They say an End can be a Start

agosto 4, 2009

Ebbene sì, finalmente ce l’ho fatta. In questa pausa di riflessione sono successe varie cose.
Intanto mi sono trasferito definitivamente, proprio qua. Quindi aggiornate i vostri feed reader, i vostri segnalibri, sincronizzate gli orologi e cambiatevi gli slippini.

A dirla proprio tutta, il dominio nuovo – http://www.blogaprogetto.com – ce l’ho da diverso tempo. È che quel vecchio gaglioffo di Napolux, da quando è diventato un imprenditore che si fa da solo (lavorativamente parlando), non ha più molto tempo da dedicare a gente senza pietà come me. Quindi per ora il progetto “theme personale ed originalissimo per il Blog a Progetto” viene messo da parte. Anche se qualche chicca grafica già la possiedo.

Detto questo, per ora ho scelto un tema sobrio, pulito e ordinato. Spero vi piaccia. Sto sistemandolo pian piano, quindi non spaventatevi se vedrete comparire elementi nuovi o se ogni tanto vedrete cose strane: è tutto sotto controllo.
Per un breve periodo pubblicherò doppi post, sia di qua che di là quindi. Ma se vorrete commentare, vi toccherà farlo nella nuova casa.

Una menzione d’onore, uno speciale ringraziamento ed una medaglia d’onore vanno al paziente e sempre disponibilissimo San Andrea Beggi. Senza di lui sul dominio nuovo figurerebbe ancora la scritta “Hello, this is a new wordpress blog”. In cambio ho dovuto farmi installare nel cervello uno script che gli permette di comandarmi a distanza, ma va bene così.

Intanto, tornando alle cose della vita, mi sono laureato. Ho finito insomma. L’8 luglio scorso Sonounprecario ha conseguito anche la Laurea Magistrale. A settembre verrà il bello: dovrò cercarmi un lavoro di quelli seri, che (si spera) mi daranno da mangiare e vivere.

Certo non vi assicuro niente. Soprattutto dopo aver fatto anche una settimana di vacanza con un personaggio come questo. Insomma, magari deciderò di emigrare e vedere che succederà, su che strade finirò.

Diciamo che fino a settembre sono in modalità mumbling: sarà un ritorno al futuro.


Set status here

giugno 8, 2009

Per chi se lo fosse perso, ecco il mio secondo post per il blog di Grazia.
Viste le singolari reazioni suscitate dopo il primo post, ho preferito cambiare genere e buttarmi su qualcosa di più umano e probabilmente femminile.

In breve, ho parlato di felicità, attesa e della strana condizione umana.
Non so se scriverò un altro post o mi ricapiterà di scrivere per Grazia, ma l’esperienza è stata interessante e a tratti divertente. Insomma sapete che non mi tiro indietro, quindi devo ammettere che mi è piaciuto confrontarmi senza timore.

Un unico “rimpianto”: speravo di stimolare un dibattito interessante sulle donne italiane, ma evidentemente ho preteso troppo, toppando qualcosina. Anche se, alla fine, penso che la correttezza mi abbia dato ragione.

Un grazie a chi mi ha letto anche di là e continua a leggermi anche qui, nonostante in questo periodo pazzerello non riesca più a scrivere come un tempo. Sto finendo di preparare la tesi di laurea, che presto discuterò. Poi sì, verrà il bello, il momento di fare i conti.

Quindi abbiate pazienza: presto, prestissimo, tornerò a scrivere più frequentemente, più forte e più irriverente di prima. Intanto ricarico le batterie dell’ispirazione, che ho la mente occupata da altre cose.
Mettiamola così: se proprio vi mancassi così tanto…potete trovarmi e/o seguirmi su FriendFeed o Facebook, che essendo un po’ più veloci, sono ormai diventati luoghi di analisi, commenti e di riflessioni varie sull’attualità e via discorrendo.

Vabbé, ok, confesso: mi mancate anche voi, miei protetti commentatori. E mi mancate anche voi lurker, che mi leggete in gran segreto senza quasi mai dare un segno della vostra presenza; siete lì che agite nell’ombra, ma in realtà io vi vedo.
Mi mancano quelle sane e ardite discussioni, quegli accesi battibecchi lì che alla fine si risolvono con un cicchettino virtuale al bar.

Ma non state in pensiero per me, non preoccupatevi. No, non mi sono montato nemmeno la testa, tranquilli.
Diciamo che me la sto ricostruendo pezzo per pezzo, più che altro.


Ospite di Grazia

maggio 27, 2009

Su gentile invito di Francesco Neri, questa settimana sarò ospite del blog di Grazia.

Qui la mia breve presentazione e qui il mio primo contributo.
Visti i commenti, avrò il mio bel da fare, ma sapete bene che non sono uno che si tira indietro.


The Time is Now

novembre 13, 2008

Lo so, in questo periodo non sto scrivendo molto. La scusa “ho troppe cose a cui pensare” non è mai stata attuale come oggi.
Sì perché sono arrivato ad un periodo della mia vita, o se preferite ad un età, in cui devo fare qualche scelta pesante, scommesse non facili.
L’ora delle decisioni irrevocabili insomma.

Quindi ecco, il bloggare è passato un po’ in secondo piano in questo mese, complice anche il viaggio in Finlandia, l’avete facilmente capito. Un po’ come nei film, e come ho raccontato nel post di ritorno, toccare con mano altra aria e altri modi di vivere, più umani e fruibili, mi ha fatto aprire gli occhi. Diciamo che è come se avessi preso una botta in testa che ora devo riassorbire, trasformandola in pensieri buoni, scelte convincenti e futuri possibili.

