Guida a come usare e sopravvivere a Facebook

ottobre 29, 2008

È da settembre che va avanti così. È da quando anche in Italia, col ritardo di circa un anno, si è diffuso l’uso di Facebook tra la gente comune. Sì, lo dico in modo snob, che noi bloggers – gente di un certo livello digitale – al social network più famoso ma un po’ bruttino, eravamo già iscritti da molto tempo.

Perché questo post? Perché sono sinceramente stufo di ricevere ogni giorno tra le 20 e le 30 mail da facebook. Inviti per applicazioni, cause imbarazzanti, gruppi per minorati mentali, eventi di ogni genere e chi più ne ha più ne metta.

Checché ne pensiate, Facebook non è un gioco, né tantomeno una comunità di incontri, appuntamenti o luogo da far diventare una pattumiera, anche se ora si è già trasformato in una discarica di futili contenuti sulla scia di siti web mlto più vecchi, che ormai non hanno più senso.

Cioé vi assicuro che se volete appiccicarvi con una ragazza ci sono metodi migliori. Anche perché quando vedrà che fate parte del gruppo “onanisti anonimi” e magari siete i fondatori, non ci farete una bella figura. Voglio quindi esaminare alcune casistiche comuni che portano all’esasperazione quotidianamente migliaia di persone.

Ma sei proprio tu! Non ci vediamo da un tot!!!. Una delle pratiche più comuni e un sintomo dell’ormai irreversibile decadimento del mezzo è questa. Ogni giorno c’è un compagno di asilo, delle elementari, delle medie o delle superiori nuovo che arriva a voi. Quando va bene, perché magari è la segretaria della vostra palestra che per caso vi ha raggiunto. Per farvi pagare l’abbonamento, furboni, non perché ci sta provando. Perché scrivere nomi da ricercare è il loro personalissimo, nuovissimo e intelligentissimo giocone che occupa le loro giornate. Clicca e aggiungi, di palo in frasca. La formula del Fakebook all’italiana è questa: più amici hai e più sei importante.

Ma aggiungervi ai contatti non basta a queste persone. L’immediato passo successivo è scrivervi per dirvi qualche cosa di davvero originale: “ehi, come va? Quand’è che organizziamo un’in-ter-es-san-tis-si-ma rimpatriata di classe?”. E voi in quel momento vorreste uccidere il vostro interlocutore, lo so, magari rispondendogli qualcosa che svaria da un giovanile “ma ce la fai?!” ad un più sobrio “davvero la tua vita sociale si è ridotta a questo?”.

Qualcuno ha taggato una tua foto. Una tragedia, un disastro di proporzioni epocali. Sì cavolo. Qualcuno ha taggato proprio quella foto in cui siete dodicenni, avete l’apparecchio, gli occhiali rotondissimi e siete brutti come la figlia di Fantozzi. E voi quella foto l’avevate distrutta, o almeno tale la credevate. Mai sottovalutare le risorse di un’insistente compagna di scuola media. Eppure lei in quella foto è “così carina duepunti dollaro”, come il commento del suo perfido fidanzato fa notare un po’ più in basso.

Diciamo basta anche alle foto taggate. Io voglio che tu mi chieda il permesso. Non è possibile che io trovi in giro foto mie di ogni genere e tipo, la privacy non è un gioco. Perché se domani divento potente e famoso, la cosa potrebbe darmi alquanto fastidio. Ahr, ahr. E poi dovrebbe essere un atto di cortesia. Non so, qualcuno potrebbe pensare ad un auto oscuramento facebookiano con un tondino nero sul faccione finché non fornisco il permesso. Perché magari non sono nemmeno iscritto a facebook e pubblicare una foto in cui appare qualcun altro solo perché siete davvero venuti bene, non è educato.

Pietro Izzo ti ha invitato a partecipare all’evento “sesso di gruppo opensource 2.0”. No davvero Pietro (*), questa volta non posso, non posso accettare. Soprattutto perché l’evento magari si teneva in Salento, a casa di qualche nota blogger, ed io – abitando in provincia di Milano – non sono proprio comodo. Questo per dirvi, quando invitate qualcuno al vostro splendido evento, di non farlo a casaccio, perché se intuisco che fate le cose tanto per farle, vi dico no a priori.

