L’uomo dell’anno

gennaio 23, 2008

//lnx.contro-mano.net

Domenica pomeriggio mi sono guardato un film del 2006 con Robin Williams: “L’Uomo dell’anno”. Devo ammettere che non mi aspettavo che fosse così interessante quanto impegnato.

Nel senso che il film passa in fretta, complice la comicità di Williams, che nel film – appunto – è un conduttore satirico di un talk show politico. La storia è più o meno, in breve, questa e più il film andava avanti più mi impressionava una cosa. Sì perché la mia mente malata continuava a suggerirmi il paragone attualissimo con la situazione italiana: gente sfiduciata e pessimista nei confronti della politica e un comico che cavalca l’onda anomala di questo vuoto, un po’ per caso. Il problema è che per un errore, diventa presidente degli Stati Uniti, vincendo le elezioni.

Pensare ad una cosa del genere nella realtà sarebbe alquanto divertente: la scena nel film durante il “faccia a faccia” tra i candidati è eloquente, devo ammettere che ci toglieremmo qualche soddisfazione. Una cosa del genere infatti sarebbe un segnale fortissimo per un paese come il nostro, abituato ad apprendere le notizie attraverso le dichiarazioni dei vari parlamentari dai tg come se il giornalista recitasse l’elenco della spesa.

Il mio consiglio è quello di guardarlo, tanto non è pesante e non richiede troppe riflessioni. Dopo esservi ingozzati di pop-corn poi, tornate qui e ditemi se le vostre impressioni coincidono con le mie.

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Trash neo-cultural-italiano

dicembre 21, 2007
In questo momento su La7 ad “8 e mezzo” c’è Ferrara che indossa degli occhiali rossi che lampeggiano; sembra un ebete ma si comporta da simpaticone, si vede che è di buon umore. Da vero arbiter elegantiae conduce un dibattito sulla satira: il discorso è tenuto da Ilaria D’Amico, ospiti in studio Chiambretti, Boncompagni e la Mussolini.
“La satira è cambiata rispetto al passato, dobbiamo accettarlo. Ma perché la satira se la prende soltanto con la politica”? afferma la D’Amico. La Mussolini risponde, citando gli episodi di Selva e Mele, che “fare satira in Italia è difficile”, “che apprezza la satira di Zelig e che Luttazzi non l’ha mai fatta ridere” ed allora Boncompagni fa una battuta sull’ Italia, che sarebbe “il Paraguay vestito da Armani” (con tutto il rispetto per il Paraguay aggiungo io).
A questo punto Ferrara (che intanto ha levato gli occhiali da babbeo) chiede “cos’è un flop?”, mentre Ritanna Armeni continua a ripetere e riproporre le stesse domande sulla satira ad Ilaria D’Amico (perché la satira non colpisce la società ma la politica?” o qualsiasi altra cosa con il finale “ma la politica?”). Probabilmente la D’Amico si è già preparata le risposte. Ah, il titoletto che campeggia sullo schermo è “Cartoncino di Natale”.
Chiambretti quindi spiega che “la televisione non può essere migliore della società, ma ne è lo specchio”. Ecco, “la gente non ha più voglia di ridere perché va tutto male”. Ferrara infine chiude il discorso: “rischiamo di sembrare una trasmissione conformista, anche perché Chiambretti ha appena citato l’audio di una telefonata sentita su un sito Internet”.
Non vedo l’ora che siano le 23.35, così comincia Porta a Porta con la sua musichetta.


Grassi che colano

dicembre 11, 2007

//blog.terrorpilot.com/

Quando leggo certi pezzi firmati da gente che solo quando fa comodo si ricorda di certe altre persone sorrido. Sorrido e mi incazzo. Sì, perché se ne stanno dicendo e sentendo di tutti i colori su Luttazzi e La7 e molti forse tralasciano vari aspetti che probabilmente andrebbero considerati. Ad esempio Grasso, «prima inizia facendo il deluso, comoda retorica per non sembrare cattivi. Poi fa una breve storia della carriera di Daniele, in cui dimostra di conoscerlo e prende la spinta per poter dire le scemenze finali. Addirittura arriva a dare ragione a Berlusconi e alla frase “uso criminoso” mediante la quale ha praticamente ammazzato la carriera di alcuni tra cui Enzo Biagi».