Facendo un discorso prettamente tecnico invece, ho notato che in questo lasso di tempo in cui mi trovo in una sorta di stato confusionale, ho scritto poco di Italia, politica e via dicendo. E secondo me è un altro segnale. Forse sono un po’ stufo di paranoie e basta, di continuare a girovagare nel pessimismo dei miei pensieri made in Italy. Poi per che cosa, in fondo?
Comunque state tranquilli, non ho intenzione di smetterla di propinarvi i miei post in politichese. Insomma, quando avrete voglia di passare qualche minuto di sega mentale, sapete sempre dove tornare.

Probabilmente sto crescendo mentalmente, mi sono accorto di essere giunto ad un casello importante del mio percorso, peraltro senza cominciarne davvero uno in alcuni ambiti. E sono li fermo a pensare se non mi conviene prendere la prossima uscita per scegliere altre strade. Magari meno battute, ma pur sempre molto affascinanti.
Non so, credo stia venendo fuori prepotentemente il mio spirito che si era sopito dentro, quello che un domani dovrebbe farmi diventare un uomo. Uomo con la “U” maiuscola possibilmente. L’importante è che starò in pace con me stesso.

Difficilmente in questo blog mi sono aperto oltre un certo punto, ma sentivo di doverlo fare. Mi aiuta, ecco. C’è qualcuno che mi ha spiegato che questa confusione totale in cui sono immerso è abbastanza normale, che tra qualche tempo avrò una visuale più chiara. Fa parte della vita, fa parte della crescita di una persona. Una volta la chiamavano maturazione o maturità, oggi invece siamo tutti figli fino a 35 anni. A questo gioco non voglio più stare.

Ma, chiedo a voi, esiste la crisi del quarto di secolo? Parlo di quell’età – 25 anni – in cui sì, non hai più 20 anni (porca di quella vacca lurida!), ma non ne hai nemmeno 30, quindi sei ancora in tempo a scegliere certe opzioni. Devo solo capire quali. E credetemi, ci sarete passati in molti, ma per me non è facile.

Sto ricevendo 1000 stimoli, mi si sono prospettate alcune possibilità, anche lavorative. Ma sono talmente ipnotizzato e shockato che finisce che a parte qualche sobbalzo sono ancora qui, come una pentola a pressione che sta per raggiungere il punto in cui farà fuoriuscire tutta la pressione in eccesso. Lo so, ho detto due volte “pressione” in due righe, proprio perché me la sento addosso.

Ma non è pressione esterna, è pressione auto-indotta: il livello di entropia interno al mio corpo è decisamente alto ed in continuo aumento.
Per dire, una delle scelte che sicuramente potrei fare è un altro viaggetto, devo solo capire alcune cose del vivere all’estero per qualche tempo, prima di finire l’università, non so.

Se anche il mio modo di scrivere e bloggare sta mutando, qualcosa di strano ci deve essere. Ogni tanto poi mi suona anche alquanto distorto sentirmi chiamare ‘sonounprecario’, che in pubblico non è così bello sentirselo dire. Ma riassume nel modo migliore la precarietà e l’instabilità totale di una vita come la mia. Dopotutto però, devo cominciare ad essere anche Alessandro.

E’ arrivato per me il momento di una successiva evoluzione. E’ giunta l’ora di crescere, ma questa volta attraverso altri mezzi, altre esperienze ed altre scelte.
Non so dove mi porteranno, ma non fraintendetemi. Non sto preoccupandomi del futuro come sbagliavo a fare fino a poche settimane fa. O meglio, lo sto facendo, ma comincio a vederla da un altro punto di vista.

Del resto mi tocca anche essere onesto con me stesso e non lamentarmi più di tanto. La natura mi ha dotato di buoni mezzi; come tutti ho dei difetti, ma alla fine riesco sempre a cavarmela. Che poi, parlare di difetti mi fa sorridere, perché riguarda il rapporto con le altre persone. Quelli che per uno sono difetti, per un altro sono qualità, per cui non sto li ad impazzire.

Sì perché “i veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio”.

E’ arrivato il momento di pensare a me stesso come non ho mai fatto sino ad ora.


Do you believe in what you see?

novembre 6, 2008

Questo è un post chilometrico, lo so, ma se sei uno di quelli che fa della parola “troppo” la sua regola, leggi qua. Sì perché questo è uno dei quei post sentimentali, che potresti leggerti con una canzone romantica ma un po’ malinconica. Ti aiuterebbe a fruirlo meglio.

A dirla proprio tutta ho lasciato un pezzetto di cuore in Finlandia. Per questo provo un po’ di malinconia a ripensare al breve viaggio a Tampere.
Non so se riuscirò a trasmettervi con le parole i vari sentimenti che ho provato in soli 3 giorni, ma ci proverò. Un’esperienza che rimarrà dentro me e i 5 più 2 amici miei compagni di viaggio.

Benvenuto in Finlandia. L’aeroporto di Tampere è grande quanto casa nostra. Davvero, è minuscolo e vi sembra di atterrare in un altro pianeta; spazi aperti, alberi e bosco. Se poi ci si mette la pioggia ad accogliervi, il riconcigliamento con il silenzio o i suoni della natura è pressoché immediato.

