Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente – sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.

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In Via dei Matti numero zero (2008 dance rmx)

novembre 24, 2008

Era una casa molto carina *
senza soffitto, senza cucina;
non si poteva entrarci dentro
perché non c’era il pavimento.

Non si poteva andare a letto
in quella casa non c’era il tetto;
non si poteva far la pipì
perché non c’era vasino lì *.

Ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero *;
ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero.

* Giusto, tagliamo i fondi alla scuola pubblica per darli alle private (come fatto nel 2001, sempre dal governo Berlusconi)
* L’ultima volta in cui una scuola è crollata sulla testa degli allievi (una scuola, quello che dovrebbe essere l’edificio in assoluto più sicuro insieme agli ospedali) è accaduto ad Haiti, il paese più povero dell’Emisfero Nord, pieno Terzo Mondo.
* La scuola non ha più fondi anche perché i trasferimenti di fondi dallo Stato agli Enti Locali sono stati tagliati pesantemente, perfino nell’edilizia scolastica (e i comuni non hanno più manco l’ICI)
* La Provincia di Torino (amministrata dal centrosinistra) ha stanziato per l’edilizia scolastica 10 milioni di Euro, che è poco meno di quanto il Governo ha messo a bilancio per tutte le scuole d’Italia sommate (!)
* La domanda è quindi: come conciliare e giustificare i tagli indiscriminati alla scuola di fronte a scempi di questo genere? Giusto, voltandosi dall’altra parte e preparandosi a pararsi il culo, come il governo sta facendo.


The Time is Now

novembre 13, 2008

Lo so, in questo periodo non sto scrivendo molto. La scusa “ho troppe cose a cui pensare” non è mai stata attuale come oggi.
Sì perché sono arrivato ad un periodo della mia vita, o se preferite ad un età, in cui devo fare qualche scelta pesante, scommesse non facili.
L’ora delle decisioni irrevocabili insomma.

Quindi ecco, il bloggare è passato un po’ in secondo piano in questo mese, complice anche il viaggio in Finlandia, l’avete facilmente capito. Un po’ come nei film, e come ho raccontato nel post di ritorno, toccare con mano altra aria e altri modi di vivere, più umani e fruibili, mi ha fatto aprire gli occhi. Diciamo che è come se avessi preso una botta in testa che ora devo riassorbire, trasformandola in pensieri buoni, scelte convincenti e futuri possibili.

Facendo un discorso prettamente tecnico invece, ho notato che in questo lasso di tempo in cui mi trovo in una sorta di stato confusionale, ho scritto poco di Italia, politica e via dicendo. E secondo me è un altro segnale. Forse sono un po’ stufo di paranoie e basta, di continuare a girovagare nel pessimismo dei miei pensieri made in Italy. Poi per che cosa, in fondo?
Comunque state tranquilli, non ho intenzione di smetterla di propinarvi i miei post in politichese. Insomma, quando avrete voglia di passare qualche minuto di sega mentale, sapete sempre dove tornare.

Probabilmente sto crescendo mentalmente, mi sono accorto di essere giunto ad un casello importante del mio percorso, peraltro senza cominciarne davvero uno in alcuni ambiti. E sono li fermo a pensare se non mi conviene prendere la prossima uscita per scegliere altre strade. Magari meno battute, ma pur sempre molto affascinanti.
Non so, credo stia venendo fuori prepotentemente il mio spirito che si era sopito dentro, quello che un domani dovrebbe farmi diventare un uomo. Uomo con la “U” maiuscola possibilmente. L’importante è che starò in pace con me stesso.

Difficilmente in questo blog mi sono aperto oltre un certo punto, ma sentivo di doverlo fare. Mi aiuta, ecco. C’è qualcuno che mi ha spiegato che questa confusione totale in cui sono immerso è abbastanza normale, che tra qualche tempo avrò una visuale più chiara. Fa parte della vita, fa parte della crescita di una persona. Una volta la chiamavano maturazione o maturità, oggi invece siamo tutti figli fino a 35 anni. A questo gioco non voglio più stare.

