Un Natale troppo vecchio per Noi

dicembre 26, 2008

Natale in the night

Mettiamola così: il 25 dicembre è già bello che andato ed ovviamente non sono riuscito a scrivere nulla per l’occasione e già questo è sintomatico.
Non è una novità che crescendo lo spirito natalizio e tutte quelle cose buoniste connesse ad esso tendano a sparire, o comunque a sopirsi in luoghi nascosti del corpo umano, come coperti da un silenzioso e soffice strato di neve invernale.

Diciamo che sto facendo un po’ di sano outing con Voi in merito a questa cosa. Ne parlavo due sere fa su FriendFeed, chiedendomi se fossi l’unico che non si accorge più dell’esistenza del Natale, perlomeno nella versione che conoscevo. Sì perché mi sono ritrovato al 24/12 senza saperlo, percependo intorno a me tutto quanto come ovattato ed offuscato. Senza capire la dimensione in cui sto vivendo.

Di solito si dice che la colpa è del tempo, del lavorare sino all’ultimo minuto, del fatto che diventando grandi e quindi adulti…ci si trasforma in qualcos’altro che per me non è ancora tanto definito o definibile. Come se il Natale e le Feste di colpo evolvano in negativo, vestendosi di un giorno uguale a tanti altri.

Che poi alla fine lo sappiamo tutti, questo non è un momento normale. Ognuno identifica il Natale simbolicamente e in qualche modo avrà un qualche elemento che lo richiamerà. Per dire, per me il Natale è il “salmone”; sì perché io vado matto per il salmone, e bene o male il salmone sulle tartine calde col burro lo si mangia solo a Natale. Scontato dire che quando si era piccoli, Natale voleva dire regali, vacanze e fare i bravi, al massimo.

Noi siamo blogger, voglio dire. Non è mica poco e non è mica facile. In un certo senso siamo i nuovi dandy dei poveri del terzo millennio, quelli un po’ poetici e sornioni, quelli che si fanno i viaggi con la mente per scrivere un post, immaginandoselo nei modi più pittoreschi possibili. E lo so che un po’ tutti ci avrete pensato: molte persone suggeriscono a tante altre spunti e riflessioni scrivendo, ma non dico niente di nuovo così. Però se vi dico che scrivendo, battendo sui tasti, trasmettiamo anche sentimenti, allora un brividino o una scossettina – se vi fermate un istante – la provate. Ed è lì che sta lo Spirito, il Natale; almeno è lì che dovrebbe essere, penso.

In un mondo giusto e in una una blogosfera migliore, ci vedo tutti quanti – dalla “A” di “A chiare Lettere” alla “Z” di “Zoro” – sentimentalmente sotto un albero fatto di calici, di iPhone, Eee pc o quello che vi pare, ad aprire i pacchetti con dentro tutti i post sotto l’albero, ognuno con un bigliettino personale. I maschietti con il cappellino luminoso e nerd di Babbo Natale, mentre le femminucce con su il cerchietto con le antennine, un po’ così. E ad ogni scartamento, un “Ooooo!” di sorpresa.

C’è una nota citazione di Erma Brombeck che dice “There’s nothing sadder in this world than to awake Christmas morning and not be a child”. Che sembra un po’ una delle cose più tristi di questo mondo, se ci pensate. Ma in realtà l’errore sta nel punto di vista da cui la guardate; perché “Christmas, children, is not a date. It is a state of mind” (Mary Ellen Chase). Così come l’essere bambini, conservando quell’animo un po’ fantasioso che tutti vorremmo ritrovare la notte e la mattina di Natale.

In realtà però quando non siete più ansiosi di alzarvi dal letto prima delle 9 e aspettate che qualcuno venga a svegliarvi pigramente, vuol dire che siete maledettamente grandi e il Natale è qualcosa che non vi tocca più di tanto.
È giusto che i bambini lo percepiscano come qualcosa di magico. Certo, sarebbe bello viverlo in modo simile anche per Noi, ma – per quanto riguarda me – non so, sembra che io abbia disimparato come si faccia a partecipare al Natale. Sinceramente un po’ mi dispiace, ma devo ammettere che non sento molto, ecco.

Insomma a parte la solita storia del tempo di pensare a quello che dovrebbe essere il Natale, che non c’è, ci deve essere qualcos’altro che mi sfugge. Poi magari ci si mette anche la nebbia fitta che c’è fuori in questi giorni. E sì, anche questa cosa di farci gli Auguri via sms, via Facebook e via…dicendo, argomento di cui sto leggendo in vari blog. Siamo diventati strani noi o è il Natale che è vecchio?

Sarebbe bello avere più tempo per festeggiarlo, prepararlo e viverlo in sé, ma mi sono reso conto che non riesco più da un po’; anzi, probabilmente non l’ho mai fatto, perché quando ero bambino pensavo come un bambino, appunto.

C’è però una vocina dentro di me che mi suggerisce un consiglio prezioso, che mi ricorda che non tutto è perduto.
Sembra infatti che, volendo, sia possibile reimparare il Natale.
[L’importante è crederci]

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