Trova le differenze

febbraio 15, 2009

Queste sono le elezioni in Sardegna viste dal tg5.
Nei servizi sono facilmente riscontrabili tecniche molto utilizzate dall’entourage del premier, e nei video sono spiegate in modo chiaro con delle note. Si parla di elezioni regionali, dove però è il premier stesso ad essersi candidato; del resto le risorse in gioco non sono equiparabili.

No, non voglio mica mettermi a dare lezioni di marketing politico o a rubare il mestiere a gente come questa e questa, ma mi sento in dovere di cominciare a spiegare come funzionino certe cose.

Immaginate che questo sia una sorta di gioco strategico, in cui voi dovete convincere sia l’opinione pubblica (col fine di orientare i commenti e la percezione del candidato in senso favorevole a quest’ultimo), sia chi vi ascolta a farvi votare. Certo, se possedete delle televisioni e dei giornali risulta più facile, ma siccome è un gioco, teoricamente si parte alla pari.

Siccome l’attenzione delle persone è una risorsa scarsa (vi faccio un esempio stupido: leggerete e commenterete più facilmente un post di 10 righe o uno di 100?), bisogna essere capaci di imporsi con messaggi semplici, chiari e veloci (avete presente le frasi di pochi secondi dei politici ai tg? Ecco, quelle si chiamano soundbites e potete ammirarne quante ne volete nel pastone – o nota politica – del tg di Riotta o più in generale nei tg Rai), quindi cosa faranno i politici più furbi (e quindi non facenti parte del PD)? Si serviranno di esperti di comunicazione che, tra le altre cose, li aiutino a definire l’agenda setting (che, per semplificare, è il potere della tv di comandare l’attenzione del pubblico) e il priming (cioé indirizzare il giudizio utilizzando storie e notizie secondo un certo ordine: se per esempio si forniscono preliminari informazioni sull’importanza della spesa dello Stato per la sanità, aumenterà la disponibilità a pagare tasse in quella direzione).

Ora, pescate una carta: esco io col mio faccione simpaticone e vi dirò che innanzitutto vi servirà popolarità (detto in modo kitsch, “l’appeal” che ha sul pubblico) e consenso (che servirà per ottenere appoggio e supporto in modo da ottenere approvazione alle proprie proposte o issues) per essere eletti.
E qui, soprattutto qui, entra in gioco l’etica. Continuo a riperterlo che la totale mancanza di etica in questo paese, in tutte le professioni, sia uno degli elementi che contribuiscono maggiormente a farci peggiorare. Insomma il motto qui è “senza regole ma con più soldi possibili”, con tanti saluti alla tanto sospirata qualità.

A questo punto, cosa farò io, sedicente esperto di comunicazione in erba che possiedo la foto di Bonaiuti e Capezzone sul comodino? Mi servirò di vari mezzi tecnici e siccome il mio cliente possiede tante televisioni, sarà un gioco da ragazzi.

Si può partire con la cosiddetta framing pro domo sua, un’inquadratura faziosa che tende a mettere in buona luce una delle due posizioni (esempio: invece di parlare di “polemiche nella maggioranza”, si potrà parlare di “accordo dopo le polemiche”, di cui non si è parlato, quando in realtà la notizia erano proprio le polemiche); poi, magari, si passa all’impaginazione a panino, che è riscontrabile nella sequenza degli argomenti (un esponente della maggioranza parla di un’iniziativa, subito dopo si fa vedere un esponente dell’opposizione con la sua critica di pochi secondi e infine si mostra un altro leader del governo con un bell’argomento conclusivo a favore, lasciando l’ultima parola ai preferiti).

Infine, nel caso in cui ci fosse una notizia sgradevole sul mio candidato, ricorrerei all’argomento-tinca, cioé fuori luogo (tipico esempio: l’attacco di Berlusconi alla magistratura in un giorno in cui il tema non c’entra niente), per creare un diversivo. O addirittura omettendo la notizia, che sparisce letteralmente dai tg.

Insomma ci sono tantissimi altri modi per fornire un’interpretazione alla realtà delle cose: che lo vogliamo o no, la conoscenza del mondo che ci circonda è fortemente influenzata dai media. E in Italia dai media di Berlusconi. Ritengo che se ci fossero più forze in campo, cioé più punti di vista, ci sarebbe più equilibrio, con un conseguente e maggiore senso d’etica. Ne guadagneremmo anche in senso pluralistico, perché tutti avrebbero interesse a mantenere un sistema pubblico equilibrato.

Dicono che il mio corso di laurea triennale sia inutile; ma chissà perché, chi lo afferma di solito preferisce acquistare un prodotto pubblicizzato in tv, piuttosto che uno sconosciuto. Comunque, se avete bisogno di consulenze per una dittatura, contattatemi: si può sempre fare meglio.
Perché, come diceva Joe Napolitan, “la percezione è più importante della realtà”. E Berlusconi purtroppo lo sa benissimo.

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We can’t change

novembre 27, 2008

Giusto una settimana fa mi trovavo – come ogni giovedì – alla lezione di marketing politico tenuta dal Professor Marco Cacciotto. Potete facilmente intuire, visti gli argomenti trattati, quanto mi interessi questa materia: si parla in modo approfondito di campagne elettorali presenti e passate, si analizzano i vari elettorati e via dicendo, senza ovviamente dimenticare l’ultima campagna di Barack Obama. Una campagna che molto probabilmente, per molti versi, farà scuola e verrà ripresa (per non dire ricopiata) da molti altri leader politici mondiali.

