Facci un piacere: apriti un blog

Mag 13, 2008

Da Wikipedia scopro di avere qualcosa in comune con Facci: anche io sono nato a Monza.

Filippo Facci (Monza, 11 maggio 1967) è un giornalista italiano.
Giornalista e scrittore, ha iniziato la sua attività professionale collaborando giovanissimo a L’Unità, a La Repubblica e poi approdando a L’Avanti, quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove da “abusivo” si occupò di seguire l’inchiesta su Tangentopoli cercando di fare da contraltare alle notizie che uscivano dalla Procura. Sulla base dei suoi articoli l’Avanti! fu soprannominato “il gazzettino degli avvocati”.
Dal 1994 ha scritto per Il Giornale, per L’Opinione, per Il Tempo sino a tornare a Il Giornale nel 1998 e curando una rubrica quotidiana sulla prima pagina (“Appunto”). Collabora anche con Il Foglio, con Il Riformista e con Grazia. Una sua rubrica su Il Domenicale, settimanale culturale di matrice cattolica edito da Marcello Dell’Utri, è stata soppressa per dissensi con la direzione. Per qualche anno, su Il Giornale e sul Foglio, ha scritto anche critiche e reportage di musica classica poi raccolti in un libro.
Ha partecipato alle trasmissioni Parlamento In, L’antipatico e dal marzo 2008 ha una breve rubrica politica nel programma Mattino Cinque condotto da Claudio Brachino e Barbara D’Urso su Canale 5. È spesso ospite di trasmissioni e talkshow di argomento politico.

Nonostante questo curriculum di tutto rispetto, è proprio Facci che ha scritto il post intitolato “Narco Travaglio” su Macchianera. In cui, in centinaia (probabilmente migliaia) di battute, non riesce minimamente a negare il fatto che Schifani abbia avuto certe frequentazioni. In compenso Leonardo dal suo blog risponde egregiamente a Facci, smentendo completamente il suo post e scomponendolo pezzo per pezzo. Vivamente consigliata la lettura.

Qualcuno dirà “vabbé, è Facci”, ma è sin troppo facile scrivere un post del genere e chiudere i commenti. Cioé già uno che giustifica certe amicizie perché di vecchia data, non può risultare molto credibile. E insomma, come ho scritto ieri, Travaglio non è la giustizia, quindi ci penserà qualcun altro a giudicare, al massimo. Ma la cosa interessante è che nemmeno Facci nega certe frequentazioni. Quindi, come la mettiamo?

La mettiamo che Facci è in contraddizione totale. Perché insultare Travaglio col fine di difendere Schifani non è un buon modo per smentirlo, anzi. Se poi vai a scrivere che Lirio Abbate dice il vero e Travaglio, che lo cita alla lettera, invece mente, il caos è servito. E scusa se qualcuno ha osato interessarsi al passato della seconda carica dello Stato, visto che fino a ieri era uno dei tanti volti. Anzi, peccato che solo un giornalista abbia osato farlo.

Quello che poi non si capisce è il perché Schifani non smentisca un bel nulla. O non aspiri ad un contraddittorio in cui possa controbattere a Travaglio, visto che è tornato prepotentemente di moda. In campagna elettorale il contraddittorio non è lecito, sia mai, mentre quando fa comodo, il cosiddetto contraddittorio all’italiana ci viene sbattuto in faccia come giustificazione suprema a tutto e tutti. Del resto lo dice pure la Finocchiaro (sto parlando di una candidata in Sicilia che prende le difese, seppur indirettamente, di un personaggio che forse ha avuto frequentazioni mafiose…capito perché si perde, poi?).

Per di più Facci usa dei morti (Montanelli e Biagi): nemmeno loro possono smentire. Noi però possiamo dire che Montanelli lavorava con Travaglio, non con Facci. In più, sviando come fa in tutto il suo post, afferma che non è mai esistita una telefonata tra Mangano e dell’Utri. Ma mente. Esiste un’intervista rilasciata dal magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi in cui si parla proprio di quella telefonata. Per la cronaca, l’intervista venne registrata quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone: qui il testo integrale e qui il video sopravvissuto alle varie censure (in Italia non è mai andata in onda se non sul satellite. In un punto di questa intervista si parla di ‘cavalli’. “Giornalista: Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli. Borsellino: Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.”). Insomma, Facci mente anche qui.

