Le nuove generazioni PD crescono

settembre 8, 2008

Insieme alla bella Melita Toniolo e al pornoattore Franco Trentalance ci sarà infatti anche Mario Adinolfi. Il giornalista blogger ed esponente del Pd, già candidato alle primarie del partito, ha deciso di partecipare al reality dopo aver annunciato il suo rifiuto.

Mario Adinolfi parteciperà alla Talpa. Ma – ehi – frenate gli animi rivoltosi, lo fa per noi sinistroidi, per il PD, per il futuro che haddavenì:

E prima di andare negli uffici della casa madre del “nemico” vorrei sapere che ne pensate voi, perché io un’idea me la sono fatta, ma ho questo gusto maledetto per il confronto con tutti e allora torno alla domanda: voi, cari (e)lettori democratici, andreste mai a un reality show prodotto da Mediaset? Io sono orientato verso il sì perché mi sono rotto le scatole di pensare che il nostro dialogo con i cittadini si limiti al dibattito attorno all’arguzia dei calembour di Michele Serra, a quanto sarà fico il nuovo programma di Serena Dandini, a quando Nanni Moretti finirà di scrivere il prossimo film. Io sono orientato verso il sì perché mi spunta il gusto di fare qualcosa che la stragrande maggioranza del popolo di centrosinistra considererà un tradimento, mentre secondo me “traditore” è spesso l’epiteto con cui i pavidi etichettano il semplice desiderio di esplorazione di un territorio nuovo. Io sarei orientato per il sì perché le sfide mi tentano sempre, quelle controverse e che espongono al rischio oggettivo di irritare i benpensanti, ancora di più.

Barack, we have a problem. Scherzi a parte, credo che Adinolfi rappresenti un po’ il fallimento totale della sinistra, del Pd, dei fantomatici giovani di sinistra che dovevano cambiare l’Italia. Dove sono?
Dove sono i Mille? Cosa ne pensano? Lo so, Adinolfi non è più con loro da un pezzo, ma sarebbe bello sapere quanti sono rimasti, cosa dicono in merito. E poi, sono ancora mille secondo voi? E il circolo on line di Barack Obama? Si posta, si discute di aria fritta e di belle parole. Questo il cambiamento. Prendendo come emblema il nome di un candidato americano. Giuro, non è uno scherzo.

Massì, parlo di quelli che dovevano cambiare il centro-sinistra e l’Italia; quelli che commentavano in Rete un po’ dappertutto durante la prima fase della loro nascita: per dire, mi ricordo di un Luca Sofri scocciato commentare da Enrico, lì per difendere quello che poi si è rivelato un disastro epocale: il partito democratico.

Usato aziendale che avanza. Ormai è diventato di moda, grazie a Uolter, vendersi e sputtanarsi mettendo le mani avanti con la storia della noia, dell’intellettualoide di sinistra, del “che palle” con ste origini, noi siamo alternativi. Per lui (Adinolfi) “il dialogo coi cittadini” si fa anche partecipando ad un reality show come la Talpa. Con starlette dalla via professionale pressoché inesistente. E poi tornerà qui, sul web, e lì, nel PD, a parlare di politica come se niente fosse.

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in certi casi siamo noi. Qui nessuno è benpensante, nessuno si irrita se Adinolfi va alla Talpa, tanto non la guardavo prima né tantomeno la guarderò ora. Insomma Adinolfi non se lo filava nessuno già politicamente (ricordiamo i catastrofici risultati delle primarie, per dire), figuriamoci ora, con questo exploit. Ecco, l’elettorato berlusconiano un po’ indeciso non lo conquisti facendo queste figuracce.

Lo fa per noi, come Silvio. Fa però tristezza notare che i piddini (yeah, aggiungerei) non abbiano i mezzi politici e culturali per capire. Capire che è un grave autogol; perché così il PD diventa una succursale forzitaliota. Diamine, un candidato alle primarie del PD, presentato da Paola Perego, che va nel confessionale o come cavolo si chiama, il tugurio; ci avreste mai pensato?
E sorridete poi a quelli che fino ad ora han perso tempo attorno all’Adinolfi politico; quelli che lo difendevano in Rete e così via.

La sinistra che cambia, nella forma e nel colore. Ecco l’esempio per i giovani di sinistra: la smania di arrivare dell’Adinolfi parte con Generazione U e passa attraverso l’epiteto di “blogger più letto ed autorevole della Rete”. Certo. Quello che vuole fare il democratico usando gli altri, quello che chiede il parere dei suoi lettori sulla decisione dopo aver già firmato il contratto con Mediaset.

