Minchia, Signor Presidente

giugno 1, 2008

Maria Vinci, pugliese di 34 anni, da 6 anni si dedica alla ricerca sul cancro. Ha studiato e lavorato a Milano (Ifom) e a Heidelberg in Germania. Ora si trova in Inghilterra ed ha deciso di scrivere una lettera/appello al capo dello Stato. Un altra testimonianza enorme che ci pone di fronte ad un problema serio. Giorni fa mi chiedevo cosa stesse diventando il nostro Paese, ma ora arriva questa lettera che ci mostra come ci vedano i nostri connazionali (e non solo loro) all’estero. Senza contare le abissali differenze tra il nostro arretrato paese, quello del “si deve fare per forza”, quello che per vincere le elezioni si dice qualsiasi cosa, si grida a qualsiasi pericolo negro, giallo o africano: fanculo alle conseguenze.

Carissimo Presidente,
sono un’italiana residente all’estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all’estero come marchio dell’essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.

Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell’Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali.

Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata “ospitalità” degli italiani? E’ davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell’immigrato?

La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l’intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell’Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.

Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come “ragazza italiana violentata da un romeno”. Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?

Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai “nostri confini” e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.

Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c’era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l’omogeneità e la coralità di tutte quelle persone.

Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d’Europa?

Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l’Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d’Europa.

Fiduciosa nella sua persona e nell’importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.

Cordiali saluti,
Maria Vinci

Ma (aggiungo io) lei non farà un bel niente, Signor Presidente. Perché Lei e i suoi predecessori, siete soltanto buoni a ricoprire la carica istituzionale recitando il demagogico discorso davanti alle telecamere, o a presenziare ad un funerale di Stato mettendo le braccia sulle bare dei caduti, abbassando la testa come se davvero fosse morto un vostro figlio.

Perché, caro Signor Presidente, è anche colpa sua e dell’opposizione se in Italia si è arrivati all’assurda realtà in cui viviamo. Dopo la caccia alle streghe, allo straniero e al terrone, a chi daremo la colpa della nostra inciviltà?

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Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] Orizzonti funebri

aprile 30, 2008

Per una donna la notizia di una nuova gravidanza dovrebbe essere qualche cosa di magico, una sorta di esperienza che si porterà dentrò per sempre. In molti casi purtroppo non lo è.
Nel nostro paese stiamo rischiando che cose del genere possano accadere con frequenza sempre maggiore, anche se già avverranno senza che un Ferrara di turno osi proferire parola.

La donna della vicenda di cui vi sto parlando è precaria e guadagna 800 euro al mese: ovviamente non è ancora “regolarizzata”. Dopo essersi quasi laureata in Scienze Politiche con 18 esami su 22, “dopo avere collaborato a un giornale con oltre cento articoli senza mai avere un centesimo e neppure la tessera di pubblicista, dopo aver fatto infiniti lavoretti che definire umilianti e sottopagati è dir poco,” si ritrova a non avere i mezzi per crescere un figlio. “Perché” – dice – “se ti manca la moneta da un euro per prendere la metropolitana non importa, ma se ti mancano i cento euro per portare il tuo bambino dal dottore importa eccome.”

Come si fa a darle torto? Non si può. Ecco perché ha scritto una lettera a Napolitano, disperata, intitolandola “Necrologio di un bimbo che è ancora nella pancia”. Che già leggendola suona terribile. Sì perché la donna ha scoperto di essere incinta da 4 settimane, ma con il suo stipendio sommato ai 500 euro mensili di quello di suo marito non può permettersi di averlo.

Credo che poche persone possano capire o rendersi conto di cosa voglia dire non potersi programmare minimamente uno straccio di ritaglio di futuro, pochi possono immaginare cosa voglia dire vivere sempre alla giornata, senza potersi togliere una minima soddisfazione, ma soprattutto pochi arrivano a capire che in questo modo non si può essere liberi fino in fondo. Non è possibile continuare a vivere in questo modo: intere generazioni di giovani e di precari sono sull’orlo del burrone e molti sono già caduti giù.

In Italia purtroppo si stanno estinguendo tutti i generi di prospettive; qui si promettono aiuti ai giovani, alle coppie giovani, soldi per la prima casa, bonus bebé. Ma alla fine si rimane a casa della mamma fino a 35-40 anni addirittura, e le donne hanno il primo figlio sempre più tardi. La situazione è tragica, perché non c’è più nulla di normale o che sappia suscitare in me un minimo di ottimismo qui: la nostra economia non crescerà, siamo gli ultimi dell’UE in ogni classifica eper di più stiamo subendo un inesorabile declino.

