Pericolo rosso

maggio 6, 2008

Altro che comunisti, falce e martello. Qui stiamo un attimino esagerando. Siamo passati dalle solite frasi ridicole sui comunisti, dai luoghi comuni sui partigiani per poi finire ai saluti romani a Roma per Alemanno, alla futura caccia al capro extra-espiatorio, al barbaro omicidio di Verona sino a questo osceno video.

Poi ri-discutiamo anche della superiorità morale, etica, culturale e politica della sinistra. Perché sarà pure un concetto snob, antico, superato, che non ti fa raccattare voti.

Ma, detto fra noi a bassa voce, non mi sembra poi una gran cazzata. Che io certe cose ai bambini non lo ho mai viste far fare dai genitori.
E una suoneria di un candidato sul cellulare io non l’ho mai avuta. Quindi sì, sarò un fottuto arrogante intellettualoide radical-chic del cazzo, ma certi abomini a braccio teso, certe parole come “spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo” (fatte dire ad un bambino poi), stanno solo da una parte e ci fanno retrocedere di un milione di posizioni. Perché, che lo vogliate o no, l’Italia è ancora questa.

Nel nostro sciocco paese non solo la storia non ha mai insegnato, ma moltissime persone si gasano guardando il duce e nelle loro menti vive ancora questo mito a metà tra eroe dannunziano-estetico-maledetto e fantascienza. Robe da neuro.

Perché la democrazia piace a tutti.
Ma fare i pagliacci in tanti nasconendosi poi dietro al più forte e al più potente come le pecore, piace solo ad alcuni italiani.
Il problema però sono delle bandiere bruciate. Eccola qua la lezione.

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Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] In qualche modo il frigo lo riempiremo

marzo 12, 2008

Secondo una stima fin troppo ottimistica dell’OCSE i nostri salari sarebbero tra i peggiori d’Europa, dietro Spagna e Grecia addirittura.

Siamo nel G8, ma i salari degli italiani sono al ventitreesimo posto tra i paesi più sviluppati: da quando è arrivato l’euro insomma, non solo è crollato il nostro potere d’acquisto e i prezzi si sono raddoppiati, ma anche gli stipendi non sono cresciuti, anzi. In compenso sono aumentate le tasse e la vita è diventata più precaria e ancora più difficile da costruire. La gente questo peso se lo sente sulle spalle, ma probabilmente non ha né voglia, né tempo, né speranza, né conoscenze o capacità critica per pensare di cambiare qualcosa o tentare di invertire la rotta, contagiando magari chi gli sta intorno.

Ed è in questi giorni che più mi ha colpito una cosa, una frase detta da un iraniano intervistato che fotografa maggiormente la situazione italiana; questa persona, parlando delle elezioni politiche che in Iran ci saranno tra due giorni, ha spiegato con una semplicità disarmante che gli iraniani non badano agli slogan o ai partiti (non avere la tv aiuta molto). Loro infatti fanno caso a quello che ha promesso il candidato in passato e che effettivamente ha fatto o non ha fatto; una cosa normalissima in tutti i paesi del mondo, direte voi.

L’ho paragonato poi alla im-ba-raz-zan-te situazione attuale italiana, in cui un candidato premer si ricandida per la quinta volta dopo aver governato disastrosamente 7 anni, unito da un’accozzaglia di condannati, fascisti, razzisti, che parla ancora di comunisti e comunismo. Però vuole cambiare l’Italia. Uno che 2 anni fa, nonostante i brogli al Ministero dell’Interno attuati dal suo governo, ha perso perché ha condotto il nostro paese verso un baratro senza fine, un personaggio che ha pensato e ancora pensa all’antica arte della propaganda piuttosto che aver vigilato sui prezzi dopo l’entrata in vigore dell’euro. Uno che dice che il programma degli avversari è identico al suo e poi lo straccia. Uno che cazzo, come diavolo fai a votarlo?

Dall’altra parte invece abbiamo la politica del “ma anche”, dell’entusiasmo un po’ fine a sé stesso ed all’ennesima campagna elettorale “trainséma” si dice qui da me, con la differenza sostanziale che c’è uno slogan sta volta, c’è un modello da copiare e bisogna andare d’accordo con tutti per forza di cose. Ci sono dei magnifici candidati dal basso che credono davvero di partecipare ad un qualcosa di grosso, che “farà ripartire il paese”, come si dice. Con le stesse frasi di 10 anni fa, le stesse promesse e dopotutto le stesse facce.

A meno di incredibili rivolgimenti o stravolgimenti, toccherà votare un’altra volta per il meno peggio. Questa volta probabilmente un po’ meno peggio di quella prima. Forse.


Depenalizzare il penalizzare

gennaio 30, 2008

Finalmente, dopo qualche anno, i conti tornano. In 5 minuti i giudici (che questa volta non saranno comunisti, prevenuti, ecc…) hanno assolto Silvio Berlusconi, annunciando tristemente che in Italia “il falso in bilancio non è più reato”. Festa a casa Dini.

