Radicalmente schierato

novembre 18, 2008

Fino a poco tempo fa Daniele Capezzone era l’ultimo figlioccio di Pannella, ex-segretario dei radicali. Radicali con la “R” maiuscola, almeno in teoria.

Ma in Italia tutto è possibile: trasformismo, doppio-giochismo, voltafaccia, tradimenti e via dicendo. Dopo l’allontanamento travagliato da Pannella arriva infatti la redenzione: Capezzone diventa portavoce di Forza Italia, cioé portavoce di Berlusconi, il padrone. Fino al giorno prima era un suo oppositore, ma non importa. Sono dettagli.

Nel video in alto, con la solita “tecnica dell’alza la voce per non far parlare l’avversario insultandolo”, possibilmente senza addurre argomentazioni intelligenti, trova un degno avversario: Marco Travaglio (click per vedere il video).

Daniele Capezzone

Capezzone però, incurante della figura che fa di fronte a tutte le persone dotate di un minimo intelletto va avanti, tra luoghi comuni, mercedes e frasi buttate a caso, senza apparente riscontro.

Tra le altre sue attività, dal 20 dicembre 2007 ha assunto la direzione politica dell’agenzia di stampa “Il Velino”, un nome che è tutto un programma. Il suo obiettivo è renderla la quarta agenzia giornalistica italiana e per fare questo, dopo aver comprato le quote coi suoi risparmi, da direttore ne diventa anche editore. Per non sentirsi troppo escluso dai vizi della nuova famiglia.

Sì perché qualcuno potrebbe pensare che tra il ruolo di portavoce di partito e il lavoro di direttore-editore di un’agenzia giornalistica potrebbe esserci qualche conflitto di interessi. Ma non un “liberale-liberista” come lui si definisce.

Insomma Daniele Capezzone, quello che si batteva per un certo tipo di ricerca e per l’associazione Luca Coscioni (come vedete in alto nella foto), è cambiato. Ed è diventato bravissimo ad utilizzare la tattica quotidiana perfetta per governare nel nostro paese: confondere gli italiani.

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Made in Italy but not for Italy

novembre 28, 2007

In Italia ci si lamenta che la ricerca è ferma, non si va praticamente avanti. I cosiddetti cervelli scappano, felici di poter lavorare e venire valorizzati e soprattutto pagati altrove. Sì perché lo Stato italiano spende moltissimo nella formazione universitaria ma quando poi si arriva alla fine del percorso di studi, momento in cui tutto un paese può guadagnare del lavoro di una persona sola, ecco comparire l’incantesimo: lo Stato italiano infatti regala letteralmente tutti coloro che potrebbero contribuire ad un miglioramento complessivo della società a qualcun altro, gratuitamente. Insomma, non basta lo sperpero economico ci deve anche essere quello delle risorse umane vere e proprie.

I ricercatori italiani si dividono principalmente in 2 categorie: chi fa il proprio lavoro non solo per passione ma perché è masochista e non viene pagato o riceve giusto un rimborso spese e chi ha la “fortuna” di avere un contratto a tempo, con la caratteristica comune dello sfruttamento e della paga più bassa di un operaio neo-assunto (con tutto il rispetto dovuto, ovviamente). Loro hanno anche un blog e tra le tante cose, non chiedono poi così tanto. Mille euro al mese sono ancora poche, purtroppo, al giorno d’oggi…figuriamoci per un ricercatore precario.

E il bello è che non solo ci guadagnerebbero loro, i ricercatori, ma anche noi; è ovvio, perché se io posso permettermi di lavorare tranquillamente e sapendo che ho le spalle un po’ più coperte, lavoro meglio, senza troppi pensieri in testa. E se ricerco meglio, lo faccio anche e soprattutto per il mio paese.

