Una spolveratina di WorkCamp parmigiano e il piatto è servito

marzo 26, 2009

Giunge finalmente l’ora di tornare a scrivere riguardo ad un Barcamp, visto che non lo faccio da molto tempo. Per questa volta interrompo un po’ le disamine sui malanni plurimi del Belpaese per raccontarvi goliardicamente il Parma WorkCamp, organizzato ottimamente dalla bionica Fran.
Mettetevi comodi, preparate i pop corn e possibilmente chiudete FriendFeed per leggere questo post. Secondo me riuscirete a resistere 5 minuti senza “likare”, commentare o azzuffarvi allegramente, sfogandovi su una tastiera.

Stark e Zio Bonino

iBarcamp. Il mio preziosissimo Barcamp comincia alle 4.30 di sabato mattina, ora in cui torno a casa dalla nottata di baldorie in quel di Milano. Ora che finisco sotto le coperte sono circa le 5 e il solo pensiero di dovermi svegliare alle 7, mi provoca delle crisi di panico. Piuttosto che alzarmi, preferirei partecipare ad un’interessantissima discussione old school su BlogBabel. Ce la farà il nostro baldo giovane ad aprire gli occhi?
Forse.
Sì perché non appena apro gli occhi, capita qualcosa di misterioso o, molto più facilmente, di mistico: la sveglia era puntata alle 7 in punto, ma quando mi sveglio sono le 7.15. Subito mi scorre un brivido gelido sulla schiena. Incredibilmente infatti era già stata spenta da qualcuno (o qualcosa?) manualmente e solo miracolosamente il mio subconscio mi ha fatto tornare nel mondo dei vivi in tempo per farmi tirare diverse parolacce da Mauro per il ritardo di 20 minuti che accumulerò all’appuntamento.

Nuove sensazioni, giovani emozioni si esprimono purissime in me: avete presente quando vi risvegliate dopo una discreta sbornia, avete ricordi alquanto offuscati e vorreste perdere i sensi piuttosto che alzarvi in piedi? Sì, parlo proprio di quel momento in cui promettete a voi stessi che non toccherete mai più un goccio d’alcol, sapendo benissimo che è una cagata pazzesca.
Realizzando dei 15′ di ritardo in partenza, mi precipito giù dal letto – nel vero senso del termine, visto che inciampo nei pantaloni del pigiama e corro in bagno sbattendo in ogni stipite della casa: per sicurezza passo anche da porte in cui non dovrei imbattermi. Coraggiosamente prendo un respirone e mi guardo allo specchio. Misery deve morire, ma anche il mio amico che mi ha offerto diversi cocktails meriterebbe quantomeno delle nerbate nei reni.

Suzukimaruti e Fran

Una tragedia sfiorata. La situazione è tragica: ho dei capelli che sembrano stati centrifugati nella galleria del vento della Ferrari, delle occhiaie di tutto rispetto coltivate in diverse settimane di stress e pressioni esterne e un’espressione che se solo ce l’avessero tutti i lavavetri sulle strade, diventerebbero dei ricchi presidenti del consiglio in men che non si dica.
Quindi in fretta e furia mi lavo, mi vesto prestando attenzione a non indossare i vestiti di mia madre, faccio una colazione sostanziosa e tento di pettinarmi. Fortuna vuole che mia sorella che passava di lì per caso per andare a scuola, avesse disordinatamente lasciato in giro il phon: indeciso se inserire le dita nella presa o votare per un’improvvisazione creativa, voto per la seconda scelta. Speranzoso, mi sparo un potente getto d’aria sui capelli e il risultato finale è accettabile. Solo il 75% dei presenti al barcamp avrà infatti da dire sulla mia pettinatura.

Appuntamento alle 8 ma io, per non fare tardi forse ho cannato da Dio: a quell’ora non c’è in giro nessuno il sabato mattina, ma nonostante tutto giungo all’appuntamento con altri 3 blogger milanesi pronti alla partenza verso le 8.20, dopo aver cortesemente avvisato del ritardo. La differenza infatti è data dal fatto che, non avendo tappetini nuovi ma solo l’Arbre Magique in macchina, non vengo considerato un mito, e per questo vengo cazziato dalla Fra. Nonostante tutto si parte, direzione…ufficio di Iron Mauro. Perché? Scopritelo voi.
Passati gli ormai noti 3 minuti di panico prendiamo l’autostrada, direzione Parma: gentilmente e con tanto amore, Sara offre degli squisiti muffin ai passeggeri, tra cui una nota bionda appassionata di doppie punte.