Ma, chiedo a voi, esiste la crisi del quarto di secolo? Parlo di quell’età – 25 anni – in cui sì, non hai più 20 anni (porca di quella vacca lurida!), ma non ne hai nemmeno 30, quindi sei ancora in tempo a scegliere certe opzioni. Devo solo capire quali. E credetemi, ci sarete passati in molti, ma per me non è facile.

Sto ricevendo 1000 stimoli, mi si sono prospettate alcune possibilità, anche lavorative. Ma sono talmente ipnotizzato e shockato che finisce che a parte qualche sobbalzo sono ancora qui, come una pentola a pressione che sta per raggiungere il punto in cui farà fuoriuscire tutta la pressione in eccesso. Lo so, ho detto due volte “pressione” in due righe, proprio perché me la sento addosso.

Ma non è pressione esterna, è pressione auto-indotta: il livello di entropia interno al mio corpo è decisamente alto ed in continuo aumento.
Per dire, una delle scelte che sicuramente potrei fare è un altro viaggetto, devo solo capire alcune cose del vivere all’estero per qualche tempo, prima di finire l’università, non so.

Se anche il mio modo di scrivere e bloggare sta mutando, qualcosa di strano ci deve essere. Ogni tanto poi mi suona anche alquanto distorto sentirmi chiamare ‘sonounprecario’, che in pubblico non è così bello sentirselo dire. Ma riassume nel modo migliore la precarietà e l’instabilità totale di una vita come la mia. Dopotutto però, devo cominciare ad essere anche Alessandro.

E’ arrivato per me il momento di una successiva evoluzione. E’ giunta l’ora di crescere, ma questa volta attraverso altri mezzi, altre esperienze ed altre scelte.
Non so dove mi porteranno, ma non fraintendetemi. Non sto preoccupandomi del futuro come sbagliavo a fare fino a poche settimane fa. O meglio, lo sto facendo, ma comincio a vederla da un altro punto di vista.

Del resto mi tocca anche essere onesto con me stesso e non lamentarmi più di tanto. La natura mi ha dotato di buoni mezzi; come tutti ho dei difetti, ma alla fine riesco sempre a cavarmela. Che poi, parlare di difetti mi fa sorridere, perché riguarda il rapporto con le altre persone. Quelli che per uno sono difetti, per un altro sono qualità, per cui non sto li ad impazzire.

Sì perché “i veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio”.

E’ arrivato il momento di pensare a me stesso come non ho mai fatto sino ad ora.


Do you believe in what you see?

novembre 6, 2008

Questo è un post chilometrico, lo so, ma se sei uno di quelli che fa della parola “troppo” la sua regola, leggi qua. Sì perché questo è uno dei quei post sentimentali, che potresti leggerti con una canzone romantica ma un po’ malinconica. Ti aiuterebbe a fruirlo meglio.

A dirla proprio tutta ho lasciato un pezzetto di cuore in Finlandia. Per questo provo un po’ di malinconia a ripensare al breve viaggio a Tampere.
Non so se riuscirò a trasmettervi con le parole i vari sentimenti che ho provato in soli 3 giorni, ma ci proverò. Un’esperienza che rimarrà dentro me e i 5 più 2 amici miei compagni di viaggio.

Benvenuto in Finlandia. L’aeroporto di Tampere è grande quanto casa nostra. Davvero, è minuscolo e vi sembra di atterrare in un altro pianeta; spazi aperti, alberi e bosco. Se poi ci si mette la pioggia ad accogliervi, il riconcigliamento con il silenzio o i suoni della natura è pressoché immediato.

A Tampere atterrano anche molte persone che devono recarsi in Russia, a due ore di macchina da lì. Perché volare con Ryanair costa decisamente meno che volare normalmente per San Pietroburgo, per esempio. Una volta sbarcati, siete praticamente fuori dall’aeroporto. C’è un pullman ogni mezz’ora che in 20 minuti vi porta in centro a Tampere, davanti alla stazione: costo 6€. Ma li spendete volentieri, perché il pullman è pulito, l’autista vi saluta e vi carica e scarica i bagagli senza batter ciglio.

