Appello alla decenza degli italiani: perché gli onesti non voteranno mai Berlusconi

aprile 13, 2008

Dopo un giorno per sbollire la rabbia, il nervoso e la sensazione di impotenza provata guardando e commentando live l’infinità di stronzate dette da Berlusconi a Matrix ho deciso di scrivere anche io qualcosa: sia mai che qualche indeciso si convinca a non votare per un personaggio come lui. Quindi prendetevi 10 minuti di pausa se per caso siete giunti sin qui, che in questo post ci ho messo anche un po’ di cuore.

Cominciamo con Veltroni. Visibilmente stanco, spremuto dal tour elettorale e dall’ottimo discorsone finale a Roma, Piazza del Popolo, che ho apprezzato non solo nei toni, ma anche nei contenuti: il solo sapere che per lui certi fenomeni tutti italiani esistono, un po’ mi da fiducia. E mi da un grande piacere notare l’abissale differenza dei suoi discorsi da quelli dell’avversario principale: mentre di la ci si limita a parlare sempre dell’avversario, di cui si ha costantemente bisogno, insultando, parlando di comunisti (nel 2008, ancora!), tralasciando poi tutto ciò che di politico possa esistere (agli elettori del pdl non interessa cosa farà il loro candidato, a loro interessa ridere, battere le mani e gridare, tanto poi ci penserà lui a far fruttare i loro interessi…), di qua si è deciso di non fischiare, di lasciare perdere, di non rispondere, così che di la impazziscono al pensiero di non avere più come prima un mortadellone da affettare.

È stato il primo a doversi presentare purtroppo e questo è già uno svantaggio. Da subito abbiamo intuito come sarebbe andata la serata, una trappola colossale; probabilmente presentarsi su mediaset l’ultimo giorno di campagna elettorale è stato l’unico errore strategico; Mentana infatti si è immedesimato benissimo nella parte del servo-dipendente-scendiletto, mostrando tutta la sua viscidezza, prostrata sotto forma di incapacità di risultare per lo meno, per un solo secondo, imparziale. Ma al capitolo “Mentana”, povero, arriverò dopo.

Insomma Walter ha perso un po’ di brillantezza e, complici le ridicole domande del nostro Henry, non ha avuto la facoltà di risultare accattivante. Mentana infatti continuava ad interromperlo con domande insulse e ridicole, come commentato dagli altri partecipanti al Live Blogging; per di più ci sono stati ben due stacchi pubblicitari ad interrompere Veltroni, e il cronometro di Mediaset che scandiva i fatidici 45 minuti è stato inflessibile: il recupero abbondante e il pre-partita che c’è stato con Berlusconi, non s’aveva da fare.

Eccoci a Berlusconi, il datore di lavoro che fa il padrone di casa. E venne così il turno del capo supremo di Mediaset, un po’ più vecchio e stanco dopo 14 anni, pronto per la quinta volta a ripetere le frasi di default che tanto hanno presa sul pubblico televisivo italiano. Subito prende la parola senza che il vile conduttore pronunci un minimo “alt” e, premettendo che quello che stava per dire era fuori dal conteggio dei 45 minuti, parte con l’attacco all’avversario che l’ha preceduto, regalandoci una serie di bugie da guinness dei primati: incredibilmente dichiara che non è vero che Mangano, guardandosi bene da spiegare come mai nel 1974 andò a pescare – guarda a caso – proprio uno stalliere-boss della mafia, dicendo che no, non è mai stato condannato (come no!!! Tre ergastoli mi sembravano sufficienti!); successivamente delinea l’assurdità della legge della par-condicio, unico puntello presente in Italia per far sì che la dittatura mediatica non si trasformi in quella del manganello. Sostiene che è colpa della legge se non ci sono confronti, dimenticandosi ad esempio che con Prodi il confronto l’aveva fatto. Ma in Italia si sa, i giornalisti veri non esistono e di conseguenza sognatevi di assistere ad una sorta di contraddittorio. Sì perché se esistesse, Berlusconi si estinguerebbe in meno di 5 minuti e con lui i druidi celtico-leghisti, con armature e fioretti annessi.