Territori nuovi. Il problema non sono i soldi, chissenefrega se Adinolfi guadagnerà tanto. Che ce lo dica però, lavandosi dal ruolo di leader politico farlocco. Perché non è vero, come scrive Adinolfi nel suo post finto-democratico, che per sopravvivere e fare strada in questa fottuta società bisogna per forza vendersi, sputtanarsi: le giustificazioni false si facevano alle superiori.

Quando le devo per il disturbo? Se tu vuoi venderti, sei libero di farlo, ma non vuol dire che sei tu quello che ha capito tutto, il rivoluzionario di sinistra stanco dei vari Michele Serra (che ormai si sarà anche rotto di fare il ruolo della metafora perpetua). Perché in questo modo fai il gioco del cattivo, per capirci: sì, io sono corrotto, vengo intercettato, ecc…, ma tutti sono come me. No.
Questo mi fa imbestialire, non lo accetto. E’ una morale tipicamente cattolica; basta andare dal prete a confessarsi e si è in pace con sé stessi.

Ti dico che lo fa per noi, giuro. Il problema è che ci sono davvero tante persone di sinistra che si bevono tutte le sciocchezze, le giustificazioni di Adinolfi o chi per lui: probabilmente sono uguali ai berlusconiani. Questi sono convinti che in this way un democristiano che finge di essere di sinistra possa passare un bel messaggio alle masse sulla sinistra, che non è più quella di una volta. Sì perché a leggere i commenti dei sostenitori di Adinolfi, questi sono stra-sicuri che lui andrà in Sud-Africa a rivoluzionare il mondo della comunicazione.

Hard-Core. Immaginatevi la scena: Adinolfi parte con un discorsone ragionato sull’ultima interessantissima prova di sopravvivenza e, proprio in quel momento, il regista stacca sulle tette di Melita bagnate dal mare, passando per il costume un po’ abbassato con le natiche un po’ colorate dalla sabbia. Concetto memorizzato. Sono queste le ironiche sfide al sistema di Adinolfi.

Gne, gne, gne. In realtà infatti, pur di non scomparire, siamo di fronte all’ennesimo trionfo del personalismo di un personaggio considerato di sinistra, che ancora una volta ci ricorda che mai potremo vincere, con questa gente al timone. Mai.

Accidenti, la Talpa considerata come mezzo per far passare nuove idee politiche, la nuova stagione. Fermi tutti, spiegatemi che organismi geneticamente modificati sono arrivati a votare PD, questa volta. Qui sta succedendo qualcosa di strano, qualcosa di così grosso che sarebbe da studiare.

Che vuoi fare da grande? Certo, i soldi fanno la loro parte. Ripeto, non sono un problema, ci mancherebbe, a me farebbero molto comodo; però io non sono nessuno. “Fanculo sonounprecario”, se andrà a fare un reality show. Ma finirebbe lì. Invece Adinolfi, già dal tempo de iMille, quando di colpo prende e si candida per le primarie, “era lì per sgomitare e avere visibilità politica, facendo un po’ di baccano su giovani & democrazia diretta”. E ora con la stessa tattica, prova a ritagliarsi altro spazio. Insomma, vuoi fare il politico o andare a Buona Domenica?

Uno con cui “dialogare”. Adinolfi diventerà simbolo “della sinistra che cambia” per le tv, che cambia talmente tanto da passare dall’altra parte. Adinolfi sarà quello intellettuale di uno dei peggiori reality della tv. Adinolfi sarà il capro espiatorio usato dagli esponenti della destra durante le loro non-argomentazioni. Certo, bisogna dire che non è assolutamente fortunato con le nomination e le votazioni, visti gli zero virgola…
Forza Adinolfi, alla conquista del voto della casalinga di Voghera!

E ora rimaniamo qui, in attesa della vittoria di McCain e della conferenza stampa in cui Obama dichiarerà la sua partecipazione, da sconfitto, ad un reality show.

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Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

agosto 24, 2008

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.


La Tv che diventa Tw

agosto 9, 2008

Dal Sole 24 Ore

Dopo il lancio di Democratica Tv da parte di Veltroni e del PD, arriva una triste notizia dall’ex direttore Medail: la tv della libertà chiude. Pochi ascolti giornalieri (6-7000 persone) e costi alti per uno struttura di ben 20 (!) persone. Che tradotto in parole povere, vuol dire che non se la filava nessuno.

