Meglio mai che tardi

ottobre 19, 2008

Ma guarda un po’. L’authority per le comunicazioni si accorge che è il governo a dominare la scena dell’informazione dei nostri telegiornali. “Il predominio è più evidente nei notiziari Mediaset (incluso il Tg5 di Mimun, che insieme a Fede nega…!)“, ma anche il Tg2 non scherza, anzi.
L’Autorità per le Comunicazioni chiede ora alle reti pubbliche e private di riequilibrare.

Ma se ne accorgono solo ora, dico io? La prova dello stato imbarazzante in cui versa l’informazione ormai da troppi anni è dato anche dal fatto che nessun tg, se non quello de la 7, ha parlato di questa notizia. E la carta stampata non è da meno: oltre a Repubblica, solamente il Sole 24 Ore ha diffuso la notizia. Ansa, Corriere, Messaggero, La Stampa e così via, preferiscono parlare di cose “più italiane”.

L’unica verità è che non può esserci democrazia in un paese in cui l’informazione e la conoscenza si trovano nelle mani di pochi, manipolate all’inverosimile.
I dati sono sconcertanti, la disparità è doppia. E se studio aperto in questo periodo si sta occupando principalmente di screditare “l’ambiguo Obama”, come spesso lo definiscono, le altre reti mediaset sono un festival di parassitismo allo stato puro. Che c’è di nuovo, direte voi?

Niente, appunto. Questo è il vero problema.

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Primipare attempate

settembre 22, 2008

Ogni tanto, in occasione di certi avvenimenti, mi interrogo sulle donne, sui loro misteri e sulla loro natura un po’ mistica, che nemmeno loro secondo me comprendono fino in fondo.
Mettiamola così: noi maschietti mai potremo capire una donna nella sua totalità, così come voi femminucce – che in realtà ci catalogate come facili da decodificare, come dire bianco o nero – mai riuscirete a scoprire il perché di certi comportamenti di un ometto.

Premessa e luogo comune a parte, in questi giorni non riesco a levarmi dalla testa un episodio emblematico sulla condizione femminile vigente in Italia all’alba dell’ormai anno 2009.
Ho in mente un’atleta italiana che da quando ha vinto una medaglia d’oro è un po’ ovunque, in qualsiasi trasmissione, pronta a sposare la causa del momento, attenta a tifare per chi la ospita e guardinga nel voler dare una sfiorettata (o se preferite, una “stoccata”) a chiunque si trovi davanti.

Avete in mente il video? Lo trovate in ogni versione su youtube. L’inno italiano come sottofondo, lì a ricordarci che siamo tutti fratelli d’Italia; una vestita in tuta, prostrata dinnanzi ad un uomo anziano, un conduttore in preda ad un orgasmo per quello che si accinge a commentare, in diretta. Persone come lei e lui che “ogni giorno si allenano con fatica ma che credono nei grandi traguardi”. A quel punto l’omniscenza condita con un po’ di innocente ignoranza della Vezzali trasuda dallo schermo.

Niente di strano direte voi, vista l’età; la carriera sportiva infatti volge al tramonto e quindi una donna italiana dovrà pur piazzarsi da qualche parte, no?
Poi mentre osservo queste immagini guardo in faccia la mia fidanzata e mi immagino volti di tante amiche, amiche blogger e via dicendo. Tocco quasi con mano i loro discorsi, le fatiche quotidiane degli studi, del lavoro e della vita. E mi viene da scuotere la testa.

Non un commento, non una reazione, niente di niente. Vi immagino così, con le braccia aperte mentre mi dite “cosa possiamo farci, noi?” Possibile che quando servite o venite celebrate, dovete sempre essere ritratte metaforicamente sotto una scrivania? E quando ve ne accorgete è tardi. Sì perché la Vezzali è l’Italia. L’Italia è la Vezzali. Per quello che io preferisco la Granbassi.

Poi mi capita di guardare un’intervista ad un’altra medagliata per il judo, giovanissima (lo dico perché ha la mia età) e pressoché ancora sconosciuta. Ma attenzione – intima la giornalista – è stata apprezzatissima in prima serata su una trasmissione Rai, quando dopo aver atterrato Carlo Conti (!), si è tolta il kimono ed è rimasta in succinto abitino da sera. Ovazione.

Ma veniamo alle donne normali. Anche qui non sono rose e fiori, sì perché si scopre che l’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di parti over 40, per dire. Se una donna sta cercando un lavoro ed il suo ipotetico datore fiuta il pericolo di una gravidanza, sono guai. Idem se una donna desidera fare carriera.

Donne italiane siete degli animali straordinari: vi adattate ad ogni condizione, non c’è che dire. Però siete delle grandi ritardatarie, perché quando vi accorgerete dell’evidenza del vostro status sarà sempre tardi. Delle primipare attempate in tutto. Capisco che gran parte delle colpe sono da attribuire alla situazione, al paese, alle istituzioni e via dicendo.