Si passa poi al consueto teatrino politico in cui, badate bene, Berlusconi non indica soluzioni ai problemi, non spiega il come, ma si limita a promettere e a citare il pubblicitario contratto con gli italiani. Ecco la novità. Stranamente qui, Mentana non ha più facoltà di porre domande: Berlusconi prende la parola a piacimento, sposta gli argomenti dove gli pare e Mentana non osa mai fare una diavolo di obiezione: e bravo zerbino, tranquillo che il capo non ti licenzierà.

Tralascio, per rispetto all’intelligenza di chi mi legge, altre sparate ed arrivo al capitolo finale della nostra saga: la sorpresa, preparata (dopo una settimana di duri calcoli con Tremonti, wow…siamo a posto!) solo per Noi. Ragazzi, tenetevi forte, le vostre vite cambieranno, basta precarietà, basta stipendi da fame, basta criminalità, basta essere tristi, sorridete: dopo l’Ici Silvio ci toglierà anche il bollo di auto, moto, ecc…

Cazzo, il bollo.

Felicità nelle sedi ACI, ed elettori faciloni e creduloni ancora in estasi a bocca aperta pronti a ringraziarlo: cavolo, ci toglie il bollo, diventeremo ricchissimi. Ennò, fermi tutti, azioniamo per un attimo il cervello. Cioé Berlusconi dice che “se c’è il tesoretto” lo userà per tirarci via il bollo?! Ma come??? I soldi delle tasse degli italiani, quelli ricavati dalla lotta all’evasione, invece che servire per un condono vengono buttati per una promessa elettorale dell’ultimo minuto? Ma questa gente si rende conto della voragine nel bilancio che tornerà a ricreare dopo il quinquennio 2001-2006? No. Perché solo una certa parte di italiani può essere felice di sentirsi dire in faccia, dopo tanti sforzi, che i propri soldi non verranno reinvestiti per il bene del paese, ma verranno bruciati in un nanosecondo.

Sappiamo bene a cosa servirà questa mossa: a far riempire il garage di auto e moto da follia ai suoi amici, senza dover dare un centesimo di euro all’erario; pensate solo a chi ha 2-3 macchinoni, a chi ha barche, ecc… Già, un disastro. Ma il problema non è solo questo.

Il nostro furbo imbonitore, collegando questa promessa al tesoretto, ha già messo le mani avanti, anzi avantissimo: sì perché una volta salito al potere potrà dire, dando la colpa al governo Prodi, che il tesoretto in realtà non esiste e che quindi non potrà onorare il suo impegno con gli italiani. Se lo ricorderà ancora, certo. Per il resto, il nostro Robin Hood moderno, in collaborazione con il creativo Tremonti, ci prospetta un domani da incubo: tra autarchia e la canonica e smentita dai fatti strategia del trickle-down effect, secondo cui i ricchi una volta sazi, sarebbero portati automaticamente a distribuire ai poveri ciò che loro avanza e, sulla base di questo postulato, prima o poi la crescita della ricchezza finirebbe per ricadere anche sui poveri. Meglio di Robin Hood.

Enrico, il giornalista amico. Veniamo infine all’esempio dell’obiettivo giornalismo italiano, al paragrafetto dedicato a Mentana. Se con Veltroni si è preoccupato di interrompere frequentemente le sue risposte ponendogli altre domande di livello infimo, con il datore di lavoro l’atteggiamento cambia radicalmente: niente più domande, solo spazio e tempo dilatati, libertà assoluta di parola e…tanti saluti alla par-condicio. Poco importa se calcisticamente, al tempo previsto di 45 minuti, vengono aggiunti altri minuti di recupero abbondante, se con lui la pubblicità c’è stata solo per 45 secondi scarsi e una volta, verso la fine, se addirittura il piazzista di Arcore rientra in studio fuori dall’inquadratura, spiegando come mettere la croce. Un po’ di decenza, almeno li è stato sfumato.

