Mariuoli isolati

gennaio 23, 2009

Dal flickr di Auro

«Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni.»

Sono passati circa 17 anni da Tangentopoli, ma niente sembra essere cambiato.
Coloro che negano ancora oggi uno dei più grandi scempi italiani, stanno lì, nei piani alti del potere politico-economico ed hanno ormai ricostruito la feccia che si era tentato di spazzare via.

Milano, assieme ai nomi illustri della politica italiana, cadde sotto i colpi del famoso pool. Corruzione, illeciti finanziari delle imprese per il finanziamento dei partiti, le dichiarazioni di innocenza perché tanto “lo facevano tutti”.

Venticinquemilaquattrocento avvisi di garanzia, millesessantanove parlamentari e uomini politici coinvolti, quattromilacinquecentoventicinque loschi personaggi assaggiarono il carcere, e dieci invece preferirono la via del suicidio piuttosto che scontare la vergogna ed affrontare l’infamia.

Oggi però gli ex socialisti e gli ex dc governano ancora, più corrotti e sporchi di prima. E la decenza non sanno nemmeno cosa sia.
E’ triste constatare che pochi italiani ormai ricordino cosa è significata “la Baggina”, coi suoi “martinitt”. Eppure Tangentopoli partì proprio da lì.

Quindi perché stupirsi se un ex-socialista come Berlusconi, arriva a donare 500 mila euro al Pio Albergo Trivulzio, la capitale oscura, il simbolo nefasto di un’era. Tanto che un reparto ora è dedicato alla madre del presidente del consiglio. Un gesto magnanimo, direbbe Bettino Craxi, a cui Berlusconi dovrà sempre gran parte delle sue fortune.

Siamo giunti ad un punto in cui al nome Mario Chiesa, pochi eviterebbero una faccia perplessa.
Ma tra qualche tempo, al nome Mamma Rosa, tutti sorrideranno, identificandola come la nonna buona di tutti i simpatici e guasconi “mariuoli” italiani.


Cambio di stagione

dicembre 20, 2008

Ore “10 e 48. Fassino si soffia il naso.”

Francamente comincia a diventare offensivo per tutti commentare qualsiasi cosa inerente al partito democratico.

Che poi, mentre gente strana si trastullava tra un live-blogging ed un altro, nessuno ha fatto notare che alla grande tavola di Natale imbandita dal PD ci fosse gente come Latorre, persone che capeggiano giunte nella bufera di cui non farò i nomi e via dicendo.

A fare da contorno a tutto questo, ancora una volta, presenziava una dirigenza di incompetenti, falliti e perdenti, quella che ha condotto la sinistra all’attuale sfascio politico, sociale, generazionale, come cavolo volete chiamarlo.

Seguono le solite panzane dichiarate ai media, con D’Alema che soltanto ora…ripeto, soltanto ora, dice che “la novità” è che sono uniti.
E poi dite che non ci prendono in giro; fino a pochi minuti prima parlano dell’elettorato, scoprendo cose che noi – quelli che dovremmo essere l’elettorato – sappiamo e di cui discorriamo da eoni.

Certo, poi vai a spiegarlo tu ai salotti della blogosfera-bene che finché si sta qui a tirarci le pare non succede niente. Andate a dirlo voi a chi ha contatti con la dirigenza, coi media, eccetera eccetera, che fare l’opinion leader al penultimo gradino della piramide (dove l’ultimo è occupato da noi nulla-contanti), per farsi leggere commentare e abbonare ai feed, non serve a niente.

È inutile perpetuare all’infinito un rumore di fondo che rimanda di link in link, finché torna al papone che irrimediabilmente cambia argomento, parlando di podcast, della canzone nuova di staminchia dj o di quello che vi pare.

Perché voi, sì voi che avete votato questo PD, che vi siete iscritti ai circoli on line del porcoddìaz, questo surrogato di vomito putreffato di umanità da cui evidentemente vi sentivate rappresentati, ve lo meritate tutto.

Lo sapevate benissimo e invece, guardate in che cavolo di situazione siamo finiti ora. Ma tanto, non abbiate fretta; anche grazie a voi, a noi, a chi vi pare, avremo giusto un 10, 15 anni ancora di Berlusconi per organizzarci.

A partire dalla prossima BlogFest, no?


C’è chi va e chi (ar)resta

dicembre 17, 2008

Quello che sta succedendo nel PD in questi giorni ha dell’incredibile. Sostanzialmente la polizia e la magistratura stanno facendo quello che la dirigenza avrebbe dovuto fare dagli albori: fare pulizia e spazzare tutti quei personaggi che invece di fare politica nel partito democratico dovrebbero stare in un monolocale con le sbarre. Molti pidini, anche quelli dei piani alti, staranno tremando in queste ore. Perché il partito è allo sbando da mesi e mesi, di nuovo ci sono solo le manette.

