Red bath mat

settembre 1, 2008

Ebbene sì, anche io sarò alla BlogFest (12-13-14 settembre), ma non chiedetemi quando. Sto valutando se riuscire a farmi sabato e domenica a Riva del Garda (ma esistono informazioni chiare in merito ai prezzi di pernottamento?), che il 10 settembre sarà il mio compleanno e dovrò pur festeggiare il primo quarto di secolo. Sigh e sob, il tempo passa anche per me.

Sicuramente parteciperò all’Adv Camp e possibilmente anche al FashionCamp ed al MediaCamp, vagando a zonzo in cerca di conoscenti, non-conoscenti e…ammiratrici (che non ci sono, ma fa figo dirlo, mi fa sembrare importante). Se per caso sei uno che ogni tanto ha il coraggio di leggermi e vuoi picchiarmi o semplicemente salutarmi, riconoscermi sarà facile: sono alto, biondo, occhi azz fai un giro su flickr e mi troverai con le facce più imbarazzanti possibili, non puoi sbagliarti. In caso, sono quello precario del gruppo.

Se non hai niente da fare in quel weekend, ci vedremo lì, a Riva del Garda; questo il programma della manifestazione. Se poi vogliamo riderci su esiste anche il Red Carpet, nel mio caso “Red bath mat” (tappeto rosso da bagno) per i Macchianera Blog Awards, in cui segnalare i blog preferiti divisi secondo varie categorie. Non si vince niente, ma se per sbaglio vuoi segnalarmi come migliore blog erotico, che so io, ricordati che devi indicare almeno 10 categorie.

Io cercherò di non segnalare i soliti noti, giusto per minare un po’ di certezze alla base del potere. Sì, mi piacciono le teorie di cospirazione. Ovviamente sono corruttibilissimo: in cambio di cibo e bibite offerte, voterei chiunque. Ah, se alloggerò la notte tra sabato e domenica in hotel, vorrei avvisare i blogger presenti nel mio stesso luogo di non stare tranquilli la notte.

Potrei entrare di soppiatto in camera e documentare le varie facce pasticciate dal sonno con videocamera e fotocamera; per essere gentile potrei bussare. Pubblicherei poi il tutto su flickr e youtube. E allora, in quel caso, sai che risate…

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Da grande voglio fare lo Spin Doctor di Gesù

agosto 28, 2008

Gesù
“…vi indicherò la strada giusta.”

Alla fine delle aziende che hanno gente brava e capace di comunicare e fare relazioni pubbliche in senso moderno ci sono. E io che pensavo che la ricerca da parte delle grandi compagnie di professionisti del settore fosse un po’ grossolana; di solito l’errore più comune commesso dai vertici aziendali è infatti quello di ritenere che chiunque possa gestire un qualsiasi tipo di crisi, sia essa piccola o grande.

Siccome il 90% delle persone in Italia non concepisce il significato delle scienze della comunicazione, di sicuro il corso di laurea dev’essere una minchiata colossale, per analfabeti, ebeti, falliti o giù di li. Però poi Vanna Marchi riceveva molte telefonate per i suoi prodotti, così come Media Shupping ora, ma questo è un altro discorso.

La realtà però, ahivoi, è un’altra. Specialmente all’estero, dove in genere non si dà nulla per scontato. Perché ormai conversare e rapportarsi con gli stakeholders o semplicemente con le persone, potenziali clienti o consumatori, è diventato fondamentale per qualsiasi organizzazione. E non tutti sanno farlo, anzi.

Ogni giorno infatti grandi aziende, organi di governo, portavoce di politici si trovano a dover fronteggiare qualsiasi tipo di “emergenza”. Prendiamo l’Italia, con le recenti gaffes (se così possiamo chiamarle, ma lasciamo perdere le reali motivazioni di fondo che lo portano a fare certe dichiarazioni…) di Alemanno sulla turista violentata o il caso Berlusconi, con le decine di dichiarazioni fasulle, ritrattate, ecc… Insomma quando controlli mezzi di comunicazione di massa è facile stoppare sul nascere le uscite più infelici. Ma se sei una grossa catena di supermercati e dentro ai surgelati trovano un topo morto, qualche dichiarazione, prima o poi, dovrai pur farla.

Se invece sei un senatore del PD sei fottuto. In ogni caso. Perché affidarsi a dei professionisti per comunicare quando…basta stare zitti e fermi per auto-distruggersi? Appunto.
Perché far sapere alla gente, magari con vie alternative e più economiche, le poche cose buone fatte, piuttosto che farsi prendere quotidianamente a male parole? Perché sono masochisti e gay passivi, quindi ci godono. Eccetera eccetera.