A Tampere atterrano anche molte persone che devono recarsi in Russia, a due ore di macchina da lì. Perché volare con Ryanair costa decisamente meno che volare normalmente per San Pietroburgo, per esempio. Una volta sbarcati, siete praticamente fuori dall’aeroporto. C’è un pullman ogni mezz’ora che in 20 minuti vi porta in centro a Tampere, davanti alla stazione: costo 6€. Ma li spendete volentieri, perché il pullman è pulito, l’autista vi saluta e vi carica e scarica i bagagli senza batter ciglio.

La terza città della Finlandia. Tampere è una città finlandese di circa 206.500 abitanti, ma a vederla non sembra, perché queste città sono abbastanza estese e gli spazi aperti che si trovano ingannano, per non parlare delle piccole e caratteristiche casette in cui la gente vive. E’ una città industriale (molti residenti la chiamano la “manchester finlandese”), ma non troppo. A tratti sembrava di essere a Crespi D’Adda, gita immancabile per chi ha fatto la scuola dell’obbligo in Lombardia.

Il centro è molto bello, ci sono delle costruzioni davvero carine. Poco traffico, la gente mentre cammina non ti tira spallate, quando sei fermo ai bordi della strada sulle strisce pedonali, misteriosamente le macchine si fermano. Per dire, la ragazza che ha ospitato me e un amico aveva le stampelle e quando doveva attraversare la strada riusciva ad anticiparmi. Io rimanevo fermo, abituato a veder sfrecciare le macchine finché non decidi che devi buttarti in mezzo alla strada; lei no, semplicemente attraversava.

.: VOGLIO TORNARE IN FINLANDIA PRIMA POSSIBILE: I PRO.

Segni di civiltà intelligente. Non mi sembrava vero, per terra non c’erano cartacce, la gente dai finestrini non buttava niente e soprattutto avevo la sensazione di non dover temere nulla. Anche quando giravamo a piedi di notte. E’ una sensazione straordinaria pensare di poter decidere quello che si vuole fare, liberamente, senza doversi preoccupare troppo del prossimo. Non fraintendetemi, non lo dico in senso negativo.

La sera, a qualsiasi ora (notte compresa) si trovano decine di persone in giro a piedi, idem le ragazze. Si vede che non hanno paura e non hanno mai avuto problemi di criminalità o violenze varie. Camminano sotto i ponti, accanto ai viali da sole e si recano alla macchina nei parcheggi bui senza farsi accompagnare da nessuno. C’è vita insomma, si vive come dovremmo fottutamente vivere tutti quanti. Cosa che non è più possibile fare in Italia. Ma su questo discorso ritornerò dopo.

Una società incredibile. Sapete quanto costa l’università a Tampere? Ottantacinque euro l’anno. I repeat: OTTANTACINQUE EURO ALL’ANNO. I libri sono gratis, ogni studente può consultare quel cavolo che gli pare, perché studiare, informarsi e accrescere la propria conoscenza è un diritto di tutti. E se abiti oltre un raggio di 5km dall’Università lo Stato ti rimborsa le spese di trasferimento. E poi uno non deve arrabbiarsi.

La città è piena di studenti e di giovani universitari, di persone, i caffé e i locali sono sempre aperti. Una cosa fantastica che ho scoperto per esempio, è questa: quando tu entri in un locale e ti siedi, nessuno viene dopo 3 secondi a pressarti chiedendoti l’ordinazione e facendoti pagare non appena la consegna al tavolo viene fatta. Ebbene no. Qui sono molto più avanti e cordiali, da un punto di vista opposto.

Si perché ti siedi, leggi, navighi su internet (wi-fi free ovviamente), fai quello che vuoi insomma. Poi quando hai voglia ti alzi, vai al banco e prendi da bere; se ordini da mangiare paghi e te lo portano al tavolo quando è pronto. Nessuno ti caccia. E se proprio un posto è strapieno, cosa alquanto rara ovunque di giorno, chi è lì da molto tempo, intuisce che deve lasciare il posto a qualcun altro, si alza e va via senza guardare male nessuno. Una cosa elementare se ci pensate, ma a cui non ero abituato. Intelligenza sociale, la chiamerei.

A portata di vita, anche se sei giovane. Arrivo allo studentato della nostra amica finnica il primo giorno, per appoggiare i bagagli. Non mi aspettavo chissà cosa, ma chissenefrega, ho dormito ovunque e sono gggiovane, forte (bello-alto-biondo-occhi azzurri). Un par de palle. Il palazzo è nuovo, si vede, in giro non c’è caos, ma biciclette parcheggiate fuori. L’ascensore ci mette 4 secondi esatti ad arrivare al quarto piano: è un Otis. C’è una porta che separa i pianerottoli dalle stanze numerate; arriviamo in fondo ed entriamo in casa di Liina.

Incredibile, un salone con cucina, divano, tavolo e balcone. Due stanze per due coinquiline. Luce, gas, acqua calda, forno, lavastoviglie, lavatrice e internet: tutto compreso. Caspita, costerà tantissimo. Trecento cinquanta euro al mese. TRECENTOCINQUANTA EURO AL MESE. Andate a fare in culo italiani. Per una stanza, una maledetta bettola a Milano, come minimo ti chiedono 600€ al mese. Poi bisogna vivere.