Ora un altro problema sarà quello di dover spiegare che cosa sta accadendo, prendere le distanze, magari non come fece Craxi coi socialisti. Perché vedete, un conto è allontanare subito da un partito i peggiori e poi dire che ci si era accorti chi erano e che per questo non fanno parte più del PD. Un altro conto invece è dover rispondere del terremoto che sta dando gli ultimi colpi al PD, a Veltroni, cioé il responsabile che dovrà risponderne – essendo il leader.

Fa poi morire dal ridere la non auto-critica fatta dal partito all’indomani delle primarie in Emilia e della ennesima sconfitta elettorale. Ogni tornata si perdono 10 punti circa, ma va tutto bene, la colpa è tutta di Di Pietro. Che invece guadagna, e molto. Il vero segnale che bisognerebbe interpretare è il calo costante dell’affluenza, il non voto, la non capacità di trasmettere senso di appartenenza, passione politica e speranze ad un elettorato che di solito – almeno a livello locale – premia la sinistra. Perché ci sono tantissime persone che vorrebbero un paese moderno e civile, ma questo i democratici non lo capiscono e continuano imperterrito a presentare personaggi ai limiti del grottesco.

Finché ci sarà questa dirigenza, come sappiamo, non si andrà da nessuna parte. E allora ben venga la magistratura, anche quella di destra che ora sta colpendo giutamente la sinistra. Sì perché se non ve ne siete accorti, lo scontro politica vs. magistratura si sta acuendo. E se oggi la giustizia sta cercando di distruggere i rimasugli di DC e PSI, sta compiendo una precisa scelta politica. Ok, è difficile spiegare perché a destra nessuno vada mai in carcere, invece a sinistra sì. Ma se volete davvero sapere il perché, ci pensa in modo pressoché scientifico Uriel (leggetevi il suo post, che vi farà bene) a dirvelo.

Fa pena guardare Veltroni durante questa costante agonia del partito in cui credeva tanto, ma in cui ha investito davvero male. Cioé cavolo dai, fai qualcosa, assumiti le tue responsabilità, è troppo comodo dire che “il partito non è tuo”. E di chi sarebbe, scusa? Arrabbiati, azzera tutto quanto, caccia via le brutte facce, manda un segnale deciso e preciso.

Tanto perderemo per i prossimi 10 anni, quindi di tempo per costruire qualcosa di serio ne avremmo. Altrimenti bisognerebbe, in tutta onestà, ammettere il totale fallimento dell’accozzaglia formata da DS e Margherita e mettersi da parte, magari dopo una bella sbroccata.
Questa sì, sarebbe una cosa davvero di sinistra.


Fiumicino, c’avemo n’problema

settembre 19, 2008

Da Corriere.it

Alcuni di voi si saranno stupiti perché da un po’ più di tempo del solito non parlo di Berlusconi o di politica più in generale.
La scusa del tempo che manca è vera, perché in questo periodo sono sotto esame e lavorando, lo spazio per bloggare si riduce ad un lumicino.

Il vero motivo però è un altro. Cioé io di cose su Berlusconi, sulla situazione attuale dell’Italia e via dicendo ne ho tante da scrivere, perché purtroppo ogni giorno ce n’è una nuova da raccontare. Però ora, più del solito, sono sconsolato e afflitto. E dire che mi ero già rassegnato.

Da Corriere.it

Insomma quello che voglio dire è che mentre qui siamo in balia del caos più totale, (Alitalia sta fallendo, enne-mila lavoratori rimarranno a piedi e Berlusconi – nonostante la colpa del fallimento di Alitalia derivi principalmente dal suo canonico menefreghismo per il prossimo – scarica colpe a destra e a manca, quando basterebbe fargli questa domanda: “Ma AirFrance non andava bene? Ci davano soldi, senza doversi svendere, e gli esuberi erano comunque minori!”), quello che dovrebbe essere il principale leader dell’opposizione, dove si trova?

Da Corriere.it

Prima di rispondere al quesito, una breve parentesi. Anche in questo caso, Berlusconi e la sua schiera di “para+aggiungi-il-termine-che-vuoi“, godono dell’immunità derivata dalla tecnica di governo che stanno attuando da quando sono in carica. Cavalcare i luoghi comuni, le paure e le varie rabbie della gente. Per farvi capire, secondo la stragrande maggioranza degli italiani, la colpa della debacle di Alitalia sarebbe dei sindacati, che evidentemente godono nel farla fallire. Nel frattempo, papà Silvio piazza anche Marina nel c.d.a. di MedioBanca. Ci sarà pure qualche conflitto di interessi da qualche parte, o no? Niente, silenzio dell’opposizione anche in questo caso.

Da Corriere.it

Veniamo al dunque. Dov’è Veltroni? E’ a fare il fichetto nei salottoni chic dell’Upper-West-Side di Manhattan. Siete contenti, elettori del PD? Questi il contatto con la realtà non l’hanno perso, semplicemente perché non l’hanno mai avuto. Non si rendono conto, sono dei perdenti nati.