Fatte delle doverose promesse per farvi capire di cosa sto parlando (perché sicuramente non interesserà a molti), ho deciso – quasi definitivamente – ieri sera che cosa vorrei fare da grande. Diciamo in una percentuale che va dall’80 al 90%; cioé l’intervallo sembra ancora ampio, ma in realtà lascio ancora le restanti possibilità ad un’ipotetica vincità al super enalotto o, che so io, al benefattore miliardario di turno che mi telefona per confessarmi che sono il suo unico figlio, erede di non avete idea quanti soldi.

Vabbé. Comunque sia ero a Milano e – sniff, sniff – ho sentito aria, uno strano profumo di crisi. Ho incontrato Mauro (c’erano anche quelle sciacquette di Marilù, Aurora e Pippa Wilson…) e gli ho decisamente rotto le scatole facendogli un po’ di domande sul suo mestiere, usando il suo iphone come lampada da interrogatorio, giusto per metterlo un po’ sotto torchio.

Capite? No, lo so. A voi sembrerà una cagata micidiale tutto quello che sto scrivendo, ma il lavoro pensato, ragionato, un po’ creativo che mi sa di sfida è quello del relatore pubblico. Che non c’entra niente col PR della discoteca che vi fa entrare in lista, porca vacca. In Italia bisogna stare attenti e dire “RP”, perché la confusione è massima.

E ci ho pure pensato per qualche tempo. Non mi soddisfava appieno limitarmi a fare il pubblicitario per poi farvi spendere un sacco di soldi in prodotti in cui magari non credevo. Io voglio “massaggiare il messaggio”, dare la curva che voglio alla realtà. Mettere il mantello, una maschera e modificare anche lo spazio e il tempo con le parole. Un super-eroe della comunicazione moderna. Ma attenzione, tutto in modo obiettivo ed etico, ci mancherebbe; io non parlerei di bugie, al massimo di differenti punti di vista.

Volete un esempio analogo in merito? Allora vi racconto una breve storiella. C’era una volta un geek che stava giocando a Tiger Woods PGA TOUR 08, un videogioco di golf; ad un certo punto si accorge che c’è un glitch, un piccolo inconveniente nel gioco: Tiger Woods sembra colpire la pallina camminando sulle acque. In preda ad orgasmi social-medici, il geek mette on line il video prova su youtube. La cosa non è bella per la casa produttrice, che alla fine il gioco dovrà pur venderlo.

E allora cosa fa la EA? Mette on line un altro video con il vero Tiger Woods, decisamente ironico, che porta il messaggio e la comunicazione su un altro piano, per di più dimostrando attenzione per social media e community.

Quindi è ufficiale, voglio fare il consulente, un fastidiosissimo consulente.
Intanto consigliatemi, ditemi se per voi sono grave, se dovrei farmi curare. In caso contrario mi riterrò libero di propormi come consulente politico di Walter Veltroni. Sono pur sempre una faccia…nuova su cui scommettere, no?


La Tv che diventa Tw

agosto 9, 2008

Dal Sole 24 Ore

Dopo il lancio di Democratica Tv da parte di Veltroni e del PD, arriva una triste notizia dall’ex direttore Medail: la tv della libertà chiude. Pochi ascolti giornalieri (6-7000 persone) e costi alti per uno struttura di ben 20 (!) persone. Che tradotto in parole povere, vuol dire che non se la filava nessuno.

Ma concentriamoci per un istante su questo apparente slancio web 2.0 di Veltroni: prima fa una dichiarazione in difesa della Rete, dicendo la sua sulla causa tra Mediaset, Google e Youtube, poi l’inaugurazione di una web-tv. Che abbia visto la Luce? No di certo.

Già Napolux ha ben delineato lo schema dei motivi di questo rinnovato interesse veltroniano verso Internet web: basta verificare gli account di twitter del PD e di Veltroni per intuire che vengono utilizzati solamente durante campagne elettorali o particolari avvenimenti legati al partito. Insomma, ancora non vengono comprese le vere potenzialità del mezzo, soprattutto nel lungo periodo: ehi consulenti politici, se vi dico relazioni pubbliche vi viene in mente qualcosa?

Vatti a fidare di un giovane laureato smanettone del web: no, meglio affidarsi alle cariatidi della televisione piuttosto che scommettere su un rapporto più diretto, orizzontale e democratico legato ad Internet ed ai nuovi media. Sia mai che ai cittadini venga voglia di partecipare attivamente.

