Dialoghi sui massimi sistemi

luglio 20, 2008

Poi Bossi sale sul palco e arringa i delegati. Il primo affondo, accompagnato da un inequivocabile dito medio alzato, è contro l’inno di Mameli: “”Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io”. Secondo affondo contro lo Stato “fascista”: “E’ arrivato il momento, fratelli, di farla finita”.

Al congresso della Liga Veneta-Lega Nord Bossi arringa la folla con alcuni cavalli di battaglia: Inno di Mameli, Roma ladrona, eccetera eccetera. Romani, dove siete?

“Capitolo scuola. Per Bossi è ora di dire basta “al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato ‘bastonato’ agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo”.

Stranamente poi non giunge nessuna menzione per il miracolo napoletano: è da un paio di giorni infatti che le tv si affannano a spiegare che Berlusconi ha salvato Napoli, riportandola alla civiltà. Poi invece vai a vedere come stanno le cose, fortuna che c’è Internet, e scopri che la realtà è ben altra: napoletani, dove siete?

“Quindi Bossi chiama al suo fianco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che rilancia: “Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima”.

Se per questo conosco gente che non sa nemmeno le tabelline, tipo che se gli chiedi 7×9 risponde con qualche difficoltà. Certe cose spiegano anche il perché alcune persone possano governarci: rispecchiano il livello del paese dopotutto.
Italiani, dove siamo?

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Giurin giurella

Mag 8, 2008

Da Corriere.it

Non solo in Parlamento hanno voglia di scherzare: “ti arrestano la moglie!”. Il Corriere di questi tempi osa, quasi come la Prestigiacomo coi pantaloni in viola o quasi come la Carfagna alle pari opportunità.

Mentre Al Gore incontrava i blogger – che invece non hanno osato – andava in onda il “Berlusconi IV”, nuovo titolone coniato dai sempreverdi giornalisti italiani. Come un “Rocky V” qualunque, come un “Nightmare VI”, tutto converge tristemente in un Bossi e in un Berlusconi che giurano ancora una volta sulle macerie rimanenti di una patria gia fin troppo insultata.

Pensare a Calderoli come “Ministro della Semplificazione” o alla Brambilla come Ministro della Salute, o ancora al fatto che le donne restano meno di 1/5 dei ministri, con le loro “opportunità” tutelate da una che andava in giro mezza-biotta ma “crede nei valori della famiglia” non so, mi suscita un senso di impotenza senza precedenti.


L’ora delle decisioni irrevocabili

Mag 7, 2008

E’ giunta l’ora, anche se il tempo è tiranno e rema contro Berulsconi. Sono infatti giorni, quasi settimane che l’opinione pubblica ci ricorda la fatica con cui il cavaliere stia tentando di comporre il suo governo. Un lavoro durissimo, che mai nessuno prima di lui era riuscito a fare. Sembrava che in campagna elettorale i nomi fossero già stati decisi, con la coalizione pronta ad agire; probabilmente “non aveva detto così”.

Vi siete chiesti i motivi per cui Berlusconi non si sia ancora deciso su tutti i nomi? In primis, il numero dei ministeri concessi, cioé 12, limite che vorrebbe oltrepassare. Sì, ma come? Semplicemente dovrebbe, al primo c.d.m., varare un decreto che superi la cosiddetta legge Bassanini e solo successivamente potrà dare le nuove poltrone ai ministri senza portafoglio, tra cui lo stesso Bossi.

Già questo fatto basterebbe per far storcere il naso a chi aveva ascoltato schiamazzi in direzione anti-casta e con l’obiettivo di ridurre il numero di parlamentari, ma si sa, An e il Mpa di Lombardo reclamano poltrone. E c’è sempre la Lega. Ma c’è un secondo enorme e fondamentale motivo per cui Berlusconi sta temporeggiando.

Insomma Silvio ha preannunciato che verranno tempi duri, con “misure impopolari” e non può assolutamente permettersi di avere il benché minimo sassolino nella scarpa che possa infastidire le sue azioni. Berlusconi dovrà infatti affrontare la questione giustizia così da liberarsi definitivamente da tutti i processi che un po’ lo preoccupano e per farlo non basterà mettere al Ministero Pera o Vito, degni successori di Mastella. Con la maggioranza di proporzioni bulgare che si ritrova, avrà anche bisogno di gente che voti senza batter ciglio tutti gli scempi che proporrà.