Ma concentriamoci per un istante su questo apparente slancio web 2.0 di Veltroni: prima fa una dichiarazione in difesa della Rete, dicendo la sua sulla causa tra Mediaset, Google e Youtube, poi l’inaugurazione di una web-tv. Che abbia visto la Luce? No di certo.

Già Napolux ha ben delineato lo schema dei motivi di questo rinnovato interesse veltroniano verso Internet web: basta verificare gli account di twitter del PD e di Veltroni per intuire che vengono utilizzati solamente durante campagne elettorali o particolari avvenimenti legati al partito. Insomma, ancora non vengono comprese le vere potenzialità del mezzo, soprattutto nel lungo periodo: ehi consulenti politici, se vi dico relazioni pubbliche vi viene in mente qualcosa?

Vatti a fidare di un giovane laureato smanettone del web: no, meglio affidarsi alle cariatidi della televisione piuttosto che scommettere su un rapporto più diretto, orizzontale e democratico legato ad Internet ed ai nuovi media. Sia mai che ai cittadini venga voglia di partecipare attivamente.

Sì perché è sintomatico che quando un’organizzazione politica annuncia un nuovo esperimento legato al web, manco fosse una scoperta rivoluzionaria, abbia e voglia ancora avere a che fare con la tv. E i giornalisti riprendono la notizia come se ci trovassimo davanti ad un evento incredibile. Verrebbe da chiedersi: ma siamo noi i diversi che vivono in un’altra dimensione, o sono loro che…vivono in un passato che si sforzano di mantenere in vita?

Conosciamo già la risposta purtroppo. Ma il dettaglio più evidente, e se volete più grave dal nostro punto di vista, è il riscontrare il fatto che i politici non sono più capaci da molto tempo di parlare alle persone, in qualunque modo. Malati di berlusconite acuta, esistono solo in tv, dietro una maledetta scatola, ereitando tutti i comportamenti propri di altri generi televisivi: e la politica viene dimenticata. Esiste il cosiddetto effetto setaccio per esempio, per cui i media danno più visibilità ai candidati più telegenici e più graditi dal pubblico. Mentre siamo qui a dibattere e discutere, a scrivere migliaia di post più o meno interessanti, si scopre così che i contenuti non interessano più – ai molti.

Certo, mi piacerebbe anche conoscere il parere di altri blogger in merito, ma la mia paura è quella che i politici stiano trasformando la “tv” in “tw”, o t-web, come preferite. Ma ciò non è possibile, in quanto non è pensabile comportarsi in un medium diverso utilizzando le stesse dinamiche della tv tradizionale, specialmente perché qui è casa di tutti e noi tutti vogliamo partecipare, fruire e contribuire.

Ecco perché ritengo che la non ancora nata tv democratica potrebbe finire per risultare l’ennesimo flop firmato PD: basti pensare anche solo al PD, quello vero, che per sicurezza non si sbilancia mai. Il mio timore è quello che diventi esclusivamente una vetrina in cui pubblicizzare il personaggio di turno: ennò, non funziona così.

Loro – giusto per distinguerci – non lo sanno, ma noi siamo ‘leggermente’ diversi dal pubblico televisivo.
Perché noi siamo davvero democratici.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


De Retano

luglio 2, 2008

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In questi giorni leggo sui quotidiani on line notizie di ogni fonte e genere. In tv ne sento di tutti i colori. Spesso sono li che penso di scrivere un bel post, commentando un fatto piuttosto che un altro.

Poi però mi rendo conto, mentre rileggo la notizia, che c’è qualcosa che non va. Non so se quel qualcosa riguarda me, il mio modo di pensare e il mio – a volte- noioso modo di essere pessimista di fronte a molti avvenimenti.

Quindi rifletto, ci ripenso ed arrivo il più delle volte alla conclusione che sono nato in un paese di pazzi. Di pazzi o di dementi patentati. Opterei per la seconda parola, aggravata però dalla prima.

Chi me lo fa fare di scrivere migliaia di “battute” su un personaggio che ormai ne ha combinate praticamente di ogni? Alla fin fine siamo sempre qua a menarcela tra noi, che facciamo la figura dei rompiballe ad ogni costo, quelli che si preoccupano per sciocchezze di secondo piano che nulla hanno a che fare con la vita di un popolo bistrattato da sinistra a destra.