La terza città della Finlandia. Tampere è una città finlandese di circa 206.500 abitanti, ma a vederla non sembra, perché queste città sono abbastanza estese e gli spazi aperti che si trovano ingannano, per non parlare delle piccole e caratteristiche casette in cui la gente vive. E’ una città industriale (molti residenti la chiamano la “manchester finlandese”), ma non troppo. A tratti sembrava di essere a Crespi D’Adda, gita immancabile per chi ha fatto la scuola dell’obbligo in Lombardia.

Il centro è molto bello, ci sono delle costruzioni davvero carine. Poco traffico, la gente mentre cammina non ti tira spallate, quando sei fermo ai bordi della strada sulle strisce pedonali, misteriosamente le macchine si fermano. Per dire, la ragazza che ha ospitato me e un amico aveva le stampelle e quando doveva attraversare la strada riusciva ad anticiparmi. Io rimanevo fermo, abituato a veder sfrecciare le macchine finché non decidi che devi buttarti in mezzo alla strada; lei no, semplicemente attraversava.

.: VOGLIO TORNARE IN FINLANDIA PRIMA POSSIBILE: I PRO.

Segni di civiltà intelligente. Non mi sembrava vero, per terra non c’erano cartacce, la gente dai finestrini non buttava niente e soprattutto avevo la sensazione di non dover temere nulla. Anche quando giravamo a piedi di notte. E’ una sensazione straordinaria pensare di poter decidere quello che si vuole fare, liberamente, senza doversi preoccupare troppo del prossimo. Non fraintendetemi, non lo dico in senso negativo.

La sera, a qualsiasi ora (notte compresa) si trovano decine di persone in giro a piedi, idem le ragazze. Si vede che non hanno paura e non hanno mai avuto problemi di criminalità o violenze varie. Camminano sotto i ponti, accanto ai viali da sole e si recano alla macchina nei parcheggi bui senza farsi accompagnare da nessuno. C’è vita insomma, si vive come dovremmo fottutamente vivere tutti quanti. Cosa che non è più possibile fare in Italia. Ma su questo discorso ritornerò dopo.

Una società incredibile. Sapete quanto costa l’università a Tampere? Ottantacinque euro l’anno. I repeat: OTTANTACINQUE EURO ALL’ANNO. I libri sono gratis, ogni studente può consultare quel cavolo che gli pare, perché studiare, informarsi e accrescere la propria conoscenza è un diritto di tutti. E se abiti oltre un raggio di 5km dall’Università lo Stato ti rimborsa le spese di trasferimento. E poi uno non deve arrabbiarsi.

La città è piena di studenti e di giovani universitari, di persone, i caffé e i locali sono sempre aperti. Una cosa fantastica che ho scoperto per esempio, è questa: quando tu entri in un locale e ti siedi, nessuno viene dopo 3 secondi a pressarti chiedendoti l’ordinazione e facendoti pagare non appena la consegna al tavolo viene fatta. Ebbene no. Qui sono molto più avanti e cordiali, da un punto di vista opposto.

Si perché ti siedi, leggi, navighi su internet (wi-fi free ovviamente), fai quello che vuoi insomma. Poi quando hai voglia ti alzi, vai al banco e prendi da bere; se ordini da mangiare paghi e te lo portano al tavolo quando è pronto. Nessuno ti caccia. E se proprio un posto è strapieno, cosa alquanto rara ovunque di giorno, chi è lì da molto tempo, intuisce che deve lasciare il posto a qualcun altro, si alza e va via senza guardare male nessuno. Una cosa elementare se ci pensate, ma a cui non ero abituato. Intelligenza sociale, la chiamerei.

A portata di vita, anche se sei giovane. Arrivo allo studentato della nostra amica finnica il primo giorno, per appoggiare i bagagli. Non mi aspettavo chissà cosa, ma chissenefrega, ho dormito ovunque e sono gggiovane, forte (bello-alto-biondo-occhi azzurri). Un par de palle. Il palazzo è nuovo, si vede, in giro non c’è caos, ma biciclette parcheggiate fuori. L’ascensore ci mette 4 secondi esatti ad arrivare al quarto piano: è un Otis. C’è una porta che separa i pianerottoli dalle stanze numerate; arriviamo in fondo ed entriamo in casa di Liina.

