo perché a prescindere da tutto quanto, gli spunti di riflessione che può dare sono tanti. Sono anche stato al V-Day, ho fatto la coda e ho firmato. Ve lo dico perché almeno, mettendo il discorso sul vostro stesso piano, potete capire che ho la giustificazione per dirvi quello che sto per dire. Patetico, no?

Mi rattrista molto però leggere tutti questi commenti di persone che fino ad oggi (o ieri) questo blog (quello di Gilioli, ndr) non l’hanno mai letto. Perché se aveste letto il blog di Gilioli almeno una volta vi sareste accorti che è uno dei pochissimi giornalisti “dalla nostra parte” (parola brutta, ok), cioé dalla parte di chi ha un pensiero libero e senza preconcetti. Avreste potuto leggere il suo post sull’aborto, su Ferrara o i tanti altri sui vari tipi di censura, su De Gregorio, su Mastella, ma siete talmente inebetiti e pecoroni che senza manco finire di leggere il post attaccate. Guardate cosa siete diventati, totalmente rincoglioniti. Se domani Grillo vi dicesse che gli asini volano sareste qua a motivare tutto quanto, dicendo che tutti sono contro Grillo a prescindere. Non sapete più pensare con la vostra testa, come sempre – da buoni italiani di merda – delegate qualcuno per farlo al posto vostro. Quindi sì, ci meritiamo questa casta che tanto usate come motivazione per tutto al governo.

Siete peggio dei berlusconiani quando qualcuno osa pronunciare un pensiero diverso dal loro, è incredibile: insulti, supposizioni, “eh gilioli, le tue domande erano faziose, sicuramente hai riportato certi virgolettati, sicuramente avreste censurato qui e la” o ancora “fabbrica del consenso”, “casta”… Siete allucinanti. Davanti all’evidenza rispondete usando le stesse parolone che manco conoscete, in un pessimo italiano, tra le altre cose. Ve lo ripeto, siete come i berlusconiani che parlano come il capo, come la tv gli ha insegnato: loro usano la parola “comunisti” per ricondurre ogni cosa ad un modello mentale che conoscono; certo, gli hanno insegnato così. E voi siete diventati uguali identici.

Queste erano semplicemente delle DOMANDE serie che nessuno ha mai avuto il coraggio di fargli; Grillo aveva carta bianca, poteva rispondere quel cacchio che voleva (il blog di Gilioli è un blog libero se avete intuito, altrimenti i commenti sarebbero moderati come accade sul blog di Mastella ad esempio), poteva essere un’occasione per ribadire una volta di più i suoi concetti, ma così non è stato. E vi rode dentro, quindi la colpa dev’essere di Gilioli, che scrive per l’Espresso (non per il Giornale, sveglia!!!), è uno dei pochissimi giornalisti che cura un blog serio e addirittura vi permette di commentare questo post con una miriade di cazzate. Ma guardatevi : scrivete tutti quanti le stesse cose, non vi sembra di esservi trasformati in organismi berlusconiani geneticamente modificati? Sono anche questi gli effetti del berlusconismo, al contrario (o per contrappasso se volete).

Critichiamo, giustamente, il 99% dei giornalisti che fanno informazione sui media tradizionali, però quando fanno domande più ragionate a Grillo o chi per lui vi incazzate. Incazzatevi con chi vuole rispondere (e mi ha molto deluso) con un monologo; è come se ad un esame universitario dico al professore che do il mio meglio se la domanda me la faccio da solo…! Ditemi che state scherzando, perché lo ripeto, ci meritiamo tutto questo schifo. Siete di una tristezza incredibile. Provate a pensare perché abbiamo avuto bisogno di Beppe Grillo per smuovere qualcosa: da soli non siamo capaci di fare niente, quindi se il nostro paese è una schifezza è anche (e soprattutto) colpa nostra che l’abbiamo permesso e ancora lo permettiamo.

Mi fermo qui che poi divento noioso. Ma se ancora avete un briciolo di neurone nel vostro cervello ragionate, e pensate anche a perché Grillo non risponde mai ai commenti, non si rapporta con nessuno in Rete o nella Blogosfera.
Se avete le palle, ragionateci su. Perché se Gilioli fosse stato contro il V-Day o Grillo a prescindere, su di lui non avrebbe scritto un bel niente, ignorandolo (perché sapeva a cosa andava incontro, i vostri commenti lo testimoniano).
E’ comodo tirare fuori la storia del comico quando serve. Gilioli è semplicemente deluso, come me e come tanti altri che fortunatamente e ancora un cervello per pensare (magari sbagliando, per carità) ce l’hanno.
Siete tutti uguali, per questo fate tanto schifo e me ne dispiaccio; quindi prima di giudicare una persona, magari, leggete altri post. Perché la figuraccia, cari miei pecoroni, la fate sempre e soltanto voi.
Il sistema Italia così non si cambia affatto. Perché voi usate gli stessi metodi usati da quelli che tanto critichiamo: consenso e culto della personalità oltre ogni modo e indipendentemente da tutto quanto.
Siete penosi, vergognatevi.»


Un’aria di disappunto

dicembre 13, 2007

 …In prima pagina del NY Times, oggi, campeggia Beppe Grillo e l’ennesimo articolo sul nostro paese. Leggetelo.

ROME – All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what, really, the red in a stoplight might mean.

In questi giorni di caos scioperi, in questi giorni di figuracce internazionali grazie all’ultima moda della corruzione, in questi giorni di nulla cosmico, il mondo ci sta irridendo, una volta di più. Il fatto che Beppe Grillo sia nella home page del New York Times e l’articolo che parla di noi sia condito da una festa di luoghi comuni eterni sull’Italia e spieghi il malessere diffuso comune degli italiani, che persino gli americani e tutti i paesi esteri riescono a capire invece da molto da pensare.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.The latest numbers show a nation older and poorer – to the point that Italy’s top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor. Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses. Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from China.Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still live at home, condemning the young to an extended and underproductive adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it implies a collective funk – economic, political and social – summed up in a recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living, say they are the least happy people in Western Europe.

Quattro pagine di articolo per delineare il ritratto del nostro paese, bistrattato da tutti e di cui tutti si accorgono quanto sia caduto in basso. E invece dall’alto abbiamo una casta marcia dentro che tutte queste cose non le sa, non le capisce, le ignora e anzi chissà che cavolo fanno ogni giorno in parlamento, di cosa parlano. Addirittura Beppe Severgnini al NY Times arriva a dire che “to change your ways means changing your individual ways: refusing certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission to university.” E ancora: “we have reached a point where hoping for some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”, concludendo con un poetico “We Italians have our destiny in our hands more than ever before”. Capite, siamo un paese allo sbando, senza futuro e la soluzione proposta da media italiani e politica è dare la colpa di tutto agli immigrati, ai comunisti, ai bamboccioni o ai giudici. Intanto dall’estero se la ridono.

La domanda è: perché ad esempio, Beppe Severgnini al Corriere della Sera queste cose non le dice e non le scrive? Ma è semplice (basta vedere la vergognosa home page del corriere di oggi e come da le notizie da troppo tempo ormai): per lo stesso motivo per cui il NY Times parla dell’Italia, per sempre mafia, pizza e mandolino.

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