De rerum pompino

luglio 9, 2008

http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/

I benpensanti storceranno il naso dopo aver letto il titolo, ma gente, siamo nel 2008 e oltre a farveli fare di nascosto, dovete cominciare anche ad accettarli in pubblico. So che non vi fate problemi.
Perché l’Italia, e sotto sotto lo sapete tutti, è un paese che sta andando avanti a pompini, siano essi fatti con bocca o culo. Insomma, “il pompino” è stato ufficialmente sdoganato sia come termine che come lecita pratica: se lo fa il presidente del consiglio, se lo fanno le ministre, possiamo stare tranquilli. Ma il pompino è anche una metafora, il concetto che riassume perfettamente i giorni nostri, la società italiana, un paese cattolico solo politicamente.

E’ dell’altro ieri la notizia della scoperta di fantomatiche intercettazioni false che l’autore di La Privata Repubblica, blog che spesso leggo, aveva pubblicato (e che potete leggere qui). Subito si scatena il tam-tam mediatico on line, seguito da minacce di chiusura del sito, querele e varie demonizzazioni della Rete Internet, come si di colpo fosse diventato importante quello che scrive un blog.

No, non sono false. Dire che le intercettazioni sono false è sbagliato; sbagliato perché leggendole, solo un sottosviluppato mentale potrebbe ritenerle veritiere. Quella era satira pura, bella e buona; e se scrivi un post inventato, satirico, non è che devi scrivere che stai scrivendo una stronzata, altrimenti il gioco finisce subito. Ma, come spiega l’autore alla breve intervista rilasciata a Gilioli, in Italia la satira non esiste, quindi ecco spiegato il problema. Se io scrivo sul blog che gli asini volano e qualcuno lo riprende come scoop è colpa mia? Direi di no.

Big Bang blogosferico. Ma come ha fatto a scoppiare un simile caso? Insomma, quante volte noi blogger abbiamo scritto sciocchezze e non è mai successo niente? Io stesso ne scrivo tante ed abito ad Arcore, ma fino ad ora nessuno mi ha minacciato… Questa volta invece è successo che Dagospia, scoperte le intercettazioni ha segnalato la cosa sul proprio blog, che riceve quotidianamente migliaia di visite. E qui viene il bello, perché possiamo trarre alcune conseguenze, ulteriori prove della penosità totale del livello giornalistico italiano, un giornalismo fatto di copia incolla alla bell’e meglio, un copy and paste velocissimo dai toni esclusivamente sensazionalistici. Bisogna farlo prima di un’altro giornale per il primo principio di Emilio Fede.- “Se dai per primo una notizia sei un figo di dio”. Il secondo principio invece recita che “quando dai una notizia, fallo nel modo più gridato e scandalistico possibile, fregandotene delle conseguenze”.*

Constatazioni amichevoli. La prima deduzione che faccio è la seguente: invece che preoccuparsi di oscurare un presunto professionista che si precipita a riprendere un possibile scoop non verificando le fonti e non riconoscendo la firma di un quasi mio coetaneo dietro ad un’intercettazione alquanto triviale, ci si è impegnati a denigrare il Web, come al solito. In questo senso risulta fantastica la notizia dell’Adnkronos sul “sito registrato alle Antille”; chissà cosa penserà l’uomo comune. Roba da agenti segreti per non farsi scoprire nelle attività di informazione distorta fatte in Internet, luogo di pazzi. In realtà basta un semplice Whois per scoprire che il titolare del dominio non ha scelto di nascondere i suoi dati.