Ochei, vengo subito al dunque, che magari non a tutti interessa approfondire la materia, che in realtà è molto più ampia. Quel giorno però c’era un ospite, Maurizio Martina, Segretario Regionale del PD in Lombardia. È venuto a raccontare principalmente la sua esperienza vissuta in America, dove ha seguito la campagna elettorale svolta dai Democratici. Dall’interno, dai quartieri generali, da alcune città, a contatto con giovani, vecchi, saggi e volontari dell’ultima ora.

Raccontava in modo abbastanza entusiasta come, innanzitutto, i Democratici americani non abbiano una struttura costruita in modo analogo al modello dei nostri partiti. “Fortunatamente”, pensavo io. Quelli dell’Illinois poi, sono davvero amici di molti democratici del PD italiano.

Ma la vera differenza parte dall’organizzazione territoriale del partito democratico americano, che reduce da due sconfitte consecutive ha decisamente cambiato rotta. Loro sono solidi territorio per territorio, in modo diretto, senza troppi giri strani; sono anche organizzati ottimamente sulle stesse scansioni elettorali; il coordinamento è funzionale alla Rete del partito. Per citarvi il caso italiano invece, qui in ogni ambito istituzionale (dal quartiere alla circoscrizione e dalla provincia alla regione) c’è un presidente, uno che alla fin fine decide per conto suo, ma ufficialmente come PD.

Insomma, se prima i Repubblicani facevano man bassa nei piccoli territori, nei paesi e via discorrendo, ora i Democratici li hanno stracciati, conquistando molte roccaforti nemiche. Questo però è stato possibile solo grazie ad un cambio epocale di passo partito dalla stessa base del partito. Fondamentale, spiegava Maurizio Martina, è stato il ruolo di Howard Dean, che dopo aver perso nelle primarie 2003 contro Carry, è diventato presidente nazionale dei democratici.

Con lui infatti i democratici americani sono tornati a ragionare sul territorio: fino alle ultime politiche vincevano solo la rappresentanza territoriale difendendo i territori forti di provenienza, mantenevano le grandi aree metropolitane ma lasciavano ai repubblicani tutto il resto. Sostanzialmente veniva accentuata molto la frattura città/campagna. Uno degli errori strategici che anche il PD italiano continua a commettere (pensate alle elezioni 2006, dove la campagna di Prodi fu incentrata solo ed esclusivamente a mantenere un vantaggio che in realtà vantaggio non era; basta vedere i dati delle regionali 2005 per capirlo).

Ovviamente fondamentale – come sempre – è risultato coinvolgere e convincere gli indecisi, cioé quelli che alla fine ti fanno vincere le elezioni. Dean ha cominciato un nuovo ragionamento di radicamento territoriale, soprattutto nei luoghi in cui i democratici erano più deboli. Semplice ma efficace.

Certo, il fatto di avere Obama, un vero leader quindi, aiuta molto. Ma la vittoria si è giocata molto anche sui temi, sulle cosiddette economic issues (la crisi in America è già ben altra cosa) che hanno prevalso sulle security issues, dove ancora i democratici hanno qualcosa da imparare evidentemente.

Per la prima volta poi mi sono stupito nel sentire Martina che spiegava come il web abbia avuto un ruolo importantissimo, anche se al web associava principalmente i volontari. Basti pensare solo a quanti soldi sono stati raccolti via Internet da Obama, per dire.
C’è un altro fattore però: per la prima volta non era presente alcun particolare orgoglio razziale che poteva dividere e creare strani controsenti; questa volta in campo c’era l’America e gli americani.

Questa volta insomma, tutti i giovani hanno votato per Obama, specialmente gli ispanici. Bisogna ringraziare le centinaia di volontari di Obama, perché erano inquadrati in una cornice organizzativa più che notevole. Essi hanno così saputo “mappare” correttamente il territorio, fattore che ha scavato una notevole differenza coi repubblicani.

Il Segretario però, precisava anche che non bisogna avere una visione “romantica” di Internet: non è che Obama ha vinto solo grazie al web. E fin qui siamo tutti d’accordo. Dall’altro lato però, il cambio di direzione partito dal web, la mobilitazione totalmente orizzontale e la rivoluzione dei contenuti politici e della campagna sono stati vitali per il trionfo di Obama.

Ed è proprio quando ho sentito “cambio di contenuti” che mi è cominciata a frullare per la testa una domanda fastidiosa da fare al Segretario (stimolato anche da Roberto Felter via twitter). Perché ok, la campagna americana, Obama e tutto il resto sono davvero delle cose interessantissime, stimolanti e sarebbe fantastico vederle in Italia. Ma è qui che sta il dubbio.

Ecco, arriva il momento delle domande finali, quindi gliela faccio. Gli spiego subito che la mia è più una domanda politica.
Gli dico, testualmente:

“lei non crede che una campagna fatta in un paese in cui, per un amante ci si dimette; se un parlamentare usa un aereo di stato viene arestato, così come se si fa falso in bilancio (etc.), non vada bene per un paese dove si viene eletti ministri con favori sessuali o dove, per citarle un episodio dell’altro ieri, un esponente del suo stesso partito consiglia la risposta ad un altro dell’opposizione? Crede che la popolazione italiana sia davvero pronta per un certo tipo di cambio di contenuti, di cui ha parlato anche lei?”

