La Banlieu e i “cut off society”

novembre 29, 2007

Da corriere.it

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a vari scontri a Parigi tra polizia e periferia urbana. Questa volta, a differenza del 2005, tutto è nato perché due ragazzini, di 15 e 16 anni, dopo aver rubato una moto, sono morti scontrandosi nella fuga contro un auto della polizia. Basta infatti un qualsiasi evento per scatenare la rabbia contro la polizia da parte di chi, tagliato fuori fin troppo dalla società civile, non ne può più di subire sulla pelle una vita fatta di evidenti differenze sociali. Certo, non è una scusa per dare fuoco a quello che si vuole, spaccare e sparare contro la polizia.
Eventi simili potrebbero essere paragonati, un po’ forzatamente, ai nostri ultrà che fanno parlare i giornali di guerriglia urbana, anche se i tifosi lo fanno soprattutto per altri motivi, almeno in teoria. Nelle periferie francesi infatti vivono molte persone agli estremi della società vera e propria, in condizioni ai limiti della povertà e della decenza; gli immigrati francesi non fanno altro che manifestare una profonda crisi sociale in atto già da molto tempo.

Sarkozy per ora risponde reprimendo e minacciando ma, da figlio di genitori stranieri quale è, potrebbe forse cominciare a comprendere che le cause sociali della situazione nei quartieri sensibili restano comunque le stesse e la polizia non può, da sola, rispondere. Rispondere alla violenza con altra violenza non è produttivo, prendere provvedimenti a livello politico e sociale, forse sì.

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A lezione di francese

novembre 23, 2007

Da più di una settimana in Francia moltissimi lavoratori scioperano, si astengono dal lavoro e creano giustamente disagi. Addetti ai trasporti pubblici che portano a ripercussioni soprattutto sui lavoratori pendolari, statali, studenti ed altre categorie che si fermeranno nei prossimi giorni scendono in piazza ma non solo una mattinata o un giorno. Questa volta infatti l’hanno fatto per 9 giorni.
Bene, si lotta compatti per ottenere lo scopo o non ottenerlo, ma intanto ci provano e si fanno sentire, eccome. Protestano contro molte riforme che sta proponendo Sarkozy tra cui soprattutto quella sui regimi speciali di pensione, tanto che oggi la Sorbona di Parigi è stata chiusa.
Non c’è niente da fare, i francesi hanno bene in mente il concetto di democrazia e di lotta per mantenerla: non a caso molte rivolte sociali sono partite da loro. Ricordate la protesta per il contratto di primo impiego? Sì, il contratto che era migliore della nostra legge Maroni del contratto a progetto e che nella versione francese è stato immediatamente cancellato. Qui da noi no, si fanno manifestazioni goliardiche con le magliette, giusto per dare da mangiare a quelli di studio aperto, di sabato con la scusa di una parola, senza considerare più di tanto cosa c’è dietro a quel “bamboccioni”, coinvolgendo poi parti politiche che hanno contribuito a creare e firmare nei 5 anni precedenti la legge vergogna che ha ridotto sul lastrico intere generazioni. Tanto per fare un po’ di caciara.

Dall’altra parte delle Alpi abbiamo invece i francesi, che sono furbi ed hanno delle specie di “casse comuni” alimentate ogni mese con piccole quote dai lavoratori stessi, a cui attingono nei periodi di sciopero. In questo modo sì che lo sciopero è un’arma vera e propria, altrimenti si riduce il diritto allo sciopero e alla piazza ad una baggianata a cui si ricorre soltanto quando ce lo suggerisce la tv, magari per andare a votare in alcuni gazebo. Noi infatti non possiamo permetterci di avere sindacati che ci difendono, istituzioni giuste, lavoratori coalizzati. Questo semplicemente perché il sistema è rotto e lo sappiamo bene o male tutti ma evidentemente ci va bene così.

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