Ogni giorno c’è un decreto salva-faccia-da-culo nuovo, un’uscita creativa per spostare l’attenzione, un’impellenza televisiva per far sapere, un giudice comunista da compatire.
In sostanza la situazione è questa, che lo vogliamo o no. Berlusconi, rieletto per l’ennesima volta, come primi provvedimenti cos’ha fatto? Sì, parlo di quelli a favore degli italiani. Esattamente.

Prima si è fatto eleggere cavalcando l’onda del pregiudizio, della fobia e dell’ignoranza più becera, leggendo la favola dell’uomo nero agli italiani ogni sera al tg delle 20; successivamente, una volta eletto, ha pensato di pararsi le chiappe levando l’ICI (fa niente se poi la paghiamo con gli interessi, il “come” non interessa a nessuno), e infine ecco le manovre che devono cambiare il paese, rimetterlo in moto dopo lo sfacielo prodiano: via le intercettazioni, via i processi e immunità per le 4 cariche più alte dello Stato.

Tra tutto questo poi, quello che dovrebbe essere il leader dell’opposizione (assieme agli altri dirigenti del partito figli di decennali sconfitte, prese da tutte le parti), a capo di un partito più comico che raro, ci mette due settimane per decidere se incazzarsi o meno, guardandosi bene da nominare il nome del leader dell’opposizione.

Alla fine la conclusione è che, mah, sì, magari ci arrabbieremo in autunno, ma pacatamente, che ora fa caldo e non c’è fretta, preferiamo stare all’ombra.
Non avete ancora capito niente, cari politicanti di finta-sinistra. Il Partito Democratico che vogliamo noi elettori non è questo; se volete davvero diventare un reimpasto della nuova DC, sponsorizzato persino da Famiglia Cristiana (!), allora ditelo, così ci mettiamo l’anima in pace. Decenni di politiche toppate a sinistra hanno portato a quello che ora tutti abbiamo sotto gli occhi: un nulla cosmico in stato confusionale.


Sinistra, game over

giugno 19, 2008

PD, porco diaz

Qualunque cosa sia, la sinistra italiana è finita.
Le prime grosse avvisaglie le abbiamo avute il 13-14 aprile, con la dura sconfitta delle sinistre più estreme; poteva essere un buon segnale per virare finalmente verso altri orizzonti di crescita progressista e democratica, ma così non è stato.

Siamo dunque arrivati ad un punto in cui le analisi da fare sono tante, forse troppe e sempre con lo stesso canonico e storico ritardo cosmico: i tempi sono cambiati, non ci sono più le nuove stagioni, e i grandi uomini di sinistra se ne stanno accorgendo soltanto ora, ma con calma. Tanto il paese è già finito nelle mani peggiori di sempre, quelle che stanno distruggendo ogni minimo brandello di Democrazia rimanente.

In tutto questo caos, dopo la sonora batosta elettorale subita ovunque, il PD avrebbe dovuto svolgere il ruolo del cane da guardia, fare davvero il Governo ombra, alzare la voce, attaccare, mettere in difficoltà, invece ci ritroviamo con il suo leader, Walter Veltroni, immerso in una crisi politica apparentemente senza uscita.

Parliamoci chiaro: se Veltroni fosse stato negli Usa, dopo la notevole serie di sconfitte subite, probabilmente si sarebbe ritirato per fare qualcosa d’altro. Prendete il nostro amicone Al Gore, per esempio. Insomma, con le dovute proporzioni tra Italia e Usa, tra PD e Democratici, forse sarebbe meglio perlomeno dire qualche cosa ogni tanto.
Mi rivolgo alle persone di sinistra che ancora hanno il coraggio di dirsi di sinistra (questa frase fa molto “sinistra”, perdonatemi); dopo una campagna totalmente sbagliata, condotta volutamente sottotono, dopo la sconfitta alle politiche, dopo aver perso Roma ed altre roccaforti italiane, cosa ancora dovranno subire, le nostre povere coronarie?

E magari ti attendi una presa di posizione decisa sull’andazzo xenofobo-fascista preso dal paese negli ultimi tempi. Invece niente. Quindi non aspettatevi nemmeno che qualcuno proferisca parola sulla sconfitta sonante subita ancora in Sicilia, dove il PD addirittura è al terzo posto, sceso al 20%. Non hanno il coraggio, fanno finta di niente. Sì, va bene, ci sarebbero altri discorsi da fare per la Sicilia. Poi però vai a leggere i nomi dei candidati e ti convinci che forse hanno già preso abbastanza voti.