Speravo che almeno in una piccola aula universitaria un giovane del PD di buone speranze confermasse certe cose, esponendosi magari. In realtà, come mi aspettavo, la risposta è stata abbastanza elusiva. Per carità, Martina non ha negato niente, ma più che altro ha improntato la risposta sul ricambio generazionale, che ci vogliono nuovi giovani, nuove facce, un vero cambiamento. Al che gli ho fatto notare che l’esempio dovrebbe venire da loro per prima.

E anche qui era d’accordo, che ci vuole una mossa comune, anche da parte di chi è vecchio e non vuole scollarsi dalle poltrone comode di partito. A quel punto ho capito cosa voleva dirmi, quindi l’ho tradotto, dicendoglielo: “insomma, ci manca un leader, no?” “Sì è vero”, mi ha risposto.

Piccola parentesi. Il Segretario ha anche voluto precisare che si dissociava dal comportamento di Latorre (ricordate la storia del pizzino?) e che non era d’accordo con lui. E io avrei voluto fargli notare che non è tanto normale che in un partito ognuno faccia quel cavolo che vuole, e che ognuno la pensi in modo diverso dall’atro. Cioé, a voi pare normale?!

Parliamoci chiaro: Maurizio Martina e tanti altri come lui interni al PD, sanno bene che esistono certe usanze tristi e antiquate che continueranno a far perdere le elezioni a questa strana sinistra, che poi sinistra non è.
Solo che in questo modo, il partito che doveva rivoluzionare l’Italia, il cambio epocale e via dicendo, si sta sgretolando in modo imbarazzante. Tra gente che si dimette, gente che se ne frega degli ordini di colui che dovrebbe essere il leader e “si diverte”, eccetera eccetera.

Del resto, da tutto questo Veltroni si nasconde. Non c’è, come se non esistesse. Non una parola, mai una volta. Solo apparizioni misteriose.
Come fa un leader a non rispondere ad una disperata lettera di dimissioni come questa? Certo, il popolo italiano non è in grado di comprendere nemmeno uno dei motivi addotti dalla Tinagli, non è in grado di analizzarli e porsi davanti a loro con un atteggiamento critico.

Ma dove sono iMille? I democratici che volevano cambiare? Dov’è finito il “Yes, we can”? Cosa è cambiato? Niente. Siamo ancora in balia della Binetti, di un democristiano e di tanti strani personaggi che in società mature, al massimo raccoglierebbero pomodori. Con tutto il rispetto per i pomodori.

Se ci sarà mai un democratico che passerà di qui, mi ascolti: non è possibile cambiare senza cambiare.


Non ci sono più le nuove stagioni

aprile 29, 2008

Da Repubblica.it

Il distacco non è mai stato così ampio. Percentuali e voti a parte, che pure hanno pesato, il distacco incredibile emerso tra i dirigenti e i candidati del pd e la gente, le persone e tutto il resto è a livelli d’emergenza.

Insomma, ieri si sono giocati anche Roma, complici anche il quasi 10% di elettori in meno che ha votato; e difficilmente a sinistra arriveranno a capire il motivo per cui, da un 5% in più di Rutelli, in poco più di due settimane si è passati a circa il 7% in più di Alemanno. Tradotto in numeri, vuol dire che da 83.776 voti in più di Rutelli, si è passati a circa 116.000 voti in più di Alemanno, mentre Rutelli ne ha persi quasi 85.000. Senza contare il fatto che circa 60.000 elettori hanno votato Zingaretti alla provincia ma Alemanno al comune.

Uno si chiede quindi come sia possibile che gente che due settimane prima ha votato una persona, possa cambiare idea così in fretta, ma a questo punto rifletterei anche sul senso di ricandidare uno come Rutelli, bollito, tranvato, fuori da tempo da ogni tipo di logica politica: l’idea era quella del contentino col ritorno all’incarico di un tempo, visto che ormai la strada in politica era chiusa da tempo. Che poi è lo stesso ragionamento che mi porta a definire come errori le candidature di personaggi come la Binetti (anche se il fatto che Rutelli non abbia intercettato i voti cattolici la indebolisce ulteriormente), Colaninno figlio, la Finocchiaro in Sicilia al posto della Borsellino, ecc…; una babele di errori tattici, prima che tecnici, che dimostrano in modo netto la scarsa capacità di analisi e lungimiranza di gran parte della classe dirigente del PD. Che tradotto in parole povere vuol dire: la nuova sinistra – che della sinistra storica ha ben poco – dista “una cinzia” dalla gggénnte, mentre la destra ne cavalca bellamente le paure, gli istinti, ecc… Che non vuol dire che la capisce, anzi.

Veltroni ora avrà il suo bel da fare, perché c’è da mettere in discussione tante di quelle cose nel partito da provocare un cataclisma. A mio modesto parere, molti esponenti del partito andrebbero cancellati, per non dire che in alcuni casi i vertici andrebbero azzerati. Vogliamo gente nuova? Vogliamo davvero costruire un partito moderno, laico e che dia un preciso segnale? Ecco, cominciamo a metterci le facce giuste allora, che ora ci aspetteranno 5 anni terribili.

Avrei voluto scriverlo prima in un post apposito, ma ho notato in queste settimane come i media, Mediaset in testa, abbiano dato uno spazio ampissimo ai crimini, alle violenze, ecc…commessi da persone straniere nel nostro paese. Come se di colpo, dall’oggi al domani, sia scattata una molla assassina nei non-italiani. Ho pensato quindi che volessero prepararci ai primi decreti leghisti-razzisti, ho pensato che dovevamo predisporci ad una nuova Bossi-Fini, ma poi ho capito che c’era ancora Roma in ballo; casualmente molti fatti di cronaca menzionati avvenivano proprio li e il risultato è stato questo: Alemanno vince con la croce celtica al collo.