Un altro problemuccio poi sorge quando si scopre che persino El Pais, il noto quotidiano spagnolo, scrive un articolo su Schifani, che riporta le stesse identiche cose (qui la traduzione in italiano):

Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d’Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco.

Abbiamo capito che la questione è nata perché certe dichiarazioni sono state lette in tv; su Internet bene o male, troviamo tutte le fonti necessarie per risalire alla verità. Verità che non è quella di Facci, che ormai eletto ad avversario per antonomasia di Travaglio, nonostante si giochi un buon repertorio di bassezze, alla fine le “prende sempre”, giornalisticamente parlando.

Insomma, nonostante io probabilmente non abbia le capacità giornalistiche e d’analisi dell’uno o dell’altro, mi sento di dare un consiglio a Facci.
Se vuoi questo benedetto contraddittorio, apriti un blog. Anzi, cambia cognome e apriti un blog. Che ormai tutte le battutine legate al tuo cognome non fanno più ridere nessuno, lo so anche io.
Che se ti apri un blog, c’è il rischio che qualcuno – tu compresocominci a prenderti davvero sul serio.


Perché non voterò mai questo PD

Mag 12, 2008

Dunque, in Italia succede questo. Un presentatore fifone che si guarda sempre bene dall’uscire dalle righe o di dare fastidio sempre a qualcuno appena appena più grande di lui, invita Marco Travaglio come ospite. Scoppia il solito caos sul capro espiatorio di turno. In realtà se chiami Travaglio in trasmissione bene o male sai a che argomenti vai incontro. A meno che sei così stupido da pensare che Travaglio venga li a parlare di gossip o a limitarsi a ridere alle tue sciocche battutine che interrompono ogni ospite che intervisti.

Fabio Fazio, l’a-carismatico. Sabato sera ho guardato in diretta la trasmissione e mi ero già incazzato come una iena quando Fabio Fazio spesso interrompeva, come suo solito (secondo lo schema: domanda (spesso intelligente) > prima parte della risposta dell’ospite, che poi continua magari raccontanto un aneddoto > battuta stupida di Fazio > applausi comandati > altra domanda) e come se fosse il peggiore dei cagasotto, Travaglio che citava date, nomi e fatti, dicendogli di non parlare dei non-presenti ed ovviamente dissociandosi con frasi del tipo “io non sono d’accordo, ovviamente sai come la penso”. Ma scusate, che personaggio è uno che mette le mani avanti con ogni ospite “scomodo”? Sei una persona adulta, avrai le palle di manifestare una tua opinione?!

W l’autoreferenzialità dei blogger. Luttazzi ha spiegato più di una volta il genere a cui si ascrive Fazio. Vedere un presentatore tutto prostrato e inclinato sulla sua infima debolezza che legge una lettera di vergogna, di scuse (per paura di perdere il tranquillo angolino su rai 3) o come volete definirla è un segnale orribile, illiberale e diseducativo. Sii uomo per una volta, leggi quella dannata lettera e dissociati. Tira fuori le palle. Anche perché gli esponenti di pd e pdl che si sono affrettati a condannare l’episodio, l’hanno fatto non tanto perché non è vero, ma perché è stato fatto, appunto. Cioè ciò che li ha preoccupati maggiormente non è il fatto che Schifani possa avere o meno legami con la mafia (il suo curriculum non mente), ma il fatto che qualcuno abbia osato soltanto dire una cosa del genere in tv. Come spiega Mantellini, “in questo paese l’abitudine ad essere osservati e giudicati dalla stampa, così come avviene in tutti i paesi del mondo, è ai minimi storici. I giornalisti in Italia, nell’ottica strabica della politica o sono utili alla causa o non sono”. La stampa servirebbe anche e soprattutto a giudicare e a monitorare i profili dei politici, le loro azioni, ecc… Che cosa ce ne facciamo di un’accozzaglia di striscianti lombrichi?