Deduzione due: anche i blogger nazionali più letti in assoluto probabilmente sono alquanto incompetenti. Dagospia riprende una baggianata facendo una figuraccia, senza saper distinguere il vero dal falso, monta il caso, viene sputtanato e ora fa la vittima, parlando di bufala e passaparola. Quando qui nessuno si era scandalizzato di niente, perché evidentemente ci aveva fatto su una risata. Se vuoi fare l’esiliato in Rete stai alle regole anche tu, bello. Non sputare nel piatto in cui mangi; fai più bella figura e non perdi reputazione se ammetti l’errore, ma questo è un meccanismo comune che scatta in molte persone del mondo professionale, che colpite nell’orgoglio reagiscono come chi tanto denigrano (di casi di blog oscurati o blogger minacciati per vari post ne abbiamo avuti tanti).

Deduzione tre: molti giornalisti della carta stampata leggono blog e li usano per crearsi le notizie ad hoc, anche se pochissimi lo ammetteranno. E spesso, siccome non conoscono le dinamiche, dicono che i blog sono cazzate, ma alla fine li usano – eccome – facendo la figura di quelli che venuti al dunque, quando in ginocchio davanti a te c’è una pronta a farti un benedetto pompino, non ce la fanno perché non gli si alza. Un po’ come nelle finte intercettazioni insomma.

Grazie a quelli come Te. Mi sento di ringraziare di cuore ragazzi come l’autore de LPR. Non solo perché sono dotati di un’intelligenza non comune, che ha del geniale, ma perché in questi casi mi permettono di capire tante cose. Un post cazzuto come questo (in tutti i sensi), scritto così bene e in modo così impeccabile non è da tutti. Credo che l’80% dei giornalisti italiani non sarebbe in grado di ricorrere a certi paragoni e/o a certe citazioni. E io ti ringrazio anche se non ti conosco e non so il tuo nome, perché persone come te fanno sì che tutti i pagliacci che governano il mondo dell’informazione e che controllano un paese pornografico, vengano facilmente smascherati, sputtanati, messi alla berlina. E mi fai capire che nonostante io non abbia un lavoro fisso, non giri in elicottero, non sia abbonato a mediaset premium, sia laureato in scienze della comunicazione, ecc…sono non so quante spanne al di sopra di loro. Sono talmente sciocchi che quando si parla di sesso non ci capiscono più niente: figuriamoci poi se ci mettiamo una bella ministra con cui qualsiasi italiano farebbe sesso in modo più o meno violento. E’ il parco gnocca quello che fa cadere i potenti, siamo sempre li. Il pelo di figa.

Spygame. La “merda nel ventilatore” di cui parla Dagospia è sì “la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo dell’informazione”. Ma quella spia non è chi ha pensato a quelle intercettazioni false. Perché un blogger ancora non il potere di fare informazione, dettando l’agenda politica quotidiana; al massimo tanti blogger insieme possono influenzare e con fatica arrivare ai piani alti. Sei tu che fai informazione verosimile e romanzata; e ora è inutile tacciare il testo come “postribolare”. Se faceva così schifo, perché è stato ripreso come scoop? Bisognava pensarci prima. Da che pulpito poi viene la predica? Basta osservare certi titoli o le immagini presenti sul blog dove è scoppiata la querelle per rendersi conto che di postribolare nella stampa e nei modi di fare informazione in Italia ci sia ben altro.

Una mattina mi son svegliato. Specchio, specchio delle mie brame, chi ha la faccia di palta più paraculo del reame? Loro continueranno a guardarsi fieri allo specchio, mentre qualcun altro riceverà minacce di chiusura blog, censure varie e chi più ne ha più ne metta. Perché, per esempio “Secondo l’adone meshato** Facci, comunque, la Carfagna sarebbe “il punto di non ritorno per un elettorato cui puoi propinare quasi tutto ma non tutto”. Oooh, certo: puoi propinare corruzione di giudici, corruzione alla Guardia di Finanza, legami con la mafia, Schifani, falsi in bilancio (chè tanto, ormai, è reato non farlo il falso in bilancio), società offshore, P2, Lucignolo, Cicchitto & Bonaiuti, l’eroe Mangano ma non un pompino della starlet-trasformata-ministro? Certo, e Bondi è Ministro della Cultura, allora.”

