Guida a come usare e sopravvivere a Facebook

ottobre 29, 2008

È da settembre che va avanti così. È da quando anche in Italia, col ritardo di circa un anno, si è diffuso l’uso di Facebook tra la gente comune. Sì, lo dico in modo snob, che noi bloggers – gente di un certo livello digitale – al social network più famoso ma un po’ bruttino, eravamo già iscritti da molto tempo.

Perché questo post? Perché sono sinceramente stufo di ricevere ogni giorno tra le 20 e le 30 mail da facebook. Inviti per applicazioni, cause imbarazzanti, gruppi per minorati mentali, eventi di ogni genere e chi più ne ha più ne metta.

Checché ne pensiate, Facebook non è un gioco, né tantomeno una comunità di incontri, appuntamenti o luogo da far diventare una pattumiera, anche se ora si è già trasformato in una discarica di futili contenuti sulla scia di siti web mlto più vecchi, che ormai non hanno più senso.

Cioé vi assicuro che se volete appiccicarvi con una ragazza ci sono metodi migliori. Anche perché quando vedrà che fate parte del gruppo “onanisti anonimi” e magari siete i fondatori, non ci farete una bella figura. Voglio quindi esaminare alcune casistiche comuni che portano all’esasperazione quotidianamente migliaia di persone.

Ma sei proprio tu! Non ci vediamo da un tot!!!. Una delle pratiche più comuni e un sintomo dell’ormai irreversibile decadimento del mezzo è questa. Ogni giorno c’è un compagno di asilo, delle elementari, delle medie o delle superiori nuovo che arriva a voi. Quando va bene, perché magari è la segretaria della vostra palestra che per caso vi ha raggiunto. Per farvi pagare l’abbonamento, furboni, non perché ci sta provando. Perché scrivere nomi da ricercare è il loro personalissimo, nuovissimo e intelligentissimo giocone che occupa le loro giornate. Clicca e aggiungi, di palo in frasca. La formula del Fakebook all’italiana è questa: più amici hai e più sei importante.

Ma aggiungervi ai contatti non basta a queste persone. L’immediato passo successivo è scrivervi per dirvi qualche cosa di davvero originale: “ehi, come va? Quand’è che organizziamo un’in-ter-es-san-tis-si-ma rimpatriata di classe?”. E voi in quel momento vorreste uccidere il vostro interlocutore, lo so, magari rispondendogli qualcosa che svaria da un giovanile “ma ce la fai?!” ad un più sobrio “davvero la tua vita sociale si è ridotta a questo?”.

Qualcuno ha taggato una tua foto. Una tragedia, un disastro di proporzioni epocali. Sì cavolo. Qualcuno ha taggato proprio quella foto in cui siete dodicenni, avete l’apparecchio, gli occhiali rotondissimi e siete brutti come la figlia di Fantozzi. E voi quella foto l’avevate distrutta, o almeno tale la credevate. Mai sottovalutare le risorse di un’insistente compagna di scuola media. Eppure lei in quella foto è “così carina duepunti dollaro”, come il commento del suo perfido fidanzato fa notare un po’ più in basso.

Diciamo basta anche alle foto taggate. Io voglio che tu mi chieda il permesso. Non è possibile che io trovi in giro foto mie di ogni genere e tipo, la privacy non è un gioco. Perché se domani divento potente e famoso, la cosa potrebbe darmi alquanto fastidio. Ahr, ahr. E poi dovrebbe essere un atto di cortesia. Non so, qualcuno potrebbe pensare ad un auto oscuramento facebookiano con un tondino nero sul faccione finché non fornisco il permesso. Perché magari non sono nemmeno iscritto a facebook e pubblicare una foto in cui appare qualcun altro solo perché siete davvero venuti bene, non è educato.

