Diversamente Occupati

luglio 30, 2008

Ho ricevuto via mail due vignette molto carine disegnate e pensate da Arnald. Come potete vedere qui sotto, tutti i personaggi hanno un sacchetto di carta in faccia, giusto per ricordarci che non siamo degni di poterci permettere un po’ di dignità, almeno non in questo paese.

Andate a fare un giro sul suo blog, che ci sono tante strips molto divertenti ma che fanno riflettere.
Che non avete mai tempo, lo so, e piuttosto che fermarvi 5 minuti a leggere preferite guardare.

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Agevolazioni e contributi per l’acquisto di un pc con contratto a progetto

luglio 29, 2008

E’ da svariati mesi che dal pannello di controllo di questo blog noto una cosa interessante: uno dei post più letti e ricercati sui motori è quello riguardante le notizie sull’aggiornamento dei contributi per l’acquisto di un pc da parte di possessori di un contratto a progetto.

Essendo il post del novembre scorso, ho deciso di ridare una spolveratina all’argomento. Nel frattempo infatti sono cambiati governi, ministri, ecc… In realtà poi poco è cambiato; evidentemente Tremonti non si è ancora accorto che i cittadini più deboli potrebbero trarre un piccolo vantaggio acquistando un computer.

Premessa: il sito di riferimento per avere notizie in merito alle agevolazioni ed ai contributi sull’acquisto di personal computer per i lavoratori con contratto a progetto rimane questo.
Qui invece trovate le categorie dei beneficiari che possono usufruire dell’iniziativa, cioé:

  • residenti in Italia ed iscritti all’Anagrafe tributaria

  • titolari, all’atto dell’acquisto del PC, di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)
  • titolari di un contratto di lavoro a progetto (ai sensi dell’articolo 62 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, attuativo della legge delega 14 febbraio 2003, n. 30)
  • titolari di assegni per la collaborazione ad attività di ricerca (di cui al comma 6 dell’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni)
  • ai fini dell’iniziativa, si considerano validi anche i contratti scaduti tra il 1° gennaio 2007 e il sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto 8/6/2007 (come modificato dal Decreto 5 ottobre 2007)
  • persone che non hanno già usufruito delle precedenti iniziative “VolaconInternet” (progetto PC ai giovani) e “Un c@ppuccino per un PC”, promosse dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • Il limite di età dei 25 anni non esiste più, quindi basta sostanzialmente essere un lavoratore co.co.co. o a progetto. Il contributo di 200 Euro è valido per tutti coloro che soddisfano i suddetti requisiti; avete tempo fino al 31 dicembre 2008.

    Qui trovate invece la lista di gran parte dei rivenditori che aderiscono all’iniziativa. Per esperienza personale vi dico che molti negozi, pur aderendo, non sono presenti in lista; non è quindi escluso che il vostro negozio di computer preferito che si trova proprio sotto casa, nonostante non pubblicizzi l’iniziativa, aderisca. Chiedete al titolare o chi per lui insomma.

    Questo perché ho usufruito dell’iniziativa nel dicembre 2007 e qualche giretto nei negozi l’ho fatto; è valido sia per l’acquisto di un pc che di un notebook (ma non per apparecchi come l’Asus Eee, furbacchioni, qui trovate le caratteristiche che deve soddisfare il prodotto che volete acquistare). E sì, i 200 euro ve li stornano subito al momento dell’acquisto, devono farlo, quindi non fatevi fregare. Se per esempio il prezzo del pc è di 1.000 Euro, all’atto dell’acquisto dovete pagarne 800.

    Infine, per inciso, se proprio volete farvi un regalo e spendere un po’ di soldi, evitate di comprarvi un dannato televisore a schermo piatto, ormai diventato lo status symbol del più barbone. Scherzi a parte, se potete permettervelo, avete un’ottima occasione per comprarvi un computer. Anzi, compratevi un Mac magari, detto con tono non troppo integralista, giusto perché anche l’occhio – ma non solo – vuole la sua parte.

