Nemmeno nei primi banchi?

gennaio 12, 2009

Finalmente ho trovato un filmato che cercavo da diverso tempo.
Risale al 9 dicembre del 2004, quando Berlusconi si trovava con Vespa a presentare uno dei suoi libri, “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Titolo azzeccato, quantomeno nella contiguità storico-politica, seppur con modalità differenti.

Ma non sto scrivendo questo post per far notare come un dipendente della tv pubblica – Vespa – ad ogni uscita editoriale per la casa editrice scippata dal padrone, sia lì a farsi pubblicizzare da uno che, appunto, oltre a “fare l’editore”, fa anche il presidente del consiglio. Ebbene no.

So anche che vi starete chiedendo come sia possibile rispettare il diritto di informazione per i cittadini da parte di uno che lavora in Rai ma scrive libri e confeziona trasmissioni su misura per il padrone; comunque sia, per questa volta, gliela faremo passare liscia.

Tornando al video, Berlusconi non fa altro che ammettere ingenuamente una delle sue tante verità. Ci sta dicendo quello che pensa di gran parte degli italiani, come ci tratta e a che stregua considera i suoi elettori (lo zoccolo duro, la casalinga di Voghera, eccetera eccetera). Poi dite che esagero:

Uno studio corrente dice che la media del pubblico italiano rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media…e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi.

Ovviamente Bruno Vespa non può che annuire accanto a lui. Perché lui scrive proprio per questo pubblico.
Quando vi dico che a loro un popolo – che poi proprio un popolo vero e proprio non è – come quello italiano gli fa comodo, anzi comodissimo, e che la riforma scolastica che hanno attuato punta ancora di più ad appiattire le menti e a spingere i futuri cittadini a delegare ogni singola decisione alla figura del padre autoritario, non credo di essere così lontano dalla realtà.

Anche se questa volta, un po’ d’accordo con Berlusconi (nonostante sia lui una delle cause principali di questa regressione) potrei proprio esserlo.


C’è chi va e chi (ar)resta

dicembre 17, 2008

Quello che sta succedendo nel PD in questi giorni ha dell’incredibile. Sostanzialmente la polizia e la magistratura stanno facendo quello che la dirigenza avrebbe dovuto fare dagli albori: fare pulizia e spazzare tutti quei personaggi che invece di fare politica nel partito democratico dovrebbero stare in un monolocale con le sbarre. Molti pidini, anche quelli dei piani alti, staranno tremando in queste ore. Perché il partito è allo sbando da mesi e mesi, di nuovo ci sono solo le manette.

Ora un altro problema sarà quello di dover spiegare che cosa sta accadendo, prendere le distanze, magari non come fece Craxi coi socialisti. Perché vedete, un conto è allontanare subito da un partito i peggiori e poi dire che ci si era accorti chi erano e che per questo non fanno parte più del PD. Un altro conto invece è dover rispondere del terremoto che sta dando gli ultimi colpi al PD, a Veltroni, cioé il responsabile che dovrà risponderne – essendo il leader.

Fa poi morire dal ridere la non auto-critica fatta dal partito all’indomani delle primarie in Emilia e della ennesima sconfitta elettorale. Ogni tornata si perdono 10 punti circa, ma va tutto bene, la colpa è tutta di Di Pietro. Che invece guadagna, e molto. Il vero segnale che bisognerebbe interpretare è il calo costante dell’affluenza, il non voto, la non capacità di trasmettere senso di appartenenza, passione politica e speranze ad un elettorato che di solito – almeno a livello locale – premia la sinistra. Perché ci sono tantissime persone che vorrebbero un paese moderno e civile, ma questo i democratici non lo capiscono e continuano imperterrito a presentare personaggi ai limiti del grottesco.

