Incompatibilità di giudizio

maggio 19, 2008

Paolo Romani, sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, ha affermato che “Marco Travaglio è inammissibile come figura inquadrata in un servizio pubblico”.

La cosa suona un po’ come una sentenza anticipata e già scritta, proprio da quella parte politica allergica a qualsiasi tipo di giudizio esterno, amante però di quello irrevocabile sugli altri, che fondamentalmente sono sempre di parte o non obiettivi: il concetto è che se tu, giornalista in questo caso, vieni fatto passare come un deficiente, più nessuno parlerà del fatto in questione.

Rifletterei però su un’altra cosa, ancora più inquietante e tipica della flessibilità geometrica dei giornalisti italiani: un giornalista, chiunque esso sia, citando un fatto, commenta e chiede indirettamente spiegazioni ad un politico. Che non le da, facendo seguire una schiera di indignazioni scaccia-soggetto-del dibattere. Quindi cosa succede, dopo che la casta intera si unisce in un attacco deciso contro il giornalista in questione? Gli altri giornalisti storceranno un po’ il naso in nome di quella libertà di stampa e di giudizio che deve comunque essere difesa a prescindere dalle opinioni personali? Ebbene no.

Al contrario, i colleghi e gli opinionisti più dispe…disparati si appiccicano al potente e attaccano, scrivono lettere e vengono riesumati per le trasmissioni di educazione all’informazione corretta (Porta a Porta, Matrix, ecc…).

E’ normale che negli altri paesi avvenga invece tutto il contrario anche per inezie? Insomma perché nel nostro paese secondo l’opinione pubblica corrente, l’unica informazione utile e corretta sarebbe quella di chi, piegato e utile alla causa di chi comanda, si limita a raccontare noiosissime quisquiglie quotidiane (manco fosse l’elenco della spesa), spacciandole per ottima informazione?

L’informazione deve sostituire il noto all’ignoto; smettiamola di abboccare alle ampollose e retoriche analisi di chi riporta la realtà in modo non oggettivo, perché questo non è informare.
Perché in Italia non si informa: si “controlla”, o al massimo, per dirla con delle sfumature di grigio, si “governa”.

Annunci

Casini tra i leoni della libertà

febbraio 15, 2008

Berlusconi e Casini - Da La Stampa

Casini vuole correre “da solo”, oggi. Pierferdi però ci pensa, non si sa mai. Domani probabilmente, dopo aver chiamato Silvio suo, Pier tornerà all’ovile, abbracciando i cumpà di sempre. Oggi da solo, domani no, dopo domani chi lo sa. La comodità di scegliere secondo comodo, sempre, raggirando molti elettori del centro destra funziona. Perché a loro va bene tutto, va bene spostarsi ancora più a destra, va bene raccogliere i leghisti, i fascisti, una marea di ex-democristiani epurati; agli elettori del centro-berlusconismo (la destra è ben altra cosa, ahivoi) piace anche chiudere gli occhi di fronte al tradimento di uno dei loro tanto sbandierati ideali: la legalità. Nella coalizione in questione infatti, di legale e di discorsi sulla giustizia non c’è niente.

E poco importa se il pdl è semplicemente l’ennesima alleanza dettata dal marketing politico di una sera in piazza e non un partito nato dallo scioglimento di altri, da lunghe discussioni, confronti e consultazioni. Fa niente se ancora una volta il premier sarebbe quel Berlusconi che in 14 anni di “politica” si è già candidato 4 volte, è stato 7 anni al Governo, è uno dei più vecchi in assoluto sul panorama mondiale e non ha mai fatto nulla per cambiare questo paese, se non in peggio. Nessuno però lo schioderà di li, perché non ha ancora risolto tutte le sue questioni: finché morte non lo separi insomma.

Chissenefrega se dopo ogni legislatura è cambiato il governo, come ha giustamente fatto notare Veltroni, pratica figlia del caos introdotto ed esistente dal ’94 ad oggi. Silvio andrà avanti con la solita tiritera elettorale fatta di slogan e frasi vecchie, figlie di un sistema vecchio e stantio che Veltroni ha avuto l’accortezza di mettere alla berlina.
Ma non c’è problema, ai “moderati” interessano solo la patria e la famiglia: agli altri invece no; loro infatti pensano di difendere il concetto di famiglia nella società moderna dicendo no al riconoscimento civile di un’unione di fatto, non incentivando le coppie a far figli, a farli studiare e a far crescere il paese quindi (e ci metto un “lol” anche per le paghe minime di 1000euro, apriti cielo).

A differenza di Prodi, Veltroni sa comunicare in modo molto più semplice e diretto, ma anche nuovo. L’ha capito per primo, la gente è arci-stufa di una politica ormai nipote della prima repubblica; ha dato un taglio netto ai partitini e ai giochini rischiando molto, ma sicuro che è l’unica via per tentare di cambiarlo davvero questo paese. Poi sì, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, lo so anche io; non vorrei che qualcuno dicesse che ho abboccato dopo 5 minuti. Anche perché ancora non si conoscono i nomi dei candidati e quanto il PD si sposterà in mezzo, ma mentre a destra sappiamo già cosa potrà aspettarci, visto che il panorama è sempre lo stesso, con una forma e un nome diverso, per il PD sono curioso. Starò qui a vedere quindi, conscio che consegnare il paese ancora una volta nelle pericolose grinfie di Berlusconi sia un suicidio di massa.

