Eutanasia all’Italia

febbraio 11, 2009

Ci ho pensato qualche giorno e alla fine ho deciso di scrivere anche io qualcosa. Un po’ perché qualcuno me l’ha chiesto, un po’ perché forse aiuterà anche me a ragionare e tentare di capire.
Non esiste una versione breve di questo post, perché non posso evitare di toccare certi tasti; nonostante io non abbia volutamente parlato dell’opposizione, in quanto completamente inesistente (mi vergogno soltanto a spiegare che cosa voterà il pd; se la democrazia se ne sta andando una grande fetta di colpa è loro), il risultato è comunque chilometrico.

.: PREMESSA

Non so bene quando ci sarà qualcuno che chiederà come sia stato possibile che l’Italia abbia accettato e in parte amato un folle che scheda i barboni, trasforma i medici in spie razziste dei migranti, si fa fare le leggi per evitare di essere processato, legalizza le ronde notturne e infine delira su una possibile gravidanza di una donna in coma da vent’anni per imporre l’accanimento terapeutico obbligatorio per legge. Del resto, dall’opposizione non ci si aspettava nulla, se non (in alcuni casi) un vergognoso voto a favore di chi il colpo di Stato, la settimana passata, l’ha effettivamente compiuto.

Mentre vi scrivo, Eluana è già morta, pace all’anima sua. Prima di arrivare all’escalation di cattiveria medievale trasposta nel XXI secolo però, vorrei parlare del contesto che ha portato a questa orribile situazione. Rendiamocene conto: qui si parla di un governo che si professa “liberale”, ma che purtroppo è ora sinonimo di Stato col suo continuo interventismo, abilissimo nel bofonchiare frasi fatte e imparate male, trasformarle in decreto e farle approvare da un Parlamento addomesticato, ricattato e influenzato dal pietismo finto cattolico-televisivo. Questo, il testo del ddl:

Art. 1.
1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
2. La presente legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Nel dettaglio, si parla di una legge che vorrebbe appropiarsi della vita dei cittadini, ordinando a tutti di prolungare senza senso il calvario di una paziente usata come pretesto. In quali casi si è mai sentito uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, cioé la mia vita e la vita degli altri individui, facendone quello che vuole? In quale paese un governo e la chiesa, che sul popolo italiano non dovrebbe avere né tantomeno manifestare nessuna autorità, può decidere, con una penosa superficialità da talk show, di fissare dove e come la nostra vita possa e debba finire? Quando si procede solo per sondaggi, demagogia e populismo, la “difesa della vita” può diventare il giorno dopo “un’apologia della morte”, magari di fronte al prossimo “rumeno assassino” e alla conseguente collera popolare, sbattuta lì nel tg delle 20 in barba a tutti i principi dello stato di diritto, che dovrebbe sempre e comunque garantire terzietà di fronte ai propri cittadini.

Questo è uno Stato che entra nel letto dei pazienti o della coppia, deve assolutamente farlo. Ovviamente “per noi”, che è sempre stato l’elemento principale per giustificare tutti gli orrori della storia e il fondamento di ogni totalitarismo. Soltanto chi si proclama “liberale”, senza evidentemente sapere cosa voglia dire il termine, in Italia può non vederlo. Ed è proprio per questo che non possiamo fermarci lì a dire “stiamo in silenzio” e basta, di fronte a questa vicenda. Perché riguarda tutti e da molto vicino: qui si difende lo Stato di diritto, ma anche il diritto di poter disporre liberamente di noi stessi, nel limite della libertà degli altri. E soprattutto, chiunque potrebbe ritrovarsi in una situazione come quella di Eluana. Per questo la domanda da farsi, dovrebbe essere “stiamo facendo abbastanza per essere liberi?”

.: MA CAPEZZONE DORME LA NOTTE?


Nella foto, genitori e prete contrattano l’inquadratura nel tg delle 20

“L’avvocato Taormina: “Li denuncio per omicidio premeditato”. L’avvocato Carlo Taormina presenterà una querela per omicidio premeditato alla Procura di Roma in merito alla morte di Eluana Englaro. “Si è consumato un omicidio vero e proprio”, ha detto il giurista.