Questa non è l’Italia che voglio: una persona che controlla media, opinione pubblica e detiene gran parte delle ricchezze di un paese, con il passato misterioso, con 21 procedimenti giudiziari a suo carico, iscritto alla P2, bugiardo e con legami con la mafia, non deve avere potere. Perché se non vogliamo indagati, corrotti, mafiosi, ecc…basterebbe non votarli più e i vari Berlusconi, Bossi, Dell’Utri e co. non ci sarebbero più. Chiediamoci perché, diamine, perché cavolo in Italia questa gente non scompare mai.

Perché anche io ho una fottuta paura del domani e sono terrorizzato dalle dichiarazioni del vostro cavaliere. Mio non è. Per questo ne parlo tanto, ho paura, ok?
Non so se voi vi sentite rappresentati dai vari Bossi, Dell’Utri, La Russa, Fini, Bonaiuti, ecc… Io no di certo, perché come Kurai temo l’ignorante faciloneria italiana che porta a sventolare bandiere nere con la fiamma tricolore, accompagnate da cori come “duce, duce!” mentre passa e parla Berlusconi.

Quindi se sei indeciso, vai a votare lo stesso. Che c’è gente che è morta per darci il diritto di scelta, il diritto di voto; e un’alternativa mi spaventa particolarmente, l’antipasto c’è già stato dal 2001 al 2006.
Perché ora ne sono sicuro al 1000%: i buoni siamo Noi, quindi we…are the good guys.

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Praticamente siamo tutti li

marzo 31, 2008

In ritardo parlerò anche io del test sull’orientamento elettorale creato da OpenPolis, che è sì un buon test per aiutarvi a tradurre maggiormente il vostro pensiero, ma sicuramente non sarà infallibile. Più guardavo i risultati degli altri blogger, più mi rendevo conto di una cosa; la maggior parte di quelli che conosco infatti si è ritrovata più vicino ad un partito politico in particolare: l’Italia dei Valori (ovviamente non ho considerato molto le varie minoranze). Subito dopo vengono i socialisti di Boselli (!!!).
La cosa mi ha incuriosito ancora di più quando ho visto il risultato di una persona come Lastknight, che si è da sempre definita di destra. Per farvi un breve resoconto:

1. Axell
Axell è qui

2. Pietro Izzo
Pietro è qui

3. LastKnight
Lastknight è qui

4. Mantellini
Mante è qui

5. Occhi da Orientale
Occhi da Orientale è qui

6. Anonimo Italiano
Anonimo Italiano è qui

7. Fedmor
Fedmor è qui

8. E-Democracy
Daniela è qui

9. Sirdrake
Sirdrake è qui

10. Gigicogo
Gigicogo è qui

11. Baibe
Baibe è qui

Lo notate anche voi? Possibile che bene o male siam tutti li? Tutti i personaggi di sinistra che si credavano vicinissimi se non sopra il pallino del PD, si rivedono di colpo vicino all’Italia dei Valori, ma non solo loro. Questo cosa vuol dire? Ok, che ci sta sulle palle Berlusconi e che sognamo di vederlo prima o poi dentro un monolocale con le sbarre, ma quando vedo gente come Fedmor (che si professa tendenzialmente di estrema destra) vicino all’Italia dei Valori, penso che qualcosa di strano ci sia, o in noi o nel sondaggio.
Nel primo caso vorrebbe dire che ci affezioniamo tanto alle facce, ai personaggi, alle stronz cose che ci propinano, ecc…ma bene o male abbiamo tutti un forte concetto di democrazia, di libertà e di giustizia. In realtà non è soltanto così, perché alla fine non vi riconoscete nel risultato, giusto? Forse l’unico simpaticone è Frenz, che si piazza in cima alla piramide del potere: è lui che dominerà il mondo.

Insomma, tornando a noi, la domanda ve la fa uno che ama tanto le teorie sui complotti e sui vari ordini mondiali, anche se qui non c’entrano molto: vi siete chiesti se test simili a questo siano o meno fatti da persone di parte? Secondo voi sono neutrali? Non è che servono ad uniformare l’opinione pubblica comune come i cosiddetti sondaggi d’opinione? Quando cominceremo a parlare seriamente di etica nella comunicazione? Eccetera, eccetera.