Pietro Izzo ti ha invitato a partecipare all’evento “sesso di gruppo opensource 2.0”. No davvero Pietro (*), questa volta non posso, non posso accettare. Soprattutto perché l’evento magari si teneva in Salento, a casa di qualche nota blogger, ed io – abitando in provincia di Milano – non sono proprio comodo. Questo per dirvi, quando invitate qualcuno al vostro splendido evento, di non farlo a casaccio, perché se intuisco che fate le cose tanto per farle, vi dico no a priori.

Più in generale poi, c’è la tendenza a re-invitare all’infinito chi ha già detto no. Ma scusate, quando una ragazza vi da il due di picche cosa fate, le richiedete di uscire dopo 5 minuti perché siete masochisti? E’ che poi si diventa fastidiosi, credetemi. Così come quando ogni due secondi scrivete una frase differente per cambiare il vostro status. Se pensate che oggi fa troppo caldo non scrivetelo su Facebook, o la mia timeline diventerà un bordello preso d’assalto da un pullmann di nerd. Per quello c’è già twitter, per dire.

La realtà è che Facebook sta diventando una fabbrica di spam e raccolta di decine di tipologie di dati differenti da fornire un po’ a tutti quanti. Pensateci quando aggiungete un’applicazione: date libero e totale accesso alle farloccate più varie. Chissà perché poi, porco cane, mi arrivano pubblicità di ogni genere nella casella di posta. Strano, no?

La vostra privacy è importante insomma. Per questo esiste la voce “Impostazioni sulla Privacy”, dal menù a tendina “Impostazioni”. Vi invito a leggerla e configurarla correttamente, prima che sia troppo tardi. E’ per questo che fino a poche settimane fa, non ero iscritto su Facebook col mio vero nome, ma con il noto pseudonimo con cui molti di voi mi conoscono. Parentesi, sarà una croce che mi porterò dietro anche quando sarò miliardario e comanderò il mondo, ma tant’è.

Da quando ho messo il mio vero nome infatti è finita l’apparente tranquillità; cioé voi che siete digitali e tramite il blog mi aggiungevate, avevate un certo ritegno, perché bene o male sapete come funzionano le cose su internet. Provate però a spiegarlo all’orda di gggiovani abituati al massimo a myspace o a msn messenger quali sarebbero le vere potenzialità dei social network. Del resto per il 99% delle persone, fare “pr” vuol dire “fare entrare la gente in discoteca”. Chi ha orecchie per intendere, ha inteso.

Ecco, non è nemmeno intelligente aggiungere amici solo perché potete spammare le vostre serate in discoteca, se siete tronisti. Ma non è furbo nemmeno se il vostro primo messaggio rivolto a me è su un prodotto della vostra azienda, un servizio che offrite, ecc… Perché nessuno ve lo ha chiesto. Ma soprattutto perché questo non è fare buon marketing. Siate almeno umani.

Vuoi entrare a far parte del gruppo “più vino nello spritz”? No, davvero, porco diavolo. Primo perché non fa ridere, è inutile e mi dà solo fastidio; secondo perché…in quale modo pensi di influenzare tutti i baristi d’Italia creando un gruppo simile? Cioé non basta cliccare “iscriviti” per contribuire ad un gruppo o ad una causa. Non è che perché sul vostro profilo figura che siete iscritti a 100 gruppi, allora siete i fighi del bigoncio. Bisognerebbe contribuire in qualche modo, no? Ecco, non sarebbe il caso di lasciare i gruppi dove non partecipate, non siete attivi, ecc…? Ne guadagneremmo tutti. Ne guadagnereste anche voi in considerazione.

Ho avuto un’idea geniale: faccio una causa sul “dimezzare il prezzo di ogni cosa; insieme si può”. E perché non renderle gratis, allora? Di solito cause di questo genere vengono costruite così. Dopotutto, eddai, trovatemi uno che non sarebbe d’accordo con una motivazione simile. E giù migliaia di iscritti; sì, ma a cosa serve? Non lo so, ma intanto iscriviti.
Vi è mai passata per la mente che cose di questo genere servano per ri-raccogliere dati sensibili e/o spammarvi qualsiasi cosa (via gruppo)? E’ questo il 2.0 delle catene via mail.