La sconfitta, lo sfacelo e il disastro però dovevamo aspettarceli dopotutto. Su cosa infatti ha puntato Veltroni per porsi come valida alternativa o unico esponente in grado di fare la differenza? Sul dialogo. E qui – passatemelo – mi cadono le palle, perché sfoderare “il dialogo” con uno come Berlusconi significa due cose: o sei imbecille oppure ti vuoi suicidare con le tue stesse mani. A parte che già in passato questa strada era stata tentata, ma in Italia dialogare vuole sostanzialmente dire che ognuno si fa i fatti suoi. Così è stato e sarà, nel silenzio più totale.

Veltroni, sorpreso (!), ha solo saputo dire che la legge salva-premier non è una priorità per il paese. Troppo tardi, lo è diventata. Cioé non ha detto che è una cosa vergognosa, che sputa sulla Costituzione e che in ogni democrazia occidentale non potrebbe accadere, frasi che Berlusconi usa incredibilmente al contrario. Uno potrebbe pensare che sì, insomma, non è una priorità, ma comunque – prima o poi– andava fatta. Al diavolo le posizioni nette, noi siamo il PD, quelli del ma anche, sì e no, anzi forse. Si vedrà, qui, quo ma anche qua.

Immaginatevi la scena. Veltroni, superincazzato, si reca con passo deciso da Berlusconi, che intimorito indietreggia; giunto a pochi centimetri da lui, Veltroni prende fiato e, “dialogo!”, grida. Silenzio. Risata con spernacchiamento generale.

E in futuro che cosa accadrà? Checché ne diciate, comunistofobi a posteriori che non siete altro, non avere un briciolo di sinistra (vera) o di destra (vera) in Parlamento secondo me non è una gran conquista per un paese come l’Italia, dove se riusciamo a far finta metaforicamente che “gioca sempre la nazionale”, va tutto bene o quasi: tutti diventano amici, col dialogo. Dialogate anche voi e la vita vi sorriderà.

È stupido infatti parlare di dialogo, quando dovrebbe trattarsi di un concetto sottointeso. Così come è sciocca la visione della cosa pubblica (cittadini+politica+media) di questo PD; finirà che Di Pietro porterà via tanti altri voti al PD e vi dirò, la cosa non mi dispiace affatto, perché (sarò monotono) è l’unico che sta facendo opposizione.

La prova di questo PD del “nulla che avanza”, come spiega Fede Mello, è che sabato ci sarà l’assemblea costituente del PD e sul sito non c’è uno straccio di proposta, nemmeno uno stupido promemoria politico. “Tutto quello che c’è è questo. Un nulla che ora come ora bene riassume la proposta politica del Partito Democratico“.

Perché dai, è bello fare un po’ i fighi in Rete sull’onda dell’entusiasmo iniziale e creare o iscriversi a circoli on line del PD, ma poi a fatti come stiamo? Malissimo. E c’è qualcuno del PD, qualche iscritto che si è degnato o si sta degnando di fare auto-critica, di farsi un bell’esame di coscienza e ripartire da zero, che forse si è sbagliato tutto, ma proprio tutto?

Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che si siede alla sinistra del Presidente dell’assemblea e, in generale, l’insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste.

Veltroni, ci dica lei dove diavolo vuole sedersi, ma ce lo dica adesso. Oppure, lasci davvero il posto a qualche faccia nuova, motivata, e cominci ad accettare che in questo momento…no, proprio “we can’t”.


I veri motivi per cui Berlusconi vuole impedire le intercettazioni

giugno 13, 2008


(al minuto 5.47 di questo video c’è un messaggio in codice per Anonimo-Italiano)

Cominciamo dalla conclusione: io non ho nessun problema a farmi intercettare. Anzi, intercettatemi; male che vada mi sentirete fare un po’ di pucci-pucci con la mia fidanzata, mi ascolterete insultare amichevolmente qualche amico, oppure il massimo del trash raggiunto potrebbe essere un rutto ben assestato.

Abbiamo già assistito a diverse intercettazioni che nel corso della triste storia italiana hanno coinvolto Berlusconi: dalle bombe “simpatiche” ai cavalli in albergo, fino ad arrivare alle recenti chiacchierate con Saccà. Ed è proprio di questo che vorrei parlarvi, perché qui sta la chiave della fretta che Berlusconi sta mettendo ai suoi servi nel portare in parlamento il ddl.