La seconda carica dello Stato. Se ancora non avete idea di chi sia Schifani, fatevi un paio di idee. Come scrive Travaglio, “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”. Stupisce, a prescindere da tutto, il fatto che sia ritenuto normale in Italia beccarsi un presidente del Senato con quel curriculum. Perché probabilmente in un altro paese la candidatura di un personaggio simile non sarebbe stata minimamente presa in considerazione. Perché i media avrebbero ribaltato come un calzino il personaggio in questione; è una sorta di forma di controllo che viene attuata nell’interesse dei cittadini. Qui invece si limitano a riportare il demagogico e compatto pensiero di tutta la casta. Nessun tg ha osato trattare la biografia della seconda carica dello Stato, per la serie “se è li, per forza se lo merita”.

La delusione PD. Ma veniamo al nocciolo del post: in tutto questo che cosa combina il pd di Uolter? Come reagisce? Nel peggior modo. La disastrosa (fin qui, visto il suo risultato in Sicilia) Finocchiaro ha dichiarato infatti che trova “inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Contraddittorio? Cioé? “Sei un mafioso!”, “no, non è vero!”? Bene o male sarebbe andata così. Perché allora, come ha detto Di Pietro, ogni volta che qualcuno parla o scrive di una rapina, bisognerebbe sentire la versione del rapinatore. Vedete? Ci ritengono stupidi. Evidentemente lo siamo se ci trattano così.

Il PD è stato umiliato alle elezioni, le ha straperse, e ancora mantiene una linea di “rispetto” dell’avversario. Non ne parla, non osa fare nomi, non ha palle. Un partito che si è rivelato completamente senza coraggio; era troppo facile capire di correre da soli: quello non è coraggio, è paraculaggine. Cioé Zoro potrebbe fare altri 1000 video, tornare a Matrix, andare da Vespa…ma non servirebbe a niente; la prova è che Veltroni, nonostante abbia ricevuto una critica notevole da gran parte del suo elettorato, non ha nemmeno dato una piccola risposta – anche simpatica – a Zoro. So che può essere un esempio sciocco, ma è lo stesso problema che tratta Zoro alla fine del video: la distanza tra loro e la gente. Sono più che certo che per un caso analogo Berlusconi avrebbe risposto, anche ironicamente (questa segnatevela, ho detto una cosa non negativa su Berlusconi). Il pd no, sta zitto e va avanti a fare figuracce. E dire che c’eravamo cascati in campagna elettorale…

Quelli non riescono davvero a comprendere i gusti dei propri elettori, infatti il risultato si è visto. Mai un po’ di carica, mai niente di niente. Alle elezioni infatti hanno preso niente meno che gli stessi voti di ds più margherita. Però la Binetti sì, lei va bene. E intanto ci si riempie la bocca con il governo ombra, quando in realtà un vero governo ombra, sapete cosa dovrebbe fare? “Il primo compito dell’opposizione non è quello di dire no o di avanzare controproposte. La funzione principale sarebbe quella del controllo sull’attività della maggioranza. Prima della magistratura e della stampa è la minoranza il vero cane da guardia del potere”. In Inghilterra ad esempio ci sono interrogazioni a sopresa, come a scuola, in cui il ministro ombra fa un massimo di sei domande orali al suo corrispondente della maggioranza, che è obbligato a rispondere a voce. Subito.

Il pd come ha risposto quindi all’alzata di toni col fine di insabbiare poi il tutto? Con un niente, appunto. Anzi, con un po’ di vergogna della Finocchiaro, che forse voleva vendicarsi di quello che scrive su di lei Travaglio. Complimenti, voi sì che rappresentate e capite i vostri elettori. Sono proprio contento di non aver votato questo pd. Davvero. Perché continua imperterrito a sbagliare e ad andare dalla parte sbagliata (basta vedere chi hanno candidato e chi sono i ministri ombra), sperando di raccattare tra 5 anni i delusi del pdl. Che in realtà è fatto dal cosiddetto “zoccolo duro”.

