Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.


It’s only Rock and Roll

settembre 15, 2008

Ebbene sì, abbiamo incendiato computer, fumato macbook, spacciato iphone e fatto sesso di gruppo con dei Nabaztag hackati. E ok, qualcuno ha anche usato alcune Canon Eos come sex-toy, ma senza ricorrere ad alcun lubrificante.

La realtà però è un’altra. Questi qua (narrativizzazione a parte) non ci hanno capito niente ancora, nemmeno questa volta. O meglio, non ci hanno capito un beato cacchio, per usare un termine che più si accosta alla situazione. E questo “cacchio” lo diffondono alla gggente e chissà che idea di Internet e dei blogger ci sarà in giro.

Provate solo a pensare che cosa si immagini una persona normale leggendo un articolo del genere: centinaia di schiere di personaggi strani, occhialuti, vestiti da hacker, che io lo so, gli hacker si vestono col cappuccio e il volto coperto e Dio solo sa cosa fanno quando stanno insieme. E in più tutte queste persone hanno eletto all’unanimità Beppe Grillo come blogger dell’anno, “incoronandolo” tra cori e canti di vittoria.

Insomma i blogger, quelli veri, quelli che non se li caga nessuno se non fa comodo, quelli che spendono molto tempo a tirarsi segoni mentali epocali, avrebbero eletto come miglior esponente uno che manco risponde ai commenti. Come se questi awards fossero una manifestazione credibile e autoritaria, ecco.

Per carità, non ho niente contro nessuno, quindi vorrei evitare polemiche; sto solo esprimendo un parere, se per caso non siete d’accordo mica mi offendo. Però voglio dirlo, che mi sento un peso insostenibile qui sui polpastrelli. Secondo me molte discussioni, molte conferenze e molti dibattiti mancati sono stati una mezza delusione, dei quasi flop. E vi spiegherò anche perché.

Bisogna smetterla di voler cambiare il sistema, l’informazione e i contenuti comportandosi come da etichetta, travestendosi da coloro che tanto critichiamo. Che poi in fondo in fondo non siamo nemmeno capaci. Perché abbiamo perso un’ottima occasione alla BlogFest.

Facendola corta, Fashion Camp a parte, in cui – che interessi o no l’argomento – c’è stata partecipazione, ironia e orizzontalità, tanta gente si è annoiata purtroppo. Bastava leggere twitter, come molti si affrettano a spiegare. No, bastava soltanto essere obiettivi. Perché i barcamp sono delle non-conferenze, come da definizione: quindi easy, fratello. Invece tutti lì a prendersi troppo sul serio.

Poi venne il famigerato dibattito sull’informazione. Se vi dico quante persone si sono affrettate a dirmi che si stavano frantumando le scatole, non mi crederete. E mi dispiace, perché i presupposti c’erano tutti, a partire dagli ospiti; infatti sono rimasto sino alla fine, lì ad ascoltarmi anche tutti i luoghi comuni di Facci, ansioso di assistere al confronto con il pubblico, perché ogni barcamp dovrebbe essere il luogo per eccellenza dove non esistono fottute gerarchie, dove non per forza qualcuno sta seduto più in alto e parla al microfono.

E invece, udite udite, “no”. Scusate ma non c’è più tempo, i calcoli sono stati fatti male; e vabbé, capita dai, sarà per la prossima volta. Dopotutto mi capita tutti i giorni di trovare De Biase, Pasteris, Mantellini, ecc… a parlare di informazione e comunicazione.

Però c’è stato tempo per gli awards, su cui preferirei evitare giudizi, anche perché l’ha già fatto qualcun altro. E rosichii evitabili a parte, era un’altra cosa che poteva essere pensata meglio. Categorie sballate, nomination strane e così via. Salverei Leonardo e pochi altri. Chissenefrega certo, però sono tutte occasioni perse; per altre pippe mentali magari, ma forse no.

Per inciso poi vorrei anche far notare che sovrapporre tutti i Barcamp non è stato così vantaggioso. Insomma si doveva scegliere, saltando molte cose interessanti per cause di forza maggiore. Nessuno ha mai considerato la mezza giornata per ognuno? Certo, la pioggia non ha aiutato, ma sicuramente alcuni non mi perdoneranno l’assenza ai loro interventi.