Incredibile, un salone con cucina, divano, tavolo e balcone. Due stanze per due coinquiline. Luce, gas, acqua calda, forno, lavastoviglie, lavatrice e internet: tutto compreso. Caspita, costerà tantissimo. Trecento cinquanta euro al mese. TRECENTOCINQUANTA EURO AL MESE. Andate a fare in culo italiani. Per una stanza, una maledetta bettola a Milano, come minimo ti chiedono 600€ al mese. Poi bisogna vivere.

Era il più caro tra gli studentati della zona. La verità è questa, signori miei. Un mio compagno li in Erasmus che ospitava altri amici si trova a 15 minuti esatti (senza ritardi perché non esistono) di pullmann dal centro; il suo studentato era meno bello di quello dove dormivo io. Ma ha sempre compreso tutto. Però sapete quanto paga al mese di affitto? Duecento euro. DUECENTO EURO AL MESE. Dovete morire tutti, brutti bastardi.

A misura di vita. La ciliegina sulla torta era la sauna; sì, perché praticamente ogni palazzo in Finlandia ha almeno un paio di saune interne. Si segna su un foglio l’ora ed è fatta, non troverete mai nessuno che si infilerà dentro durante la vostra ora. Questo anche negli studentati, luoghi inesistenti e ghettizzati per gli studenti italiani. Ma in Finlandia non è così. Entri nello spogliatoio, ti chiudi, ti cambi e vai in sauna, con doccia compresa. Se sei fortunato puoi trovare anche ragazze o donne nude dentro, che la non si fanno tanti problemi. Non tutti o tutte, per carità. Certo, la prima volta rimani stupito, poi dalla seconda in poi non ci fai più caso. Giuro.

Altra cosa davvero interessante erano le finestre e le porte. Per migliorare lo scambio di calore e non sprecare riscaldamento inutile, ogni casa ha due porte e due finestre negli stessi punti. Una si apre all’esterno, l’altra all’interno; no, non è fatto per il rumore, perché credetemi, rumore fuori praticamente non ce n’è, tanto che la pioggia sembrava piacevole nel silenzio di Tampere. Ho capito il vero lato romantico della pioggia, ecco. Dico questo perché ce ne siamo resi conto tutti del boato di sottofondo che c’è nelle nostre città appena usciti dall’aeroporto di Bergamo, al ritorno.

Indovinate chi erano gli studenti messi peggio economicamente. Gli italiani ovviamente. Cosa ve lo dico a fare? Il fondo base europeo Erasmus è di 200€ e i miei compagni si barcamenano con quegli unici soldi e il cibo spedito dalle famiglie. Chi è fortunato riceve anche soldi. Per questo ci hanno implorato di portargli un po’ di provviste; vabbé, anche perché in cucina non ci batte nessuno, si sa. Tra l’altro, e qui chiedo a voi, non mi spiego una cosa. Dei compagni siciliani o campani, o più in generale del sud Italia, oltre alle 200€ versate dalla comunità europea, ricevevano dalle rispettive regioni altri 200€. E il discorso cambia, perché hai margine oltre l’affitto. Quando me lo raccontavano, pensavo alla Lega ed ai suoi elettori e ridevo come un pazzo.

Lavoro e divertimento. A questo punto penserete che la vita costerà tantissimo in Finlandia. No, miei cari. Non c’è nemmeno questa scusa. Certo, al supermercato le cose costano un filino più che da noi. Ma i finlandesi guadagnano comunque decisamente più soldi che gli italiani. Per dire, una ragazza di Catania lavora in un baretto e prende 14€ l’ora. QUATTORDICI EURO L’ORA, capito, pezzi di…imprenditori italiani? Quando il giorno è festivo pagano il doppio. Tra le altre cose, nessuno pretende di avere una qualità di vita titanica come in Italia.