Il Travaglio della verità. Il concetto che sta passando in tv è che Travaglio sia stato mandato da comunisti russi con la barba lunga per infamare i grandi eroi del parlamento. I tg lo dipingono come un bugiardo e un infame, mostrando solo le opinioni del politico o le confessioni del Fazio di turno. In realtà ha semplicemente citato un libro per il quale nessuno è stato querelato. Mi verrebbe quindi da dire che certe cose in tv non si vuole proprio dirle. Insomma Travaglio non può mandare in galera nessuno con i suoi libri, saranno i giudici eventualmente a fare il loro dovere.
Per questo Travaglio, che non è così stupido da riportare certe falsità visto le persone con cui ha a che fare, ha sempre detto delle enormi verità, poi ognuno ne può trarre le proprie considerazioni. Certo, in un paese in cui si dice che Mangano è un eroe e non succede niente, le persone non si chiederanno chi sia veramente Schifani, ma piuttosto perché Travaglio si è permesso di dire certe cose.

Comincio seriamente a pensare che le ironiche tirate finali della Littizzetto (non confondetele con la satira, quelle fanno ridere perché lei sfotte i personaggi a cui si rivolge, sulla linea di striscia, iene e co.) siano il simbolo dell’unico paese che è privo di un tg o programma satirico coi controcazzi, nazione dove la superficialità regna sovrana: prive di contenuti ma cariche di parolacce. Che alla fin fine, a noi fanno tanto ridere.


Sgarbi quotidiani

Mag 5, 2008

Giovedì scorso purtroppo mi sono perso la puntata di Anno Zero in diretta. Saprete tutti bene o male cos’è accaduto. L’invitato Sgarbi ha dato l’ennesima prova della sua proverbiale intelligenza, educazione, pacatezza.

L’Italia è l’unico paese dove un “critico d’arte” può permettersi di parlare di politica usando certi toni, raccontando balle colossali, insultando in prima serata e sbraitando in faccia a chiunque osi esporre un fatto o un pensiero diverso dal suo.

Ma chi è davvero Vittorio Sgarbi? Sgarbi, prendendo spunto dalla sua pagina su Wikipedia, da giovane ha partecipato alle contestazioni sessantottine tra le fila degli anarchici; nell’89 venne incriminato per “interessi privati in atti d’ufficio”; nel ’90 si candidò per il Partito Comunista Italiano, poi coi socialisti; nel ’92 invece diventò sindaco di San Severino Marche sostenuto dalla DC e dall’MSI. E così via, passando per i liberali, i radicali, un’accusa decisamente assurda a Caselli (che gli costò una condanna per diffamazione poi prescritta), sino all’arrivo in famiglia, a Forza Italia, nel 1999. Infine nel 2005 abbandona la cdl per tuffarsi nell’Unione ma nel 2006 si candiderà per la lista dei consumatori, senza successo.

Ora è assessore alla cultura di Milano, ma diciamo che lo conosciamo per essere stato protagonista di alcuni tra i più roboanti litigi televisivi italiani. Insomma, Sgarbi è ancora uno che fa fare ascolti. Ma l’altra sera signori abbiamo avuto prova del concetto di libertà e democrazia che hanno queste persone.

Cioé, lui può gridare e sbraitare in faccia a chi vuole e se solo osi ricordargli che la realtà dei fatti non è quella, lui inizia a ripeterti all’infinito che non è vero, o al massimo di insulta, dicendoti che sei un “pezzo di merda”. Ma l’offeso è lui a quanto pare; dice che Travaglio ha fatto gravi affermazioni e che forse lo querelerà per queste frasi degne di un “regime stalinista”. E io sorrido contento.