Da Corriere.it

Di Pietro invece ieri era in mezzo alla gente, come fa sempre. In mezzo ai piloti, alle hostess e via dicendo, arringando la folla con un megafono. Stava spiegando ancora una volta che l’operazione del governo su Alitalia non è un salvataggio, ma una colossale porcata. La peggiore nella storia dei rapporti, già di per sé poco edificanti, tra un certo capitalismo di relazione e la politica. Il governo ha fatto coriandoli del codice civile, delle norme europee e di quelle antitrust”.

Spiegatelo ad alta voce a tutti quelli che conoscete: l’operazione che voleva propinarci il Governo avrebbe eliminato ogni debito ed ogni rischio da Alitalia, lasciando poi in regalo a sedici famiglie amiche (la cosiddetta cordata) tanto grasso che cola (a picco ormai), era una fregatura. Marchio, un’enorme flotta aerea, monopolio assoluto su tutte le rotte italiane, tutto gratis praticamente. Che grandi imprenditori quelli italiani; zero rischi, solo guadagni. Capitani così eroici che attraverso allo Stato avrebbero banchettato sulle nostre spalle, con accordi, appalti, tariffe gonfiate e debiti.

Sì, perché il prezzo di questo immenso dono, tra debiti di Alitalia ed elevati costi sociale degli esuberi, lo avrebbero pagato gli italiani: già ma quanto? Si parla di almeno un miliardo di euro.

Chissà cosa ne pensano i democratical-chic.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


Sinistra, game over

giugno 19, 2008

PD, porco diaz

Qualunque cosa sia, la sinistra italiana è finita.
Le prime grosse avvisaglie le abbiamo avute il 13-14 aprile, con la dura sconfitta delle sinistre più estreme; poteva essere un buon segnale per virare finalmente verso altri orizzonti di crescita progressista e democratica, ma così non è stato.

Siamo dunque arrivati ad un punto in cui le analisi da fare sono tante, forse troppe e sempre con lo stesso canonico e storico ritardo cosmico: i tempi sono cambiati, non ci sono più le nuove stagioni, e i grandi uomini di sinistra se ne stanno accorgendo soltanto ora, ma con calma. Tanto il paese è già finito nelle mani peggiori di sempre, quelle che stanno distruggendo ogni minimo brandello di Democrazia rimanente.

In tutto questo caos, dopo la sonora batosta elettorale subita ovunque, il PD avrebbe dovuto svolgere il ruolo del cane da guardia, fare davvero il Governo ombra, alzare la voce, attaccare, mettere in difficoltà, invece ci ritroviamo con il suo leader, Walter Veltroni, immerso in una crisi politica apparentemente senza uscita.

Parliamoci chiaro: se Veltroni fosse stato negli Usa, dopo la notevole serie di sconfitte subite, probabilmente si sarebbe ritirato per fare qualcosa d’altro. Prendete il nostro amicone Al Gore, per esempio. Insomma, con le dovute proporzioni tra Italia e Usa, tra PD e Democratici, forse sarebbe meglio perlomeno dire qualche cosa ogni tanto.
Mi rivolgo alle persone di sinistra che ancora hanno il coraggio di dirsi di sinistra (questa frase fa molto “sinistra”, perdonatemi); dopo una campagna totalmente sbagliata, condotta volutamente sottotono, dopo la sconfitta alle politiche, dopo aver perso Roma ed altre roccaforti italiane, cosa ancora dovranno subire, le nostre povere coronarie?

E magari ti attendi una presa di posizione decisa sull’andazzo xenofobo-fascista preso dal paese negli ultimi tempi. Invece niente. Quindi non aspettatevi nemmeno che qualcuno proferisca parola sulla sconfitta sonante subita ancora in Sicilia, dove il PD addirittura è al terzo posto, sceso al 20%. Non hanno il coraggio, fanno finta di niente. Sì, va bene, ci sarebbero altri discorsi da fare per la Sicilia. Poi però vai a leggere i nomi dei candidati e ti convinci che forse hanno già preso abbastanza voti.

La sconfitta, lo sfacelo e il disastro però dovevamo aspettarceli dopotutto. Su cosa infatti ha puntato Veltroni per porsi come valida alternativa o unico esponente in grado di fare la differenza? Sul dialogo. E qui – passatemelo – mi cadono le palle, perché sfoderare “il dialogo” con uno come Berlusconi significa due cose: o sei imbecille oppure ti vuoi suicidare con le tue stesse mani. A parte che già in passato questa strada era stata tentata, ma in Italia dialogare vuole sostanzialmente dire che ognuno si fa i fatti suoi. Così è stato e sarà, nel silenzio più totale.