Intendo dire che a nessuno frega di girare col macchinone, come fanno i pezzenti in Italia indebitandosi fino all’orifizio più nascosto. A nessuno frega di sfoggiare la casona arredata a colpi di mutui. Semplicemente di vive più che dignitosamente. Con tutte le comodità, senza strafare. E nessuno giudica le persone come la nostra mentalità provincialotta suggerisce al nostro minuscolo cervello lobotomizzato. Perché la vita è una sola, ricordatevelo.

Non ho la macchina, prendo un mezzo pubblico. I pullman sono in orario, si fermano davanti alla fermata e l’autista ti fa il biglietto al momento, timbrando il suo cartellino magnetico al cambio del turno. E mentre si acquista il biglietto, nessuno dietro si lamenta, ti ruzza o ti punta il suo fallo nelle chiappe perché vuole andare chissà dove, per passare. I mezzi sono puliti, in ogni fila di sedia c’è il tasto per prenotare la fermata. Certo, le corse costano più che in Italia, ma se fai l’abbonamento te la stracavi.

.: LA FINLANDIA E’ DAVVERO BELLA, MA A PENSARCI BENE…: I CONTRO.

La gggente è davvero strana. Scena ripetuta in ogni locale: entriamo e da bravi italiani ordiniamo e consumiamo, chiacchierando e gesticolando come nostro solito. Ad un certo punto ci accorgiamo che intorno a noi tutte le persone sedute consumano sì, ma NON parlano tra loro. Ogni tanto qualcuno bisbiglia qualcosa. Questo in settimana e la domenica, perché il venerdì e il sabato è tutta un’altra cosa, ma arriverò anche a questo. “Però, singolari questi finlandesi”, pensiamo.

Ognuno tira dritto per la propria strada e non da troppo retta a chi ha intorno, è nel loro carattere. Ma attenzione, non confondete la cosa con la freddezza. Per loro è normale, siamo noi che siamo abituati ad un certo tipo di comportamenti. Per dire, il nostro compagno ci ha detto che ha coniosciuto più ragazze grazie a noi in 3 giorni che in 4 mesi che è lì. Avremo pur qualche vantaggio ad essere italiani, no?!

In merito ho da segnalare un episodio. Stiamo sulle palle a gran parte del maschio medio finlandese. Tanto che la prima sera in un locale un gruppetto di fenomeni ha spintonato un amico dal nulla e ha minacciato un altro. Purtoppo ero ancora in coda fuori per entrare con altri due amici, altrimenti sono sicuro che sarebbe venuto fuori un macello. Fortunatamente, quando altri due compagni sono andati a chiedere spiegazioni da bravi tamarri, la cosa si è sistemata. Se poi dici che sei siciliano, non osano dirti proprio niente. Fidatevi.

Volete sapere perché non gli stiamo proprio simpatici? Semplice. Perché gli fottiamo le donne, nel vero senso del termine. Non so perché, ma alle finlandesi piacevo particolamente. Te ne rendi conto quando a più di una ragazza, guardandoti in modo inconfondibile, chiedi di ridarti i pantaloni… D’altronde se pensate solo a bere, cari maschietti finnici, di certo non guadagnate punti. E qui veniamo al tasto dolente.

Una bottiglia per amico. Non mi era mai capitata una cosa simile. Dal venerdì sera al sabato notte inoltrato, la gente va in giro con la bottiglia in mano. Tutti, giovani ed adulti, donne e uomini, come se stessero tenendo in mano un pezzo di carta. Birra a fiumi e personaggi che si trasformano da morti viventi agli amiconi di sempre. Quando infatti sono ubriachi, i finlandesi tenteranno di abbracciarvi e cantare qualsiasi cosa con voi, perché sanno che siete italiani. Apro una parentesi qui: ho chiesto a due ragazze di spiegarmi da cosa capiscono che siamo italiani. Un motivo è per la gestualità, l’altro non posso dirvelo.

Insomma l’alcol in Finlandia è un problemone, tanto che le birra, ma soprattutto i superalcolici al supermercato costano tantissimo. Anche se il vetro delle bottiglie devi riportarlo, così ti ridanno la cauzione. Nei locali i cocktail vengono fatti col misurino, su quello non si sgarra. Un amico sovrappensiero ha ordinato un negroni e quando ha dovuto pagare gli è venuto un infarto: 12 euro. La birra media però costava 3,80€. Indovinate quante ne abbiamo bevute.