Più in generale poi, c’è la tendenza a re-invitare all’infinito chi ha già detto no. Ma scusate, quando una ragazza vi da il due di picche cosa fate, le richiedete di uscire dopo 5 minuti perché siete masochisti? E’ che poi si diventa fastidiosi, credetemi. Così come quando ogni due secondi scrivete una frase differente per cambiare il vostro status. Se pensate che oggi fa troppo caldo non scrivetelo su Facebook, o la mia timeline diventerà un bordello preso d’assalto da un pullmann di nerd. Per quello c’è già twitter, per dire.

La realtà è che Facebook sta diventando una fabbrica di spam e raccolta di decine di tipologie di dati differenti da fornire un po’ a tutti quanti. Pensateci quando aggiungete un’applicazione: date libero e totale accesso alle farloccate più varie. Chissà perché poi, porco cane, mi arrivano pubblicità di ogni genere nella casella di posta. Strano, no?

La vostra privacy è importante insomma. Per questo esiste la voce “Impostazioni sulla Privacy”, dal menù a tendina “Impostazioni”. Vi invito a leggerla e configurarla correttamente, prima che sia troppo tardi. E’ per questo che fino a poche settimane fa, non ero iscritto su Facebook col mio vero nome, ma con il noto pseudonimo con cui molti di voi mi conoscono. Parentesi, sarà una croce che mi porterò dietro anche quando sarò miliardario e comanderò il mondo, ma tant’è.

Da quando ho messo il mio vero nome infatti è finita l’apparente tranquillità; cioé voi che siete digitali e tramite il blog mi aggiungevate, avevate un certo ritegno, perché bene o male sapete come funzionano le cose su internet. Provate però a spiegarlo all’orda di gggiovani abituati al massimo a myspace o a msn messenger quali sarebbero le vere potenzialità dei social network. Del resto per il 99% delle persone, fare “pr” vuol dire “fare entrare la gente in discoteca”. Chi ha orecchie per intendere, ha inteso.

Ecco, non è nemmeno intelligente aggiungere amici solo perché potete spammare le vostre serate in discoteca, se siete tronisti. Ma non è furbo nemmeno se il vostro primo messaggio rivolto a me è su un prodotto della vostra azienda, un servizio che offrite, ecc… Perché nessuno ve lo ha chiesto. Ma soprattutto perché questo non è fare buon marketing. Siate almeno umani.

Vuoi entrare a far parte del gruppo “più vino nello spritz”? No, davvero, porco diavolo. Primo perché non fa ridere, è inutile e mi dà solo fastidio; secondo perché…in quale modo pensi di influenzare tutti i baristi d’Italia creando un gruppo simile? Cioé non basta cliccare “iscriviti” per contribuire ad un gruppo o ad una causa. Non è che perché sul vostro profilo figura che siete iscritti a 100 gruppi, allora siete i fighi del bigoncio. Bisognerebbe contribuire in qualche modo, no? Ecco, non sarebbe il caso di lasciare i gruppi dove non partecipate, non siete attivi, ecc…? Ne guadagneremmo tutti. Ne guadagnereste anche voi in considerazione.

Ho avuto un’idea geniale: faccio una causa sul “dimezzare il prezzo di ogni cosa; insieme si può”. E perché non renderle gratis, allora? Di solito cause di questo genere vengono costruite così. Dopotutto, eddai, trovatemi uno che non sarebbe d’accordo con una motivazione simile. E giù migliaia di iscritti; sì, ma a cosa serve? Non lo so, ma intanto iscriviti.
Vi è mai passata per la mente che cose di questo genere servano per ri-raccogliere dati sensibili e/o spammarvi qualsiasi cosa (via gruppo)? E’ questo il 2.0 delle catene via mail.