Finché ci sarà questa dirigenza, come sappiamo, non si andrà da nessuna parte. E allora ben venga la magistratura, anche quella di destra che ora sta colpendo giutamente la sinistra. Sì perché se non ve ne siete accorti, lo scontro politica vs. magistratura si sta acuendo. E se oggi la giustizia sta cercando di distruggere i rimasugli di DC e PSI, sta compiendo una precisa scelta politica. Ok, è difficile spiegare perché a destra nessuno vada mai in carcere, invece a sinistra sì. Ma se volete davvero sapere il perché, ci pensa in modo pressoché scientifico Uriel (leggetevi il suo post, che vi farà bene) a dirvelo.

Fa pena guardare Veltroni durante questa costante agonia del partito in cui credeva tanto, ma in cui ha investito davvero male. Cioé cavolo dai, fai qualcosa, assumiti le tue responsabilità, è troppo comodo dire che “il partito non è tuo”. E di chi sarebbe, scusa? Arrabbiati, azzera tutto quanto, caccia via le brutte facce, manda un segnale deciso e preciso.

Tanto perderemo per i prossimi 10 anni, quindi di tempo per costruire qualcosa di serio ne avremmo. Altrimenti bisognerebbe, in tutta onestà, ammettere il totale fallimento dell’accozzaglia formata da DS e Margherita e mettersi da parte, magari dopo una bella sbroccata.
Questa sì, sarebbe una cosa davvero di sinistra.


I comunisti guardano ancora Tele+

dicembre 9, 2008

Che viviamo in un paese particolare lo sapevamo da tempo. Ed è un po’ anche per questo motivo che dico la mia sulla questione Iva-Sky in ritardo.
Faccio subito una premessa: non sto scrivendo questo post per schierarmi dall’una o dall’altra parte, anche perché questa la reputo una sorta di guerra tra squali.

Però le cose vanno raccontate per come sono quindi, dopo aver letto svariati post sull’argomento, vorrei provare a fare il punto della situazione, che magari vi siete persi qualche cosa.
Insomma se questa tassa, resa doppiamente sgradevole dal conflitto d’interessi, guarda caso appassiona più dei bonus e delle “social card” varati nel tentativo di sostenere la domanda interna, finanziando con poche decine di euro al mese una (ristretta) fascia di poveri…ci sarà pure un motivo, no? O forse è servita per non parlare di altre cose?

Gli angeli non stanno a SKY. Se dovessi spiegare in poche righe la vicenda vi direi che anche se SKY (facendo pressione sui propri consumatori attraverso uno spot), sta rispondendo agli attacchi scaricando direttamente il problema sull’utenza e non combattendo solo contro il Governo, ci sono alcuni motivi per cui questa storia andrebbe criticata in un certo modo. Ecco, diciamo che “lo spettacolo che stiamo dando come paese non è esaltante“, di questi tempi più del solito.
Perché con questo provvedimento diamo una volta di più l’immagine di un paese in cui esistono società – quelle del presidente del Consiglio – che sono “più uguali” delle altre. E con queste credenziali, più nessuno vorrà investire in Italia. E bisognerebbe storcere il naso soprattutto se liberali, moderati o come cavolo vogliono farsi chiamare.

1984: da Craxi ad Orwell. Smontiamo subito la storia che sarebbe stata la sinistra a dimezzare l’Iva a Sky. Berlusconi e i suoi spin fanno costantemente affidamento sulla memoria corta degli italiani, che bene o male mandano giù tutto alla fin fine. Sì perché, conflitto di interessi (evidente) di Berlusconi a parte, bisognerebbe prima o poi affrontare il problemone della televisione in Italia, che esiste da sempre.
Chi conosce un po’ la storia radio-televisiva italiana (se avete voglia di farvi male consiglio la lettura di questo libro in merito – cioé io me lo son dovuto studiare praticamente a memoria qualche anno fa…ora tocca a voi!) sa infatti che si parla da sempre di un mercato fuori controllo, con regole poco chiare e in cui un personaggio, attraverso amicizie e azioni spesso al di fuori della legge, è riuscito a costruire un impero che gli permette di governare un paese, indirizzare e creare l’opinione pubblica e via dicendo. E dire che gli errori cominciano da quando la Rai si chiamava EIAR…se non prima. E poi le concessioni, le varie leggi che non hanno mai risolto nulla, per arrivare al decreto Berlusconi firmato in fretta e fuoria da Craxi, quello della “guerra dei puffi” (non vi dico perché è stata chiamata così per decenza), fino alla Mammì, per concludere con la Gasparri.

