La Chiesa è Amore

febbraio 5, 2008

Cito dal post di Gilioli che “la Chiesa è Amore” per svariati motivi:

Se il vostro coniuge è sieropositivo, non potete usare il preservativo: o vi ammalate o non trombate più per il resto della vita.
Se siete donne non potete prendere la pillola, ma se rimanete incinte non potete abortire.
Non potete cercare una gravidanza in provetta, ma se il feto nasce alla ventitreesima settimana dovete fare di tutto per tenerelo in vita anche se non ha i polmoni o altri organi vitali.
Se il figlio poi arriva paraplegico, non potete cercare di guarirlo con le staminali perché è peccato.
Se poi un vostro familiare ha un male terminale e vuole andarsene in modo indolore, non potete fare neanche questo e dovete farlo morire lentamente con atroci sofferenze fino all’ultimo.
E se invece l’aiutate, non avrà i funerali religiosi perché ha commesso un peccato grave.
E’ proprio vero: la Chiesa è amore.

Non capisco però perché Gilioli abbia rimosso il post; spero non vi siano state pressioni “editoriali” insomma. Qualcuno sa qualcosa in merito?
O forse è l’otto per mille che è potere?

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Inno all’Odio del Natale

dicembre 24, 2007

 

//drbdietisafraud.files.wordpress.com/

In questi giorni di post sotto l’albero, di prevedibili e infantil letterine a babbo natale io mi dissocio, storcendo un po’ il naso. Confesso infatti che il Natale mi ha già stra-rotto le palle prima che arrivi. Non vedo l’ora che passi e finisca, altro che spirito del Natale; chi parla di questo è solo un paraculo e strada facendo vi spiegherò perché.

Tanto per cominciare è da fine ottobre che vedo campeggiare luminarie nei centri commerciali, nei paesi e da novembre sulle case: la cosa è diventata alquanto triste, per svariati motivi. Una volta ad esempio il pandoro e il panettone comparivano al supermercato soltanto dopo l’8 dicembre, si mangiavano a Natale e si finivano a Capodanno o giu di li. Ora no, non c’è tempo, meglio prenderli 2 mesi prima o forse a Pasqua, metti che poi finiscono. Comprate, comprate.
Subito dopo aver acquistato panettone e pandoro, via con i pensieri agli acquisti: niente idee, ma tanta voglia di fare code per un parcheggio all’odiato-amato centro commerciale. Ed è qui che fuoriesce con tutta la sua forza il famigerato spirito del Natale: mentre la coda per entrare nel parcheggio comincia già 1-2 km prima, già si intravedono scene dell’altro mondo di persone che litigano sbraitando ed insultandosi per un posto auto; coinvolgono sorelle, madri, fidanzate e chi più insulti ha più ne gridi. La gente – udite, udite – viene quasi alle mani perché è impaziente di entrare felice ed uscire ottimista. Poi però quando incontri questa gente ti dicono, “eh ma che palle sto Natale, con sta febbre dei regali, non ho soldi, il paese va a rotoli, la gente non mangia, sto governo del ca…”. Un secondo dopo gli chiedi cosa hanno comprato e ti rispondono citando la mostruosa cifra spesa: è risaputo che gli italiani brucino più o meno la tredicesima per comprare puttanate e fare regali superflui per il gusto di comprare. Non importa poi se il prezzo del pane e della pasta aumenta, se dopo il NY Times anche gli inglesi ci ridono dietro: io mi indigno per il parcheggio o perché faccio fatica a spendere 1000 euro per regali di Natale e magari non posso fare la settimana bianca. Ma andatevene a quel paese, per essere sinceri. Se potete permettervelo buon per voi, ma almeno gli altri abbiano l’accortezza di starsene zitti, farebbero una figura migliore.

