I comunisti guardano ancora Tele+

dicembre 9, 2008

Che viviamo in un paese particolare lo sapevamo da tempo. Ed è un po’ anche per questo motivo che dico la mia sulla questione Iva-Sky in ritardo.
Faccio subito una premessa: non sto scrivendo questo post per schierarmi dall’una o dall’altra parte, anche perché questa la reputo una sorta di guerra tra squali.

Però le cose vanno raccontate per come sono quindi, dopo aver letto svariati post sull’argomento, vorrei provare a fare il punto della situazione, che magari vi siete persi qualche cosa.
Insomma se questa tassa, resa doppiamente sgradevole dal conflitto d’interessi, guarda caso appassiona più dei bonus e delle “social card” varati nel tentativo di sostenere la domanda interna, finanziando con poche decine di euro al mese una (ristretta) fascia di poveri…ci sarà pure un motivo, no? O forse è servita per non parlare di altre cose?

Gli angeli non stanno a SKY. Se dovessi spiegare in poche righe la vicenda vi direi che anche se SKY (facendo pressione sui propri consumatori attraverso uno spot), sta rispondendo agli attacchi scaricando direttamente il problema sull’utenza e non combattendo solo contro il Governo, ci sono alcuni motivi per cui questa storia andrebbe criticata in un certo modo. Ecco, diciamo che “lo spettacolo che stiamo dando come paese non è esaltante“, di questi tempi più del solito.
Perché con questo provvedimento diamo una volta di più l’immagine di un paese in cui esistono società – quelle del presidente del Consiglio – che sono “più uguali” delle altre. E con queste credenziali, più nessuno vorrà investire in Italia. E bisognerebbe storcere il naso soprattutto se liberali, moderati o come cavolo vogliono farsi chiamare.

1984: da Craxi ad Orwell. Smontiamo subito la storia che sarebbe stata la sinistra a dimezzare l’Iva a Sky. Berlusconi e i suoi spin fanno costantemente affidamento sulla memoria corta degli italiani, che bene o male mandano giù tutto alla fin fine. Sì perché, conflitto di interessi (evidente) di Berlusconi a parte, bisognerebbe prima o poi affrontare il problemone della televisione in Italia, che esiste da sempre.
Chi conosce un po’ la storia radio-televisiva italiana (se avete voglia di farvi male consiglio la lettura di questo libro in merito – cioé io me lo son dovuto studiare praticamente a memoria qualche anno fa…ora tocca a voi!) sa infatti che si parla da sempre di un mercato fuori controllo, con regole poco chiare e in cui un personaggio, attraverso amicizie e azioni spesso al di fuori della legge, è riuscito a costruire un impero che gli permette di governare un paese, indirizzare e creare l’opinione pubblica e via dicendo. E dire che gli errori cominciano da quando la Rai si chiamava EIAR…se non prima. E poi le concessioni, le varie leggi che non hanno mai risolto nulla, per arrivare al decreto Berlusconi firmato in fretta e fuoria da Craxi, quello della “guerra dei puffi” (non vi dico perché è stata chiamata così per decenza), fino alla Mammì, per concludere con la Gasparri.

Quando si chiamava Telepiù. Come spiegato sul blog di Gilioli, l’Espresso ci ha ricordato che il primo nome della tv a pagamento (fondata dal gruppo Fininvest) era Telepiù, ceduta successivamente ad una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che le darà il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione. Ma questo è un altro discorso. Anche perché la sinistra, quando ha avuto l’occasione, non è mai stata capace di risolvere il benedetto problema del conflitto di interessi; per informazioni citofonare a D’Alema.

Un’opposizione che non si opposiziona. Già quell’opposizione che anche questa volta non è stata capace di dare qualche stoccata, se non facendo qualche imbarazzante dichiarazione più contro Berlusconi in generale che inerente al problema. Insomma si poteva far notare che Sky è forse l’unico forte competitor italiano di Mediaset (pensate al calcio, ai film, ecc…) e che comunque sia, Sky se vorrà continuare a pubblicizzare i suoi prodotti dovrà passare da una concessionaria (Publitalia ’80) nelle mani di chi sappiamo noi; perché non pensate che ora ne guadagnerà l’informazione, con Sky tutta risentita con un ritardo decennale. Perché il 10% in più di Iva a Sky interessa solo quella pay-tv, appunto. Non so, si poteva prendere la palla al balzo per dire che il Governo aveva promesso di non alzare le tasse per favorire i consumi, invece l’ha fatto; si poteva riportare in auge con forza il conflitto di interessi, spiegando che un personaggio che da solo si fa l’ennesima legge per penalizzare grandemente un concorrente di una delle sue aziende, forse non è la miglior persona per governare.