Veltroni, sorpreso (!), ha solo saputo dire che la legge salva-premier non è una priorità per il paese. Troppo tardi, lo è diventata. Cioé non ha detto che è una cosa vergognosa, che sputa sulla Costituzione e che in ogni democrazia occidentale non potrebbe accadere, frasi che Berlusconi usa incredibilmente al contrario. Uno potrebbe pensare che sì, insomma, non è una priorità, ma comunque – prima o poi– andava fatta. Al diavolo le posizioni nette, noi siamo il PD, quelli del ma anche, sì e no, anzi forse. Si vedrà, qui, quo ma anche qua.

Immaginatevi la scena. Veltroni, superincazzato, si reca con passo deciso da Berlusconi, che intimorito indietreggia; giunto a pochi centimetri da lui, Veltroni prende fiato e, “dialogo!”, grida. Silenzio. Risata con spernacchiamento generale.

E in futuro che cosa accadrà? Checché ne diciate, comunistofobi a posteriori che non siete altro, non avere un briciolo di sinistra (vera) o di destra (vera) in Parlamento secondo me non è una gran conquista per un paese come l’Italia, dove se riusciamo a far finta metaforicamente che “gioca sempre la nazionale”, va tutto bene o quasi: tutti diventano amici, col dialogo. Dialogate anche voi e la vita vi sorriderà.

È stupido infatti parlare di dialogo, quando dovrebbe trattarsi di un concetto sottointeso. Così come è sciocca la visione della cosa pubblica (cittadini+politica+media) di questo PD; finirà che Di Pietro porterà via tanti altri voti al PD e vi dirò, la cosa non mi dispiace affatto, perché (sarò monotono) è l’unico che sta facendo opposizione.

La prova di questo PD del “nulla che avanza”, come spiega Fede Mello, è che sabato ci sarà l’assemblea costituente del PD e sul sito non c’è uno straccio di proposta, nemmeno uno stupido promemoria politico. “Tutto quello che c’è è questo. Un nulla che ora come ora bene riassume la proposta politica del Partito Democratico“.

Perché dai, è bello fare un po’ i fighi in Rete sull’onda dell’entusiasmo iniziale e creare o iscriversi a circoli on line del PD, ma poi a fatti come stiamo? Malissimo. E c’è qualcuno del PD, qualche iscritto che si è degnato o si sta degnando di fare auto-critica, di farsi un bell’esame di coscienza e ripartire da zero, che forse si è sbagliato tutto, ma proprio tutto?

Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che si siede alla sinistra del Presidente dell’assemblea e, in generale, l’insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste.

Veltroni, ci dica lei dove diavolo vuole sedersi, ma ce lo dica adesso. Oppure, lasci davvero il posto a qualche faccia nuova, motivata, e cominci ad accettare che in questo momento…no, proprio “we can’t”.


La madre dei decretini è sempre incinta

giugno 6, 2008

//realityshow.blogosfere.it/

Povera Italia, che vergogna. Nelle scorse settimane se ne sono sentite un po’ di tutti i colori sul tentativo di salvare Rete 4 con un decreto ai limiti del ridicolo.

Incredibilmente però il decreto è stato bocciato, ma la maggioranza ha subito raccontato che il decreto verrà riformulato, giusto per farlo passare in qualche modo: rete 4 è una di quelle cose che “si devono fare per forza”. Ma a molti è probabilmente sfuggita una cosa incredibile, cioé il motivo per cui il decreto non è passato. In aula fra i banchi della maggioranza mancavano in cento. Cento. Ok, non mi scandalizzo anche se li paghiamo lo stesso. Un’ecatombe.

Alcuni presenti, lì proprio in missione per Silvio si sono arrabbiati. Le scuse accampate vanno dal “un attimo in bagno”, al “ero a casa col mal di pancia” o ancora “non mi funzionava il pulsante”. Certo, stavi premendo quello dell’autodistruzione, o al massimo quello dello sciacquone. Persino Silvio si è arrabbiato molto, ripercorrendo le gesta di questa figuraccia alla prima votazione che contava (per lui); ma non preoccupatevi, ha già pensato a riformare la Rai con una soluzione “innovativa”. Cosa c’entri in questo caso la Rai con Rete 4 non si capisce, ma tant’è.

Emilio Fede in merito ha affermato: “che il centrosinistra voglia favorire Europa 7 a scapito di Rete 4 non ci sono dubbi. E anzi ci sono motivi che non dico ma tutti sanno”. Cioé? Spiega come mai ti avevano cacciato dalla Rai ad esempio. Ma la sua ramanzina, dall’alto del suo servilismo, non si ferma qua: “il mio invito al Parlamento è un altro: piantatela, perché la gente non capisce e si aspetta dal Parlamento ben altre discussioni. Il Paese ha problemi davvero grandi e che, subito dopo l’insediamento, il governo debba subire l’assalto dei cani pastore abbruzzesi dà il voltastomaco”. A parte che “abbruzzesi” si scrive con una “b” e che Di pietro è molisano, ma la minaccia di Fede proprio ci mancava; sì perché se siamo al punto in cui Emilio Fede impone lezioni di stile e politica, la situazione è più che tragica.