Arriva quindi la domenica, con il tanto atteso Adv Camp. Fortunatamente ho assistito a quasi tutti gli interventi più interessanti (Kurai, Giovanni, Davide Turi, Massarotto e pochi altri – pardon Matteo LK ma non sapevo che ti eri segnato). Ma al mattino, dopo che una dipendente Microsoft durante il suo speech ha affermato di credere fortemente nei banner, me ne sono uscito di corsa. Ah se solo avessi trovato il tempo di prepararmi un intervento! Avrei potuto persino dire qualcosa di decente; pensare che volevo parlare di errori e strade da percorrere e non, cose come infilare banner pubblicitari di voli low cost in articoli di aerei caduti con centinaia di morti. E via così, magari interagendo col pubblico, che le facce di chi ti ascolta dicono molto.

Al diavolo però, in contemporanea mi sono perso anche il Media Camp con Vittorio Pasteris, che se proprio andiamo a vedere per me era molto interessante, decisamente. Sono rimasto pochi minuti purtroppo, e mi sono mangiato le mani.

Per smettere di tediarvi e rendere l’idea, molti non addetti ai lavori (leggi tra le righe, molti non-blogger presenti) mi hanno spiegato che le conferenze sembravano noiose e tradizionalissime lezioni universitarie con un professore. E io gli volevo spiegare che no, questi non siamo noi blogger, che noi abbiamo il potere di rendere orizzontale tutto ciò che tocchiamo con uno schiocco di dita. Non pensate male, per carità.

Davvero, credetemi: il post casereccio, un po’ grottesco e gossipparo, quello in cui ringrazio per l’ospitalità, il buffet di sabato e tutto il resto, lo scriverò lo stesso.
Intanto fidatevi di me, sulla parola: anche se non invitiamo un paio di personaggi considerati vip, se non coinvolgiamo i giornalisti o ci facciamo riprendere da una maledetta telecamera, possiamo divertirci lo stesso. Le foto su Flickr infatti sono più belle.

Giuro, anche senza avere “un’idea della madonna” (vi invito ad usarla come keyword per quel link).

Che poi lo stare insieme è la vera ed unica ragione per cui si organizzano questi eventi; anzi, in realtà sarebbe fare casino!
Rock and roll baby!


Le nuove generazioni PD crescono

settembre 8, 2008

Insieme alla bella Melita Toniolo e al pornoattore Franco Trentalance ci sarà infatti anche Mario Adinolfi. Il giornalista blogger ed esponente del Pd, già candidato alle primarie del partito, ha deciso di partecipare al reality dopo aver annunciato il suo rifiuto.

Mario Adinolfi parteciperà alla Talpa. Ma – ehi – frenate gli animi rivoltosi, lo fa per noi sinistroidi, per il PD, per il futuro che haddavenì:

E prima di andare negli uffici della casa madre del “nemico” vorrei sapere che ne pensate voi, perché io un’idea me la sono fatta, ma ho questo gusto maledetto per il confronto con tutti e allora torno alla domanda: voi, cari (e)lettori democratici, andreste mai a un reality show prodotto da Mediaset? Io sono orientato verso il sì perché mi sono rotto le scatole di pensare che il nostro dialogo con i cittadini si limiti al dibattito attorno all’arguzia dei calembour di Michele Serra, a quanto sarà fico il nuovo programma di Serena Dandini, a quando Nanni Moretti finirà di scrivere il prossimo film. Io sono orientato verso il sì perché mi spunta il gusto di fare qualcosa che la stragrande maggioranza del popolo di centrosinistra considererà un tradimento, mentre secondo me “traditore” è spesso l’epiteto con cui i pavidi etichettano il semplice desiderio di esplorazione di un territorio nuovo. Io sarei orientato per il sì perché le sfide mi tentano sempre, quelle controverse e che espongono al rischio oggettivo di irritare i benpensanti, ancora di più.

Barack, we have a problem. Scherzi a parte, credo che Adinolfi rappresenti un po’ il fallimento totale della sinistra, del Pd, dei fantomatici giovani di sinistra che dovevano cambiare l’Italia. Dove sono?
Dove sono i Mille? Cosa ne pensano? Lo so, Adinolfi non è più con loro da un pezzo, ma sarebbe bello sapere quanti sono rimasti, cosa dicono in merito. E poi, sono ancora mille secondo voi? E il circolo on line di Barack Obama? Si posta, si discute di aria fritta e di belle parole. Questo il cambiamento. Prendendo come emblema il nome di un candidato americano. Giuro, non è uno scherzo.