Va bene Sky, ma i problemi sono altri. Partire da Sky per arrivare agli sgravi fiscali sugli interventi energetici che sono scomparsi (quando gente come la Merkel e Obama indicano la via della fonte alternativa come una delle più percorribili per uscire dalla crisi). Persone, famiglie e aziende che a causa di un assurdo provvedimento del governo, rischiano di perdere migliaia di euro investiti in interventi di risparmio energetico o produzione di energia rinnovabile.
E invece che ha fatto il PD di Veltroni? Si sono tirati solo ed esclusivamente i capelli per un possibile aumento di pochi euro al mese di abbonamento Sky, che tra l’altro interessa poche persone. Ma a parte questo, quello che mi fa incazzare è il modo con cui i pidini lo fanno. Semplicemente patetici. Per inciso poi, non dovrebbe risultare così automatico che se il Governo non dovesse ritirare il provvedimento, allora l’abbonamento Sky aumenterà di conseguenza. Altrimenti le pubblicità parlerebbero di offerte al netto più Iva, ma non l’hanno mai fatto.

Dalla parte di Internet. Sinceramente non mi interessa poi così tanto come finirà questa storia perché non sono abbonato Sky e mi guardo bene dal versare soldi a Murdoch, per ora. Anche se lui non si è mai candidato né tantomeno ha fatto editti bulgari. Se però – come probabilmente accadrà – vincerà Mediaset, allora faremo un altro passo indietro verso il canale unico, la voce unica, l’opinione pubblica autoritaria. Sky, che lo vogliate o no, rimane l’unico competitor di Mediaset, seppur su un altro campo.
Ci rimane come sempre Internet, anche se a stare a sentire alle ultime dichiarazioni di Berlusconi e Maroni, non c’è affatto da star tranquilli. Anche perché non hanno la minima idea di cosa stiano parlando.

Qualche modo per aggirarli e fregarli, rimanendo liberi, lo troveremo sempre spero. Obama, il suo staff e l’America più in generale, se ne sono accorti dell’importanza di Internet. La sinistra ha un’occasione straordinaria e se saprà coglierla e sfruttarla al meglio, ci potrebbero essere delle interessanti sorprese.
Ma se continuerà ad arrancarsi su posizioni elitarie, comprensibili soltanto a qualche nostalgico, allora saranno guai (se qualcuno ha ascoltato Norma Rangeri ad Anno Zero giovedì scorso, capisce di cosa sto parlando).

Tanto, peggio di così, cosa può succedere? Berlusconi è già al governo, e lo sarà ancora per molto tempo.

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L’Unica opposizione

maggio 15, 2008

Quindici anni dopo Mani Pulite, parlare di legalità e conflitto di interesse dentro l’assemblea legislativa è peggio che bestemmiare in chiesa. Sarà molto dura risalire la china.

Personalmente sono pienamente fiero di aver votato per l’unica vera opposizione ancora esistente nel nostro paese.

(Via Piero Ricca)


Tutti la guardano, pochi si fidano

novembre 26, 2007

In un sondaggio sul rapporto tra informazione e società emerge un dato su tutti: tutti guardano il piccolo schermo, usandolo magari come sottofondo, e la tv rimane la principale fonte di informazione per la maggior parte della popolazione ma nella classifica della credibilità la tv è battuta da radio, internet e giornali. Una pecca di questo sondaggio però è data dal fatto che non viene considerata a fondo l’età di chi ha risposto: avremmo secondo me scoperto che tra i più anziani la tv è e rimarrà per sempre fonte principale, mentre tra i più giovani e più lentamente tra i trentenni e i quarantenni, Internet e i nuovi media hanno inesorabilmente cominciato a diffondersi capillarmente, sostituendo attivamente il rapporto univoco di spettatore-fruitore in utente attivo che partecipa e si fa creatore e diffusore di contenuti.

L’indagine Demos-Coop fa osservare, inoltre, come la radio (60%), cui va il primato della credibilità, ma anche Internet (36%) e i quotidiani (38%) siano ritenuti più affidabili della televisione (30%). Il classico “l’ha detto la Tv” sembra assumere un diverso significato. Tanto più per i giovani, fra i quali la fiducia verso la radio, Internet e i quotidiani è più elevata rispetto a quanto si osserva fra adulti e anziani.

