Meglio mai che tardi

ottobre 19, 2008

Ma guarda un po’. L’authority per le comunicazioni si accorge che è il governo a dominare la scena dell’informazione dei nostri telegiornali. “Il predominio è più evidente nei notiziari Mediaset (incluso il Tg5 di Mimun, che insieme a Fede nega…!)“, ma anche il Tg2 non scherza, anzi.
L’Autorità per le Comunicazioni chiede ora alle reti pubbliche e private di riequilibrare.

Ma se ne accorgono solo ora, dico io? La prova dello stato imbarazzante in cui versa l’informazione ormai da troppi anni è dato anche dal fatto che nessun tg, se non quello de la 7, ha parlato di questa notizia. E la carta stampata non è da meno: oltre a Repubblica, solamente il Sole 24 Ore ha diffuso la notizia. Ansa, Corriere, Messaggero, La Stampa e così via, preferiscono parlare di cose “più italiane”.

L’unica verità è che non può esserci democrazia in un paese in cui l’informazione e la conoscenza si trovano nelle mani di pochi, manipolate all’inverosimile.
I dati sono sconcertanti, la disparità è doppia. E se studio aperto in questo periodo si sta occupando principalmente di screditare “l’ambiguo Obama”, come spesso lo definiscono, le altre reti mediaset sono un festival di parassitismo allo stato puro. Che c’è di nuovo, direte voi?

Niente, appunto. Questo è il vero problema.


Rai IV, la vendetta

luglio 15, 2008

https://i2.wp.com/canali.kataweb.it/UserFiles/Image/TELEVISIONE2/rai4_big.jpg

Ieri ha debuttato sul satellite il nuovo canale Rai, il quarto per la precisione. Si parla da subito di un canale votato ai giovani, ragazzotti che navigano in Internet, sensibili “alle suggestioni della moderna comunicazione”, come spiega Carlo Freccero, che stupido proprio non è.

Sì ok, ma c’è subito un problema sintomatico del fatto che nella maggior parte dei casi le cose vengono fatte senza ben sapere come dovrebbero in realtà essere: Rai 4 non ha un proprio sito Internet, tantomeno un blog. E questo non è un errore da poco per un canale che ritiene il web come fonte “formidabile di raccolta” di materiali proposti dalla Rete. Ok, magari il sito uscirà, ma cosa fai? Lanci il canale nuovo senza il sito?! Sì.

In più, come spiega Dario Salvelli, usare il DTT come tecnologia per andare incontro ai giovani mi pare una discrepanza, un errore alquanto strategico. Cioé non mi puoi parlare di contenuti e rapporto che cambia se per vederlo serve il digitale terrestre. Perché non provare un progetto totalmente votato ad Internet come Current Tv, allora?

La verità è che da anni in Italia non viene più fatta, progettata o pensata televisione; si preferisce importare continuamente format triti e ritriti, reality inguardabili o al massimo creare tristissimi giochi a premi condotti da presentatori imbarazzanti. E gli ascolti calano, però non si dice.

Se Rai 4 punterà sui giovani (recuperando peraltro le risorse finanziarie dalla chiusura di RaiUtile, talmente utile che non la conosce nessuno), c’è da dire anche che nel 2009 prenderà vita Rai 5, di cui ancora non si sa nulla. Alcune voci di corridoio spiegano che si stia parlando di altri nuovi canali dedicati “alle eccellenze del Made in Italy e ai lavori del Parlamento”… Una palla totale insomma, parliamoci chiaro: quante persone potrebbero guardare costantemente canali simili? Perché non date un’occhiata ai dati sulle caratteristiche socio-culturali degli spettatori? E magari sui loro gusti? E via così.

RaiSat è uno dei pochi comparti della Rai ad essere in attivo e capace di autofinanziarsi, quindi perché non puntare decisamente sull’innovazione e la sperimentazione? Carlo Freccero potrebbe essere la persona giusta, ma capisco che rapportarsi con la dirigenza, che certe dinamiche faticherà a comprenderle sino a che non scopriranno che negli Usa saranno avanti di 10 anni, e convincerla è dura, durissima.