Sì perché è sintomatico che quando un’organizzazione politica annuncia un nuovo esperimento legato al web, manco fosse una scoperta rivoluzionaria, abbia e voglia ancora avere a che fare con la tv. E i giornalisti riprendono la notizia come se ci trovassimo davanti ad un evento incredibile. Verrebbe da chiedersi: ma siamo noi i diversi che vivono in un’altra dimensione, o sono loro che…vivono in un passato che si sforzano di mantenere in vita?

Conosciamo già la risposta purtroppo. Ma il dettaglio più evidente, e se volete più grave dal nostro punto di vista, è il riscontrare il fatto che i politici non sono più capaci da molto tempo di parlare alle persone, in qualunque modo. Malati di berlusconite acuta, esistono solo in tv, dietro una maledetta scatola, ereitando tutti i comportamenti propri di altri generi televisivi: e la politica viene dimenticata. Esiste il cosiddetto effetto setaccio per esempio, per cui i media danno più visibilità ai candidati più telegenici e più graditi dal pubblico. Mentre siamo qui a dibattere e discutere, a scrivere migliaia di post più o meno interessanti, si scopre così che i contenuti non interessano più – ai molti.

Certo, mi piacerebbe anche conoscere il parere di altri blogger in merito, ma la mia paura è quella che i politici stiano trasformando la “tv” in “tw”, o t-web, come preferite. Ma ciò non è possibile, in quanto non è pensabile comportarsi in un medium diverso utilizzando le stesse dinamiche della tv tradizionale, specialmente perché qui è casa di tutti e noi tutti vogliamo partecipare, fruire e contribuire.

Ecco perché ritengo che la non ancora nata tv democratica potrebbe finire per risultare l’ennesimo flop firmato PD: basti pensare anche solo al PD, quello vero, che per sicurezza non si sbilancia mai. Il mio timore è quello che diventi esclusivamente una vetrina in cui pubblicizzare il personaggio di turno: ennò, non funziona così.

Loro – giusto per distinguerci – non lo sanno, ma noi siamo ‘leggermente’ diversi dal pubblico televisivo.
Perché noi siamo davvero democratici.


Alla ricerca del mio filo di Arianna

agosto 4, 2008

Che lo vogliate o no, è giunta l’ora anche per me: se tutto andrà per il verso giusto (e perché non dovrebbe andare bene, tenendo le mani sulle parti basse?), mercoledì notte partirò per Creta.

Devo dire che non vedevo l’ora di staccare ufficialmente la spina quest’anno, che comincio a provare sulla pelle e sul mio tanto discusso (da me) cervello quantità industriali di stress: in questi ultimi giorni che mi separano dalle vacanze infatti non ho proprio voglia di fare un bel niente. Ok, più del solito, lo ammetto.

Confesso anche che, se per sbaglio troverò un Internet Point, attirandomi ire e improperi della fidanzata, accederò al web: è difficile sopravvivere lontano da Hattrick, Gmail, WordPress, Twitter, Flickr… Certo, se avessi un telefono che mi permetta di navigare in Rete seriamente, tutto sarebbe più facile. Per ora però preferisco usare questa mancanza di mezzi come scusa per disintossicarmi per qualche tempo da uno schermo ed una tastiera. Qwerty, per giunta.

Perché una delle prime cose che faccio, che fate e che facciamo noi addicted to web appena tornati a casa, è riaccendere il pc per vedere se tutto è ok: non è vero, in realtà lo facciamo per comunicare agli amici di twitter che purtroppo siamo tornati, ma perlomeno siamo abbronzati. E che il mare era proprio bello, blu, salato e bagnato.

Questo non vuol dire che non posterò; per vie segrete vi controllerò lo stesso, quindi vedete di fare i bravi. So che non sentirete la mia mancanza, ma un po’ arrogantemente proverò a farvela sentire. E se riuscirò a ritrovare un po’ di pace dei sensi, tenterò anche di dare un po’ di ordine mentale alla mia vita, che vorrei cominciare a capirmi, roba non semplice da qualche anno a questa parte. Il filo ce l’avrò accanto a me e vedrò di seguirlo senza distrarmi troppo.

…Sperando che il labirinto in cui dovrò districarmi non sia poi così complicato.


Agevolazioni e contributi per l’acquisto di un pc con contratto a progetto

luglio 29, 2008

E’ da svariati mesi che dal pannello di controllo di questo blog noto una cosa interessante: uno dei post più letti e ricercati sui motori è quello riguardante le notizie sull’aggiornamento dei contributi per l’acquisto di un pc da parte di possessori di un contratto a progetto.