Due giorni di pazzia ci possono stare. Vedere ragazze ubriache in giro non è così piacevole. Idem gente che vomita fuori da alcuni bar. Ma la cosa incredibile è che avviene tutto solo il venerdì ed il sabato. La domenica no, perché il lunedì si lavora: è stupefacente notare la netta separazione che i finnici riescono a dare alla vita lavorativa ed a quella privata. Diventano altre persone, ma magari senza travestirsi come succede qui da noi.

Però vedete, all’uscita dei locali a tarda notte, nessuno guida. Si va a piedi, sbronzi o meno, con la bottiglia in mano, idem le donne. Perché non c’è criminalità e non avvengono particolari reati: è una delle rare volte in cui in discoteca nessuno mi ha chiesto se avevo fumo, pasticche o qualsiasi altra sostanza chimica. Insomma, lì si fidavano della mia faccia. L’unico problema che ho sentito da qualcuno è dato dalle armi; sembra infatti che non sia molto difficile ottenere il porto d’armi, quindi se giocate fuori casa evitate di provocare. Non si sa mai.

Il clima ed il cibo, ma mica tanto. C’erano zero gradi, come da noi in inverno inoltrato. Ma è un freddo secco, tipo quello della montagna. E le giornate in questo periodo dell’anno durano in modo identico al nostro. La storia cambia in inverno e in estate ovviamente. Le statistiche sui suicidi rimangono alte, ma sono in calo e collegabili con la diffusione delle armi da fuoco.

Altro mistero è cosa mangiano i finlandesi. So solo che una sera ho cucinato dei cavatelli al pomodoro e le due ragazze che ci ospitavano si sono scofanate due piatti, dicendo che erano buoni. Mica male. Per il resto mangiano in giro hamburger e panini di ogni genere. Con quello che bevono dovrebbero essere obesi, invece non è così.
Al supermercato bene o male trovate tutto, anche se ho visto poca carne rossa e, se trovate la pasta, non costa poco. Circa 2-3 euro insomma.

.: A GRANDE RICHIESTA.

Capitolo donne. Per voi amici maschietti, visto che me lo avete chiesto in tanti, scriverò anche questo paragrafetto. La prima sera eravamo in un locale con serata internazionale e di finlandesi non ce n’erano. Una beffa. Il sabato invece eravamo nel posto giusto: posso dirvi tranquillamente che 2 finlandesi su 3 che vedete passare sono carine, ma anche molto carine. La media è più alta che in Italia, devo confidarvi questo segreto con buona pace delle donne, anche se in questo modo rischierò di far emigrare un vasto numero di baldi giovini. Ovviamente la maggior parte è costituita da bionde, ma ci sono anche alcune more, per non parlare di quelle coi capelli neri e gli occhi azzurri (con questo paragrafetto mi sono guadagnato una bella ramanzina dalla fidanzata, ma vabbé, per voi questo ed altro…).

Se sei arrivato fino a qui voglio farti sapere che questa esperienza mi ha segnato e sta cambiando il mio modo di vedere la vita, il mio futuro. A partire dal fatto che mi sono pentito di non aver fatto l’Erasmus.
E’ come se avessi aperto gli occhi di colpo, se fino a settimana scorsa tutto andava a rallentatore, in slow motion. Ed ho capito che non era reale, perché è l’Italia che non è reale.

Va bene, in Finlandia ci sono solo 5 milioni di persone, ma non mi pare assurdo pretendere una via di mezzo.

Mi sento come uno che ha perso un sacco di tempo, come una persona a cui hanno rubato fino ad ora tonnellate di tempo che non tornerà mai più. Per questo non credo a quello che ho visto e che vedo ora, un po’ come Neo in Matrix, per tenere questa linea metaforico-fantastica.

Ma dopotutto ho solo 25 anni, e posso ancora decidere di dare una svolta alla mia vita. Perché voglio davvero sentirmi libero e per la prima volta – in soli 3 giorni – mi sono sentito incredibilmente libero delle mie scelte, dei miei spazi e del mio tempo. Ma non in Italia.

