…e io invece sono precario

ottobre 17, 2008

Ignoranti, analfabeti, privi degli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (soltanto meno del 20% degli italiani supera quel livello minimo di capacità alfabetiche, contro percentuali del 50% in Svizzera e Usa, 60% in Canada e 64% in Norvegia).

E lo sei anche tu che leggi (leggilo in modo acido!), se dopo aver cliccato sui due link proposti (che poi sono lo stesso articolo con commenti differenti), chiudi il browser perchè pensi che siano troppo lunghi. Troppo sbattimento vero? La soglia dell’attenzione per più di 30 secondi non regge? Sono i primi sintomi. Che portano alla morte. Cerebrale. Biiiiiiiip.

Ora capite perché gli facciamo comodo così? Ora capite perché siamo un popolo stregato dai nani, dalle ballerine, dalla tv, dai giochi, dai furbetti. Certo, abbiamo grandi colpe, ma ci hanno voluto portare a questo punto. Un popolo stupido, dei cittadini ebeti, sono meno pericolosi di un popolo informato e con la mente sveglia.

Trentacinque milioni e ottocento-ottantanove mila trecento-trentasette (35.889.337). Sono le persone che, secondo gli esperti, hanno bisogno di un sostegno all’alfabetizzazione. Dove? In Italia. Ricordiamo che all’ultimo censimento gli italiani residenti risultavano essere 59 milioni e 619.290. Secondo il Corriere della Sera, che riporta queste statistiche Istat e Unesco, gli analfabeti (cioè incapaci di leggere e di scrivere) sono sempre attorno ai 780mila ma è il popolo degli ‘analfabeti funzionali’ che cresce e che secondo l’Unesco colpisce un terzo degli italiani e ne mette a rischio un altro terzo“.

“Altri numeri spiegano il fenomeno: i privi di titolo di studio sono in Italia 5 milioni e 981.579; quelli che hanno la licenza elementare sono 13 milioni e 686.021; quelli con licenzia media 16milioni e 221.737. I laureati sono il 7.5 per cento. Essere ‘analfabeti funzionali’ significa non riuscire a scrivere dure righe di presentazione per cercare un posto di lavoro. C’è chi ha bisogno di un appoggio – spiega sempre il Corsera – per compilare un bollettino postale o per capire il senso di un testo anche breve”.

Tra i giovani il 21.9 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni non riesce a prendere il diploma di scuola media superiore. Secondo i primi risultati dell’indagine condotta dalla Ials (international adult literacy studies), quasi il 5% della popolazione italiana adulta non è in grado di affrontare qualsiasi tipo di questionario scritto. Si tratta di due milioni di persone. Il 33% di quelli che rispondono al questionario si ferma al primo gradino della scala di valutazione. Un secondo 33% fa un passo in più nella lettura e comprensione dei testi e raggiunge il secondo livello: abbozza qualche risposta. Dalla seconda analisi sempre della Ials l’analfabetismo funzionale di ritorno è pari al 20% tra i laureati e al 30% tra i diplomati.

Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

Se leggete i due articoli, non potrete che mettervi le mani nei capelli. Io non pensavo, non credevo fosse possibile. Ma siamo messi peggio delle stime, davvero. E poi dite che esagero quando scrivo che siamo un popolo destinato all’estinzione, a meno che ci rinchiuderanno da qualche parte, come fanno con le specie in via d’estinzione: “oh guarda figliolo, un italiano! Ma ora passiamo all’altra gabbia, che c’è un esemplare padano!”.

E ora, grazie alla riforma Gelmini le cose non potranno che peggiorare. Perché di questo passo articoli come questi non sapremo più né scriverli, né tantomeno leggerli.

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La disastrosa riforma della Gelmini: un salto indietro di oltre 50 anni

settembre 5, 2008

Il 4 settembre del 2008 passerà alla storia come la data in cui la scuola elementare (da sempre fiore all’occhiello d’Italia, presa a modello da molti per la qualità), grazie alla riforma della Ministra Gelmini, tornerà indietro di almeno 50 anni.
Superate anche le immani stronzate su divisa, voto di condotta e luoghi comuni vari, arriva l’idea finale dell’insegnante unico. Una furbizia da manicomio.