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Peace and Love

novembre 27, 2007

Gli italiani che fanno la spesa sui viali preferiscono le prostitute dell’Est non solo perché costano meno delle italiane, ma perché con loro soddisfano il «bisogno di affetto e di comprensione». Tipico, siamo dei mammoni anche quando andiamo a pu**ane.

«Gli italiani vogliono sesso, il buon, caro, sano, vecchio sesso. E magari anche un briciolo di affetto, vero o immaginario, che non guasta mai»

Vai da una prostituta e cerchi affetto? Mi sembra un po’ strana come cosa; comprati un cane o un gatto se vuoi affetto. Ti lamenti di una donna che si prostituisce perché non ti da affetto?! Ma sei scemo?

«Con il sesso molti cercano anche affetto e un rapporto con la donna in generale, spesso l’atto vero e proprio passa in secondo piano»

Ah ok, è vero che le donne ci vogliono romantici; voi che pagate delle donne per fare sesso siete così originali, così sentimentali. Però, secondo lo studio fatto da Transcrime (nome quanto mai infelice…) emerge che a questi clienti non interessa la tragedia che spesso si nasconde dietro una prostituta “(per loro infatti «la tratta non esiste» o al massimo coinvolge poche persone e le «vittime» della prostituzione sono proprio i clienti «sfruttati a causa del naturale bisogno di sesso tipico del maschio»)”. Anzi, preferiscono le donne dell’Europa orientale o le cinesi proprio perché provengono da Paesi in cui vi è il «dovuto rispetto» per il maschio e quindi manifestano remissività anche nei confronti dei clienti italiani. Ah ecco, ora i conti cominciano a tornare…altro che affetto, secondo me è più un gioco di ruolo in cui il maschietto di turno pensa di tramutare il desiderio delle sue aspettative su una donna-oggetto che per soldi, è disposta a diventare una proiezione qualsiasi della mente di questi stessi clienti. Che dimostrano un malessere ed un’insofferenza di fondo verso le loro donne italiane, pur accampando scuse alquanto ridicole.
E veniamo quindi al dunque: parlando delle compagne o delle mogli infatti gli intervistati affermano che «ti costringono ad andare in cerca di sesso a pagamento perché quando ti sposano ti promettono che farai sesso tutte le volte che ne avrai voglia (e sennò chi si sposerebbe?), poi usano il sesso come una risorsa, un’arma, uno strumento per ottenere quello che vogliono». È vero che noi uomini abbiamo un naturale e fisiologico bisogno di fare sesso (lo so, è brutto da dire ma è così e le donne non potranno mai capirlo, lo dico ingenuamente e spassionatamente, senza voler dare colpe a nessuno) ma è altrettanto vero che da una ricerca come questa e da tantissimi altri studi, sondaggi, ecc…non fa altro che emergere un elemento: il matrimonio non è mai stato in crisi come ora e lo sarà sempre di più. Non scopro l’acqua calda e non voglio mettermi a parlare d’Amore, non è il caso, ma oltre al matrimonio è sicuramente in crisi anche la coppia normale, quella classica con le sue istituzioni e il precariato e la mancanza ulteriore di minime certezze non farà altro che accentuare tutto questo. Probabilmente è in crisi l’Amore tradizionale stesso e tutti quei princìpi che pensavamo fissi e immutabili e che in teoria contribuiscono alla durata di un rapporto stesso: si è infatti sempre parlato di fedeltà, sincerità e che è impossibile amare più di una persona contemporaneamente per esempio; forse sono tutte cazzate che appartengono ormai ad un’altra era o forse no, sta di fatto che per rimettere in moto tutto quanto e per rimettere in moto tutti quanti a tutti serve tanto Amore. Pensate come sarebbe bello vivere nel perenne stato della prima fase di un innamoramento, con usi, costumi e consumi (anche economici) derivati, diciamolo senza paura. È un’ovvietà, peggio di un pensierino di seconda elementare ma non si usa più parlare d’Amore, fateci caso.

Peace and love, beli beli.

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