Mi sembrava di assistere ad uno spettacolo alquanto grottesco, non pensavo fosse vero. Travaglio è un “pezzo di merda” perché non dice “frasi ma stronzate”, la trasmissione è una cazzata (ma allora perché ci va?), sono tutti idioti insomma. E certo, solo lui dice la verità, no? Come non credere ad uno così affidabile? Sinceramente non so come Travaglio abbia fatto a rimanere praticamente impassibile, come un signore; al massimo ha risposto con delle battute satiriche.

A questo punto non ho idea nemmeno sul perché Sgarbi possa essere definito un grande critico d’arte visto che non so se effettivamente abbia pubblicazioni in lingua inglese sulle riviste internazinali di settore, volumi editi in più lingue, se tenga conferenze a Cambridge/UCLA/Harvard… In realtà Sgarbi è semplicemente diventato famoso tramite il Maurizio Costanzo Show. E in Italia basta e avanza per fare politica. Male che vada vai a fare “l’opinionista” (cioé il moralizzatore) nelle trasmissioni trash pomeridiane.

« [Gli elettori veneti] Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori. Hanno scelto la Lega? Complimenti. Risultato: si ritrovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. (…) Voglio fare un’Antilega al Sud, incitando i meridionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo»

Questo era Sgarbi nel 96, dopo aver perso le elezioni nella circoscrizione del Veneto. Questo è Sgarbi oggi. The show must go on.


in questo video vengono spiegate le bugie dette da Sgarbi


La satira di Putinset

aprile 23, 2008

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La scorsa settimana in Sardegna si sono rivisti due cari amici. Ricorderete infatti l’episodio del “mitra” di Berlusconi puntato verso la giornalista russa, colpevole di aver fatto una domanda non gradita a Putin.

Non voglio parlare in ritardo del cattivo gusto di quel gesto, anche perché Berlusconi non saprà che da 10 anni a questa parte in Russia sono morti ben 200 giornalisti (e nessuno ha mai trovato manco un assassino).
Vorrei però raccontarvi un fatto che probabilmente in pochi conosceranno: il giornale per cui scrive Natalya Melikova, il “Moskovskij Korrespondent”, è stato chiuso di punto in bianco.

Non hanno convinto le scuse addotte da Alexander Lebedev, editore della testata, che giustificava la cosa con misteriosi ed improvvisi problemi finanziari (casualmente subito dopo una visita del FSB, l’organismo di intelligence erede del KGB). Diciamo che qualche sospetto ci sorge, conoscendo certe vicende finite male legate al giornalismo russo.

Per la cronaca, il presidente russo non ha preso bene la domanda sulla sua presunta relazione con Alina Kabayeva, una ginnasta russa, aggiungendo di non aver mai amato i giornalisti che «si impicciano della vita degli altri con il loro naso moccioloso e loro fantasie erotiche».

Lebedev, editore ex-Kgb come Putin, dà già abbastanza fastidio al Cremlino finanziando assieme a Gorbaciov la “Novaya Gazeta”, il giornale indipendente per il quale lavorava anche la povera Anna Politkovskaya, giornalista uccisa sotto casa nel 2006. Probabilmente avendo fiutato il pericolo ha preferito chiudere baracca, spiegando però ieri che il giornale «metterà la testa a posto» e quindi riaprirà. Guardando però alla realtà in un altro modo: non parlerà più di politica, quindi non darà più fastidio a Putin.

E dire che in Russia questa storia non è mai stata ripresa dai media: la stragrande maggioranza dei russi infatti non ha nemmeno sentito parlare di questa vicenda.
Un motivo in più per capire i motivi per cui Berlusconi sia così amico di Putin.


Giornalismi all’italiana

aprile 21, 2008

Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, compie 100 anni e per questa occasione il 23 aprile inizieranno le celebrazioni al Quirinale col capo dello Stato.

Sfileranno anche molti esponenti politici, anche se non si sa bene cosa debba festeggiare il sindacato di uno degli ordini più clienterali, più parassiti e più servi che esistano: probabilmente ne è complice. Un sindacato dell’unico ordine dei giornalisti esistente nei paesi occidentali non si è mai infatti sognato di parlare di conflitto di interessi, di percezione della realtà alterata nell’unico paese in cui un losco figuro detiene televisioni, giornali ed opinione pubblica.