Noi ragazzacci di questa generazione poi, occupiamo posizioni e ruoli sociali di molto inferiori a quelle dei nostri genitori: nessuno ha fiducia in noi, anche perché chi detiene saldamente il potere e manco ci pensa a schiodarsi da certe posizioni per il bene ed il futuro del paese è più che vecchio. Immaginate quindi che visione possa avere e che interessi possa difendere: quelli degli anziani. Che domani non ci saranno più e quindi non serviranno per far rinascere o mandare avanti il paese.
Che lo vogliate o no, cinico o meno che sia, le cose stanno così.

La recessione unita al vento proveniente dagli Usa nei prossimi anni si farà sentire più forte e di solito con una recessione i posti di lavoro tendono a scendere. In Italia invece l’occupazione salirà, però magia, scenderanno ulteriormente gli stipendi. E’ la moda degli ultimi anni, giusto perché a noi piace andare controcorrente.

Tutto questo sarà possibile grazie alla legge Maroni, quella del contratto a progetto che ci sta lentamente (o velocemente?) suicidando. Sostanzialmente un lavoratore dipendente viene trasformato in un simpatico e flessibile precario. Con tanti saluti alla pensione e a tutti i valori elettorali di questo povera, poverissima nazione di provincia.

Gli Episodi precedenti:


Non ci sono più le nuove stagioni

aprile 29, 2008

Da Repubblica.it

Il distacco non è mai stato così ampio. Percentuali e voti a parte, che pure hanno pesato, il distacco incredibile emerso tra i dirigenti e i candidati del pd e la gente, le persone e tutto il resto è a livelli d’emergenza.

Insomma, ieri si sono giocati anche Roma, complici anche il quasi 10% di elettori in meno che ha votato; e difficilmente a sinistra arriveranno a capire il motivo per cui, da un 5% in più di Rutelli, in poco più di due settimane si è passati a circa il 7% in più di Alemanno. Tradotto in numeri, vuol dire che da 83.776 voti in più di Rutelli, si è passati a circa 116.000 voti in più di Alemanno, mentre Rutelli ne ha persi quasi 85.000. Senza contare il fatto che circa 60.000 elettori hanno votato Zingaretti alla provincia ma Alemanno al comune.

Uno si chiede quindi come sia possibile che gente che due settimane prima ha votato una persona, possa cambiare idea così in fretta, ma a questo punto rifletterei anche sul senso di ricandidare uno come Rutelli, bollito, tranvato, fuori da tempo da ogni tipo di logica politica: l’idea era quella del contentino col ritorno all’incarico di un tempo, visto che ormai la strada in politica era chiusa da tempo. Che poi è lo stesso ragionamento che mi porta a definire come errori le candidature di personaggi come la Binetti (anche se il fatto che Rutelli non abbia intercettato i voti cattolici la indebolisce ulteriormente), Colaninno figlio, la Finocchiaro in Sicilia al posto della Borsellino, ecc…; una babele di errori tattici, prima che tecnici, che dimostrano in modo netto la scarsa capacità di analisi e lungimiranza di gran parte della classe dirigente del PD. Che tradotto in parole povere vuol dire: la nuova sinistra – che della sinistra storica ha ben poco – dista “una cinzia” dalla gggénnte, mentre la destra ne cavalca bellamente le paure, gli istinti, ecc… Che non vuol dire che la capisce, anzi.

Veltroni ora avrà il suo bel da fare, perché c’è da mettere in discussione tante di quelle cose nel partito da provocare un cataclisma. A mio modesto parere, molti esponenti del partito andrebbero cancellati, per non dire che in alcuni casi i vertici andrebbero azzerati. Vogliamo gente nuova? Vogliamo davvero costruire un partito moderno, laico e che dia un preciso segnale? Ecco, cominciamo a metterci le facce giuste allora, che ora ci aspetteranno 5 anni terribili.

Avrei voluto scriverlo prima in un post apposito, ma ho notato in queste settimane come i media, Mediaset in testa, abbiano dato uno spazio ampissimo ai crimini, alle violenze, ecc…commessi da persone straniere nel nostro paese. Come se di colpo, dall’oggi al domani, sia scattata una molla assassina nei non-italiani. Ho pensato quindi che volessero prepararci ai primi decreti leghisti-razzisti, ho pensato che dovevamo predisporci ad una nuova Bossi-Fini, ma poi ho capito che c’era ancora Roma in ballo; casualmente molti fatti di cronaca menzionati avvenivano proprio li e il risultato è stato questo: Alemanno vince con la croce celtica al collo.