Pari opportunità. Il cavaliere da Tokio spiega che gli italiani non si scandalizzano per gli scandali. E ci vuole un giornale argentino per scoprire che ci sarebbe un intercettazione tra due esponenti politiche che discutono su come fare una buona fellatio al capo, risollevandogli il morale, ci vuole un quotidiano straniero per dire che la Ministra delle pari opportunità sarebbe li per meriti particolari.
Ma ora “basta con i veleni. Fermiamo questa strategia della tensione occulta, strisciante, questo complotto che attenta alla destabilizzazione del dialogo tra maggioranza e nonopposizione. Non chiediamoci cosa possiamo fare per la gnocca. Chiediamoci cosa può fare per noi la gnocca.”

* Per dovere di cronaca, onde evitare che qualcuno creda davvero che esistano i due principi giornalistici di Emilio Fede, vi dico che sono falsi, sono cazzate che mi sono invetato io.
** Come ha spiegato Facci in un commento, non è meshato.
*** Se per caso ti senti offesissimo o danneggiato da questo post, prima di farmi causa con la tua schiera di avvocati, avvisami via mail. Che io vorrei solo scrivere in libertà. Insomma, almeno rimuoverò le gravissime ingiurie che ti ho dedicato senza troppi patemi d’animo. Tanto di soldi non ne ho, sonounprecario: non faccio mica il presidente del consiglio.

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Livoroso professionale

maggio 15, 2008

Un consiglio ai livorosi professionali: piantatela di cercar di sminuirmi dicendo cazzate che rimarranno confinate in un angusto blog e pronunciate da anonimi. Là fuori c’è un Paese che mi considera, da molti anni, tra i più brillanti giornalisti in circolazione: prendetevela col Paese.

Il commento è di uno “tra i più brillanti giornalisti in circolazione”: Filippo Facci.


Facci un piacere: apriti un blog

maggio 13, 2008

Da Wikipedia scopro di avere qualcosa in comune con Facci: anche io sono nato a Monza.

Filippo Facci (Monza, 11 maggio 1967) è un giornalista italiano.
Giornalista e scrittore, ha iniziato la sua attività professionale collaborando giovanissimo a L’Unità, a La Repubblica e poi approdando a L’Avanti, quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove da “abusivo” si occupò di seguire l’inchiesta su Tangentopoli cercando di fare da contraltare alle notizie che uscivano dalla Procura. Sulla base dei suoi articoli l’Avanti! fu soprannominato “il gazzettino degli avvocati”.
Dal 1994 ha scritto per Il Giornale, per L’Opinione, per Il Tempo sino a tornare a Il Giornale nel 1998 e curando una rubrica quotidiana sulla prima pagina (“Appunto”). Collabora anche con Il Foglio, con Il Riformista e con Grazia. Una sua rubrica su Il Domenicale, settimanale culturale di matrice cattolica edito da Marcello Dell’Utri, è stata soppressa per dissensi con la direzione. Per qualche anno, su Il Giornale e sul Foglio, ha scritto anche critiche e reportage di musica classica poi raccolti in un libro.
Ha partecipato alle trasmissioni Parlamento In, L’antipatico e dal marzo 2008 ha una breve rubrica politica nel programma Mattino Cinque condotto da Claudio Brachino e Barbara D’Urso su Canale 5. È spesso ospite di trasmissioni e talkshow di argomento politico.

Nonostante questo curriculum di tutto rispetto, è proprio Facci che ha scritto il post intitolato “Narco Travaglio” su Macchianera. In cui, in centinaia (probabilmente migliaia) di battute, non riesce minimamente a negare il fatto che Schifani abbia avuto certe frequentazioni. In compenso Leonardo dal suo blog risponde egregiamente a Facci, smentendo completamente il suo post e scomponendolo pezzo per pezzo. Vivamente consigliata la lettura.