Gusti d’elite. In giro si sentono cose come “a me la battuta non ha fatto ridere”, “era una cosa di cattivo gusto, volgare”, ecc…magari da gente che fino a l’altro ieri Luttazzi non l’aveva mai guardato o forse non l’aveva mai seguito nei suoi spettacoli teatrali o ancora non conosce i suoi pensieri riguardo alla satira. I gusti di qualcuno non giustificano in nessun modo la chiusura di un programma che registrava il sabato sera, a mezzanotte, punte di 2 milioni e 700 mila spettatori. Probabilmente troppi anni di bagaglino, di Zelig (che spesso guardo e mi fa ridere, lo ammetto tranquillamente) e di Reality Show vari hanno distrutto le poche capacità intellettive rimaste nei cervelli della gens italica; tutto è lecito infatti se Vespa viene considerato un grande giornalista, se Mastella è alla giustizia e se Tremonti (uno che voleva vendere le spiagge!!!) è stato ministro dell’economia. Perché la satira vera è quella di Luttazzi, un purista, non quella di Striscia la Notizia, e se a me non piace la coprolalia delle sue battute cambio canale; se a Ferrara non è andata giu una battuta peraltro già fatta altre volte e riprodotta in replica lo dice pubblicamente o al massimo querela Luttazzi; se a Dall’Orto è venuto il quarto d’ora doveva pensarci prima di ingaggiare Luttazzi, prima di aver promesso libertà assoluta all’ora in cui i bambini fanno la nanna e nessuno rompe le scatole più di tanto. Cosa vuol dire dare carta bianca e promettere al pubblico per poi chiudere baracca e bottega in questo modo? La satira non deve chiedere ed esigere rispetto se è libera. E soprattutto un autore come Luttazzi non può risparmiare nessuno.

Cacca, puzza, pipì, popò, merda. Detto questo, la frase pronunciata da Luttazzi era composta da 2 parti: una vera, tragicamente vera, sulla guerra in Iraq e una seconda immaginaria ed alquanto fantasiosa, probabilmente di cattivo gusto che però secondo me è meno disgustosa rispetto alle bombe al fosforo. Immaginarmi circa 60 milioni di italiani scandalizzati per una battuta su pupù e pipì mi fa sorridere, pensando a quello cui sono soliti guardare sui canali RaiSet. Personalmente, per fare un esempio, ritengo più scandaloso e di cattivo gusto sentire il papa che dice di salvare i bambini dopo che proprio lui e la sua chiesa hanno protetto e lasciato liberi di fare i loro porci comodi chissà quanti preti pedofili, mandandoli nelle zone più povere del pianeta, salvo poi rimborsare i parenti delle vittime con un bel po’ di dollaroni. Non ne sono sicuro, ma forse per scandalizzarsi ed inibirsi bastava guardare altri programmi su La7; ad esempio nella trasmissione di Daria Bignardi (“Le invasioni barbariche”) in cui Fabio Volo era ospite si è parlato di merda per lunghi periodi, con piccole divagazioni in cui si parlava di vibratori “a uovo” telecomandati dal proprio uomo da inserire nella vagina.

Spe’..si salvi chi può. E ancora, siamo sicuri che la trasmissione sia stata chiusa per questa battuta? La puntata infatti è andata in onda per ben due volte senza che nessuno si accorgesse di nulla (ora invece tutti hanno ben in testa la fantastica scena nella vasca) ma soltanto sabato è stata interrotta durante la registrazione della puntata riguardante l’ultima enciclica del papa, la Spe’ Salvi. Ora, non vorrei insinuare niente, però il metodo dei funzionari in stile Fahrenheit 451 è alquanto strano e inconcepibile, perché la stragrande maggioranza delle censure è per me ingiustificabile. E nel frattempo Giuliano Ferrara scrive una lettera a Repubblica, ma prima di arrivare a lui aprirò una parentesi; in giro leggo di gente che si chiede perché nella blogosfera non si parli d’altro che di Luttazzi nel giorno degli operai morti. A parte che non è vero, ma la libertà d’espressione è un argomento che dovrebbe riguardare tutti quanti, specialmente noi blogger, sempre all’erta dopo aver assistito a particolari proposte di legge dell’ultimo minuto. Oggi Luttazzi, Biagi, Santoro, domani il tuo blog, dopodomani Internet.

No Luttazziani, no party. No, non sono d’accordo né con Sofri né con Suzukimaruti su molti aspetti: «Cioè se domani il tizio che legge le previsioni del tempo su La7 lo fa ruttando, la rete ha tutto il diritto di prenderlo da parte e dirgli due paroline». Ma infatti Daniele Luttazzi non ha fatto nulla di tutto questo ma anzi, a me ha fatto molto ridere perché apprezzo questo tipo di satira; ripeto, se non ti piace vai a letto, cambi canale o ti fai una scopata, per dirla alla Luttazzi. E poi si arriva a citare Pasolini, quel Pasolini che fece scandalo anche nel 1971 con il film Decameron, appunto; certo, lui si batteva per la non-omologazione della società ad un modello unico passato dai mass-media, lottava per la liberalizzazione dei costumi sessuali degli italiani; e che attori usava Pasolini? Gente comune, presa dalla strada, dai ceti più bassi, facce a cui la gente non era abituata, che suggerivano un’idea sporca, volgare e a volte ripugnante, come se a Pasolini piacesse mostrare il brutto e il repellente, proiettati – in questo caso – nel sesso. E Luttazzi per cosa si batte? Ha sempre parlato di verità e giustizia, non ha mai fatto populismo, ed anche lui lotta contro questa società italiana e così come Pasolini rivela un forte senso di colpa derivante dalla componente religiosa, da una rigida educazione cattolica ricevuta, che spesso non manca di ricordare. Ma Luttazzi non è Pasolini perché non c’è spazio per un Pasolini nella società (italiana) di oggi, non avrebbe molto senso; per questo forse, ai molti, le sue scene risultano soltanto di un livello demenziale o vengono esclusivamente ridotte ad un attacco alla destra che lo ha “epurato”. In realtà non è così ma il pensiero comune diffuso è questo, cioé “Luttazzi vs. Berlusconi” in ogni modo, anche se poi in pochi si accorgono degli attacchi a D’Alema, Fassino, Mastella, ecc…