In compenso si parlerà di Birmania, Tibet e Cina, dicono. Anche se quasi nessun giornalista di quelli che contano ha osato alzare un dito contro le Olimpiadi o ha pensato, non dico di boicottarle, ma almeno di trattarle in altri modi. O di rifiutarsi di commentarle. In Italia quindi è come se l’informazione non avesse problemi, come se fosse libera e come se i giornalisti avessero accettato, dopo qualche anno, che i tempi sono cambiati, che esistono i blog, che esiste la Rete, che è nato il citizen journalism, che i contenuti ormai sono fatti anche dalle persone che vivono dentro i fatti. Ma non è così. Diamogli tempo, dategli tempo (ma quanto ancora?): nel frattempo il NY è già free da mesi.

Però dai, il Corriere ha aperto i commenti (…!) e Repubblica ha una rubrichina in cui ogni tanto dà il contentino e linka a caso un po’ di blogger. Eccoci qua quindi, i giornalisti hanno compreso le nuove dinamiche e si sono aperti ai cambiamenti.

Tra gli invitati al party ci sarà anche il Ministro del Lavoro Damiano che probabilmente ricorderà ancora una volta come la Legge 30 sia stata applicata in modo sbagliato, ma che non vada abolita; per questo, Natale, il presidente della Fnsi, spiega che si sono immaginati come loro interlocutore un precario: “bisogna coniugare l’importanza della memoria con la capacità di rispondere a chi oggi chiede al sindacato lavoro e tutela dei diritti”, dice. Già: i giornalisti dell’Ordine infatti fanno davvero centinaia di inchieste sui giovani, sui precari, sul loro stipendio e sulle loro aspettative per il futuro.

Forse è per questo che gli editori non spingono mai per parlare di certe cose o trattare alcuni argomenti. Perché ci sono già tantissimi giornalisti pronti a soddisfare le esigenze dei lettori italiani (parlando di soubrette e starlette varie magari) e tanti altri sempre fieri di tenere alta la bandiera dell’etica nell’informazione (i vari Vespa, Mentana, Farina, Fede, ecc…).

Ma il 25 aprile ci sarà anche il secondo V-Day. Da mesi infatti Grillo sta spammando l’evento con post, comunicati e video sul suo blog, nonostante dopo le elezioni abbia scritto qualche post alquanto strano; forse il ritorno del cosiddetto “testa d’asfalto” lo ha fatto sentire un po’ in colpa: in questo post ad esempio si legge “Voi siete Beppe Grillo. Ragionate con la vostra testa.”

È questo di cui parlo, è questo il delegare. È proprio perché ragiono con la mia testa che io sono io e non Beppe Grillo. E questo evidentemente al comico non è ancora chiaro o meglio, fa comodo; è lo stesso motivo per cui abbiamo permesso a certe persone di governarci. C’è uno simpatico che grida più forte e dice cose più o meno ovvie e di conseguenza ci sono tanti altri che annuiscono col testone, belando. E perdono la concezione del tempo e dello spazio, perché non siamo capaci di andarci piano, di avere pazienza e ragionarci su. O bianco o nero, il grigio non viene concepito. Giù il piedone sull’accelleratore, se i politici fanno tutti schifo e uno mi dice quello che voglio sentirmi dire, io lo seguo e non voglio sentire ragioni.

Insomma non si discute la lodevole iniziativa, mi fa un immenso piacere leggere Grillo quando tira fuori certi argomenti ambientali, politici, economici, ecc…, però il resto poi starebbe a Noi. Lo ripeto perché non si sa mai. E vi dico, ci ho messo un bel po’ anche io a capire che forse forse esageravo ed era meglio farsele da soli le idee, ringraziando chi ti forniva l’input.