Qualcuno dirà “vabbé, è Facci”, ma è sin troppo facile scrivere un post del genere e chiudere i commenti. Cioé già uno che giustifica certe amicizie perché di vecchia data, non può risultare molto credibile. E insomma, come ho scritto ieri, Travaglio non è la giustizia, quindi ci penserà qualcun altro a giudicare, al massimo. Ma la cosa interessante è che nemmeno Facci nega certe frequentazioni. Quindi, come la mettiamo?

La mettiamo che Facci è in contraddizione totale. Perché insultare Travaglio col fine di difendere Schifani non è un buon modo per smentirlo, anzi. Se poi vai a scrivere che Lirio Abbate dice il vero e Travaglio, che lo cita alla lettera, invece mente, il caos è servito. E scusa se qualcuno ha osato interessarsi al passato della seconda carica dello Stato, visto che fino a ieri era uno dei tanti volti. Anzi, peccato che solo un giornalista abbia osato farlo.

Quello che poi non si capisce è il perché Schifani non smentisca un bel nulla. O non aspiri ad un contraddittorio in cui possa controbattere a Travaglio, visto che è tornato prepotentemente di moda. In campagna elettorale il contraddittorio non è lecito, sia mai, mentre quando fa comodo, il cosiddetto contraddittorio all’italiana ci viene sbattuto in faccia come giustificazione suprema a tutto e tutti. Del resto lo dice pure la Finocchiaro (sto parlando di una candidata in Sicilia che prende le difese, seppur indirettamente, di un personaggio che forse ha avuto frequentazioni mafiose…capito perché si perde, poi?).

Per di più Facci usa dei morti (Montanelli e Biagi): nemmeno loro possono smentire. Noi però possiamo dire che Montanelli lavorava con Travaglio, non con Facci. In più, sviando come fa in tutto il suo post, afferma che non è mai esistita una telefonata tra Mangano e dell’Utri. Ma mente. Esiste un’intervista rilasciata dal magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi in cui si parla proprio di quella telefonata. Per la cronaca, l’intervista venne registrata quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone: qui il testo integrale e qui il video sopravvissuto alle varie censure (in Italia non è mai andata in onda se non sul satellite. In un punto di questa intervista si parla di ‘cavalli’. “Giornalista: Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli. Borsellino: Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.”). Insomma, Facci mente anche qui.

Un altro problemuccio poi sorge quando si scopre che persino El Pais, il noto quotidiano spagnolo, scrive un articolo su Schifani, che riporta le stesse identiche cose (qui la traduzione in italiano):

Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d’Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco.

Abbiamo capito che la questione è nata perché certe dichiarazioni sono state lette in tv; su Internet bene o male, troviamo tutte le fonti necessarie per risalire alla verità. Verità che non è quella di Facci, che ormai eletto ad avversario per antonomasia di Travaglio, nonostante si giochi un buon repertorio di bassezze, alla fine le “prende sempre”, giornalisticamente parlando.

Insomma, nonostante io probabilmente non abbia le capacità giornalistiche e d’analisi dell’uno o dell’altro, mi sento di dare un consiglio a Facci.
Se vuoi questo benedetto contraddittorio, apriti un blog. Anzi, cambia cognome e apriti un blog. Che ormai tutte le battutine legate al tuo cognome non fanno più ridere nessuno, lo so anche io.
Che se ti apri un blog, c’è il rischio che qualcuno – tu compresocominci a prenderti davvero sul serio.


Perché non voterò mai questo PD

maggio 12, 2008

Dunque, in Italia succede questo. Un presentatore fifone che si guarda sempre bene dall’uscire dalle righe o di dare fastidio sempre a qualcuno appena appena più grande di lui, invita Marco Travaglio come ospite. Scoppia il solito caos sul capro espiatorio di turno. In realtà se chiami Travaglio in trasmissione bene o male sai a che argomenti vai incontro. A meno che sei così stupido da pensare che Travaglio venga li a parlare di gossip o a limitarsi a ridere alle tue sciocche battutine che interrompono ogni ospite che intervisti.