Il futuro però non è il digitale terrestre. Prendiamo le altre Reti pubbliche del resto del mondo? Quanti canali hanno? Uno o due al massimo; la BBC ad esempio ne ha solo due. Se la tv di Stato vuole davvero sviluppare il modificato rapporto coi propri fruitori e puntare sui contenuti digitali, perché non si affidano davvero al web? Ne guadagneremmo tutti in qualità e soprattutto in riduzione di costi.
Che in un contesto pubblico non è cosa da poco.


Pronto Silvio, come posso esserle utile?

giugno 26, 2008

da Blogosfere.it

«In Rai sono tutti raccomandati, a partire dal direttore generale. Ci lavora solo chi si prostituisce e chi è di sinistra»

Queste le parole pronunciate da Berlusconi il 20 dicembre 2007. Ora invece è in arrivo l’ennesima ondata di cacca (ho rispetto per la merda), con le nuove intercettazioni che riguardano il Presidente del Consiglio, le raccomandazioni Rai, la corruzione, la compravendita di Senatori, Evelina Manna, ecc…

I tg Rai e Mediaset avranno il loro bel da fare stasera nel cercare di raccontar più balle del solito. Presumibilmente l’attenzione verrà spostata sul fatto che è stato intercettato, non sul contenuto, ovviamente.

Sti giudici comunisti non hanno proprio niente da fare. Tanto queste non sono priorità per gli italiani.
Infatti, sono priorità sue.


I veri motivi per cui Berlusconi vuole impedire le intercettazioni

giugno 13, 2008


(al minuto 5.47 di questo video c’è un messaggio in codice per Anonimo-Italiano)

Cominciamo dalla conclusione: io non ho nessun problema a farmi intercettare. Anzi, intercettatemi; male che vada mi sentirete fare un po’ di pucci-pucci con la mia fidanzata, mi ascolterete insultare amichevolmente qualche amico, oppure il massimo del trash raggiunto potrebbe essere un rutto ben assestato.

Abbiamo già assistito a diverse intercettazioni che nel corso della triste storia italiana hanno coinvolto Berlusconi: dalle bombe “simpatiche” ai cavalli in albergo, fino ad arrivare alle recenti chiacchierate con Saccà. Ed è proprio di questo che vorrei parlarvi, perché qui sta la chiave della fretta che Berlusconi sta mettendo ai suoi servi nel portare in parlamento il ddl.

Mercoledì sera ho sguinzagliato due amici a Milano, dove Travaglio presentava il suo nuovo libro in locale stracolmo di gente. Purtroppo non ho potuto assistere anche io, in quanto ero impegnato, ma tant’è. Diciamo che Travaglio ha fornito le vere motivazioni, oltre quelle che tutti conoscoo, per cui Berlusconi vuole assolutamente far passare questa nuova legge il prima possibile. State bene attenti, che sono informazioni confidenziali, eh.

Marco Travaglio ha infatti spiegato che le indagini dell’inchiesta riguardante la corruzione stanno andando avanti e sono stati consegnati agli avvocati di Berlusconi i verbali di altre intercettazioni, molto più gravi e compromettenti di quelle che già abbiamo ascoltato. Lo spazzino paladino salvatore della monnezza non vuole assolutamente che queste vengano pubblicate, anche se credo che tanto…non succederebbe lo stesso un bel niente. Ci penserebbe l’opinione pubblica a insabbiare, magari con un bell’attacco ai comunisti o una frase infelice di qualche leghista, giusto per sviare l’attenzione.

Stando a quanto dichiarato pubblicamente dal premier si potranno eseguire intercettazioni solo per perseguire la mafia e il terrorismo. Indiscrezioni parlano poi della possibilità di effettuare ascolti anche per altri reati puniti con più di 10 anni di reclusione. Senza intercettazioni togliamo alla giustizia un fondamentale strumento di indagine e di controllo. Ad esempio non avremmo saputo dello scandalo di questi giorni alla clinica Santa Rita e i macellai avrebbero continuato a incidere, tagliare ed asportare senza troppi problemi.