Le strade in Campagna Campania (…! Perdonatemi, sono stanco dopo una giornata lavorativa, è un lapsus per cui mi sono già auto-flagellato, un errore che non ho mai fatto, oddio aiutatemi, sono malato, è grave secondo voi..? Perdo colpi…) sono ancora e sempre più piene di rifiuti e tra non molto tempo, la monnezza passerà nelle mani di Silvio. Sarà ufficialmente la pattumiera di Berlusconi, quella che doveva far sparire una volta eletto. Oltre al problemino della Campania ci sarà quello di Alitalia: nessuno ancora sa bene che fine farà la povera compagnia; il responsabile prestito-ponte chiesto da Silvio a Prodi di 300 milioni di euro dimostra che nemmeno il Cav sa bene cosa diavolo fare. Intanto si va avanti a pagare qualche cosa di morto, visto che i francesi non andavano bene. Forse la piazzeremo all’ex-comunista Putin o a qualche fantomatica cordata fatta di capitalisti italiani, quelli con “le pezze al culo”: probabilmente una parte di questa cordata ora è in carcere, ma si conta di liberarla per l’occasione (Ricucci e co.?), attraverso una riabilitazione piuttosto innovativa.

Intanto sui media continua ad imperversare il gioco del toto-ministro. Mi gioco tutto e scommetto che…Berlusconi sarà di nuovo “presidente del consiglio”.


Voti utili

aprile 7, 2008

La fonte è indicata sull'immagine

Chi ha riscritto e progettato la famosa “legge porcata” (così definita da uno dei suoi creatori, Calderoli)? Probabilmente già molta gente se ne è dimenticata. Tralasciando per un momento i prevedibili giochini politici, parlo di quella legge che ha tolto agli elettori la facoltà di scegliere un candidato. A meno che Berlusconi stia puntando a far ristampare le schede con già una croce sopra il simbolo del pdl.

Dopo l’ennesima affermazione del genere però bisognerebbe fare un po’ di passi indietro.

Gli italiani stanno per rispedire al governo per altri 5 anni questi qua, quindi in teoria dovremo abituarci a convivere con certi personaggi. In pratica ci è impossibile, a meno di trasformarsi in trogloditi e tornare a vivere nel Medioevo. Lo dico anche a chi risiede sotto la linea del Po’ e vota PDL: amico romano-ladrone o terrone, guarda che stai votando anche la Lega.

La differenza di stile tra i due principali candidati è abissale, questo si sa da tempo; mentre uno è impegnato a insultare e a parlare per luoghi comuni vecchi come lui, l’altro parla di politica. Che è quello che bisognerebbe fare, promesse a parte.
E anche se oggi tra il pdl regna il caos sovrano più del solito (Berlusconi rinnega Bossi tirando in ballo la sua instabilità fisica, da un po’ di colpe a Casini e Calderoli, dopo averla definita porcata, difende la sua fantstica legge elettorale), farei presente una cosa: le schede sono praticamente identiche a quelle del 2006. Se Berlusconi è così sciocco da considerare chi vota talmente stupido da non saper fare una croce, che lo spieghi ai suoi elettori.

Perché questa polemica è stata creata ad arte per avere un alibi comunque vadano le cose, per creare un clima incivile e seminare altra sporcizia ed altre incertezze su un paese assetato di una decente stabilità.


«Gazebizzati»