Nel gennaio 2002 infatti, a tempo di record, l’allora ministro della giustizia Roberto Castelli ha varato un provvedimento secondo il quale il falso in bilancio farebbe parte di quella finanza creativa di cui parlava Tremonti. Tradotto in parole povere, se già pochi imprenditori o industriali pagano le tasse in modo corretto, ora potranno anche falsificare i bilanci a piacimento, tanto l’Italia è il paese dei furbi.

Non c’è da stare allegri insomma: nei processi in cui Berlusconi è stato riconosciuto colpevole e condannato con sentenza definitiva, si è salvato grazie ad amnistie, prescrizioni varie o, appunto, nuove leggi ad personam approvate dai suoi governi nel più assoluto silenzio. Tra i 22 procedimenti giudiziari a suo carico, in corso rimangono le indagini sui diritti televisivi, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita; rinvio a giudizio per tangenti a David Mills, corruzione giudiziaria; rinvio a giudizio per corruzione (quando ha raccomandato attrici in RAI e ha “tentato” di comprare senatori). Ma state tranquilli, tra indulto e stato delle cose non credo che Berlusconi verrà mai incriminato per qualcosa.

È come se un assassino non venisse condannato perché l’omicidio non è più reato, per usare una metafora. Tutto questo accade realmente in Italia, il paese dei balocchi, del fregare il prossimo oggi ed essere fregati domani, dei Mastella, della tv, di Berlusconi, della pizza, della mafia e del vaffanculo a prescindere.

Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 4] Noi la Rivoluzione non l’abbiamo mica fatta

gennaio 8, 2008

Ce l’ho fatta, sono tornato e sono ancora vivo. Ma posso sicuramente dire che questa seppur breve esperienza mi ha arricchito. E non così poco.
Parlo di un viaggio di lavoro fatto in macchina durato 23 ore e 50 minuti: sono stato a Praga, Repubblica Ceca. “Impossibile” – direte voi – fare un simile viaggio in macchina (2000 km su per giu in totale) e in un giorno; e invece sì, anche se sono davvero stanco e più rimbambito del solito. E dire che in più sono riuscito a visitare velocemente la città in macchina, a girarla un po’ a piedi e infine a mangiare qualche piatto tipico bevendomi la buonissima birra Pilsner.

Il viaggio della speranza. Partenza alle 3.30 di notte; si passa per la Svizzera, per la Germania e infine si arriva a Praga. Una cosa che noto subito dopo essere uscito dall’Italia è che nelle autostrade straniere non esistono buche o tratti che metterebbero a dura prova le sospensioni di un Hummer. Quasi mi sembrava di trovarmi in una pista, non potevo crederci. E in più (ok, in Svizzera bisogna comprare un adesivo da 30 euro da applicare al parabrezza) non ci sono caselli: in Germania, in Austria (per il ritorno) e in Repubblica Ceca l’autostrada non costa niente, il bentornato ce l’hai poi a casa appena dopo la frontiera. Tutto al contrario insomma.
Anche io ed il mio capo quindi ci siamo trasformati in perfetti stranieri, nel senso che abbiamo rispettato tutti i limiti presenti, esclusione fatta per i pezzi “no limits” presenti sulle strade della Germania, che sono una goduria quando guidi una A6 3000 TD full optional (è evidente che non è mia la macchina…). Il viaggio trascorre sereno, se non che dalla fine della Svizzera in poi ha cominciato a piovere a dirotto, come se ci davanti a noi ci fosse stato qualcuno che tirava continuamente secchiate d’acqua.

Dio salvi l’inventore dei navigatori satellitari. Con qualche difficoltà causata da tempo atmosferico e strade chiuse, giungiamo a destinazione, soste comprese, alle 13.30. Subito…ci incontriamo con chi dovevamo incontrare, cioé due trentenni a capo di un ufficio con un po’ di persone che hanno avuto una bella idea e l’hanno messa in pratica. Dopo le presentazioni e i discorsi lavorativi, spiegano che le cose vanno bene, che la loro piccola azienda cresce ogni anno, eccome. Collaborano con una grande azienda tedesca ed ora hanno clienti molto famosi; un nome su tutti, Motorola. “Chissenefrega” penserete. Invece no, questa premessa mi serve per andare avanti nel racconto.

