Primipare attempate

settembre 22, 2008

Ogni tanto, in occasione di certi avvenimenti, mi interrogo sulle donne, sui loro misteri e sulla loro natura un po’ mistica, che nemmeno loro secondo me comprendono fino in fondo.
Mettiamola così: noi maschietti mai potremo capire una donna nella sua totalità, così come voi femminucce – che in realtà ci catalogate come facili da decodificare, come dire bianco o nero – mai riuscirete a scoprire il perché di certi comportamenti di un ometto.

Premessa e luogo comune a parte, in questi giorni non riesco a levarmi dalla testa un episodio emblematico sulla condizione femminile vigente in Italia all’alba dell’ormai anno 2009.
Ho in mente un’atleta italiana che da quando ha vinto una medaglia d’oro è un po’ ovunque, in qualsiasi trasmissione, pronta a sposare la causa del momento, attenta a tifare per chi la ospita e guardinga nel voler dare una sfiorettata (o se preferite, una “stoccata”) a chiunque si trovi davanti.

Avete in mente il video? Lo trovate in ogni versione su youtube. L’inno italiano come sottofondo, lì a ricordarci che siamo tutti fratelli d’Italia; una vestita in tuta, prostrata dinnanzi ad un uomo anziano, un conduttore in preda ad un orgasmo per quello che si accinge a commentare, in diretta. Persone come lei e lui che “ogni giorno si allenano con fatica ma che credono nei grandi traguardi”. A quel punto l’omniscenza condita con un po’ di innocente ignoranza della Vezzali trasuda dallo schermo.

Niente di strano direte voi, vista l’età; la carriera sportiva infatti volge al tramonto e quindi una donna italiana dovrà pur piazzarsi da qualche parte, no?
Poi mentre osservo queste immagini guardo in faccia la mia fidanzata e mi immagino volti di tante amiche, amiche blogger e via dicendo. Tocco quasi con mano i loro discorsi, le fatiche quotidiane degli studi, del lavoro e della vita. E mi viene da scuotere la testa.

Non un commento, non una reazione, niente di niente. Vi immagino così, con le braccia aperte mentre mi dite “cosa possiamo farci, noi?” Possibile che quando servite o venite celebrate, dovete sempre essere ritratte metaforicamente sotto una scrivania? E quando ve ne accorgete è tardi. Sì perché la Vezzali è l’Italia. L’Italia è la Vezzali. Per quello che io preferisco la Granbassi.

Poi mi capita di guardare un’intervista ad un’altra medagliata per il judo, giovanissima (lo dico perché ha la mia età) e pressoché ancora sconosciuta. Ma attenzione – intima la giornalista – è stata apprezzatissima in prima serata su una trasmissione Rai, quando dopo aver atterrato Carlo Conti (!), si è tolta il kimono ed è rimasta in succinto abitino da sera. Ovazione.

Ma veniamo alle donne normali. Anche qui non sono rose e fiori, sì perché si scopre che l’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di parti over 40, per dire. Se una donna sta cercando un lavoro ed il suo ipotetico datore fiuta il pericolo di una gravidanza, sono guai. Idem se una donna desidera fare carriera.

Donne italiane siete degli animali straordinari: vi adattate ad ogni condizione, non c’è che dire. Però siete delle grandi ritardatarie, perché quando vi accorgerete dell’evidenza del vostro status sarà sempre tardi. Delle primipare attempate in tutto. Capisco che gran parte delle colpe sono da attribuire alla situazione, al paese, alle istituzioni e via dicendo.

Di certo però continuerò a non capire come mai vi stia bene tutto questo.

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Suffragette, a noi!

febbraio 13, 2008

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Se continuerò a creare post come quello che mi accingo a scrivere, probabilmente qualcuno penserà davvero che sono passato dall’altra sponda. Ma no, non c’è nulla di più sbagliato nel pensare una cosa simile. Premesso questo, sento di far notare alcune cose alle donne di oggi.

Partiamo dagli anni ’70: allora c’era il femminismo insieme a tanti rivolgimenti sociali e forse le donne che allora erano giovani si aspettavano, nel 2008, di trovare ai vertici della cultura, della politica, dell’economia, ecc…un maggior numero di donne, appunto. Una sorta di allegra invasione per giungere al potere come i coetanei uomini. Invece no, non è andata così e lo sapete bene anche voi. In poco più di 40 anni la conquista di spazio da parte delle donne è rimasta limitata, per vari motivi, come ho accennato anche in altri post.
Per esempio, magari voi pensavate che il 50% di donne nelle liste elettorali per le primarie del PD non sarebbe stata una concessione di Veltroni, ma una semplice evoluzione della società moderna italiana, un raggiungimento di un vostro obiettivo insomma (negli altri partiti la situazione è tragica).

Dall’altro lato però le donne hanno ottenuto anche delle conquiste civili: ad esempio, una volta non tutti i figli potevano affermare di essere nati per il volere di una madre e non perché le era capitato; un figlio non voluto nella maggior parte dei casi è infatti infelice. Oggi invece una donna non deve per forza sposarsi e piuttosto che, a causa dei piatti che volano col marito, far star mare i figli si ha la possibilità di divorziare. Parlo dei casi che riguardano persone intelligenti, certo.
Quando invece mi riferisco a persone retrograde e con doppi fini parlo dell’attualità e cioé di un’anomalia tutta Italiana. Mi riferisco ad una nostalgia per il passato così grande da voler per forza tornare indietro nei secoli, facendo credere che la legge 194 non sia soltanto una materia di baruffe politiche. Perché un cattolico vero o meglio, una persona dotata di intelletto, nel 2008 non permetterebbe la diffusione smodata dell’AIDS per vietare l’uso del preservativo, con l’obiettivo di difendere chissà quale principio o per guadagnarsi chissà cosa; una persona responsabile e che davvero vuole tutelare la vita (vorrei sapere chi è contro la vita), mai negherebbe il futuro ad una donna impedendole di abortire usando la scusa di una telefonata anonima per arrivare all’assurdo assioma di sequestrarle il feto o, comicamente, l’utero.

Ed è proprio in questi giorni che rifletto e penso che le donne non siano poi così interessate a difendere le loro conquiste e i loro diritti. Un po’ come tutti noi altri, certo. Ma da molto tempo a questa parte per esempio, nelle intercettazioni telefoniche io intravedo un’immagine più che degradata del genere femminile. Un sesso che viene considerato alla stregua dei capi di bestiame da far passare tra uomo e uomo col fine di ottenere favori o posizioni; e ancora, nella stragrande maggioranza degli show televisivi, gli ospiti sono uomini. Se c’è una donna o è li in funzione di “figa” oppure è ritenuta una cretina a cui dare la parola il meno possibile (qui dovrei aprire un’altra parentesi ma non mi dilungo).

Potrei fare tanti altri esempi sulla presunta e mai raggiunta parità. Basta pensare alla vicenda Carla Bruni-Sarkozy; provate a pensare se Angela Merkel o, che so io, Ségolène Royal – che sono più carine di Sarkò nonostante tutto – si fossero messe con Raoul Bova o un altro belloccio. Cosa sarebbe successo? Sacrilegio, sarebbe venuto giù il mondo. Perché il lui più giovane di turno sarebbe passato per un puttaniere, un gigolò che si mette con una vecchia. Così no.

Donne, almeno voi, unitevi e mostrateci che la strada per cambiare davvero le cose esiste ed inizia dal cominciare a difendere i diritti basilari di ogni società civile moderna.