Leggendo sul sito ufficiale, la descrizione appare alquanto generalizzata sul concetto di open-source, rete e trasparenza; ci sono anche i profili di chi lavora al progetto che fa a capo a “Democrazia Elettronica a partecipazione pubblica”, società senza fini di lucro. Quindi non metto in dubbio la correttezza di chi lavora dietro al progetto, anzi, è molto interessante e valido.

Googolando ho poi scoperto che prima delle elezioni del 2006, molti utenti si erano lamentati di questo test nell’apposito Wiki, poiché li aveva collocati in posizioni addirittura opposte ai loro pensieri. E già molti blogger avevano parlato di OpenPolis allora, forse dimenticandosene. Certo, probabilmente alcuni si credevano in una parte più per pecoronaggine che per idee personali e forse il test si è perfezionato col passare del tempo ma…io i dubbi sull’effettiva correttezza dei risultati me li faccio venire lo stesso anche se nessuno ne ha parlato (dovremmo star qui a parlare delle singole domande, delle risposte generali e dei possibili errori che ne derivano).

Vedendo la cosa in negativo, un questionario come questo può dimostrare tre concetti: primo, ci ha fregato perché in fondo in fondo giocare coi test ci piace tanto e ci facciamo facilmente suggestionare; secondo, i candidati puntano a raccattare voti dappertutto grazie alla politica del “ma anche”; terzo, se così tanti si credevano da una parte e finiscono da un’altra, allora vuol dire che siamo ancora troppo immaturi politicamente.
Se la terza delle ipotesi vi sembra più verosimile, che cavolo andiamo a votare se manco sappiamo capire i nostri pensieri politici?

Ah, volete sapere dove sono io? Ma è ovvio, io sono qui:
Fedmor è qui


Il PD, “grossomodo”

marzo 20, 2008

http://dagospia.excite.it/

In questo articolo del Corriere sul PD balzano all’occhio due cose principalmente: chi ha scritto l’articolo apprezza particolarmente il termine grossomodo, che in effetti fotografa benissimo lo stato della sinistra e del PD attuale, mentre i continui sondaggi sulla fantomatica rimonta del PD, sull’elettorato del PD e sui cosiddetti indecisi inquadrano correttamente la campagna elettorale e la politica del PD, contraddistinta principalmente dal famoso ma quanto mai vero “ma anche”.

“Una delle caratteristiche principali del PD è costituita dal fatto che esso raccoglie in misura molto maggiore rispetto alla popolazione nel suo complesso, i consensi di chi possiede i titoli di studio più elevati, in particolare, dei laureati (che però rappresentano, come si sa, meno del 10% dell’elettorato italiano)” […]. “Com’era facile attendersi, la grande maggioranza degli elettori del partito guidato da Veltroni si definisce “di centrosinistra”. Ma ve n’è una quota consistente che si dichiara di “sinistra” tout-court, così come grossomodo il 12% afferma di sentirsi “di centro” oppure “apolitico”. La gran parte degli elettori del PD si dichiara laica, ma, ancora una volta, grossomodo il 40% dichiara di frequentare la Messa almeno due volte al mese. Grazie a questa composizione variegata, il PD si candida per raccogliere una pluralità di voti proveniente da diversi strati sociali e di pensiero.”

Ma anche no.


Idee chiare

marzo 8, 2008

Sembra che Internet, nel bene o nel male, abbia fatto sì che molti giovani abbiano ricevuto maggiori informazioni sulla politica e i suoi pittoreschi personaggi.
Dal sondaggio di Mannheimer infatti, risulta che l’elettorato più vecchio (cioé quello che guarda più televisione di un certo tipo) stia dalla parte dei cattivi, cioé del corrotto, censorio e anti-moderno PDL, mentre i più giovani si dividono tra il PD ed altre estremità più o meno confinate: le posizioni si fanno quindi più nette e di conseguenza ancora una volta il nostro paese non sarà pronto per dire addio ai partitini vari che puntano allo sbarramento.