Emilio tende poi il braccio sinistro: “questa faccenda è ridicola perché il digitale terrestre è per sua natura aperto a tutti. C’è spazio per tutti. E sono fiducioso che la cosa si risolverà perché per fortuna nel centrosinistra ci sono anche persone serie come Veltroni, che credo apprezzi la cultura del fare e del dialogo di questo governo, o D’Alema, che ha sempre riconosciuto che Mediaset è un bene inalienabile del Paese”. “Al massimo bisognerà che qualcuno regali una tv a Di Pietro. Sennò il pastore abbruzzese continuerà a volerci azzannare i polpacci tutti i giorni”. Sì ma spieghiamolo agli italiani, il problema non è Di Pietro o la sinistra, la questione è che la Corte Europea (ma non solo) ha condannato l’Italia a risolvere la questione, altrimenti pagherà, cioé pagheremo noi.

Forse Fede e i giornalisti più in generale dovrebbero spiegare perchè i cittadini di Napoli devono dire sì alle leggi senza proferire una parola, perchè gli statali devono essere trattati soltanto come parassiti, perchè tutti gli extracomunitari vengono equiparati a criminali pericolosi, mentre le aziende del leader del PDL, cioé il Presidente del consiglio di amministrazione della società Italia, devono invece essere salvate dallo Stato. In più lo Stato dovrebbe ignorare totalmente le sentenze giudiziarie e di conseguenza pagare con soldi pubblici un privilegio utile ad un solo uomo.

Paradossalmente dobbiamo pagare tutti a causa di una situazione di illegalità motivata dagli interessi privati di Berlusconi, che in teoria toglie l’ICI (non a tutti tra le altre cose), però ci appiopperà un’altra personalissima tassa. Purtroppo poi, l‘opinione pubblica non ci aiuta: l’unico messaggio che viene trasmesso è che torna prepotente l’antiberlusconismo, capeggiato dal cattivo giudice di Mani Pulite, e che ci sono problemi più urgenti da affrontare. E’ così che Fede diventa vittima.

Ci rimane però un grande alleato: il Tempo. Il pubblico televisivo negli ultimi 10-12 anni infatti è calato, e non troppo poco; la tv da troppo non ha più alcuna funzione culturale. A chi ci governa non importa se io è da anni che non vedo un tg per intero, che non ho mai guardato Vespa o Mentana e spendo pochissimo col cellulare, perché gran parte della popolazione, quella che poi decide le sorti del voto nel momento che conta…ce l’hanno sotto controllo. Gli imbastiti dalla tv.

Insomma in questo caso sono un pelino più fiducioso, perché probabilmente ci penserà il Tempo a spedire Rete 4 al cimitero. Obiettivamente…che cavolo c’è da vedere su Rete 4 (Chuck Norris a parte, lui tutto può!)? I nostri alleati si chiamano Internet e Convergenza.
Una grande fetta di pubblico, quello che interessa maggiormente alla pubblicità, la televisione non la guarda più da un bel po’. O comunque la guarda molto poco. Da quanto tempo infatti non si sente parlare di ascoltoni?

Perché fino ad ora, gli operatori pubblicitari fanno un po’ finta di niente. Ma i clienti, soprattutto quelli in difficoltà, cominciano a stufarsi. A quel punto forse, Rete4 ma anche Canale 5 e Italia Uno, un pochino se la faranno sotto. Volete una prova? Date una sbirciatina all’andamento delle azioni Mediaset negli ultimi tempi e vi renderete conto che qualcosa sta cambiando, Berlusconi a parte.

Questa sarà la vera rivoluzione, assieme a quella culturale e digitale. Lo spero tanto.
Perché un popolo ignorante si governa meglio, mooolto meglio.


Piduisti senza limiti, mafiosi senza vergogna: la P2 bis ri-scende in campo

aprile 8, 2008

Se leggete il famoso “Piano di Rinascita democratica” della Loggia Massonica P2 (click qui o qui per una lista degli iscritti, tra cui voisapetechi), potrete incredibilmente notare moltissime similitudini con le azioni di governo e le dichiarazioni di certi personaggi:

Il cosiddetto piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l’informazione.
I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde
« …rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori »
. In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di
« …chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro…»

Prendiamo le dichiarazioni di oggi di due noti personaggi, di cui uno condannato a 9 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa (Dell’Utri) e l’altro…vabbé, mi sono anche un po’ stancato di ricordare quanto sia pericoloso.

15:56 Berlusconi: “Esami di sanità mentale per i pubblici ministeri”.
“Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”. Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio a Savona.

16:13 Dell’Utri: “Il mafioso Mangano? Un eroe”
“Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo, è morto per causa mia”, ha dichiarato il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell’Utri ha rivelato: “Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E’ un eroe, a modo suo”.