Non so se effettivamente Capezzone riesca a dormire tranquillo la notte o a guardarsi allo specchio la mattina. Ma se ci riesce Fede dopo l’edizione straordinaria di ieri con tanto di lacrime, tutto è lecito. Come spiega Scalfari, “qui c’è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’altra i “volontari della morte”, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante?”.
Già, perché il punto non è Eluana: la questione vera è che il primo ministro che si fa scudo di una innocente per esercitare il suo potere, pensa di poter decretare a destra e a manca a prescindere. Solo in quanto Silvio Berlusconi. La povera Eluana è stata solo una scusa per tentare di arrivare ad avere poteri esecutivi maggiori.

.: IL COLPO DI STATO “MORBIDO”

Ho visto palloncini bianchi, fiaccole accese, genitori contrattare le inquadrature dei più popolari telegiornali, ho sentito cori da stadio, urla , grida, preghiere, clacson, bandiere agitate, fotografi, ma nulla mi ha turbato quanto l’applauso dei cattolici ad una famiglia che esibiva il figlio disabile con un cartello “uccidete anche me”. (via pro-fumo.net)

Ebbene no, non c’era occasione migliore per forzare la mano ed affermare di voler cambiare la Costituzione, sfidare il capo di Stato e via dicendo. Che significa giocare a carte scoperte, finalmente, per uno abituato ad andare avanti a colpi di sondaggio. A Berlusconi non è mai fregato nulla di Eluana: in 17 anni nessuno, tantomeno lui, l’aveva mai nominata, ora di colpo sì.

A lui preme affermare il principio che una sentenza definitiva possa essere ribaltata per decreto, o per legge ordinaria, o per legge costituzionale. A lui non interessa nulla della vita e della morte. Lui deve essere il salvatore, l’unico dalla parte della vita. La canonica divisione tra bene e male è una delle sue più frequenti e principali tipizzazioni. Un bipolarismo a cui riccorrerà sempre.

A lui interessa compiacere il Vaticano con un decreto impopolare ma a costo zero, fatto già sapendo che il Quirinale non lo firmerà, dunque senza pagare alcun prezzo di impopolarità. A lui non frega nulla delle questioni etiche. A lui interessa coprire il colpo di mano contro la giustizia e la civiltà: i medici trasformati in questurini e delatori contro i malati clandestini; le ronde illegali legalizzate; le intercettazioni legali proibite; gli avvocati promossi a padroni del processo, che faranno durare decenni convocando migliaia di testimoni inutili per procacciare ai clienti ricchi l’agognata prescrizione; i pm degradati ad «avvocati dell’accusa», come negli stati di polizia, dove appunto la polizia, braccio armato del governo, fa il bello e il cattivo tempo senza controlli della magistratura indipendente; dulcis in fundo, abolito l’appello del pm contro l’assoluzione o la prescrizione in primo grado, ma non quello del condannato (non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato), sempre all’insegna della «parità fra difesa e accusa». Tutte leggi incostituzionali che, dopo il no del Quirinale al decreto contra Eluanam, hanno molte possibilità in più di passare. Per giunta, inosservati. Parlare di colpo di Stato è puro eufemismo. E poi, che sarà mai un colpo di Stato? Se la Costituzione non lo prevede, si cambia la Costituzione.”

Questa concezione da salvatore, da colui che – assieme a tutti gli scagnozzi prostrati e pronti ad ogni ordine – pensa di poter fare dello Stato e del paese quello che gli pare, nel suo continuo delirio di onnipotenza, gli serve. Perché in questo modo ha cercato di portare persino Dio dalla sua parte, dimostrando una totale inadeguatezza al ruolo cui aspira, quello cioé del capo di Stato in stile putiniano con influenze sudamericane. Con tutti i poteri nelle proprie mani, una sorta di stato di polizia in cui l’unica libertà è la sua.
Cosa accadrà ora? Il ddl verrà ovviamente approvato. Non votarlo sarebbe ammettere in modo più che evidente, il gioco a cui stavano giocando, dimostrando che di Eluana non fregava niente a nessuno. Quindi sì, la approveranno e probabilmente la chiameranno “Legge Eluana”, col consenso dei media al loro libro paga, così come hanno fatto con la Legge Biagi (perché a destra piace piazzare un bel ricatto morale battezzando le leggi) e poi, probabilmente, la parte sana del paese “inizierà lentamente a farla a pezzetti, sempre che riescano a farla, perché una legge fatta male non passa facilmente al vaglio della Corte Costituzionale”.

.: DA CITTADINI A CONSUMATORI, DA CONSUMATORI A SUDDITI-TIFOSI.