Che se poi vai a vedere bene, purtroppo rapine, stupri e violenze varie accadono tutti i giorni e in linea coi dati degli ultimi anni. Ma la tattica si sa, funziona, eccome: se tutti ne parlano e se i media fanno passare una cosa come pura fobia, allora per forza il problema deve esistere e questi immigrati “di merda” devono tornarsene a casa a “calci in culo”. Quando avremo cacciato gli immigrati e tutti i piccoli imprenditori che vivono di nero e lavoratori stranieri sottopagati andranno in crisi perché non ci saranno più italiani disposti a fare certi lavori, con chi ce la prenderemo? I comunisti non ci sono più.

Nonostante il “protezionismo giornalistico” (o, se preferite, autarchia dei media, oggi sono in vena di inventare definizioni nuove) messo in atto già da qualche tempo, che impedisce alle tv di spiegare realmente le opinioni dei paesi esteri sul terremoto che sta scardinando l’Italia ad esempio, noi che siamo tecnologici e 2.0 ci accorgiamo di tante cose. E leggiamo il NY Times, l’Economist, guardiamo le prime pagine dei quotidiani stranieri…e cosa troviamo? Articoli che parlano di vittorie dei “neo-fascisti” per esempio (mi sto sforzando di non menzionare le valanghe di critiche che quotidianamente ci pervengono a causa di Berlusconi).

Va bene che Roma voleva provare il brivido del fascio, ma non diamo una bella immagine mostrando in tv bandiere con croci celtiche, gente che fa il saluto romano senza aver testato sulla pelle il ventennio, proprio nei giorni in cui si festeggia la liberazione per cui i nostri nonni hanno dato la vita. Ma che segnale diamo, che esempio diamo? Che paese siamo diventati? Incivili fino in fondo da qualche anno a questa parte, in qualsiasi parte d’Italia e in svariati comportamenti.

E ancora, qualcuno sa spiegarmi cosa diavolo vuol dire festeggiare in giro per strada, nelle piazze, manco avessimo rivinto i mondiali? Cioé cosa c’è da festeggiare?! Un bel niente ecco. Un altro elemento ereditato da questa popolazione diventata pubblico, nell’ennesima evoluzione: non più sudditi, ma pubblico pagante e spettatore di una realtà alterata dai media. Italiani che per una cavolo di ripresa televisiva fanno un saluto romano, che in gruppo ci si sente forti, italiani che per una foto da mettere come avatar da mostrare agli amici prendono la macchina e strombazzano il clacson con le bandiere, italiani fieri di essere italiani per non si sa quali motivi, che fino a ieri tragedia, stavano male, mentre oggi evviva, è cambiato il mondo.

Sarà che provavo fascino per personaggi come Kierkegaard (discorso sulla fede a parte), sarà che di base sono alquanto pessimista nella visione della realtà, sarà che quando ha vinto Berlusconi ha piovuto per giorni e da ieri che ha vinto Alemanno nella capitale, ha ricominciato a piovere.

Insomma non ho molta fiducia nel futuro. Anche se “non può piovere per sempre…”


Dove sono finite le schede bianche e quelle nulle?

aprile 17, 2008

Non so se ve ne siete accorti, ma trovare i dati riguardanti le schede nulle o bianche (che sono sempre stati diffusi da tutti i quotidiani) su Internet risulta quasi impossibile (anche xlthlx me l’ha fatto notare più di una volta su twitter). Provateci.

Insomma, vengono omessi dei dati alquanto importanti e sul sito del Viminale non c’è ne traccia. La cosa risulta molto strana.

Nel 2006 le schede bianche erano misteriosamente scomparse e il famoso documentario “Uccidete la Democrazia” di Deaglio aveva fatto una precisa ricostruzione della sparizione, impersonificando l’omonima scheda col nome di Bianca. Sarebbe interessante scoprire se queste schede siano tornate o meno.

Su Internet quasi nessuno ne ha parlato: solo Piero Ricca, che stimo moltissimo, e quelli di “Articolo 21” hanno trattato l’argomento.

Diciamo che è più facile trovare i dati dei singoli comuni che quelli generali. Poi, per prenderla con ironia, fa pensare il fatto che Berlusconi non voglia ricontare le schede e che, come il Ministro Amato aveva affermato, i dati sulle schede bianche o nulle sarebbero dovuti arrivare subito, visto che dovevano essere contrassegnate immediatamente.

In attesa che Giulia Bongiorno diventi il nuovo ministro della Giustizia (quasi quasi era meglio Mastella…), ho spulciato un po’ di commenti in giro per la Rete e tra quelli al post di Piero Ricca ho trovato dei dati interessanti: esistono per esempio moltissimi seggi di comuni in cui nel 2006 non c’era stata nemmeno una scheda bianca (nel 2006 a S. Nicandro Garganico, provincia di Foggia, a fronte di quasi 10.000 votanti non c’era stata nessuna scheda bianca; da qui partiva il romanzo “Il Broglio” come spiegano su Articolo 21), che ora invece tornano a sfornare schede bianche e in alcuni casi arrivano quasi a raddoppiare il numero delle schede nulle. Quello del 2006 probabilmente rimarrà uno dei misteri tutti italiani, non si saprà mai cosa accadde al Ministero degli Interni.