Era il più caro tra gli studentati della zona. La verità è questa, signori miei. Un mio compagno li in Erasmus che ospitava altri amici si trova a 15 minuti esatti (senza ritardi perché non esistono) di pullmann dal centro; il suo studentato era meno bello di quello dove dormivo io. Ma ha sempre compreso tutto. Però sapete quanto paga al mese di affitto? Duecento euro. DUECENTO EURO AL MESE. Dovete morire tutti, brutti bastardi.

A misura di vita. La ciliegina sulla torta era la sauna; sì, perché praticamente ogni palazzo in Finlandia ha almeno un paio di saune interne. Si segna su un foglio l’ora ed è fatta, non troverete mai nessuno che si infilerà dentro durante la vostra ora. Questo anche negli studentati, luoghi inesistenti e ghettizzati per gli studenti italiani. Ma in Finlandia non è così. Entri nello spogliatoio, ti chiudi, ti cambi e vai in sauna, con doccia compresa. Se sei fortunato puoi trovare anche ragazze o donne nude dentro, che la non si fanno tanti problemi. Non tutti o tutte, per carità. Certo, la prima volta rimani stupito, poi dalla seconda in poi non ci fai più caso. Giuro.

Altra cosa davvero interessante erano le finestre e le porte. Per migliorare lo scambio di calore e non sprecare riscaldamento inutile, ogni casa ha due porte e due finestre negli stessi punti. Una si apre all’esterno, l’altra all’interno; no, non è fatto per il rumore, perché credetemi, rumore fuori praticamente non ce n’è, tanto che la pioggia sembrava piacevole nel silenzio di Tampere. Ho capito il vero lato romantico della pioggia, ecco. Dico questo perché ce ne siamo resi conto tutti del boato di sottofondo che c’è nelle nostre città appena usciti dall’aeroporto di Bergamo, al ritorno.

Indovinate chi erano gli studenti messi peggio economicamente. Gli italiani ovviamente. Cosa ve lo dico a fare? Il fondo base europeo Erasmus è di 200€ e i miei compagni si barcamenano con quegli unici soldi e il cibo spedito dalle famiglie. Chi è fortunato riceve anche soldi. Per questo ci hanno implorato di portargli un po’ di provviste; vabbé, anche perché in cucina non ci batte nessuno, si sa. Tra l’altro, e qui chiedo a voi, non mi spiego una cosa. Dei compagni siciliani o campani, o più in generale del sud Italia, oltre alle 200€ versate dalla comunità europea, ricevevano dalle rispettive regioni altri 200€. E il discorso cambia, perché hai margine oltre l’affitto. Quando me lo raccontavano, pensavo alla Lega ed ai suoi elettori e ridevo come un pazzo.

Lavoro e divertimento. A questo punto penserete che la vita costerà tantissimo in Finlandia. No, miei cari. Non c’è nemmeno questa scusa. Certo, al supermercato le cose costano un filino più che da noi. Ma i finlandesi guadagnano comunque decisamente più soldi che gli italiani. Per dire, una ragazza di Catania lavora in un baretto e prende 14€ l’ora. QUATTORDICI EURO L’ORA, capito, pezzi di…imprenditori italiani? Quando il giorno è festivo pagano il doppio. Tra le altre cose, nessuno pretende di avere una qualità di vita titanica come in Italia.

Intendo dire che a nessuno frega di girare col macchinone, come fanno i pezzenti in Italia indebitandosi fino all’orifizio più nascosto. A nessuno frega di sfoggiare la casona arredata a colpi di mutui. Semplicemente di vive più che dignitosamente. Con tutte le comodità, senza strafare. E nessuno giudica le persone come la nostra mentalità provincialotta suggerisce al nostro minuscolo cervello lobotomizzato. Perché la vita è una sola, ricordatevelo.

Non ho la macchina, prendo un mezzo pubblico. I pullman sono in orario, si fermano davanti alla fermata e l’autista ti fa il biglietto al momento, timbrando il suo cartellino magnetico al cambio del turno. E mentre si acquista il biglietto, nessuno dietro si lamenta, ti ruzza o ti punta il suo fallo nelle chiappe perché vuole andare chissà dove, per passare. I mezzi sono puliti, in ogni fila di sedia c’è il tasto per prenotare la fermata. Certo, le corse costano più che in Italia, ma se fai l’abbonamento te la stracavi.

.: LA FINLANDIA E’ DAVVERO BELLA, MA A PENSARCI BENE…: I CONTRO.

La gggente è davvero strana. Scena ripetuta in ogni locale: entriamo e da bravi italiani ordiniamo e consumiamo, chiacchierando e gesticolando come nostro solito. Ad un certo punto ci accorgiamo che intorno a noi tutte le persone sedute consumano sì, ma NON parlano tra loro. Ogni tanto qualcuno bisbiglia qualcosa. Questo in settimana e la domenica, perché il venerdì e il sabato è tutta un’altra cosa, ma arriverò anche a questo. “Però, singolari questi finlandesi”, pensiamo.

Ognuno tira dritto per la propria strada e non da troppo retta a chi ha intorno, è nel loro carattere. Ma attenzione, non confondete la cosa con la freddezza. Per loro è normale, siamo noi che siamo abituati ad un certo tipo di comportamenti. Per dire, il nostro compagno ci ha detto che ha coniosciuto più ragazze grazie a noi in 3 giorni che in 4 mesi che è lì. Avremo pur qualche vantaggio ad essere italiani, no?!