Nella foto, “ehi inquadrate il mio dolore per Eluana”

Quello che fino a ieri sera stava accadendo fuori dalla clinica ad Udine, era semplicemente indefinibile. I finti cattolici, quelli integralisti che rendono l’Italia una sorta di Iran cattolico, hanno saputo ancora una volta dimostrare il loro peggio nei momenti che contano, smontando – se ancora ce ne fosse bisogno – l’antica storiella della pietas, della tolleranza e del libero arbitrio.

La difesa della vita non è la battaglia che stavano conducendo e qui, chiesa e governo, hanno toppato. Perché chi si crede un vero cattolico, vuole far credere che tutti siano come lui e deve imporre ad ogni costo il suo volere? Io, laico, non ti dico mica di non andare a messa, per esempio. Quante volte avete pronunciato la frase “per fortuna che se ne è andato, finalmente ha smesso di soffrire”? Contatele. Se volete vivere come si faceva nell’alto medioevo, siete liberi di farlo, ma da un’altra parte; prendete le vostre cose, andate nello stato Vaticano e vi fate vie crucis, vi fate frustare, portate la croce, usate il cilicio, partorite con dolore, eccetera. Ma fino a quando sulla carta d’identià c’è scritto “Sstato: Italia”, siete pregati di rispettare la Costituzione e tutte le altre persone.

Eppure dovreste essere quantomeno sollevati che una persona sofferente da 17 anni si liberi delle sofferenze e muoia: perché starebbe a significare che Dio le ha appena aperto le porte del paradiso, no? Che senso ha fare cori da stadio davanti alle telecamere, trasformare ogni cosa in un match, in una competizione da vincere, manco fosse la champions legue? Possibile che tutti i temi seri in questo paese debbano subire questa sorte? Non è un gioco. E voi lo sapete bene: fino al giorno prima che il tg ve lo dicesse, Eluana non sapevate manco chi fosse.

Vi faccio una domanda: secondo voi, se Eluana fosse stata omosessuale e il padre l’avesse dichiarato apertamente, si sarebbero scatenati tutti questi paladini della vita? Secondo me l’avrebbero fatta morire senza troppo clamore. Poteva essere una tattica.

La vita è mia e non saranno né Berlusconi né tantomeno Ratzinger a decidere al posto della mia coscienza. La morte è uno dei pochi eventi naturali sul quale nessuno può intervenire. E il rispetto invece è quella cosa che dovremmo tutti dimostrare di fronte al grande uomo che è Giuseppe Englaro. La sua battaglia è la premessa che un giorno potrà condurci verso la scelta (ho detto scelta, non obbligo) di una morte un po’ migliore, probabilmente.

.: LE DONNE DELLA DESTRA BERLUSCONIANA, AKA DEI CONTENITORI


Cori da stadio, clacson, bandiere: noi non ascoltiamo nessuno, i nostri sono valori assoluti e santi

Tra tutte le stronzate che il premier italiano ha detto, questa è una delle peggiori. Non solo per la totale mancanza di rispetto verso Eluana e la famiglia, ma anche perché dimostra una volta in più la considerazione che ha Berlusconi per le donne. Dietro quella frase (Eluana può ancora rimanere incinta) c’è la cultura berlusconiana per eccellenza, secondo la quale la donna, più che una persona dovrebbe essere figa e madre, “un puro strumento di piacere e di riproduzione”. Se poi non ha coscienza chissenefrega, anzi meglio.

La femmina per lui è esclusivamente un contenitore, prima del pene – in qualsivoglia orifizio – poi del nascituro: è questo il suo ruolo, la sua funzione. “Nella maggior parte dei maschi, questa visione del mondo si estingue in adolescenza, dopo la terza partita di calcetto, quando ci si stufa delle goliardate piene di parolacce durante la doccia. In alcuni, purtroppo, prosegue per tutta la vita e perfino dopo i settant’anni”. Ma non c’è da stupirsi, è questo il compito della donna di destra-fascista-cattolica: fare figli e non rompere tanto le scatole, come vuole la chiesa. E intanto lui continua a colpirvi; che sarà mai una battuta? Non è niente, appunto, e le donne del governo sembrano confermarlo.