Quando si chiamava Telepiù. Come spiegato sul blog di Gilioli, l’Espresso ci ha ricordato che il primo nome della tv a pagamento (fondata dal gruppo Fininvest) era Telepiù, ceduta successivamente ad una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che le darà il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione. Ma questo è un altro discorso. Anche perché la sinistra, quando ha avuto l’occasione, non è mai stata capace di risolvere il benedetto problema del conflitto di interessi; per informazioni citofonare a D’Alema.

Un’opposizione che non si opposiziona. Già quell’opposizione che anche questa volta non è stata capace di dare qualche stoccata, se non facendo qualche imbarazzante dichiarazione più contro Berlusconi in generale che inerente al problema. Insomma si poteva far notare che Sky è forse l’unico forte competitor italiano di Mediaset (pensate al calcio, ai film, ecc…) e che comunque sia, Sky se vorrà continuare a pubblicizzare i suoi prodotti dovrà passare da una concessionaria (Publitalia ’80) nelle mani di chi sappiamo noi; perché non pensate che ora ne guadagnerà l’informazione, con Sky tutta risentita con un ritardo decennale. Perché il 10% in più di Iva a Sky interessa solo quella pay-tv, appunto. Non so, si poteva prendere la palla al balzo per dire che il Governo aveva promesso di non alzare le tasse per favorire i consumi, invece l’ha fatto; si poteva riportare in auge con forza il conflitto di interessi, spiegando che un personaggio che da solo si fa l’ennesima legge per penalizzare grandemente un concorrente di una delle sue aziende, forse non è la miglior persona per governare.

Va bene Sky, ma i problemi sono altri. Partire da Sky per arrivare agli sgravi fiscali sugli interventi energetici che sono scomparsi (quando gente come la Merkel e Obama indicano la via della fonte alternativa come una delle più percorribili per uscire dalla crisi). Persone, famiglie e aziende che a causa di un assurdo provvedimento del governo, rischiano di perdere migliaia di euro investiti in interventi di risparmio energetico o produzione di energia rinnovabile.
E invece che ha fatto il PD di Veltroni? Si sono tirati solo ed esclusivamente i capelli per un possibile aumento di pochi euro al mese di abbonamento Sky, che tra l’altro interessa poche persone. Ma a parte questo, quello che mi fa incazzare è il modo con cui i pidini lo fanno. Semplicemente patetici. Per inciso poi, non dovrebbe risultare così automatico che se il Governo non dovesse ritirare il provvedimento, allora l’abbonamento Sky aumenterà di conseguenza. Altrimenti le pubblicità parlerebbero di offerte al netto più Iva, ma non l’hanno mai fatto.

Dalla parte di Internet. Sinceramente non mi interessa poi così tanto come finirà questa storia perché non sono abbonato Sky e mi guardo bene dal versare soldi a Murdoch, per ora. Anche se lui non si è mai candidato né tantomeno ha fatto editti bulgari. Se però – come probabilmente accadrà – vincerà Mediaset, allora faremo un altro passo indietro verso il canale unico, la voce unica, l’opinione pubblica autoritaria. Sky, che lo vogliate o no, rimane l’unico competitor di Mediaset, seppur su un altro campo.
Ci rimane come sempre Internet, anche se a stare a sentire alle ultime dichiarazioni di Berlusconi e Maroni, non c’è affatto da star tranquilli. Anche perché non hanno la minima idea di cosa stiano parlando.