Col risultato che fenomeni xenofobi pieni di controsensi come la Lega prenderanno una volta in più delle belle percentuali: credo che non molti abbiano idea di cosa si dice qui in Brianza (o in Lombardia più in generale) delle persone residenti al di sotto del Po. E i vari tg non hanno aiutato, visto come sono state trattate le varie emergenze rifiuti, i casi di malasanità, ecc… Senza contare infine le gravi – come sempre – responsabilità dei giornalisti, totalmente privi di ogni etica in nome del Santissimo Editore.


A Suzukimaruti

febbraio 8, 2008

 

Dal Flickr di Suzukimaruti

In principio la famosa poesia di Leopardi non fu intitolata “A Silvia”, ma “A Silvio”. Poi con l’intervento di Enrico (e un convincente post chilometrico in cui linkava Leopardi) tutto si sistemò per il meglio, titolo compreso:

Io i post corti e leggiadri
talor lasciando e le sudate dita sulla tastiera,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i Veltroni del paterno loft
porgea gli orecchi al suon della tua barra spaziatrice,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa periferica.

Dal Flickr di Stefano Epifani

Suzukimaruti è l’essenza dell’essere blogger. Suzukimaruti è il blogger che vorrei essere. Suzukimaruti è “il blogger”. Suzukimaruti non è un’auto. “Suz” (…che chiamarlo “Zuki”, “Mar” o “Ruti” non suonava bene), così come sono soliti chiamarlo i suoi estimatori, può permettersi di andare in vacanza quando cade il governo e non postare per giorni, ha il carisma per non scrivere quotidianamente, possiede una capacità d’analisi e visione delle cose fuori dal comune, condita da un’ironia ed un sarcasmo che ti fanno stare li attaccato allo schermo, anche se per leggere il suo post hai dovuto prendere un giorno di ferie e cambiare schermo un paio di volte, perché i pixel si consumano. Lui sa rendere semplice e lieve la lettura di un post impegnato e lungo un gazzilione di righe; non mi stanco mai di leggerlo (e in questo post sarò il suo Emilio Fede).

Dal Flickr di Tambu

E poi non è una blogstar comune. Lui risponde non solo ai tuoi commenti, ma anche alle tue mail nonostante tu gli stia chiedendo come fare la formazione del fantacalcio o come risolvere un problema di trigonometria; ha già le risposte, delle bozze salvate pronte per essere inviate. Perché quella Sola di Enrico aveva già pensato a che cosa potevi scrivergli. Ti ascolta, perché su twitter – tu non lo sai – ma lui legge i tuoi reply. E se non ti risponde è perché lo sta facendo nei commenti del suo blog. Perché dai suoi post escono sempre delle discussioni interessantissime, costruttive, che lasciano il segno. Anche se ogni tanto vola qualche insulto, ma fa parte del gioco. Oltre a quello che scrive, leggendo i commenti ai post impari sempre qualcosa che ti è sfuggito. È recente infatti la proposta di portare nelle scuole come materia di confronto il blog di Suzukimaruti.

Dal Flickr di Yoriah

E ancora, è di Torino ma non tifa Juve. Ed è influente nella blogosfera, più di un meme o di un litigio su BlogBabel. Secondo un attendibile sondaggio dell’importante rivista femminile “Cioé” da una ricerca di TgCom sembra sia il blogger italiano più desiderato dalle donne; in più da un test scientifico studiato appositamente da un’equipe di professionisti è emerso che il ritratto del lui ideale per le adolescenti ricalca il profilo di Enrico Sola. Come se non bastasse, alla domanda “cosa usa una donna per eccitarsi nel praticare del sano auto-erotismo” la risposta della maggioranza è stata penso all’header del suo blog, e successivamente all’autore – ovviamente”. Infine è da menzionare che la comunità gay della Rete lo colloca ai primi posti tra gli uomini più affascinanti del web 2.0. Come vedete nella foto qua sotto inoltre, Suz sa prendersi in giro, ma anche quando fa la “magnum” ha stile da vendere.