.: LA CULTURA DELLA MORTE: SIAMO NOI I BUONI ONNIPOTENTI

Cicchitto: “E’ stata cultura della morte” – “Avevamo già nei giorni scorsi denunciato l’accelerazione dell’operazione con il mutamento del protocollo e la sospensione totale dell’alimentazione e dell’idratazione. E’ evidente che è un’operazione tipica della cultura della morte

La violenza su Eluana sta continuando anche dopo la sua morte, in barba ad ogni tipo di sensibilità umana. Dagli esponenti della maggioranza, ma anche da molte figure ecclesiastiche, sono uscite frasi di ogni tipo, cariche di termini sempre pronti a seminare odio. Assassinio, omicidio e violenza, fino ad arrivare alla cultura della morte. Nessuno sa bene cosa voglia dire, ma l’importante è categorizzare e tipizzare: noi siamo per la vita e salviamo il mondo, chi non la pensa come noi coltiva la morte ed è un mostro. Cattolici che vogliono decidere secondo coscienza compresi.

Che tradotto in ragionamento logico, vuole dire che sono loro che dovrebbero decidere cosa fare di me, del mio corpo, della mia vita e della mia coscienza. Il che annullerebbe la mia natura umana. In realtà però il paese è ben diverso da quello che quotidianamente cercano di dipingere sui media.

.: SONO LAICO E DISPERATO: COSA FACCIO ADESSO?

Continuate a vivere la vostra vita, sarà il tempo a darci ragione. Non solo lo spero tanto, ma ne sono convinto. Questa strana tipologia di cattolici integralisti, compare solo in certi casi, rianimata dalle luci delle telecamere; non sanno nemmeno cosa sia il rispetto. Basta leggere le scritte contro Beppino Englaro, per esempio; basta andarsi a vedere come hanno apostrofato i medici della clinica di Udine. Poi tranquilli, dopo ieri sera, si sono asciugati le finte lacrime e sono tornati a guardare il Grande Fratello.

L’accellerazione di Berlusconi per arrivare a diventare capo di Stato e impossessarsi definitivamente di tutto il paese, rendendolo poco più che un regime (già ma di che tipo?) sudamericano, oltre che spaventarci, deve servire come ennesima lezione. Per chi l’ha votato, che magari non capisce. E farci reagire, magari rimboccandoci le maniche e tornando a farci interessare della società civile, fare politica, eccetera eccetera. E’ inutile continuare a dire che i politici sono tutti uguali, che rubano, perché poi si continua a rivotare gli stessi da 20 anni.

Non so se ve ne siete accorti, ma tutto ciò che riguarda questo paese continua a peggiorare: dai sentimenti delle persone alla sua umanità, dalla qualità del modo di pensare all’appiattimento totale dei cervelli, dalla regressione culturale a quella psicologica. A molti italiani infatti non piace essere adulti responsabili. Preferiscono delegare a qualcuno, per poterlo poi trattare da capro espiatorio. E il peggioramento avviene proprio mentre il mondo, da Obama in giù, offre innumerevoli opportunità di miglioramento e progresso. Sostanzialmente potremmo fare grandi cose, invece continuiamo a farne tante piccole e orribili. Tendiamo allo zero assoluto insomma: noi potremmo davvero avvicinarci a quel valore.

.: QUINDI DOMANI MI ALZO E…?

Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi. [Indro Montanelli, Corriere della Sera – 20 febbraio 1996, via imod]

…Ti guardi allo specchio, fai un bell’esame di coscienza. Sì, ho scritto proprio coscienza. Come paese facciamo schifo, ma l’ho già detto e lo diciamo in tanti, forse troppe volte. Star qui ad aspettare non serve.
Che si fa? Si prende e si va via dal bel paese? Sarebbe la soluzione più semplice, da un certo punto di vista. Ma bisogna farlo davvero, poi.

Credo nel passo indietro, che questa crisi dovrà costringerci a compiere. Bisogna cambiare il modo di pensare, bisogna riflettere, rallentando un po’ magari, ma evitando di ripetere tanti errori. Interessarsi alle cose e farne meno, ma bene, il che permetterà anche di vivere più intensamente certi istanti della propria vita, attribuendole significati nuovi. Rientrare nella dimensione del “noi-stessi”, non nel senso opportunista del termine, ma per apprezzare e capire anche gli altri.