    Scoprirete per esempio che il mondo è ben altro che quello che vi fanno vedere quotidianamente. E che su questa Terra ci sono tantissime persone e tantissimi luoghi, anche virtuali, che vale la pena di conoscere.
    Per essere più liberi oserei dire.


    Quando il posto di lavoro non CePu

    maggio 16, 2008

    Il banner dei precari di Cepu

    Pubblico una lettera pervenutami da iprecaridicepu.net:

    “Ti scrivo a nome dei collaboratori a progetto di grandi scuole e cepu di Bologna, io lavoro al nidil-cgil della mia città.
    Come puoi vedere anche dal nostro sito iprecaridicepu.net, mercoledi scorso abbiamo fatto il primo sciopero della storia di questa azienda. Non è stato semplice. Il clima in azienda è duro, la paura diffusa, i contratti scadono a giugno e non è detto che a settembre vengano rinnovati. Chi osa ribellarsi, è solito che venga punito così.
    Ora però che a Bologna si è mosso qualcosa, anche in altre città qualcosa si sta muovendo.
    Entro fine giugno dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo, cioè la stabilizzazione.
    è possibile. Prima dello sciopero avevamo un obiettivo: farci dare un incontro dall’azienda, e l’abbiamo avuto. Ora occorre fare di tutto perchè si parli di questa lotta, perchè più se ne parla più saranno i lavoratori di cepu e grandi scuole che ne verranno informati, più se ne parla e più l’azienda avrà voglia di chiudere la partita.
    Per questo ti chiediamo di mettere online un nostro banner in segno di solidarietà e appoggio, lo trovi sul sito.”

    Insomma mentre in tutte le grandi città italiane campeggiano gigantografie pubblicitarie di Cepu e Grandi Scuole, con famosi testionial strapagati, c’è gente invece che rischia di non poter più lavorare, se non a condizioni disumane.

    Simone spero che facendo girare la cosa, problemi come questo arrivino ad essere discussi da chi di dovere. Conosco abbastanza bene la situazione (in decine di call center funzionano così le cose, se non peggio), quindi coraggio, tenete duro e non abbassatevi a dire sì ad ogni costo.


    Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] Orizzonti funebri

    aprile 30, 2008

    Per una donna la notizia di una nuova gravidanza dovrebbe essere qualche cosa di magico, una sorta di esperienza che si porterà dentrò per sempre. In molti casi purtroppo non lo è.
    Nel nostro paese stiamo rischiando che cose del genere possano accadere con frequenza sempre maggiore, anche se già avverranno senza che un Ferrara di turno osi proferire parola.

    La donna della vicenda di cui vi sto parlando è precaria e guadagna 800 euro al mese: ovviamente non è ancora “regolarizzata”. Dopo essersi quasi laureata in Scienze Politiche con 18 esami su 22, “dopo avere collaborato a un giornale con oltre cento articoli senza mai avere un centesimo e neppure la tessera di pubblicista, dopo aver fatto infiniti lavoretti che definire umilianti e sottopagati è dir poco,” si ritrova a non avere i mezzi per crescere un figlio. “Perché” – dice – “se ti manca la moneta da un euro per prendere la metropolitana non importa, ma se ti mancano i cento euro per portare il tuo bambino dal dottore importa eccome.”

    Come si fa a darle torto? Non si può. Ecco perché ha scritto una lettera a Napolitano, disperata, intitolandola “Necrologio di un bimbo che è ancora nella pancia”. Che già leggendola suona terribile. Sì perché la donna ha scoperto di essere incinta da 4 settimane, ma con il suo stipendio sommato ai 500 euro mensili di quello di suo marito non può permettersi di averlo.

    Credo che poche persone possano capire o rendersi conto di cosa voglia dire non potersi programmare minimamente uno straccio di ritaglio di futuro, pochi possono immaginare cosa voglia dire vivere sempre alla giornata, senza potersi togliere una minima soddisfazione, ma soprattutto pochi arrivano a capire che in questo modo non si può essere liberi fino in fondo. Non è possibile continuare a vivere in questo modo: intere generazioni di giovani e di precari sono sull’orlo del burrone e molti sono già caduti giù.