Ed è tutta colpa di coloro che fino a 2 mesi fa mandavano ancora queste catene: adesso infatti si sono trasferiti senza ritegno su Facebook.
Se scopro chi è stato ad invitarli…non sono più suo amico.

*: Il nome di Pietro è esemplificativo; non è vero che mi ha invitato per una cosa simile. Ho semplicemente messo il nome di uno a caso che mi sta simpatico. Lo so, potevo mettere anche te, ma non l’ho fatto.

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L’isola che non c’è

settembre 24, 2008

PROFILO DEL BLOGGER – Il blogger tipico è maschio, tra i 18 e i 34 anni, con un reddito annuo di più di 75.000 dollari (51.000 euro). In media rimane attivo per tre anni e, in un caso su due, si trova al suo secondo blog. Il 69% del campione intervistato ritiene di trattare argomenti personali mentre il 65% si identifica come blogger professionale (chi periodicamente o occasionalmente pubblica commenti o informazioni non ufficiali relative a società, prodotti, ecc).

E non esiste.


L’utilità dei Social Media: tutti intorno a Te

settembre 11, 2008


Click per ingrandire

I social-media sono straordinari. Ok, non l’ho intuito adesso, non fraintendetemi.
Ma ci sono momenti in cui te ne rendi conto, ti accorgi della loro incredibile potenza, immediatezza, capacità di creare legami, fare Rete, eccetera eccetera.

L’immagine che vedete qui sopra è la testimonianza vivente di quello che vi sto raccontando. Ieri decine di persone che ho conosciuto in questi 2 anni di blog e blogosfera, mi hanno inviato i loro Auguri “a portata di click”. E ognuno in modo diverso, con lo stile che più preferiva, nel modo più originale possibile.

Sì perché anche se si tratta di un mondo virtuale, la personalità di ognuno viene rispettata e rispecchiata, ovviamente con modi differenti. E’ per questo che ieri, quando ho aperto la mail, devo ammettere che in contemporanea mi si è aperto anche il cuore. Dai, quando mai nella vita avete ricevuto Auguri per il vostro compleanno da più di 100 persone diverse? Avreste passato due giorni al telefono come minimo.

Ecco, non solo ho trovato un modo per non dimenticarmi dei vari compleanni (probabilmente ce la farò comunque a fare figuracce…), ma ho avuto l’ennesima testimonianza di come il mondo stia cambiando, di come la comunicazione tra le persone si stia trasformando, di come Noi stessi siamo in continuo divenire, animali flessibili pronti ad adattarsi al mondo nuovo.

Ecco, anche nel compleanno stiamo diventando 2.0. E adesso non fate i sentimentali con le solite storie del “non ci sono più i bigliettini d’auguri di una volta”, tanto non ci crede nessuno. Io trovo sensazionale il fatto di dover rispondere a tutti questi stimoli provenienti da qualsiasi parte del mondo, in modo pressoché istantaneo, magari stando seduto davanti ad un caffé, per dire. Anche questo ha una certa poesia.

Infine, ma non per ultimo, colgo l’occasione per ringraziare di Cuore tutti quelli che ieri, via sms, via twitter, via gtalk, via Facebook e chi più ne ha più ne metta, mi hanno fatto gli Auguri.
Un ringraziamento speciale va anche a Matteo (il Gas), Ely, Gilles, Vale, Albo, Marty, Simo e gli altri delle panche. Siete stati carinissimi.
E un altro, decisamente più speciale e personale va a G., ma questa è un’altra storia.