Che se poi vai a vedere bene, purtroppo rapine, stupri e violenze varie accadono tutti i giorni e in linea coi dati degli ultimi anni. Ma la tattica si sa, funziona, eccome: se tutti ne parlano e se i media fanno passare una cosa come pura fobia, allora per forza il problema deve esistere e questi immigrati “di merda” devono tornarsene a casa a “calci in culo”. Quando avremo cacciato gli immigrati e tutti i piccoli imprenditori che vivono di nero e lavoratori stranieri sottopagati andranno in crisi perché non ci saranno più italiani disposti a fare certi lavori, con chi ce la prenderemo? I comunisti non ci sono più.

Nonostante il “protezionismo giornalistico” (o, se preferite, autarchia dei media, oggi sono in vena di inventare definizioni nuove) messo in atto già da qualche tempo, che impedisce alle tv di spiegare realmente le opinioni dei paesi esteri sul terremoto che sta scardinando l’Italia ad esempio, noi che siamo tecnologici e 2.0 ci accorgiamo di tante cose. E leggiamo il NY Times, l’Economist, guardiamo le prime pagine dei quotidiani stranieri…e cosa troviamo? Articoli che parlano di vittorie dei “neo-fascisti” per esempio (mi sto sforzando di non menzionare le valanghe di critiche che quotidianamente ci pervengono a causa di Berlusconi).

Va bene che Roma voleva provare il brivido del fascio, ma non diamo una bella immagine mostrando in tv bandiere con croci celtiche, gente che fa il saluto romano senza aver testato sulla pelle il ventennio, proprio nei giorni in cui si festeggia la liberazione per cui i nostri nonni hanno dato la vita. Ma che segnale diamo, che esempio diamo? Che paese siamo diventati? Incivili fino in fondo da qualche anno a questa parte, in qualsiasi parte d’Italia e in svariati comportamenti.

E ancora, qualcuno sa spiegarmi cosa diavolo vuol dire festeggiare in giro per strada, nelle piazze, manco avessimo rivinto i mondiali? Cioé cosa c’è da festeggiare?! Un bel niente ecco. Un altro elemento ereditato da questa popolazione diventata pubblico, nell’ennesima evoluzione: non più sudditi, ma pubblico pagante e spettatore di una realtà alterata dai media. Italiani che per una cavolo di ripresa televisiva fanno un saluto romano, che in gruppo ci si sente forti, italiani che per una foto da mettere come avatar da mostrare agli amici prendono la macchina e strombazzano il clacson con le bandiere, italiani fieri di essere italiani per non si sa quali motivi, che fino a ieri tragedia, stavano male, mentre oggi evviva, è cambiato il mondo.

Sarà che provavo fascino per personaggi come Kierkegaard (discorso sulla fede a parte), sarà che di base sono alquanto pessimista nella visione della realtà, sarà che quando ha vinto Berlusconi ha piovuto per giorni e da ieri che ha vinto Alemanno nella capitale, ha ricominciato a piovere.

Insomma non ho molta fiducia nel futuro. Anche se “non può piovere per sempre…”


Tronista a Progetto

marzo 24, 2008

Claudiano, da Zelig

Settimana scorsa vi ho rotto le scatole su twitter ricordandovi che una giornalista di RAI 3 della trasmissione “Buongiorno Europa” mi avrebbe intervistato. Intendo dire che per stemperare la tensione causata dalla mia prima volta con una telecamera puntata in faccia, l’ho ripetuto svariate volte, contribuendo a riempire di twitspam la vostra preziosissima TimeLine.

Perché proprio io. Essere precari ha i suoi discreti vantaggi: ok, non ne ha. Però questa volta la gentile Silvia, la giornalista di RAI 3, navigando per la rete in cerca di disperati da raccontare, ha trovato proprio il mio blog, leggendo alcune simpaticissime vicissitudini che mi porto sul groppone. Quindi, cosa c’era di meglio da far vedere in tv se non la brutta faccia di un baldo giovane di 24 anni laureato nella tanta bistrattata scienze della comunicazione? Quale miglior aggravante se non quella di abitare ad Arcore? Ecco, quindi dopo avermi contattato via mail e via cel, che sono gggiovane, mi sono detto: perché no, alla fine non ho niente da perdere a parte la faccia, la reputazione, ecc… Ma quando c’è da far figure, sono sempre li in prima fila.