Sfortunatamente infatti, come spiegavo precedentemente, la principale fonte di informazione rimane ancora il telegiornale:

Ma il Tele-giornale resta, ad oggi, la principale sorgente informativa, e alle testate maggiori va comunque un gradimento piuttosto esteso. A suscitare la fiducia dei telespettatori è innanzitutto il Tg3 regionale, che con il 72% dei consensi conferma l’attenzione per l’informazione locale. Seguono, nell’ordine, Tg1 (69%), Tg3 nazionale (63%), Tg2 (63%) e Tg5 (59%). Il grado di fiducia varia, sensibilmente, in relazione all’orientamento politico. Il Tg3 viene apprezzato soprattutto dagli spettatori di sinistra. Mentre i tutti i notiziari di Mediaset (Tg5, Tg4, Studio aperto) si caratterizzano per un profilo di (centro) destra.

Nella vana speranza che la tv italiana sparisca o venga radicalmente modificata da qualche terremoto (sarebbe ora visto lo schifo che si vede e che paghiamo anche col nostro canone e, in molti, con il digitale terrestre) questo è lo screenshot dell’informazione televisiva, scattata dal sondaggio alla vigilia dell’ennesimo terremoto sulla Tv scatenato dal caso Rai-Mediaset. «Una vicenda che riporta l’attenzione sul conflitto d’interessi, ritenuto problema grave e “urgente” dal 66% dei cittadini». Secondo la metà degli intervistati infatti le proprietà del polo televisivo privato da parte del leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, danneggia in modo evidente la libertà di informazione (52%), ma soprattutto condiziona la politica (55%). Un dato che cresce sensibilmente tra gli elettori del centrosinistra, dove è quasi l’80% a condividere questa opinione. E per me, 80% è molto poco.

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Come funziona la tv in Italia

novembre 22, 2007

volevo postare il video in cui Berlusconi paragona il cervello degli italiani ad alunni di scuola media non dei primi banchi ma non l’ho trovato

Io sto dalla parte di quei teorici che vedono la tv più come uno strumento di controllo sulle masse. Forse perché mi piacciono i complotti e le storie intricate ma mi piace andare a rovistare dietro le cose e capirci qualcosa. O forse perché non c’è miglior strumento che possa tenere a bada o educare popolazioni intere come la tv. E dalle intercettazioni (e dalle reazioni previdibili di mediaset) del 2005 si possono capire facilmente moltissime cose, tantissimi aspetti di come venga fatta televisione in Italia e chi abbia saldamente in mano la gestione a piacimento dei mezzi di comunicazione, potenza di fuoco di portata incredibile, soprattutto in un paese vecchio cresciuto a pane, DC e televisione come il nostro.
Leggendo i testi delle intercettazioni non rimango stupito di nulla, anzi, ho un’altra certezza e imparo una lezione pratica che prima conoscevo solo per studiata: in tv non c’è nulla di vero o lasciato al caso. Finzione è se vi pare ma anche se non vi piace; chi ha partecipato ad una qualunque registrazione di una trasmissione tv come pubblico può capire bene e in piccolo di cosa parlo.
Non c’è da star allegri però perché la situazione italiana è un’anomalia tutta nostra e speciale a cui nessuno ancora ha avuto il coraggio di far fronte se non con slogan tutti elettorali. Parlo del famoso e bistrattato conflitto di interessi che secondo me andrebbe chiamato col nome giusto e cioé “conflitto con una qualsiasi democrazia o forma di pluralismo del mondo occidentale”, che in altro modo viene chiamato grande fratello. Siamo arrivati infatti ad un punto in cui il giorno prima ci tolgono “20” ma il giorno dopo ci ridanno “10” e quindi facciamo festa; siamo ad un punto in cui ci stupiamo quando sentiamo parlare di diffusione della droga o di cose che tutti sanno e fanno finta di non sapere. Ma è il sistema che è malato, rotto e molto più orwelliano di quanto sembri e sentire che addirittura certe persone si preoccupavano del fatto che la morte del papa avrebbe potuto aumentare l’astensione alle elezioni non è niente di speciale ma lo è agire di conseguenza sui tg e sulle modalità con cui riportare risultati elettorali, per cercare di nasconderli o ritardarli. E parliamo di elezioni regionali perse nettamente dalla cdl; se invece fossero uscite intercettazioni sulle ultime politiche staremmo parlando di colpo di Stato, perché nessuno sa bene cosa sia successo al Ministero degli Interni. Di poco ma l’abbiamo scampata. È normale nel campo della comunicazione televisiva pensare all’ordine delle notizie di un telegiornale, decidere cosa dire o non dire, ma non lo è fare trasmissioni-approfondimento pilotate soltanto da una parte e considerare tutto questo professionale come mediaset vuole far credere. Per non parlare della solita reazione di chi non ha mai chiarito il proprio passato, l’origine delle proprie fortune e tante altre cose avvalendosi della facoltà di non rispondere e della facolta di non farsi processare. E la cosa che mi da più da pensare e mi fa rabbrividire è che probabilmente la gente che provvede a fare tutto questo non ha ricevuto particolari direttive, se non ai piani alti, ma lo fa per fare bella figura col padrone; senza immaginare le catastrofiche conseguenze a cui porta avere dei mezzi di comunicazione servi di un padrone, di una persona nemica della libertà e del pluralismo.

