Cose nostre

maggio 23, 2008

Sedici anni fa morivano il Giudice Falcone e gli uomini della sua scorta. Era il 23 maggio del 1992, avevo 9 anni e quello che vedevo ed ascoltavo dalla tv mi suonava strano ed inquietante.
Sentivo parole come la “strage di Capaci”, sentivo che la “mafia aveva vinto” (con l’aiuto della politica probabilmente), ascoltavo le voci della gente sconfitta, delusa ed abbandonata dallo Stato.

E oggi, sedici anni dopo, non è ancora cambiato niente: la mafia continua a vincere, lo Stato è ancora morto.

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Facci un piacere: apriti un blog

maggio 13, 2008

Da Wikipedia scopro di avere qualcosa in comune con Facci: anche io sono nato a Monza.

Filippo Facci (Monza, 11 maggio 1967) è un giornalista italiano.
Giornalista e scrittore, ha iniziato la sua attività professionale collaborando giovanissimo a L’Unità, a La Repubblica e poi approdando a L’Avanti, quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove da “abusivo” si occupò di seguire l’inchiesta su Tangentopoli cercando di fare da contraltare alle notizie che uscivano dalla Procura. Sulla base dei suoi articoli l’Avanti! fu soprannominato “il gazzettino degli avvocati”.
Dal 1994 ha scritto per Il Giornale, per L’Opinione, per Il Tempo sino a tornare a Il Giornale nel 1998 e curando una rubrica quotidiana sulla prima pagina (“Appunto”). Collabora anche con Il Foglio, con Il Riformista e con Grazia. Una sua rubrica su Il Domenicale, settimanale culturale di matrice cattolica edito da Marcello Dell’Utri, è stata soppressa per dissensi con la direzione. Per qualche anno, su Il Giornale e sul Foglio, ha scritto anche critiche e reportage di musica classica poi raccolti in un libro.
Ha partecipato alle trasmissioni Parlamento In, L’antipatico e dal marzo 2008 ha una breve rubrica politica nel programma Mattino Cinque condotto da Claudio Brachino e Barbara D’Urso su Canale 5. È spesso ospite di trasmissioni e talkshow di argomento politico.

Nonostante questo curriculum di tutto rispetto, è proprio Facci che ha scritto il post intitolato “Narco Travaglio” su Macchianera. In cui, in centinaia (probabilmente migliaia) di battute, non riesce minimamente a negare il fatto che Schifani abbia avuto certe frequentazioni. In compenso Leonardo dal suo blog risponde egregiamente a Facci, smentendo completamente il suo post e scomponendolo pezzo per pezzo. Vivamente consigliata la lettura.

Qualcuno dirà “vabbé, è Facci”, ma è sin troppo facile scrivere un post del genere e chiudere i commenti. Cioé già uno che giustifica certe amicizie perché di vecchia data, non può risultare molto credibile. E insomma, come ho scritto ieri, Travaglio non è la giustizia, quindi ci penserà qualcun altro a giudicare, al massimo. Ma la cosa interessante è che nemmeno Facci nega certe frequentazioni. Quindi, come la mettiamo?

La mettiamo che Facci è in contraddizione totale. Perché insultare Travaglio col fine di difendere Schifani non è un buon modo per smentirlo, anzi. Se poi vai a scrivere che Lirio Abbate dice il vero e Travaglio, che lo cita alla lettera, invece mente, il caos è servito. E scusa se qualcuno ha osato interessarsi al passato della seconda carica dello Stato, visto che fino a ieri era uno dei tanti volti. Anzi, peccato che solo un giornalista abbia osato farlo.

Quello che poi non si capisce è il perché Schifani non smentisca un bel nulla. O non aspiri ad un contraddittorio in cui possa controbattere a Travaglio, visto che è tornato prepotentemente di moda. In campagna elettorale il contraddittorio non è lecito, sia mai, mentre quando fa comodo, il cosiddetto contraddittorio all’italiana ci viene sbattuto in faccia come giustificazione suprema a tutto e tutti. Del resto lo dice pure la Finocchiaro (sto parlando di una candidata in Sicilia che prende le difese, seppur indirettamente, di un personaggio che forse ha avuto frequentazioni mafiose…capito perché si perde, poi?).