    In Italia purtroppo si stanno estinguendo tutti i generi di prospettive; qui si promettono aiuti ai giovani, alle coppie giovani, soldi per la prima casa, bonus bebé. Ma alla fine si rimane a casa della mamma fino a 35-40 anni addirittura, e le donne hanno il primo figlio sempre più tardi. La situazione è tragica, perché non c’è più nulla di normale o che sappia suscitare in me un minimo di ottimismo qui: la nostra economia non crescerà, siamo gli ultimi dell’UE in ogni classifica eper di più stiamo subendo un inesorabile declino.

    Noi ragazzacci di questa generazione poi, occupiamo posizioni e ruoli sociali di molto inferiori a quelle dei nostri genitori: nessuno ha fiducia in noi, anche perché chi detiene saldamente il potere e manco ci pensa a schiodarsi da certe posizioni per il bene ed il futuro del paese è più che vecchio. Immaginate quindi che visione possa avere e che interessi possa difendere: quelli degli anziani. Che domani non ci saranno più e quindi non serviranno per far rinascere o mandare avanti il paese.
    Che lo vogliate o no, cinico o meno che sia, le cose stanno così.

    La recessione unita al vento proveniente dagli Usa nei prossimi anni si farà sentire più forte e di solito con una recessione i posti di lavoro tendono a scendere. In Italia invece l’occupazione salirà, però magia, scenderanno ulteriormente gli stipendi. E’ la moda degli ultimi anni, giusto perché a noi piace andare controcorrente.

    Tutto questo sarà possibile grazie alla legge Maroni, quella del contratto a progetto che ci sta lentamente (o velocemente?) suicidando. Sostanzialmente un lavoratore dipendente viene trasformato in un simpatico e flessibile precario. Con tanti saluti alla pensione e a tutti i valori elettorali di questo povera, poverissima nazione di provincia.

    Gli Episodi precedenti:


    Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 3] la trappola dello stage

    dicembre 17, 2007

    Da una ricerca di Repubblica è merso che in Italia, tra gli stagisti, 4 laureati su 10 sono senza paga e molti lavorano anche più di 48 ore a settimana, gratis. Come si fa a non essere ottimisti quindi sul futuro che aspetterà al nostro paese? La futura classe dirigente infatti nella maggior parte dei casi non è inserita in nessun progetto o contesto formativo, che tradotto in parole povere vuol dire che non ti fanno imparare niente o, peggio, ti fanno fanno fare le fotocopie oppure ti usurano fino all’ultimo giorno per poi ringraziarti con un bel calcio nel sedere; e via con un altro stagista, finché legge non ci separi. Le aziende italiane infatti sono gestite per la gran parte da vecchi che non sanno manco spedire una mail, figuriamoci se sono capaci di gestire nuove partnership e nuove collaborazioni con università e ricercatori o se arrivano a capire che per investire nel futuro e far crescere l’azienda stessa forse è meglio valutare qualcuno sì, per qualche mese, pagandolo e facendolo sentire un essere umano (sì, lo è anche se è un laureato, vi giuro che non abbiamo antenne verdi o cose del genere), per poi magari assumerlo, cominciando a far fruttare questo investimento. “Ma no dai, è meglio prendere un altro stagista e sfruttarlo, così faccio risparmiare all’azienda 2 lire e faccio bella figura con l’amministrazione e l’ad”.

    L’allarme sull’abuso degli stage è stato lanciato dalla Commissione Europea ovviamente: sognatevi che ad accorgersi sia stato qualche politico italiano. Come sapete la Legge Maroni, quella che ha portato milioni di giovani a regredire di almeno 50 anni a vantaggio della bocca di Berlusconi che poteva così raccontare le sue storie sui posti di lavoro in più (“un contratto firmato oggi, e due contratti firmati domani” era uno dei vari motti di un co.co.pro), sta distruggendo non solo intere generazioni prima che finiscano la scuola ma hanno segnato profondamente la vita futura del nostro paese. Perché è inutile darsi da fare solo da un lato se poi dall’altro si va verso la direzione dei settantenni o dei politici di turno. Con buona pace della maggior parte della popolazione italiana che, ricordiamolo, è vecchia (dentro).