Fabio Fazio, l’a-carismatico. Sabato sera ho guardato in diretta la trasmissione e mi ero già incazzato come una iena quando Fabio Fazio spesso interrompeva, come suo solito (secondo lo schema: domanda (spesso intelligente) > prima parte della risposta dell’ospite, che poi continua magari raccontanto un aneddoto > battuta stupida di Fazio > applausi comandati > altra domanda) e come se fosse il peggiore dei cagasotto, Travaglio che citava date, nomi e fatti, dicendogli di non parlare dei non-presenti ed ovviamente dissociandosi con frasi del tipo “io non sono d’accordo, ovviamente sai come la penso”. Ma scusate, che personaggio è uno che mette le mani avanti con ogni ospite “scomodo”? Sei una persona adulta, avrai le palle di manifestare una tua opinione?!

W l’autoreferenzialità dei blogger. Luttazzi ha spiegato più di una volta il genere a cui si ascrive Fazio. Vedere un presentatore tutto prostrato e inclinato sulla sua infima debolezza che legge una lettera di vergogna, di scuse (per paura di perdere il tranquillo angolino su rai 3) o come volete definirla è un segnale orribile, illiberale e diseducativo. Sii uomo per una volta, leggi quella dannata lettera e dissociati. Tira fuori le palle. Anche perché gli esponenti di pd e pdl che si sono affrettati a condannare l’episodio, l’hanno fatto non tanto perché non è vero, ma perché è stato fatto, appunto. Cioè ciò che li ha preoccupati maggiormente non è il fatto che Schifani possa avere o meno legami con la mafia (il suo curriculum non mente), ma il fatto che qualcuno abbia osato soltanto dire una cosa del genere in tv. Come spiega Mantellini, “in questo paese l’abitudine ad essere osservati e giudicati dalla stampa, così come avviene in tutti i paesi del mondo, è ai minimi storici. I giornalisti in Italia, nell’ottica strabica della politica o sono utili alla causa o non sono”. La stampa servirebbe anche e soprattutto a giudicare e a monitorare i profili dei politici, le loro azioni, ecc… Che cosa ce ne facciamo di un’accozzaglia di striscianti lombrichi?

La seconda carica dello Stato. Se ancora non avete idea di chi sia Schifani, fatevi un paio di idee. Come scrive Travaglio, “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”. Stupisce, a prescindere da tutto, il fatto che sia ritenuto normale in Italia beccarsi un presidente del Senato con quel curriculum. Perché probabilmente in un altro paese la candidatura di un personaggio simile non sarebbe stata minimamente presa in considerazione. Perché i media avrebbero ribaltato come un calzino il personaggio in questione; è una sorta di forma di controllo che viene attuata nell’interesse dei cittadini. Qui invece si limitano a riportare il demagogico e compatto pensiero di tutta la casta. Nessun tg ha osato trattare la biografia della seconda carica dello Stato, per la serie “se è li, per forza se lo merita”.

La delusione PD. Ma veniamo al nocciolo del post: in tutto questo che cosa combina il pd di Uolter? Come reagisce? Nel peggior modo. La disastrosa (fin qui, visto il suo risultato in Sicilia) Finocchiaro ha dichiarato infatti che trova “inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Contraddittorio? Cioé? “Sei un mafioso!”, “no, non è vero!”? Bene o male sarebbe andata così. Perché allora, come ha detto Di Pietro, ogni volta che qualcuno parla o scrive di una rapina, bisognerebbe sentire la versione del rapinatore. Vedete? Ci ritengono stupidi. Evidentemente lo siamo se ci trattano così.