Miracolosamente poi, arrivo ad un trafiletto sul sito dell’Ansa in cui vengono dati velocemente e sommariamente i dati sulle schede in questione, che non sembrano però corrispondere in pieno ai dati sull’affluenza e sugli aventi diritto. Mi da molto da pensare il fatto che al Senato su 43.133.946 di aventi diritto, 10.362.719 persone non si sono espresse (più del 20% degli aventi diritto quindi), mentre alla Camera su 47.126.326 di aventi diritto, 10.674.021 persone non hanno dato preferenza (sempre più del 20%).

Dato per scontato che magicamente, dopo il 2006, le schede bianche sono tornate a salire e la loro percentuale si attesta circa al 4%, vorrei sapere perché il Viminale e tutti i media non menzionano queste statistiche.

Da qui a parlare di brogli ce ne passa, anzi, non discuto la netta vittoria del pdl. Anche perché, per la prima volta in Italia abbiamo avuto la possibilità di seguire sul pc di casa lo scrutinio comune per comune, senza aspettare la notte come accadde nel 2006: bravo ad Amato quindi.

Però…nessuno vuole più fare chiarezza su queste benedette schede. Perché?


Prepariamoci al peggio

aprile 15, 2008

Via Dario Salvelli
l’andamento del titolo Mediaset in funzione degli exit poll, via Dario Salvelli

La situazione è tragica. E io voglio scendere, questa non è l’Italia che voglio.
Perché non c’è nulla per cui sorridere da ieri (una cosina c’è: Ferrara ha preso lo zero virgola), non sussiste nessun elemento per cui pensare di prenderla con filosofia (sono pur sempre interista alla fine, a certe cose mi ero abituato fino a qualche anno fa, poi però si è capito perché), per cercare una minima opzione che permetta di dire “l’unico piccolo vantaggio che avrò è questo”. Ennò cari padani, ennò cari romani ladroni, ennò cari terroni (a seconda di dove abitate, beccatevi un epiteto).

Dati alla mano. Quasi 6 italiani su 10 hanno votato per una destra xenofoba ed estremista, non moderata manco se mi paghi. Spaventoso il seguito della Lega qui al Nord, arrivato a livelli impensabili: è ormai evidente che anche la gente che abita al di sotto del Po preferisca chi piscia sul tricolore o al massimo chi “ci si pulisce il culo”. Non ci credevo ma sì, ora sono certo di vivere in un paese alquanto retrogrado e particolarmente incivile.

Cilicio per tutti. Veltroni è stato ampiamente sconfitto e non è stata disfatta soltanto grazie all’apporto di Tonino, che raddoppia i voti, triplicando i suoi seggi in Senato rispetto al 2006. Veltroni non ha preso altro che qualche punticino in più alla somma DS+Margherita, probabilmente rubato non al centro-centrodestra, ma alla sinistra arcobaleno, che ha ottenuto una disfatta degna di Napoletone a Uaterlu.
Certo, a me viene da dire anche “wow, ma la Binetti e tutti i teodem-bigotti centristi ci hanno aiutato taaantiiisssiimooo a togliere voti ai cattivi”. Ecco (per esempio) un motivo per fare auto-critica e tornare subito a fare un PD laico che, con Di Pietro, faccia un’opposizione con i controcazzi. Sostanzialmente ora si va decisamente per il bipolarismo, salutiamo la sinistra, la destra e tutti gli altri partitini: in parlamento staranno in 5 (pdl-lega-pd-idv-udc). A sinistra c’è stato comunque un segnale deciso di unificazione e spostamento, a destra no, la frammentarietà c’è ancora, eccome. Che lo vogliate o no, il PD oggi è la nuova “sinistra” italiana e l’unica strada percorribile.

No, we can’t. Partirò dalla campagna elettorale: Berlusconi ha attaccato i comunisti, Veltroni no, l’ha fatto diventare Innominato (forse una volta l’ha nominato, poi però ha chiesto scusa..). Ma diavolo, in tutto il mondo le campagne elettorali si fanno ance e soprattutto all’attacco, specialmente nella tanto celebrata America; insomma, speravo che nella seconda parte della campagna Walter facesse la voce grossa attaccando, tirando fuori gli innumerevoli scheletri nell’armadio, parlando di giustizia, televisioni, conflitto di interessi… Invece no. Si è limitato passivamente a subire la demonizzazione del PD da parte del diavolaccio di Arcore, zittendo Di Pietro quando tentava di prendere posizioni nette e fondamentali per molti elettori. Infatti alla fine la vera vittoria l’hanno avuta Lega e Idv, partiti che comunque sia vanno giù pesante: guarda a caso sono state praticamente le uniche 2 forze politiche a votare contro l’indulto.
E ancora, potrei parlare dell’errore di candidare la Finocchiaro al posto di Rita Borsellino, il simbolo dell’anti-mafia, testimoniato dall’ennesimo disastro in Sicilia, dovuto sì a tanti altri fattori storici, però…cavolo: Cuffaro è stato rieletto al Senato e il partito più clientelare e sporco, l’Udc, rimane forte in Sicilia.