Ho compreso che non sono fatto per vivere così come sto facendo, ma soprattutto non sono stato creato per vivere tutta la vita nel posto dove sono nato.


Violenza, repressione e assassini

ottobre 23, 2008

Francamente devo ammettere che qualcosa si sta muovendo. E’ ancora uno strato basso, poco coordinato, ma ci sono cenni vitali. Sono felice che gli studenti, categoria a cui ancora appartengo, stiano protestando e pensino di combattere per il proprio futuro.

Lo scempio mediatico a cui stiamo assistendo e a cui siamo assuefatti da fin troppo tempo sta scricchiolando, almeno ora. Prima Berlusconi e poi oggi Cossiga arrivano ad incitare alla violenza ed alla repressione. Ma per la gente è tutto normale.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»

Queste dichiarazioni sono comparse sul Quotidiano Nazionale di oggi.
E la cosa che mi da più fastidio è “vedere tutto ciò archiviato sotto la vì di vecchiorincoglionito, invece che sotto la a di assassino“. Sì, perché “uno dei protagonisti delle più oscure pagine della Repubblica si è costituito. Ed ha raccontato, lucidissimo, come si radicalizzano i conflitti, come si manipola l’opinione pubblica, come si stupra un movimento. Come, in definitiva, si decapitano le legittime aspirazioni di una intera generazione“.

Magari è furbo e lo fa per mettere in guardia tutti quanti su come in realtà vanno le cose in questo paese. Ma non è così purtroppo. Perché il popolo italiano è un popolo senza memoria. Senza palle. E non sa che cosa sia la libertà.

Cossiga potrebbe parlarci di Gladio, Ustica, Kappler, Moro e di tutte le nefandezze di cui si è macchiato. Ma nessuno glielo chiederà mai. Sarà per questo che io provo una gran voglia di andare in piazza per coprire l’assordante silenzio del mainstream berlusconiano.

E anche se molti scioperano ancora per perdere un fottuto giorno di scuola, lavoro o quello che vi pare, bisogna farlo, tutti quanti. Dopotutto la società italiana chi favorisce? Chi sono i veri vincenti?
Un laureato o un ricercatore sono gli sfigati, un tronista o una velina sono vincenti. Insegnanti, genitori e figli.

Ma sono sicuro che questa sera uscirà il famigerato “sei” al SuperEnalotto; davvero credete che sia stato un caso che, proprio in questo periodo, avvenga una cosa simile? Eppure giocano tutti, persino dall’estero. Chissà quanto ha incassato lo Stato, nevvero?

Vedrete, questa volta qualcuno sbancherà vincendo i 100 milioni, così per l’ennesima volta, tutti si dimenticheranno di tutte le sconcerie che – da quando è salito questo governo – stanno distruggendoci lentamente.
Credo che solo chi non ha niente da perdere rischia. Ecco perché oggi tutti quanti se ne fottono.

Berlusconi: “Mai pensato alla polizia nelle scuole”. Meno male che c’è youtube.


Democratici solo a parole

settembre 23, 2008

Le primarie dei giovani del PD non sono legali e non si sono svolte in un contesto di legalità.
La storia è questa: Giulia Innocenzi è la coordinatrice degli Studenti Coscioni per la Libertà di Ricerca.
È nota per aver istituito il servizio “SOS Pillola del Giorno Dopo”, che aiuta ad ottenere la ricetta chi se la vede rifiutare da qualche medico inadempiente le proprie funzioni.

Giulia si è candidata alle primarie per essere eletta come Segretaria dei giovani del PD, che probabilmente si terranno nel prossimo mese di ottobre.
Il condizionale è d’obbligo, in quanto non c’è nulla di chiaro o definito in merito ai termini di candidatura e/o partecipazione.

Lei ha quindi scritto una lettera a Walter Veltroni, “invitandolo a intervenire per ripristinare la legalità e dettare regole chiare e certe per partecipare alle primarie”; come volevasi dimostrare, Veltroni non ha risposto, così come non ha mai avuto alcun rapporto o contatto coi suoi elettori (ma questo è un altro discorso). Probabilmente si trova ancora in America e sta cercando, su consiglio di Michael Jackson, di cambiare colore della pelle, per diventare come Obama.