Ed è tutta colpa di coloro che fino a 2 mesi fa mandavano ancora queste catene: adesso infatti si sono trasferiti senza ritegno su Facebook.
Se scopro chi è stato ad invitarli…non sono più suo amico.

*: Il nome di Pietro è esemplificativo; non è vero che mi ha invitato per una cosa simile. Ho semplicemente messo il nome di uno a caso che mi sta simpatico. Lo so, potevo mettere anche te, ma non l’ho fatto.

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Come riconoscere un ritardatario cronico e come cavarsela se lo siete

gennaio 13, 2008

Come riconoscere un ritardatario cronico. È giunta l’ora di uscire allo scoperto, devo confessarlo a tutti. Sono uno schifoso ritardatario cronico e a quanto pare è addirittura una patologia. Scherzi a parte, ho notato che è una cosa molto comune oggi arrivare in ritardo; probabilmente è alquanto maleducato ma davvero, è più forte di me, la puntualità è una cosa sconosciuta.

Ho deciso quindi di insegnarvi a riconoscere un ritardatario cronico ad ogni costo, per poi raccontarvi come comportarvi (se anche voi lo siete) con determinate persone o in determinate situazioni. Insomma, sto cercando di salvare le chiappe a noi affetti da un problema di procrastinazione (se lo dice ilmiopsicologo.it non c’è da stare tranquilli).

.: I SINTOMI

Intro. “Mi raccomando Alessandro, il ritrovo per stasera è alle 21.30, non tardare”. “Ok, non c’è problema”. Chi parla sa benissimo che io arriverò non prima delle 22.15, quindi tiene conto del mio ritardo, perché io troverò sicuramente qualcosa da fare fino alle 22.12 circa, tipo twittare, leggere i feed, giocare ad hattrick o qualsiasi altra cosa inutile che fino a quel momento non mi era venuta in mente: sono patetico e vergognoso in certi casi, me ne rendo conto ed ogni volta che prendo la macchina al volo per andare ad qualsiasi appuntamento penso tra me e me “non è possibile andare avanti così, fai schifo per quanto ritardi”.

Le stringhe slacciate. Uno dei dettagli che vi portano a capire se una persona è ritardataria cronica sono le “stringhe slacciate e svolazzanti”. Nella stupida logica temporale del cervello di un ritardatario cronico, resosi conto dell’immane ritardo, ogni secondo diventa di colpo preziosissimo, quindi bisogna guadagnare tempo in ogni modo. Devo uscire di casa? Corro a prendere portafoglio, cellulare e quello che mi serve, mi infilo il giubbotto alla bell’e meglio e infine le scarpe senza allacciarle. Poi mentre sono in macchina fermo ad un semaforo o le allaccio, una scarpa per un semaforo alla volta o infilo le stringhe lateralmente, così non saltano fuori.

L’orologio avanti nel tempo. Se chiedete ad un vostro amico “che ore sono?” e lui vi risponde dicendovi l’ora con 10 o 15 minuti in più allora sì, è malato. Nell’ottica di un ritardatario, una soluzione al problema potrebbe essere quella di autoconvincersi che è già tardi guardando l’orologio e sapendo che in realtà è in anticipo dovrebbe farcela a non mancare l’obiettivo. Invece no, non sarà mai così. Perché se tu, stupido come me, sai di impostarti l’ora avanti nel tempo, ogni volta che la guarderai penserai “eh ma tanto è presto, c’è ancora tempo”, fino a quando sarà ancora una volta troppo tardi.

Il fiatone. Se qualche amico arriva ad un appuntamento col fiatone, un po’ sbrindellato o addirittura sudato…sapete perché. Certo, può capitare l’imprevisto, ma non ogni sera o se semplicemente deve attraversare la strada per venire da voi. Non avete idea di quanta velocità nella corsa possa sfoderare un ritardatario cronico sia per prendere un treno o un pullman. Per cavarsela meglio, la natura ci ha dotati di bionicità e quando la usiamo facciamo quel rumore noto e fastidioso che faceva il six million dollar man (c’è un episodio dei griffin in cui c’è un flashback geniale sull’uomo bionico).