In merito ho da segnalare un episodio. Stiamo sulle palle a gran parte del maschio medio finlandese. Tanto che la prima sera in un locale un gruppetto di fenomeni ha spintonato un amico dal nulla e ha minacciato un altro. Purtoppo ero ancora in coda fuori per entrare con altri due amici, altrimenti sono sicuro che sarebbe venuto fuori un macello. Fortunatamente, quando altri due compagni sono andati a chiedere spiegazioni da bravi tamarri, la cosa si è sistemata. Se poi dici che sei siciliano, non osano dirti proprio niente. Fidatevi.

Volete sapere perché non gli stiamo proprio simpatici? Semplice. Perché gli fottiamo le donne, nel vero senso del termine. Non so perché, ma alle finlandesi piacevo particolamente. Te ne rendi conto quando a più di una ragazza, guardandoti in modo inconfondibile, chiedi di ridarti i pantaloni… D’altronde se pensate solo a bere, cari maschietti finnici, di certo non guadagnate punti. E qui veniamo al tasto dolente.

Una bottiglia per amico. Non mi era mai capitata una cosa simile. Dal venerdì sera al sabato notte inoltrato, la gente va in giro con la bottiglia in mano. Tutti, giovani ed adulti, donne e uomini, come se stessero tenendo in mano un pezzo di carta. Birra a fiumi e personaggi che si trasformano da morti viventi agli amiconi di sempre. Quando infatti sono ubriachi, i finlandesi tenteranno di abbracciarvi e cantare qualsiasi cosa con voi, perché sanno che siete italiani. Apro una parentesi qui: ho chiesto a due ragazze di spiegarmi da cosa capiscono che siamo italiani. Un motivo è per la gestualità, l’altro non posso dirvelo.

Insomma l’alcol in Finlandia è un problemone, tanto che le birra, ma soprattutto i superalcolici al supermercato costano tantissimo. Anche se il vetro delle bottiglie devi riportarlo, così ti ridanno la cauzione. Nei locali i cocktail vengono fatti col misurino, su quello non si sgarra. Un amico sovrappensiero ha ordinato un negroni e quando ha dovuto pagare gli è venuto un infarto: 12 euro. La birra media però costava 3,80€. Indovinate quante ne abbiamo bevute.

Due giorni di pazzia ci possono stare. Vedere ragazze ubriache in giro non è così piacevole. Idem gente che vomita fuori da alcuni bar. Ma la cosa incredibile è che avviene tutto solo il venerdì ed il sabato. La domenica no, perché il lunedì si lavora: è stupefacente notare la netta separazione che i finnici riescono a dare alla vita lavorativa ed a quella privata. Diventano altre persone, ma magari senza travestirsi come succede qui da noi.

Però vedete, all’uscita dei locali a tarda notte, nessuno guida. Si va a piedi, sbronzi o meno, con la bottiglia in mano, idem le donne. Perché non c’è criminalità e non avvengono particolari reati: è una delle rare volte in cui in discoteca nessuno mi ha chiesto se avevo fumo, pasticche o qualsiasi altra sostanza chimica. Insomma, lì si fidavano della mia faccia. L’unico problema che ho sentito da qualcuno è dato dalle armi; sembra infatti che non sia molto difficile ottenere il porto d’armi, quindi se giocate fuori casa evitate di provocare. Non si sa mai.

Il clima ed il cibo, ma mica tanto. C’erano zero gradi, come da noi in inverno inoltrato. Ma è un freddo secco, tipo quello della montagna. E le giornate in questo periodo dell’anno durano in modo identico al nostro. La storia cambia in inverno e in estate ovviamente. Le statistiche sui suicidi rimangono alte, ma sono in calo e collegabili con la diffusione delle armi da fuoco.

Altro mistero è cosa mangiano i finlandesi. So solo che una sera ho cucinato dei cavatelli al pomodoro e le due ragazze che ci ospitavano si sono scofanate due piatti, dicendo che erano buoni. Mica male. Per il resto mangiano in giro hamburger e panini di ogni genere. Con quello che bevono dovrebbero essere obesi, invece non è così.
Al supermercato bene o male trovate tutto, anche se ho visto poca carne rossa e, se trovate la pasta, non costa poco. Circa 2-3 euro insomma.

.: A GRANDE RICHIESTA.

Capitolo donne. Per voi amici maschietti, visto che me lo avete chiesto in tanti, scriverò anche questo paragrafetto. La prima sera eravamo in un locale con serata internazionale e di finlandesi non ce n’erano. Una beffa. Il sabato invece eravamo nel posto giusto: posso dirvi tranquillamente che 2 finlandesi su 3 che vedete passare sono carine, ma anche molto carine. La media è più alta che in Italia, devo confidarvi questo segreto con buona pace delle donne, anche se in questo modo rischierò di far emigrare un vasto numero di baldi giovini. Ovviamente la maggior parte è costituita da bionde, ma ci sono anche alcune more, per non parlare di quelle coi capelli neri e gli occhi azzurri (con questo paragrafetto mi sono guadagnato una bella ramanzina dalla fidanzata, ma vabbé, per voi questo ed altro…).

Se sei arrivato fino a qui voglio farti sapere che questa esperienza mi ha segnato e sta cambiando il mio modo di vedere la vita, il mio futuro. A partire dal fatto che mi sono pentito di non aver fatto l’Erasmus.
E’ come se avessi aperto gli occhi di colpo, se fino a settimana scorsa tutto andava a rallentatore, in slow motion. Ed ho capito che non era reale, perché è l’Italia che non è reale.