Qualche modo per aggirarli e fregarli, rimanendo liberi, lo troveremo sempre spero. Obama, il suo staff e l’America più in generale, se ne sono accorti dell’importanza di Internet. La sinistra ha un’occasione straordinaria e se saprà coglierla e sfruttarla al meglio, ci potrebbero essere delle interessanti sorprese.
Ma se continuerà ad arrancarsi su posizioni elitarie, comprensibili soltanto a qualche nostalgico, allora saranno guai (se qualcuno ha ascoltato Norma Rangeri ad Anno Zero giovedì scorso, capisce di cosa sto parlando).

Tanto, peggio di così, cosa può succedere? Berlusconi è già al governo, e lo sarà ancora per molto tempo.


We can’t change

novembre 27, 2008

Giusto una settimana fa mi trovavo – come ogni giovedì – alla lezione di marketing politico tenuta dal Professor Marco Cacciotto. Potete facilmente intuire, visti gli argomenti trattati, quanto mi interessi questa materia: si parla in modo approfondito di campagne elettorali presenti e passate, si analizzano i vari elettorati e via dicendo, senza ovviamente dimenticare l’ultima campagna di Barack Obama. Una campagna che molto probabilmente, per molti versi, farà scuola e verrà ripresa (per non dire ricopiata) da molti altri leader politici mondiali.

Ochei, vengo subito al dunque, che magari non a tutti interessa approfondire la materia, che in realtà è molto più ampia. Quel giorno però c’era un ospite, Maurizio Martina, Segretario Regionale del PD in Lombardia. È venuto a raccontare principalmente la sua esperienza vissuta in America, dove ha seguito la campagna elettorale svolta dai Democratici. Dall’interno, dai quartieri generali, da alcune città, a contatto con giovani, vecchi, saggi e volontari dell’ultima ora.

Raccontava in modo abbastanza entusiasta come, innanzitutto, i Democratici americani non abbiano una struttura costruita in modo analogo al modello dei nostri partiti. “Fortunatamente”, pensavo io. Quelli dell’Illinois poi, sono davvero amici di molti democratici del PD italiano.

Ma la vera differenza parte dall’organizzazione territoriale del partito democratico americano, che reduce da due sconfitte consecutive ha decisamente cambiato rotta. Loro sono solidi territorio per territorio, in modo diretto, senza troppi giri strani; sono anche organizzati ottimamente sulle stesse scansioni elettorali; il coordinamento è funzionale alla Rete del partito. Per citarvi il caso italiano invece, qui in ogni ambito istituzionale (dal quartiere alla circoscrizione e dalla provincia alla regione) c’è un presidente, uno che alla fin fine decide per conto suo, ma ufficialmente come PD.

Insomma, se prima i Repubblicani facevano man bassa nei piccoli territori, nei paesi e via discorrendo, ora i Democratici li hanno stracciati, conquistando molte roccaforti nemiche. Questo però è stato possibile solo grazie ad un cambio epocale di passo partito dalla stessa base del partito. Fondamentale, spiegava Maurizio Martina, è stato il ruolo di Howard Dean, che dopo aver perso nelle primarie 2003 contro Carry, è diventato presidente nazionale dei democratici.

Con lui infatti i democratici americani sono tornati a ragionare sul territorio: fino alle ultime politiche vincevano solo la rappresentanza territoriale difendendo i territori forti di provenienza, mantenevano le grandi aree metropolitane ma lasciavano ai repubblicani tutto il resto. Sostanzialmente veniva accentuata molto la frattura città/campagna. Uno degli errori strategici che anche il PD italiano continua a commettere (pensate alle elezioni 2006, dove la campagna di Prodi fu incentrata solo ed esclusivamente a mantenere un vantaggio che in realtà vantaggio non era; basta vedere i dati delle regionali 2005 per capirlo).

Ovviamente fondamentale – come sempre – è risultato coinvolgere e convincere gli indecisi, cioé quelli che alla fine ti fanno vincere le elezioni. Dean ha cominciato un nuovo ragionamento di radicamento territoriale, soprattutto nei luoghi in cui i democratici erano più deboli. Semplice ma efficace.