Un’altra cosa che odio sotto il periodo natalizio è la quantità di storditi/incapaci in giro in macchina, allegri e spensierati. Con la scusa che devono trovare un cacchio di posto dove infilare la macchina o dove poter buttare dei soldi per fare un regalo, gran parte della gente pensa di poter guidare guardando in giro e parlando al telefonino, mettendo la freccia a sinistra per girare poi a destra, andare a 20 all’ora in mezzo alla strada per poi bloccarsi quando vuole se trova un buco o si ricorda di volere andare in un determinato posto, rischiando di causare incidenti ed altre incazzature. Ma perché tutto questo, fermiamoci un attimo a riflettere e guardiamoci da fuori: non siamo tanto ridicoli? Con che coraggio poi ci lamentiamo di chi ci governa se poi siamo i primi a comportarci da stupidi asini, da pecoroni e da ignoranti beceri che camminano sopra i problemi pur di fare una fantomatica bella figura con amici e parenti per poter dire, con atteggiamento da duro, “ho speso 800 euro in regali”? Fanno bene a trattarci come pezze da piedi, infatti ci comportiamo proprio come loro vogliono e prevedono. Dire sudditi-consumisti ormai sarebbe ripetitivo e qualunquista, quindi evito di ripeterlo.
Persino il papa ogni tanto ricorda ai creduloni cristiani che il Natale va difeso dalla smania di comprare beni materiali spesso superflui e per questo, come albero di Natale a Piazza San Pietro, è stato fatto tagliare e trasportare dal Trentino un abete di 140 anni, alto 26 metri e di 3 tonnellate di peso (con annessi costi e problemi di trasporto). Era proprio necessario segare un albero e metterlo li per i turisti? Che cavolo c’entra con la religione? Però non fate i consumisti eh che altrimenti c’è uno che vi manda in un posto dove fa caldo e bruciano persone…!

Probabilmente in me si sta reincarnando il Grinch ma se proprio proprio, il Natale lo lascerei ai bambini, senza viziarli troppo. È bello riunire la famiglia per qualche giorno e festeggiare insieme ma tutto il resto è davvero inutile, fastidioso e quando sento parlare di “stress” o “fobia” da acquisto o natalizio mi vengon solo in mente parolacce. Niente è obbligatorio, ci si può anche comportare da persone mature e decidere che per quest’anno di regali – se necessario – non se ne fanno (tra adulti, per carità) ma piuttosto si spendono soldi per stare tutti un po’ più uniti.
Leggere in giro per la blogosfera letterine con la lista dei doni non mi fa ridere (non ce l’ho con nessuno ma la cosa mi intristisce) e non credete che sia simpatico comportarsi da eterni bambocci magari col fine di fare qualche visitina o qualche commento in più: se vogliamo crescere come paese e non farci prendere più in giro da nessuno dobbiamo prima crescere dentro noi stessi. La vedo dura, considerato la mentalità vigente in questo paese, dove si fa a gara al dono più bello ed al pranzo più fastoso. Poi accade l’imprevisto e sei nella merda fino al collo.

Ora, non vorrei sembrare quello dai gusti retrogradi, l’intellettualoide che si innalza e da giudizi avventati sugli altri e che mostra il punto di vista nostalgico (“eh, una volta…”): vorrei solo che vi fermaste un attimo, rifletteste e vi rendeste conto di cosa diavolo siamo diventati tutti quanti. Facciamo schifo noi e fa schifo il Natale.

Buone Feste (sperando che il pranzo vi vada di traverso… ;D) quindi.


Grassi che colano

dicembre 11, 2007

//blog.terrorpilot.com/

Quando leggo certi pezzi firmati da gente che solo quando fa comodo si ricorda di certe altre persone sorrido. Sorrido e mi incazzo. Sì, perché se ne stanno dicendo e sentendo di tutti i colori su Luttazzi e La7 e molti forse tralasciano vari aspetti che probabilmente andrebbero considerati. Ad esempio Grasso, «prima inizia facendo il deluso, comoda retorica per non sembrare cattivi. Poi fa una breve storia della carriera di Daniele, in cui dimostra di conoscerlo e prende la spinta per poter dire le scemenze finali. Addirittura arriva a dare ragione a Berlusconi e alla frase “uso criminoso” mediante la quale ha praticamente ammazzato la carriera di alcuni tra cui Enzo Biagi».