Red bath mat

settembre 1, 2008

Ebbene sì, anche io sarò alla BlogFest (12-13-14 settembre), ma non chiedetemi quando. Sto valutando se riuscire a farmi sabato e domenica a Riva del Garda (ma esistono informazioni chiare in merito ai prezzi di pernottamento?), che il 10 settembre sarà il mio compleanno e dovrò pur festeggiare il primo quarto di secolo. Sigh e sob, il tempo passa anche per me.

Sicuramente parteciperò all’Adv Camp e possibilmente anche al FashionCamp ed al MediaCamp, vagando a zonzo in cerca di conoscenti, non-conoscenti e…ammiratrici (che non ci sono, ma fa figo dirlo, mi fa sembrare importante). Se per caso sei uno che ogni tanto ha il coraggio di leggermi e vuoi picchiarmi o semplicemente salutarmi, riconoscermi sarà facile: sono alto, biondo, occhi azz fai un giro su flickr e mi troverai con le facce più imbarazzanti possibili, non puoi sbagliarti. In caso, sono quello precario del gruppo.

Se non hai niente da fare in quel weekend, ci vedremo lì, a Riva del Garda; questo il programma della manifestazione. Se poi vogliamo riderci su esiste anche il Red Carpet, nel mio caso “Red bath mat” (tappeto rosso da bagno) per i Macchianera Blog Awards, in cui segnalare i blog preferiti divisi secondo varie categorie. Non si vince niente, ma se per sbaglio vuoi segnalarmi come migliore blog erotico, che so io, ricordati che devi indicare almeno 10 categorie.

Io cercherò di non segnalare i soliti noti, giusto per minare un po’ di certezze alla base del potere. Sì, mi piacciono le teorie di cospirazione. Ovviamente sono corruttibilissimo: in cambio di cibo e bibite offerte, voterei chiunque. Ah, se alloggerò la notte tra sabato e domenica in hotel, vorrei avvisare i blogger presenti nel mio stesso luogo di non stare tranquilli la notte.

Potrei entrare di soppiatto in camera e documentare le varie facce pasticciate dal sonno con videocamera e fotocamera; per essere gentile potrei bussare. Pubblicherei poi il tutto su flickr e youtube. E allora, in quel caso, sai che risate…


Da grande voglio fare lo Spin Doctor di Gesù

agosto 28, 2008

Gesù
“…vi indicherò la strada giusta.”

Alla fine delle aziende che hanno gente brava e capace di comunicare e fare relazioni pubbliche in senso moderno ci sono. E io che pensavo che la ricerca da parte delle grandi compagnie di professionisti del settore fosse un po’ grossolana; di solito l’errore più comune commesso dai vertici aziendali è infatti quello di ritenere che chiunque possa gestire un qualsiasi tipo di crisi, sia essa piccola o grande.

Siccome il 90% delle persone in Italia non concepisce il significato delle scienze della comunicazione, di sicuro il corso di laurea dev’essere una minchiata colossale, per analfabeti, ebeti, falliti o giù di li. Però poi Vanna Marchi riceveva molte telefonate per i suoi prodotti, così come Media Shupping ora, ma questo è un altro discorso.

La realtà però, ahivoi, è un’altra. Specialmente all’estero, dove in genere non si dà nulla per scontato. Perché ormai conversare e rapportarsi con gli stakeholders o semplicemente con le persone, potenziali clienti o consumatori, è diventato fondamentale per qualsiasi organizzazione. E non tutti sanno farlo, anzi.

Ogni giorno infatti grandi aziende, organi di governo, portavoce di politici si trovano a dover fronteggiare qualsiasi tipo di “emergenza”. Prendiamo l’Italia, con le recenti gaffes (se così possiamo chiamarle, ma lasciamo perdere le reali motivazioni di fondo che lo portano a fare certe dichiarazioni…) di Alemanno sulla turista violentata o il caso Berlusconi, con le decine di dichiarazioni fasulle, ritrattate, ecc… Insomma quando controlli mezzi di comunicazione di massa è facile stoppare sul nascere le uscite più infelici. Ma se sei una grossa catena di supermercati e dentro ai surgelati trovano un topo morto, qualche dichiarazione, prima o poi, dovrai pur farla.