Essendo il post del novembre scorso, ho deciso di ridare una spolveratina all’argomento. Nel frattempo infatti sono cambiati governi, ministri, ecc… In realtà poi poco è cambiato; evidentemente Tremonti non si è ancora accorto che i cittadini più deboli potrebbero trarre un piccolo vantaggio acquistando un computer.

Premessa: il sito di riferimento per avere notizie in merito alle agevolazioni ed ai contributi sull’acquisto di personal computer per i lavoratori con contratto a progetto rimane questo.
Qui invece trovate le categorie dei beneficiari che possono usufruire dell’iniziativa, cioé:

  • residenti in Italia ed iscritti all’Anagrafe tributaria

  • titolari, all’atto dell’acquisto del PC, di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)
  • titolari di un contratto di lavoro a progetto (ai sensi dell’articolo 62 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, attuativo della legge delega 14 febbraio 2003, n. 30)
  • titolari di assegni per la collaborazione ad attività di ricerca (di cui al comma 6 dell’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni)
  • ai fini dell’iniziativa, si considerano validi anche i contratti scaduti tra il 1° gennaio 2007 e il sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto 8/6/2007 (come modificato dal Decreto 5 ottobre 2007)
  • persone che non hanno già usufruito delle precedenti iniziative “VolaconInternet” (progetto PC ai giovani) e “Un c@ppuccino per un PC”, promosse dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • Il limite di età dei 25 anni non esiste più, quindi basta sostanzialmente essere un lavoratore co.co.co. o a progetto. Il contributo di 200 Euro è valido per tutti coloro che soddisfano i suddetti requisiti; avete tempo fino al 31 dicembre 2008.

    Qui trovate invece la lista di gran parte dei rivenditori che aderiscono all’iniziativa. Per esperienza personale vi dico che molti negozi, pur aderendo, non sono presenti in lista; non è quindi escluso che il vostro negozio di computer preferito che si trova proprio sotto casa, nonostante non pubblicizzi l’iniziativa, aderisca. Chiedete al titolare o chi per lui insomma.

    Questo perché ho usufruito dell’iniziativa nel dicembre 2007 e qualche giretto nei negozi l’ho fatto; è valido sia per l’acquisto di un pc che di un notebook (ma non per apparecchi come l’Asus Eee, furbacchioni, qui trovate le caratteristiche che deve soddisfare il prodotto che volete acquistare). E sì, i 200 euro ve li stornano subito al momento dell’acquisto, devono farlo, quindi non fatevi fregare. Se per esempio il prezzo del pc è di 1.000 Euro, all’atto dell’acquisto dovete pagarne 800.

    Infine, per inciso, se proprio volete farvi un regalo e spendere un po’ di soldi, evitate di comprarvi un dannato televisore a schermo piatto, ormai diventato lo status symbol del più barbone. Scherzi a parte, se potete permettervelo, avete un’ottima occasione per comprarvi un computer. Anzi, compratevi un Mac magari, detto con tono non troppo integralista, giusto perché anche l’occhio – ma non solo – vuole la sua parte.

    Scoprirete per esempio che il mondo è ben altro che quello che vi fanno vedere quotidianamente. E che su questa Terra ci sono tantissime persone e tantissimi luoghi, anche virtuali, che vale la pena di conoscere.
    Per essere più liberi oserei dire.


    Rai IV, la vendetta

    luglio 15, 2008

    https://i2.wp.com/canali.kataweb.it/UserFiles/Image/TELEVISIONE2/rai4_big.jpg

    Ieri ha debuttato sul satellite il nuovo canale Rai, il quarto per la precisione. Si parla da subito di un canale votato ai giovani, ragazzotti che navigano in Internet, sensibili “alle suggestioni della moderna comunicazione”, come spiega Carlo Freccero, che stupido proprio non è.

    Sì ok, ma c’è subito un problema sintomatico del fatto che nella maggior parte dei casi le cose vengono fatte senza ben sapere come dovrebbero in realtà essere: Rai 4 non ha un proprio sito Internet, tantomeno un blog. E questo non è un errore da poco per un canale che ritiene il web come fonte “formidabile di raccolta” di materiali proposti dalla Rete. Ok, magari il sito uscirà, ma cosa fai? Lanci il canale nuovo senza il sito?! Sì.