Va bene, in Finlandia ci sono solo 5 milioni di persone, ma non mi pare assurdo pretendere una via di mezzo.

Mi sento come uno che ha perso un sacco di tempo, come una persona a cui hanno rubato fino ad ora tonnellate di tempo che non tornerà mai più. Per questo non credo a quello che ho visto e che vedo ora, un po’ come Neo in Matrix, per tenere questa linea metaforico-fantastica.

Ma dopotutto ho solo 25 anni, e posso ancora decidere di dare una svolta alla mia vita. Perché voglio davvero sentirmi libero e per la prima volta – in soli 3 giorni – mi sono sentito incredibilmente libero delle mie scelte, dei miei spazi e del mio tempo. Ma non in Italia.

Ho compreso che non sono fatto per vivere così come sto facendo, ma soprattutto non sono stato creato per vivere tutta la vita nel posto dove sono nato.


L’utilità dei Social Media: tutti intorno a Te

settembre 11, 2008


Click per ingrandire

I social-media sono straordinari. Ok, non l’ho intuito adesso, non fraintendetemi.
Ma ci sono momenti in cui te ne rendi conto, ti accorgi della loro incredibile potenza, immediatezza, capacità di creare legami, fare Rete, eccetera eccetera.

L’immagine che vedete qui sopra è la testimonianza vivente di quello che vi sto raccontando. Ieri decine di persone che ho conosciuto in questi 2 anni di blog e blogosfera, mi hanno inviato i loro Auguri “a portata di click”. E ognuno in modo diverso, con lo stile che più preferiva, nel modo più originale possibile.

Sì perché anche se si tratta di un mondo virtuale, la personalità di ognuno viene rispettata e rispecchiata, ovviamente con modi differenti. E’ per questo che ieri, quando ho aperto la mail, devo ammettere che in contemporanea mi si è aperto anche il cuore. Dai, quando mai nella vita avete ricevuto Auguri per il vostro compleanno da più di 100 persone diverse? Avreste passato due giorni al telefono come minimo.

Ecco, non solo ho trovato un modo per non dimenticarmi dei vari compleanni (probabilmente ce la farò comunque a fare figuracce…), ma ho avuto l’ennesima testimonianza di come il mondo stia cambiando, di come la comunicazione tra le persone si stia trasformando, di come Noi stessi siamo in continuo divenire, animali flessibili pronti ad adattarsi al mondo nuovo.

Ecco, anche nel compleanno stiamo diventando 2.0. E adesso non fate i sentimentali con le solite storie del “non ci sono più i bigliettini d’auguri di una volta”, tanto non ci crede nessuno. Io trovo sensazionale il fatto di dover rispondere a tutti questi stimoli provenienti da qualsiasi parte del mondo, in modo pressoché istantaneo, magari stando seduto davanti ad un caffé, per dire. Anche questo ha una certa poesia.

Infine, ma non per ultimo, colgo l’occasione per ringraziare di Cuore tutti quelli che ieri, via sms, via twitter, via gtalk, via Facebook e chi più ne ha più ne metta, mi hanno fatto gli Auguri.
Un ringraziamento speciale va anche a Matteo (il Gas), Ely, Gilles, Vale, Albo, Marty, Simo e gli altri delle panche. Siete stati carinissimi.
E un altro, decisamente più speciale e personale va a G., ma questa è un’altra storia.


Scoppia lo scandalo blogosfera: le intercettazioni incriminate

luglio 31, 2008

Dopo indagini durate mesi e indiscrezioni di ogni genere, ho avuto il permesso dalla questura di pubblicare le intercettazioni riguardanti la scalata a BlogBabel che hanno portato irrimediabilmente al colpo di mano e infine alla chiusura di BB.

Visto che tutto è tornato a posto e i toni sono tornati sul moderato, ho deciso, in occasione della riapertura di BB, di mostrarvi davvero com’erano andate le cose e perché tutto era stato chiuso così in fretta.

Premessa doverosa. Ovviamente è una vicenda grottesca, iperbolica, quasi paranormale. Spero che nessuno si offenda, se la prenda, ecc…ma che al massimo ci rida su. Questo post è in cantiere da qualche mese e spero che il risultato sia carino. Anche perché vorrei celebrare il secondo compleblog (termine inventato da Suzukimaruti) del Blog a Progetto, che cadeva il 19 luglio, quindi in ritardo sì, ma coinvolgendo un po’ tutti quanti: un po’ com’era accaduto l’anno scorso.

Lo so, ho anche messo i link ai vari personaggi, perché magari alcuni non conoscono i blogger di cui parlo. Evitate quindi polemiche su link, meme… E’ solo un post ironico, per fare caciara. Se vi ha fatto sorridere sono felice, se pensate al contrario che sia di cattivo gusto, chiudete il browser e andate a leggervi le fantastiche storie di tgcom.

Insomma, non c’è nulla di vero, mi sono inventato tutto…o forse no? ;D

Leggi il seguito di questo post »


Blog alla ricerca del ruolo pubblico

luglio 28, 2008


click per ingrandire

Se oggi siete in giro per Milano, acchiappate una copia di DNews. A pagina 24-25 infatti è presente un bell’articolo firmato da Fede Mello sul ruolo dei blog nello spazio pubblico, sia esso più o meno mediato. Potete scaricare l’intero pdf del quotidiano gratuito milanese dal sito ufficiale.