Ore…d’aria diversa. Verso le 14.30 uno dei due ci accompagna per la breve visita a Praga, prima in macchina e, dopo il pranzo, a piedi. In macchina ci mostra orgoglioso Praga, che è davvero bellissima e non vedo l’ora di tornarci…sicuramente con più calma (non fate facili battute, dai). Si parla anche del più e del meno, del lavoro li, del lavoro qua, della Repubblica Ceca e dell’Italia; così io, che ho il cervello bacato da blogger, comincio ad indirizzare il discorso toccando certi tasti, che poi voglio scriverlo e raccontarlo a tutti.
Subito mi accorgo che la storia dei due in Italia difficilmente sarebbe possibile, se non con qualche “spintarella”. Ian (non so se si scrive così) dopo essersi laureato in sociologia, ed aver viaggiato negli Usa e in altre parti del mondo, ha cominciato a lavorare per una grande azienda. Dopo un po’ però si è accorto che non voleva lavorare per progettoni a lunga scadenza, senza mai sapere che cavolo davvero stava facendo, risultando forse un “numero un po’ alienato”, quindi ha deciso di fare da solo, insieme all’altro Ian (dev’essere l’equivalente del nome Mario in Italia a questo punto). Trent’anni, due figli e possibilità di credere in un progetto di lavoro, cose che qui sono praticamente impossibili (trovatemi innazitutto un trentenne con due figli a carico e poi giovani in proprio con dipendenti che non chiudono dopo una settimana, schiacciati da tasse infinite). Mi raccontava che è cambiato tutto da quando hanno fatto la rivoluzione nel 1989, una Rivoluzione pacifica (certo, altri tempi, come ora del resto). Prima infatti c’era il cosiddetto “Comunismo”, anche se tutti i praghesi con cui ho parlato si sono affrettati a spiegarmi che in realtà era una semplice dittatura, riportandomi l’esempio russo.
Neanche 20 anni sono passati, ma già la Repubblica Ceca ci ha praticamente preso: gli stipendi base a Praga sono l’equivalente dei nostri 1000 euro, in alcuni casi sono quindi migliori dei nostri, e le case costano in linea di massima come in tutte le grandi città; a differenza nostra probabilmente, cambierà il potere d’acquisto, qui crollato dopo l’arrivo dell’euro, grazie alla furbizia italiana. Certo, anche la pressione fiscale è totalmente differente: in linea di massima per un assunto a tempo indeterminato, se qui in Italia un’azienda arriva a pagare fino al 100% in più allo Stato sul tuo stipendio, la le tasse si attesteranno tra il 20% e il 30%. Capite come non sia più possibile andare avanti in questo modo se non con contratti a progetto o paghe da fame, questo devo ammetterlo amaramente.

Ma dell’Italia cosa sentite?. Non avessi mai fatto questa domanda, ma non ho saputo resistere. Volevo proprio vedere una volta di più se davvero siamo considerati una barzelletta: sì, effettivamente lo siamo. Troppo facile dire che la prima parola è stata “Berlusconi” (ridacchiando) seguita dalle sue varie malefatte, spiegandomi che anche li hanno avuto uno simile, seppur con minor influenza politico-mediatica, ma è stato trattato in diverso modo. Tra l’altro ha saputo dirmi anche alcuni motivi per cui è stato ed è indagato e ci sono rimasto. Moltissimi italiani non saprebbero rispondere. Poi mi ha raccontato tante altre cose per cui veniamo citati e siamo conosciuti: Bossi e gli show della Lega al Parlamento europeo e altri avvenimenti più o meno recenti che preferivo dimenticare ma che sono caratteristica unica nostra e che gli stranieri non possono comprendere, proprio perché…non sono italiani e certe cose non le possono concepire neanche minimamente. La tristezza mi ha quindi assalito, ma nello stesso tempo mi sentivo molto stimolato ed arricchito dal confronto con un’altra persona residente in un’altro paese europeo a tutti gli effetti. È stato molto interessante chiacchierare della società moderna in contesto europeo, in inglese. Insomma, mi sono sentito cittadino 2.0, evoluto e appunto europeo, per menarmela un po’. Però tutto, fuorché italiano; l’italianità l’avevo lasciata alla frontiera.

Il ritorno alla dura realtà. Certo, a Praga non ci sono solo persone che hanno studiato, che lavorano e bene o male stanno bene. Ci sono anche moltissimi poveri, ma credo siano poveri diversi dai nostri. Perché? Perchè a differenza di 20 anni fa loro hanno più speranze, più possibilità ed opportunità rispetto agli italiani. In Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, ecc…la società si evolve, anche grazie a nuove leggi, a nuove riforme pensate in senso moderno, in linea con i cambiamenti. E malinconicamente qui avviene tutto il contrario; so bene che lo dico spesso ma diavolo, è proprio così.
Non è possibile nel 2008 discutere ancora inutilmente su aborto, dico, pacs, tasse, comunisti, rifiuti…cose vecchie che puzzano di stantio. Gli altri vanno avanti, noi no. E nelle rare volte che vado all’estero me ne rendo sempre più conto.
Ieri pensavo anche che la Rivoluzione noi non l’abbiamo mai fatta a differenza di moltissimi grandi paesi, europei e non. E secondo me, in certi casi, oltre ad essere necessaria potrebbe essere sinonimo di maturità da parte di un popolo; non dico questo perché amo la violenza, ma perché amo il mio paese e bisognerebbe mostrare un segno a tutti quanti, spiegare che il popolo è sovrano, non gli interessi dei politici. Sarò demagogico ma è vero, qui non funziona un cazzo di niente. Scusate la franchezza ma penso che tanti la vadano come me.
Per questo, l’ipotesi di fare le valigie è più che mai viva in me; abbiamo una sola vita e forse non vale più sprecarla per un paese come questo.

Gli Episodi precedenti: