All’armi, siam fascisti

marzo 2, 2009

In questi video potete ammirare i fantastici interventi della polizia in occasione delle proteste di ieri a Bergamo per l’inaugurazione di una sede di Forza Nuova.

L’impressione è che si stia rapidamente passando ad un regime totalmente autoritario. Chiunque sa benissimo che in un regime autoritario la polizia è autorizzata ad utilizzare qualunque mezzo per far rispettare le loro leggi, quelle dettate dal momento, da una bestemmia o da un “boia chi molla”. Tutto questo per difendere, a prescindere, dei fascisti.

Su Youreporter.it potete trovare video ben peggiori, ma più completi sulle manganellate ingiustificate, le violenze gratuite e il metodo di rastrellamento indiscriminato della polizia.

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Diritti virtuali

febbraio 28, 2009

Il cosiddetto piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l’informazione.
I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde «…rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori».
In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di «…chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro…»

Queste righe che leggete sopra sono tratte dal piano di Rinascita della P2. Se mai aveste voglia di mettervi a leggerlo, magari tutto quanto, oltre a provare dei brividi lungo la schiena, riscontrereste tutte le mosse fatte fino ad ora da Berlusconi ed i suoi governi. Potreste perfino divertirvi a capire quali saranno i prossimi provvedimenti, intuendo il perché di certe modifiche.

Premesso questo, è arrivata la notizia secondo la quale verrà di fatto abolito uno dei diritti fondamentali dei lavoratori, conquistati nel corso delle varie rivoluzioni industriali (anche in termini di vite umane): il diritto allo sciopero. Le scuse di cui sentirete parlare in questi giorni saranno le solite, e gireranno attorno al concetto brunettiano dell’era ora “di finirla con questi statali fannulloni che creano solo disagi”. Mischiando così differenti concetti che in realtà non hanno niente a che fare con questo provvedimento liberticida.

Siamo tutti favorevoli ad una regolamentazione sensata degli scioperi, ma sinceramente sentire il ministro Sacconi pronunciare le parole “sciopero virtuale”, che equivale ad andare al lavoro senza prendere lo stipendio, mi fa incazzare. Perché dopo essersi resi conto che non si sta guardando una puntata del Drive In, si intuisce che ci stanno prendendo in giro, direttamente, per l’ennesima volta.

Se un tempo si scioperava non entrando in fabbrica e manifestando per giorni, oggi vengono usati i cittadini come pretesto per creare disagi, anche se spesso giusitificati: in effetti il disagio contro chi non c’entra è l’unica arma a doppio taglio rimasta nelle mani dei lavoratori. Sia per mancanza di sindacati con le palle, appunto, che per questioni di contesto. Comunque sia, in ogni caso, a rimetterci sono sempre i più deboli.

Vi svelerò un segreto: esistono già leggi che regolamentano gli scioperi. “La «procedura di “raffreddamento” e conciliazione» che Sacconi ha buttato lì come fosse il deus ex machina ce l’abbiamo da anni, come anche esistono le fasce protette dove i lavoratori dei trasporti devono garantire il servizio. La legge attuale dovrebbe essere la 146/1990, integrata con la 83/2000″.

Uno degli espedienti utilizzati da questo governo è far credere alle persone che le leggi che già esistono non siano sufficienti, dando costantemente e indirettamente delle picconate alla Costituzione, di modo da continuare ad erodere i pochi diritti rimasti. Con questa nuova legge infatti, lo sciopero potrà essere indetto solo da chi rappresenta almeno il 50% dei lavoratori (sostanzialmente da nessuno, considerata la situazione odierna) oppure previo referendum interno. Risate: se ci pensate bene, non è che oggi chiunque poteva svegliarsi la mattina e proclamare uno sciopero “da tenersi tra due settimane”; serve ovviamente una certa rappresentatività.

Creare nuove leggi ad hoc, modificate a piacimento, perché nessuno rispetta o fa rispettare le leggi che già sono in vigore ora, non ha senso. E non è democratico ovviamente.
Tutti ci arrabbiamo quando per andare al lavoro ci mettiamo il doppio del tempo a causa di uno sciopero, ma chiedetevi perché certe categorie stiano scioperando e perché a pagare siano sempre i cittadini. Se riflettete, vi accorgerete che la colpa non è dei lavoratori.

In altri paesi che siamo abituati a definire civili, gli scioperi vanno avanti settimane. In Francia, per esempio, gli operai mensilmente – versando una piccola parte del proprio stipendio – arricchiscono un fondo comune utile proprio in questi casi, quando bisogna difendere i propri diritti o aiutare chi rimane senza lavoro o in cassa integrazione.

Il 2009 sarà un anno disastroso per tutti i lavoratori. Centinaia di aziende stanno chiudendo o costringendo i propri lavoratori alla cassa integrazione. Pochi però ne parlano, figuriamoci i tg.
Questo provvedimento quindi serve proprio per evitare che continue masse di precari o nuovi disperati, si riversino a protestare nelle strade. Si tenta imperturbabilmente di negare una realtà ormai impossibile da ignorare e nascondere.

“Casualmente” poi, Berlusconi se ne esce l’altro giorno con una delle sue solite gaffe con Sarkozy. Provate a pensare, nei prossimi giorni, di cosa parleranno i furbissimi giornali: nessuno dirà più nulla sulla legge che limita e di fatto cancella il diritto di sciopero.
Questo è il tipico diversivo per far passare inosservato uno dei provvedimenti più fascisti che ci siano, rapportato al 2009.

Sì perché il 3 aprile 1926 ci fu una legge che proibì il diritto di sciopero, una delle famose leggi fascistissime. Non so voi, ma io di differenze sostanziali non ne trovo poi così tante. Adesione preventiva, referendum obbligatori, imposizioni dittatoriali sui sindacati.

Passeremo sopra anche a questo scempio e gli italiani non capiranno che le conseguenze le pagheremo tutti e saranno salatissime.
Specialmente ora che il ministro Sacconi non dovrà più occuparsi di idratazione e alimentazione forzata.


Eutanasia all’Italia

febbraio 11, 2009

Ci ho pensato qualche giorno e alla fine ho deciso di scrivere anche io qualcosa. Un po’ perché qualcuno me l’ha chiesto, un po’ perché forse aiuterà anche me a ragionare e tentare di capire.
Non esiste una versione breve di questo post, perché non posso evitare di toccare certi tasti; nonostante io non abbia volutamente parlato dell’opposizione, in quanto completamente inesistente (mi vergogno soltanto a spiegare che cosa voterà il pd; se la democrazia se ne sta andando una grande fetta di colpa è loro), il risultato è comunque chilometrico.

.: PREMESSA

Non so bene quando ci sarà qualcuno che chiederà come sia stato possibile che l’Italia abbia accettato e in parte amato un folle che scheda i barboni, trasforma i medici in spie razziste dei migranti, si fa fare le leggi per evitare di essere processato, legalizza le ronde notturne e infine delira su una possibile gravidanza di una donna in coma da vent’anni per imporre l’accanimento terapeutico obbligatorio per legge. Del resto, dall’opposizione non ci si aspettava nulla, se non (in alcuni casi) un vergognoso voto a favore di chi il colpo di Stato, la settimana passata, l’ha effettivamente compiuto.

Mentre vi scrivo, Eluana è già morta, pace all’anima sua. Prima di arrivare all’escalation di cattiveria medievale trasposta nel XXI secolo però, vorrei parlare del contesto che ha portato a questa orribile situazione. Rendiamocene conto: qui si parla di un governo che si professa “liberale”, ma che purtroppo è ora sinonimo di Stato col suo continuo interventismo, abilissimo nel bofonchiare frasi fatte e imparate male, trasformarle in decreto e farle approvare da un Parlamento addomesticato, ricattato e influenzato dal pietismo finto cattolico-televisivo. Questo, il testo del ddl:

Art. 1.
1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
2. La presente legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Nel dettaglio, si parla di una legge che vorrebbe appropiarsi della vita dei cittadini, ordinando a tutti di prolungare senza senso il calvario di una paziente usata come pretesto. In quali casi si è mai sentito uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, cioé la mia vita e la vita degli altri individui, facendone quello che vuole? In quale paese un governo e la chiesa, che sul popolo italiano non dovrebbe avere né tantomeno manifestare nessuna autorità, può decidere, con una penosa superficialità da talk show, di fissare dove e come la nostra vita possa e debba finire? Quando si procede solo per sondaggi, demagogia e populismo, la “difesa della vita” può diventare il giorno dopo “un’apologia della morte”, magari di fronte al prossimo “rumeno assassino” e alla conseguente collera popolare, sbattuta lì nel tg delle 20 in barba a tutti i principi dello stato di diritto, che dovrebbe sempre e comunque garantire terzietà di fronte ai propri cittadini.

Questo è uno Stato che entra nel letto dei pazienti o della coppia, deve assolutamente farlo. Ovviamente “per noi”, che è sempre stato l’elemento principale per giustificare tutti gli orrori della storia e il fondamento di ogni totalitarismo. Soltanto chi si proclama “liberale”, senza evidentemente sapere cosa voglia dire il termine, in Italia può non vederlo. Ed è proprio per questo che non possiamo fermarci lì a dire “stiamo in silenzio” e basta, di fronte a questa vicenda. Perché riguarda tutti e da molto vicino: qui si difende lo Stato di diritto, ma anche il diritto di poter disporre liberamente di noi stessi, nel limite della libertà degli altri. E soprattutto, chiunque potrebbe ritrovarsi in una situazione come quella di Eluana. Per questo la domanda da farsi, dovrebbe essere “stiamo facendo abbastanza per essere liberi?”

.: MA CAPEZZONE DORME LA NOTTE?


Nella foto, genitori e prete contrattano l’inquadratura nel tg delle 20

“L’avvocato Taormina: “Li denuncio per omicidio premeditato”. L’avvocato Carlo Taormina presenterà una querela per omicidio premeditato alla Procura di Roma in merito alla morte di Eluana Englaro. “Si è consumato un omicidio vero e proprio”, ha detto il giurista.

Non so se effettivamente Capezzone riesca a dormire tranquillo la notte o a guardarsi allo specchio la mattina. Ma se ci riesce Fede dopo l’edizione straordinaria di ieri con tanto di lacrime, tutto è lecito. Come spiega Scalfari, “qui c’è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’altra i “volontari della morte”, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante?”.
Già, perché il punto non è Eluana: la questione vera è che il primo ministro che si fa scudo di una innocente per esercitare il suo potere, pensa di poter decretare a destra e a manca a prescindere. Solo in quanto Silvio Berlusconi. La povera Eluana è stata solo una scusa per tentare di arrivare ad avere poteri esecutivi maggiori.

.: IL COLPO DI STATO “MORBIDO”

Ho visto palloncini bianchi, fiaccole accese, genitori contrattare le inquadrature dei più popolari telegiornali, ho sentito cori da stadio, urla , grida, preghiere, clacson, bandiere agitate, fotografi, ma nulla mi ha turbato quanto l’applauso dei cattolici ad una famiglia che esibiva il figlio disabile con un cartello “uccidete anche me”. (via pro-fumo.net)

Ebbene no, non c’era occasione migliore per forzare la mano ed affermare di voler cambiare la Costituzione, sfidare il capo di Stato e via dicendo. Che significa giocare a carte scoperte, finalmente, per uno abituato ad andare avanti a colpi di sondaggio. A Berlusconi non è mai fregato nulla di Eluana: in 17 anni nessuno, tantomeno lui, l’aveva mai nominata, ora di colpo sì.

A lui preme affermare il principio che una sentenza definitiva possa essere ribaltata per decreto, o per legge ordinaria, o per legge costituzionale. A lui non interessa nulla della vita e della morte. Lui deve essere il salvatore, l’unico dalla parte della vita. La canonica divisione tra bene e male è una delle sue più frequenti e principali tipizzazioni. Un bipolarismo a cui riccorrerà sempre.

A lui interessa compiacere il Vaticano con un decreto impopolare ma a costo zero, fatto già sapendo che il Quirinale non lo firmerà, dunque senza pagare alcun prezzo di impopolarità. A lui non frega nulla delle questioni etiche. A lui interessa coprire il colpo di mano contro la giustizia e la civiltà: i medici trasformati in questurini e delatori contro i malati clandestini; le ronde illegali legalizzate; le intercettazioni legali proibite; gli avvocati promossi a padroni del processo, che faranno durare decenni convocando migliaia di testimoni inutili per procacciare ai clienti ricchi l’agognata prescrizione; i pm degradati ad «avvocati dell’accusa», come negli stati di polizia, dove appunto la polizia, braccio armato del governo, fa il bello e il cattivo tempo senza controlli della magistratura indipendente; dulcis in fundo, abolito l’appello del pm contro l’assoluzione o la prescrizione in primo grado, ma non quello del condannato (non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato), sempre all’insegna della «parità fra difesa e accusa». Tutte leggi incostituzionali che, dopo il no del Quirinale al decreto contra Eluanam, hanno molte possibilità in più di passare. Per giunta, inosservati. Parlare di colpo di Stato è puro eufemismo. E poi, che sarà mai un colpo di Stato? Se la Costituzione non lo prevede, si cambia la Costituzione.”

Questa concezione da salvatore, da colui che – assieme a tutti gli scagnozzi prostrati e pronti ad ogni ordine – pensa di poter fare dello Stato e del paese quello che gli pare, nel suo continuo delirio di onnipotenza, gli serve. Perché in questo modo ha cercato di portare persino Dio dalla sua parte, dimostrando una totale inadeguatezza al ruolo cui aspira, quello cioé del capo di Stato in stile putiniano con influenze sudamericane. Con tutti i poteri nelle proprie mani, una sorta di stato di polizia in cui l’unica libertà è la sua.
Cosa accadrà ora? Il ddl verrà ovviamente approvato. Non votarlo sarebbe ammettere in modo più che evidente, il gioco a cui stavano giocando, dimostrando che di Eluana non fregava niente a nessuno. Quindi sì, la approveranno e probabilmente la chiameranno “Legge Eluana”, col consenso dei media al loro libro paga, così come hanno fatto con la Legge Biagi (perché a destra piace piazzare un bel ricatto morale battezzando le leggi) e poi, probabilmente, la parte sana del paese “inizierà lentamente a farla a pezzetti, sempre che riescano a farla, perché una legge fatta male non passa facilmente al vaglio della Corte Costituzionale”.

.: DA CITTADINI A CONSUMATORI, DA CONSUMATORI A SUDDITI-TIFOSI.


Nella foto, “ehi inquadrate il mio dolore per Eluana”

Quello che fino a ieri sera stava accadendo fuori dalla clinica ad Udine, era semplicemente indefinibile. I finti cattolici, quelli integralisti che rendono l’Italia una sorta di Iran cattolico, hanno saputo ancora una volta dimostrare il loro peggio nei momenti che contano, smontando – se ancora ce ne fosse bisogno – l’antica storiella della pietas, della tolleranza e del libero arbitrio.

La difesa della vita non è la battaglia che stavano conducendo e qui, chiesa e governo, hanno toppato. Perché chi si crede un vero cattolico, vuole far credere che tutti siano come lui e deve imporre ad ogni costo il suo volere? Io, laico, non ti dico mica di non andare a messa, per esempio. Quante volte avete pronunciato la frase “per fortuna che se ne è andato, finalmente ha smesso di soffrire”? Contatele. Se volete vivere come si faceva nell’alto medioevo, siete liberi di farlo, ma da un’altra parte; prendete le vostre cose, andate nello stato Vaticano e vi fate vie crucis, vi fate frustare, portate la croce, usate il cilicio, partorite con dolore, eccetera. Ma fino a quando sulla carta d’identià c’è scritto “Sstato: Italia”, siete pregati di rispettare la Costituzione e tutte le altre persone.

Eppure dovreste essere quantomeno sollevati che una persona sofferente da 17 anni si liberi delle sofferenze e muoia: perché starebbe a significare che Dio le ha appena aperto le porte del paradiso, no? Che senso ha fare cori da stadio davanti alle telecamere, trasformare ogni cosa in un match, in una competizione da vincere, manco fosse la champions legue? Possibile che tutti i temi seri in questo paese debbano subire questa sorte? Non è un gioco. E voi lo sapete bene: fino al giorno prima che il tg ve lo dicesse, Eluana non sapevate manco chi fosse.

Vi faccio una domanda: secondo voi, se Eluana fosse stata omosessuale e il padre l’avesse dichiarato apertamente, si sarebbero scatenati tutti questi paladini della vita? Secondo me l’avrebbero fatta morire senza troppo clamore. Poteva essere una tattica.

La vita è mia e non saranno né Berlusconi né tantomeno Ratzinger a decidere al posto della mia coscienza. La morte è uno dei pochi eventi naturali sul quale nessuno può intervenire. E il rispetto invece è quella cosa che dovremmo tutti dimostrare di fronte al grande uomo che è Giuseppe Englaro. La sua battaglia è la premessa che un giorno potrà condurci verso la scelta (ho detto scelta, non obbligo) di una morte un po’ migliore, probabilmente.

.: LE DONNE DELLA DESTRA BERLUSCONIANA, AKA DEI CONTENITORI


Cori da stadio, clacson, bandiere: noi non ascoltiamo nessuno, i nostri sono valori assoluti e santi

Tra tutte le stronzate che il premier italiano ha detto, questa è una delle peggiori. Non solo per la totale mancanza di rispetto verso Eluana e la famiglia, ma anche perché dimostra una volta in più la considerazione che ha Berlusconi per le donne. Dietro quella frase (Eluana può ancora rimanere incinta) c’è la cultura berlusconiana per eccellenza, secondo la quale la donna, più che una persona dovrebbe essere figa e madre, “un puro strumento di piacere e di riproduzione”. Se poi non ha coscienza chissenefrega, anzi meglio.

La femmina per lui è esclusivamente un contenitore, prima del pene – in qualsivoglia orifizio – poi del nascituro: è questo il suo ruolo, la sua funzione. “Nella maggior parte dei maschi, questa visione del mondo si estingue in adolescenza, dopo la terza partita di calcetto, quando ci si stufa delle goliardate piene di parolacce durante la doccia. In alcuni, purtroppo, prosegue per tutta la vita e perfino dopo i settant’anni”. Ma non c’è da stupirsi, è questo il compito della donna di destra-fascista-cattolica: fare figli e non rompere tanto le scatole, come vuole la chiesa. E intanto lui continua a colpirvi; che sarà mai una battuta? Non è niente, appunto, e le donne del governo sembrano confermarlo.

.: LA CULTURA DELLA MORTE: SIAMO NOI I BUONI ONNIPOTENTI

Cicchitto: “E’ stata cultura della morte” – “Avevamo già nei giorni scorsi denunciato l’accelerazione dell’operazione con il mutamento del protocollo e la sospensione totale dell’alimentazione e dell’idratazione. E’ evidente che è un’operazione tipica della cultura della morte

La violenza su Eluana sta continuando anche dopo la sua morte, in barba ad ogni tipo di sensibilità umana. Dagli esponenti della maggioranza, ma anche da molte figure ecclesiastiche, sono uscite frasi di ogni tipo, cariche di termini sempre pronti a seminare odio. Assassinio, omicidio e violenza, fino ad arrivare alla cultura della morte. Nessuno sa bene cosa voglia dire, ma l’importante è categorizzare e tipizzare: noi siamo per la vita e salviamo il mondo, chi non la pensa come noi coltiva la morte ed è un mostro. Cattolici che vogliono decidere secondo coscienza compresi.

Che tradotto in ragionamento logico, vuole dire che sono loro che dovrebbero decidere cosa fare di me, del mio corpo, della mia vita e della mia coscienza. Il che annullerebbe la mia natura umana. In realtà però il paese è ben diverso da quello che quotidianamente cercano di dipingere sui media.

.: SONO LAICO E DISPERATO: COSA FACCIO ADESSO?

Continuate a vivere la vostra vita, sarà il tempo a darci ragione. Non solo lo spero tanto, ma ne sono convinto. Questa strana tipologia di cattolici integralisti, compare solo in certi casi, rianimata dalle luci delle telecamere; non sanno nemmeno cosa sia il rispetto. Basta leggere le scritte contro Beppino Englaro, per esempio; basta andarsi a vedere come hanno apostrofato i medici della clinica di Udine. Poi tranquilli, dopo ieri sera, si sono asciugati le finte lacrime e sono tornati a guardare il Grande Fratello.

L’accellerazione di Berlusconi per arrivare a diventare capo di Stato e impossessarsi definitivamente di tutto il paese, rendendolo poco più che un regime (già ma di che tipo?) sudamericano, oltre che spaventarci, deve servire come ennesima lezione. Per chi l’ha votato, che magari non capisce. E farci reagire, magari rimboccandoci le maniche e tornando a farci interessare della società civile, fare politica, eccetera eccetera. E’ inutile continuare a dire che i politici sono tutti uguali, che rubano, perché poi si continua a rivotare gli stessi da 20 anni.

Non so se ve ne siete accorti, ma tutto ciò che riguarda questo paese continua a peggiorare: dai sentimenti delle persone alla sua umanità, dalla qualità del modo di pensare all’appiattimento totale dei cervelli, dalla regressione culturale a quella psicologica. A molti italiani infatti non piace essere adulti responsabili. Preferiscono delegare a qualcuno, per poterlo poi trattare da capro espiatorio. E il peggioramento avviene proprio mentre il mondo, da Obama in giù, offre innumerevoli opportunità di miglioramento e progresso. Sostanzialmente potremmo fare grandi cose, invece continuiamo a farne tante piccole e orribili. Tendiamo allo zero assoluto insomma: noi potremmo davvero avvicinarci a quel valore.

.: QUINDI DOMANI MI ALZO E…?

Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi. [Indro Montanelli, Corriere della Sera – 20 febbraio 1996, via imod]

…Ti guardi allo specchio, fai un bell’esame di coscienza. Sì, ho scritto proprio coscienza. Come paese facciamo schifo, ma l’ho già detto e lo diciamo in tanti, forse troppe volte. Star qui ad aspettare non serve.
Che si fa? Si prende e si va via dal bel paese? Sarebbe la soluzione più semplice, da un certo punto di vista. Ma bisogna farlo davvero, poi.

Credo nel passo indietro, che questa crisi dovrà costringerci a compiere. Bisogna cambiare il modo di pensare, bisogna riflettere, rallentando un po’ magari, ma evitando di ripetere tanti errori. Interessarsi alle cose e farne meno, ma bene, il che permetterà anche di vivere più intensamente certi istanti della propria vita, attribuendole significati nuovi. Rientrare nella dimensione del “noi-stessi”, non nel senso opportunista del termine, ma per apprezzare e capire anche gli altri.

Dopo queste tristi giornate ho l’assoluta certezza che tra crisi, Berlusconismo e Italia, gran parte di noi tira fuori il proprio meglio nelle difficoltà. Ho letto ragionamenti, pensieri, sfoghi e tanto altro. E’ questo il passo indietro che dobbiamo e dovremo fare in questo 2009.
Forse il colpo di Stato dovremmo farlo noi e chiamarlo “Democrazia”.


A difesa della scuola pubblica: il discorso di Calamandrei del 1950

ottobre 22, 2008

Con oggi comincio un tour a difesa della scuola italiana che sta velocemente cadendo contro i colpi di un governo pseudo-fascista.
Non importa se le uniche risposte che il governo ha saputo dare a tutte le proteste sono state “repressione” e “polizia”. Noi, come cittadini italiani abbiamo il dovere di difendere la scuola, per i nostri figli e per coloro che verranno.

Insegnanti e studenti non dobbiamo più avere paura. È finito il tempo in cui bisogna per forza sentirsi superiori a qualcun altro ed accettare tutto quanto. Sono finiti i tempi in cui dobbiamo aspettare che qualcuno faccia l’interesse comune, che un leader dell’opposizione faccia davvero il leader dell’opposizione. Basta. Ba-sta.

Dobbiamo reagire. E lo dico anche a voi genitori, sì voi che vi lamentate che la scuola fa schifo e non funziona per partito preso o perché lo sentite dire, come fa il Governo, che in una scuola non ci è mai entrato, che non sa.

Voi, quelli che quando ci sono consigli di classe o riunioni non ci siete mai; ho ancora in mente le decine di facce sconsolate di mia madre – un’insegnante di Liceo, sì – quando mi racconta che l’ultima volta, su classi di 25-30 persone, i genitori presenti erano soltanto 3. E non c’è più la scusa del lavoro, dell’insegnante fannullone. Perché le riunioni ora vengono fatte ad orari comodi anche per chi lavora fino a tardi. 19, 19.30, quando vi pare. Quindi se non ve ne frega un beato cazzo di vostro figlio o della scuola, poi non lamentatevi se non funziona qualcosa. O se cadete dal fico, se un insegnante vi fa notare che vostro figlio è un ebete.

Ho deciso di proporvi un estratto di un noto discorso di Piero Calamandrei del’11 febbraio 1950, pronunciato al III congresso dell’Associazione a difesa della scola nazionale. Non so se è la storia che si ripete o se in Italia sia facile prevedere come vanno le cose, visto il passato. Ma leggetevelo tutto, è un discorso incredibile, un viaggio nel tempo che ritrae un presente che presto sarà triste realtà.

“[…] Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna di­scutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: (1) ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […]”.

Basta, è ora di alzare la testa e incazzarsi davvero. Domani e venerdì sarò nella mia università, la Statale di Milano; cercherò di raccontarvi cosa sta succedendo.
Perché non voglio più sentire parlare del 1968. Il millenovecentosessantotto appartiene ai nostri genitori, non a Noi. Ora tocca a noi dimostrare che siamo grandi davvero.
Sta a noi ora far ricordare per sempre questo 2008.


I Gran Visir

ottobre 6, 2008

(via Alessandro Gilioli)

In un Italia in cui anche un portiere di calcio si sente in libertà di fare apologia e revisionismo di un periodo storico di cui sicuramente non sa nulla, visto che i valori cattolici da lui menzionati – teoricamente – non hanno niente a che vedere con le leggi razziali, violenza e non-libertà che hanno caratterizzato quegli anni;

in un paese in cui i lavoratori irregolari vengono in realtà mantenuti volutamente così, principalmente perché in questa condizione risultano ricattabilissimi e quindi costretti a lavorare sottopagati e in condizioni pietose, senza misure di sicurezza e senza ritegno;