Certo, il fatto di avere Obama, un vero leader quindi, aiuta molto. Ma la vittoria si è giocata molto anche sui temi, sulle cosiddette economic issues (la crisi in America è già ben altra cosa) che hanno prevalso sulle security issues, dove ancora i democratici hanno qualcosa da imparare evidentemente.

Per la prima volta poi mi sono stupito nel sentire Martina che spiegava come il web abbia avuto un ruolo importantissimo, anche se al web associava principalmente i volontari. Basti pensare solo a quanti soldi sono stati raccolti via Internet da Obama, per dire.
C’è un altro fattore però: per la prima volta non era presente alcun particolare orgoglio razziale che poteva dividere e creare strani controsenti; questa volta in campo c’era l’America e gli americani.

Questa volta insomma, tutti i giovani hanno votato per Obama, specialmente gli ispanici. Bisogna ringraziare le centinaia di volontari di Obama, perché erano inquadrati in una cornice organizzativa più che notevole. Essi hanno così saputo “mappare” correttamente il territorio, fattore che ha scavato una notevole differenza coi repubblicani.

Il Segretario però, precisava anche che non bisogna avere una visione “romantica” di Internet: non è che Obama ha vinto solo grazie al web. E fin qui siamo tutti d’accordo. Dall’altro lato però, il cambio di direzione partito dal web, la mobilitazione totalmente orizzontale e la rivoluzione dei contenuti politici e della campagna sono stati vitali per il trionfo di Obama.

Ed è proprio quando ho sentito “cambio di contenuti” che mi è cominciata a frullare per la testa una domanda fastidiosa da fare al Segretario (stimolato anche da Roberto Felter via twitter). Perché ok, la campagna americana, Obama e tutto il resto sono davvero delle cose interessantissime, stimolanti e sarebbe fantastico vederle in Italia. Ma è qui che sta il dubbio.

Ecco, arriva il momento delle domande finali, quindi gliela faccio. Gli spiego subito che la mia è più una domanda politica.
Gli dico, testualmente:

“lei non crede che una campagna fatta in un paese in cui, per un amante ci si dimette; se un parlamentare usa un aereo di stato viene arestato, così come se si fa falso in bilancio (etc.), non vada bene per un paese dove si viene eletti ministri con favori sessuali o dove, per citarle un episodio dell’altro ieri, un esponente del suo stesso partito consiglia la risposta ad un altro dell’opposizione? Crede che la popolazione italiana sia davvero pronta per un certo tipo di cambio di contenuti, di cui ha parlato anche lei?”

Speravo che almeno in una piccola aula universitaria un giovane del PD di buone speranze confermasse certe cose, esponendosi magari. In realtà, come mi aspettavo, la risposta è stata abbastanza elusiva. Per carità, Martina non ha negato niente, ma più che altro ha improntato la risposta sul ricambio generazionale, che ci vogliono nuovi giovani, nuove facce, un vero cambiamento. Al che gli ho fatto notare che l’esempio dovrebbe venire da loro per prima.

E anche qui era d’accordo, che ci vuole una mossa comune, anche da parte di chi è vecchio e non vuole scollarsi dalle poltrone comode di partito. A quel punto ho capito cosa voleva dirmi, quindi l’ho tradotto, dicendoglielo: “insomma, ci manca un leader, no?” “Sì è vero”, mi ha risposto.

Piccola parentesi. Il Segretario ha anche voluto precisare che si dissociava dal comportamento di Latorre (ricordate la storia del pizzino?) e che non era d’accordo con lui. E io avrei voluto fargli notare che non è tanto normale che in un partito ognuno faccia quel cavolo che vuole, e che ognuno la pensi in modo diverso dall’atro. Cioé, a voi pare normale?!

Parliamoci chiaro: Maurizio Martina e tanti altri come lui interni al PD, sanno bene che esistono certe usanze tristi e antiquate che continueranno a far perdere le elezioni a questa strana sinistra, che poi sinistra non è.
Solo che in questo modo, il partito che doveva rivoluzionare l’Italia, il cambio epocale e via dicendo, si sta sgretolando in modo imbarazzante. Tra gente che si dimette, gente che se ne frega degli ordini di colui che dovrebbe essere il leader e “si diverte”, eccetera eccetera.