I capelli bagnati. Se andate in palestra o fate sport lo saprete sicuramente: non avete tempo di asciugarvi quei dannati capelli o addirittura pettinarvi, come me? La soluzione sarebbe raparvi a zero, ma non a tutti piace. Io per esempio d’inverno indosso l’immancabile cappellino con pon pon. Occhio però quando lo levate, questo dipende dal tipo di capelli che vi ritrovate: potreste rischiare di trasformarvi in Disco Stu.

Porto da bere?. No, ditegli di non portare da bere se sapete che quella persona è un ritardatario. La cosa potrebbe ritorcervisi contro. Se invitate a cena uno famoso per la non puntualità questa sarà una scusa semplicissima da usare, cercate di non fornire alibi insomma. Piuttosto ditegli che offrirà lui se proprio proprio.

Le madonne che tira. Siete in attesa di una coppia di amici e non arriva? Quando arrivano lui “smadonna” letteralmente contro di lei che ci ha messo 1 ora per truccarsi il sopracciglio sinistro o, viceversa, lei lo insulta pesantemente perché ci ha messo 45 minuti per sistemarsi i capelli? Sì, sono dei canonici ritardatari e si vergognano tantissimo di esserlo, litigano ogni volta in macchina per questa cosa, spesso rovinandosi le serate ma…non c’è niente da fare, sarà sempre così. Anche se lei lo minaccerà di non dargliela fino a data da destinarsi o lui non le scalderà più i piedi ghiacciati a -40° tra i polpacci, sotto le coperte.

Le mani avanti. Prima di salutarvi il vostro amico/parente o quello che vi pare vi racconta di un episodio incredibile appena avvenuto? Tipo che non trovava il portafoglio o le chiavi di casa, tipo che il gatto gli aveva rubato le chiavi della macchina nascondendogliele nella sua lettiera? Non credetegli. Sono scuse. Credetegli invece se vi racconta che ci ha messo 15 minuti per infilarsi il giubbotto, mettersi le scarpe, il cappello e ricordarsi di prendere 10 cose tornando in casa 11 volte, perché ogni volta si dimentica qualcosa. È così, quando di colpo vi accorgete di essere in ritardo e dovete uscire, ci mettete il doppio del tempo per fare le cose più semplici: non dite che non vi è mai capitato di non riuscire ad infilarvi la manica del giubbotto o di capottarvi mentre scendevate in fretta le scale. Queste sì, sono scuse ma in un certo senso non lo sono. Questa parte però è un anticipo della prossima sezione.

.: USCIRNE CON STILE E SAVOIR-FAIRE

La fidanzata. Avete un appuntamento con lei, dovete andarla a prendere e siete in super ritardo? Non c’è problema cari i miei sbadatoni. C’è una frase apposta per ogni situazione, ma evitate le battute simpatiche tipo “ho il gomito che mi fa contatto col piede”, li capirà che siete sulla difensiva e vi farà un mazzo così. Quindi, senza remore, appena giunti sul posto, salutatela in modo deciso e fate quelli risentiti e un po’ scocciati, dicendo “cazzo, c’era traffico assurdo, poi avevo davanti dei deficienti che andavano a 50 all’ora, senza contare quei maledetti camion di emme…”. Lei vi capirà, soprattutto se le stamperete un bel bacio, accompagnato da un’ottima frase di circostanza (non buttatevi però in rischiosi “tesoro, come stai bene col nuovo taglio di capelli”, quando magari li ha tagliati 1 mese fa e voi ve ne accorgete solo ora). Ovviamente se abitate a 5 km di distanza, la cosa è poco credibile, quindi a quel punto dovete spostarvi su altri orizzonti: la chiamata imprevista dell’amico che aveva bisogno consulenza, la mamma che proprio all’ultimo momento vi manda a fare la commissione, ecc… Ricordatevi di contare il numero di semafori che intercorrono tra la vostra abitazione e la sua, così da poter citare quanti rossi vi siete beccati, proprio quando vi avvicinavate all’incrocio.