In sostanza, come spiega Anonimo Italiano, verrebbero esclusi reati gravissimi o pene al di sotto dei 10 anni quali: soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato, utilizzazione dei segreti di Stato, infedeltà in affari di Stato, associazione sovversiva, attentato contro i diritti politici del cittadino, cospirazione politica mediante associazione, banda armata, peculato, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, millantato credito, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona, violenza privata, furto, rapina, estorsione, truffa, usura, associazione a delinquere…

La Lega, che inizialmente sembrava voler porre qualche freno a questo scempio, ha poi abbassato il crapone davanti al capo, sottoscrivendo l’accordo, come spiega Ghedini, l’avvocato di Berlusconi deputato del pdl che sta lavorando proprio su questo decreto. Per la serie, “il conflitto di interessi non sappiamo che cosa sia”.

La cosa più grave però è questa: il presidente del Consiglio ha infatti annunciato anche la volontà di punire con 3 o 5 anni di carcere i giornalisti che pubblicheranno il contenuto di intercettazioni telefoniche, mentre per ridurre a più miti consigli gli editori vorrebbe introdurre multe milionarie. Sarebbe il colpo finale ai pochi brandelli di informazione corretta rimasti in questo misero paese, dove tutto è possibile: una dittatura non troppo blanda insomma.

E in tutto questo, lo scomparso leader dell’opposizione cosa fa? Niente, sta li in silenzio a guardare. Il PD, in una completa fase post-disastro, si è trasformata in un’incredibile delusione per tutti quanti. Persino l’Economist ha criticato Veltroni, colpevole di essersi lasciato sfuggire una lunga serie di occasioni per mettere in seria difficoltà l’attuale governo. Sembra che faccia apposta, che abbia paura a dire certe cose. «Veltroni ha un’idea dell’opposizione che non appare assolutamente britannica», sottolinea la rivista; e Berlusconi non può che guadagnarci con la storia del “dialogo” ad ogni costo. Voglio semplicemente dire che tutte le scelte e le strade intraprese dal PD stanno portando a conseguenze disastrose: dagli accordi con Berlusconi per fare le riforme che non hanno funzionato in passato alla candidatura di Rutelli a Roma; dal “ma anche” a tutto il resto. L’unica risposta blanda data da Veltroni in merito a questa vicenda è che “non è una priorità per l’Italia”: grazie per avercelo detto, Walter.

Concludendo, non sono disposto a farmi prendere in giro come un pirla qualsiasi. Cioé non venirmi a dire che c’è in pericolo la mia privacy e quindi, levando le intercettazioni mi stai tutelando dai mostri cattivi. Questo è un provvedimento in favore dell’oligarchia del crimine. Punto e basta.

Ridatemi Mastella, vi prego.


Incompatibilità di giudizio

maggio 19, 2008

Paolo Romani, sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, ha affermato che “Marco Travaglio è inammissibile come figura inquadrata in un servizio pubblico”.

La cosa suona un po’ come una sentenza anticipata e già scritta, proprio da quella parte politica allergica a qualsiasi tipo di giudizio esterno, amante però di quello irrevocabile sugli altri, che fondamentalmente sono sempre di parte o non obiettivi: il concetto è che se tu, giornalista in questo caso, vieni fatto passare come un deficiente, più nessuno parlerà del fatto in questione.

Rifletterei però su un’altra cosa, ancora più inquietante e tipica della flessibilità geometrica dei giornalisti italiani: un giornalista, chiunque esso sia, citando un fatto, commenta e chiede indirettamente spiegazioni ad un politico. Che non le da, facendo seguire una schiera di indignazioni scaccia-soggetto-del dibattere. Quindi cosa succede, dopo che la casta intera si unisce in un attacco deciso contro il giornalista in questione? Gli altri giornalisti storceranno un po’ il naso in nome di quella libertà di stampa e di giudizio che deve comunque essere difesa a prescindere dalle opinioni personali? Ebbene no.