    In più, come spiega Dario Salvelli, usare il DTT come tecnologia per andare incontro ai giovani mi pare una discrepanza, un errore alquanto strategico. Cioé non mi puoi parlare di contenuti e rapporto che cambia se per vederlo serve il digitale terrestre. Perché non provare un progetto totalmente votato ad Internet come Current Tv, allora?

    La verità è che da anni in Italia non viene più fatta, progettata o pensata televisione; si preferisce importare continuamente format triti e ritriti, reality inguardabili o al massimo creare tristissimi giochi a premi condotti da presentatori imbarazzanti. E gli ascolti calano, però non si dice.

    Se Rai 4 punterà sui giovani (recuperando peraltro le risorse finanziarie dalla chiusura di RaiUtile, talmente utile che non la conosce nessuno), c’è da dire anche che nel 2009 prenderà vita Rai 5, di cui ancora non si sa nulla. Alcune voci di corridoio spiegano che si stia parlando di altri nuovi canali dedicati “alle eccellenze del Made in Italy e ai lavori del Parlamento”… Una palla totale insomma, parliamoci chiaro: quante persone potrebbero guardare costantemente canali simili? Perché non date un’occhiata ai dati sulle caratteristiche socio-culturali degli spettatori? E magari sui loro gusti? E via così.

    RaiSat è uno dei pochi comparti della Rai ad essere in attivo e capace di autofinanziarsi, quindi perché non puntare decisamente sull’innovazione e la sperimentazione? Carlo Freccero potrebbe essere la persona giusta, ma capisco che rapportarsi con la dirigenza, che certe dinamiche faticherà a comprenderle sino a che non scopriranno che negli Usa saranno avanti di 10 anni, e convincerla è dura, durissima.

    Il futuro però non è il digitale terrestre. Prendiamo le altre Reti pubbliche del resto del mondo? Quanti canali hanno? Uno o due al massimo; la BBC ad esempio ne ha solo due. Se la tv di Stato vuole davvero sviluppare il modificato rapporto coi propri fruitori e puntare sui contenuti digitali, perché non si affidano davvero al web? Ne guadagneremmo tutti in qualità e soprattutto in riduzione di costi.
    Che in un contesto pubblico non è cosa da poco.


    Plis, visit her

    luglio 5, 2008

    La Rete per M.V. Brambilla
    [il logo di Italia.it invece lo avevo già disegnato nel marzo 2007, qui]

    No, Rutelli non ci bastava. Dopo la tragicomica esperienza del Rutellone nazionale (anche se Italia.it l’aveva ereditato da Stanca, e probabilmente i soldi sono in gran parte finiti in tasca ai suoi compari di IBM), torna prepotentemente in auge il portale Italia.it. Se ne occuperà una nota esperta di Rete, calze a Rete, Michela Vittoria Brambilla:

    «Ho assunto io la gestione del portale Italia.It. Non ve ne posso parlare ora, la storia è complessa e ho bisogno di un pò di tempo. Ma ho istituito un comitato per le nuove tecnologie anche per dare una risposta a questi problemi»

    Secondo voi quanti italiani conoscono la vera storia, i veri sprechi e le varie vicissitudini del portale Italia.it? Pochissimi. Ma il problema è un altro. Chi viene chiamato a gestire e rilanciare certi progetti non ha le competenze adatte, non conosce nessun tipo di dinamica del web.

    C’è questa moda, da qualche anno a questa parte, di gestire tutto attraverso parole quali imprenditoria e soldi. Ma non si possono applicare ad ogni campo indiscriminatamente.
    Perché la soluzione ce l’avrebbero sotto il naso, a portata di click, e sarebbe la più economica in assoluto: conoscere ed usufruire delle pratiche del web 2.0. Quanti blogger, quanti utenti e quante persone che ogni giorno lavorano in Internet potrebbero fare un progetto 100 volte migliore in pochissimo tempo e senza sprechi biblici? Tantissime. Cioé io non riesco a spiegarmi né ad immaginarmi come si possano spendere 45 milioni di euro per fare un sito. Per me sono tantissimi già 45 mila…!

    La verità poi è anche un’altra: nessuna azienda privata pagherebbe quello che paga la pubblica amministrazione per lo sviluppo di progetti simili. I meccanismi che regolano la macchina pubblica quindi non aiutano (parlo di gare pubbliche, consulenze varie, ecc…) e i controlli sono probabilmente inesistenti. Spreco e sperpero a gogo.

    Diciamo che questo portale potrebbe gioco-forza essere definito l’emblema del nostro paese: costa moltissimo e non produce nessun tipo di risultato.