16:16 Dell’Utri: “Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza”
“I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione”. Lo ha detto il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in rete.

Ok, eviterò di commentare le affermazioni di oggi, ci sarebbero pagine da scrivere solo sulle stronzate dette. L’esame mentale lo farei so io a chi; poi perché non estenderlo ai politici, ai giornalisti, ecc…?
Comunque sia, colleghiamo le frasi alle decine di dichiarazioni in questi anni sulla separazione delle carriere dei magistrati, “al riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma – secondo molti – una svolta autoritaria”.

Come se non bastasse, il piano puntava all’abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una riforma della scuola – la Moratti?!?!?!), allo spostamento del Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo (quindi i politici avrebbero in questo modo potere di controllo sui giudici, tirate una riga…!), a rompere l’unità sindacale, ad abolire il monopolio della Rai (troppo facile con 3 tv e 40 giornali e periodici), a mettere le mani sul controllo dei mass media (e quindi dell’opinione pubblica, della società e di conseguenza dei cittadini) acquisendo tv, quotidiani, gruppi editoriali, ecc…

Prendiamo anche la dichiarazione di oggi di Berlusconi sull’esame di sanità mentale dei pubblici ministeri e confrontiamolo con questo punto del piano di rinascita democratica. Incredibile vero? Per i piduisti quindi “la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati” e “la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)” sono due punti fondamentali ed urgenti, insieme al silenzio-consenso.

Caro lettore, perdonami se ti ho annoiato a sufficienza e se non sono stato troppo sintetico, ma potrei andare avanti con molte altre agghiaccianti somiglianze. Quotando il virgolettato sull’ipotetico ruolo da affidare alla stampa ad esempio, si scopre che «va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Tempo, Roma, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: L’Europeo, L’Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata.»

Insomma se avete voglia di andare avanti a farvi rodere il fegato e vi appassionate in un viaggio tra storia e politica, condito da un po’ di sane teorie di cospirazione, allore benvenuti, potete continuare a fare il gioco del “trova le differenze”.

Ecco perché io non voterò mai per dei mafiosi, per dei cospiratori, per dei piduisti, per dei corrotti, per dei bugiardi, per dei truffatori, per i cattivi
Forse è insito nella natura dell’italiano provare ammirazione per i banditi, per chi sta al di sopra della legge. Perché per ri-votare per la terza volta certa gente (per di più condannata!), i casi sono due: o si è ingenui (e di conseguenza stupidi, oserei dire, a questo punto) o si è disonesti. E io per natura non sono affatto disonesto. Sono solo un italiano…


Mercoledì cadrà Prodi

gennaio 22, 2008

Un po’ lo dico per scaramanzia (il paese è allo sbando e sull’orlo di un qualcosa di grosso, non so cosa ma me lo sento), ma fonti sicure che non posso riportarvi (ho amici persino in parlamento…!) me lo assicurano: dopo che Mastella ha lasciato la maggioranza con i 3 senatori Udeur (ciao ciao che ci torneranno sti poveretti), molto probabilmente Prodi cadrà e vi spiego come e perché. A meno che cada già oggi, ovviamente.

Domani ci sarà il voto per la fiducia a Pecoraro Scanio. A meno che tutti i senatori a vita votino a favore, non ci siano defezioni e giochetti fatti apposta, la Maggioranza se ne andrà a remengo considerando anche i numeri al Senato. Sì, perché i diniani voteranno contro (la compravendita di senatori ha funzionato nonostante le intercettazioni) e a meno di un miracolo Prodi non si salverà. Ecco a cosa è servita la tattica veltroniana di piacere e andare bene a tutti: a un bel cazzo di niente. Siamo alla frutta, allo sbando totale. Quindi se ci sarà un miracolo (o un incubo, rappresentato ipoteticamente dall’UDC che confluisce nella maggioranza accentrando tutto quanto e sfanculando definitivamente tutto quel poco di laico che era rimasto), Prodi dovrà comunque licenziare e riassumere nuovi dipendenti. È evidente che in questo modo non sia possibile fare nessuna riforma.

Cossiga ha dichiarato stranamente (e capirete perché dico stranamente): L’uscita dalla maggioranza dell’Udeur è da un punto di vista costituzionale irrilevante ai fini della sopravvivenza del governo. Secondo la Costituzione, il governo può essere rovesciato solo da un’apposita mozione di sfiducia, collettiva e non individuale. D’altronde l’uscita dalla maggioranza non comporta neanche il rimpasto di governo, perché l’Udeur al governo non ha più nessuno. D’altronde, per presentare una mozione di sfiducia al Senato occorrerebbe un numero di firme che i senatori dell’Udeur, essendo tre, non hanno, e certamente non saranno né Forza Italia, né l’Udc, che ormai è a un passo dall’entrare nella maggioranza, né An a firmare detta mozione. Il consiglio che posso dare al presidente del Consiglio Romano Prodi è ‘resistere, resistere, resistere’, e a tal fine nominare come ministro della Giustizia colui che ha inventato questo slogan, l’ex procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli”. Cossiga sa bene che tutto questo non potrà mai accadere, perché i centristi, i ciellini e gli ex-dc non si faranno scappare questa occasione, fantastica per i pecoroni italiani; tutti insieme appassionatamente (Mastella, Casini, ecc…), al centro, per poi magari riallearsi con Berlusconi. Figuriamoci poi cosa potrebbe accadere se Borrelli diventasse Ministro della Giustizia, l’ex capo di Di Pietro.

