Violenza Interattiva

novembre 13, 2007

Da Gazzetta.it

Premi il tasto e partecipa anche tu. Che i media italiani non fossero all’altezza lo sappiamo da anni, ma soltanto in questo periodo, in questi giorni di delitti, omicidi e tragedie accidentali o meno ce ne rendiamo conto in tutta la sua forza. Parlerò dell’avvenimento di domenica, senza dare giudizi su chi è stato e cosa è realmente accaduto, anche se sparare da una carreggiata all’altra ad altezza uomo è quantomeno folle (pensate se avesse colpito un guidatore in mezzo all’autostrada) e certo, la tragedia poteva benissimo essere evitata anche se, dall’altro lato, i tifosi di opposte fazioni non erano certo li a scambiarsi convenevoli (ma secondo me nemmeno ad ammazzarsi visto che erano due macchine).

La responsabilità dei media italiani. La successione di sfilate di tifosi con striscioni, violenze e scontri con la polizia, partite interrotte, guerriglie urbane, ecc…potevano essere evitate? Probabilmente sì. Premessa, non attribuisco colpe dirette (anche se…) ma piuttosto parlerei di gravi responsabilità che nel 2007 forse andrebbero considerate.
Come hanno subito titolato a caratteri cubitali tutti i quotidani on line e i telegiornali? “MORTO TIFOSO DELLA LAZIO”, “UCCISO ULTRA’ LAZIALE” o altri titoloni sensazionalistici, con tanto di foto rubate dal blog del ragazzo morto, pratica ormai di moda e in voga dagli ultimi omicidi che vedono protagonisti ragazzi giovani. Come in un reality-show post mortem. In Italia infatti non è permesso nemmeno morire ammazzati. Sì perché da ora in poi, se possedete un blog in cui scrivete pensieri, opinioni sul mondo che vi circonda (o semplicemente se scrivete che vi siete fatti una canna) e postate foto personali, state attenti…un giorno potrebbero venire usate contro di voi, la vostra famiglia, i vostri amici. Pensate se io morissi ammazzato da un fanatico di forza italia (che poi è il mio vicino di casa, ndr): verrebbero qui sul mio blog e tirerebbero fuori che, secondo quello che scrivevo, ero un sovversivo, un anarco-insurrezionalista, un potenziale rapitore di conigli di blogger e quindi me la sono cercata; vedendo le foto invece direbbero che ero un megalomane, facevo festini e chissà cos’altro. Tutto per una notizia, per vendere, per lo scoop, per avere più click di un altro quotidiano, per arrivare prima che le dichiarazioni ufficiali moderino i toni, suscitando inutili e pericolosissimi allarmismi. In ogni caso per misurarselo, sempre e comunque in una ipotetica classifica dei “mediababel” che in tv si chiama Auditel e ti fa guadagnare soldi pubblicitari, nella stampa si chiama pay-per-click o quel cavolo che volete.

La maturità dei media italiani. “Ultrà”, “violenze”, “stadi”, “omicidio”, “guerriglia”, “guarda”, “foto”, “video”, “sondaggio”, “follia”, “rabbia”, “sparare”, “colpire”, “antipolizia”: questi solo alcuni dei termini più in voga in queste frenetiche ore, ovviamente in grassetto, STAMPATELLO, COLORATE, tutte belle cliccabili e fomentatrici; come dei tag subliminali che bombardano le nostre teste ogni volta che accade qualcosa. Siamo dentro una notizia, possiamo guardare la morte in faccia, il ragazzo morto sorridere vivo in discoteca e le scritte colme di rabbia dei genitori, questo indipendentemente da quello che sia successo, indipendentemente dalla dimensione assunta dalla notizia e degli avvenimenti. Partecipate insieme a noi, commentate, votate il sondaggio: “secondo te l’agente ha sparato da 190 o 200 metri? Invia un sms all’123456″. Mai come oggi i media italiani hanno offerto uno spettacolo peggiore, alimentando qualche cosa che nelle prime ore aveva toni ben diversi. Ricordo infatti domenica mattina di aver letto dal sito dell’ansa il primo aggiornamento, che parlava di tifoso juventino che aveva sparato ad un laziale (appena recupero il link lo posto). Capito? In realtà poi quello che è accaduto è tutt’altro. Pensate a cosa poteva succedere, giornalisti; pensate per una volta alle conseguenze delle vostre parole, del vostro tono di voce, delle vostre immagini di “guerriglia urbana”. Pesate il tutto e immaginate che il prossimo morto ammazzato sia vostro fratello, figlio, marito… Rendetevi conto dell’importanza del vostro ruolo di filtro e diffusione, ragionate cazzo. Perché scrivete “ucciso un ultrà laziale” e non semplicemente “MORTO UN RAGAZZO DI 28 ANNI”?! Già, “fa più notizia”.

Il grillo parlante dei giornalisti non esiste. A cosa serve l’ordine dei giornalisti? Ed entrare nel privé durante particolari avvenimenti? Perché non interviene in questi casi dimostrando buon senso? Non è vero che i giornalisti fanno sempre il proprio lavoro, non ci voglio credere o meglio, come fanno a chiudere sempre un occhio davanti a certi fatti e a pensare soltanto all’eco del loro demagogico grido? Forse in Italia è troppo facile fare il giornalista, perché dopo tutto non è obbligatorio frequentare nessuna scuola particolare, nè tantomeno essere laureati; ci sono persone che parlano davanti a un pubblico di milioni di persone di ogni tipo, razza, estrazione sociale, formazione culturale: hanno idea di cosa possa significare usare certi termini piuttosto che altri? Conoscono le potenziali conseguenze che ha la televisione, che hanno il tipo di immagini usate sugli spettatori? Probabilmente no ed è gravissimo; forse pretendere una patente per lavorare in televisione o nei mass-media è troppo ma non è nemmeno possibile far sì che qualsiasi asino possa definirsi opinionista e diffondere particolari punti di vista senza considerare valutazioni come “ehi ma cosa cazzo sto dicendo?”.
La stessa cosa avviene in politica: in Italia non esiste una particolare scuola che forma i futuri dirigenti politici, siano essi di sinistra o destra (a seconda della loro visione); come nel vostro paese può candidarsi l’idraulico (non me ne vogliano gli idraulici), a capo del governo può arrivare un piazzista. Già, ma cosa sa tutta questa gente di politica, come può risolvere problemi di milioni di persone se nemmeno conoscono la storia, la società, ecc…? Come possono pensare di parlare di fermare la violenza se non sono in grado di “trattarla”? E le stesse domande possiamo farle pensando alla gran parte dei giornalisti.

Porte chiuse. “Ma caro sonounprecario, chi diavolo sei tu per fare tutte queste domande?” Non ne ho idea ma il fatto che i blog e più in generale Internet comincino a venire considerati anche come fonti da cui attingere solo nel caso di tristi avvenimenti non mi consola, né tantomeno mi rincuora leggere di arresti preventivi in stile minority report perché un pirla di 16 anni qualunque ha pubblicato su youtube un video di cattivo gusto per acquistare un po’ di fama o divertirsi (altrimenti che dovrebbero fare a zoro?). Dico questo perché poi ci rimetteremmo tutti quanti se un domani limiteranno l’accesso ai social media o a molte loro funzionalità a causa di chi, per un po’ di ritorno, usa indebitamente strumenti alla portata di tutti. Rischiando che qualcuno alla lunga arrivi ad affermare l’equazione secondo cui un mezzo di comunicazione che diventa “per tutti” sicuramente può diventare molto pericoloso.

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