Dopo queste tristi giornate ho l’assoluta certezza che tra crisi, Berlusconismo e Italia, gran parte di noi tira fuori il proprio meglio nelle difficoltà. Ho letto ragionamenti, pensieri, sfoghi e tanto altro. E’ questo il passo indietro che dobbiamo e dovremo fare in questo 2009.
Forse il colpo di Stato dovremmo farlo noi e chiamarlo “Democrazia”.


The Time is Now

novembre 13, 2008

Lo so, in questo periodo non sto scrivendo molto. La scusa “ho troppe cose a cui pensare” non è mai stata attuale come oggi.
Sì perché sono arrivato ad un periodo della mia vita, o se preferite ad un età, in cui devo fare qualche scelta pesante, scommesse non facili.
L’ora delle decisioni irrevocabili insomma.

Quindi ecco, il bloggare è passato un po’ in secondo piano in questo mese, complice anche il viaggio in Finlandia, l’avete facilmente capito. Un po’ come nei film, e come ho raccontato nel post di ritorno, toccare con mano altra aria e altri modi di vivere, più umani e fruibili, mi ha fatto aprire gli occhi. Diciamo che è come se avessi preso una botta in testa che ora devo riassorbire, trasformandola in pensieri buoni, scelte convincenti e futuri possibili.

Facendo un discorso prettamente tecnico invece, ho notato che in questo lasso di tempo in cui mi trovo in una sorta di stato confusionale, ho scritto poco di Italia, politica e via dicendo. E secondo me è un altro segnale. Forse sono un po’ stufo di paranoie e basta, di continuare a girovagare nel pessimismo dei miei pensieri made in Italy. Poi per che cosa, in fondo?
Comunque state tranquilli, non ho intenzione di smetterla di propinarvi i miei post in politichese. Insomma, quando avrete voglia di passare qualche minuto di sega mentale, sapete sempre dove tornare.

Probabilmente sto crescendo mentalmente, mi sono accorto di essere giunto ad un casello importante del mio percorso, peraltro senza cominciarne davvero uno in alcuni ambiti. E sono li fermo a pensare se non mi conviene prendere la prossima uscita per scegliere altre strade. Magari meno battute, ma pur sempre molto affascinanti.
Non so, credo stia venendo fuori prepotentemente il mio spirito che si era sopito dentro, quello che un domani dovrebbe farmi diventare un uomo. Uomo con la “U” maiuscola possibilmente. L’importante è che starò in pace con me stesso.

Difficilmente in questo blog mi sono aperto oltre un certo punto, ma sentivo di doverlo fare. Mi aiuta, ecco. C’è qualcuno che mi ha spiegato che questa confusione totale in cui sono immerso è abbastanza normale, che tra qualche tempo avrò una visuale più chiara. Fa parte della vita, fa parte della crescita di una persona. Una volta la chiamavano maturazione o maturità, oggi invece siamo tutti figli fino a 35 anni. A questo gioco non voglio più stare.

Ma, chiedo a voi, esiste la crisi del quarto di secolo? Parlo di quell’età – 25 anni – in cui sì, non hai più 20 anni (porca di quella vacca lurida!), ma non ne hai nemmeno 30, quindi sei ancora in tempo a scegliere certe opzioni. Devo solo capire quali. E credetemi, ci sarete passati in molti, ma per me non è facile.

Sto ricevendo 1000 stimoli, mi si sono prospettate alcune possibilità, anche lavorative. Ma sono talmente ipnotizzato e shockato che finisce che a parte qualche sobbalzo sono ancora qui, come una pentola a pressione che sta per raggiungere il punto in cui farà fuoriuscire tutta la pressione in eccesso. Lo so, ho detto due volte “pressione” in due righe, proprio perché me la sento addosso.

Ma non è pressione esterna, è pressione auto-indotta: il livello di entropia interno al mio corpo è decisamente alto ed in continuo aumento.
Per dire, una delle scelte che sicuramente potrei fare è un altro viaggetto, devo solo capire alcune cose del vivere all’estero per qualche tempo, prima di finire l’università, non so.

Se anche il mio modo di scrivere e bloggare sta mutando, qualcosa di strano ci deve essere. Ogni tanto poi mi suona anche alquanto distorto sentirmi chiamare ‘sonounprecario’, che in pubblico non è così bello sentirselo dire. Ma riassume nel modo migliore la precarietà e l’instabilità totale di una vita come la mia. Dopotutto però, devo cominciare ad essere anche Alessandro.