Del resto, da tutto questo Veltroni si nasconde. Non c’è, come se non esistesse. Non una parola, mai una volta. Solo apparizioni misteriose.
Come fa un leader a non rispondere ad una disperata lettera di dimissioni come questa? Certo, il popolo italiano non è in grado di comprendere nemmeno uno dei motivi addotti dalla Tinagli, non è in grado di analizzarli e porsi davanti a loro con un atteggiamento critico.

Ma dove sono iMille? I democratici che volevano cambiare? Dov’è finito il “Yes, we can”? Cosa è cambiato? Niente. Siamo ancora in balia della Binetti, di un democristiano e di tanti strani personaggi che in società mature, al massimo raccoglierebbero pomodori. Con tutto il rispetto per i pomodori.

Se ci sarà mai un democratico che passerà di qui, mi ascolti: non è possibile cambiare senza cambiare.


In Via dei Matti numero zero (2008 dance rmx)

novembre 24, 2008

Era una casa molto carina *
senza soffitto, senza cucina;
non si poteva entrarci dentro
perché non c’era il pavimento.

Non si poteva andare a letto
in quella casa non c’era il tetto;
non si poteva far la pipì
perché non c’era vasino lì *.

Ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero *;
ma era bella, bella davvero
in Via dei Matti numero zero.

* Giusto, tagliamo i fondi alla scuola pubblica per darli alle private (come fatto nel 2001, sempre dal governo Berlusconi)
* L’ultima volta in cui una scuola è crollata sulla testa degli allievi (una scuola, quello che dovrebbe essere l’edificio in assoluto più sicuro insieme agli ospedali) è accaduto ad Haiti, il paese più povero dell’Emisfero Nord, pieno Terzo Mondo.
* La scuola non ha più fondi anche perché i trasferimenti di fondi dallo Stato agli Enti Locali sono stati tagliati pesantemente, perfino nell’edilizia scolastica (e i comuni non hanno più manco l’ICI)
* La Provincia di Torino (amministrata dal centrosinistra) ha stanziato per l’edilizia scolastica 10 milioni di Euro, che è poco meno di quanto il Governo ha messo a bilancio per tutte le scuole d’Italia sommate (!)
* La domanda è quindi: come conciliare e giustificare i tagli indiscriminati alla scuola di fronte a scempi di questo genere? Giusto, voltandosi dall’altra parte e preparandosi a pararsi il culo, come il governo sta facendo.


Radicalmente schierato

novembre 18, 2008

Fino a poco tempo fa Daniele Capezzone era l’ultimo figlioccio di Pannella, ex-segretario dei radicali. Radicali con la “R” maiuscola, almeno in teoria.

Ma in Italia tutto è possibile: trasformismo, doppio-giochismo, voltafaccia, tradimenti e via dicendo. Dopo l’allontanamento travagliato da Pannella arriva infatti la redenzione: Capezzone diventa portavoce di Forza Italia, cioé portavoce di Berlusconi, il padrone. Fino al giorno prima era un suo oppositore, ma non importa. Sono dettagli.

Nel video in alto, con la solita “tecnica dell’alza la voce per non far parlare l’avversario insultandolo”, possibilmente senza addurre argomentazioni intelligenti, trova un degno avversario: Marco Travaglio (click per vedere il video).

Daniele Capezzone

Capezzone però, incurante della figura che fa di fronte a tutte le persone dotate di un minimo intelletto va avanti, tra luoghi comuni, mercedes e frasi buttate a caso, senza apparente riscontro.

Tra le altre sue attività, dal 20 dicembre 2007 ha assunto la direzione politica dell’agenzia di stampa “Il Velino”, un nome che è tutto un programma. Il suo obiettivo è renderla la quarta agenzia giornalistica italiana e per fare questo, dopo aver comprato le quote coi suoi risparmi, da direttore ne diventa anche editore. Per non sentirsi troppo escluso dai vizi della nuova famiglia.