Appuntamento di lavoro. Cavolo è uno di quei casi in cui è meglio non ritardare, ma in genere le parole “tangenziale”, “tamponamento” e “coda” funzionano nel 99% dei casi. Se l’appuntamento non è così importante potreste giocarvi anche la carta dell’avevo capito che “era ad un’altra ora”. Se dovete andare ad un colloquio però, evitate assolutamente di ritardare, cavolo. Se è ancora una delle prime volte che andate in questa ditta, giocatevi anche che “non trovavate la strada”, avranno pietà di voi.

Esame universitario. Ah, qui è fin troppo facile per uno consumato come me; non avete trovato parcheggio, il treno in super-ritardo (cosa peraltro frequentissima e purtroppo vera), la metro che tarda ed è lentissima…qui il fiatone è d’obbligo, per far vedere che davvero avete fatto di tutto per arrivare (in ritardo?) in tempo… Spesso poi, se l’esame è scritto, avrete il privilegio di non sedervi in prima fila, ma dipende dal professore.

Con gli amici. Trasformate i vostri famosi ritardi in un aspetto simpatico del vostro carattere. Diventate un mito tra amici, amici di amici e tra l’altra gente del locale o del paese che frequentate abitualmente, di modo che quando la gente vi vedrà passare bisbiglierà cose leggendarie su di voi, come “Ehi, guarda! Ma quella è la famosa X, quella che una volta era talmente in ritardo che…ha partorito!” (battuta che si capisce, vero?). Insomma, fate sì che parlino dei vostri ritardi, così la cosa verrà facilmente accettata e diverrà argomento sì, per sfottervi un po’, ma anche per alleggerire le vostre colpe.

Ad un Barcamp. Ah, qui vi viene meglio se siete una blogstar. Come si dice, i più fighi si fanno attendere, immaginate la scena: l’inizio del Barcamp è fissato alle 9? Arrivate alle 9.30, 9.45 o al massimo alle 10, quando i dibattiti sono appena iniziati e l’attenzione è ancora viva; state sicuri al 100% che quando aprirete la porta tutti si distrarranno e si volteranno verso di voi, anche chi sta parlando in quel momento…perché voi sapevate dal programma chi interveniva per primo. Di conseguenza, subito vi riconosce e quindi vi cita simpaticamente, facendovi addirittura applaudire. Sì, in quel momento tutti non pensaranno al vostro ritardo in sé, ma piuttosto “cacchio, è una blogstar, avrà sicuramente una cifra di cose da fare, ecco perché è arrivato ora!”. Sorridete e salutate, sentitevi figosi: è così che si fa una vera entrata; sentitevi qundi in dovere di arrivare tardi. Se invece siete uno come me, evitate certe cose…come avevo già raccontato.

Alla festa delle medie. No, non è la festa delle birre medie; è la festa dei (super) gggggiovani. Anche qui vale la regola dell’arrivare tardi”programmato”, come spiegato alla voce barcamp. Parlerò dei maschietti: se avete avuto la fortuna di non essere un o.g.m. a metà tra un bambino ed un adolescente (il periodo delle medie credo sia quello dove si è più brutti che in tutta la vita, sia per i vestiti che per l’aspetto fisico appunto) la figurona la fate, come se tutti erano li ad attendervi. se invece siete quello sfigato, con le toppe sulle tute comprate dalla mammina, con gli occhialoni, l’apparecchio, il taglio di capelli in stile scodella del mulino bianco allora…arrivate il prima possibile; tanto lo so che è il vostro unico appuntamento mondano e lo sanno tutti. L’aspetto positivo è che arrivando prima trovate ancora da bere e mangiare e la stanza non puzzerà di quell’odore speciale di feticcio adolescenziale in crescita. Il bello di quest’età è che la colpa del ritardo può sempre essere scaricata sul genitore che deve portarvi o sul genitore del compagno che doveva portarvi.