Probabilmente un giro in piazza me lo farò, leggendo le varie proposte di iniziativa popolare, perché sono d’accordissimo ad abolire l’Ordine dei giornalisti, ma eviterei facili soluzioni quando si parla di finanziamenti ai giornali. Perché eliminando a priori ogni tipo di finanziamento ai giornali, pensateci bene, accadrebbe che sopravviverebbero soltanto i grandi giornali, quelli della confindustria, quelli dell’editore più potente, quelli che vivono di grande pubblicità (quelli della famiglia Mediaset ad esempio). Lo aveva già spiegato efficacemente Piero Ricca in un suo post.

I mali del giornalismo italiano infatti sono altri: non serve a niente azzerare partiti, giornali e giornalisti, «in nome della “democrazia diretta” e dell’informazione autoprodotta in Rete.» Non si può, servono delle mediazioni. Per esempio, dovremmo parlare della concentrazione del potere mediatico (in particolare televisivo – i giornali sono letti da poche persone) in poche mani, lo strapotere della pubblicità sui contenuti, la lottizzazione della Rai, l’assenza di un’ovvia incompatibilità fra cariche pubbliche e proprietà di media vari.

Perché senza incentivi distruggeremmo ogni tipo di realtà parallela che voglia risultare alternativa a quella esistente; spesso gli incentivi aiutano a spezzare certi monopoli. Ragionate con la vostra testa.

E poi, bisognerebbe anche parlare di questa benedetta “perdita dell’aura” da parte dei giornalisti in generale (concetto che ho tentato di spiegare nella mia tesi di laurea che forse un giorno pubblicherò per farmi irridere da tutti voi chiaramente), del fatto che i nostri invece non abbano poi molta voglia di leggere e tenersi aggiornati, non sappiano o non vogliano interpretare. E ancora, copiano e incollano alla bellemeglio e in molti casi invece si adattano ai gusti dati dal progressivo azzeramento mentale di milioni di cittadini italiani, trasformati in «sudditi non pensanti».

Quindi stiamo attenti quando ci travestiamo da folla.
Che poi possiamo davvero diventare pericolosi…


Piduisti senza limiti, mafiosi senza vergogna: la P2 bis ri-scende in campo

aprile 8, 2008

Se leggete il famoso “Piano di Rinascita democratica” della Loggia Massonica P2 (click qui o qui per una lista degli iscritti, tra cui voisapetechi), potrete incredibilmente notare moltissime similitudini con le azioni di governo e le dichiarazioni di certi personaggi:

Il cosiddetto piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l’informazione.
I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde
« …rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori »
. In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di
« …chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro…»

Prendiamo le dichiarazioni di oggi di due noti personaggi, di cui uno condannato a 9 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa (Dell’Utri) e l’altro…vabbé, mi sono anche un po’ stancato di ricordare quanto sia pericoloso.

15:56 Berlusconi: “Esami di sanità mentale per i pubblici ministeri”.
“Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”. Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio a Savona.

16:13 Dell’Utri: “Il mafioso Mangano? Un eroe”
“Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo, è morto per causa mia”, ha dichiarato il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell’Utri ha rivelato: “Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E’ un eroe, a modo suo”.

16:16 Dell’Utri: “Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza”
“I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione”. Lo ha detto il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in rete.

Ok, eviterò di commentare le affermazioni di oggi, ci sarebbero pagine da scrivere solo sulle stronzate dette. L’esame mentale lo farei so io a chi; poi perché non estenderlo ai politici, ai giornalisti, ecc…?
Comunque sia, colleghiamo le frasi alle decine di dichiarazioni in questi anni sulla separazione delle carriere dei magistrati, “al riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma – secondo molti – una svolta autoritaria”.