E’ arrivato per me il momento di una successiva evoluzione. E’ giunta l’ora di crescere, ma questa volta attraverso altri mezzi, altre esperienze ed altre scelte.
Non so dove mi porteranno, ma non fraintendetemi. Non sto preoccupandomi del futuro come sbagliavo a fare fino a poche settimane fa. O meglio, lo sto facendo, ma comincio a vederla da un altro punto di vista.

Del resto mi tocca anche essere onesto con me stesso e non lamentarmi più di tanto. La natura mi ha dotato di buoni mezzi; come tutti ho dei difetti, ma alla fine riesco sempre a cavarmela. Che poi, parlare di difetti mi fa sorridere, perché riguarda il rapporto con le altre persone. Quelli che per uno sono difetti, per un altro sono qualità, per cui non sto li ad impazzire.

Sì perché “i veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio”.

E’ arrivato il momento di pensare a me stesso come non ho mai fatto sino ad ora.


Una vita da mediani

settembre 26, 2008

Ieri sono stato per l’ennesima volta a Milano, in centro, a dare l’ennesimo esame della mia vita. Ho provato a uscire dal guscio in cui mi trovavo, guardando da fuori la vita di una normale quotidianità produttiva milanese.

Non è la prima volta che lo faccio, intendiamoci: ormai vedere Milano solo per certi motivi e di corsa, mi fa venire la nausea. Ho realizzato una volta di più che la vita “normale” di milioni di persone fa schifo. Essere liberi e vivere davvero la vita per me è tutta un’altra cosa.

Parti al mattino, presto, ti spari l’infinita coda in macchina tra clacsonate, uomini che leggono il giornale e donne che si truccano o prendi il treno di corsa, in piedi e stipato in vagoni sporchi, molto caldi (perché sui mezzi non c’è inverno o estate che tenga), puzzolenti e dove le persone sono compresse ascella contro ascella o alitata contro alitata. Poi c’è la metropolitana, con il plotone di persone che marciano dalla fermata della stazione del treno alla banchina da cui infilarsi nella metro.

Si aprono le porte del vagone e fuoriesce la morte, impersonificata sottoforma di molecole di non-ossigeno. Posto in piedi e spazi vitali belli compressi, per carità: respirare di questi tempi è un lusso, fortuna che sono alto e un filo d’aria al di sopra di quella biosfera di odori e sapori rivoltanti che si va a creare dopo 5 secondi di vagone chiuso riesco ancora a trovarlo. Passata una mezz’ora per poche fermate – visti i tempi biblici di risalita della gente e chiusura delle porte a mo’ di ghigliottina – dove sei già stato fortunato se non hai perso l’uso dell’udito, dato il rumore del mezzo, scendi, finalmente, spintonando e chiedendo permesso a priori, mettendo in conto di schiacciare piedi, rischiare scippaggi vari o occhiatacce – per non dire insulti – da parte di donne bruttine che fingono di aver sentito la tua mano morta poggiarsi sulle loro cellulitiche chiappone, che altro non han visto se non una sedia che non le contiene.

Se ti va bene non piove e non devi prendere altri mezzi, quindi ti aspettano una decina di minuti a piedi prima di arrivare alla meta. Dopo un’ora, un’odiosa ora e mezza per fare pochi km in linea d’aria, ci sei e sei già stressato, pezzato, stronzo e corroso da un contesto che tutto è fuorché user-friendly.

Poi l’ufficio e i suoi problemi, l’università o quello che vi pare. Passa una giornata che non te ne accorgi, come se fossimo collocati in un continuum spazio-tempo di un’altra dimensione. Se va bene esci che sono le 18.30, se va male non vai a casa più, roba che fai prima a dormire sulla fotocopiatrice, stando attento a non farla partire.

Successivamente ricomincia il viaggio della speranza, quello del ritorno; se capita come ieri, per fare una – e dico una, diamine – fermata, ci metti un quarto d’ora, perché il treno è strapieno e ha problemi, roba che non potresti resistere per più di un minuto senza mascherina dell’ossigeno. Ti verrebbe voglia di tirare il freno di emergenza e suicidare tutti quelli intorno a te sotto i binari, ma non lo fai…semplicemente perché non riesci a muoverti.

Riscendi e ti fai schifo da solo: la pezzata ha contagiato maglietta/camicia, maglioncino/giacca e se ti va male che non hai levato il giubbetto sono guai. Arrivi a casa circa alle 20, ma prima vorresti passare dalla sede dei Ghostbusters per farti disinfettare con una leccata da Slimer. Ma no, non c’è tempo.