Se invece sei un senatore del PD sei fottuto. In ogni caso. Perché affidarsi a dei professionisti per comunicare quando…basta stare zitti e fermi per auto-distruggersi? Appunto.
Perché far sapere alla gente, magari con vie alternative e più economiche, le poche cose buone fatte, piuttosto che farsi prendere quotidianamente a male parole? Perché sono masochisti e gay passivi, quindi ci godono. Eccetera eccetera.

Fatte delle doverose promesse per farvi capire di cosa sto parlando (perché sicuramente non interesserà a molti), ho deciso – quasi definitivamente – ieri sera che cosa vorrei fare da grande. Diciamo in una percentuale che va dall’80 al 90%; cioé l’intervallo sembra ancora ampio, ma in realtà lascio ancora le restanti possibilità ad un’ipotetica vincità al super enalotto o, che so io, al benefattore miliardario di turno che mi telefona per confessarmi che sono il suo unico figlio, erede di non avete idea quanti soldi.

Vabbé. Comunque sia ero a Milano e – sniff, sniff – ho sentito aria, uno strano profumo di crisi. Ho incontrato Mauro (c’erano anche quelle sciacquette di Marilù, Aurora e Pippa Wilson…) e gli ho decisamente rotto le scatole facendogli un po’ di domande sul suo mestiere, usando il suo iphone come lampada da interrogatorio, giusto per metterlo un po’ sotto torchio.

Capite? No, lo so. A voi sembrerà una cagata micidiale tutto quello che sto scrivendo, ma il lavoro pensato, ragionato, un po’ creativo che mi sa di sfida è quello del relatore pubblico. Che non c’entra niente col PR della discoteca che vi fa entrare in lista, porca vacca. In Italia bisogna stare attenti e dire “RP”, perché la confusione è massima.

E ci ho pure pensato per qualche tempo. Non mi soddisfava appieno limitarmi a fare il pubblicitario per poi farvi spendere un sacco di soldi in prodotti in cui magari non credevo. Io voglio “massaggiare il messaggio”, dare la curva che voglio alla realtà. Mettere il mantello, una maschera e modificare anche lo spazio e il tempo con le parole. Un super-eroe della comunicazione moderna. Ma attenzione, tutto in modo obiettivo ed etico, ci mancherebbe; io non parlerei di bugie, al massimo di differenti punti di vista.

Volete un esempio analogo in merito? Allora vi racconto una breve storiella. C’era una volta un geek che stava giocando a Tiger Woods PGA TOUR 08, un videogioco di golf; ad un certo punto si accorge che c’è un glitch, un piccolo inconveniente nel gioco: Tiger Woods sembra colpire la pallina camminando sulle acque. In preda ad orgasmi social-medici, il geek mette on line il video prova su youtube. La cosa non è bella per la casa produttrice, che alla fine il gioco dovrà pur venderlo.

E allora cosa fa la EA? Mette on line un altro video con il vero Tiger Woods, decisamente ironico, che porta il messaggio e la comunicazione su un altro piano, per di più dimostrando attenzione per social media e community.

Quindi è ufficiale, voglio fare il consulente, un fastidiosissimo consulente.
Intanto consigliatemi, ditemi se per voi sono grave, se dovrei farmi curare. In caso contrario mi riterrò libero di propormi come consulente politico di Walter Veltroni. Sono pur sempre una faccia…nuova su cui scommettere, no?


PRestigR

marzo 7, 2008

Tra i tantissimi social media che spuntano come funghi ne è nato uno rivoluzionario, senza precedenti. Sicuramente susciterà scalpore, perché cambierà radicalmente la vostra concezione di 2.0: il suo nome è PRestigR, è in fase Beta ed è stato concepito per una ristretta elite di blogger.