La gente vuole il gol. Ok, come dice Enrico nel suo splendido post, basta commiserarli, basta dire che “non ci hanno capito” (gli italiani). Infatti, bisognerebbe dire che non hanno proprio capito un cazzo di niente. E provano una volta di più quanto siano contenti di tifare per i cattivi, per i chierici retrogradi, salvo poi lamentarsi se le cose vanno male, anzi malissimo. Nel senso che io non sono affatto sicuro che gli italiani sappiano e abbiano capito che persona è Berlusconi, da chi sia circondato, ecc… Altrimenti “non lo voterebbero”, mi verrebbe da dire. Io sono disperato ma non voterei mai per uno come lui, per decine di motivi. Non mi dilungo che li sapete. Per me in questo paese non basta mai ricordare certe cose sino alla nausea, al vomito e alla diarrea. Perché cavolo, se come Suzukimaruti dice, gli italiani avessero ben chiaro che Berlusconi si fa i fatti suoi e probabilmente se li farà ancora, finendo il lavoro cominciato tra il 2001 e il 2006, allora sarebbero sì stupidi, disonesti e parassiti. Perché tiferebbero per il più forte, contro la giustizia (altro controsenso per chi è di destra), dimostrando di essere felici di fare i servi e ricavarci comunque qualcosa. A meno che Suz era ironico e ci ha fregato.

Grillini ortodossi. Per inciso devo aprire una breve parentesi. I Grillo boys, scontenti, hanno arricchito di un altro 3% l’esercito astensionista: e bravi stupidi. Sì perché mi viene da ridere pensare al comico genovese che, equiparando Berlusconi e Veltroni per mesi, ha contribuito decisamente al trionfo indiscusso del pdl. Chissà se ci ha pensato ieri sera. Complimenti, imbecilli. Bravi, non votate, questi sono i risultati.

Domani è un altro giorno, purtroppo. Come ho accennato prima, il futuro non ha niente di simpatico con questo stato delle cose. A parte i canonici scoramenti, su twitter ho registrato tantissimi pareri e desideri di scappare via da un paese che vuole continuare a rimanere in coma irreversebile. All’italiano non toccargli le ridicole certezze che ha, che poi mi va in crisi mistica.
Ci aspetta un periodo fatto di tante ripicche, di rivincite da vigliacchi e speriamo che Berlusconi non abbia vinto per i premi promessi, tipo l’Ici e il bollo (che non cambieranno la vita di nessuno) che, vedrete, pagheremo eccome (e con gli interessi) da altre parti. Però lui l’avrà fatto.
Se oggi la sfiducia endemica nella società italiana è a livelli altissimi, il risultato elettorale ne è lo specchio. Il ragionamento sostanzialmente sarebbe “non ho più speranze, figurati se la giustizia esiste; tanto vale votare Berlusconi”. Ebbene questo è un ragionamento tipicamente italiano: invece di lottare e credere nel cambiamento, è più facile adattarsi e allearsi al potente, anche se fa schifo ed è molto antipatico. Quindi via, stringiamo ancora di più la cinghia e prepariamoci al terremoto.

Pdl ricco, il Vaticano ci si ficca. Non vi siete dimenticati del Vaticano, vero? Avete notato che non si è fatto sentire in queste ultime settimane? La chiesa caldeggiava l’inciucio concordato tra pd e pdl, ma in questo modo avrà vita molto più facile: potrà infilarsi capillarmente nelle decisioni che ci instraderanno ancora una volta nel passato. C’è però da dire che gli italiani sono dei paraculi, nel senso che si riempiono la bocca con i fantomatici valori cristiani, ma poi scopano prima del matrimonio, tradiscono le mogli con le ragazzine, scambiano i mariti con amanti di colore che vogliono sbatter fuori dall’Italia, ecc… Perché è così. Reputando quindi come persone stranissime i gay che votano pdl, ritengo che qui ci saranno alcuni scontri: molti italiani non tollerano molto che qualcuno che non gioca al gioco, possa dettare regole precise su matrimonio, figli, ecc…
Una cosa mi spaventa più di altre: il fatto che in questo modo l’equazione più ricco sono, più diritti ho, diventi legge. Cercate di diventare più ricchi, e in fretta, che il denaro in Italia pagherà la libertà…di essere liberi (tipo andare all’estero per abortire, avere figli, pagare per farsi curare, ecc…). Insomma, ci trasformeremo in una società molto più cinica, individualista e cattiva.

Ora sono cazzi nostri/vostri. Sicuramente la vita diventerà ancora più dura per noi giovani, ma sarò sempre pronto a rimboccarmi le maniche – parlo per me stesso (detto fra noi a bassavoce, non sanno che se noi di sinistra decidiamo di fare sul serio, sono cazzi per loro). Santificheranno i mafiosi, terranno buoni gli italiani attraverso i media, diffondendo l’opinione pubblica concordata, riscriveranno i libri di storia. Ma il loro revisionismo non cambierà affatto la storia, che è una sola. Non potranno mai dire che i deportati Ebrei erano in villeggiatura ad Auschwitz per esempio. Ma è anche in questi casi, nelle situazioni disperate che noi sappiamo tirare fuori il meglio da noi stessi; fa niente se il merito se lo prenderà qualcun altro. Perché i buoni siamo noi, ricordatevelo.
Quindi sì, ci toccherà diventare più cattivi e stronzi, dovremo pensare soltanto a noi stessi, ragionamento allucinante e contrario alle società moderne che si evolvono, ma a noi si sa, piace distinguerci. Mi verrebbe da dire “arrangiatevi” ai romani ladroni, “ve la siete cercata”, terroni che non siete altro. Ma non lo farò. Perché comunque vada anche io abito nel Nord produttivo, in quella vergognosa Lombardia in cui la Lega stravince. Mi vogliono cinico? Va bene. Anche se questa sconfitta mi sta aiutando a crescere e a meditare ulteriormente.
I cazzi quindi, grattateveli voi.