Sticazzi precà. Sicuramente tu che mi stai leggendo sarai gelosissimo del fatto che uno con meno di 100 abbonati ai Feed possa essere finito in tv. In realtà non è vero, anzi, non vedi l’ora di vedere la figura barbina che sicuramente avrò fatto nel media che tutti gli italiani amano. Ok, ma “di cosa avete parlato”, vorrai sapere: col cavolo che te lo dico, bello. Ti guarderai la puntata domenica 30 marzo alle 11 di mattina su Rai 3 (lo ammetto, al massimo on line le puntate le trovi sempre sul sito della trasmissione) e fa niente se hai fatto le 5 perché sei andato in discoteca hai passato la notte su pornotube a guardare tutti gli amatoriali da pagina 1 a pagina 34. Ennò mio caro, fai il piacere di svegliarti e farmi fare un po’ di share, che magari la prossima volta finisco da Fazio o a Ballarò di fianco a Bondi e in un modo o nell’altro vi linko tutti (ti piacerebbe eh?).

Indizi compromettenti. Vabbé dai, vi posso dire che il tema della puntata sarà “i giovani e il precariato” (wow che fantasia, direte) con dei bei confronti con giovani di altri paesi europei e no, non ho smarchettato a destra e a manca, perché alla fine a “quelli della tv” non frega un cacchio di niente di blog, blogosfera, contenuti e dinamiche varie, però davvero…per una volta fate lo sforzo di guardarmi in tv anche se non ho fatto linguacce o corna. Mi sono vestito da rockstar apposta per l’occasione dopotutto. Comunque sia prometto che, se mai ricapiterà di finire per sbaglio in tv per qualche strano motivo, vi linkerò in modo subliminale; per farvi qualche esempio, mi metterò la parrucca coi capelli di Catepol, indosserò una delle polo mono-colore di Suz, ecc… Così tutti i tele-spettatori sicuramente capiranno come risalire ai vostri blog.

Nego-centrismo. Dove ho fatto l’intervista? Ma ovvio, a Milano, davanti alla stazione di Cadorna, dove c’è quella bella fontana, un pomeriggio assolato con tanta bella gente. Avevo il mio microfonino nascosto nel maglione e nella tasca posteriore avevo le sue batterie, quella scatoletta da cui puoi regolare frequenze, volume, ecc… Roba da Grande Fratello. Devo ammettere che è divertente osservare come ti guardano le persone quando hai una telecamera puntata, chiedendosi chi diavolo sia questo beota coi capelli lunghi; ma no, “gli autografi non ve li faccio” ho sentenziato io con voce decisa mentre un taxi ed un pullman coprivano la mia voce con clacsonate e insulti da scaricatori di porto, con tutto rispetto per il porto.

Bravo, bravo Alessandriano.Ho parlato davanti alla telecamera, ho parlato camminando verso la telecamera…ma il massimo dell’imbarazzo e del trash l’ho raggiunto quando mi hanno ripreso mentre camminavo in mezzo alla strada tra la gente, inquadrato davanti e dietro. Perché? Ma è ovvio, è qui la chiave del titolo; giustamente c’erano molti ragazzi e molte ragazzine in giro che vedendo la telecamera mi osservavano curiosi, ridendo e interrogandosi sempre su chi cavolo potessi essere. “Nessuno, pappappero” dicevo io. Secondo me avranno pensato che io fossi il nuovo tronista della De Filippi; mancava la musichetta con stacchetto annesso ed ero a posto.

Salutame assorate. Ormai sono talmente digitale, così 2.0 che invece che dire “saluto tutti quelli che mi conoscono” o salutare direttamente facendo i nomi, ho detto “saluto it.blogbabel.com”, così in un colpo solo ho salutato tutti quanti.
Da buon vip quale ormai sono ovviamente diventato, montandomi anche la testa, non posso che darvi appuntamento al 30 marzo, giorno in cui sarà andato in onda. Giusto per discutere un po’ quello che ho detto, che non ho detto per motivi di tempo e che non mi hanno fatto dire perché nel montaggio han tagliato. Così potrò anche fare un post complottistico in cui parlo di censura, ecc…
Poi non stupitevi se un pomeriggio accendendo la tv su Canale 5 mi vedrete seduto su una sedia rossa con la camicia aperta fino all’ombelico: io vi avevo avvisato.