Concludendo, se seguirete tutti questi consigli alla lettera, riuscirete facilmente a sopravvivere nonostante la vostra vergognosa abitudine ad arrivare tardissimo sempre e comunque. Perchè i ritardatari, essendo costretti a sviluppare sempre nuove scuse, a trovare nuove soluzioni ed a cavarsela in qualsiasi momento, alla lunga diventano più furbi e più svegli. Ora che lo sapete, bullatevi in giro di questo vostro enorme ma amabile difetto.

N.B.= al massimo c’è sempre ilmiopsicologo.it che vi offre consulenza via skype(“Sig. esperto, come faccio a non arrivare più in riardo?” Risposta: “svegliati prima, pirla!”)


Guide per l’idiota che sei

dicembre 29, 2007

Cosa vi viene in mente se vi dico parole come “eurostress, glam-cheap, vita in offerta speciale, ragazza dallo sguardo prezzante, esperta budget, strategia las vegas, tutto-logo, amico gay, little-black-dress, global-warming, animalier, armadio del riciclo, luxury outlet”? Probabilmente mi fareste ricoverare, lo so.

Invece no, non è così in questo mondo in cui risulta vitale scrivere guide per ogni genere di cosa. Un mondo strano, dove è uso e consuetudine, quindi norma, trovarsi nello status di precario e allora “dai”, adattati a questa vita, spendi e spandi anche tu quando ci sono i saldi e la roba costa un po’ meno (spesso costa quanto in realtà dovrebbe costare), perché te lo dico io che ho stilato 10 punti; cavolo, sono anche semplici, sintetici e concisi, cosa vuoi di più. Del resto la vita moderna viene definita “in offerta speciale”, spiegazione che può affrancarsi facilmente anche alla vita di tutti i giovani precari moderni: assumerci costa poco, quasi niente e distruggere il nostro futuro è ancora più facile.

Quindi non stupitevi se esistono svariate guide per sopravvivere in questo mondo terrestre parallelo, che sicuramente non era quello previsto da chi lo ha creato. C’è la guida per fare shopping on line, la “guida per arredare la casa”, la “guida per farla godere in 3.4 mosse”, la “guida per fare un bambino in meno di 9 mesi”, la “guida per scegliere la macchina su misura, la “guida per scegliere il tuo fidanzato”, la “guida per leggere una guida”, la “guida per guidare in due semplici passaggi”, la “guida per andartene affanculo”, la “guida per ottimizzare quello che vuoi”, la “guida per assaporare il piacere”, la “guida per l’accessibilità ai contenuti”, la “guida per il web 2.0”, la “guida per fare milioni di miliardi di dollari curando un blog”, la “guida per disegnare un blog”, la “guida per commentare il blog di Luca Sofri senza poterlo fare”, la “guida per compilare tutto quello che ti pare senza seguire le linee guida”, la “guida sull’islam”, la “guida per ascoltare musica tappandosi le orecchie”, la “guida per cambiarti le mutande senza toglierle”, la “guida per giocare al casinò”, la “guida per il pellegrino, per l’immigrato, per l’avvocato, per l’idiota e l’ubriaco”; guide per “cercare in internet”, guide “per evitare di ruttare bevendo un litro di coca cola”, guide “per sopravvivere alla maturità, alla suocera e ad un attacco alieno”, guide “per sopravvivere all’eurostress, per superare l’onta della vergogna, per contare fino a 21 usando le dita, per resistere sorridendo e camminando a gambe-strette ad un attacco di diarrea-lampo”; guide “per avere gli addominali scolpiti facendo esercizio solo per 10 minuti all’anno”, guide “per infilarsi le scarpe bendati”, guide “per fare gli scherzoni più fastidiosi ai tuoi amici e chi più ne ha più ne metta” (se ne ho dimenticata qualcuna vi prego, segnalatemelo pure). Attenzione, tutte da non confondere con le famose e pericolosissime “linee guida”, roba che se per sbaglio esci da questi fantomatici binari sono cazzacci acidi: metti caso che non segui le rigidissime linee guida del bon ton per mangiare a casa del cugino dello zio della suocera o sbagli la consecutio temporum quando devi fare sesso con la tua ragazza; sei morto, sepolto, out, finito, è meglio che vai ad ammazzarti subito brutto sfigato, non sei al passo coi tempi e non sai stare dietro alle direttive della moda del tempo.