Le religioni dei nostri tempi. Insomma, abbiamo scomodato quel Pasolini (per chiudere la parentesti ed arrivare al Giulianone) che nel 1992 Giuliano Ferrara andò a ripescare per la trasmissione “Lezioni D’Amore”, fatta insieme alla moglie, incentrata sul sesso ed ispirata, appunto, a “Comizi d’Amore” di Pasolini che altro non era che un documentario in cui, girando per l’Italia, faceva agli italiani domande sul sesso, delineando un ritratto a dir poco sconcertante ed arretrato riguardo all’idea che avevano gli italiani sulla sessualità. Per la cronaca, la trasmissione venne chiusa su pressione di alcuni deputati democristiani. Ma Ferrara nel tempo è stranamente cambiato: dal PCI al PSI di Craxi, da Forza Italia al Foglio e ora invece si diverte facendo crociate contro l’uso del preservativo per esempio, che secondo lui riduce la cosa più bella ad un “amore con l’air bag”, un “amore con la gomma”, ad un “sesso tecnico”, attribuendo al preservativo stupri, solitudine, violenza e indifferenza di “queste donne moderne sull’orlo di una crisi di coscienza” [che sia invidia? “Di certo, nel partito torinese la vita privata di Giuliano è fonte di qualche malizioso pettegolezzo, dovuto al fatto che non lo si vede mai in compagnia femminile” (Pino Nicotri “L’arcitaliano Ferrara Giuliano” – pag 49 a proposito del decennio torinese: 1973-83)].

Un po’ di qualunquismo. Un paese che ha paura di una battuta mal riuscita ma se ne fotte di un presidente della Repubblica che richiama contro intercettazioni pubblicate in maniera del tutto legale sulla casta e sta zitto nel giorno della strage degli operai, una nazione che permette ad una persona di controllare tutti i mezzi di comunicazione e in cui la gente è disposta a scendere in piazza perché la squadra viene retrocessa, ma quando si tratta di chiedere maggiori norme sulla sicurezza nel lavoro magari sta a casa perché su “Matrix” o a “Porta a Porta” fanno l’ennesimo speciale su Cogne beh, non è un paese credibile e quindi non ha la facoltà di pronunciarsi sulla libertà d’espressione e sulla satira che gli italiani, in primis, non hanno mai voluto difendere.
Il problema più grande è che in quella vasca non c’è Giuliano Ferrara, ma semplicemente questo paese di merda.

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Lutto nazionale

dicembre 8, 2007

Luttazzi è stato licenziato da La7 per aver ripetuto una battuta già fatta in passato su Ferrara. Ok, riformulo la frase: Ferrara (il servo del potere, l’ex comunista, il venduto, ecc…) ha licenziato Luttazzi e La7 ha preferito rinunciare a 2 milioni e 700 mila spettatori il sabato sera a mezzanotte. Insomma, dopo la puntata di settimana scorsa e la replica di giovedì qualcuno si è accorto della battuta su Ferrara ma non si capisce perché nessuno si indigni dei temi trattati e delle verità sputate fuori da Luttazzi durante la trasmissione. Stava andando tutto bene con la “tattica dell’ignorare” ma poi arriva Ferrara che si offende ma non si interroga sulle migliaia di morti in Iraq a cui fa riferimento la battuta (“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”). Quella guerra che lui ha ampiamente difeso scrivendo un mare di stronzate sul Foglio, il suo giornale. Tra l’altro non so a voi, ma a me era anche passata di mente.
A giudicare dai commenti del pubblico, degli iscritti e dei commentatori del sito de La7 la cosa non è stata presa affatto bene; tante persone ora smetteranno di guardare La7 (io compreso) che, fino a Decameron, non avevo mai praticamente guardato.
La7 ora parla di indipendenza e scelta non vincolata da servilismo, ma nessuno ci crede; questi qua (che si definirebbero il terzo polo televisivo) pensano di avere a che fare con dei pirla evidentemente. Infatti non solo hanno censurato e rimosso i commenti, che ora hanno ripristinato visto quanti sono, ma hanno anche cancellato tutti i video degli spezzoni del programma di Luttazzi.

Vergogna.

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