Gusti d’elite. In giro si sentono cose come “a me la battuta non ha fatto ridere”, “era una cosa di cattivo gusto, volgare”, ecc…magari da gente che fino a l’altro ieri Luttazzi non l’aveva mai guardato o forse non l’aveva mai seguito nei suoi spettacoli teatrali o ancora non conosce i suoi pensieri riguardo alla satira. I gusti di qualcuno non giustificano in nessun modo la chiusura di un programma che registrava il sabato sera, a mezzanotte, punte di 2 milioni e 700 mila spettatori. Probabilmente troppi anni di bagaglino, di Zelig (che spesso guardo e mi fa ridere, lo ammetto tranquillamente) e di Reality Show vari hanno distrutto le poche capacità intellettive rimaste nei cervelli della gens italica; tutto è lecito infatti se Vespa viene considerato un grande giornalista, se Mastella è alla giustizia e se Tremonti (uno che voleva vendere le spiagge!!!) è stato ministro dell’economia. Perché la satira vera è quella di Luttazzi, un purista, non quella di Striscia la Notizia, e se a me non piace la coprolalia delle sue battute cambio canale; se a Ferrara non è andata giu una battuta peraltro già fatta altre volte e riprodotta in replica lo dice pubblicamente o al massimo querela Luttazzi; se a Dall’Orto è venuto il quarto d’ora doveva pensarci prima di ingaggiare Luttazzi, prima di aver promesso libertà assoluta all’ora in cui i bambini fanno la nanna e nessuno rompe le scatole più di tanto. Cosa vuol dire dare carta bianca e promettere al pubblico per poi chiudere baracca e bottega in questo modo? La satira non deve chiedere ed esigere rispetto se è libera. E soprattutto un autore come Luttazzi non può risparmiare nessuno.

Cacca, puzza, pipì, popò, merda. Detto questo, la frase pronunciata da Luttazzi era composta da 2 parti: una vera, tragicamente vera, sulla guerra in Iraq e una seconda immaginaria ed alquanto fantasiosa, probabilmente di cattivo gusto che però secondo me è meno disgustosa rispetto alle bombe al fosforo. Immaginarmi circa 60 milioni di italiani scandalizzati per una battuta su pupù e pipì mi fa sorridere, pensando a quello cui sono soliti guardare sui canali RaiSet. Personalmente, per fare un esempio, ritengo più scandaloso e di cattivo gusto sentire il papa che dice di salvare i bambini dopo che proprio lui e la sua chiesa hanno protetto e lasciato liberi di fare i loro porci comodi chissà quanti preti pedofili, mandandoli nelle zone più povere del pianeta, salvo poi rimborsare i parenti delle vittime con un bel po’ di dollaroni. Non ne sono sicuro, ma forse per scandalizzarsi ed inibirsi bastava guardare altri programmi su La7; ad esempio nella trasmissione di Daria Bignardi (“Le invasioni barbariche”) in cui Fabio Volo era ospite si è parlato di merda per lunghi periodi, con piccole divagazioni in cui si parlava di vibratori “a uovo” telecomandati dal proprio uomo da inserire nella vagina.

Spe’..si salvi chi può. E ancora, siamo sicuri che la trasmissione sia stata chiusa per questa battuta? La puntata infatti è andata in onda per ben due volte senza che nessuno si accorgesse di nulla (ora invece tutti hanno ben in testa la fantastica scena nella vasca) ma soltanto sabato è stata interrotta durante la registrazione della puntata riguardante l’ultima enciclica del papa, la Spe’ Salvi. Ora, non vorrei insinuare niente, però il metodo dei funzionari in stile Fahrenheit 451 è alquanto strano e inconcepibile, perché la stragrande maggioranza delle censure è per me ingiustificabile. E nel frattempo Giuliano Ferrara scrive una lettera a Repubblica, ma prima di arrivare a lui aprirò una parentesi; in giro leggo di gente che si chiede perché nella blogosfera non si parli d’altro che di Luttazzi nel giorno degli operai morti. A parte che non è vero, ma la libertà d’espressione è un argomento che dovrebbe riguardare tutti quanti, specialmente noi blogger, sempre all’erta dopo aver assistito a particolari proposte di legge dell’ultimo minuto. Oggi Luttazzi, Biagi, Santoro, domani il tuo blog, dopodomani Internet.