Appello alla decenza degli italiani: perché gli onesti non voteranno mai Berlusconi

aprile 13, 2008

Dopo un giorno per sbollire la rabbia, il nervoso e la sensazione di impotenza provata guardando e commentando live l’infinità di stronzate dette da Berlusconi a Matrix ho deciso di scrivere anche io qualcosa: sia mai che qualche indeciso si convinca a non votare per un personaggio come lui. Quindi prendetevi 10 minuti di pausa se per caso siete giunti sin qui, che in questo post ci ho messo anche un po’ di cuore.

Cominciamo con Veltroni. Visibilmente stanco, spremuto dal tour elettorale e dall’ottimo discorsone finale a Roma, Piazza del Popolo, che ho apprezzato non solo nei toni, ma anche nei contenuti: il solo sapere che per lui certi fenomeni tutti italiani esistono, un po’ mi da fiducia. E mi da un grande piacere notare l’abissale differenza dei suoi discorsi da quelli dell’avversario principale: mentre di la ci si limita a parlare sempre dell’avversario, di cui si ha costantemente bisogno, insultando, parlando di comunisti (nel 2008, ancora!), tralasciando poi tutto ciò che di politico possa esistere (agli elettori del pdl non interessa cosa farà il loro candidato, a loro interessa ridere, battere le mani e gridare, tanto poi ci penserà lui a far fruttare i loro interessi…), di qua si è deciso di non fischiare, di lasciare perdere, di non rispondere, così che di la impazziscono al pensiero di non avere più come prima un mortadellone da affettare.

È stato il primo a doversi presentare purtroppo e questo è già uno svantaggio. Da subito abbiamo intuito come sarebbe andata la serata, una trappola colossale; probabilmente presentarsi su mediaset l’ultimo giorno di campagna elettorale è stato l’unico errore strategico; Mentana infatti si è immedesimato benissimo nella parte del servo-dipendente-scendiletto, mostrando tutta la sua viscidezza, prostrata sotto forma di incapacità di risultare per lo meno, per un solo secondo, imparziale. Ma al capitolo “Mentana”, povero, arriverò dopo.

Insomma Walter ha perso un po’ di brillantezza e, complici le ridicole domande del nostro Henry, non ha avuto la facoltà di risultare accattivante. Mentana infatti continuava ad interromperlo con domande insulse e ridicole, come commentato dagli altri partecipanti al Live Blogging; per di più ci sono stati ben due stacchi pubblicitari ad interrompere Veltroni, e il cronometro di Mediaset che scandiva i fatidici 45 minuti è stato inflessibile: il recupero abbondante e il pre-partita che c’è stato con Berlusconi, non s’aveva da fare.

Eccoci a Berlusconi, il datore di lavoro che fa il padrone di casa. E venne così il turno del capo supremo di Mediaset, un po’ più vecchio e stanco dopo 14 anni, pronto per la quinta volta a ripetere le frasi di default che tanto hanno presa sul pubblico televisivo italiano. Subito prende la parola senza che il vile conduttore pronunci un minimo “alt” e, premettendo che quello che stava per dire era fuori dal conteggio dei 45 minuti, parte con l’attacco all’avversario che l’ha preceduto, regalandoci una serie di bugie da guinness dei primati: incredibilmente dichiara che non è vero che Mangano, guardandosi bene da spiegare come mai nel 1974 andò a pescare – guarda a caso – proprio uno stalliere-boss della mafia, dicendo che no, non è mai stato condannato (come no!!! Tre ergastoli mi sembravano sufficienti!); successivamente delinea l’assurdità della legge della par-condicio, unico puntello presente in Italia per far sì che la dittatura mediatica non si trasformi in quella del manganello. Sostiene che è colpa della legge se non ci sono confronti, dimenticandosi ad esempio che con Prodi il confronto l’aveva fatto. Ma in Italia si sa, i giornalisti veri non esistono e di conseguenza sognatevi di assistere ad una sorta di contraddittorio. Sì perché se esistesse, Berlusconi si estinguerebbe in meno di 5 minuti e con lui i druidi celtico-leghisti, con armature e fioretti annessi.

Si passa poi al consueto teatrino politico in cui, badate bene, Berlusconi non indica soluzioni ai problemi, non spiega il come, ma si limita a promettere e a citare il pubblicitario contratto con gli italiani. Ecco la novità. Stranamente qui, Mentana non ha più facoltà di porre domande: Berlusconi prende la parola a piacimento, sposta gli argomenti dove gli pare e Mentana non osa mai fare una diavolo di obiezione: e bravo zerbino, tranquillo che il capo non ti licenzierà.

Tralascio, per rispetto all’intelligenza di chi mi legge, altre sparate ed arrivo al capitolo finale della nostra saga: la sorpresa, preparata (dopo una settimana di duri calcoli con Tremonti, wow…siamo a posto!) solo per Noi. Ragazzi, tenetevi forte, le vostre vite cambieranno, basta precarietà, basta stipendi da fame, basta criminalità, basta essere tristi, sorridete: dopo l’Ici Silvio ci toglierà anche il bollo di auto, moto, ecc…

Cazzo, il bollo.