Il Terzo Mondo è alle porte

marzo 13, 2008

Berlusconi e i precari

Fascisti con la fedina penale lunga come il ponte sullo stretto. Juncker (quello che ha suonato la crapa pelata di Berlusconi) dall’Europa fa sapere: «Nel Ppe non c’è posto per i fascisti». Risposta politica e seria della Mussolini (altra “moderata”): «Come si chiama questo qui? Ah, Juncker: pensi un po’ i problemi di pronuncia che ha con questo cognome che sembra uno yogurt…».

Brogli. Berlusconi crede davvero alle bugie che dice; è questo ciò che lo rende pericoloso. «Mobilitatevi tutti per evitare che non ci vengano sottratti i voti come nel 2006, quando ce ne sottrassero un milione. Dobbiamo evitare che il voto venga manomesso». Questa è vera e propria propaganda in stile fascista. Anche alla luce del caso Ciarrapico, il leader del Pdl lancia un altro avvertimento: «Con i giornali dovete stare attenti, è un vostro diritto controllare le risposte alle interviste». Lo capite?!?!?! Lui dice quello che ha fatto e che fa, perché chiunque sia un minimo informato sa chi c’era al Ministero degli Interni nel 2006, sa perché i dati non arrivavano e non venivano dati, insomma sa cos’è successo davvero: c’è un documentario che lo spiega, così come c’è un losco personaggio che oltre a detenere il controllo dei media, confessa che gli servono anche i giornali dei fascisti, quelli dalla parte di Ciarrapico. E nessuno dice niente!
Mi vengono in mente poi le dichiarazioni di Berlusconi di ieri che ha detto di piantarla coi fascisti, che nel PD è pieno di comunisti; a quel punto una giornalista del tg3 gli ha chiesto due volte: “chi sono i comunisti nel PD?”. La risposta? NESSUNA. Berlusconi non ha saputo rispondere, se non andandosene con un “tutti quanti”.

La ricetta berlusconiana contro la precarietà. Ieri un operaio si è suicidato (*bestemmia*) perché non gli era stato confermato il contratto da interinale: “Mi ammazzo perché insieme al lavoro ho perso la dignità” ha lasciato scritto alla moglie. Sempre ieri, una studentessa ha chiesto a Berlusconi come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto e di un reddito fisso. Risposta: “Io, da padre le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere”. All’obiezione del conduttore della trasmissione, Maurizio Martinelli, che “di figli di Berlusconi in giro ce ne sono pochi” il Cavaliere, sempre sorridente, ha insistito: “Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all’inizio…”.

E giù tutti i somari che lo difendono e lo voteranno ancora una volta a dire che è una battuta. Ma certo è una battuta, brutti stupidi, grazie per avermelo detto. E per fortuna che non avete un cervello, così so riconoscere gli stolti (chi vota berlusconi) dalle persone normali (chi dubita e si interroga). Vi auguro di non avere mai idea di cosa voglia dire vivere senza poter decidere un cazzo di niente dall’oggi al domani. E’ grazie a voi che il nostro paese fa schifo, è grazie a voi elettori del PDL che questo paese fa schifo ed è un ricettacolo di merda.

Fortunatamente sono nato con un cervello che mi impedirà sempre di votare per questa gente, e questo mi basta. Scusate lo sfogo, le parolacce e tutto il resto, ma quando ci vuole, ci vuole. La voglia di vivere in questo paese e di crescerci dei figli un domani sta velocemente scivolandomi via.

Ma che diavolo di persone siamo diventate, noi italiani?


The “brutta figura”

febbraio 4, 2008

//media.ft.com/

L’infelice titolo è ripreso sia dall’Herald Tribune che dal New York Times e si riferisce al probabile e triste ritorno di Berlusconi. Ebbene sì, da un articolo del Corriere decido di risalire a tutte le fonti citate nel pezzo per capire cosa effettivamente stiano scrivendo i maggiori quotidiani stranieri sulla vicenda Italia.

Vi do una rinfrescata se negli ultimi tempi siete stati in Tibet: la situazione generale italiana è davvero grave in questo momento; per esempio Fini, che a fine anno aveva rotto l’alleanza con Berlusconi presentandola come “un caso chiuso”, ora si è reinnamorato di Silvio, che aveva definito gli alleati degli “ectoplasmi” (forse ecto-plasmon è meglio); Casini uguale, tanto in Italia sono tutti stupidi e nessuno si ricorda cosa è accaduto il giorno prima; eccetera eccetera. Ecco quindi i consigli che ci danno e cosa ci prospettano gli amiconi al di fuori dei nostri confini sulle prossime elezioni politiche.