PRestigR by Sonounprecario

Come in una Loggia Massonica, PRestigR si diffonde tra i suoi confratelli blogger tramite scelte ben oculate e segretissime, roba da gente incappucciata. E’ personalizzabile a livelli inverosimili, tanto che permette di organizzare Barcamp soltanto cliccando negli appositi menù, aggiungere widgets innovativi, essere aggiornati sui nuovi film in uscita e tanto altro. Addio sbattimenti, per i pochi fortunati la Vita vera comincia adesso. Misura anche tu il tuo prestigio, dai prestigio, impara a vivere una vita prestigiosa e rinasci prestigioso con PRestigR.

E ricorda: non sei tu che trovi PRestigR, è PRestigR che trova te.


“Non riesco ad immaginare alcun senso nel guardare la tv”

gennaio 2, 2008

Da repubblica.it

Leggendo l’intervista a Negroponte sembrerebbe che il 2008 sia l’anno in cui Internet vada definitivamente a sostituire la tv. Se infatti già nei nostri cuori il web, anche attraverso l’apporto dei social media, ha superato abbondantemente i media tradizionali, il dato più eclatante emerso è che ora non solo noi supergiovani non guardiamo più la tv (specialmente nel prime-time serale, fondamentale per l’economia delle reti televisive) ma anche nelle altre fasce d’età la Rete sta velocemente guadagnando le preferenze a discapito della vecchia magic-box.
Illuminante in proposito risulta l’intervista a Negroponte, fondatore di Wired, autore del libro “Being Digital” e uno dei creatori del famoso laptop da 100$ che spiega come in realtà egli sia stupito non tanto da questo atteso sorpasso, piuttosto dalla lentezza con cui è arrivato; noi utenti-spettatori-fruitori ci siamo infatti trasformati da passivi in attivi, adattandoci più o meno velocemente, e il rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e pubblico è diventato da univoco (esempio, la tv parla e tu stai sul divano svenuto) a biunivoco (esempio, le notizie me le faccio io, le completo con contenuti e fonti da tutto il mondo e le arricchisco all’ennesima potenza commentandole con la Rete, trasfomandole in informazioni in continuo “divenire”). E quindi, giustamente, uno si chiede come facevamo prima ad essere così 1.0:

D. Un rapporto della European Interactive Advertising Association dice che per la prima volta i giovani tra i 16 e i 24 anni usano più internet che la tv. Il sorpasso la sorprende?
R. “No, niente affatto. Anzi, sono sorpreso che ci sia voluto così tanto. Non riesco a immaginarmi alcun senso del guardare la tv tranne che per lo sport in diretta e forse la copertura dell’attualità politica, come i risultati delle elezioni. Da questo punto di vista l’Italia è particolarmente sconcertante per uno che viene da fuori, perché ci sono tanti di quei talk show e giochi a premi che le altre culture troverebbe piuttosto stupidi”.

I Reality Show probabilmente non hanno fatto altro che prolungare di qualche anno questa storta di declino della passività e della partecipazione dell’utente, specialmente in paesi dove la maggior parte degli spettatori è “vecchia” e per questo ha tradotto come super-innovativi questi scenari già descritti, seppur in modi completamente differenti, da molti autori. Forse, grazie anche alla crescita del tasso di un’elevata alfabetizzazione è stata possibile la crescita della diffusione del web e dei nuovi contenuti connessi.

L’unica cosa che mi da un pochino da pensare a questo punto è di vedere ancora, nel 2008, che una delle attività più praticate in Internet dai naviganti sia il mandare email. Mi auguro quindi, unendomi all’appello di Kurai, che anche in Italia possano davvero cambiare le cose (non solo politicamente e socialmente), buttandoci in modo deciso verso un serio e concreto sviluppo in senso moderno della digitalizzazione.