dicembre 20, 2007
Non ho mai parlato di calcio su questo blog e me ne guarderò bene dal farlo visto che non è proprio il luogo adatto. Anche se in questi giorni ne avrei a valanga di cose da dire (capitemi, sono interista e di sinistra), viste le ulteriori intercettazioni e gli altri sviluppi emersi che non hanno fatto altro che dimostrare perché certa gente 2 giorni prima abbia messo le mani avanti:
Non esistendo più da tempo, in questo Paese, un’etica e neanche un’etichetta condivisa, l’intero sconquasso di Calciopoli, come già era avvenuto per la più pregnante Tangentopoli, è stato retrocesso da Scandalo Nazionale a opinabile regolamento di conti tra club rivali. Fino all’autorevole e definitiva esternazione di ieri l’altro del presidente del Milan Berlusconi, al quale per liquidare Calciopoli è bastata una mezza frasetta di scherno tra un comizio volante, una galanteria alla Canalis e un antipasto. Neanche la fatica di un’intervista o una conferenza stampa: per liquidare come una inutile buffonata la giustizia sportiva, all’uomo più ricco del Calcio e della Nazione è bastata una battuta di un secondo, lo stesso tempo e la stessa fatica che si impiega a togliersi una briciola dal bavero.
Il paese si riflette anche e soprattutto in questi casi, in queste cose. Da un po’ di tempo infatti la politca italiana è stata letteralmente “gazebizzata”; non esistono più i confronti seri, i dibattiti, le discussioni, le proposte, non esiste più la politica stessa: per la fortuna dell’Ikea esistono i gazebo, luoghi riparatori e di ritrovo per anonomasia in cui dimostrare, dare credito, firmare, appoggiare, mostrarsi alle telecamere, raccogliere voti e condurre battaglie. Per dire, il mio vicino di casa ne ha messo fuori sul marciapiede uno per raccogliere firme affinché qualcuno gli tagli il prato una volta alla settimana. È questa la modernizzazione della politica, è questo il futuro partecipativo che ci aspetta.
Come si fa a capire il confine tra lecito e illecito se, per esempio, la misura dei diritti e dei doveri è totalmente sostituita da quella dei favori e degli sgarri? Il Moggi che apparve in lacrime davanti alle telecamere nei giorni di Calciopoli, annunciando il suo ritiro dal calcio e dicendo che gli avevano “rubato l’anima”, era un evidente refuso del romanzo all’italiana. Si poteva sospettare che gravasse su di lui qualcosa di simile alla vergogna, o quanto meno al disagio. Non che ci si aspetti il harakiri, qui da noi: fortunatamente, e detto senza alcun sarcasmo, sappiamo sempre anteporre alla nostra rovina e al nostro disonore un piacere di vivere che ad altre latitudini evidentemente difetta. Però, ecco, ce ne fosse mai uno che, pur convinto in cuor suo di essere una vittima delle toghe nerazzurre, stimasse più opportuno defilarsi un attimo, cambiare aria e luoghi, rifarsi un equilibrio lontano dai riflettori.

Ma no, macché, l’anima rubata a Moggi è stata rintracciata in pochissimo tempo, in fondo riconsegnata quasi a furor di popolo da tifosi e amici, da giornali e televisioni che lo hanno recuperato socialmente, e soprattutto dall’autoassoluzione che è la risorsa nazionale più inconsumabile. Crederci innocenti e vittime eterne di torti e persecuzioni, sia come individui che come categorie, lobbies, caste e famiglie, è quanto ci rende immortali, se lo segnino bene quelli del New York Times.

Moggi in realtà è una metafora moderna (presto questa voce apparirà nell’enciclopedia). Al posto del suo nome potrebbero essercene moltissimi altri e il risultato non cambierebbe. Quindi, in una società gazebizzata e priva di alcun tipo di etica, morale o giustizia, anche delle intercettazioni, anche delle voci vere e dirette vengono facilmente strumentalizzate a piacere, dimenticate e criticate.
Ascoltare Saccà che, sfoderando un leccaculismo incredibile, fastidioso persino al triste “capo”, dire a Berlusconi che non gli ha mai chiesto niente perché è troppo civile, quando in diretta gli sta facendo dei nomi di starlette qualsiasi fa sorridere; come a sua volta ci fa fare 4 risate il buon vecchio Silvio che attacca la Rai (con la solita tattica dello sviare il polverone altrove) affermando che in Rai, appunto, lavorerebbe soltanto “chi si prostituisce o chi è di sinistra” (quindi, seguendo il ragionamento, gente come Vespa si prostituirebbe, forse ha ragione Berlusconi). Parole dette da chi, nella telefonata con Saccà, “suggerisce” il nome di alcune avvenenti attrici. Ma lui ha ed è stato «gazebizzato» (e si è anche scottato con la borsa dell’acqua calda, diamine!), quindi tutto è lecito.
E allora vuoi scandalizzarti se qualche politico milanese da 4 soldi decide di autotassarsi per comprare un calciatore? Non bastava finanziarlo col digitale terreste o con altre vie indirette, ora servono i gazebo per comprare Ronaldinho, altrimenti non vale la pena muoversi per niente. Mi dispiace quasi far notare ai politici milanesi dai faraonici stipendi che la gente fatica a comprare il pane e la pasta, a far benzina e ad andare avanti, visti i rincari; mi dispiace perché poi sembra che io scriva le stesse cose, che io faccia demagogia e che io parli di aspetti scontati. Ma questi non se ne rendono conto, perché…anche loro sono stati «gazebizzati».
Gazebizzati anche tu, a casa o con gli amici e sul tuo blog campeggerà miracolosamente la scritta «You’ve officially been gazebized!».