Appello agli Italiocentrici

marzo 15, 2008

Italiocentrici

Sono italiano.
Dell’Italia mi interesso molto.
Ma spessissimo me ne vergogno.
Sento parlare di integrazione.
Poi sento parlare di chiudere i confini, di dazi.
Ma a chi? Sapete di cosa state parlando?
Potreste smettere di proiettarvi nel salottino di Vespa o di Mentana?
Potreste guardarvi intorno e finalmente rendervi conto di quanto poco conti l’Italia e di quanto sia diventata misera?
Mi sento di non augurare a nessuno l’integrazione al nostro penoso sistema di vita.
Forse dovremmo smettere un po’ tutti di essere italiocentrici e cominciare ad essere italiani uniti e basta.

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Il cambiamento parte da noi

febbraio 19, 2008

Tralasciamo per un attimo i dibattiti degli ultimi giorni riguardanti Veltroni, il PD e tutte le sciocchezze elettorali del caso.
Per ora stiamo assistendo alla solita tiritera del batti e ribatti con una più grossa, col fine di venire eletti. Nessuno pensa a spiegare il “come” realizzare i punti e le promesse lanciate. Nessuno sa bene come la gente possa dimenticarsi degli ultimi 14 di anni ti totale vuoto politico, 14 anni in cui non è mai stato fatto niente per il paese, un paese che a stento e nonostante tutto riesce ancora, stancamente e con la sedia a rotelle ad andare quasi “avanti”.

Che il cambiamento delle cose lo dobbiamo volere tutti quanti nella nostra mentalità e che debba partire dal basso lo abbiamo intuito. E dovrebbe partire dalle piccole cose, quelle apparentemente più stupide. Come quando siete in coda con la macchina ad un semaforo e di colpo arriva il più furbo di tutti che si infila nella corsia per girare a destra ma poi va dritto, facendovi rischiare un incidente; come quando dovete prendere un appuntamento e riuscite ad averlo mesi prima degli altri perché conoscete il dottore o chi per lui. E così via.

Emilie, che non è italiana, mi ha scritto una mail interessante in cui parla e da un parere sui giovani italiani, prendendo spunto dall’esperienza universitaria che sta facendo. I suoi riferimenti sono piuttosto semplici, ma rendono benissimo l’idea, anche se ritengo che spesso siano un po’ dettati da alcuni luoghi comuni tutti nostri. Una prima risposta che mi sento di darle è che molti comportamenti descritti da lei infatti variano da persona a persona e spesso sono dovuti anche a cause di forza maggiore: in Italia purtroppo la cultura, la partecipazione attiva, la cooperazione tra gli studenti che può anche portare ad esperienze professionali, la stretta connessione col mondo del lavoro, ecc…non esistono. E’ ancora tutto vecchio, inquadrato, retorico e basato su precise gerarchie e tutto questo va a svantaggio nostro.

Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

[Clicca qui sotto per leggere la lettera di Emilie]

Leggi il seguito di questo post »


A lezione di francese

novembre 23, 2007

Da più di una settimana in Francia moltissimi lavoratori scioperano, si astengono dal lavoro e creano giustamente disagi. Addetti ai trasporti pubblici che portano a ripercussioni soprattutto sui lavoratori pendolari, statali, studenti ed altre categorie che si fermeranno nei prossimi giorni scendono in piazza ma non solo una mattinata o un giorno. Questa volta infatti l’hanno fatto per 9 giorni.
Bene, si lotta compatti per ottenere lo scopo o non ottenerlo, ma intanto ci provano e si fanno sentire, eccome. Protestano contro molte riforme che sta proponendo Sarkozy tra cui soprattutto quella sui regimi speciali di pensione, tanto che oggi la Sorbona di Parigi è stata chiusa.
Non c’è niente da fare, i francesi hanno bene in mente il concetto di democrazia e di lotta per mantenerla: non a caso molte rivolte sociali sono partite da loro. Ricordate la protesta per il contratto di primo impiego? Sì, il contratto che era migliore della nostra legge Maroni del contratto a progetto e che nella versione francese è stato immediatamente cancellato. Qui da noi no, si fanno manifestazioni goliardiche con le magliette, giusto per dare da mangiare a quelli di studio aperto, di sabato con la scusa di una parola, senza considerare più di tanto cosa c’è dietro a quel “bamboccioni”, coinvolgendo poi parti politiche che hanno contribuito a creare e firmare nei 5 anni precedenti la legge vergogna che ha ridotto sul lastrico intere generazioni. Tanto per fare un po’ di caciara.

Dall’altra parte delle Alpi abbiamo invece i francesi, che sono furbi ed hanno delle specie di “casse comuni” alimentate ogni mese con piccole quote dai lavoratori stessi, a cui attingono nei periodi di sciopero. In questo modo sì che lo sciopero è un’arma vera e propria, altrimenti si riduce il diritto allo sciopero e alla piazza ad una baggianata a cui si ricorre soltanto quando ce lo suggerisce la tv, magari per andare a votare in alcuni gazebo. Noi infatti non possiamo permetterci di avere sindacati che ci difendono, istituzioni giuste, lavoratori coalizzati. Questo semplicemente perché il sistema è rotto e lo sappiamo bene o male tutti ma evidentemente ci va bene così.

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