Credo che dal punto di vista pedagogico ed educativo sia quantomeno una catastrofe. Non solo va a scomparire la compresenza di altri insegnanti in una stessa classe, ma un’insegnante unica dovrà effettuare voli pindarici da una disciplina all’altra, dall’italiano all’informatica, dalla matematica alla storia e così via. Un disastro.

Che si fottano tutti i bambini che mostreranno qualsiasi segno di difficoltà, un’insegnante sola mica ha tempo di seguire bambini con più o meno problemi. Insomma diverrà sempre più centrale il ruolo educativo delle famiglie e dei genitori, che per forza di cose dovranno insegnare numeri e alfabeto ai figli prima di mandarli nella nuova scuola della Gelmini.

Ragionando, si arriva ad intuire il vero obiettivo, cioé quello di abbassare in modo significativo la qualità della scuola pubblica: chi potrà, manderà i figli alla scuola privata, il diplomificio storico per eccellenza; per gli altri ci saranno i brandelli della scuola pubblica, che tra un atto di vandalismo e l’altro si trasformerà nel nuovo centro sociale per antonomasia.

Inoltre, verranno scaricati sui comuni ulteriori costi: il cosiddetto dopo-scuola diverrà una spesa gravante sul comune e la mensa sarà garantita sempre su decisione del comune, fondi permettendo. Mi chiedo dove sarà possibile recuperare soldi, vista anche l’abolizione dell’ICI, ma tant’è.

Tutto questo viene firmato dall’onorevole Gelmini che da qualche mese a questa parte compare quotidianamente in tv per spiegare a tutti cosa sia la meritocrazia, l’ordine e l’educazione, con discorsi degni di una persona modesta intellettualmente, concetti infantili con cui soltanto l’elettore medio di destra può riempirsi la bocca.

Peccato che, notizia del 4 settembre, si viene a scoprire che la ever-berlusconiana Gelmini, superò il concorso d’ammissione per diventare avvocato ricorrendo alla solita e notissima scappatoia di recarsi a sostenerlo in Calabria.
Te capì, la lombarda? Chissà cosa ne pensa Bossi. Superfluo dirvi che in un paese serio dovrebbe tornarsene di corsa sotto la scrivania nel posto da cui è venuta.

Studiare, pensare e riflettere sono qualità che questo governo, in primis il premier, non ama, anzi. Col passare del tempo l’obiettivo sarà quello di scoraggiare i giovani a proseguire gli studi: diciamo che è un’azione propedeutica per poter continuare a malgovernare e devastare il nostro povero paese. Meno cervelli, meno fastidi; meno cervelli, più Berlusconi.

Faccia un favore ai bambini che ancora – fortunatamente – non sanno leggere ne scriverle: Ministra Gelmini, si dimetta e dia loro una piccola possibilità per il futuro. Non tarpiamogli le ali già da piccoli.
E prima di cambiare in peggio la scuola, magari ci faccia un giro dentro, parli con gli insegnanti. Giusto per scoprire che la realtà va ben oltre un grembiulino.


Morire Giovani

agosto 6, 2008

http://www.flickr.com/photos/valerius25/463968859/ - i diritti sono di proprietà dell'autore

Sono un fottuto pessimista. Lo so, davvero. Ma non ci posso fare niente: nel dubbio, non faccio altro che supporre o intravedere il peggio dietro l’angolo. Parlo in generale, detto per inciso. Per una volta, facciamo che la politica c’entra poco. Anche se loro lanciano costantemente un unico messaggio a noi “ragazzi”: è meglio farci morire da giovani.

Scuola, università disorganizzata, stage o non stage, l’importante è che non sia pagato; crediti formativi, laurea, poi forse lavoro; lavoro precario, guadagni poco, zero certezze, niente casa, niente libertà. E intanto gli anni passano e tu sei ancora lì, in casa con mamma e papà. Senza una pensione, senza una prospettiva o una possibilità, insomma senza futuro.