Doccia, poi cena e sono le 21.30. Hai ancora 3 ore per vivere ma cazzo, accendi la tv e c’è Distretto di Polizia e se ti va un po’ meglio una prima serata con Carlo Conti o Pippo Baudo. Spegni la tv e vuoi uscire con gli amici, ma fai presto e occhio al portafoglio, che ormai una media costa quanto un pieno per il mio scooter di qualche anno fa.

Sei stanco, stanchissimo, e anche i tuoi amici lo sono, quindi alla fine non esci, perché sei già col pigiama dai pantaloni a forma di Aladdin e le ciabatte a testa di animale, che se ti suda il piede li dentro, Dio solo sa cosa succede quando le sfili.

Che fai, a questo punto? Se sei single, dopo aver scanalato su canale 5 e aver visto le veline di striscia, passi al pc, seguendo una parabola simile a questa: Repubblica, Gazzetta dello Sport, blog di Suzukimaruti, blog di Pietro Izzo, metti-il-blog-di-un-nome-che-vuoi e…Pornotube (o Red Tube, ecc…). Pacchetto di fazzoletti alla mano, strizzi il collo al serpente, che da troppo tempo non vede una tana in cui rifugiarsi.

Se invece hai una fidanzata o peggio, una moglie, le lanci uno sguardo tipo Hannibal the Cannibal e la spingi, letteralmente, con spallate e colpi da auto-scontro, verso il letto, sperando che abbia voglia di fare l’Amore; peccato che appena la sdrai sul letto, nel tempo che ci impieghi a cambiare lato e sederti, lei già russa emettendo diversi cambi di tonalità. Sconsolato, ripensi ai tempi in cui ogni sera potevi permetterti il lusso di fare sesso con una ragazza diversa dall’altra; poi però ti svegli e ti accorgi che era un sogno nel sogno.

Assonnato, ti giri dall’altra parte e guardi le ore: sono le 6.50, 10 fottutissimi e fastidiosissimi minuti prima che suoni la sveglia.
Ed è già un altro giorno. Un altro giorno da non vivere.


Morire Giovani

agosto 6, 2008

http://www.flickr.com/photos/valerius25/463968859/ - i diritti sono di proprietà dell'autore

Sono un fottuto pessimista. Lo so, davvero. Ma non ci posso fare niente: nel dubbio, non faccio altro che supporre o intravedere il peggio dietro l’angolo. Parlo in generale, detto per inciso. Per una volta, facciamo che la politica c’entra poco. Anche se loro lanciano costantemente un unico messaggio a noi “ragazzi”: è meglio farci morire da giovani.

Scuola, università disorganizzata, stage o non stage, l’importante è che non sia pagato; crediti formativi, laurea, poi forse lavoro; lavoro precario, guadagni poco, zero certezze, niente casa, niente libertà. E intanto gli anni passano e tu sei ancora lì, in casa con mamma e papà. Senza una pensione, senza una prospettiva o una possibilità, insomma senza futuro.

E così via, anche se in questo momento vorrei concentrarmi più sulle sensazioni e gli stati d’animo che sul viscerale vissuto del concreto quotidiano: dopo un po’ stanca anche me.
Cioé come mi viene in mente, penserete, di scrivere cose simili proprio mentre sto per partire per un viaggio? Beh, quando arrivano le ferie, vuole comunque dire che l’estate sta finendo.

Più che vivere la vita mi sembra di subirla, come se stessi guardando costantemete il mondo da dietro una finestra, osservando gli altri intenti a vivere, trascorrere il tempo e decidere ciò che vogliono della propria esistenza.

Come se fossi imprigionato in una realtà ovattata che tiene incatenata la mia voglia di libertà. Me la sento dentro che spinge forte, spesso fa a pugni con i miei pensieri: convivo con un forte senso di inquietudine generale, assieme a quella enorme sensazione di vuoto che non so come riempire.

La cosa triste, o strana se volete, è che non ho idea di che decisione possa prendere in merito a qualsiasi cosa per cambiare lo stato delle cose, in primis la Mia Vita. E’ questa passività disarmante che mi sento addosso che mi distrugge, come se non riuscissi a reagire, a rialzarmi mai.