Mastella non ha più niente da perdere, perché probabilmente finirà sotto processo. Ci saranno compromessi, reimpasti, tutti li in mezzo a formare un partito unico, una bella DC, una presa per il culo che con noi funziona sempre. Il tanto sognato laicismo moderno e più europeo è morto definitivamente per la seconda volta, senza mai essere veramente nato. Mastella l’ha pensata bene questa mossa: domenica scorsa era a San Pietro e ieri Bagnasco è uscito con altre vergognose dichiarazioni in concomitanza delle sue dimissioni. Chiudete il cerchio: Mastella alle prossime elezioni sarà con Berlusconi e probabilmente prenderà ancora meno voti, dato che molti famigliari saranno agli arresti e quindi impossibilitati a votare…
Fossi un elettore del centro-destra (per fortuna non lo sono) mi vergognerei se il mio partito si alleasse con uno come Mastella ma si sa, di la tutto fa brodo. Mastella, il martire, ha fatto male a questo paese, molto male. Con la sua percentuale irrisoria in Parlamento ha fatto passare l’indulto insieme ad altre nefandezze ed ora se ne va sputando nel piatto dove ha mangiato; in un certo senso sta bene a Prodi e co., così imparano ad allearsi con persone di questa specie e a non sconfessarli mai.

Solo una cosa mi fa imbestialire più di tutte. In questi giorni parlando con amici che studiano all’estero (e non sono iscritti al KGB come pensate voi) ho sentito delle brutte cose: mi dicono che stiamo offrendo uno spettacolo scandaloso e vergognoso, che parlano di noi come non vi dico cosa e che ovviamente non sentiamo niente e non diciamo niente. Stiamo qui a guardare. In qualunque altro Paese dell’Europa moderna una maggioranza cade in Parlamento, di solito per una rottura politica che gli elettori capiscono e di cui comprendono le ragioni. Solo in Italia invece il leader di un piccolo, piccolissimo e infido partito, può annunciare la fine di una maggioranza politica in una conferenza stampa e successivamente nel solito salotto “confezionato su misura” di porta a porta. Senza prima spiegare alle Camere le sue motivazioni, senza rendere conto all’opinione pubblica delle sue decisioni e senza avere le palle di guardare in faccia gli italiani quando si sta per riconsegnare un paese in frantumi e mai scollato come ora a quel Berlusconi che, in 5 anni, non ha saputo far altro che condurci in questo oblio e distruggere tutto ciò che di democratico e di minimamente politico esistesse.


Assuefazione al marciume

dicembre 7, 2007

Bettino Craxi contestato con un lancio di monetine al grido “vuoi anche queste” dalla folla all’uscita dell ‘Hotel Raphael a causa della mancata autorizzazione a procedere (risalente al giorno prima) da parte della Camera dei Deputati.

La storia italiana, una fiction che si ripete. Sono usciti circa 400 mila documenti in cui possiamo ritrovare, scritta, gran parte della storia politica italiana della seconda metà del ‘900. Da Tangentopoli a Don Silvio che ringrazia nell’anno Orwelliano (sarà un caso o il segno del destino?) Craxi per il decreto che lo salvò definitivamente e gli aprì la strada a tutto, dalle confessioni di Craxi a quelle di Cossiga e tanto altro ancora. Che bello ripercorrere la tangentopoli dimenticata di quegli anni, scoprendo che ancora molti nomi coinvolti si ritrovano in parlamento.
No, non bisogna stupirsi di niente, queste cose già si sapevano, le conoscevo benissimo. Ma intanto noi italiani siamo cambiati, siamo mutati ed evoluti come gli X-Man, ci siamo trasformati in cittadini da soma, una sorta di suddito che crede di vivere in un substrato democratico ma che in realtà è molto distante dalla vera e propria sovrastruttura (ok, qui si va sul filosofico, non so se mi sono spiegato bene, perdonatemi).