Auro

Il viaggio. Durante il viaggio si chiacchiera del più e del meno, come etichetta vuole. Ma il bello sono i pettegolezzi sulla blogosfera e i suoi personaggi. Sollecitato quindi dalle due donzelle, mi appresto a fare l’appello dei partecipanti al Barcamp (circa 190 nomi stampati dal wiki!) e su ognuno parte un commento: lo so, state tremando di paura e morirete dalla curiosità di sapere che cosa è stato detto su di voi. Sicuramente qualcosa di cattivo, quindi state tranquilli.
Per non far mancare nulla, ho filmato i pettegolezzi delle due simpatiche canaglie rosa con la cam di Mauro, ma ovviamente non vedrete mai quei video. E chiaramente io non vi ho detto niente: del resto, in pochi arriverete a questo punto del post e a me piace tanto l’omertà.

La mattina ha il parmigiano in bocca. Giunti al palazzetto dove si è svolto il Camp, subito ci immergiamo nel verde del parco intorno, arrivando all’entrata. Dopo aver ricevuto il badge, cominciano a presentarsi diversi blogger da ogni parte, così che l’evento possa ufficialmente cominciare. La mattina scorre tranquilla, tra scambi di effusioni più o meno velate, interventi nella sala delle conferenze e succhi di frutta col grana.
Ma è ad un certo punto che il mio camp subisce una brusca deviazione, trasformando la mia percezione della realtà. Improvvisamente mi sento toccare, ma nel vero senso della parola: avete presente Benigni con Baudo qualche anno fa? Mi giro e si tratta del mitico Stark, geniaccio-blogger assieme allo Zio, nonché autore di Spinoza. Subito attacchiamo a parlare di temi serissimi, disputando sui massimi sistemi: gli argomenti spaziano dalle donne ad Andrea Beggi, passando per Gasparri e lo sfottimento costante ai blogger; la conclusione però viene lasciata ad un evergreen: i calici di Natale. Se non fosse giunta l’ora di pranzo, sicuramente avremmo fatto un intervento su questo fatto increscioso.

Dividi il companatico, raddoppia l’allegria. Successivamente, come dei bravi scolaretti, ci rechiamo in ordine verso il camion Barilla. Queste le portate: una vaschettina di pasta col sugo all’arrabbiata ed una col pesto; un immancabile parmigianino, una vaschetta di macedonia e una barretta di Ringo.
Fortuna vuole che mi trovo in una tavolata di bella gente, sempre pronta alla battuta e ad assecondare le uscite mie e di Stefigno. Ma come al solito il problema è un altro, ed è la mia fame. Tentato furbescamente di rifare la fila – qualcuno l’ha fatto – con la scusa “vabbé almeno non buttano via quello che avanza”, decido però di fare bella figura, rimanendo seduto e quasi composto. Miracolosamente giunge in mio soccorso quella buona anima della Vyrtuosa, che mi cede una vaschetta aggiuntiva di pasta col pesto e, come il Paz, la sua macedonia. Posso ritenermi soddisfatto, anche perché la foto “Ringo People” rimarrà negli annali.

Gaspar Torriero

Speech digestivi. Si torna così alle cose serie, cioé gli interventi legati al mondo del lavoro, della Rete e in teoria delle persone. Dico in teoria perché a mio modesto parere bisognerebbe parlare maggiormente e focalizzarsi di più sugli individui, cioé noi. E non solo sul business, sulle varie declinazioni del marketing, ecc; ritengo invece fisiologico il fatto che ancora molti interventi siano un po’ delle pubblicità o delle presentazioni belle e buone. Sicuramente, meglio di altre volte.
Insomma nel canale della realtà vera, non si è ancora abituati ad un confronto paritario, diretto, orizzontale o totalmente biunivoco, e di conseguenza si ha forse ancora troppo timore nel rapportarsi con gente che non si conosce. Specialmente se si tratta di blogger. Ecco perché penso che la chiacchierata su Xing sia un po’ stata un’occasione persa, e parallelamente sarebbe stato interessante approfondire con Auro e Vanz il discorso sui CV.

La fine della pacchia. Succede infine che arriva l’ora di tornare a casa, ma non prima di conoscere Stella86, Ciocci e salutare Gaspar, Sednonsatiata, Elena con la sua mega-reflex, xlthlx con Jtheo ed anche quel gobbaccio maledetto di Felter. Senza dimenticare la notevole figuraccia fatta nella video-intervista che Smeerch ha fatto a diversi blogger, chiedendo il significato di una particolare parola che non rivelerò nemmeno sotto tortura. Altro evento cardine del pomeriggio è la conoscenza della simpaticissima Marileda, per sicurezza vestita di tutto punto. In effetti potrebbe capitare che qualcuno porti la macchina fotografica…
Infine, scattate le ultime foto della giornata in cui, distrutto dalla stanchezza e dal sonno, mostro occhiaie ed espressione triste di tutto rispetto, tocca far rotta verso casa: per un’altra GGD ci sarà tempo.

Ciò non toglie che Parma rimarrà un altro bel ricordo indelebile nell’album della blogosfera.

Un ringraziamento speciale va a Fran, a Davide, ad Adamo…ma soprattutto alla mitica mamma della Fran; vabbé, per lei non ho un link 😉

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Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.