No Luttazziani, no party. No, non sono d’accordo né con Sofri né con Suzukimaruti su molti aspetti: «Cioè se domani il tizio che legge le previsioni del tempo su La7 lo fa ruttando, la rete ha tutto il diritto di prenderlo da parte e dirgli due paroline». Ma infatti Daniele Luttazzi non ha fatto nulla di tutto questo ma anzi, a me ha fatto molto ridere perché apprezzo questo tipo di satira; ripeto, se non ti piace vai a letto, cambi canale o ti fai una scopata, per dirla alla Luttazzi. E poi si arriva a citare Pasolini, quel Pasolini che fece scandalo anche nel 1971 con il film Decameron, appunto; certo, lui si batteva per la non-omologazione della società ad un modello unico passato dai mass-media, lottava per la liberalizzazione dei costumi sessuali degli italiani; e che attori usava Pasolini? Gente comune, presa dalla strada, dai ceti più bassi, facce a cui la gente non era abituata, che suggerivano un’idea sporca, volgare e a volte ripugnante, come se a Pasolini piacesse mostrare il brutto e il repellente, proiettati – in questo caso – nel sesso. E Luttazzi per cosa si batte? Ha sempre parlato di verità e giustizia, non ha mai fatto populismo, ed anche lui lotta contro questa società italiana e così come Pasolini rivela un forte senso di colpa derivante dalla componente religiosa, da una rigida educazione cattolica ricevuta, che spesso non manca di ricordare. Ma Luttazzi non è Pasolini perché non c’è spazio per un Pasolini nella società (italiana) di oggi, non avrebbe molto senso; per questo forse, ai molti, le sue scene risultano soltanto di un livello demenziale o vengono esclusivamente ridotte ad un attacco alla destra che lo ha “epurato”. In realtà non è così ma il pensiero comune diffuso è questo, cioé “Luttazzi vs. Berlusconi” in ogni modo, anche se poi in pochi si accorgono degli attacchi a D’Alema, Fassino, Mastella, ecc…

Le religioni dei nostri tempi. Insomma, abbiamo scomodato quel Pasolini (per chiudere la parentesti ed arrivare al Giulianone) che nel 1992 Giuliano Ferrara andò a ripescare per la trasmissione “Lezioni D’Amore”, fatta insieme alla moglie, incentrata sul sesso ed ispirata, appunto, a “Comizi d’Amore” di Pasolini che altro non era che un documentario in cui, girando per l’Italia, faceva agli italiani domande sul sesso, delineando un ritratto a dir poco sconcertante ed arretrato riguardo all’idea che avevano gli italiani sulla sessualità. Per la cronaca, la trasmissione venne chiusa su pressione di alcuni deputati democristiani. Ma Ferrara nel tempo è stranamente cambiato: dal PCI al PSI di Craxi, da Forza Italia al Foglio e ora invece si diverte facendo crociate contro l’uso del preservativo per esempio, che secondo lui riduce la cosa più bella ad un “amore con l’air bag”, un “amore con la gomma”, ad un “sesso tecnico”, attribuendo al preservativo stupri, solitudine, violenza e indifferenza di “queste donne moderne sull’orlo di una crisi di coscienza” [che sia invidia? “Di certo, nel partito torinese la vita privata di Giuliano è fonte di qualche malizioso pettegolezzo, dovuto al fatto che non lo si vede mai in compagnia femminile” (Pino Nicotri “L’arcitaliano Ferrara Giuliano” – pag 49 a proposito del decennio torinese: 1973-83)].

Un po’ di qualunquismo. Un paese che ha paura di una battuta mal riuscita ma se ne fotte di un presidente della Repubblica che richiama contro intercettazioni pubblicate in maniera del tutto legale sulla casta e sta zitto nel giorno della strage degli operai, una nazione che permette ad una persona di controllare tutti i mezzi di comunicazione e in cui la gente è disposta a scendere in piazza perché la squadra viene retrocessa, ma quando si tratta di chiedere maggiori norme sulla sicurezza nel lavoro magari sta a casa perché su “Matrix” o a “Porta a Porta” fanno l’ennesimo speciale su Cogne beh, non è un paese credibile e quindi non ha la facoltà di pronunciarsi sulla libertà d’espressione e sulla satira che gli italiani, in primis, non hanno mai voluto difendere.
Il problema più grande è che in quella vasca non c’è Giuliano Ferrara, ma semplicemente questo paese di merda.

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Red Bull ti mette le ali

dicembre 1, 2007

È vero. Infatti la Terra è piatta e tutto gira intorno ad essa.

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Defacciato Vaticano.com

novembre 11, 2007

Sono circa le 17.20 di domenica 11 novembre 2007. Degli idoli hanno defacciato Vaticano.com, che in questo momento si presenta in questo modo:

Grazie a ColdCoder e Xroot (anche se non so chi siano) che in una brutta domenica di sport e violenza mi hanno tirato un po’ su il morale.