Il NY Times sembra prendere slancio nella sua analisi attingendo alle risposte di una fantomatica proprietaria di una boutique nell’antico centro di Roma, Silvia Tomassini, che definisce Berlusconi “arrogante” e troppo vecchio ma lei lo voterà perché “he cares for working people. Besides, she hates the other side.” E anche se “He’s not a person of class or culture, he’s better than the center-left”. Insomma, un’opinione come la sua ha molto senso (sono ironico) in Italia, ma non all’estero; risposte con controsensi del genere fanno soltanto sorridere i giornalisti.
Dopo la vittoria del 2001 “he promised something new: as an outsider and entrepreneur, he would bring action and hope to do-nothing politics” e dopo aver ricordato come al governo badi solo a risolvere le proprie questioni, come quella recente del falso in bilancio, si passa al probabile confronto con Veltroni alle prossime politiche.

Il Financial Times invece, dopo aver spiegato come “investire in Italia sia come guidare con il pedale del freno premuto”, non concepisce come a 71 anni, pur sembrando più giovane, uno degli uomini più ricchi del mondo, detentore dei maggiori media italiani, possa ancora ricevere così tanti consensi dopo 2 tentativi fallimentari e soprattutto dopo che «Much of parliament’s time was spent getting Mr Berlusconi and his cronies out of legal trouble. Only this week, a Milan court cleared him on charges related to the sale of a food conglomerate in the 1980s. The court said allegations of false accounting were no longer valid because a law passed by his government in 2002 redefined the offence. “If Berlusconi wins these elections, falsifying balance sheets will become a national sport”». Gli altri se lo chiedono, ce lo chiedono, noi invece ci passiamo sopra e amici come prima, non è successo niente. Ovviamente anche la sinistra ha le sue enormi colpe: un senior-official dell’ex-governo Prodi, «reflecting the anger of many on the left, he asked how it was possible that in the years when Mr Berlusconi was out of power, successive centre-left governments failed to defang him by passing laws to address conflicts of interest between holding public office and owning the media. “Berlusconi is a threat to democracy,” he fumed.» Insomma, dopo 2 anni la gente si è già dimenticata dei 5 passati e pensa che rivotandolo tutto si sistemi. Siamo un popolo patetico ed ignorante e non passa un giorno che ogni quotidiano straniero ce lo faccia presente.

Il noto Economist invece si chiede se l’Italia abbia ancora bisogno di Berlusconi, dopo aver avuto 16 primi ministri tra il 1981 ed il 2007, e ci ricorda come il nostro paese necessiti disperatamente “both stable government and painful economic reform. The question is how to get these things. In 2001 voters overwhelmingly backed Mr Berlusconi (rejecting this paper’s view that his chequered business history made him unfit to lead Italy). But he squandered his opportunity, using up political capital to protect his media interests and fend off judicial cases against him, and dithering over economic reform. After a disastrous term, he left behind his own “poison pill”: a law to change Italy’s electoral system back to one based largely on proportional representation”. Concludendo con un “POOR ITALY” (!!!) l’articolo dell’Economist spiega anche che “Mr Berlusconi has made clear that his first priority would again be to protect his own interests, by making it harder to use evidence from wiretapping in court cases. However successful he has been in business, he remains unfit for the job he covets. Poor Italy”. La barzelletta va avanti, qui non si bada né alla corruzione, né al pericolo che derivi da un personaggio simile al potere; basta vederlo sorridere, guardare su canale5 le soubrette con le tette fuori e sentirsi dire tutto il contrario di quello che si fa: l’italiano in questo modo è contento, felice di venire preso in giro alla luce del sole.

Non so se avete avuto la pazienza di leggervi l’articolo del Corriere e di confrontarlo con gli altri postati in inglese dei maggiori quotidiani mondiali; chiedetevi quindi se il titolo del corriere sia giusto ed azzeccato rispetto a cosa avete letto. Io credo di no, come al solito i giornalisti hanno tradotto secondo comodo.
L’economia va male, malissimo e c’è crisi. Da 50 anni sentiamo parlare ogni Governo che ci spiega come ci siano “riforme da fare”; regolarmente non vengono fatte. L’ennesimo ritorno di Berlusconi a cosa servirà? A distruggerci definitivamente: non solo la lotta all’evasione che ha portato nelle casse del fisco molti soldi verrà cancellata, restituendo ai lavoratori autonomi armi più affilate per evadere il fisco e pagare meno tasse possibili, per poter così dare colpa al governo precedente del fatto che i servizi pubblici, prosciugati di risorse, non funzionano. Ma non cambierà nulla, perché con questa legge elettorale i cittadini delegano il voto ai partiti, che scelgono per noi il candidato ideale. Non è democratico, non siamo democratici.