Tutto questo chiacchiericcio che sa molto di presa per i fondelli giornalistica verso il nostro gentile ed affilato intelletto ovviamente non vale se sei uno di quelli che acquista riviste del genere “For Men”. A persone come te non ho nessun consiglio da dare. In questo caso sei proprio tu l’idiota che sei.


Stop alle catene via mail, stop agli spammer

novembre 30, 2007

Ehi, voi che ancora oggi nell’era del web 2.0 mandate catene via mail strapiene di indirizzi, questo post dovrà diventare la vostra guida: stampatelo bene, bello grande, colorato e appiccicatevelo sullo schermo. Deve darvi fastidio, quasi quanto in questi anni hanno dato fastidio a me le vostre insulse catene che non hanno fatto altro che contribuire a diventare obiettivo degli spammer più bastardi ma anche creativi. Dalle pubblicità del famoso “penis enlargement” a quelle dei finti rolex, da quelle sull’impotenza a quelle di ammiratrici fantasma, ecc… Oggi invece gli spammer si sono evoluti, usano un linguaggio più diretto; citando email che trovo ora nella casella gmail di questo blog posso ricordare su tutte, per originalità e simpatia: “getting a bigger penis is as easy as 1,2,3”, “wazzup blogaprogetto, do you want a really big cock?”, “compliments, blogaprogetto: do you want to be superman?” o ancora “something that only a mother could accept”. Il soggetto (o l’oggetto) è sempre lo stesso. Passa il tempo ma i cari e buoni vecchi spammer no, non cambiano.

Ripropongo quindi qui sotto una mail utile, sperando che davvero capiscano tutti una volta per tutte che le catene servono solo agli spammer per raccogliere indirizzi di posta, visto che avrete notato che nelle mail delle catene sono presenti centinaia di indirizzi che in pochi si mettono a cancellare; pensate solo se ognuno inoltrasse la mail a 10 persone nel giro di una settimana a quante caselle di posta potremmo risalire. Ecco, se proprio volete spedire sta ca…cchio di catena, almeno gli indirizzi inseriteli nel campo BCC (blind carbon copy) o CCN (traducibile come copia conforme nascosta).

«Volevo ringraziare tutti quelli che in questi anni mi hanno mandato e-mail a catena, perchè grazie alla vostra generosità:
1. Non vado più al cinema, talmente ho paura di sedermi su una siringa infettata da virus dell’HIV
2. Ho versato tutti i miei soldi sul conto di Amy Bruce, una bambina che è stata malata all’ospedale almeno 7000 volte, (buffo che questa bambina abbia 7 anni dal 1995…)
3. Il mio nuovo Nokia di ultima generazione non è mai arrivato, come del resto i biglietti x viaggo gratis a Disneyland
4. Ho saputo circa 1750 volte che hotmail avrebbe cancellato il mio account e messenger sarebbe divenuto a pagamento (cosa assolutamente fittizia come il fatto che l’omino dovesse diventare blu…!)
5. Ho speso 200 euro nell’arco di 12 minuti al casino on line
6. Ho cercato di adottare dei cuccioli di golden retriver che altrimenti sarebbero stati soppressi (ma che in realtà non sono mai stati uccisi e ora forse sono morti di vecchiaia)
7. Mi sono mobilitato contro il famoso sito bonsaikitten.com che se leggete bene è tutto una bufala
8. Conosco il modo per essere felice e non più scapolo per tutta la mia vita (basta scrivere il nome di una persona su un foglio pensando forte a lei e poi grattarsi il **** tre volte davanti allo specchio)
9. Ho accumulato almeno 80.000 anni di sfighe per via delle catene che non ho inoltrato.