E così via, anche se in questo momento vorrei concentrarmi più sulle sensazioni e gli stati d’animo che sul viscerale vissuto del concreto quotidiano: dopo un po’ stanca anche me.
Cioé come mi viene in mente, penserete, di scrivere cose simili proprio mentre sto per partire per un viaggio? Beh, quando arrivano le ferie, vuole comunque dire che l’estate sta finendo.

Più che vivere la vita mi sembra di subirla, come se stessi guardando costantemete il mondo da dietro una finestra, osservando gli altri intenti a vivere, trascorrere il tempo e decidere ciò che vogliono della propria esistenza.

Come se fossi imprigionato in una realtà ovattata che tiene incatenata la mia voglia di libertà. Me la sento dentro che spinge forte, spesso fa a pugni con i miei pensieri: convivo con un forte senso di inquietudine generale, assieme a quella enorme sensazione di vuoto che non so come riempire.

La cosa triste, o strana se volete, è che non ho idea di che decisione possa prendere in merito a qualsiasi cosa per cambiare lo stato delle cose, in primis la Mia Vita. E’ questa passività disarmante che mi sento addosso che mi distrugge, come se non riuscissi a reagire, a rialzarmi mai.

E ho paura del Tempo, di star perdendo quantità industriali di Tempo che non tornerà mai più. Tipo che tra 10 anni mi sveglierò un giorno pensando tra me e me “ma che cacchio di diavolo ho fatto fino ad ora? Dov’era il mio cervello quando ancora tutto era una scommessa, una roulette russa di esperienze da fare?” E in quel momento – se mai arriverà – sentirò un tuffo al Cuore, lo so.

Perché sarà troppo tardi.


Il cambiamento parte da noi

febbraio 19, 2008

Tralasciamo per un attimo i dibattiti degli ultimi giorni riguardanti Veltroni, il PD e tutte le sciocchezze elettorali del caso.
Per ora stiamo assistendo alla solita tiritera del batti e ribatti con una più grossa, col fine di venire eletti. Nessuno pensa a spiegare il “come” realizzare i punti e le promesse lanciate. Nessuno sa bene come la gente possa dimenticarsi degli ultimi 14 di anni ti totale vuoto politico, 14 anni in cui non è mai stato fatto niente per il paese, un paese che a stento e nonostante tutto riesce ancora, stancamente e con la sedia a rotelle ad andare quasi “avanti”.

Che il cambiamento delle cose lo dobbiamo volere tutti quanti nella nostra mentalità e che debba partire dal basso lo abbiamo intuito. E dovrebbe partire dalle piccole cose, quelle apparentemente più stupide. Come quando siete in coda con la macchina ad un semaforo e di colpo arriva il più furbo di tutti che si infila nella corsia per girare a destra ma poi va dritto, facendovi rischiare un incidente; come quando dovete prendere un appuntamento e riuscite ad averlo mesi prima degli altri perché conoscete il dottore o chi per lui. E così via.

Emilie, che non è italiana, mi ha scritto una mail interessante in cui parla e da un parere sui giovani italiani, prendendo spunto dall’esperienza universitaria che sta facendo. I suoi riferimenti sono piuttosto semplici, ma rendono benissimo l’idea, anche se ritengo che spesso siano un po’ dettati da alcuni luoghi comuni tutti nostri. Una prima risposta che mi sento di darle è che molti comportamenti descritti da lei infatti variano da persona a persona e spesso sono dovuti anche a cause di forza maggiore: in Italia purtroppo la cultura, la partecipazione attiva, la cooperazione tra gli studenti che può anche portare ad esperienze professionali, la stretta connessione col mondo del lavoro, ecc…non esistono. E’ ancora tutto vecchio, inquadrato, retorico e basato su precise gerarchie e tutto questo va a svantaggio nostro.

Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

[Clicca qui sotto per leggere la lettera di Emilie]

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