Al contrario, i colleghi e gli opinionisti più dispe…disparati si appiccicano al potente e attaccano, scrivono lettere e vengono riesumati per le trasmissioni di educazione all’informazione corretta (Porta a Porta, Matrix, ecc…).

E’ normale che negli altri paesi avvenga invece tutto il contrario anche per inezie? Insomma perché nel nostro paese secondo l’opinione pubblica corrente, l’unica informazione utile e corretta sarebbe quella di chi, piegato e utile alla causa di chi comanda, si limita a raccontare noiosissime quisquiglie quotidiane (manco fosse l’elenco della spesa), spacciandole per ottima informazione?

L’informazione deve sostituire il noto all’ignoto; smettiamola di abboccare alle ampollose e retoriche analisi di chi riporta la realtà in modo non oggettivo, perché questo non è informare.
Perché in Italia non si informa: si “controlla”, o al massimo, per dirla con delle sfumature di grigio, si “governa”.


Qualitel-edipendenti

febbraio 11, 2008

canali.kataweb.it

Da Kataweb. Un interessantissima puntata di “Porta a Porta”: Vespa guarda negli occhi “Cape” e “zzolone” che non è l’ex segretario dei radicali

Da aprile, in Rai, entrerà in funzione il Qualitel, una sorta di indice di gradimento dei programmi tv. Vuol dire che, in un indice da 0 a 100, la tv di Stato ci dirà quanto le sue trasmissioni e i suoi tg facciano schifo.
Per ora la valutazione riguarda la fascia serale e verrà comunque fatta su interpellazione degli italiani, non si sa bene come però.
Sarebbe interessante, attraverso Internet, confrontare i dati dei teledipendenti che verranno intervistati con le votazioni degli utenti della Rete, che potrebbero istituire sì un indice di gradimento più interattivo e reale. Insomma, fa sorridere che ancora oggi, per cercare di capire se la tv di Stato piaccia o meno, si usino strumenti così tradizionali da rendere la cosa alquanto inattendibile e non-partecipata.


«Gazebizzati»

dicembre 20, 2007
Non ho mai parlato di calcio su questo blog e me ne guarderò bene dal farlo visto che non è proprio il luogo adatto. Anche se in questi giorni ne avrei a valanga di cose da dire (capitemi, sono interista e di sinistra), viste le ulteriori intercettazioni e gli altri sviluppi emersi che non hanno fatto altro che dimostrare perché certa gente 2 giorni prima abbia messo le mani avanti:
Non esistendo più da tempo, in questo Paese, un’etica e neanche un’etichetta condivisa, l’intero sconquasso di Calciopoli, come già era avvenuto per la più pregnante Tangentopoli, è stato retrocesso da Scandalo Nazionale a opinabile regolamento di conti tra club rivali. Fino all’autorevole e definitiva esternazione di ieri l’altro del presidente del Milan Berlusconi, al quale per liquidare Calciopoli è bastata una mezza frasetta di scherno tra un comizio volante, una galanteria alla Canalis e un antipasto. Neanche la fatica di un’intervista o una conferenza stampa: per liquidare come una inutile buffonata la giustizia sportiva, all’uomo più ricco del Calcio e della Nazione è bastata una battuta di un secondo, lo stesso tempo e la stessa fatica che si impiega a togliersi una briciola dal bavero.
Il paese si riflette anche e soprattutto in questi casi, in queste cose. Da un po’ di tempo infatti la politca italiana è stata letteralmente “gazebizzata”; non esistono più i confronti seri, i dibattiti, le discussioni, le proposte, non esiste più la politica stessa: per la fortuna dell’Ikea esistono i gazebo, luoghi riparatori e di ritrovo per anonomasia in cui dimostrare, dare credito, firmare, appoggiare, mostrarsi alle telecamere, raccogliere voti e condurre battaglie. Per dire, il mio vicino di casa ne ha messo fuori sul marciapiede uno per raccogliere firme affinché qualcuno gli tagli il prato una volta alla settimana. È questa la modernizzazione della politica, è questo il futuro partecipativo che ci aspetta.
Come si fa a capire il confine tra lecito e illecito se, per esempio, la misura dei diritti e dei doveri è totalmente sostituita da quella dei favori e degli sgarri? Il Moggi che apparve in lacrime davanti alle telecamere nei giorni di Calciopoli, annunciando il suo ritiro dal calcio e dicendo che gli avevano “rubato l’anima”, era un evidente refuso del romanzo all’italiana. Si poteva sospettare che gravasse su di lui qualcosa di simile alla vergogna, o quanto meno al disagio. Non che ci si aspetti il harakiri, qui da noi: fortunatamente, e detto senza alcun sarcasmo, sappiamo sempre anteporre alla nostra rovina e al nostro disonore un piacere di vivere che ad altre latitudini evidentemente difetta. Però, ecco, ce ne fosse mai uno che, pur convinto in cuor suo di essere una vittima delle toghe nerazzurre, stimasse più opportuno defilarsi un attimo, cambiare aria e luoghi, rifarsi un equilibrio lontano dai riflettori.

Ma no, macché, l’anima rubata a Moggi è stata rintracciata in pochissimo tempo, in fondo riconsegnata quasi a furor di popolo da tifosi e amici, da giornali e televisioni che lo hanno recuperato socialmente, e soprattutto dall’autoassoluzione che è la risorsa nazionale più inconsumabile. Crederci innocenti e vittime eterne di torti e persecuzioni, sia come individui che come categorie, lobbies, caste e famiglie, è quanto ci rende immortali, se lo segnino bene quelli del New York Times.

Moggi in realtà è una metafora moderna (presto questa voce apparirà nell’enciclopedia). Al posto del suo nome potrebbero essercene moltissimi altri e il risultato non cambierebbe. Quindi, in una società gazebizzata e priva di alcun tipo di etica, morale o giustizia, anche delle intercettazioni, anche delle voci vere e dirette vengono facilmente strumentalizzate a piacere, dimenticate e criticate.
Ascoltare Saccà che, sfoderando un leccaculismo incredibile, fastidioso persino al triste “capo”, dire a Berlusconi che non gli ha mai chiesto niente perché è troppo civile, quando in diretta gli sta facendo dei nomi di starlette qualsiasi fa sorridere; come a sua volta ci fa fare 4 risate il buon vecchio Silvio che attacca la Rai (con la solita tattica dello sviare il polverone altrove) affermando che in Rai, appunto, lavorerebbe soltanto “chi si prostituisce o chi è di sinistra” (quindi, seguendo il ragionamento, gente come Vespa si prostituirebbe, forse ha ragione Berlusconi). Parole dette da chi, nella telefonata con Saccà, “suggerisce” il nome di alcune avvenenti attrici. Ma lui ha ed è stato «gazebizzato» (e si è anche scottato con la borsa dell’acqua calda, diamine!), quindi tutto è lecito.
E allora vuoi scandalizzarti se qualche politico milanese da 4 soldi decide di autotassarsi per comprare un calciatore? Non bastava finanziarlo col digitale terreste o con altre vie indirette, ora servono i gazebo per comprare Ronaldinho, altrimenti non vale la pena muoversi per niente. Mi dispiace quasi far notare ai politici milanesi dai faraonici stipendi che la gente fatica a comprare il pane e la pasta, a far benzina e ad andare avanti, visti i rincari; mi dispiace perché poi sembra che io scriva le stesse cose, che io faccia demagogia e che io parli di aspetti scontati. Ma questi non se ne rendono conto, perché…anche loro sono stati «gazebizzati».
Gazebizzati anche tu, a casa o con gli amici e sul tuo blog campeggerà miracolosamente la scritta «You’ve officially been gazebized!».


Come funziona la tv in Italia

novembre 22, 2007

volevo postare il video in cui Berlusconi paragona il cervello degli italiani ad alunni di scuola media non dei primi banchi ma non l’ho trovato

Io sto dalla parte di quei teorici che vedono la tv più come uno strumento di controllo sulle masse. Forse perché mi piacciono i complotti e le storie intricate ma mi piace andare a rovistare dietro le cose e capirci qualcosa. O forse perché non c’è miglior strumento che possa tenere a bada o educare popolazioni intere come la tv. E dalle intercettazioni (e dalle reazioni previdibili di mediaset) del 2005 si possono capire facilmente moltissime cose, tantissimi aspetti di come venga fatta televisione in Italia e chi abbia saldamente in mano la gestione a piacimento dei mezzi di comunicazione, potenza di fuoco di portata incredibile, soprattutto in un paese vecchio cresciuto a pane, DC e televisione come il nostro.
Leggendo i testi delle intercettazioni non rimango stupito di nulla, anzi, ho un’altra certezza e imparo una lezione pratica che prima conoscevo solo per studiata: in tv non c’è nulla di vero o lasciato al caso. Finzione è se vi pare ma anche se non vi piace; chi ha partecipato ad una qualunque registrazione di una trasmissione tv come pubblico può capire bene e in piccolo di cosa parlo.
Non c’è da star allegri però perché la situazione italiana è un’anomalia tutta nostra e speciale a cui nessuno ancora ha avuto il coraggio di far fronte se non con slogan tutti elettorali. Parlo del famoso e bistrattato conflitto di interessi che secondo me andrebbe chiamato col nome giusto e cioé “conflitto con una qualsiasi democrazia o forma di pluralismo del mondo occidentale”, che in altro modo viene chiamato grande fratello. Siamo arrivati infatti ad un punto in cui il giorno prima ci tolgono “20” ma il giorno dopo ci ridanno “10” e quindi facciamo festa; siamo ad un punto in cui ci stupiamo quando sentiamo parlare di diffusione della droga o di cose che tutti sanno e fanno finta di non sapere. Ma è il sistema che è malato, rotto e molto più orwelliano di quanto sembri e sentire che addirittura certe persone si preoccupavano del fatto che la morte del papa avrebbe potuto aumentare l’astensione alle elezioni non è niente di speciale ma lo è agire di conseguenza sui tg e sulle modalità con cui riportare risultati elettorali, per cercare di nasconderli o ritardarli. E parliamo di elezioni regionali perse nettamente dalla cdl; se invece fossero uscite intercettazioni sulle ultime politiche staremmo parlando di colpo di Stato, perché nessuno sa bene cosa sia successo al Ministero degli Interni. Di poco ma l’abbiamo scampata. È normale nel campo della comunicazione televisiva pensare all’ordine delle notizie di un telegiornale, decidere cosa dire o non dire, ma non lo è fare trasmissioni-approfondimento pilotate soltanto da una parte e considerare tutto questo professionale come mediaset vuole far credere. Per non parlare della solita reazione di chi non ha mai chiarito il proprio passato, l’origine delle proprie fortune e tante altre cose avvalendosi della facoltà di non rispondere e della facolta di non farsi processare. E la cosa che mi da più da pensare e mi fa rabbrividire è che probabilmente la gente che provvede a fare tutto questo non ha ricevuto particolari direttive, se non ai piani alti, ma lo fa per fare bella figura col padrone; senza immaginare le catastrofiche conseguenze a cui porta avere dei mezzi di comunicazione servi di un padrone, di una persona nemica della libertà e del pluralismo.