Dal Flickr di Pietro Izzo

Suzukimaruti o lo ami o lo odi. Come accade con Baggio, Savicevic, quei giocatori li non troppo costanti che però quando giocano ti fanno impazzire e ti fanno vincere tutto, anche le elezioni. E non da niente per scontato, è sempre pronto a interrogarsi sulle grandi questioni della vita. Perché ad esempio, insieme ad altri io gli avevo chiesto – prima che partisse per i Caraibi dei poveri – di scrivere un post sull’attuale situazione politica, su cosa potrebbe succedere, sull’Italia… E infine l’ha fatto, ha regalato una sorpresa a tutti. E io sono felicissimo quando leggo le opinioni, i pareri e le conversazioni politiche di Enrico. Perché lui sa tradurre con forza le parole giuste i sentimenti politici e patriottici di noi col cuore a sinistra. La semiotica ce l’ha nelle dita e si esprime sottoforma di un ticchettio sulle lettere della keyboard. E se quando scrivo un commento lungo metto dei puntini tra un paragrafetto e l’altro…lo devo a lui.

Dal Flickr di Stefano Epifani

Tutto questo è stato semplicemente scritto e pensato per dirvi di leggere il suo ultimo post. Mi riconosco nel 99% delle cose che dice Enrico, anche se ancora non riesco a sentire la fiducia e la speranza del cambiamento che intravede lui.
Credetemi, riflettereprima di decidere a priori – sulle varie prospettive che il Futuro prossimo potrebbe riservarci ne vale la pena, semplicemente perché ne va di tutti Noi. Anche se siete juventini, clerico-fascisti e siete iscritti alla P2.

PS: potrei inaugurare l’angolo dei ritratti di blogger, non lo escludo dopo questo excursus.
NB: non sono gay e con questo post non ho fatto outing: si scherza, ma meglio specificare… Vedrete quando farò anche il ritratto di Napolux o Dario Salvelli per esempio 😛


“Non riesco ad immaginare alcun senso nel guardare la tv”

gennaio 2, 2008

Da repubblica.it

Leggendo l’intervista a Negroponte sembrerebbe che il 2008 sia l’anno in cui Internet vada definitivamente a sostituire la tv. Se infatti già nei nostri cuori il web, anche attraverso l’apporto dei social media, ha superato abbondantemente i media tradizionali, il dato più eclatante emerso è che ora non solo noi supergiovani non guardiamo più la tv (specialmente nel prime-time serale, fondamentale per l’economia delle reti televisive) ma anche nelle altre fasce d’età la Rete sta velocemente guadagnando le preferenze a discapito della vecchia magic-box.
Illuminante in proposito risulta l’intervista a Negroponte, fondatore di Wired, autore del libro “Being Digital” e uno dei creatori del famoso laptop da 100$ che spiega come in realtà egli sia stupito non tanto da questo atteso sorpasso, piuttosto dalla lentezza con cui è arrivato; noi utenti-spettatori-fruitori ci siamo infatti trasformati da passivi in attivi, adattandoci più o meno velocemente, e il rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e pubblico è diventato da univoco (esempio, la tv parla e tu stai sul divano svenuto) a biunivoco (esempio, le notizie me le faccio io, le completo con contenuti e fonti da tutto il mondo e le arricchisco all’ennesima potenza commentandole con la Rete, trasfomandole in informazioni in continuo “divenire”). E quindi, giustamente, uno si chiede come facevamo prima ad essere così 1.0:

D. Un rapporto della European Interactive Advertising Association dice che per la prima volta i giovani tra i 16 e i 24 anni usano più internet che la tv. Il sorpasso la sorprende?
R. “No, niente affatto. Anzi, sono sorpreso che ci sia voluto così tanto. Non riesco a immaginarmi alcun senso del guardare la tv tranne che per lo sport in diretta e forse la copertura dell’attualità politica, come i risultati delle elezioni. Da questo punto di vista l’Italia è particolarmente sconcertante per uno che viene da fuori, perché ci sono tanti di quei talk show e giochi a premi che le altre culture troverebbe piuttosto stupidi”.