Tutto il resto, sono chiacchiere da Bar Italia o, se preferite, da Osteria Italia.


Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 4] Noi la Rivoluzione non l’abbiamo mica fatta

gennaio 8, 2008

Ce l’ho fatta, sono tornato e sono ancora vivo. Ma posso sicuramente dire che questa seppur breve esperienza mi ha arricchito. E non così poco.
Parlo di un viaggio di lavoro fatto in macchina durato 23 ore e 50 minuti: sono stato a Praga, Repubblica Ceca. “Impossibile” – direte voi – fare un simile viaggio in macchina (2000 km su per giu in totale) e in un giorno; e invece sì, anche se sono davvero stanco e più rimbambito del solito. E dire che in più sono riuscito a visitare velocemente la città in macchina, a girarla un po’ a piedi e infine a mangiare qualche piatto tipico bevendomi la buonissima birra Pilsner.

Il viaggio della speranza. Partenza alle 3.30 di notte; si passa per la Svizzera, per la Germania e infine si arriva a Praga. Una cosa che noto subito dopo essere uscito dall’Italia è che nelle autostrade straniere non esistono buche o tratti che metterebbero a dura prova le sospensioni di un Hummer. Quasi mi sembrava di trovarmi in una pista, non potevo crederci. E in più (ok, in Svizzera bisogna comprare un adesivo da 30 euro da applicare al parabrezza) non ci sono caselli: in Germania, in Austria (per il ritorno) e in Repubblica Ceca l’autostrada non costa niente, il bentornato ce l’hai poi a casa appena dopo la frontiera. Tutto al contrario insomma.
Anche io ed il mio capo quindi ci siamo trasformati in perfetti stranieri, nel senso che abbiamo rispettato tutti i limiti presenti, esclusione fatta per i pezzi “no limits” presenti sulle strade della Germania, che sono una goduria quando guidi una A6 3000 TD full optional (è evidente che non è mia la macchina…). Il viaggio trascorre sereno, se non che dalla fine della Svizzera in poi ha cominciato a piovere a dirotto, come se ci davanti a noi ci fosse stato qualcuno che tirava continuamente secchiate d’acqua.

Dio salvi l’inventore dei navigatori satellitari. Con qualche difficoltà causata da tempo atmosferico e strade chiuse, giungiamo a destinazione, soste comprese, alle 13.30. Subito…ci incontriamo con chi dovevamo incontrare, cioé due trentenni a capo di un ufficio con un po’ di persone che hanno avuto una bella idea e l’hanno messa in pratica. Dopo le presentazioni e i discorsi lavorativi, spiegano che le cose vanno bene, che la loro piccola azienda cresce ogni anno, eccome. Collaborano con una grande azienda tedesca ed ora hanno clienti molto famosi; un nome su tutti, Motorola. “Chissenefrega” penserete. Invece no, questa premessa mi serve per andare avanti nel racconto.