Nei 5 anni di buio, ma anche nei 50 anni di precedente storia radio-televisiva, abbiamo avuto tanti sintomi, tante avvertenze di come andavano realmente le cose: dagli editti bulgari alle rimozioni dei direttori dei grandi quotidiani, dai telegiornali in cui le notizie spinose non venivano date o raccontate per ultime, seguite da servizi piacevoli per il pubblico, ai finti scandaletti che servivano per parlare d’altro, distogliere l’attenzione pubblica da leggi ad personam che dovevano passare, ecc… Tutto in stile P2, come loggia massonica aveva insegnato.
E chi pensa che programmi mediaset come striscia o zelig siano liberi e di sinistra è una persona disinformata; anzi, quei programmi sono i pochi esempi viventi di satira di destra, cioé quella che, facendo finta di sputtanare un personaggio, finisce per farlo apparire simpatico e buffo. Credete davvero che a mediaset passi qualcosa inosservato? Pensate che non facciano vedere quello che vogliono? Come direbbe Luttazzi, il compito della satira, dovrebbe essere quello di demolire un personaggio: si sa, la satira di Luttazzi fa male, molto male infatti, tanto da dover ricorrere ad allontanamenti. C’è qualcuno che sostiene che la differenza tra questo periodo ed il precedente sia che prima non sapevamo nulla di quello che accadeva, in tipico stile della destra che ha bisogno di controllare e censurare, mentre ora sappiamo fin troppo, in questo caso probabilmente per incapacità di gestire un rapporto diretto coi cittadini. E ripeto, venire a sapere che le trasmissioni andavano in onda a reti unificate non mi stupisce, come non stupisce che in Italia venga costantemente impedita la nascita di un terzo polo mediatico: basta andarsi a vedere le ultime leggi, passando per la Mammì, per la Gasparri, fino ad oggi, in cui nessuno ha le palle di parlare di 10 milioni di firme raccolte ai Gazebo (un quinto della popolazione italiana compresi i neonati) e di come venivano raccolte on line ad esempio. «Perché che Berlusconi sia bugiardo è considerato un fatto endemico della scena politica, un’eccentricità del suo carattere, una forzatura retorica serenamente metabolizzata. Come se dieci milioni fosse uguale a cinque o a due o a uno. Personalmente, temo molto l’assuefazione, che è l’ingrediente fondamentale del conformismo».
Ora in molti avranno capito come funziona realmente la televisione italiana e moltissimi altri continueranno a guardarla facendo finta che non sia successo niente, talmente assuefatti come sono alla verità che ritengono assoluta riversata dalla magic-box. Purtroppo però è la struttura Italia che non può più funzionare nei suoi meccanismi, superata, quel sistema il cui motto per vivacchiare è “va tutto bene, tanto tutti devono mangiare”; noi italiani infatti, piccola gente con un piccolo cervello, non abbiamo capito che il meccanismo è rotto da troppo tempo e per tirare avanti crediamo davvero che inculare il prossimo porti i suoi frutti. E che il paese intero possa andare avanti all’inifinito così. Fino a quando, il giorno dopo, non è il prossimo che incula noi. Il cerchio della vita di un italiano-medio, che vive nel sogno della favola berlusconiana.

Forza, Italia.

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Ciao Enzo

novembre 6, 2007

Da Corriere.it

Se ne va Enzo Biagi, classe 1920, ultimo della scuola di quei giornalisti obiettivi, veri, posati, professionali. Dopo Montanelli se ne va un grande uomo, forse l’ultimo che ne ha viste e raccontate di tutti i colori, che ne ha vissute tante in prima persona, in prima fila, attenendosi ai fatti.
Enzo Biagi era una di quelle persone che ascolteresti per ore, un uomo mai stanco degli allontanamenti, delle dimissioni forzate e degli editti bulgari nonostante facesse interviste e programmi sempre scottanti, e per questo veri.
Credo che il modo migliore per salutare Enzo Biagi sia mantenere il livello di sobrietà che da sempre l’ha caratterizzato, anche nei suoi innumerevoli aforismi:

Nella storia dell’umanità non cala mai il sipario. Se solo ci si potesse allontanare dal teatro prima della fine dello spettacolo

E ora lasciamo che tutti i giornalisti paraculi della carta stampata sviolinino pomposamente l’addio ad Enzo Biagi, senza che nessuno sia degno di pronunciare giudizio su di lui oggi, probabilmente nemmeno io; nessuno infatti, proprio nessuno si è ricordato di lui negli anni seguenti all’ultimo allontanamento forzato dalla Rai, nessuno ha osato rompere il silenzio nei 5 anni di buio.

Ciao Enzo, voglio solo ringraziarti per aver sempre raccontato la verità, bella o brutta che fosse. Ci mancherai.

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