Sì perché qualcuno potrebbe pensare che tra il ruolo di portavoce di partito e il lavoro di direttore-editore di un’agenzia giornalistica potrebbe esserci qualche conflitto di interessi. Ma non un “liberale-liberista” come lui si definisce.

Insomma Daniele Capezzone, quello che si batteva per un certo tipo di ricerca e per l’associazione Luca Coscioni (come vedete in alto nella foto), è cambiato. Ed è diventato bravissimo ad utilizzare la tattica quotidiana perfetta per governare nel nostro paese: confondere gli italiani.


Legalizziamo l’eutanasia per Alitalia e i giornalisti italiani

novembre 14, 2008

La cordata Alitalia

Osservavo attonito in questi giorni alcuni servizi nei tg, che ormai riesco a guardare solo per pochi minuti, visto il penoso livello raggiunto dall’informazione italiana.
Argomento principe ancora una volta è Alitalia, tra scioperi, cordate e sindacati che si piegano al gioco degli interessi forti (quindi non tutelano i lavoratori, ma loro stessi…vero Cisl e Uil?).

Tralasciando per un attimo la questione Alitalia, notavo come il 99% dei servizi – dati come prima o seconda notizia ovviamente – fosse completamente identica in ogni canale televisivo. La qual cosa è l’ennesima testimonianza della pochezza del giornalismo made in Italy.

Sostanzialmente ogni servizio viene aperto da un/una giornalista che col microfono si affretta a drammatizzare sulle gra-vis-si-me conseguenze dovute allo sciopero dei dipendenti Alitalia. Immediatamente il/la giornalista si gira verso un paio di persone accanto a lui/lei facendo questa domanda: “anche lei doveva partire e non è riuscito vero?”. Ovviamente “il disperato” di turno non fa altro che lamentarsi sottolineando l’intento della domanda, cioé che questi cattivoni-fannulloni, scioperano per fare un dispetto agli italiani, pappappero.

Non è così. Innanzitutto giornalisti, lo dico a voi, lo sciopero esiste ed è proprio fatto per creare disagio. Sveglia. Probabilmente è una delle poche armi potenti rimaste ai lavoratori; e diavolo, ti avviso che farò sciopero, ho anche questa decenza. Non dovresti saperlo, altrimenti che senso ha scioperare, scusa? Non è che uno fa sciopero per non cambiare niente, in quel caso è meglio prendere ferie.

Seconda cosa. Provate a fare informazione per una volta, tirate fuori le cifre. Spiegate quante persone ad oggi prendono Alitalia per viaggiare. Su forza, fuori i numeri. Ah, facciamo caso anche al periodo dell’anno, che non siamo in agosto. Dite anche quanto costa volare con Alitalia.

Successivamente, informateci anche su cos’ha detto la UE in merito al famigerato prestito ponte. Come, non lo sapete? Bruxelles ha semplicemente spiegato che i 300 milioni di euro di prestito all’Alitalia sono aiuto di Stato, quindi a carico dello Stato. Cioé a carico nostro. Chi li pagherà i miliardi di euro bruciati per non aver voluto vendere la compagnia ad Air France? I precari o i disoccupati? Scegliete voi.

La verità è che i media, assieme ai numerosi luoghi comuni con cui si governa questo paese, hanno deciso che la colpa dev’essere scaricata sui piloti e sugli assistenti di volo. Dopo extracomunitari=capro espiatorio e lavoratori statali= fannulloni, ora l’equazione si sposta verso altre categorie di lavoratori.

E’ semplice: basta demonizzarli finché a furor di popolo, quando anche nei centri commerciali l’opinione diffusa durante i discorsi dell’italiano medio diventa “questi dell’Alitalia hanno rotto le palle”, arrivi a licenziarli. Problema risolto, sindacati ed esuberi dimenticati.