Massì, parlo di quelli che dovevano cambiare il centro-sinistra e l’Italia; quelli che commentavano in Rete un po’ dappertutto durante la prima fase della loro nascita: per dire, mi ricordo di un Luca Sofri scocciato commentare da Enrico, lì per difendere quello che poi si è rivelato un disastro epocale: il partito democratico.

Usato aziendale che avanza. Ormai è diventato di moda, grazie a Uolter, vendersi e sputtanarsi mettendo le mani avanti con la storia della noia, dell’intellettualoide di sinistra, del “che palle” con ste origini, noi siamo alternativi. Per lui (Adinolfi) “il dialogo coi cittadini” si fa anche partecipando ad un reality show come la Talpa. Con starlette dalla via professionale pressoché inesistente. E poi tornerà qui, sul web, e lì, nel PD, a parlare di politica come se niente fosse.

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in certi casi siamo noi. Qui nessuno è benpensante, nessuno si irrita se Adinolfi va alla Talpa, tanto non la guardavo prima né tantomeno la guarderò ora. Insomma Adinolfi non se lo filava nessuno già politicamente (ricordiamo i catastrofici risultati delle primarie, per dire), figuriamoci ora, con questo exploit. Ecco, l’elettorato berlusconiano un po’ indeciso non lo conquisti facendo queste figuracce.

Lo fa per noi, come Silvio. Fa però tristezza notare che i piddini (yeah, aggiungerei) non abbiano i mezzi politici e culturali per capire. Capire che è un grave autogol; perché così il PD diventa una succursale forzitaliota. Diamine, un candidato alle primarie del PD, presentato da Paola Perego, che va nel confessionale o come cavolo si chiama, il tugurio; ci avreste mai pensato?
E sorridete poi a quelli che fino ad ora han perso tempo attorno all’Adinolfi politico; quelli che lo difendevano in Rete e così via.

La sinistra che cambia, nella forma e nel colore. Ecco l’esempio per i giovani di sinistra: la smania di arrivare dell’Adinolfi parte con Generazione U e passa attraverso l’epiteto di “blogger più letto ed autorevole della Rete”. Certo. Quello che vuole fare il democratico usando gli altri, quello che chiede il parere dei suoi lettori sulla decisione dopo aver già firmato il contratto con Mediaset.

Territori nuovi. Il problema non sono i soldi, chissenefrega se Adinolfi guadagnerà tanto. Che ce lo dica però, lavandosi dal ruolo di leader politico farlocco. Perché non è vero, come scrive Adinolfi nel suo post finto-democratico, che per sopravvivere e fare strada in questa fottuta società bisogna per forza vendersi, sputtanarsi: le giustificazioni false si facevano alle superiori.

Quando le devo per il disturbo? Se tu vuoi venderti, sei libero di farlo, ma non vuol dire che sei tu quello che ha capito tutto, il rivoluzionario di sinistra stanco dei vari Michele Serra (che ormai si sarà anche rotto di fare il ruolo della metafora perpetua). Perché in questo modo fai il gioco del cattivo, per capirci: sì, io sono corrotto, vengo intercettato, ecc…, ma tutti sono come me. No.
Questo mi fa imbestialire, non lo accetto. E’ una morale tipicamente cattolica; basta andare dal prete a confessarsi e si è in pace con sé stessi.

Ti dico che lo fa per noi, giuro. Il problema è che ci sono davvero tante persone di sinistra che si bevono tutte le sciocchezze, le giustificazioni di Adinolfi o chi per lui: probabilmente sono uguali ai berlusconiani. Questi sono convinti che in this way un democristiano che finge di essere di sinistra possa passare un bel messaggio alle masse sulla sinistra, che non è più quella di una volta. Sì perché a leggere i commenti dei sostenitori di Adinolfi, questi sono stra-sicuri che lui andrà in Sud-Africa a rivoluzionare il mondo della comunicazione.

Hard-Core. Immaginatevi la scena: Adinolfi parte con un discorsone ragionato sull’ultima interessantissima prova di sopravvivenza e, proprio in quel momento, il regista stacca sulle tette di Melita bagnate dal mare, passando per il costume un po’ abbassato con le natiche un po’ colorate dalla sabbia. Concetto memorizzato. Sono queste le ironiche sfide al sistema di Adinolfi.