Felicità nelle sedi ACI, ed elettori faciloni e creduloni ancora in estasi a bocca aperta pronti a ringraziarlo: cavolo, ci toglie il bollo, diventeremo ricchissimi. Ennò, fermi tutti, azioniamo per un attimo il cervello. Cioé Berlusconi dice che “se c’è il tesoretto” lo userà per tirarci via il bollo?! Ma come??? I soldi delle tasse degli italiani, quelli ricavati dalla lotta all’evasione, invece che servire per un condono vengono buttati per una promessa elettorale dell’ultimo minuto? Ma questa gente si rende conto della voragine nel bilancio che tornerà a ricreare dopo il quinquennio 2001-2006? No. Perché solo una certa parte di italiani può essere felice di sentirsi dire in faccia, dopo tanti sforzi, che i propri soldi non verranno reinvestiti per il bene del paese, ma verranno bruciati in un nanosecondo.

Sappiamo bene a cosa servirà questa mossa: a far riempire il garage di auto e moto da follia ai suoi amici, senza dover dare un centesimo di euro all’erario; pensate solo a chi ha 2-3 macchinoni, a chi ha barche, ecc… Già, un disastro. Ma il problema non è solo questo.

Il nostro furbo imbonitore, collegando questa promessa al tesoretto, ha già messo le mani avanti, anzi avantissimo: sì perché una volta salito al potere potrà dire, dando la colpa al governo Prodi, che il tesoretto in realtà non esiste e che quindi non potrà onorare il suo impegno con gli italiani. Se lo ricorderà ancora, certo. Per il resto, il nostro Robin Hood moderno, in collaborazione con il creativo Tremonti, ci prospetta un domani da incubo: tra autarchia e la canonica e smentita dai fatti strategia del trickle-down effect, secondo cui i ricchi una volta sazi, sarebbero portati automaticamente a distribuire ai poveri ciò che loro avanza e, sulla base di questo postulato, prima o poi la crescita della ricchezza finirebbe per ricadere anche sui poveri. Meglio di Robin Hood.

Enrico, il giornalista amico. Veniamo infine all’esempio dell’obiettivo giornalismo italiano, al paragrafetto dedicato a Mentana. Se con Veltroni si è preoccupato di interrompere frequentemente le sue risposte ponendogli altre domande di livello infimo, con il datore di lavoro l’atteggiamento cambia radicalmente: niente più domande, solo spazio e tempo dilatati, libertà assoluta di parola e…tanti saluti alla par-condicio. Poco importa se calcisticamente, al tempo previsto di 45 minuti, vengono aggiunti altri minuti di recupero abbondante, se con lui la pubblicità c’è stata solo per 45 secondi scarsi e una volta, verso la fine, se addirittura il piazzista di Arcore rientra in studio fuori dall’inquadratura, spiegando come mettere la croce. Un po’ di decenza, almeno li è stato sfumato.

Questa non è l’Italia che voglio: una persona che controlla media, opinione pubblica e detiene gran parte delle ricchezze di un paese, con il passato misterioso, con 21 procedimenti giudiziari a suo carico, iscritto alla P2, bugiardo e con legami con la mafia, non deve avere potere. Perché se non vogliamo indagati, corrotti, mafiosi, ecc…basterebbe non votarli più e i vari Berlusconi, Bossi, Dell’Utri e co. non ci sarebbero più. Chiediamoci perché, diamine, perché cavolo in Italia questa gente non scompare mai.

Perché anche io ho una fottuta paura del domani e sono terrorizzato dalle dichiarazioni del vostro cavaliere. Mio non è. Per questo ne parlo tanto, ho paura, ok?
Non so se voi vi sentite rappresentati dai vari Bossi, Dell’Utri, La Russa, Fini, Bonaiuti, ecc… Io no di certo, perché come Kurai temo l’ignorante faciloneria italiana che porta a sventolare bandiere nere con la fiamma tricolore, accompagnate da cori come “duce, duce!” mentre passa e parla Berlusconi.

Quindi se sei indeciso, vai a votare lo stesso. Che c’è gente che è morta per darci il diritto di scelta, il diritto di voto; e un’alternativa mi spaventa particolarmente, l’antipasto c’è già stato dal 2001 al 2006.
Perché ora ne sono sicuro al 1000%: i buoni siamo Noi, quindi we…are the good guys.


Famolo strano

aprile 11, 2008

Questa sera, in occasione della puntatona di Matrix delle ore 21 in cui gli ospiti saranno Berlusconi e Veltroni, insieme ad altri blogger commenterò il dibattito in tempo reale, con un esorbitante live blogging unificato.

La piattaforma che ci ospiterà sarà coveritlive e se vorrete seguirci, rispondere ai nostri in-teres-san-tis-simi sondaggi in diretta e commentare le nostre mirabolanti uscite, vi basterà farlo su Coveritlive cercando l’evento “Berlusconi e Veltroni a Matrix per le politiche 2008” oppure andare direttamente su uno dei blog coinvolti. Purtroppo wordpress non permette l’integrazione degli iframe, quindi non ho potuto inserire anche io la piattaforma incriminata.

Comunque sia, i blogger coinvolti saranno: Anonimo Italiano, Antonio Vergara, Biagio Raucci, La Privata Repubblica, Liberamente, Kagliostro e Terzo Occhio.
È gradito un dress-code adeguato, quindi mettetevi la cravattina della domenica; se poi avete i pop corn e la birra meglio ancora, ma il mio consiglio è quello di tenere al vostro fianco un pacchetto di fazzoletti…