La sobrietà antica del giornalismo italiano

marzo 1, 2008

Da qualche tempo faccio caso alle differenze tra le versioni on line dei nostri quotidiani rispetto a quelle degli altri maggiori quotidiani stranieri ed ho notato delle notevoli discrepanze.

Non parlo solo del modo di scrivere, di riportare le notizie e di informare, ma parlo del colpo d’occhio, dei metodi usati per attirare l’attenzione dei lettori. Mentre in Italia infatti viviamo ancora in una sorta di mercato 1.0 dell’informazione “strillata”, dove chi fa le regole e scrive crede ancora che a vincere sia chi grida con la voce più grossa il titolo più grosso, negli altri paesi si sono accorti che è meglio offrire una vasta molteplicità di contenuti, col fine di fornire al lettore una scelta più “personalizzata”, fidelizzandolo in altri modi.

Provate ad esempio a confrontare le home page di Repubblica e Corriere con quelle del New York Times, del Guardian e dell’Herald tribune e fate caso (notizia principale a parte) alla grandezza dei titoli, ai colori scelti, alle parole usate e all’importanza data a certi termini. Il sensazionalismo dei nostri giornalisti e del nostro giornalismo è ormai fin troppo stonato: il continuo tentativo di ridurre ogni notizia ad uno scoop, ad uno scandalo attira curiosi, è sinonimo di arretratezza rispetto al mondo della comunicazione odierna. Senza contare il fatto fondamentale – a mio modo di vedere le cose – e cioé che quasi nessun giornalista o opinion leader, quando parla o scrive, badi troppo alle conseguenze di certe uscite. Abbiamo l’esempio di questi giorni con il principe Harry, che poteva trasformarsi in un facile obiettivo per i terroristi.

Perché non cominciare seriamente a trattare ed instaurare un vero rapporto simmetrico e a due vie con i propri lettori, coloro che fruiscono sempre più notizie e contenuti? Perché non cercare di creare relazioni durature con i pubblici di riferimento principali, non solo fidelizzandoli, ma considerando anche un elemento importante come il feedback? In futuro saranno sempre più le persone, gli utenti della Rete, cioé noi, a decidere se tirare a sé un messaggio o meno.

E’ lo stesso motivo per cui Vespa e co. quando menzionano la parola blog danno il peggio di sé stessi: non solo non accetteranno mai quella perdita dell’aura che tutti i mestieri hanno avuto dopo le varie rivoluzioni industriali moderne, causata dall’avvento di nuovi strumenti a supporto della comunicazione (in questo caso). Non capiranno nemmeno che per fare i giornalisti, non serve tanto avere un tesserino di un Ordine: basterebbe informarsi davvero, smettendola di copiare e incollare notizie alla bell’e meglio, non solo rimanendo al passo coi tempi, con la società dell’informazione, con la politica, ecc…ma anche imparando davvero a sfruttare gli strumenti che il mondo oggi offre e che tutti usano per semplificarsi le cose.

Perché ormai sono solo i giornalisti italiani che coi nuovi media e i nuovi mezzi hanno un rapporto che potrebbe manifestare un dobberman con un iPhone: pessimo e rabbioso.

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