    La gran parte di loro ha meno di ventisei anni, possiede almeno un titolo di laurea, e non riceve neppure un euro per lavorare, o imparare a lavorare, anche fino a 48 ore a settimana. Più della metà degli stagisti ha ripetuto, o è stato costretto a ripetere, l’esperienza più di una volta e, alla fine di quei mesi trascorsi in azienda, un terzo di loro ha dovuto amaramente confessare che lo stage non è servito a nulla. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non ha avuto, durante il tirocinio, alcun progetto formativo

    Praticamente lo stage non è altro che una riga in più da aggiungere al curriculum: «quanto all’esito occupazionale, a quasi sei stagisti su dieci non è stato proposto alcun contratto (il 55 per cento), al venti per cento è stata proposta una collaborazione a progetto, al dieci per cento un contratto a tempo determinato e al sei per cento un contratto a tempo indeterminato». Ad altre invece è stato proposto un posto sotto la scrivania del capo.

    […] “Lo stage è troppo spesso un lavoro mascherato da tirocinio; non si tratta di volontariato, ma di una formazione che deve essere pagata e deve dare valore aggiunto al tirocinante. Inoltre non è possibile che ci siano giovani che saltano da uno stage all’altro senza avere un lavoro vero. Questo diventa dumping sociale e va combattuto.” […] “Basta con il lavoro mascherato da tirocinio; basta con i rimborsi mancati, i rinnovi senza garanzie e i passaggi da un’azienda all’altra senza mai ottenere un lavoro vero.”
    Chissà se un giorno ci saranno mai la rivolta degli stagisti o la rivolta dei co.co.pro.. Cosa accadrebbe? Panico nelle aziende per mancanza di persone che sanno fare fotocopie e proteste tra le persone che bombardano i vari servizi clienti per mandarli affanculo per un qualunque motivo. E il giorno dopo? Niente, tutti a casa licenziati. E via con altri disperati da prendere.
    Perché la solidarietà sociale ed il patto generazionale dovrebbe anche essere questo: lottare uniti contro chi vuole assolutamente imporre un modello di società basato sullo sfruttamento sociale dei più deboli.

    Gli Episodi precedenti:


    La storia di Erica

    dicembre 3, 2007

    Non servono commenti ulteriori alla storia di Erica. Narra di una favola vissuta nell’Italia moderna, una favola ai limiti dello schiavismo e del signoraggio puro, senza dimenticare le condizioni disumane in cui ha vissuto Erica; io l’ho letta tutta d’un fiato per poi rimanere senza parole: le parole di conforto infatti credo servano a poco o niente. Non credo sia una storia falsa; purtroppo ci sono troppi dettagli e troppi sentimenti che traspaiono. Questa volta quindi la storia non comincerà con un “c’era una volta”.

    Leggi il seguito di questo post »


    Aggiornamento sul contributo per l’acquisto di un pc

    novembre 9, 2007

    E’ stato finalmente e recentemente modificato uno dei requisiti fondamentali previsti per l’accesso al bonus di 200 euro per l’acquisto del pc e cioé quello dell’età.
    Il limite dei 25 annicome prevedibile – sino ad ora aveva fatto sì che le domande di contributo giunte ad oggi al Ministero abbiano impegnato solo 44.000 euro sui 10 milioni disponibili.
    Da qui la modifica ministeriale con lo scopo di far spendere l’intera cifra entro il 31 dicembre. Infatti se la cifra non venisse utilizzata interamente sarebbe stornata per altre spese, rendendo difficile una ripresentazione o un ampliamento della misura stessa nella finanziaria 2008.

    Maggiori informazioni su chi può beneficiarne, sui rivenditori autorizzati, ecc…, qui.

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