E ho paura del Tempo, di star perdendo quantità industriali di Tempo che non tornerà mai più. Tipo che tra 10 anni mi sveglierò un giorno pensando tra me e me “ma che cacchio di diavolo ho fatto fino ad ora? Dov’era il mio cervello quando ancora tutto era una scommessa, una roulette russa di esperienze da fare?” E in quel momento – se mai arriverà – sentirò un tuffo al Cuore, lo so.

Perché sarà troppo tardi.


Forever Young

dicembre 14, 2007

 

Oggi è stata una giornataccia, una di quelle che vuoi far scivolare via in fretta.Più di altri giorni infatti ho capito cosa significherà vivere qui per uno della mia generazione o uno di quella che verrà.

È una giornata tipo per molti e forse per altri va anche peggio; non sono qui per lamentarmi, so che c’è tanta gente che se la passa molto più male di me. Comunque, mi sveglio al mattino e vado all’Università a rispondere all’appello per l’esame, poi a metà mattina ti chiamano dal lavoro che c’è un’emergenza e devi tornare; “via di corsa” pensi. Metropolitana, macchina, coda e intanto ti mangi un panino (mentre guidi) come pranzo (e io con un panino non mi riempio manco morto, anzi mi viene più fame..). Sei in ufficio e fai quello che devi fare, poi ecco l’ora dell’emergenza: dopo 30 km arrivi dall’altra parte, da Milano a Lecco (quasi) e per tutto pomeriggio fino alle 18 (5 ore senza pausa) fai l’operaio in un grande magazzino di un cliente in cui domani avrà luogo l’inaugurazione. Ma sì, dai, alla fine per 500 euro al mese è giusto farlo, è un favore…oggi farò anche questo.

All’entrata la scena che mi si presenta è delirio puro: cavi da tutte le parti, operai che gridano e discutono in modo acceso tra loro, pezzi sparsi… “Fatti coraggio sonounprecario, tu sei qui solo per montare dei pannelli, degli adesivi mega su delle vetrate e dei pre-spaziati e sei qui come operaio solo perché lavori per un’azienda medio-piccola e oggi servivi qua”. Non mi faccio spaventare, perché l’operaio l’ho già fatto ed è stata una grande lezione di vita. Oggi però ho sperimentato cosa voglia dire fare l’operaio esterno anche dentro un ufficio, con gli impiegati che ti guardano come se fossi uno scarto sociale; divertente verificare questi comportamenti comuni. Alla fine è una delle poche e piccole soddisfazioni che può avere un impiegato. Insomma, mi sono fatto 4 risate tra me e me.

Ho un rispetto enorme per tutti gli operai italiani, la loro è una vitaccia e te ne rendi conto ancora di più leggendo le statistiche sulle “morti bianche”. Dopo aver rischiato di far cadere il mio collega dalla scala finiamo finalmente il nostro lavoro, distrutti e con un gran mal di schiena. Mezz’ora dopo sono ancora in ufficio, controllo la posta e faccio le ultime cose, poi a casa. Sono le 19. Devo lavarmi, mangiare e poi mi rimangono circa 3, 4 o 5 ore per vivere, per uscire o fare quello che voglio.

“Di che mi lamento? Giornate come la tua ce ne sono migliaia”. Forse sono una persona che pensa troppo, ma che facilmente ha intuito da tempo che per tutta la vita cavarsela vorrà dire non-vivere; attenzione non sto parlando della voglia di non sgobbare o fare niente ma semplicemente mi chiedo: “ma sul punto di morte, a che cazzo sarà servito tutto questo? Chi mi ridarà tutto questo tempo, e perché non ho vissuto la mia vita quando potevo?” Ok, forse sono domande stupide ed io sono alquanto pessimista-razionale-realista-nichilista, non lo so. Probabilmente l’aver perso più di un amico a 20-22 anni ha lasciato profondi segni. Perché non è possibile morire a 20 anni e non è possibile vivere per 60 anni godendosi 2-3 settimane all’anno di vacanza (se va bene) e 3-4 ore al giorno. Per mangiare, non per essere liberi.

Se nasci miliardario sei fortunato, se non fai un cavolo o studi e basta (e non fai un cavolo) sei figlio di papà. Questo perché quando sei giovane tutti ti obbligano a fare qualcosa, per non fare brutta figura, ma nessuno ti costringe a fare niente, spiegandoti che quegli anni, davvero, non torneranno più.

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