Il dibattito è interessante ed ovviamente non era possibile pubblicare in due pagine tutto quello che ci siamo detti settimana scorsa al telefono io e Fede Mello, noto blogger che stimo e che leggo quotidianamente (anche se non commento spesso, ma questo è normale data la mia pigrizia). Se vi andrà potremo continuarlo nei commenti (qui o sul blog di Fede è uguale), ecco.


click per ingrandire

In linea di massima ritengo che i politici e i giornalisti, che stanno vivendo una sorta di perdita dell’aura – aspetto subìto da pressoché tutti i mestieri in ogni Rivoluzione Industriale – non riescano ancora a comprendere le potenzialità del mezzo blog, specialmente in Italia, dove i grandi quotidiani fanno aprire un blog a qualche giornalista che poi però si guarda bene da dibattere o rispondere ai commenti. Una sorta di contentino, “toh guarda, ho un blog anche io come il NY Times, ho capito tutto del web 2.0”. Sì certo. Ma era così anche con i primi siti Internet, quindi aspettiamo…

Ovviamente, come da mia caratteristica indiscussa, non poteva mancare il particolare imbarazzante: nello screenshot di questo blog presente sul quotidiano infatti, campeggia la bella foto di un water, figlia di uno degli ultimi post.
Chissà i lettori milanesi di DNews che idea si saranno fatti del Blog a Progetto…per non dire dell’autore.


Guitarra che ti passa

luglio 23, 2008

Sonounprecario, Mirko e Napolux
Nella foto, gli irreversibili effetti causati da chitarre di plastica e rock a tutto volume…

Non ho mai nascosto la mia passione per videogiochi come Guitar Hero o Rock Band, purtroppo mai uscito ufficialmente in Italia. Perché quando ho l’occasione di vedere Mirko e le sue xbox, le sue tre chitarre, la sua batteria ed il suo microfono…mi trasformo. Divento Guitar SiroZ, famosissimo personaggio virtuale vestito in modo alquanto pacchiano ed egocentrico, chitarrista di “Pier & The Olograms”, nota band (conosciuta solo da me, Mirko – che suona la batteria – e Pier, il cantante).

Ma, come avrete notato dalla foto, sabato scorso c’è stata un’incredibile novità: Napolux ha sostituito l’assenteista Pier, suonando discretamente il basso in modalità mancino, giusto per fare “la preziosa”.
Come volevasi dimostrare, il nostro eroe si è calato egregiamente nella parte, indossando una tuba per l’occasione e spesso gli occhiali da sole; ha un talento nascosto come rocker, ma non lo ammetterà mai, nascondendosi dietro quell’etichetta da blogger perbene.

Questa volta però non ce l’ha fatta, l’abbiamo smascherato: con un buon televisore, l’audio collegato a 5 belle casse cattive e rock ’70-’80-’90-’00 a tutto volume, Napolux si è trasformato in un folle animale da concerto, tanto che i vicini di casa mia non sono venuti a lamentarsi per il caos, ma hanno chiesto se era possibile assistere dalla finestra alla nostra performance, magari con pop-corn e birre fresche.

Che dire poi? Dopo aver testato la triade di Guitar Hero nei mesi scorsi ed essermene innamorato follemente, non potevo che rimanere stregato da Rock Band, con i suoi magici strumenti psichedelici. Sono fantastici questi videogame, ti fanno vivere in prima persona, come un bambinone eterno, l’esperienza di gioco (non è facilissimo suonare, ma quando prenderete un po’ la mano…!): dalla creazione e personalizzazione del personaggio alla carriera, dalla musica agli effetti speciali di un concerto. Provate per credere, se solo siete in 2 o 3 vi divertirete come dei pazzi.

Non fatevi ingannare dalla bottiglia di coca sulla destra: no, non c’era un “message in a bottle”; in realtà era cuba libre e, stupendomi, Napolux dopo ogni canzone se ne scolava un bel po’ a canna. Ha anche provato a lanciarsi di testa pensando di essere sul palco, ma in realtà si è sfracellato contro il divano. Ecco, gli unici pericoli derivano dalla troppa voglia di protagonismo.

Infine non fate caso a me e Mirko: io ero in trance-agonistica, come si nota dall’improbabile cappello e dalla canottiera un po’ tamarra, mentre Mirko, ormai suonatore di batteria da quasi 5 stelline, si era rassegnato a tutte le mie mossine da cantante fallito a cui lui ha però aggiunto la rotazione delle bacchette.

A dirla tutta, esiste anche un video di una nostra performance, girato da Roberta, la ragazza di Napolux, ma credo che non lo pubblicheremo mai: google di colpo farebbe crollare il nostro page rank a -2, peraltro giustamente.

E sì, esistono anche altre foto, ma Napolux le ha rese private, privatissime. Che già così ci siamo sputtanati abbastanza.
Anche perché (è un segreto quasi da recensione) ho installato sul Macbook Guitar Hero III Legends of Rock, nonostante la scheda grafica Intel integrata non soddisfi i requisiti minimi. In realtà funziona e se settate bene il ritardo audio e video (lo fa il gioco in automatico) riuscirete a trovare un buon compromesso. Certo magari qualche GB in più di Ram non guasterebbe.

E ora scusatemi, vado a sguitarrare un po’, che la platea richiede un mio bis.