Come se non bastasse, il piano puntava all’abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una riforma della scuola – la Moratti?!?!?!), allo spostamento del Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo (quindi i politici avrebbero in questo modo potere di controllo sui giudici, tirate una riga…!), a rompere l’unità sindacale, ad abolire il monopolio della Rai (troppo facile con 3 tv e 40 giornali e periodici), a mettere le mani sul controllo dei mass media (e quindi dell’opinione pubblica, della società e di conseguenza dei cittadini) acquisendo tv, quotidiani, gruppi editoriali, ecc…

Prendiamo anche la dichiarazione di oggi di Berlusconi sull’esame di sanità mentale dei pubblici ministeri e confrontiamolo con questo punto del piano di rinascita democratica. Incredibile vero? Per i piduisti quindi “la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati” e “la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)” sono due punti fondamentali ed urgenti, insieme al silenzio-consenso.

Caro lettore, perdonami se ti ho annoiato a sufficienza e se non sono stato troppo sintetico, ma potrei andare avanti con molte altre agghiaccianti somiglianze. Quotando il virgolettato sull’ipotetico ruolo da affidare alla stampa ad esempio, si scopre che «va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Tempo, Roma, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: L’Europeo, L’Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata.»

Insomma se avete voglia di andare avanti a farvi rodere il fegato e vi appassionate in un viaggio tra storia e politica, condito da un po’ di sane teorie di cospirazione, allore benvenuti, potete continuare a fare il gioco del “trova le differenze”.

Ecco perché io non voterò mai per dei mafiosi, per dei cospiratori, per dei piduisti, per dei corrotti, per dei bugiardi, per dei truffatori, per i cattivi
Forse è insito nella natura dell’italiano provare ammirazione per i banditi, per chi sta al di sopra della legge. Perché per ri-votare per la terza volta certa gente (per di più condannata!), i casi sono due: o si è ingenui (e di conseguenza stupidi, oserei dire, a questo punto) o si è disonesti. E io per natura non sono affatto disonesto. Sono solo un italiano…


Il richiamo della foresta

marzo 14, 2008

Questo ottimo commento politico di Curzio Maltese dovrebbe essere stampato e distribuito in ogni angolo del paese:

Sarà la convinzione d’avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l’età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.

Persi i grandi alibi del sogno e dell’anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L’intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L’altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio (“Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?”) il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o “un tipo del genere”, un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.

Non si era ancora spenta l’eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d’accordo, è un fascista ma possiede giornali “che servono”. Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d’Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.

Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s’era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d’aver poi deciso di non onorare la promessa, “perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall’otto al dieci per cento”. Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.

Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l’immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l’intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E’ possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell’ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.

Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d’Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso. […]

In molti si sono accorti che Berlusconi non fa ridere, anche se si sforza di piacere per simpatia, qualità non utile per governare un paese come l’Italia. Se vuole fare il barzellettiere, che si ricicli al Bagaglino. Le parole di Curzio Maltese, il guardare Fini, il suo passato e l’ascoltare le sue frasi, la Lega Nord, ecc…, dovrebbero far vomitare ogni persona di destra di questo strano paese. Non è così, proprio perché Berlusconi considera il cervello degli italiani alla stregua di quello di uno scolaro delle scuole medie (affermazione fatta in passato).

Che poi quella ragazza precaria, abbia risposto così mi fa ribrezzo. E’ anche per questo che mi incazzo come una iena, per questo giornalismo fazioso “alla carlona”, per le migliaia di giovani come questa che chissà che cavolo hanno in testa. Secondo voi la Signorina in questione sa perché è precaria? Sa a chi deve la Legge 30 e la distruzione del mio e del nostro futuro? Dov’era fino a 2 anni fa? Probabilmente no, era li giusto per fare teatro. Perché al suo posto, io avrei risposto in altro modo e me ne sarei andato. La poveretta invece, sciogliendosi in brodo di giuggiole per un complimento – come la migliore delle oche – ricevuto dal padrone, non ci ha capito più niente: viva il culto della personalità.

Quello che infine mi chiedo e che continuerò a chiedermi è: dove diavolo eravate, elettori del PDL, tra il 2001 ed il 2006?
Ecco, vi siete risposti da soli. Perché siete voi la vergogna d’Italia.
Avrete intuito che l’incazzatura non mi è ancora passata, ma allegri: il mondo è grande, possiamo sempre andarcene.