Gne, gne, gne. In realtà infatti, pur di non scomparire, siamo di fronte all’ennesimo trionfo del personalismo di un personaggio considerato di sinistra, che ancora una volta ci ricorda che mai potremo vincere, con questa gente al timone. Mai.

Accidenti, la Talpa considerata come mezzo per far passare nuove idee politiche, la nuova stagione. Fermi tutti, spiegatemi che organismi geneticamente modificati sono arrivati a votare PD, questa volta. Qui sta succedendo qualcosa di strano, qualcosa di così grosso che sarebbe da studiare.

Che vuoi fare da grande? Certo, i soldi fanno la loro parte. Ripeto, non sono un problema, ci mancherebbe, a me farebbero molto comodo; però io non sono nessuno. “Fanculo sonounprecario”, se andrà a fare un reality show. Ma finirebbe lì. Invece Adinolfi, già dal tempo de iMille, quando di colpo prende e si candida per le primarie, “era lì per sgomitare e avere visibilità politica, facendo un po’ di baccano su giovani & democrazia diretta”. E ora con la stessa tattica, prova a ritagliarsi altro spazio. Insomma, vuoi fare il politico o andare a Buona Domenica?

Uno con cui “dialogare”. Adinolfi diventerà simbolo “della sinistra che cambia” per le tv, che cambia talmente tanto da passare dall’altra parte. Adinolfi sarà quello intellettuale di uno dei peggiori reality della tv. Adinolfi sarà il capro espiatorio usato dagli esponenti della destra durante le loro non-argomentazioni. Certo, bisogna dire che non è assolutamente fortunato con le nomination e le votazioni, visti gli zero virgola…
Forza Adinolfi, alla conquista del voto della casalinga di Voghera!

E ora rimaniamo qui, in attesa della vittoria di McCain e della conferenza stampa in cui Obama dichiarerà la sua partecipazione, da sconfitto, ad un reality show.


Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

agosto 24, 2008

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.


La Tv che diventa Tw

agosto 9, 2008

Dal Sole 24 Ore

Dopo il lancio di Democratica Tv da parte di Veltroni e del PD, arriva una triste notizia dall’ex direttore Medail: la tv della libertà chiude. Pochi ascolti giornalieri (6-7000 persone) e costi alti per uno struttura di ben 20 (!) persone. Che tradotto in parole povere, vuol dire che non se la filava nessuno.

Ma concentriamoci per un istante su questo apparente slancio web 2.0 di Veltroni: prima fa una dichiarazione in difesa della Rete, dicendo la sua sulla causa tra Mediaset, Google e Youtube, poi l’inaugurazione di una web-tv. Che abbia visto la Luce? No di certo.

Già Napolux ha ben delineato lo schema dei motivi di questo rinnovato interesse veltroniano verso Internet web: basta verificare gli account di twitter del PD e di Veltroni per intuire che vengono utilizzati solamente durante campagne elettorali o particolari avvenimenti legati al partito. Insomma, ancora non vengono comprese le vere potenzialità del mezzo, soprattutto nel lungo periodo: ehi consulenti politici, se vi dico relazioni pubbliche vi viene in mente qualcosa?

Vatti a fidare di un giovane laureato smanettone del web: no, meglio affidarsi alle cariatidi della televisione piuttosto che scommettere su un rapporto più diretto, orizzontale e democratico legato ad Internet ed ai nuovi media. Sia mai che ai cittadini venga voglia di partecipare attivamente.

Sì perché è sintomatico che quando un’organizzazione politica annuncia un nuovo esperimento legato al web, manco fosse una scoperta rivoluzionaria, abbia e voglia ancora avere a che fare con la tv. E i giornalisti riprendono la notizia come se ci trovassimo davanti ad un evento incredibile. Verrebbe da chiedersi: ma siamo noi i diversi che vivono in un’altra dimensione, o sono loro che…vivono in un passato che si sforzano di mantenere in vita?

Conosciamo già la risposta purtroppo. Ma il dettaglio più evidente, e se volete più grave dal nostro punto di vista, è il riscontrare il fatto che i politici non sono più capaci da molto tempo di parlare alle persone, in qualunque modo. Malati di berlusconite acuta, esistono solo in tv, dietro una maledetta scatola, ereitando tutti i comportamenti propri di altri generi televisivi: e la politica viene dimenticata. Esiste il cosiddetto effetto setaccio per esempio, per cui i media danno più visibilità ai candidati più telegenici e più graditi dal pubblico. Mentre siamo qui a dibattere e discutere, a scrivere migliaia di post più o meno interessanti, si scopre così che i contenuti non interessano più – ai molti.