I Reality Show probabilmente non hanno fatto altro che prolungare di qualche anno questa storta di declino della passività e della partecipazione dell’utente, specialmente in paesi dove la maggior parte degli spettatori è “vecchia” e per questo ha tradotto come super-innovativi questi scenari già descritti, seppur in modi completamente differenti, da molti autori. Forse, grazie anche alla crescita del tasso di un’elevata alfabetizzazione è stata possibile la crescita della diffusione del web e dei nuovi contenuti connessi.

L’unica cosa che mi da un pochino da pensare a questo punto è di vedere ancora, nel 2008, che una delle attività più praticate in Internet dai naviganti sia il mandare email. Mi auguro quindi, unendomi all’appello di Kurai, che anche in Italia possano davvero cambiare le cose (non solo politicamente e socialmente), buttandoci in modo deciso verso un serio e concreto sviluppo in senso moderno della digitalizzazione.


Tutti la guardano, pochi si fidano

novembre 26, 2007

In un sondaggio sul rapporto tra informazione e società emerge un dato su tutti: tutti guardano il piccolo schermo, usandolo magari come sottofondo, e la tv rimane la principale fonte di informazione per la maggior parte della popolazione ma nella classifica della credibilità la tv è battuta da radio, internet e giornali. Una pecca di questo sondaggio però è data dal fatto che non viene considerata a fondo l’età di chi ha risposto: avremmo secondo me scoperto che tra i più anziani la tv è e rimarrà per sempre fonte principale, mentre tra i più giovani e più lentamente tra i trentenni e i quarantenni, Internet e i nuovi media hanno inesorabilmente cominciato a diffondersi capillarmente, sostituendo attivamente il rapporto univoco di spettatore-fruitore in utente attivo che partecipa e si fa creatore e diffusore di contenuti.

L’indagine Demos-Coop fa osservare, inoltre, come la radio (60%), cui va il primato della credibilità, ma anche Internet (36%) e i quotidiani (38%) siano ritenuti più affidabili della televisione (30%). Il classico “l’ha detto la Tv” sembra assumere un diverso significato. Tanto più per i giovani, fra i quali la fiducia verso la radio, Internet e i quotidiani è più elevata rispetto a quanto si osserva fra adulti e anziani.

Sfortunatamente infatti, come spiegavo precedentemente, la principale fonte di informazione rimane ancora il telegiornale:

Ma il Tele-giornale resta, ad oggi, la principale sorgente informativa, e alle testate maggiori va comunque un gradimento piuttosto esteso. A suscitare la fiducia dei telespettatori è innanzitutto il Tg3 regionale, che con il 72% dei consensi conferma l’attenzione per l’informazione locale. Seguono, nell’ordine, Tg1 (69%), Tg3 nazionale (63%), Tg2 (63%) e Tg5 (59%). Il grado di fiducia varia, sensibilmente, in relazione all’orientamento politico. Il Tg3 viene apprezzato soprattutto dagli spettatori di sinistra. Mentre i tutti i notiziari di Mediaset (Tg5, Tg4, Studio aperto) si caratterizzano per un profilo di (centro) destra.

Nella vana speranza che la tv italiana sparisca o venga radicalmente modificata da qualche terremoto (sarebbe ora visto lo schifo che si vede e che paghiamo anche col nostro canone e, in molti, con il digitale terrestre) questo è lo screenshot dell’informazione televisiva, scattata dal sondaggio alla vigilia dell’ennesimo terremoto sulla Tv scatenato dal caso Rai-Mediaset. «Una vicenda che riporta l’attenzione sul conflitto d’interessi, ritenuto problema grave e “urgente” dal 66% dei cittadini». Secondo la metà degli intervistati infatti le proprietà del polo televisivo privato da parte del leader dell’opposizione, Silvio Berlusconi, danneggia in modo evidente la libertà di informazione (52%), ma soprattutto condiziona la politica (55%). Un dato che cresce sensibilmente tra gli elettori del centrosinistra, dove è quasi l’80% a condividere questa opinione. E per me, 80% è molto poco.

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