Diciamo le cose come stanno. A me non è mai interessato salvare una maledetta compagnia in costante perdita, un buco nero da sempre sulle spalle di tutti, per poterla regalare agli amici della fantomatica cordata, quelli senza soldi, quelli rinviati a giudizio, quelli che sono stati anche in carcere.

Ogni paese civile e moderno avrebbe avuto la decenza di far fallire Alitalia. E in un paese normale i giornalisti parlerebbero (per esempio) della vergognosa riforma scolastica-universitaria, delle proteste che vanno avanti da quasi un mese in ogni luogo d’Italia e di tante altre cose.

Avrei preferito finanziare, contribuire ed investire sull’istruzione piuttosto che su Alitalia. Perché tutti hanno diritto di conoscere, sapere e ricevere una corretta informazione, nel 2008.
Questo ovviamente in una democrazia in cui gli abitanti vengono chiamati “cittadini”.

Lo sapete bene anche voi, governare e controllare un popolo di ebeti è molto più facile.


Posto in piedi

ottobre 30, 2008

E noi che stiamo qui a discutere sul ruolo dei giornalisti nella comunicazione moderna quando bastavano due parole.


Violenza, repressione e assassini

ottobre 23, 2008

Francamente devo ammettere che qualcosa si sta muovendo. E’ ancora uno strato basso, poco coordinato, ma ci sono cenni vitali. Sono felice che gli studenti, categoria a cui ancora appartengo, stiano protestando e pensino di combattere per il proprio futuro.

Lo scempio mediatico a cui stiamo assistendo e a cui siamo assuefatti da fin troppo tempo sta scricchiolando, almeno ora. Prima Berlusconi e poi oggi Cossiga arrivano ad incitare alla violenza ed alla repressione. Ma per la gente è tutto normale.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»

Queste dichiarazioni sono comparse sul Quotidiano Nazionale di oggi.
E la cosa che mi da più fastidio è “vedere tutto ciò archiviato sotto la vì di vecchiorincoglionito, invece che sotto la a di assassino“. Sì, perché “uno dei protagonisti delle più oscure pagine della Repubblica si è costituito. Ed ha raccontato, lucidissimo, come si radicalizzano i conflitti, come si manipola l’opinione pubblica, come si stupra un movimento. Come, in definitiva, si decapitano le legittime aspirazioni di una intera generazione“.

Magari è furbo e lo fa per mettere in guardia tutti quanti su come in realtà vanno le cose in questo paese. Ma non è così purtroppo. Perché il popolo italiano è un popolo senza memoria. Senza palle. E non sa che cosa sia la libertà.

Cossiga potrebbe parlarci di Gladio, Ustica, Kappler, Moro e di tutte le nefandezze di cui si è macchiato. Ma nessuno glielo chiederà mai. Sarà per questo che io provo una gran voglia di andare in piazza per coprire l’assordante silenzio del mainstream berlusconiano.

E anche se molti scioperano ancora per perdere un fottuto giorno di scuola, lavoro o quello che vi pare, bisogna farlo, tutti quanti. Dopotutto la società italiana chi favorisce? Chi sono i veri vincenti?
Un laureato o un ricercatore sono gli sfigati, un tronista o una velina sono vincenti. Insegnanti, genitori e figli.

Ma sono sicuro che questa sera uscirà il famigerato “sei” al SuperEnalotto; davvero credete che sia stato un caso che, proprio in questo periodo, avvenga una cosa simile? Eppure giocano tutti, persino dall’estero. Chissà quanto ha incassato lo Stato, nevvero?

Vedrete, questa volta qualcuno sbancherà vincendo i 100 milioni, così per l’ennesima volta, tutti si dimenticheranno di tutte le sconcerie che – da quando è salito questo governo – stanno distruggendoci lentamente.
Credo che solo chi non ha niente da perdere rischia. Ecco perché oggi tutti quanti se ne fottono.

Berlusconi: “Mai pensato alla polizia nelle scuole”. Meno male che c’è youtube.


Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.