Certo, mi piacerebbe anche conoscere il parere di altri blogger in merito, ma la mia paura è quella che i politici stiano trasformando la “tv” in “tw”, o t-web, come preferite. Ma ciò non è possibile, in quanto non è pensabile comportarsi in un medium diverso utilizzando le stesse dinamiche della tv tradizionale, specialmente perché qui è casa di tutti e noi tutti vogliamo partecipare, fruire e contribuire.

Ecco perché ritengo che la non ancora nata tv democratica potrebbe finire per risultare l’ennesimo flop firmato PD: basti pensare anche solo al PD, quello vero, che per sicurezza non si sbilancia mai. Il mio timore è quello che diventi esclusivamente una vetrina in cui pubblicizzare il personaggio di turno: ennò, non funziona così.

Loro – giusto per distinguerci – non lo sanno, ma noi siamo ‘leggermente’ diversi dal pubblico televisivo.
Perché noi siamo davvero democratici.


Rai IV, la vendetta

luglio 15, 2008

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Ieri ha debuttato sul satellite il nuovo canale Rai, il quarto per la precisione. Si parla da subito di un canale votato ai giovani, ragazzotti che navigano in Internet, sensibili “alle suggestioni della moderna comunicazione”, come spiega Carlo Freccero, che stupido proprio non è.

Sì ok, ma c’è subito un problema sintomatico del fatto che nella maggior parte dei casi le cose vengono fatte senza ben sapere come dovrebbero in realtà essere: Rai 4 non ha un proprio sito Internet, tantomeno un blog. E questo non è un errore da poco per un canale che ritiene il web come fonte “formidabile di raccolta” di materiali proposti dalla Rete. Ok, magari il sito uscirà, ma cosa fai? Lanci il canale nuovo senza il sito?! Sì.

In più, come spiega Dario Salvelli, usare il DTT come tecnologia per andare incontro ai giovani mi pare una discrepanza, un errore alquanto strategico. Cioé non mi puoi parlare di contenuti e rapporto che cambia se per vederlo serve il digitale terrestre. Perché non provare un progetto totalmente votato ad Internet come Current Tv, allora?

La verità è che da anni in Italia non viene più fatta, progettata o pensata televisione; si preferisce importare continuamente format triti e ritriti, reality inguardabili o al massimo creare tristissimi giochi a premi condotti da presentatori imbarazzanti. E gli ascolti calano, però non si dice.

Se Rai 4 punterà sui giovani (recuperando peraltro le risorse finanziarie dalla chiusura di RaiUtile, talmente utile che non la conosce nessuno), c’è da dire anche che nel 2009 prenderà vita Rai 5, di cui ancora non si sa nulla. Alcune voci di corridoio spiegano che si stia parlando di altri nuovi canali dedicati “alle eccellenze del Made in Italy e ai lavori del Parlamento”… Una palla totale insomma, parliamoci chiaro: quante persone potrebbero guardare costantemente canali simili? Perché non date un’occhiata ai dati sulle caratteristiche socio-culturali degli spettatori? E magari sui loro gusti? E via così.

RaiSat è uno dei pochi comparti della Rai ad essere in attivo e capace di autofinanziarsi, quindi perché non puntare decisamente sull’innovazione e la sperimentazione? Carlo Freccero potrebbe essere la persona giusta, ma capisco che rapportarsi con la dirigenza, che certe dinamiche faticherà a comprenderle sino a che non scopriranno che negli Usa saranno avanti di 10 anni, e convincerla è dura, durissima.

Il futuro però non è il digitale terrestre. Prendiamo le altre Reti pubbliche del resto del mondo? Quanti canali hanno? Uno o due al massimo; la BBC ad esempio ne ha solo due. Se la tv di Stato vuole davvero sviluppare il modificato rapporto coi propri fruitori e puntare sui contenuti digitali, perché non si affidano davvero al web? Ne guadagneremmo tutti in qualità e soprattutto in riduzione di costi.
Che in un contesto pubblico non è cosa da poco.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.