Tronista a Progetto

marzo 24, 2008

Claudiano, da Zelig

Settimana scorsa vi ho rotto le scatole su twitter ricordandovi che una giornalista di RAI 3 della trasmissione “Buongiorno Europa” mi avrebbe intervistato. Intendo dire che per stemperare la tensione causata dalla mia prima volta con una telecamera puntata in faccia, l’ho ripetuto svariate volte, contribuendo a riempire di twitspam la vostra preziosissima TimeLine.

Perché proprio io. Essere precari ha i suoi discreti vantaggi: ok, non ne ha. Però questa volta la gentile Silvia, la giornalista di RAI 3, navigando per la rete in cerca di disperati da raccontare, ha trovato proprio il mio blog, leggendo alcune simpaticissime vicissitudini che mi porto sul groppone. Quindi, cosa c’era di meglio da far vedere in tv se non la brutta faccia di un baldo giovane di 24 anni laureato nella tanta bistrattata scienze della comunicazione? Quale miglior aggravante se non quella di abitare ad Arcore? Ecco, quindi dopo avermi contattato via mail e via cel, che sono gggiovane, mi sono detto: perché no, alla fine non ho niente da perdere a parte la faccia, la reputazione, ecc… Ma quando c’è da far figure, sono sempre li in prima fila.

Sticazzi precà. Sicuramente tu che mi stai leggendo sarai gelosissimo del fatto che uno con meno di 100 abbonati ai Feed possa essere finito in tv. In realtà non è vero, anzi, non vedi l’ora di vedere la figura barbina che sicuramente avrò fatto nel media che tutti gli italiani amano. Ok, ma “di cosa avete parlato”, vorrai sapere: col cavolo che te lo dico, bello. Ti guarderai la puntata domenica 30 marzo alle 11 di mattina su Rai 3 (lo ammetto, al massimo on line le puntate le trovi sempre sul sito della trasmissione) e fa niente se hai fatto le 5 perché sei andato in discoteca hai passato la notte su pornotube a guardare tutti gli amatoriali da pagina 1 a pagina 34. Ennò mio caro, fai il piacere di svegliarti e farmi fare un po’ di share, che magari la prossima volta finisco da Fazio o a Ballarò di fianco a Bondi e in un modo o nell’altro vi linko tutti (ti piacerebbe eh?).

Indizi compromettenti. Vabbé dai, vi posso dire che il tema della puntata sarà “i giovani e il precariato” (wow che fantasia, direte) con dei bei confronti con giovani di altri paesi europei e no, non ho smarchettato a destra e a manca, perché alla fine a “quelli della tv” non frega un cacchio di niente di blog, blogosfera, contenuti e dinamiche varie, però davvero…per una volta fate lo sforzo di guardarmi in tv anche se non ho fatto linguacce o corna. Mi sono vestito da rockstar apposta per l’occasione dopotutto. Comunque sia prometto che, se mai ricapiterà di finire per sbaglio in tv per qualche strano motivo, vi linkerò in modo subliminale; per farvi qualche esempio, mi metterò la parrucca coi capelli di Catepol, indosserò una delle polo mono-colore di Suz, ecc… Così tutti i tele-spettatori sicuramente capiranno come risalire ai vostri blog.

Nego-centrismo. Dove ho fatto l’intervista? Ma ovvio, a Milano, davanti alla stazione di Cadorna, dove c’è quella bella fontana, un pomeriggio assolato con tanta bella gente. Avevo il mio microfonino nascosto nel maglione e nella tasca posteriore avevo le sue batterie, quella scatoletta da cui puoi regolare frequenze, volume, ecc… Roba da Grande Fratello. Devo ammettere che è divertente osservare come ti guardano le persone quando hai una telecamera puntata, chiedendosi chi diavolo sia questo beota coi capelli lunghi; ma no, “gli autografi non ve li faccio” ho sentenziato io con voce decisa mentre un taxi ed un pullman coprivano la mia voce con clacsonate e insulti da scaricatori di porto, con tutto rispetto per il porto.

Bravo, bravo Alessandriano.Ho parlato davanti alla telecamera, ho parlato camminando verso la telecamera…ma il massimo dell’imbarazzo e del trash l’ho raggiunto quando mi hanno ripreso mentre camminavo in mezzo alla strada tra la gente, inquadrato davanti e dietro. Perché? Ma è ovvio, è qui la chiave del titolo; giustamente c’erano molti ragazzi e molte ragazzine in giro che vedendo la telecamera mi osservavano curiosi, ridendo e interrogandosi sempre su chi cavolo potessi essere. “Nessuno, pappappero” dicevo io. Secondo me avranno pensato che io fossi il nuovo tronista della De Filippi; mancava la musichetta con stacchetto annesso ed ero a posto.

Salutame assorate. Ormai sono talmente digitale, così 2.0 che invece che dire “saluto tutti quelli che mi conoscono” o salutare direttamente facendo i nomi, ho detto “saluto it.blogbabel.com”, così in un colpo solo ho salutato tutti quanti.
Da buon vip quale ormai sono ovviamente diventato, montandomi anche la testa, non posso che darvi appuntamento al 30 marzo, giorno in cui sarà andato in onda. Giusto per discutere un po’ quello che ho detto, che non ho detto per motivi di tempo e che non mi hanno fatto dire perché nel montaggio han tagliato. Così potrò anche fare un post complottistico in cui parlo di censura, ecc…
Poi non stupitevi se un pomeriggio accendendo la tv su Canale 5 mi vedrete seduto su una sedia rossa con la camicia aperta fino all’ombelico: io vi avevo avvisato.