Ore…d’aria diversa. Verso le 14.30 uno dei due ci accompagna per la breve visita a Praga, prima in macchina e, dopo il pranzo, a piedi. In macchina ci mostra orgoglioso Praga, che è davvero bellissima e non vedo l’ora di tornarci…sicuramente con più calma (non fate facili battute, dai). Si parla anche del più e del meno, del lavoro li, del lavoro qua, della Repubblica Ceca e dell’Italia; così io, che ho il cervello bacato da blogger, comincio ad indirizzare il discorso toccando certi tasti, che poi voglio scriverlo e raccontarlo a tutti.
Subito mi accorgo che la storia dei due in Italia difficilmente sarebbe possibile, se non con qualche “spintarella”. Ian (non so se si scrive così) dopo essersi laureato in sociologia, ed aver viaggiato negli Usa e in altre parti del mondo, ha cominciato a lavorare per una grande azienda. Dopo un po’ però si è accorto che non voleva lavorare per progettoni a lunga scadenza, senza mai sapere che cavolo davvero stava facendo, risultando forse un “numero un po’ alienato”, quindi ha deciso di fare da solo, insieme all’altro Ian (dev’essere l’equivalente del nome Mario in Italia a questo punto). Trent’anni, due figli e possibilità di credere in un progetto di lavoro, cose che qui sono praticamente impossibili (trovatemi innazitutto un trentenne con due figli a carico e poi giovani in proprio con dipendenti che non chiudono dopo una settimana, schiacciati da tasse infinite). Mi raccontava che è cambiato tutto da quando hanno fatto la rivoluzione nel 1989, una Rivoluzione pacifica (certo, altri tempi, come ora del resto). Prima infatti c’era il cosiddetto “Comunismo”, anche se tutti i praghesi con cui ho parlato si sono affrettati a spiegarmi che in realtà era una semplice dittatura, riportandomi l’esempio russo.
Neanche 20 anni sono passati, ma già la Repubblica Ceca ci ha praticamente preso: gli stipendi base a Praga sono l’equivalente dei nostri 1000 euro, in alcuni casi sono quindi migliori dei nostri, e le case costano in linea di massima come in tutte le grandi città; a differenza nostra probabilmente, cambierà il potere d’acquisto, qui crollato dopo l’arrivo dell’euro, grazie alla furbizia italiana. Certo, anche la pressione fiscale è totalmente differente: in linea di massima per un assunto a tempo indeterminato, se qui in Italia un’azienda arriva a pagare fino al 100% in più allo Stato sul tuo stipendio, la le tasse si attesteranno tra il 20% e il 30%. Capite come non sia più possibile andare avanti in questo modo se non con contratti a progetto o paghe da fame, questo devo ammetterlo amaramente.

Ma dell’Italia cosa sentite?. Non avessi mai fatto questa domanda, ma non ho saputo resistere. Volevo proprio vedere una volta di più se davvero siamo considerati una barzelletta: sì, effettivamente lo siamo. Troppo facile dire che la prima parola è stata “Berlusconi” (ridacchiando) seguita dalle sue varie malefatte, spiegandomi che anche li hanno avuto uno simile, seppur con minor influenza politico-mediatica, ma è stato trattato in diverso modo. Tra l’altro ha saputo dirmi anche alcuni motivi per cui è stato ed è indagato e ci sono rimasto. Moltissimi italiani non saprebbero rispondere. Poi mi ha raccontato tante altre cose per cui veniamo citati e siamo conosciuti: Bossi e gli show della Lega al Parlamento europeo e altri avvenimenti più o meno recenti che preferivo dimenticare ma che sono caratteristica unica nostra e che gli stranieri non possono comprendere, proprio perché…non sono italiani e certe cose non le possono concepire neanche minimamente. La tristezza mi ha quindi assalito, ma nello stesso tempo mi sentivo molto stimolato ed arricchito dal confronto con un’altra persona residente in un’altro paese europeo a tutti gli effetti. È stato molto interessante chiacchierare della società moderna in contesto europeo, in inglese. Insomma, mi sono sentito cittadino 2.0, evoluto e appunto europeo, per menarmela un po’. Però tutto, fuorché italiano; l’italianità l’avevo lasciata alla frontiera.

Il ritorno alla dura realtà. Certo, a Praga non ci sono solo persone che hanno studiato, che lavorano e bene o male stanno bene. Ci sono anche moltissimi poveri, ma credo siano poveri diversi dai nostri. Perché? Perchè a differenza di 20 anni fa loro hanno più speranze, più possibilità ed opportunità rispetto agli italiani. In Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, ecc…la società si evolve, anche grazie a nuove leggi, a nuove riforme pensate in senso moderno, in linea con i cambiamenti. E malinconicamente qui avviene tutto il contrario; so bene che lo dico spesso ma diavolo, è proprio così.
Non è possibile nel 2008 discutere ancora inutilmente su aborto, dico, pacs, tasse, comunisti, rifiuti…cose vecchie che puzzano di stantio. Gli altri vanno avanti, noi no. E nelle rare volte che vado all’estero me ne rendo sempre più conto.
Ieri pensavo anche che la Rivoluzione noi non l’abbiamo mai fatta a differenza di moltissimi grandi paesi, europei e non. E secondo me, in certi casi, oltre ad essere necessaria potrebbe essere sinonimo di maturità da parte di un popolo; non dico questo perché amo la violenza, ma perché amo il mio paese e bisognerebbe mostrare un segno a tutti quanti, spiegare che il popolo è sovrano, non gli interessi dei politici. Sarò demagogico ma è vero, qui non funziona un cazzo di niente. Scusate la franchezza ma penso che tanti la vadano come me.
Per questo, l’ipotesi di fare le valigie è più che mai viva in me; abbiamo una sola vita e forse non vale più sprecarla per un paese come questo.

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