Per di più Facci usa dei morti (Montanelli e Biagi): nemmeno loro possono smentire. Noi però possiamo dire che Montanelli lavorava con Travaglio, non con Facci. In più, sviando come fa in tutto il suo post, afferma che non è mai esistita una telefonata tra Mangano e dell’Utri. Ma mente. Esiste un’intervista rilasciata dal magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi in cui si parla proprio di quella telefonata. Per la cronaca, l’intervista venne registrata quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone: qui il testo integrale e qui il video sopravvissuto alle varie censure (in Italia non è mai andata in onda se non sul satellite. In un punto di questa intervista si parla di ‘cavalli’. “Giornalista: Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli. Borsellino: Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.”). Insomma, Facci mente anche qui.

Un altro problemuccio poi sorge quando si scopre che persino El Pais, il noto quotidiano spagnolo, scrive un articolo su Schifani, che riporta le stesse identiche cose (qui la traduzione in italiano):

Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d’Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco.

Abbiamo capito che la questione è nata perché certe dichiarazioni sono state lette in tv; su Internet bene o male, troviamo tutte le fonti necessarie per risalire alla verità. Verità che non è quella di Facci, che ormai eletto ad avversario per antonomasia di Travaglio, nonostante si giochi un buon repertorio di bassezze, alla fine le “prende sempre”, giornalisticamente parlando.

Insomma, nonostante io probabilmente non abbia le capacità giornalistiche e d’analisi dell’uno o dell’altro, mi sento di dare un consiglio a Facci.
Se vuoi questo benedetto contraddittorio, apriti un blog. Anzi, cambia cognome e apriti un blog. Che ormai tutte le battutine legate al tuo cognome non fanno più ridere nessuno, lo so anche io.
Che se ti apri un blog, c’è il rischio che qualcuno – tu compresocominci a prenderti davvero sul serio.


Buone notizie

ottobre 15, 2007

Finalmente qualcuno ci ritenta:

PALERMO – Otto anni di carcere. È questa la condanna chiesta dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone nei confronti del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro. Il governatore è imputato di favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazione di notizie riservate nel processo alle cosiddette talpe della Dda di Palermo.

La cosa che mi fa più scandalo è leggere che questo personaggio è presidente della Regione Sicilia, votato e rivotato, impunito e ri-impunito. È proprio quel signore che, insieme a Mastella fu testimone di nozze di Francesco Campanella, mafioso “pentito”, ex braccio destro del boss di Villabate Nino Mandalà. Ne ha fatte di tutte i colori e per questo l’Udeur di Mastella non poteva farselo scappare. Ora sì, è dall’altra parte o meglio, dove fa comodo.

Bisogna purtroppo ammettere che la colpa del persistere, del perdurare di gente come Totò Cuffaro non è soltanto della classe politica; la gravissima colpa è anche delle migliaia di siciliani che continuano a votare un probabile mafioso, un possibile colluso (usiamo il condizionale per evitare casini…), gente che quindi si mette sullo stesso piano delle piaghe italiane. Gente che per un voto si vende alla mafia, gente che non sa – per esempio – che nel corso delle perquisizioni successive all’arresto di Bernardo Provenzano «sono stati rinvenuti all’interno di un edificio adiacente al covo, in un barattolo, dei volantini elettorali di Cuffaro per le elezioni politiche del 2006 al Senato come candidato dell’UDC».

Ovviamente chi, se non lui, poteva affermare una cosa del genere?

Al fianco del Governatore si schiera Silvio Berlusconi che conferma “la solidarietà” a Cuffaro. “La stima che nutro nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo” dichiara il presidente di Forza Italia.

È davvero una vergogna senza precedenti. Quanti voti prende infatti Forza Italia in Sicilia? Non è un caso che la Sicilia sia ancora un serbatoio di voti incredibile. Mafiosi che difendono mafiosi.

Ovviamente parlo di quei siciliani che ancora sono rimasti all’epoca del feudalesimo, che si incazzano per una sciocca frase di Amato ma sono felici di appoggiare uno che insultava Giovanni Falcone e che sputa sul suo cadavere ogni giorno che passa seduto nella sede della regione Sicilia.

Erano accuse così false, tendenziose ed infamanti che Falcone, Borsellino e le scorte sono saltati in aria, insieme ad anni di lavoro e a vite trascorse senza sapere se si saltava in aria oggi o domani. Tanto sangue versato per che cosa? Per avere l’attuale ministro della Giustizia?

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