in un paese in cui però le cosiddette “badanti”, a cui si scaricano genitori anziani o parenti “pesanti” (perché noi, italiani brava gente, non siamo razzisti o cattivi, ma che fastidio doversi anche accollare un genitore), vengono tenute nella maggior parte dei casi clandestinamente o fuori legge nelle case, e pagate 500-600€ per un impegno che richiede sino a 20 ore giornaliere e per 6 giorni la settimana da gente che poi inferocita si scaglia contro gli extracomunitari;

in un paese in cui la destra stupida, anti-storica, revisionista e illiberale che cavalca a suon di luoghi comuni le paure degli italiani e che non ha mai fatto veramente i conti con il suo passato, io no, non mi sento più di proclamarmi italiano.

Fatelo sapere anche voi, se vi va, dal vostro blog (copiate il codice che c’è qui sotto):

<a href=”https://blogaprogetto.wordpress.com/2008/10/05/non_sono_piu_italiano&#8221; target=”blank”><img src=”http://img152.imageshack.us/img152/2367/nonsonoitalianoek8.jpg&#8221; border=”0″ alt=”Image by Sonounprecario – Blog a Progetto”/></a>


Culiculum Figae

ottobre 1, 2008

Da Repubblica.it

“Quando dico che in Italia l’asticella dello stupore si è abbassata oltre lo zero e che ormai mandiamo giù tutto-ma-proprio-tutto, penso per esempio al fatto che si consideri normale – se non divertente e perfino moderno – che l’incarico di “consigliere speciale del sindaco sull’immigrazione romena” (roba importantuccia da queste parti, in teoria), viene serenamente affidato a un’ex idiota professionale del Bagaglino, di quelle che condividono con la maggioranza degli italiani l’idea che mostrare il culo in tivù costituisca un ottimo curriculum per entrare in politica.”

(via Alessandro Gilioli)


Minchia, Signor Presidente

giugno 1, 2008

Maria Vinci, pugliese di 34 anni, da 6 anni si dedica alla ricerca sul cancro. Ha studiato e lavorato a Milano (Ifom) e a Heidelberg in Germania. Ora si trova in Inghilterra ed ha deciso di scrivere una lettera/appello al capo dello Stato. Un altra testimonianza enorme che ci pone di fronte ad un problema serio. Giorni fa mi chiedevo cosa stesse diventando il nostro Paese, ma ora arriva questa lettera che ci mostra come ci vedano i nostri connazionali (e non solo loro) all’estero. Senza contare le abissali differenze tra il nostro arretrato paese, quello del “si deve fare per forza”, quello che per vincere le elezioni si dice qualsiasi cosa, si grida a qualsiasi pericolo negro, giallo o africano: fanculo alle conseguenze.

Carissimo Presidente,
sono un’italiana residente all’estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all’estero come marchio dell’essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.

Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell’Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali.

Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata “ospitalità” degli italiani? E’ davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell’immigrato?

La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l’intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell’Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.

Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come “ragazza italiana violentata da un romeno”. Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?

Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai “nostri confini” e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.

Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c’era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l’omogeneità e la coralità di tutte quelle persone.

Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d’Europa?

Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l’Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d’Europa.

Fiduciosa nella sua persona e nell’importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.

Cordiali saluti,
Maria Vinci

Ma (aggiungo io) lei non farà un bel niente, Signor Presidente. Perché Lei e i suoi predecessori, siete soltanto buoni a ricoprire la carica istituzionale recitando il demagogico discorso davanti alle telecamere, o a presenziare ad un funerale di Stato mettendo le braccia sulle bare dei caduti, abbassando la testa come se davvero fosse morto un vostro figlio.

Perché, caro Signor Presidente, è anche colpa sua e dell’opposizione se in Italia si è arrivati all’assurda realtà in cui viviamo. Dopo la caccia alle streghe, allo straniero e al terrone, a chi daremo la colpa della nostra inciviltà?