Sì perché uno che riesce a farmi guardare “Porta a Porta” per più di 10 minuti, senza mandare a quel paese Mario Giordano per l’incredibile ed incresciosa faziosità e servilistica provocazione…qualcosa di speciale deve averla per forza.


Mercoledì cadrà Prodi

gennaio 22, 2008

Un po’ lo dico per scaramanzia (il paese è allo sbando e sull’orlo di un qualcosa di grosso, non so cosa ma me lo sento), ma fonti sicure che non posso riportarvi (ho amici persino in parlamento…!) me lo assicurano: dopo che Mastella ha lasciato la maggioranza con i 3 senatori Udeur (ciao ciao che ci torneranno sti poveretti), molto probabilmente Prodi cadrà e vi spiego come e perché. A meno che cada già oggi, ovviamente.

Domani ci sarà il voto per la fiducia a Pecoraro Scanio. A meno che tutti i senatori a vita votino a favore, non ci siano defezioni e giochetti fatti apposta, la Maggioranza se ne andrà a remengo considerando anche i numeri al Senato. Sì, perché i diniani voteranno contro (la compravendita di senatori ha funzionato nonostante le intercettazioni) e a meno di un miracolo Prodi non si salverà. Ecco a cosa è servita la tattica veltroniana di piacere e andare bene a tutti: a un bel cazzo di niente. Siamo alla frutta, allo sbando totale. Quindi se ci sarà un miracolo (o un incubo, rappresentato ipoteticamente dall’UDC che confluisce nella maggioranza accentrando tutto quanto e sfanculando definitivamente tutto quel poco di laico che era rimasto), Prodi dovrà comunque licenziare e riassumere nuovi dipendenti. È evidente che in questo modo non sia possibile fare nessuna riforma.

Cossiga ha dichiarato stranamente (e capirete perché dico stranamente): L’uscita dalla maggioranza dell’Udeur è da un punto di vista costituzionale irrilevante ai fini della sopravvivenza del governo. Secondo la Costituzione, il governo può essere rovesciato solo da un’apposita mozione di sfiducia, collettiva e non individuale. D’altronde l’uscita dalla maggioranza non comporta neanche il rimpasto di governo, perché l’Udeur al governo non ha più nessuno. D’altronde, per presentare una mozione di sfiducia al Senato occorrerebbe un numero di firme che i senatori dell’Udeur, essendo tre, non hanno, e certamente non saranno né Forza Italia, né l’Udc, che ormai è a un passo dall’entrare nella maggioranza, né An a firmare detta mozione. Il consiglio che posso dare al presidente del Consiglio Romano Prodi è ‘resistere, resistere, resistere’, e a tal fine nominare come ministro della Giustizia colui che ha inventato questo slogan, l’ex procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli”. Cossiga sa bene che tutto questo non potrà mai accadere, perché i centristi, i ciellini e gli ex-dc non si faranno scappare questa occasione, fantastica per i pecoroni italiani; tutti insieme appassionatamente (Mastella, Casini, ecc…), al centro, per poi magari riallearsi con Berlusconi. Figuriamoci poi cosa potrebbe accadere se Borrelli diventasse Ministro della Giustizia, l’ex capo di Di Pietro.

Mastella non ha più niente da perdere, perché probabilmente finirà sotto processo. Ci saranno compromessi, reimpasti, tutti li in mezzo a formare un partito unico, una bella DC, una presa per il culo che con noi funziona sempre. Il tanto sognato laicismo moderno e più europeo è morto definitivamente per la seconda volta, senza mai essere veramente nato. Mastella l’ha pensata bene questa mossa: domenica scorsa era a San Pietro e ieri Bagnasco è uscito con altre vergognose dichiarazioni in concomitanza delle sue dimissioni. Chiudete il cerchio: Mastella alle prossime elezioni sarà con Berlusconi e probabilmente prenderà ancora meno voti, dato che molti famigliari saranno agli arresti e quindi impossibilitati a votare…
Fossi un elettore del centro-destra (per fortuna non lo sono) mi vergognerei se il mio partito si alleasse con uno come Mastella ma si sa, di la tutto fa brodo. Mastella, il martire, ha fatto male a questo paese, molto male. Con la sua percentuale irrisoria in Parlamento ha fatto passare l’indulto insieme ad altre nefandezze ed ora se ne va sputando nel piatto dove ha mangiato; in un certo senso sta bene a Prodi e co., così imparano ad allearsi con persone di questa specie e a non sconfessarli mai.

Solo una cosa mi fa imbestialire più di tutte. In questi giorni parlando con amici che studiano all’estero (e non sono iscritti al KGB come pensate voi) ho sentito delle brutte cose: mi dicono che stiamo offrendo uno spettacolo scandaloso e vergognoso, che parlano di noi come non vi dico cosa e che ovviamente non sentiamo niente e non diciamo niente. Stiamo qui a guardare. In qualunque altro Paese dell’Europa moderna una maggioranza cade in Parlamento, di solito per una rottura politica che gli elettori capiscono e di cui comprendono le ragioni. Solo in Italia invece il leader di un piccolo, piccolissimo e infido partito, può annunciare la fine di una maggioranza politica in una conferenza stampa e successivamente nel solito salotto “confezionato su misura” di porta a porta. Senza prima spiegare alle Camere le sue motivazioni, senza rendere conto all’opinione pubblica delle sue decisioni e senza avere le palle di guardare in faccia gli italiani quando si sta per riconsegnare un paese in frantumi e mai scollato come ora a quel Berlusconi che, in 5 anni, non ha saputo far altro che condurci in questo oblio e distruggere tutto ciò che di democratico e di minimamente politico esistesse.