Mercoledì sera ho sguinzagliato due amici a Milano, dove Travaglio presentava il suo nuovo libro in locale stracolmo di gente. Purtroppo non ho potuto assistere anche io, in quanto ero impegnato, ma tant’è. Diciamo che Travaglio ha fornito le vere motivazioni, oltre quelle che tutti conoscoo, per cui Berlusconi vuole assolutamente far passare questa nuova legge il prima possibile. State bene attenti, che sono informazioni confidenziali, eh.

Marco Travaglio ha infatti spiegato che le indagini dell’inchiesta riguardante la corruzione stanno andando avanti e sono stati consegnati agli avvocati di Berlusconi i verbali di altre intercettazioni, molto più gravi e compromettenti di quelle che già abbiamo ascoltato. Lo spazzino paladino salvatore della monnezza non vuole assolutamente che queste vengano pubblicate, anche se credo che tanto…non succederebbe lo stesso un bel niente. Ci penserebbe l’opinione pubblica a insabbiare, magari con un bell’attacco ai comunisti o una frase infelice di qualche leghista, giusto per sviare l’attenzione.

Stando a quanto dichiarato pubblicamente dal premier si potranno eseguire intercettazioni solo per perseguire la mafia e il terrorismo. Indiscrezioni parlano poi della possibilità di effettuare ascolti anche per altri reati puniti con più di 10 anni di reclusione. Senza intercettazioni togliamo alla giustizia un fondamentale strumento di indagine e di controllo. Ad esempio non avremmo saputo dello scandalo di questi giorni alla clinica Santa Rita e i macellai avrebbero continuato a incidere, tagliare ed asportare senza troppi problemi.

In sostanza, come spiega Anonimo Italiano, verrebbero esclusi reati gravissimi o pene al di sotto dei 10 anni quali: soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato, utilizzazione dei segreti di Stato, infedeltà in affari di Stato, associazione sovversiva, attentato contro i diritti politici del cittadino, cospirazione politica mediante associazione, banda armata, peculato, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, millantato credito, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona, violenza privata, furto, rapina, estorsione, truffa, usura, associazione a delinquere…

La Lega, che inizialmente sembrava voler porre qualche freno a questo scempio, ha poi abbassato il crapone davanti al capo, sottoscrivendo l’accordo, come spiega Ghedini, l’avvocato di Berlusconi deputato del pdl che sta lavorando proprio su questo decreto. Per la serie, “il conflitto di interessi non sappiamo che cosa sia”.

La cosa più grave però è questa: il presidente del Consiglio ha infatti annunciato anche la volontà di punire con 3 o 5 anni di carcere i giornalisti che pubblicheranno il contenuto di intercettazioni telefoniche, mentre per ridurre a più miti consigli gli editori vorrebbe introdurre multe milionarie. Sarebbe il colpo finale ai pochi brandelli di informazione corretta rimasti in questo misero paese, dove tutto è possibile: una dittatura non troppo blanda insomma.

E in tutto questo, lo scomparso leader dell’opposizione cosa fa? Niente, sta li in silenzio a guardare. Il PD, in una completa fase post-disastro, si è trasformata in un’incredibile delusione per tutti quanti. Persino l’Economist ha criticato Veltroni, colpevole di essersi lasciato sfuggire una lunga serie di occasioni per mettere in seria difficoltà l’attuale governo. Sembra che faccia apposta, che abbia paura a dire certe cose. «Veltroni ha un’idea dell’opposizione che non appare assolutamente britannica», sottolinea la rivista; e Berlusconi non può che guadagnarci con la storia del “dialogo” ad ogni costo. Voglio semplicemente dire che tutte le scelte e le strade intraprese dal PD stanno portando a conseguenze disastrose: dagli accordi con Berlusconi per fare le riforme che non hanno funzionato in passato alla candidatura di Rutelli a Roma; dal “ma anche” a tutto il resto. L’unica risposta blanda data da Veltroni in merito a questa vicenda è che “non è una priorità per l’Italia”: grazie per avercelo detto, Walter.

Concludendo, non sono disposto a farmi prendere in giro come un pirla qualsiasi. Cioé non venirmi a dire che c’è in pericolo la mia privacy e quindi, levando le intercettazioni mi stai tutelando dai mostri cattivi. Questo è un provvedimento in favore dell’oligarchia del crimine. Punto e basta.

Ridatemi Mastella, vi prego.