Di certo però continuerò a non capire come mai vi stia bene tutto questo.


Abitudini

marzo 26, 2008

Ci sono tante cose a cui mi sono abituato in questi anni.

Per esempio mi sono abituato alla guerra in Iraq, perché il telegiornale non ne parla più e nessun blogger scrive più del fatto che siamo dentro una guerra illegale.
Mi sono abituato a Fede, al Tg4, a Vespa, allo scarso, anti-etico e patetico livello dell’informazione italiana.
Mi sono abituato a Mastella e a Dini (ma non alla Binetti).
Mi sono abituato anche alle discussioni su BlogBabel.
Mi sono abituato a Bush, a Casini, al papa, a Volonté, a Pannella…
Insomma, ci siamo abituati un po’ a tutto e ci passiamo sopra ogni giorno con un carroarmato, ignorando a destra e a manca.

Ma a Berlusconi ed alle sue stronzate no, non mi abituerò mai.


La sobrietà antica del giornalismo italiano

marzo 1, 2008

Da qualche tempo faccio caso alle differenze tra le versioni on line dei nostri quotidiani rispetto a quelle degli altri maggiori quotidiani stranieri ed ho notato delle notevoli discrepanze.

Non parlo solo del modo di scrivere, di riportare le notizie e di informare, ma parlo del colpo d’occhio, dei metodi usati per attirare l’attenzione dei lettori. Mentre in Italia infatti viviamo ancora in una sorta di mercato 1.0 dell’informazione “strillata”, dove chi fa le regole e scrive crede ancora che a vincere sia chi grida con la voce più grossa il titolo più grosso, negli altri paesi si sono accorti che è meglio offrire una vasta molteplicità di contenuti, col fine di fornire al lettore una scelta più “personalizzata”, fidelizzandolo in altri modi.

Provate ad esempio a confrontare le home page di Repubblica e Corriere con quelle del New York Times, del Guardian e dell’Herald tribune e fate caso (notizia principale a parte) alla grandezza dei titoli, ai colori scelti, alle parole usate e all’importanza data a certi termini. Il sensazionalismo dei nostri giornalisti e del nostro giornalismo è ormai fin troppo stonato: il continuo tentativo di ridurre ogni notizia ad uno scoop, ad uno scandalo attira curiosi, è sinonimo di arretratezza rispetto al mondo della comunicazione odierna. Senza contare il fatto fondamentale – a mio modo di vedere le cose – e cioé che quasi nessun giornalista o opinion leader, quando parla o scrive, badi troppo alle conseguenze di certe uscite. Abbiamo l’esempio di questi giorni con il principe Harry, che poteva trasformarsi in un facile obiettivo per i terroristi.

Perché non cominciare seriamente a trattare ed instaurare un vero rapporto simmetrico e a due vie con i propri lettori, coloro che fruiscono sempre più notizie e contenuti? Perché non cercare di creare relazioni durature con i pubblici di riferimento principali, non solo fidelizzandoli, ma considerando anche un elemento importante come il feedback? In futuro saranno sempre più le persone, gli utenti della Rete, cioé noi, a decidere se tirare a sé un messaggio o meno.

E’ lo stesso motivo per cui Vespa e co. quando menzionano la parola blog danno il peggio di sé stessi: non solo non accetteranno mai quella perdita dell’aura che tutti i mestieri hanno avuto dopo le varie rivoluzioni industriali moderne, causata dall’avvento di nuovi strumenti a supporto della comunicazione (in questo caso). Non capiranno nemmeno che per fare i giornalisti, non serve tanto avere un tesserino di un Ordine: basterebbe informarsi davvero, smettendola di copiare e incollare notizie alla bell’e meglio, non solo rimanendo al passo coi tempi, con la società dell’informazione, con la politica, ecc…ma anche imparando davvero a sfruttare gli strumenti che il mondo oggi offre e che tutti usano per semplificarsi le cose.

Perché ormai sono solo i giornalisti italiani che coi nuovi media e i nuovi mezzi hanno un rapporto che potrebbe manifestare un dobberman con un iPhone: pessimo e rabbioso.


Casini tra i leoni della libertà

febbraio 15, 2008

Berlusconi e Casini - Da La Stampa

Casini vuole correre “da solo”, oggi. Pierferdi però ci pensa, non si sa mai. Domani probabilmente, dopo aver chiamato Silvio suo, Pier tornerà all’ovile, abbracciando i cumpà di sempre. Oggi da solo, domani no, dopo domani chi lo sa. La comodità di scegliere secondo comodo, sempre, raggirando molti elettori del centro destra funziona. Perché a loro va bene tutto, va bene spostarsi ancora più a destra, va bene raccogliere i leghisti, i fascisti, una marea di ex-democristiani epurati; agli elettori del centro-berlusconismo (la destra è ben altra cosa, ahivoi) piace anche chiudere gli occhi di fronte al tradimento di uno dei loro tanto sbandierati ideali: la legalità. Nella coalizione in questione infatti, di legale e di discorsi sulla giustizia non c’è niente.