Il PD è stato umiliato alle elezioni, le ha straperse, e ancora mantiene una linea di “rispetto” dell’avversario. Non ne parla, non osa fare nomi, non ha palle. Un partito che si è rivelato completamente senza coraggio; era troppo facile capire di correre da soli: quello non è coraggio, è paraculaggine. Cioé Zoro potrebbe fare altri 1000 video, tornare a Matrix, andare da Vespa…ma non servirebbe a niente; la prova è che Veltroni, nonostante abbia ricevuto una critica notevole da gran parte del suo elettorato, non ha nemmeno dato una piccola risposta – anche simpatica – a Zoro. So che può essere un esempio sciocco, ma è lo stesso problema che tratta Zoro alla fine del video: la distanza tra loro e la gente. Sono più che certo che per un caso analogo Berlusconi avrebbe risposto, anche ironicamente (questa segnatevela, ho detto una cosa non negativa su Berlusconi). Il pd no, sta zitto e va avanti a fare figuracce. E dire che c’eravamo cascati in campagna elettorale…

Quelli non riescono davvero a comprendere i gusti dei propri elettori, infatti il risultato si è visto. Mai un po’ di carica, mai niente di niente. Alle elezioni infatti hanno preso niente meno che gli stessi voti di ds più margherita. Però la Binetti sì, lei va bene. E intanto ci si riempie la bocca con il governo ombra, quando in realtà un vero governo ombra, sapete cosa dovrebbe fare? “Il primo compito dell’opposizione non è quello di dire no o di avanzare controproposte. La funzione principale sarebbe quella del controllo sull’attività della maggioranza. Prima della magistratura e della stampa è la minoranza il vero cane da guardia del potere”. In Inghilterra ad esempio ci sono interrogazioni a sopresa, come a scuola, in cui il ministro ombra fa un massimo di sei domande orali al suo corrispondente della maggioranza, che è obbligato a rispondere a voce. Subito.

Il pd come ha risposto quindi all’alzata di toni col fine di insabbiare poi il tutto? Con un niente, appunto. Anzi, con un po’ di vergogna della Finocchiaro, che forse voleva vendicarsi di quello che scrive su di lei Travaglio. Complimenti, voi sì che rappresentate e capite i vostri elettori. Sono proprio contento di non aver votato questo pd. Davvero. Perché continua imperterrito a sbagliare e ad andare dalla parte sbagliata (basta vedere chi hanno candidato e chi sono i ministri ombra), sperando di raccattare tra 5 anni i delusi del pdl. Che in realtà è fatto dal cosiddetto “zoccolo duro”.

Il Travaglio della verità. Il concetto che sta passando in tv è che Travaglio sia stato mandato da comunisti russi con la barba lunga per infamare i grandi eroi del parlamento. I tg lo dipingono come un bugiardo e un infame, mostrando solo le opinioni del politico o le confessioni del Fazio di turno. In realtà ha semplicemente citato un libro per il quale nessuno è stato querelato. Mi verrebbe quindi da dire che certe cose in tv non si vuole proprio dirle. Insomma Travaglio non può mandare in galera nessuno con i suoi libri, saranno i giudici eventualmente a fare il loro dovere.
Per questo Travaglio, che non è così stupido da riportare certe falsità visto le persone con cui ha a che fare, ha sempre detto delle enormi verità, poi ognuno ne può trarre le proprie considerazioni. Certo, in un paese in cui si dice che Mangano è un eroe e non succede niente, le persone non si chiederanno chi sia veramente Schifani, ma piuttosto perché Travaglio si è permesso di dire certe cose.

Comincio seriamente a pensare che le ironiche tirate finali della Littizzetto (non confondetele con la satira, quelle fanno ridere perché lei sfotte i personaggi a cui si rivolge, sulla linea di striscia, iene e co.) siano il simbolo dell’unico paese che è privo di un tg o programma satirico coi controcazzi, nazione dove la superficialità regna sovrana: prive di contenuti ma cariche di parolacce. Che alla fin fine, a noi fanno tanto ridere.