Nei 5 anni di buio, ma anche nei 50 anni di precedente storia radio-televisiva, abbiamo avuto tanti sintomi, tante avvertenze di come andavano realmente le cose: dagli editti bulgari alle rimozioni dei direttori dei grandi quotidiani, dai telegiornali in cui le notizie spinose non venivano date o raccontate per ultime, seguite da servizi piacevoli per il pubblico, ai finti scandaletti che servivano per parlare d’altro, distogliere l’attenzione pubblica da leggi ad personam che dovevano passare, ecc… Tutto in stile P2, come loggia massonica aveva insegnato.
E chi pensa che programmi mediaset come striscia o zelig siano liberi e di sinistra è una persona disinformata; anzi, quei programmi sono i pochi esempi viventi di satira di destra, cioé quella che, facendo finta di sputtanare un personaggio, finisce per farlo apparire simpatico e buffo. Credete davvero che a mediaset passi qualcosa inosservato? Pensate che non facciano vedere quello che vogliono? Come direbbe Luttazzi, il compito della satira, dovrebbe essere quello di demolire un personaggio: si sa, la satira di Luttazzi fa male, molto male infatti, tanto da dover ricorrere ad allontanamenti. C’è qualcuno che sostiene che la differenza tra questo periodo ed il precedente sia che prima non sapevamo nulla di quello che accadeva, in tipico stile della destra che ha bisogno di controllare e censurare, mentre ora sappiamo fin troppo, in questo caso probabilmente per incapacità di gestire un rapporto diretto coi cittadini. E ripeto, venire a sapere che le trasmissioni andavano in onda a reti unificate non mi stupisce, come non stupisce che in Italia venga costantemente impedita la nascita di un terzo polo mediatico: basta andarsi a vedere le ultime leggi, passando per la Mammì, per la Gasparri, fino ad oggi, in cui nessuno ha le palle di parlare di 10 milioni di firme raccolte ai Gazebo (un quinto della popolazione italiana compresi i neonati) e di come venivano raccolte on line ad esempio. «Perché che Berlusconi sia bugiardo è considerato un fatto endemico della scena politica, un’eccentricità del suo carattere, una forzatura retorica serenamente metabolizzata. Come se dieci milioni fosse uguale a cinque o a due o a uno. Personalmente, temo molto l’assuefazione, che è l’ingrediente fondamentale del conformismo».
Ora in molti avranno capito come funziona realmente la televisione italiana e moltissimi altri continueranno a guardarla facendo finta che non sia successo niente, talmente assuefatti come sono alla verità che ritengono assoluta riversata dalla magic-box. Purtroppo però è la struttura Italia che non può più funzionare nei suoi meccanismi, superata, quel sistema il cui motto per vivacchiare è “va tutto bene, tanto tutti devono mangiare”; noi italiani infatti, piccola gente con un piccolo cervello, non abbiamo capito che il meccanismo è rotto da troppo tempo e per tirare avanti crediamo davvero che inculare il prossimo porti i suoi frutti. E che il paese intero possa andare avanti all’inifinito così. Fino a quando, il giorno dopo, non è il prossimo che incula noi. Il cerchio della vita di un italiano-medio, che vive nel sogno della favola berlusconiana.

Forza, Italia.

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