E poco importa se il pdl è semplicemente l’ennesima alleanza dettata dal marketing politico di una sera in piazza e non un partito nato dallo scioglimento di altri, da lunghe discussioni, confronti e consultazioni. Fa niente se ancora una volta il premier sarebbe quel Berlusconi che in 14 anni di “politica” si è già candidato 4 volte, è stato 7 anni al Governo, è uno dei più vecchi in assoluto sul panorama mondiale e non ha mai fatto nulla per cambiare questo paese, se non in peggio. Nessuno però lo schioderà di li, perché non ha ancora risolto tutte le sue questioni: finché morte non lo separi insomma.

Chissenefrega se dopo ogni legislatura è cambiato il governo, come ha giustamente fatto notare Veltroni, pratica figlia del caos introdotto ed esistente dal ’94 ad oggi. Silvio andrà avanti con la solita tiritera elettorale fatta di slogan e frasi vecchie, figlie di un sistema vecchio e stantio che Veltroni ha avuto l’accortezza di mettere alla berlina.
Ma non c’è problema, ai “moderati” interessano solo la patria e la famiglia: agli altri invece no; loro infatti pensano di difendere il concetto di famiglia nella società moderna dicendo no al riconoscimento civile di un’unione di fatto, non incentivando le coppie a far figli, a farli studiare e a far crescere il paese quindi (e ci metto un “lol” anche per le paghe minime di 1000euro, apriti cielo).

A differenza di Prodi, Veltroni sa comunicare in modo molto più semplice e diretto, ma anche nuovo. L’ha capito per primo, la gente è arci-stufa di una politica ormai nipote della prima repubblica; ha dato un taglio netto ai partitini e ai giochini rischiando molto, ma sicuro che è l’unica via per tentare di cambiarlo davvero questo paese. Poi sì, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, lo so anche io; non vorrei che qualcuno dicesse che ho abboccato dopo 5 minuti. Anche perché ancora non si conoscono i nomi dei candidati e quanto il PD si sposterà in mezzo, ma mentre a destra sappiamo già cosa potrà aspettarci, visto che il panorama è sempre lo stesso, con una forma e un nome diverso, per il PD sono curioso. Starò qui a vedere quindi, conscio che consegnare il paese ancora una volta nelle pericolose grinfie di Berlusconi sia un suicidio di massa.

Sì perché uno che riesce a farmi guardare “Porta a Porta” per più di 10 minuti, senza mandare a quel paese Mario Giordano per l’incredibile ed incresciosa faziosità e servilistica provocazione…qualcosa di speciale deve averla per forza.


L’incolmabile distanza tra la politica e i cittadini

gennaio 24, 2008

Il caso Mastella ha condotto a molte, moltissime riflessioni. Non solo sul piano politico e giudiziario, ma anche sul piano umano.
Si stava discutendo sull’aumento del contratto dei metalmeccanici che forse avrebbero ottenuto qualcosa ed era giunto il tempo in cui i precari forse cominciavano ad intravedere che qualcosa potevano riscuotere, politicamente e legislativamente parlando. Ora toccava a noi, era arrivato il momento in cui i cambiamenti in tema lavoro dovevano venire affrontati. L’ultima spiaggia insomma.

Mastella, non sapendo niente di niente di tutto questo, se non a parole come tutti i politici, se ne è beatamente sbattuto le palle: l’altro ieri garantiva la fiducia al governo, ieri garantiva la fiducia esterna, il giorno dopo va da Vespa travestito da martire col suo 0,7% ad aprire la crisi di Governo e domani si alleerà con Berlusconi, che senza ritegno raccatta su il raccatabile, promettendogli magari immunità contro le toghe rosse.
Una cosa vorrei sottolineare al di là di tutto e del Prodi di questi giorni: il fatto che il Governo, pur dimostrando una certa solidarietà istituzionale a Mastella (che comunque alla fine si è fatto i cazzacci suoi alla faccia della crisi economica e sociale italiana), ha dimostrato e garantito la totale indipendenza della magistratura. Non si sono permessi di fare come qualcuno di nostra conoscenza: la separazione dei poteri è imprescindibile, altrimenti ci troveremmo in un regime piduista-berlusconiano.

Si andrà al voto, sì, ma con questa legge elettorale schifosa fatta da chi era interessato solamente a farsi rieleggere ad ogni costo, la situazione di instabilità sarà più o meno la stessa (al Senato); il problema è che tornerà Berlusconi dopo i 5 anni più bui della storia italiana recente e in un periodo come questo, in cui il ceto medio ha sempre meno soldi da spendere, la destra al governo è la cosa più sbagliata che ci sia. Sarei felicissimo se nessuno andasse a votare, ma in realtà assisteremo al canonico teatrino pre-elezioni insieme a tutto il resto, dati e statistiche inventate comprese.