*** EDIT: come mi ha ricordato Giovy lo specifico: vaticano.com non è il sito ufficiale del Vaticano (non l’ho mai scritto infatti) ma semplicemente una sorta di portale turistico del Vaticano usato a scopi commerciali. È comunque un sito vaticano.

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Il Virus della Fede

ottobre 25, 2007

Il Vaticano veste Prada. In un tempo dove le ingerenze della Chiesa, invece di farsi da parte, aumentano, bisognerebbe far luce su alcuni fondamentali aspetti. Ad esempio, quanti soldi entrano nello Stato del Vaticano ogni anno? Quanto ci costa la Chiesa? Che fine fanno i soldi che le pubblicità clericali ci invitano a donare ogni primavera, in tempo di dichiarazione dei redditi? Ma soprattutto, la chiesa cattolica, oggi, serve ancora (attenzione, non parlo della fede)? Forse sì ma soltanto ai più deboli; loro ovviamente non vogliono che nessuno faccia inchieste sulla chiesa.
A mio modesto parere infatti la Chiesa è un organismo superato, destinato a scomparire (nel mondo), perlomeno a discapito delle chiese di tipo protestante. Qui da noi purtroppo sarà praticamente impossibile liberarsi di uno Stato che contribuisce, senza averne facoltà, al non-progresso sociale ma incentiva semplicemente uno status di conservazione, come se vivessimo perennemente in un limbo medievale. Forse la cattività avignonese non era poi così male e probabilmente, i patti lateranensi del 1929 andrebbero un attimino rivisti.

The Faith’s Virus. Navigando ho scoperto per caso questo interessantissimo documentario, raccontato e tenuto in pugno da uno scienziato che, a differenza dei soliti intervistatori, affronta direttamente e spesso in modo deciso gli esponenti di ogni religione. Si chiama Richard Dawkins (se vi interessa la pagina in inglese è più completa) ed è un noto etologo, biologo e divulgatore scientifico britannico conosciuto in particolare per la sua opera di diffusione di una visione dell’evoluzione basata sulla nozione dell’“egoismo del gene”. Il suo account è stato rimosso il 25 maggio scorso da youtube, insieme a tutti i video-documentari autoprodotti (quindi senza copyrights) e visti e commentatissimi da milioni di persone. La narrazione ovviamente è raccontata da un punto di vista scientifico, forse un po’ integralista nei modi, ma Dawkins non lo nasconde:

Voglio mostrare come la fede agisca come un virus che attacca i giovani e li infetti, generazione dopo generazione.

«La scienza porta prove e progressi, la religione è un credo fine a sé stesso». Insomma, o ci credi o non ci credi. Ma bando alle ciance, non vi infarcirò con altri dettagli o punti di vista, l’idea dovete farvela da soli. Buona visione.


parte 1


parte 2


parte 3


parte 4


parte 5

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Vatican-Ga-y-te

ottobre 14, 2007

Da repubblica.it

Tra gli uomini di chiesa il gay va di moda e il colletto fa tendenza. Un sondaggio condotto dal sito Gay.it ha infatti rivelato che «il 26% dei gay ha subito un approccio sessuale da uomini di chiesa, dall’apprezzamento esplicito alla vera e propria violenza carnale».
E non è tutto qui:

 

«Sono stato insieme con un ragazzo siciliano per un anno. Se due uomini si vogliono bene, non conta se porti la tonaca oppure no». […] «Portando il colletto si attira tanto. Tu faresti l’amore con me?».

No, io non farei l’amore con te, ma qualcun altro probabilmente sì, molto volentieri. Eh sì, il pasticcio arriva proprio quando a fare certe rivelazioni è uno dei piani alti. tra le tante, una cosa che mi fa sorridere è che questa gente ti confessa, ti sposa, ti moralizza e ti chiede l’offerta; poi però quando da le spalle… Ma Padre Tommaso Stenico, come volevasi dimostrare ha scherzato. Non era outing ma solo una simpatica burla per smascherare quegli altri, quelli che la chiesa definisce malati, pervertiti, deviati, da escludere dalla società, emarginare.

Si sa come finirà il tutto, perché la chiesa «con noi fa come l’esercito americano: io non ti chiedo niente, ma tu non devi dire niente. Copre, insabbia, ma così non cresce». Viva il papa, urbi et orbi.

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