A tutti un GRANDISSIMO RINGRAZIAMENTO IMPORTANTE: se non rinvii qusta mail entro 10 secondi ad almeno 15 persone, un dinosauro divorerà la tua famiglia e la tua anima gemella (anche se non l’hai mai trovata, sicuramente esiste) domani alle 17.34…guarda che è vero!! Non sto scherzando! SE ANCHE TU NE HAI PIENI I MARONI DI RICEVERE MESSAGGI A CATENA, FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO, SPERANDO CHE SIA L’ULTIMO!!!». No, vi prego: non fatelo girare. Se proprio volete, fatelo semplicemente leggere a tutti quelli che conoscete. L’umanità digitale ve ne sarà grata.

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Donne, Internet, blog e blogosfera: guida per riconoscerle e classificarle

ottobre 12, 2007

Sottotitolo: l’evoluzione della specie digitale femminile. Ogni tanto si parla in Rete del fatto che il gentilsesso non sia molto presente, né su Internet in generale (se non per bisogni impellenti), né sui blog (soprattutto quelli seri ed autorevoli) e nemmeno nella blogosfera. Sono ancora molto poche infatti le femminucce-blogger note alla blogosfera stessa, quelle che partecipano ai Barcamp e quelle talmente Geek da anticipare gente tipo Dario Salvelli, Napolux e Kurai sulle nuove tendenze tecnologiche.

Sinceramente non conosco bene il perché di questo aspetto, forse è meglio che ce lo spieghino loro, quelle simpatiche frufru o meglio donne dududu. Ovviamente so bene che il gentilsesso, specialmente in età giovane e soda preferisce cose tipo MySpace, WindowsLiveSpace, FaceBook, SonounprecarioHardR, ecc…, posti insomma più simili ad un mega-diario interattivo in cui sputtanarsi continuamente non tanto coi post – che spesso sembrano più che altro i pensierini tutti colorati che leggevo sulla Smemoranda di 15 kg delle compagne del Liceo, sformata e grande come un Messale (e qui mi scoccia dare ragione ai giornalisti), con all’interno foto, cartoline, bigliettini, carte di cicche che ricordano occasioni importantissime, capelli tagliati, assorbenti usati – ma piuttosto con foto in pose contorsionistiche, video di loro che spiegano in 5 mosse come limarsi il pollicione del piede sinistro senza doverlo amputare o vademecum tascabili sulla depilazione delle gambe, utili per chi non riesce a smaltire la peluria amputata (nel vero senso del termine) o non sopporta di dover fare un mutuo decennale per sostenere le spese dei rasoi, delle creme e dei cosi che servono a strappare (strisce?) di cui mi sfugge il nome. Se capitate su uno di questi blog state attenti, che potrebbero rimanervi attaccati allo schermo pezzi di glitter, stelle luccicanti, gif animate di cuccioli, ma soprattutto al posto delle vostre lettere normali potrebbero comparire delle minuscole immaginette che rendono una conversazione su MSN pressoché impossibile: avete mai provato a chattare con la sorella o la cugina 15enne? Dopo due righe ho dovuto chiudere tutto e farmi ricoverare.

Bene, ho quindi deciso di classificarle (rischiando di attirare su di me tutte le antipatie della parte rosa della Rete) in varie categorie, così che chiunque possa subito riconoscere ed inquadrare l’esemplare che si trova davanti allo schermo. Questa guida vi sarà molto utile, perché in caso di approccio, saprete già come comportarvi a seconda della categoria a cui, appunto, appartiene.

Dimenticavo, se volete aggiungere un’altra categoria, fate pure, ci mancherebbe: magari mi è scappato qualcosa. Ovviamente, spero che nessuno si offenda, è un modo ironico per parlare di donne, blog, internet… Se qualcuna si è riconosciuta ironicamente in qualche categoria…il riferimento è puramente casuale (vi anticipo le categorie: la sensitiva, la leader zitella e scassapalle cronica, la blogger in carriera, la bellissima vampira assatanata, la fottuta pazza, la psicopatica, la blogger, la limoncello, misery non deve morire ma tu sì bastardo, la wonder twitter woman, la menosa, la poetessa innamorata love love, la figa della madonna, la preziosa).

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