Il richiamo della foresta

marzo 14, 2008

Questo ottimo commento politico di Curzio Maltese dovrebbe essere stampato e distribuito in ogni angolo del paese:

Sarà la convinzione d’avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l’età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.

Persi i grandi alibi del sogno e dell’anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L’intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L’altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio (“Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?”) il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o “un tipo del genere”, un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.

Non si era ancora spenta l’eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d’accordo, è un fascista ma possiede giornali “che servono”. Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d’Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.

Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s’era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d’aver poi deciso di non onorare la promessa, “perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall’otto al dieci per cento”. Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.

Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l’immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l’intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E’ possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell’ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.

Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d’Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso. […]

In molti si sono accorti che Berlusconi non fa ridere, anche se si sforza di piacere per simpatia, qualità non utile per governare un paese come l’Italia. Se vuole fare il barzellettiere, che si ricicli al Bagaglino. Le parole di Curzio Maltese, il guardare Fini, il suo passato e l’ascoltare le sue frasi, la Lega Nord, ecc…, dovrebbero far vomitare ogni persona di destra di questo strano paese. Non è così, proprio perché Berlusconi considera il cervello degli italiani alla stregua di quello di uno scolaro delle scuole medie (affermazione fatta in passato).

Che poi quella ragazza precaria, abbia risposto così mi fa ribrezzo. E’ anche per questo che mi incazzo come una iena, per questo giornalismo fazioso “alla carlona”, per le migliaia di giovani come questa che chissà che cavolo hanno in testa. Secondo voi la Signorina in questione sa perché è precaria? Sa a chi deve la Legge 30 e la distruzione del mio e del nostro futuro? Dov’era fino a 2 anni fa? Probabilmente no, era li giusto per fare teatro. Perché al suo posto, io avrei risposto in altro modo e me ne sarei andato. La poveretta invece, sciogliendosi in brodo di giuggiole per un complimento – come la migliore delle oche – ricevuto dal padrone, non ci ha capito più niente: viva il culto della personalità.

Quello che infine mi chiedo e che continuerò a chiedermi è: dove diavolo eravate, elettori del PDL, tra il 2001 ed il 2006?
Ecco, vi siete risposti da soli. Perché siete voi la vergogna d’Italia.
Avrete intuito che l’incazzatura non mi è ancora passata, ma allegri: il mondo è grande, possiamo sempre andarcene.

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“Leggere il Blogaprogetto fa venire l’ansia”

ottobre 29, 2007

Leggere il Blog a Progetto provoca ansia: ad affermarlo è uno studio promosso da xlthlx e realizzato in collaborazione con un pool di 40 psicoblogger e…psicopatici. Leggere il Blog a Progetto alla lunga causa schizofrenia.
Sotto accusa i toni concitati, le frasi che sembrano lanciare allarmi bomba, termini super allarmistici e il pessimismo di ogni genere nelle visioni future. Lo studio ha analizzato, per un periodo di 4 settimane, i contenuti, i toni e il lessico utilizzato in diverse tipologie di post. Uno studio più approfondito invece ha analizzato sonounprecario, ritenendolo “totalmente incapace di intendere i propri lettori e di volere PR.

I temi trattati. I temi trattati rappresentano la causa più evidente dell’ansia, dello stress e della diarrea che sempre di più si associano ad una lettura quotidiana del Blog a Progetto, come sottolinea il 63% dei minorati degli intervistati. Nessuna speranza nel futuro, efferati scandali, accuse e litigi che minano ogni fiducia nei confronti della blogofera e di blogbabel: sono solo alcune delle tematiche che quotidianamente vengono sottolineate nel BaP. Alcuni lettori però sostengono che “non possono farne a meno” perché il BaP è meglio di Activia: regolarizza sia il ciclo, evitando gravidanze indesiderate, che i più duri moti intestinali.

I like the way you write. Per l’81% degli esperti non sono solo gli argomenti di cui si parla a generare questo clima da CALDO RECORD, per dirla alla studio aperto: a contribuire a far sentire il lettore un fallito è il modo in cui si parla di qualsiasi argomento, da quello più scottante a quello più tranquillo e leggero. Sotto accusa infatti finisce l’allarmismo (58%), ormai utilizzato in ogni tipo di post, dalle notizie di carattere politico a quelle usate come contenitore per alleggerire i temi. Ma non solo, sotto esame finisce anche la sottile ironia (24%), utilizzata come pagliativo per trattare ogni tipo di problema, dai preservativi di Catepol alle crisi di mezza età di Axell (ok, dopo questa Axell mi ucciderà sicuro, con una morte lenta e dolorosa).

Moderare i toni. A qualsiasi ora del giorno anche i post con le notizie più normali vengono annunciati come se si stesse dando la notizia di un’operazione di cambio di sesso di Sw4n o Pietro Izzo o la conquista del mondo da parte dell’Impero di San Marino. Insomma per il 57% i toni isterici che ormai dominano il BaP rappresentano una delle maggiori cause dell’ansia che sempre più spesso colpisce chi resta troppo tempo davanti ai feed del BaP.
Il blog quindi sta perdendo la funzione di intrattenere, come dice il 36% ma anche, sotto certi aspetti, quella di informare (29%): il continuare ad utilizzare certi toni pornografici rischia di far mettere sullo stesso piano notizie e temi di importanza diversa, causando alla lunga una sorta di atarassia dell’informazione, dove il modo in cui viene data una notizia ridicola diventa più pregnante della notizia stessa. Certo, solo per chi rimane vivo e non viene colpito da infarto nel leggere il prossimo conturbante titolo di un post del BaP.

N..N..NON HO BISOGNO DELLO PSI-PSI-PSI-PSICOLO-LOLO-GO. Per il 65% degli intervistati il BaP e più in generale la Blogosfera italiana sta sempre più diventando una fonte di stress (anche dal punto di vista rettale), genera odio (55%) e aggressività (49%), causa malattie ed epidemie e soprattutto fa venire anche l’ansia da prestazione, oltre che suggerire l’idea di venire continuamente fregati (42%) da qualcuno, tanto che sonounprecario è considerato l’iniziatore della sindrome da “oddioholettounpostdelblogaprogettomoriremotutti”, che rischia di avere conseguenze anche sul Nabaztag di Salvatore Aranzulla (48%), a rischio rapimento con tanto di richiesta di riscatto.

Sicuramente se BlogBabel istituisse una classifica di blog “ansiogeni”, il BaP “sarebbe ai primi posti”, affermano in coro gli editor.
Sicuramente se vi sta sulle palle qualcuno, dovete consigliargli la lettura dei feed del BaP.
Sicuramente il BaP può aiutare a regolarizzare il ciclo mestruale o l’intestino; può distruggervi moralmente ma può anche farvi sentire bene spiegandovi che c’è sempre qualcuno che sta peggio.
Sicuramente il BaP può fare bene.
Ma anche no.

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