Come nel 1992. Ma come eravamo non più di 15 anni fa? Certamente diversi e sicuramente più disposti ad un atteggiamento politico serio e partecipativo, anche se poi beh, si sa com’è andata. Rettifico: nel bene o nel male Berlusconi ha totalmente cambiato la politica dal suo ingresso. L’ha trasformata in uno show teatrale (più da circo), ripetitivo, in cui la sua compagnia di giro (di cui lui è mastro e capocomico) esegue ed improvvisa, secondo un canovaccio ormai conosciuto, rappresentazioni già viste: basti pensare a quante volte in una settimana sentiamo dire che “il governo cadrà e non è in grado di governare l’Italia”, al triste capitolo informazione pilotata, al duopolio trasformato al monopolio RaiSet utile per governare, censurare e controllare. Mentre prima la gente vedeva ancora la politica come un qualcosa di quasi poetico in cui credere e magari riconoscersi (addirittura, per arrivare agli estremi, qualcosa per cui combattere o fare violenza – in negativo) ora tutto è diventato televisivo; l’opposizione insulta e critica ma non spiega perché e cosa si dovrebbe fare. Ti da del pirla e basta insomma. E questo non è fare politica: si chiama fare i pagliacci e con gli italiani viene benissimo. Perché è troppo facile attaccare ma è molto più difficile e lento spiegare perché qualcuno non è adatto e perché una certa cosa non dovrebbe essere fatta. Ma in fondo in fondo invece…la nostra classe politica è cambiata? O i nomi sono bene o male ancora gli stessi?

C’ho le mani pulite, brò. La mitica sera del 30 Aprile 1993, dopo la fine del comizio tenutosi alle ore 18 nella vicina Piazza Navona, durante il quale Occhetto, Rutelli e Ayala avevano sollecitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi, una folla invase Largo Febo ed attese il nostro Bettino all’uscita dell’Hotel Raphael, l’albergo che da anni era la sua dimora romana. Le forze di polizia presenti gli consigliarono di uscire dal retro, ma egli preferì “eroicamente” affrontare la folla lievemente inferocita, avendo un po’ capito come andavano le cose da anni. Comparendo, Craxi venne accolto da un fitto lancio di monete, mentre parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro “Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?” sulle note della canzone “Guantanamera”. Altri urlavano slogan anticraxiani come: “Su-i-ci-dio! Su-i-ci-dio!” e “Bettino, Bettino, il carcere è vicino!”; Craxi però riuscì a salire in auto ma la Thema blindata se ne andò raggiunta dai dimostranti che avevano sfondato il cordone di polizia e martellavano la carrozzeria con pugni e colpi di casco, mentre invece l’occupante apostrofava gli assalitori urlandogli “Lanciatori di rubli!”. Poi sappiamo tutti com’è andata, ad Hammamet. Bei tempi, la gente si indignava ancora e non scendeva in piazza per un day qualunque.

Il ladruncolo isolato ha cantato. Il leader socialista, all’indomani dell’arresto in flagranza del direttore del Pio Albergo Trivulzio, l’ing. socialista Mario Chiesa e alla vigilia delle elezioni politiche del 1992, ebbe l’arguzia di affermare che Chiesa «non è altro che un ladruncolo isolato all’interno del Partito Socialista Italiano», e che «le sue ruberie infangano l’onore del PSI e l’onestà dello stesso Craxi». A questo punto Chiesa, sentendosi leggermente tradito ed usato un po’ come capro espiatorio, si incazza ed inizia a cantare davanti al magistrati del pool di Milano. Scoppia il finimondo: un anno più tardi si scopriranno i conti miliardari aperti all’estero da Craxi tramite prestanomi, il giro delle tangenti che lo vide protagonista, la corruzione sistemica nascosta dietro l’arroganza del potere. Come già detto poi Craxi decise di sfuggire alle proprie responsabilità, preferendo la latitanza ad Hammamet ospitato dal dittatore tunisimo Ben Alì. Lui infatti non aveva nessuna televisione anche se aveva salvato quelle di qualcuno che si rivelerà più pericoloso.

La nuova Repubblica è peggiore. Come risultò dalle indagini del pool Mani Pulite, la corruzione era endemica nella società italiana, anche e sopratutto in quel PCI che per primo si era mosso a contestare Craxi. Del resto non siamo messi meglio, anzi, ma il senso estremo di impunità e del sentirsi al di sopra della legge caratteristico delle “nuove generazioni” che siedono in parlamento fa sì che tutto venga tenuto più o meno nascosto, dimenticato.
E forse soltanto un vecchio e sentimentale (quanto pericoloso) ritorno alle passioni politiche di vecchia data potrebbe scuotere l’arroganza della classe politica, perché né intercettazioni, né scalate varie sono servite a smuovere qualcosa. Anzi, di questi tempi si da più spazio e più potere a chi, imperterrito, continua ad asserire che la colpa di tutto lo schifo italiano fosse dei giudici, di chi processava, indagava e faceva luce…non dei corrotti e dei corruttori. Siamo assuefatti a questo nuovo modello di Stato italiano fondato sul provincialissimo magna magna.
E di poetico e nostalgico qui ci sono solo delle lettere che ad oggi quasi, fanno sembrare tutto un po’ naif, con quel retrogusto storico-romanzesco che tanto ci piace.

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