Poi però arrivano voci, da ben informati, secondo le quali le elezioni sarebbero fissate per il 17 e il 18 ottobre e che per parteciparvi si dovevano raccogliere, entro il 25 settembre (quindi in pochissimi giorni) 600 firme in 5 diverse regioni. Il sito del PD non menziona la vicenda, né tantomeno fornisce i moduli per l’iscrizione.

Giulia Innocenzi ha quindi spedito una seconda lettera a Veltroni, invitandolo a chiarire e rendere trasparenti le regole di partecipazione. Diciamo che uno va a pensare che le cose vengono fatte in questo modo per far sì che vengano eletti nomi già decisi a tavolino, di partito per così dire. E visti i risultati delle precedenti primarie di DS e PD, non ci sarebbe da stupirsi.

Questo partito non solo non fa opposizione, è inesistente e tradisce ogni giorno le attese dei propri elettori, evitando qualsiasi contatto con la realtà, ma a quanto pare non ambisce nemmeno a soddisfare le promesse minime di rinnovamento e rispetto delle regole su cui tanto ci avevano rotto le scatole in campagna elettorale.

Mettiamocelo in testa una volta per tutte: il PD, nello stato in cui è ora, non serve a niente. O meglio, serve a Berlusconi per continuare a governare senza problemi.


Morire Giovani

agosto 6, 2008

http://www.flickr.com/photos/valerius25/463968859/ - i diritti sono di proprietà dell'autore

Sono un fottuto pessimista. Lo so, davvero. Ma non ci posso fare niente: nel dubbio, non faccio altro che supporre o intravedere il peggio dietro l’angolo. Parlo in generale, detto per inciso. Per una volta, facciamo che la politica c’entra poco. Anche se loro lanciano costantemente un unico messaggio a noi “ragazzi”: è meglio farci morire da giovani.

Scuola, università disorganizzata, stage o non stage, l’importante è che non sia pagato; crediti formativi, laurea, poi forse lavoro; lavoro precario, guadagni poco, zero certezze, niente casa, niente libertà. E intanto gli anni passano e tu sei ancora lì, in casa con mamma e papà. Senza una pensione, senza una prospettiva o una possibilità, insomma senza futuro.

E così via, anche se in questo momento vorrei concentrarmi più sulle sensazioni e gli stati d’animo che sul viscerale vissuto del concreto quotidiano: dopo un po’ stanca anche me.
Cioé come mi viene in mente, penserete, di scrivere cose simili proprio mentre sto per partire per un viaggio? Beh, quando arrivano le ferie, vuole comunque dire che l’estate sta finendo.

Più che vivere la vita mi sembra di subirla, come se stessi guardando costantemete il mondo da dietro una finestra, osservando gli altri intenti a vivere, trascorrere il tempo e decidere ciò che vogliono della propria esistenza.

Come se fossi imprigionato in una realtà ovattata che tiene incatenata la mia voglia di libertà. Me la sento dentro che spinge forte, spesso fa a pugni con i miei pensieri: convivo con un forte senso di inquietudine generale, assieme a quella enorme sensazione di vuoto che non so come riempire.

La cosa triste, o strana se volete, è che non ho idea di che decisione possa prendere in merito a qualsiasi cosa per cambiare lo stato delle cose, in primis la Mia Vita. E’ questa passività disarmante che mi sento addosso che mi distrugge, come se non riuscissi a reagire, a rialzarmi mai.

E ho paura del Tempo, di star perdendo quantità industriali di Tempo che non tornerà mai più. Tipo che tra 10 anni mi sveglierò un giorno pensando tra me e me “ma che cacchio di diavolo ho fatto fino ad ora? Dov’era il mio cervello quando ancora tutto era una scommessa, una roulette russa di esperienze da fare?” E in quel momento – se mai arriverà – sentirò un tuffo al Cuore, lo so.

Perché sarà troppo tardi.